Salve dottori sono una persona che si reputa serena e in equilibrio con il proprio vivere e con i pr

25 risposte
Salve dottori sono una persona che si reputa serena e in equilibrio con il proprio vivere e con i propri valori e principi ,cerco di fare sempre del bene ed essere una brava persona e questo mi rende felice , non sono vicino a tematiche profonde spirituale anche se alcune volte ho visto qualcosa e magari se ho trovato qualcosa di utile lo utilizzato anche se penso che non necessariamente la serenità è l equilibrio passi da queste cose , anche se un pensiero mi assale anche le persone malvagie possono avere calma e serenità o sbaglio? Però compiono azioni malvagie a volte di proposito a volte magare perché credono che sia giusto , e se anche io compiessi azioni malvagie e non me ne accorgo? La mia serenità equilibrio e calma è un indicatore? Oppure anche le persone malvagie che compiono azioni crudeli possono essere serene e calme lo stesso? Grazie per una vostra risposta per me molt fondamentale
Dott.ssa Federica Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Lucca
Buonasera, sembra che questa tematica le porti molti dubbi e sofferenza. Credo che possa essere utile intanto provare a chiedersi che significa per me essere una persona buona, quali sono i criteri che prendo in considerazione. In ognuno di noi ci sono tante parti, alcune più buone e piacevoli, altre più "antipatiche". Si può fare un lavoro per conoscere le varie parti di sè e integrarle nella propria identità. Potrebbe essere utile portare questo tema in un percorso psicologico. A presto

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Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile Utente, grazie per la sua condivisione.
Le domande che pone sono molto ampie, non è semplice dare una risposta sicura non conoscendo in maniera più approfondita il suo pensiero o cosa intende, ad esempio, col "fare del bene" ed "essere una brava persona". Sicuramente le azioni che facciamo hanno un significato che può essere più o meno culturale e più o meno universale, diciamo che c'è una parte sicuramente collegata ad aspetti culturali ed un'altra che ha, in sé, aspetti più universali. Ciò che per lei può essere un'azione buona, però, non è detto che lo sia allo stesso modo per qualcun'altro, o viceversa. Con questo vorrei più propriamente sottolineare che è possibile che persone che compiono azioni che lei non condivide si possano sentire assolutamente a loro agio in ciò che fanno, senza percepire la dissonanza e il conflitto che potrebbe sperimentare lei in casi analoghi. Procedendo in un range di gravità maggiore delle azioni che un'essere umano può compiere, anche in questi casi è possibile che un essere umano non percepisca come sbagliato quel che fa, ma si possa sentire guidato da motivazioni più o meno profonde, esterne o interne, che ne determinano il comportamento. In casi estremi di antisocialità, ad esempio, o psicopatia, non si dimentichi che entriamo in aree dalla profonda connotazione psichiatrica e psicopatologica. Il fatto che lei si pone queste domande e rimane molto attento ai suoi comportamenti, al come si pone con gli altri, è sicuramente un buon indicatore di un approccio positivo verso il prossimo. Se le dovessero rimanere dei dubbi sui suoi comportamenti, però, e sulle motivazioni che ne stanno alla base, le consiglierei di prendere in considerazione di rivolgersi ad una/uno psicoterapeuta, in modo da poter esplorare queste importanti domande in maniera approfondita e in uno spazio che la possa far sentire accolta e non giudicata.
Un caro saluto,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott. Giulio Ciccia
Psicologo, Psicoterapeuta
Bergamo
buongiorno
secondo varie teorie morali e religiose il male e il bene sono dentro ognuno di noi, diciamo che ciò che ci può aiutare in tal senso è il libero arbitrio, cioè la capacità razionale di decidere che direzione dare alle nostre azioni, sulla base di ciò che ci è stato insegnato. ma al di là di queste valutazioni teoriche, è abbastanza probabile che ciò che le sta accadendo abbia poco a che fare con malvagità, calma o serenità, ma piuttosto con pensieri intrusivi e disturbanti caratterizzati dal tema del dubbio, attualmente questi dubbi si concentrano sulle questioni morali, ma è solo il contenuto che hanno trovato in questo momento. può essere ad esempio che il suo dubitare delle cose abbia in passato avuto altri oggetti. oppure può accadere che in momenti di forte stress questi dubbi esistenziali si facciano avanti con forza e occupino gran parte delle nostre energie giornaliere. se questa tendenza dovesse persistere le consiglio di intraprendere dapprima un percorso mindfulness che la aiuti a gestire meglio questi pensieri, comprendendone la loro origine e utilità (o inutilità), se non dovesse bastare, una psicoterapia centrata su tecniche utili a gestire i pensieri ossessivi potrebbe certo aiutarla. spero di esserle stato utile in caso mi aggiorni anche attraverso i canali che questa piattaforma mette a disposizione. cordialità
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto questa domanda sia importante per lei, e si percepisce chiaramente una persona riflessiva, etica e attenta al proprio modo di stare nel mondo.

