Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne. Ho 29 anni, son

21 risposte
Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
Come faccio ad uscire da questa situazione?
Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
Vi sembra normale?
Posso mai dire no non mi va più?
Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.
Dr. Adriano Trono
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Taranto
Quello che descrivi accade più spesso di quanto si pensi: una richiesta piccola, apparentemente innocua, che lentamente si trasforma in qualcosa di molto più grande. Non perché la persona sia “debole”, ma perché molte relazioni si costruiscono anche su aspettative implicite, senso di responsabilità e difficoltà a dire no.

Nel tuo racconto emerge un punto importante: tu hai un’identità, un percorso e un progetto di vita ben definiti. Stai studiando archeologia, investi energie nell’università e nella tua formazione. Il problema quindi non è il lavoro in sé, ma il fatto che ti venga chiesto continuamente di mettere da parte ciò che senti tuo per rispondere ai bisogni di qualcun altro.

Quando una persona continua a chiedere “solo un’eccezione”, spesso mette l’altro nella posizione psicologica di sentirsi egoista se si tira indietro. Ma stabilire un confine non significa essere ingrati o cattivi. Significa riconoscere i propri limiti e proteggere la propria direzione di vita.

A volte il passaggio più difficile non è capire cosa vogliamo fare, ma autorizzarci a dirlo chiaramente senza sentirci in colpa.

Puoi essere educato e rispettoso, ma anche fermo:
“Non riesco più a conciliare questo impegno con il mio percorso universitario.”

Non serve convincere l’altro. Serve che il tuo confine diventi chiaro anche per te.

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Dr. Vincenzo Cappon
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Castiglione delle Stiviere
Si dice che non sono i tiranni a creare le vittime, ma viceversa.
Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Buongiorno, è comprensibile che lei si senta bloccato e sotto pressione. Quello che era nato come un aiuto occasionale è diventato qualcosa che oggi invade il suo spazio, il suo percorso universitario e la sua identità professionale.
Ha il diritto di mettere dei limiti e di scegliere la sua strada senza sentirsi in colpa. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a lavorare sull’assertività e sulla gestione della pressione emotiva nelle relazioni.
Spero possa stare presto meglio
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Vicenza
Ciao, da quello che racconti sembra che questa situazione ti stia creando molta fatica e un forte senso di pressione, soprattutto perché senti di dover mettere da parte il tuo percorso e i tuoi obiettivi. In terapia potrebbe essere utile lavorare proprio sui confini personali, sul senso di colpa e sulla possibilità di affermare i tuoi bisogni senza sentirti in difficoltà.
Dott.ssa Laura Pancrazi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Mozzo
Buongiorno, mi spiace molto per la situazione complessa e intricata in cui si trova in questo momento.

Dal suo messaggio, mi sembra chiaro che lei non abbia nessun desiderio di coltivare una carriera come dentista (o affini); Perciò no, non deve interrompere il suo percorso per fare il dentista se non è ciò che desidera.
Quello che immagino debba fare, è mettere dei confini chiari nel rapporto con questa persona, dire di no e portare avanti con convinzione il suo no. Chiarisca che non vuole perseguire questa strada, dica di no a tutte le richieste e, una volta che ha detto di no, non faccia ciò che non le va di fare. In fondo, questo dentista non può fattivamente costringerla a muovere le sue gambe, recarsi nel suo studio, prendere in mano il telefono e rispondere.

Detto questo, mi viene spontanea una riflessione: questa persona le ha chiesto inizialmente un favore, lei l'ha aiutata, e fin qui tutto ok. A un certo punto però, ha iniziato a chiederle di fare delle cose, e lei le ha fatte, e ora sembra che la situazione sia sfuggita di mano e si ritrovi a fare qualcosa che non rientra né nei suoi piani né nei suoi desideri. Perché? Immagino che fino ad ora questa persona non l'abbia minacciata o coercita, altrimenti lo avrebbe scritto, quindi mi chiedo...perché ha accettato di fare cose che non le va di fare? Percepisce questa persona come pericolosa, si sente minacciato? Oppure si sente in colpa a dire di no, a dare un confine chiaro? Oppure magari, in qualche momento, ha pensato che diventare un dentista poteva essere una buona idea, e quindi ha provato a portare avanti questa strada? Oppure....non so.

