Dott.ssa
Elvira Carpentieri
Psicologo
·
Psicologo clinico
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San Giorgio del Sannio 1 indirizzo
Esperienze
Sono la Dott.ssa Elvira Carpentieri, psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione ad orientamento Familiare Sistemico-Relazionale. Sono inoltre Tecnico del Comportamento Certificato (RBT-Registered Behavior Technician), una figura specializzata nell'applicazione di interventi comportamentali mirati.
Nel mio lavoro accompagno adulti, adolescenti e famiglie che stanno vivendo momenti di difficoltà, cambiamento o fragilità emotiva.
Credo nell’importanza di creare uno spazio sicuro e autentico, in cui ogni persona possa sentirsi libera di raccontarsi, sentirsi compresa e accolta senza giudizio.
Ogni persona porta con sé una storia unica, fatta di emozioni, relazioni e difficoltà che meritano attenzione, sensibilità e rispetto. Per questo considero fondamentale costruire una relazione basata sulla fiducia, sull’ascolto e sul rispetto dei tempi di ciascuno.
Scegliere di iniziare un percorso psicologico significa concedersi la possibilità di stare meglio, comprendersi più a fondo e ritrovare equilibrio.
Il mio obiettivo è accompagnarti passo dopo passo, aiutandoti a costruire nuove consapevolezze e risorse per affrontare ciò che stai vivendo.
Perché ogni voce merita spazio e attenzione.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologo
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Disturbi dell'umore
- Ansia
- Difficoltà relazionali
- Attacco di panico
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Via Mario Lanzotti, n.1, San Giorgio del Sannio 82018
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Recensioni
2 recensioni
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M
M.R.
Ho solo parole positive per la mia esperienza dalla Dottoressa Carpentieri.
Con il suo linguaggio professionale ma semplice riesce ad entrare nel merito della questione in pochissimo tempo. Diretta, essenziale e pratica, la Dottoressa mi ha ricevuta in uno studio molto confortevole.
Sento di aver cominciato questo percorso con la persona giusta.- Attenzione durante la visita
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
• Dott.ssa Elvira Carpentieri • colloquio psicologico •
Dott.ssa Elvira Carpentieri
La ringrazio per il pensiero!
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M
M.G.
La Dottoressa Carpentieri è una professionista estremamente preparata e dotata di una sensibilità fuori dal comune. Mi ha accolto in un ambiente sereno e curato, facendomi sentire fin da subito a mio agio. Grazie al suo supporto sto raggiungendo consapevolezze importanti. Consigliatissima per chi cerca competenza, empatia e puntualità.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Puntualità
• Dott.ssa Elvira Carpentieri • Altro •
Dott.ssa Elvira Carpentieri
Grazie del pensiero
Risposte ai pazienti
ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno soffro di ansia e attacchi di panico e sto facendo un percorso terapeutico già rispetto il mese scorso, il mio umore è migliorato molto e non mi faccio prendere dal panico, ma soffro anche di somatizzazioni è possibile che anche quando io stia bene, e non ci pensi il mio corpo somatizza comunque inducendo sintomi fisici dopo quanto anche se il mio umore è migliorato e e non mi faccio prendere più dal panico il mio corpo smetterà di mandarmi questi segnali
Buongiorno,
quello che descrive è un’esperienza molto comune nelle persone che soffrono di ansia e attacchi di panico. È positivo che lei stia già notando un miglioramento dell’umore e della gestione del panico: si tratta di un segnale importante che il percorso terapeutico sta andando nella giusta direzione.
Per quanto riguarda la sua domanda, sì, è assolutamente possibile che il corpo continui a manifestare sintomi fisici anche quando a livello mentale si sente meglio o non sta pensando attivamente all’ansia. Le somatizzazioni, infatti, sono il risultato di un sistema nervoso che è stato a lungo “in allerta” e che può impiegare più tempo per tornare a uno stato di equilibrio.
Mente e corpo non sempre procedono alla stessa velocità: spesso il cambiamento cognitivo ed emotivo arriva prima, mentre il corpo ha bisogno di più tempo per “disimparare” certe reazioni automatiche.
Un aspetto importante è cercare, quando compaiono i sintomi fisici, di non interpretarli come segnali di pericolo, ma come espressioni di un sistema che si sta ancora regolando. Questo atteggiamento, nel tempo, contribuisce a ridurre il circolo vizioso tra paura e sintomo.
Lavorando sulla consapevolezza emotiva e sulla regolazione delle risposte corporee, è probabile che anche i sintomi fisici si riducano gradualmente. Non esiste una tempistica uguale per tutti: dipende dalla storia personale, dall’intensità dell’ansia e da quanto tempo questi meccanismi sono presenti.
Continui con fiducia il percorso che ha intrapreso.
Un saluto.
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
Buongiorno,
la sua è una preoccupazione comprensibile e legittima, soprattutto perché oltre alla sofferenza di sua figlia sente anche la responsabilità e la preoccupazione legate alla presenza di una bambina così piccola.
Quando una persona soffre di disturbo borderline, spesso vive i tentativi di aiuto da parte dei familiari con una forte intensità emotiva, percependoli talvolta come critiche, giudizi o forme di controllo. Per questo motivo, dire direttamente “devi curarti” può provocare chiusura o reazioni difensive, come è accaduto nel vostro scambio.
Più che cercare di convincerla, potrebbe essere utile mantenere una comunicazione centrata sulle sue emozioni e sul suo benessere, esprimendo ciò che osserva e ciò che prova come madre, senza etichette o imposizioni. Ad esempio:
“Ti vedo stare male e mi dispiace vederti soffrire, vorrei poterti aiutare”.
È importante ricordare anche che non può obbligarla a intraprendere un percorso terapeutico, ma può continuare ad esserci in modo stabile e presente, mantenendo al tempo stesso attenzione ai propri limiti e al proprio equilibrio emotivo.
Il fatto che lei stessa abbia scelto di confrontarsi con una professionista è già un passo importante, perché nelle situazioni familiari complesse anche il supporto ai caregiver può fare la differenza. A volte piccoli cambiamenti nelle modalità relazionali possono favorire, nel tempo, una maggiore apertura da parte della persona che soffre.
Se la situazione dovesse diventare particolarmente critica, sia per sua figlia sia per la bambina, potrebbe essere utile valutare anche un confronto con i servizi territoriali o con professionisti specializzati nel sostegno familiare.
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