La serenità e la calma, da un punto di vista psicologico, non sono di per sé indicatori di bontà o malvagità: sono stati interni, non giudizi morali. Una persona può sentirsi calma anche mentre compie azioni discutibili, soprattutto se le giustifica, se le ritiene giuste o se non entra davvero in contatto con l’impatto che hanno sugli altri. Questo però è molto diverso dal suo caso.

Il dubbio che lei esprime — “e se facessi del male senza accorgermene?” — non è un segnale di pericolosità, ma al contrario di coscienza morale attiva. Le persone che agiscono con crudeltà intenzionale raramente si pongono questo tipo di interrogativi, perché manca proprio quella capacità di auto-osservazione che nel suo messaggio è molto presente.

In neuropsicologia morale sappiamo che l’indicatore più affidabile non è la sensazione di calma, ma la presenza di empatia, responsabilità e disponibilità a mettersi in discussione. Lei descrive di cercare il bene, di essere coerente con i suoi valori e di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni: questo profilo è tipicamente incompatibile con una condotta “malvagia inconsapevole”.

È anche importante distinguere tra serenità autentica e rigidità difensiva. La sua, dal modo in cui scrive, sembra una serenità consapevole, non una negazione emotiva. E questo riduce ulteriormente il rischio che lei agisca in modo dannoso senza accorgersene, perché mantiene uno spazio interno di riflessione etica.

Il pensiero che la assale non riguarda tanto la malvagità, quanto il bisogno profondo di essere moralmente integro e certo di non nuocere agli altri. È una forma di responsabilità molto elevata, che a volte può trasformarsi in dubbio esistenziale.