Quello che vorrei lasciarle, con queste righe, è un invito a una riflessione su quali siano state le motivazioni che hanno portato lei a questo punto. Il dottore è sicuramente invadente e insistente, e su questo ci siamo. Però sta a noi rimandare all'altro quali sono i limiti, i confini, le condizioni della relazione. Cos'è che non ha funzionato?

Spero di esserle stata in qualche modo utile, e le auguro sinceramente una buona continuazione. Con l'augurio che possa liberarsi da questa sorta di rapporto tossico e coltivare felicemente la sua carriera di archeologo.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
quello che descrivi è comprensibilmente faticoso e mette in una posizione scomoda. Sei partito da un aiuto occasionale e ti sei trovato, passo dopo passo, dentro un ruolo che non ti appartiene e che sta interferendo con il tuo percorso e con ciò che per te è importante. Il disagio che provi è un segnale sano: indica che alcuni confini personali sono stati superati.

Da come racconti, sembra che la difficoltà maggiore non sia solo “dire no”, ma riuscire a far rispettare un limite chiaro di fronte a una persona che tende a insistere e a farti sentire responsabile delle sue difficoltà. Questo può portare facilmente a sentirsi in colpa o in dovere di cedere, anche quando dentro senti che non è giusto per te.

Hai il diritto di scegliere come investire il tuo tempo e le tue energie, soprattutto rispetto al tuo percorso universitario e professionale. Dire “no” in questi casi non è mancare di rispetto, ma prenderti cura di te e della tua direzione. Può aiutarti essere molto chiaro e fermo, senza entrare in trattative o giustificazioni ripetute: ad esempio, comunicando che da una certa data non sarai più disponibile, perché devi dedicarti all’università. È possibile che l’altro continui a insistere, ma mantenere la tua posizione nel tempo è ciò che rende il confine efficace.

Se senti che questa situazione ti mette particolarmente in difficoltà, un confronto con un professionista può aiutarti a lavorare proprio su questi aspetti: il senso di responsabilità verso gli altri, la fatica a dire no, e la costruzione di confini più solidi e rispettosi di te.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

