Salve dottori sono una persona che si reputa serena e in equilibrio con il proprio vivere e con i pr

4 risposte
Salve dottori sono una persona che si reputa serena e in equilibrio con il proprio vivere e con i propri valori e principi ,cerco di fare sempre del bene ed essere una brava persona e questo mi rende felice , non sono vicino a tematiche profonde spirituale anche se alcune volte ho visto qualcosa e magari se ho trovato qualcosa di utile lo utilizzato anche se penso che non necessariamente la serenità è l equilibrio passi da queste cose , anche se un pensiero mi assale anche le persone malvagie possono avere calma e serenità o sbaglio? Però compiono azioni malvagie a volte di proposito a volte magare perché credono che sia giusto , e se anche io compiessi azioni malvagie e non me ne accorgo? La mia serenità equilibrio e calma è un indicatore? Oppure anche le persone malvagie che compiono azioni crudeli possono essere serene e calme lo stesso? Grazie per una vostra risposta per me molt fondamentale
Dott.ssa Federica Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Lucca
Buonasera, sembra che questa tematica le porti molti dubbi e sofferenza. Credo che possa essere utile intanto provare a chiedersi che significa per me essere una persona buona, quali sono i criteri che prendo in considerazione. In ognuno di noi ci sono tante parti, alcune più buone e piacevoli, altre più "antipatiche". Si può fare un lavoro per conoscere le varie parti di sè e integrarle nella propria identità. Potrebbe essere utile portare questo tema in un percorso psicologico. A presto

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Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile Utente, grazie per la sua condivisione.
Le domande che pone sono molto ampie, non è semplice dare una risposta sicura non conoscendo in maniera più approfondita il suo pensiero o cosa intende, ad esempio, col "fare del bene" ed "essere una brava persona". Sicuramente le azioni che facciamo hanno un significato che può essere più o meno culturale e più o meno universale, diciamo che c'è una parte sicuramente collegata ad aspetti culturali ed un'altra che ha, in sé, aspetti più universali. Ciò che per lei può essere un'azione buona, però, non è detto che lo sia allo stesso modo per qualcun'altro, o viceversa. Con questo vorrei più propriamente sottolineare che è possibile che persone che compiono azioni che lei non condivide si possano sentire assolutamente a loro agio in ciò che fanno, senza percepire la dissonanza e il conflitto che potrebbe sperimentare lei in casi analoghi. Procedendo in un range di gravità maggiore delle azioni che un'essere umano può compiere, anche in questi casi è possibile che un essere umano non percepisca come sbagliato quel che fa, ma si possa sentire guidato da motivazioni più o meno profonde, esterne o interne, che ne determinano il comportamento. In casi estremi di antisocialità, ad esempio, o psicopatia, non si dimentichi che entriamo in aree dalla profonda connotazione psichiatrica e psicopatologica. Il fatto che lei si pone queste domande e rimane molto attento ai suoi comportamenti, al come si pone con gli altri, è sicuramente un buon indicatore di un approccio positivo verso il prossimo. Se le dovessero rimanere dei dubbi sui suoi comportamenti, però, e sulle motivazioni che ne stanno alla base, le consiglierei di prendere in considerazione di rivolgersi ad una/uno psicoterapeuta, in modo da poter esplorare queste importanti domande in maniera approfondita e in uno spazio che la possa far sentire accolta e non giudicata.
Un caro saluto,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott. Giulio Ciccia
Psicologo, Psicoterapeuta
Bergamo
buongiorno
secondo varie teorie morali e religiose il male e il bene sono dentro ognuno di noi, diciamo che ciò che ci può aiutare in tal senso è il libero arbitrio, cioè la capacità razionale di decidere che direzione dare alle nostre azioni, sulla base di ciò che ci è stato insegnato. ma al di là di queste valutazioni teoriche, è abbastanza probabile che ciò che le sta accadendo abbia poco a che fare con malvagità, calma o serenità, ma piuttosto con pensieri intrusivi e disturbanti caratterizzati dal tema del dubbio, attualmente questi dubbi si concentrano sulle questioni morali, ma è solo il contenuto che hanno trovato in questo momento. può essere ad esempio che il suo dubitare delle cose abbia in passato avuto altri oggetti. oppure può accadere che in momenti di forte stress questi dubbi esistenziali si facciano avanti con forza e occupino gran parte delle nostre energie giornaliere. se questa tendenza dovesse persistere le consiglio di intraprendere dapprima un percorso mindfulness che la aiuti a gestire meglio questi pensieri, comprendendone la loro origine e utilità (o inutilità), se non dovesse bastare, una psicoterapia centrata su tecniche utili a gestire i pensieri ossessivi potrebbe certo aiutarla. spero di esserle stato utile in caso mi aggiorni anche attraverso i canali che questa piattaforma mette a disposizione. cordialità
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto questa domanda sia importante per lei, e si percepisce chiaramente una persona riflessiva, etica e attenta al proprio modo di stare nel mondo.

La serenità e la calma, da un punto di vista psicologico, non sono di per sé indicatori di bontà o malvagità: sono stati interni, non giudizi morali. Una persona può sentirsi calma anche mentre compie azioni discutibili, soprattutto se le giustifica, se le ritiene giuste o se non entra davvero in contatto con l’impatto che hanno sugli altri. Questo però è molto diverso dal suo caso.

Il dubbio che lei esprime — “e se facessi del male senza accorgermene?” — non è un segnale di pericolosità, ma al contrario di coscienza morale attiva. Le persone che agiscono con crudeltà intenzionale raramente si pongono questo tipo di interrogativi, perché manca proprio quella capacità di auto-osservazione che nel suo messaggio è molto presente.

In neuropsicologia morale sappiamo che l’indicatore più affidabile non è la sensazione di calma, ma la presenza di empatia, responsabilità e disponibilità a mettersi in discussione. Lei descrive di cercare il bene, di essere coerente con i suoi valori e di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni: questo profilo è tipicamente incompatibile con una condotta “malvagia inconsapevole”.

È anche importante distinguere tra serenità autentica e rigidità difensiva. La sua, dal modo in cui scrive, sembra una serenità consapevole, non una negazione emotiva. E questo riduce ulteriormente il rischio che lei agisca in modo dannoso senza accorgersene, perché mantiene uno spazio interno di riflessione etica.

Il pensiero che la assale non riguarda tanto la malvagità, quanto il bisogno profondo di essere moralmente integro e certo di non nuocere agli altri. È una forma di responsabilità molto elevata, che a volte può trasformarsi in dubbio esistenziale.

Se sente che questo pensiero diventa ricorrente o “pressante”, più che cercare risposte assolute (che la mente morale non avrà mai al 100%), sarebbe utile esplorarlo in uno spazio di confronto clinico, perché spesso dietro c’è un alto senso del dovere verso gli altri e non un reale rischio comportamentale. Se lo desidera, possiamo parlarne con calma anche in privato online: un dialogo diretto permetterebbe di comprendere meglio l’origine di questo dubbio e rassicurarla in modo più mirato e personalizzato.

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