Se sente che questo pensiero diventa ricorrente o “pressante”, più che cercare risposte assolute (che la mente morale non avrà mai al 100%), sarebbe utile esplorarlo in uno spazio di confronto clinico, perché spesso dietro c’è un alto senso del dovere verso gli altri e non un reale rischio comportamentale. Se lo desidera, possiamo parlarne con calma anche in privato online: un dialogo diretto permetterebbe di comprendere meglio l’origine di questo dubbio e rassicurarla in modo più mirato e personalizzato.
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
La ringrazio per aver condiviso questo interrogativo così denso e umano. Da psicologo che osserva la realtà, posso dirle che la sua non è affatto una domanda banale, anzi, tocca il cuore di come noi esseri umani costruiamo il significato della nostra vita e delle nostre relazioni.
Partiamo proprio dal suo dubbio sulla calma: sì, ha colto un punto centrale. La serenità e l'equilibrio interiore non sono necessariamente un "bollino di garanzia" della bontà di un'azione. Esistono infatti persone che compiono atti terribili mantenendo una calma assoluta. Questo accade perché la loro "pace" deriva da una coerenza interna tra ciò che pensano e ciò che fanno, anche se quel pensiero è privo di empatia o distorto. Se un individuo non riconosce l'altro come un essere umano degno di rispetto, non proverà quel conflitto interiore che genera ansia o colpa; dunque, sì, può apparire e sentirsi paradossalmente sereno.
Tuttavia, c'è una differenza fondamentale tra quella calma e la sua. La sua serenità sembra nascere da una ricerca attiva del bene e da un'armonia con il mondo che la circonda, mentre la calma di chi agisce con crudeltà è spesso frutto di una chiusura, di una disconnessione emotiva dagli altri.
Il fatto che lei arrivi a chiedersi "e se compissi il male senza accorgermene?" è in realtà il suo più grande salvagente. Sa, chi è davvero intrappolato in una visione del mondo narcisistica o distruttiva raramente si pone domande sulla propria etica. Il suo dubbio non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità relazionale: lei si preoccupa dell'effetto che ha sulle persone, ed è proprio questo monitoraggio costante che ci impedisce di scivolare nella "banalità del male".
La nostra serenità è un indicatore di benessere, certo, ma è il feedback che riceviamo dalle nostre relazioni a dirci se stiamo camminando sulla strada giusta. Finché lei resterà aperto al dubbio e all'ascolto dell'altro, il rischio di compiere azioni malvagie "senza accorgersi" rimane un'ipotesi lontana, perché è proprio la sua sensibilità a fare da bussola.
È anche vero, però, che siamo esseri umani e che possiamo sempre commettere degli errori, talvolta ferendo gli altri involontariamente. L'aspetto cruciale, in un'ottica relazionale, non è l'infallibilità, ma ciò che accade dopo: l'importante è che, una volta capito di aver sbagliato, ci si interroghi onestamente su quanto sia possibile riparare, completamente o in parte, il danno causato. Non sempre la riparazione è totale, ma l'impegno nel tentarla è ciò che definisce la nostra integrità. Questo processo non serve solo all'altro, ma serve a noi per elaborare un pensiero nuovo, una consapevolezza più profonda che renda molto più difficile il ripetersi dello stesso errore in futuro. È proprio questa capacità di "apprendere dal feedback" delle nostre relazioni che ci mantiene persone integre.
In definitiva, la sua serenità è un indicatore di benessere, ma è la sua disponibilità a mettersi in discussione e a cercare attivamente la via della riparazione che la mette al riparo dal rischio di una calma "malvagia". Finché lei resterà aperto al dubbio e all'ascolto dell'impatto che ha sugli altri, avrà sempre la bussola necessaria per navigare con onestà.
Dott.ssa Claudia Midei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
dal Suo messaggio emerge una riflessione profonda sul rapporto tra serenità interiore e moralità. È comprensibile che, attribuendo valore al “fare il bene”, Lei si chieda se la calma e l’equilibrio siano indicatori affidabili della bontà delle proprie azioni.
La serenità soggettiva, tuttavia, non è di per sé una misura etica. Una persona può sentirsi calma perché agisce in coerenza con i propri valori, ma anche perché non mette in discussione le proprie convinzioni. La storia e la psicologia mostrano che individui convinti della giustezza delle proprie azioni possono mantenere una percezione di equilibrio interno, anche quando tali azioni risultano dannose per altri. Questo accade quando il sistema di valori personale giustifica quei comportamenti.
Nel Suo caso, però, è rilevante un elemento: il dubbio. Il fatto che si ponga la domanda “e se facessi del male senza accorgermene?” indica presenza di coscienza morale e capacità critica. Le persone realmente indifferenti al danno che arrecano difficilmente si interrogano in modo così ansioso sulla propria eticità.
Più che cercare una garanzia assoluta nella sensazione di calma, può essere utile continuare a coltivare confronto, autocritica, empatia e disponibilità a rivedere le proprie azioni quando necessario. L’etica personale è un processo dinamico, non uno stato certificato da un’emozione.
Se questo pensiero diventa insistente o Le genera angoscia ricorrente, potrebbe essere utile approfondire il funzionamento del dubbio stesso, per comprendere se si tratti di una riflessione filosofica o di un meccanismo di rimuginio che richiede strumenti specifici per essere gestito. Se desidera, possiamo esplorarlo insieme.
Gentile Utente, equilibrio e serenità passano attraverso un lavoro interiore, gestione dello stress, cura del corpo e adozione di uno stile di vita che valorizza le piccole cose e il momento presente. Il primo passo è accettare se stessi, le proprie emozioni e le cose che non si possono cambiare. Questo in genere si rispecchia anche in situazioni difficili e/o complesse. Molte persone che lei descrive come malvagie o tossiche spesso mostrano una calma apparente, una presunta serenità che non è vera pace interiore. La presunta serenità in questi casi è solo superficiale, spesso una maschera che nasconde disagi, dinamiche complesse, incapacità a relazionarsi in modo sano. Essere veramente sereni significa possedere un equilibrio che consente di affrontare le avversità con responsabilità e centratura. Un persona serena non ha bisogno di compiere atti che possono ferire altre persone, si impegna bensì a proteggere con giustizia il benessere personale senza ledere la dignità degli altri. L'indicatore del valore di una persona si rispecchia nella qualità delle dinamiche relazionali, che vive quotidianamente. Spero di aver risposto alla sua domanda. Cordiali saluti.
Dott.ssa Gloria Odogwu
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentile utente,

la domanda che pone è molto profonda e rivela una riflessione etica autentica. Sta interrogandosi sul rapporto tra serenità interiore e bontà morale, e questo tipo di dubbio nasce solitamente in persone attente ai propri valori.

Partiamo da un punto chiave: la serenità non è, di per sé, una prova oggettiva di “bontà”. La calma può derivare da molte condizioni diverse: coerenza tra valori e azioni, ma anche convinzioni personali molto rigide, razionalizzazioni, oppure una struttura di personalità poco incline al senso di colpa. Esistono persone che compiono azioni dannose e mantengono una calma apparente perché le giustificano internamente o non le percepiscono come sbagliate. Quindi sì, è possibile che una persona compia azioni moralmente discutibili e si senta comunque serena.