tutto quello che dovrebbe fare è dire a questa persona quanto detto qui e non andarci più. Dal suo parlare è come se si sentisse impossibilitato a fare ciò e soprattutto in obbligo verso questa persona. Nel caso avesse bisogno di aiuto, pensando di esser finito in un qualcosa da cui non riesce ad uscire, non esiti pure a contattarmi. Si potrebbe ipotizzare un percorso psicologico.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che questa sia una storia che ha a che fare con i confini: i confini hanno molto più a che vedere con quello che noi facciamo quando qualcuno li calpesta, piuttosto che con quello che fa l'altro. Questo dottore sta continuando a calpestare i suoi confini, perchè lei fatica nei fatti (non nelle parole) a rifiutarsi, e sottrarsi. Il fatto che lei dica che non vuole andare per lui non conta nulla, perchè a conti fatti lei continua ad andare da lui. Credo che se fa tanta fatica a sottrarsi da qualcosa che non vuole fare e non le serve, sicuramente ci sia un motivo: c'è sicuramente un motivo per cui fa fatica a far rispettare i propri confini, che sarebbe interessante scoprire. Le voglio rimandare questo: lei ha tutto il diritto di dire a questo dentista che non vuole più andare, e che non andrà più, e non fa niente di male se nella pratica smette di andare. Questo dottore sta sfruttando il fatto che non riesce a far rispettare i suoi confini. Non siamo cattivi quando proteggiamo i nostri confini. Se volesse approfondire questo tema, e provare a capire perchè fa così fatica a farsi rispettare, il mio suggerimento è di cominciare un percorso che possa sostenerla in questo senso. Se avesse altre domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso questa vicenda così surreale e, al contempo, profondamente emblematica di come certi confini possano sgretolarsi quasi senza accorgersene. È comprensibile il Suo senso di fastidio e di soffocamento: Lei si è ritrovato proiettato in un’identità — quella del "dentista di fatto" — che non Le appartiene, mentre la Sua vera vocazione di archeologo viene sistematicamente ignorata. Validare il Suo vissuto significa riconoscere che non è Lei a essere "scansafatiche", ma è la situazione a essere divenuta prevaricante e, mi permetta, professionalmente impropria.
L'identità è un processo relazionale che nasce tra ciò che sentiamo dentro (identità fondante) e ciò che il mondo ci chiede di essere (identità formata). Lei è un archeologo, una persona che cerca tracce nel passato per dare senso al presente. Lo studio dentistico, invece, è diventato per Lei una "matrice alienante": un luogo dove la Sua identità viene schiacciata dalle necessità pratiche di un altro. Questo dentista non "recepisce" perché non La guarda come un individuo con un proprio cammino, ma come una funzione utile ai suoi scopi.
La trappola dell'eccezione
Il meccanismo che il dottore utilizza è quello della colpevolizzazione attraverso la "richiesta di eccezione". DicendoLe "ci metti in difficoltà", lui ribalta la responsabilità: non è lui che sta abusando della Sua disponibilità, ma sarebbe Lei a essere "poco collaborativo" se scegliesse di studiare. Questa è una dinamica relazionale distorta. Nella psicologia del profondo, questo assomiglia a un legame di dipendenza dove l'altro non riconosce la Sua soggettività.
Come uscire dall'archeologia "del dente"
Per riprendere in mano le redini del Suo percorso, è necessario compiere un atto di disidentificazione. Lei ha permesso che questa situazione scivolasse dal "computer" alla "poltrona" perché, probabilmente per gentilezza o timore di dispiacere un conoscente di lunga data, ha faticato a dire dei "no" progressivi.
Ecco una direzione che mi sento di indicarLe per uscire da questo stallo:
Riconosca l'incongruenza: Lei lo ha chiesto chiaramente: "Cosa c'entra un archeologo in uno studio dentistico?". Nulla. Ma finché Lei scende, indossa la divisa e aspira il sangue, Lei conferma a lui che c'entra. Il primo passo è smettere di agire come un assistente.
La parola deve farsi atto: Parlare non è servito, né a Lei né a Suo padre, perché alle parole sono seguiti i fatti della Sua presenza costante. Il dottore non recepisce il "no" verbale perché vede il Suo "sì" fisico ogni mattina. Deve passare dalla spiegazione all'azione: "Dottore, come già Le abbiamo detto, il mio percorso universitario richiede l'intera giornata. Da lunedì non sarò più disponibile per lo studio". Senza chiedere scusa, senza giustificarsi troppo.
Gestisca il senso di colpa: Quando lui dirà "Ci metti in difficoltà", la Sua risposta dovrà essere neutra e ferma: "Mi dispiace che sia in difficoltà, ma io non sono un assistente alla poltrona e devo occuparmi del mio futuro. Sono certo che troverà una figura professionale qualificata da assumere".
Si riappropri della Sua divisa: La Sua vera "divisa" è quella che indossa negli scavi o nelle biblioteche. Ogni minuto passato alla poltrona è un minuto sottratto alla Sua magistrale e alla Sua futura carriera. Non è un'eccezione, è un dirottamento.
Non deve temere di dire "non mi va più" o, meglio, "non posso più". È un Suo diritto fondamentale abitare la propria vita e non quella che altri hanno disegnato per Lei. Il Suo futuro tra i Beni Culturali merita tutta la Sua energia, senza che questa venga aspirata via da uno specchietto dentistico.

Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
Buon pomeriggio, da ciò che racconta emerge chiaramente come una richiesta inizialmente circoscritta e occasionale si sia progressivamente trasformata in un coinvolgimento molto più ampio, fino a occupare uno spazio significativo della sua quotidianità. È comprensibile che oggi lei avverta disagio e una sensazione di incoerenza rispetto alla direzione che desidera dare alla sua vita.

Il tema centrale della situazione riguarda la definizione dei confini relazionali.
Il dentista, nel tempo, ha compreso che il suo senso di responsabilità e la difficoltà a sottrarsi alle richieste la portano spesso ad accettare, anche quando ciò entra in conflitto con i suoi bisogni e i suoi obiettivi. Frasi come “ci mette in difficoltà” o “non può fare un’eccezione?” funzionano proprio perché intercettano una sua area di sensibilità, legata al timore di deludere o creare dispiacere negli altri.
Molte persone che faticano a porre limiti tendono ad attribuire al proprio “no” conseguenze molto più gravi di quelle reali, vivendo il rifiuto come qualcosa di egoistico o dannoso. In realtà, stabilire un confine chiaro rappresenta una modalità sana e necessaria di tutela della propria identità, del proprio tempo e del proprio progetto di vita.
Lei ha già definito internamente e con chiarezza ciò che desidera, ovvero proseguire il suo percorso universitario e professionale nell’ambito dell’archeologia. Il fatto che inizialmente abbia accettato un aiuto occasionale non implica l’obbligo di mantenere nel tempo un ruolo che oggi non sente più coerente con sé stesso.
Il passaggio importante, quindi, non riguarda tanto convincere il dentista a comprendere la sua posizione, quanto autorizzarsi internamente a sostenerla con fermezza. Comunicare che non intende più proseguire con questo impegno in modo continuativo è un suo diritto e non richiede ulteriori giustificazioni.

Un caro saluto
Dott.ssa Michela D'Argenzio
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da ciò che racconta emerge una situazione in cui, gradualmente, si sono confusi i confini tra un aiuto occasionale e un coinvolgimento sempre più invasivo nella vita lavorativa del dottore. Questo può generare molta fatica emotiva, senso di colpa e difficoltà a dire “no”, soprattutto quando si ha davanti una persona conosciuta da tempo e che tende a fare leva sul bisogno reciproco o sulla difficoltà organizzativa dello studio.

Il punto centrale è che lei non sta sbagliando a voler portare avanti il suo percorso universitario e professionale. Lei ha scelto un’altra strada, investendo tempo, energie e identità nella sua formazione in archeologia. Il fatto che abbia aiutato una persona non significa che debba rinunciare ai suoi obiettivi o sentirsi responsabile del funzionamento dello studio dentistico.

Spesso situazioni come questa si instaurano in modo progressivo: si parte da una richiesta piccola e ragionevole, poi pian piano si creano aspettative sempre maggiori. Questo può portare chi aiuta a sentirsi “intrappolato”, anche senza aver mai dato un vero consenso a un impegno così ampio. Inoltre, il fatto che lei continui ad accettare, pur con disagio, probabilmente porta il dottore a pensare che in fondo la situazione le vada bene o che sia ancora disponibile.

È importante ricordare che:

dire “no” non significa essere egoisti o ingrati;
non è sua responsabilità risolvere l’organizzazione dello studio;
non deve giustificare continuamente il fatto di avere la sua vita, i suoi studi e i suoi progetti;
il disagio che prova è un segnale importante da ascoltare.

Lei ha il diritto di interrompere questa collaborazione, soprattutto considerando che sta svolgendo mansioni che non appartengono alla sua formazione professionale. Non è necessario trovare una “scusa perfetta” o aspettare che l’altro comprenda pienamente. A volte le persone insistono non perché non capiscano, ma perché sperano che l’altro continui a cedere.