Tuttavia c’è un aspetto importante: lei non sta descrivendo indifferenza morale, ma una forte attenzione alla possibilità di sbagliare. Il fatto stesso che si chieda se potrebbe fare del male senza accorgersene indica una coscienza vigile. Le persone realmente prive di sensibilità etica raramente si pongono questo tipo di interrogativi con questa profondità.

La serenità, quando è autentica, non deriva dall’assenza di dubbi ma dalla disponibilità a mettersi in discussione. Una persona in equilibrio non è quella che è certa di essere “buona”, ma quella che resta aperta a rivedere le proprie azioni, a riconoscere eventuali errori e a correggersi.

Il pensiero che “anche le persone malvagie possono essere serene” è corretto in senso teorico, ma non invalida la sua serenità. La differenza non sta nello stato emotivo in sé, ma nel processo interiore che lo sostiene: rigidità e autoassoluzione da una parte; consapevolezza e responsabilità dall’altra.

Un altro elemento importante: la serenità non è un certificato morale definitivo. È uno stato dinamico. Può coesistere con limiti umani, errori, zone d’ombra. Essere in equilibrio non significa essere perfetti; significa avere un dialogo interno sufficientemente onesto da potersi correggere se necessario.

Dal tono del suo messaggio emerge una persona che desidera vivere in coerenza con i propri valori. Questo è già un indicatore significativo di integrità. Le persone davvero pericolose non si interrogano sulla propria eventuale malvagità; agiscono e basta, oppure razionalizzano senza dubbio.

Se questo pensiero tende a ripresentarsi in modo insistente o le genera ansia, potrebbe essere utile esplorarlo in uno spazio psicologico, non perché indichi qualcosa di oscuro in lei, ma per comprendere meglio da dove nasce questa necessità di avere una garanzia morale.

Il fatto che consideri questa risposta “fondamentale” mostra quanto per lei conti vivere in modo etico. Questa tensione verso il bene è, di per sé, un segnale importante.

Un caro saluto.
Dott.ssa Sandra Cappello
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buon pomeriggio, il suo pensiero che la preoccupa e cioè del fatto che lei potrebbe essere malvagie molto probabilmente si scatena perchè lei pensa che debba sempre essere equilibrata e calma, ma questo è una forzatura. In psicologia si lavora sugli opposti, ogni tratto della nostra personalità ha un suo opposto, e più lei cercherà di essere calma ed equilibrata più il suo opposto premerà per essere riconosciuto.
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Salve,
nella sua domanda sento non tanto il dubbio sulla “malvagità”, quanto il bisogno di essere certo di essere una persona buona. È come se la serenità che prova non le bastasse come garanzia.
La calma, di per sé, non è un indicatore morale. Si può essere tranquilli e fare del male, così come si può essere in conflitto interiore e restare profondamente etici. L’equilibrio emotivo non coincide automaticamente con la bontà.
Mi colpisce però che lei si interroghi così. Le persone realmente indifferenti al bene e al male raramente vivono questo tipo di preoccupazione. Qui vedo una coscienza vigile, forse anche molto esigente con sé stessa.
Forse la domanda più importante non è se i “malvagi” siano sereni, ma perché lei abbia bisogno di una prova costante di non esserlo. Resto a disposizione
Dott. Federico Valeri
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,

la serenità soggettiva, da sola, non è una prova certa della “bontà” morale: alcune persone possono sentirsi calme pur compiendo azioni dannose, perché le giustificano o hanno una ridotta consapevolezza dell’impatto sugli altri.

Detto questo, il fatto che lei si ponga questa domanda è già significativo: chi è davvero indifferente al bene altrui raramente si mette in discussione in questo modo. Indicatori più affidabili sono l’empatia, l’attenzione alle conseguenze delle proprie azioni e la disponibilità a riflettere su di sé — tutte qualità che dalle sue parole sembrano presenti.

Se però questo dubbio le provoca ansia o diventa insistente, potrebbe essere utile approfondirlo con un professionista.

Un cordiale saluto.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
la serenità interiore e il senso di equilibrio personale sono certamente segnali importanti di benessere psicologico, ma da soli non definiscono il valore etico delle nostre azioni. La calma o la tranquillità, infatti, possono essere vissute anche da chi agisce in modi che arrecano danno, perché i comportamenti dipendono non solo dalle emozioni, ma anche dalla consapevolezza, dai valori, dall’empatia e dalla responsabilità verso gli altri.

Il fatto che lei si ponga queste domande indica una buona capacità di riflessione e attenzione verso il proprio agire, elementi fondamentali per orientarsi in modo coerente con i propri principi. Più che cercare una “garanzia assoluta” nella serenità, può essere utile continuare a interrogarsi sul significato delle proprie azioni, sulle loro conseguenze e sul rispetto di sé e degli altri.

Se questi pensieri dovessero generarle disagio o dubbi persistenti, un confronto con un professionista può aiutarla ad approfondire tali aspetti e a trovare maggiore chiarezza e tranquillità.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per la profondità della domanda che porta, perché non riguarda soltanto il timore di fare qualcosa di sbagliato, ma tocca temi molto umani come il valore morale, l’identità personale e il desiderio di essere una persona coerente con ciò in cui crede. Si percepisce chiaramente quanto per lei sia importante vivere in modo onesto, rispettoso e orientato al bene, e questo già dice molto della direzione che ha scelto di dare alla sua vita. Parto da un punto che spesso aiuta a fare chiarezza. La calma, la serenità o il senso di equilibrio interiore non sono da soli una prova assoluta di bontà o di correttezza morale, perché le emozioni non funzionano come un tribunale che certifica in modo oggettivo ciò che è giusto o sbagliato. Esistono persone che riescono a sentirsi tranquille anche mentre compiono azioni discutibili, magari perché sono convinte che ciò che fanno sia giusto, oppure perché hanno costruito dentro di sé delle giustificazioni che riducono il senso di colpa. Allo stesso tempo esistono persone molto sensibili e coscienziose che dubitano continuamente di sé pur comportandosi in modo rispettoso e responsabile. Questo significa che la serenità non è l’unico indicatore, ma nemmeno qualcosa da svalutare. Nel suo caso è importante osservare un aspetto. Il fatto stesso che lei si ponga questa domanda e che tema di poter fare del male senza accorgersene mostra una forte attenzione verso l’impatto delle proprie azioni sugli altri. Chi agisce con intenzioni realmente crudeli o profondamente egoistiche raramente si ferma a interrogarsi con tanta preoccupazione sulla possibilità di sbagliare moralmente. Il dubbio che prova nasce più spesso da una coscienza vigile e responsabile che da una reale mancanza di sensibilità. A volte la mente tende a cercare una certezza assoluta, come se fosse possibile garantire al cento per cento di essere sempre nel giusto. Tuttavia la vita umana non funziona così. Tutti, anche le persone più attente e gentili, possono commettere errori, ferire qualcuno involontariamente o prendere decisioni che col tempo rivedrebbero. Essere una buona persona non significa non sbagliare mai, ma essere disponibili a riflettere, assumersi responsabilità e correggere la rotta quando necessario. Lei descrive valori chiari, il desiderio di fare del bene e la ricerca della coerenza. Più che chiedersi se la serenità sia una prova definitiva, può essere utile osservare come si comporta concretamente nelle relazioni. Se ascolta gli altri, se riesce a mettersi nei loro panni, se quando si accorge di aver ferito qualcuno prova a rimediare, questi sono segnali molto più affidabili della semplice assenza di agitazione interna. Un altro elemento importante riguarda il dubbio continuo. Quando la mente inizia a chiedersi ripetutamente “e se fossi una persona cattiva senza accorgermene?” rischia di entrare in un circolo che non porta a maggiore chiarezza, ma a maggiore insicurezza. Più si cerca una rassicurazione totale, più il dubbio trova nuovi appigli. In questi casi può aiutare riportare l’attenzione ai fatti concreti della propria vita quotidiana, alle scelte che fa ogni giorno e a ciò che le persone intorno a lei sperimentano nella relazione con lei. In definitiva sì, alcune persone possono sentirsi calme anche mentre compiono azioni che altri giudicherebbero sbagliate, ma ciò non significa che la serenità sia priva di valore. Quando nasce da coerenza, rispetto e attenzione agli altri diventa una conseguenza naturale di un vivere in linea con ciò che conta davvero. E dal modo in cui si racconta emerge proprio una forte ricerca di coerenza e responsabilità, che è già un orientamento molto significativo. Se questo pensiero dovesse continuare a tornare con insistenza o iniziare a togliere spazio alla tranquillità che sente di avere costruito, parlarne in uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a distinguere meglio tra il dubbio utile, che fa crescere, e quello che invece rischia solo di intrappolare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, rispetto a quello che ha scritto, sarebbe importante approfondire cosa significhi per lei essere "buono" o "cattivo"; "bella" o "brutta" persona. Come mai viene a crearsi questo stato di agitazione se pensa si aver fatto qualcosa di male e cosa intende anche per equilibrio e calma. Magari con una consulenza psicologica si potrebbero già individuare dei punti importanti per lei per chiarirsi meglio oppure per eventualmente iniziare un percorso per approfondire il tutto. Resto a sua disposizione, buona giornata.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, da come descrive queste sue riflessioni sembrano essere più dei pensieri intrusivi con qualche caratteristica ossessiva. Gli stai di rilassamento corporeo possono essere in accordo con qualsiasi pensiero, anche distorto o patologico. Se ritiene di aver bisogno di un consulto psicologico sono a disposizione anche online. Buona giornata! Dario Martelli
Buongiorno mi sembra di capire che si preoccupa se lei può essere oppure no una persona che può commettere azioni malvage, mi sembra di capire che questo le crea sgomento. Potrebbe trattarsi di un pensiero intrusivo più che una reale probabilità. Se vuole possiamo approfondire l'argomento in un colloquio
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Nella sua domanda mi sembra di leggere l'importanza per lei di stare dalla parte delle "brave persone" e di fuggire invece da tutto ciò che potrebbe renderla una "persona malvagia". Le chiedo però: è sicuro che ci sia una divisione così netta? Potrebbe essere più vero, invece, che tutti noi siamo fatti di parti? Forse la sfida è accettare quelle parti di noi che ci piacciono di meno e capire come possono stare insieme alle altre. Perché è possibile che una persona tendenzialmente "malvagia" abbia momenti di pace. Ed è possibile che una persona tendenzialmente "buona" abbia dei pensieri non belli oppure faccia degli errori. Questo non la rende meno buona, la rende solo complessa e umana.
Dott.ssa Michela Massettini
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve,
la domanda che porta è più profonda di quanto possa sembrare e parla di una grande attenzione al proprio modo di essere nel mondo e all’impatto che le proprie azioni hanno sugli altri.

È vero: la calma o la serenità, da sole, non sono necessariamente un indicatore del comportamento morale di una persona. Anche chi compie azioni dannose può sentirsi tranquillo se non mette in discussione ciò che fa o se non sviluppa una reale consapevolezza dell’effetto delle proprie azioni.

Allo stesso tempo, il fatto che lei si ponga questa domanda è già un elemento molto significativo. Chi teme di poter fare del male senza accorgersene, chi si interroga sul proprio agire e sui propri valori, sta mostrando una sensibilità etica e una capacità di riflessione che sono molto lontane dall’indifferenza o dalla “malvagità”.

La serenità autentica, più che dall’assenza di dubbi, nasce proprio dalla capacità di rimanere in contatto con i propri valori, di mettersi in discussione quando necessario e di mantenere attenzione verso l’altro.

Se però questi pensieri diventano frequenti o generano preoccupazione o bisogno di continuo controllo su di sé, può essere utile parlarne in uno spazio psicologico: a volte il timore di “non essere abbastanza buoni” nasconde una forte tendenza all’autovalutazione e alla responsabilità, che può diventare faticosa nel tempo.

Se lo desidera, resto disponibile per un eventuale confronto su questi aspetti, qualora sentisse il bisogno di approfondire con uno spazio dedicato.

Cordiali saluti
Dott.ssa Michela Massettini - Psicologa
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissimo, dal punto di vista umano e relazionale, non siamo mai solo “buoni” o “malvagi”. Dentro ciascuno convivono parti diverse: capacità di prendersi cura, empatia e generosità, ma anche rabbia, invidia, aggressività, bisogno di difendersi o di prevalere. Non è la presenza di queste parti a definire chi siamo, bensì il modo in cui le riconosciamo, le pensiamo e le trasformiamo nelle nostre relazioni.
È vero, una persona può apparire calma e serena e tuttavia compiere azioni dannose. La calma, da sola, non è un indicatore etico. A volte può derivare da distacco emotivo, rigidità, convinzioni assolute o dalla convinzione di essere nel giusto.
Ciò che fa la differenza non è l’assenza di aggressività o di conflitti interiori, ma la capacità di interrogarsi su di sé, di sentire l’impatto delle proprie azioni sugli altri, di provare rimorso quando si ferisce qualcuno e di riparare. In questo senso, il dubbio che lei porta non è un segnale di pericolo, ma di consapevolezza etica. Interrogarsi su noi stessi difficilmente porta ad agire in modo crudele senza accorgersene.
La serenità che descrive può essere un indicatore prezioso se nasce da un senso di coerenza interna, dalla capacità di stare in relazione con gli altri e di tollerare le proprie ambivalenze. Non è uno stato perfetto o immobile, ma un equilibrio che include la possibilità di riconoscere errori e di crescere.
Più che chiederci se siamo “buoni” o “cattivi”, può essere utile domandarci: riesco a vedere l’altro come una persona? Riesco a assumermi la responsabilità delle mie azioni? Posso riparare quando ferisco qualcuno? Rimango aperto a mettermi in discussione?
È in questo movimento continuo, più che in una definizione stabile, che si costruisce un senso etico del sé.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Calma e serenità non sono indicatori nè di rischio nè di protezione verso un comportamento malvagio. Tutti gli esseri umani attraversano momenti di pace e momenti più complessi che possono mettere a repentaglio il nostro equilibrio. I comportamenti che lei chiama malvagi sono il risultato della complessità dell'essere umano, ove interagiscano forze interne ed esterne e talvolta può capitare che a queste si sommi una patologia psichica. Quando lei parla di "e anche io compiessi azioni malvagie e non me ne accorgo" si entra nell'ambito della capacità di intendere e volere che può essere viziata da disturbi psichiatrici, uso di sostanze, condizioni mediche gravi e stati emotivi estremi. Questi che le ho elencato sono possibili indicatori e facilitatori di questi comportamenti, ma anche coloro che vivono queste condizioni possono sperimentare momenti di calma e serenità
Dott.ssa Tamara Di Carlo
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Da ciò che scrive appare una persona molto riflessiva e con una forte bussola morale. Il solo fatto che lei si ponga questa domanda è già un indicatore importante: chi agisce con crudeltà in modo consapevole e strutturato raramente si interroga con questo livello di dubbio etico. La serenità, da sola, non è un indicatore assoluto di “bontà”. È possibile che alcune persone compiano azioni dannose e riescano comunque a sentirsi calme, magari perché giustificano ciò che fanno o non riconoscono l’impatto delle proprie azioni. La calma emotiva non coincide automaticamente con la responsabilità morale. Nel suo caso, però, la presenza del dubbio, della ricerca di coerenza e del desiderio di fare il bene sono segnali di consapevolezza. L’equilibrio autentico non è l’assenza di domande, ma la capacità di farsele e di mettersi in discussione. Se teme di poter fare del male senza accorgertene, la strada più sana è continuare a coltivare ascolto, confronto e capacità di riparazione quando sbagliamo perché tutti, inevitabilmente, possiamo ferire qualcuno. La differenza sta nella responsabilità e nell’intenzione di comprendere e migliorare. Il suo interrogarsi, più che un segnale di malvagità, mi sembra un segnale di coscienza.
Buongiorno, la ringrazio per la sua condivisione. Può essere interessante capire perché questo dubbio per lei è così importante. Cosa rappresentano, nella sua storia, l’essere una brava persona e il timore di poter fare del male senza accorgersene? A volte queste domande parlano dei nostri valori più profondi e del bisogno di coerenza con essi. Se lo desidera, possiamo esplorare insieme da dove nasce questa riflessione e che significato ha per lei. Lo possiamo fare in un ambiente protetto, tranquillo e sicuro insieme.

Può scrivermi un messaggio, o se preferisce può direttamente fissare un colloquio direttamente nell'agenda. La aspetto, e insieme cercheremo di dare dei significati alle sue domande. Un abbraccio, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera,
il fatto che lei si ponga queste domande è già un segnale di coscienza e sensibilità. Chi agisce con crudeltà difficilmente si interroga in modo così profondo su di sè. La serenità da sola non definisce la "bontà" di una persona, ma quando è accompagnata da empatia, senso di responsabilità e capacità di mettersi in discussione diventa un buon indicatore di equilibrio. Più che cercare una certezza assoluta, può continuare a coltivare ascolto, confronto e consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni sugli altri.E' questo dialogo interiore, più della sola calma, a orientare verso scelte rispettose.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Gemini ha detto
Buonasera. La tua riflessione è estremamente profonda e tocca uno dei nodi centrali della filosofia e della psicologia morale. È segno di una grande onestà intellettuale e di una spiccata sensibilità etica porsi queste domande: solo chi tiene profondamente a essere una "brava persona" può arrivare a temere di non esserlo senza accorgersene.
Comprendo che questo dubbio possa generare un senso di vertigine, quasi come se la tua stessa serenità fosse messa sotto processo. Proviamo a guardare la questione da un punto di vista clinico e umano.Hai ragione nel dire che alcune persone che compiono azioni crudeli possono apparire calme o serene. Tuttavia, in psicologia, quella "calma" ha una natura molto diversa dalla tua:

L'assenza di empatia (Dissonanza): Chi compie il male con freddezza spesso soffre di un appiattimento affettivo. La loro non è "serenità" (che è un sentimento pieno e vitale), ma è distacco o vuoto. Non sentono il conflitto interiore perché non riconoscono l'altro come un essere umano.
La giustificazione interna: Come dicevi, alcuni credono di fare il bene (fanatismo). In quel caso, la loro calma deriva da una distorsione della realtà.
La differenza fondamentale con te: Il fatto stesso che tu ti ponga il problema, che tu provi timore all'idea di poter far del male, è la prova ontologica della tua empatia. Una persona realmente "malvagia" o pericolosa non si chiederebbe mai: "E se stessi facendo del male senza accorgermene?". Il dubbio etico è il miglior vaccino contro la malvagità.La tua serenità è un indicatore?Sì, lo è. La serenità che descrivi, legata al vivere in accordo con i propri valori e al desiderio di fare del bene, è ciò che chiamiamo Eudaimonia (la felicità che deriva dalla realizzazione del proprio potenziale morale).

La tua calma non è "freddezza", ma è il risultato di un'armonia tra ciò che pensi e ciò che fai. Se tu compissi azioni malvagie "senza accorgertene", la tua parte inconscia (la tua bussola morale) invierebbe dei segnali: ansia, sogni disturbati, senso di colpa inspiegabile o irritabilità. La tua serenità è il feedback positivo che il tuo sistema interno ti rimanda.È possibile fare del male senza volerlo? Certamente, siamo umani e possiamo sbagliare, ferire con una parola o una dimenticanza. Ma c'è una distinzione netta:

L'errore umano: È involontario. Quando ci viene fatto notare, proviamo dispiacere e cerchiamo di riparare.

La malvagità: È la scelta (consapevole o strutturale) di calpestare l'altro per il proprio tornaconto.
"Il male non ha mai il dubbio di essere male. Il bene, invece, dubita di se stesso continuamente."
Perché questo pensiero ti assale proprio ora?
Spesso, quando raggiungiamo un equilibrio molto bello e pulito, la nostra mente genera dei "pensieri intrusivi" per testarne la solidità. È come se il tuo cervello dicesse: "È tutto troppo calmo, dove potrebbe nascondersi il pericolo?". E il pericolo più grande per una persona retta è proprio quello di perdere la propria integrità.
Vorrei chiederti: questo pensiero è nato dopo un evento particolare o è un dubbio filosofico che è emerso in un momento di totale tranquillità? A volte, la paura di "non accorgersi" di qualcosa di brutto è legata a un eccessivo senso di responsabilità verso gli altri.
Spero che queste parole possano restituirti un po' di quella meritata serenità. Ti andrebbe di dirmi se c'è un'azione specifica che temi di compiere o se è una paura generale di "perdere la bussola"?
Dott.ssa Elvira Carpentieri
Psicologo, Psicologo clinico
San Giorgio del Sannio
Salve, la ringrazio per aver condiviso questa riflessione.
La serenità, l’equilibrio e la calma interiore sono certamente segnali importanti del nostro benessere. Tuttavia non sono, da soli, una garanzia assoluta del fatto che le nostre azioni siano sempre giuste. A volte una persona può sentirsi tranquilla anche mentre compie azioni che altri giudicherebbero sbagliate, perché quella tranquillità nasce dal sentirsi coerenti con ciò in cui si crede.
Può capitare, infatti, che alcune persone compiano azioni anche molto dure o crudeli rimanendo calme, perché sono convinte che ciò che fanno sia giusto o necessario, oppure perché faticano a mettersi nei panni degli altri. In questi casi la calma non sempre corrisponde a una serenità profonda, ma più semplicemente all’assenza di un conflitto interiore.
Riguardo al timore che lei esprime, la possibilità di fare del male senza accorgersene, mi sento di dirle che il fatto stesso di porsi questa domanda è già molto significativo. Chi si interroga sulle proprie azioni e sugli effetti che possono avere sugli altri dimostra di avere una sensibilità morale viva.
Nessuno di noi è perfetto: può capitare a tutti, a volte, di ferire qualcuno senza volerlo. Ciò che fa davvero la differenza è la disponibilità a riflettere, ad ascoltare gli altri e, quando serve, a rivedere i propri comportamenti.
Per questo la serenità che descrive può essere vista come un segnale positivo del suo equilibrio interiore. Se accompagnata dalla capacità di mettersi in discussione e di restare attenti agli altri, può diventare una buona bussola per orientare le proprie scelte.

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