Probabilmente la difficoltà maggiore, per lei, è tollerare il senso di colpa o la paura di deludere il dottore. In questi casi può essere utile una comunicazione chiara, ferma e non negoziabile, ad esempio:

“Ti ringrazio per la fiducia, ma da questo momento devo concentrarmi completamente sull’università e non posso più collaborare con lo studio.”

Senza entrare in continue spiegazioni o trattative. Più si spiegano le motivazioni, più l’altra persona potrebbe cercare eccezioni o compromessi.

Dal suo racconto emerge anche una certa pressione psicologica (“ci metti in difficoltà”, “non puoi fare un’eccezione?”) che rischia di farle sentire il peso delle necessità altrui come se fossero un suo dovere personale. Ma non lo sono.

Credo che potrebbe esserle utile approfondire questa difficoltà nel mettere confini e nel sentirsi autorizzato a dire “basta”, perché spesso questi meccanismi si ripresentano anche in altri ambiti relazionali.

Le consiglio quindi di approfondire la situazione con uno specialista, per comprendere meglio le dinamiche emotive coinvolte e rafforzare la capacità di tutelare i propri spazi e i propri obiettivi personali.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, la situazione che descrive evidenzia una profonda difficoltà nel porre dei confini chiari tra la sua disponibilità e le richieste pressanti di questo professionista. È comprensibile il suo disagio: si trova intrappolato in un ruolo che non le appartiene e che sta letteralmente invadendo i suoi spazi vitali e formativi. Spesso, quando un aiuto occasionale si trasforma in un obbligo, è perché si è innescato un meccanismo di pressione psicologica che rende difficile dire di "no" senza sentirsi in colpa. Tuttavia, tutelare il suo percorso in Archeologia non è solo un diritto, ma una necessità per la sua realizzazione personale. Per uscire da questo stallo, è fondamentale spostare il focus dalla speranza che il dottore "capisca" alla sua azione diretta, comunicando la sua assenza definitiva invece di chiedere il permesso di mancare. Un percorso di consulenza potrebbe aiutarla a comprendere come mai sia così faticoso interrompere questo circolo vizioso e riprendere in mano le sue priorità.
Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, sarebbe utile esplorare, grazie ad un percorso psicologico, dove potrebbe nascere la difficoltà di dire di no, di negarsi mentre già si sta facendo un'attività. Molti dei suoi interrogativi sembrano avere a che fare con la sua identità personale e professionale, inoltre vedersi riconosciuto in quel contesto come la fa sentire? sentirsi capace a fare quei compiti da "dentista" la fa sentire utile, bravo, importante? sente di dovere a lui qualcosa? Spesso il meccanismo della compiacenza forzata nasconde emozioni forti e contrastanti e bisogni inascoltati. Provi a valutare di concedersi l'opportunità di uno spazio di ascolto con un professionista. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, in merito a quello che ha scritto vorrei dirle che quello che sta vivendo non è “normale collaborazione”: è una situazione che è cresciuta gradualmente oltre i limiti che lei voleva. Ha iniziato aiutando col computer, non accettando di fare l’assistente dentistico.
Il punto importante potrebbe essere effettivamente il seguente: il dentista probabilmente ha capito benissimo che lei ha l’università e il suo percorso. Continua a insistere perché gli è comodo che lei ci sia.
Probabilmente per uscire da questa situazione non deve convincerlo, ma mettere un confine chiaro. Finché dà spiegazioni e giustificazioni (“ho lezione”, “devo studiare”), lui può continuare a chiederle “solo un’eccezione”.
Serve invece una comunicazione semplice e ferma:
ad esempio “Dottore, all’inizio ho dato una mano volentieri, ma ora devo concentrarmi sull’università e non posso più continuare nel suo studio.”
Non è egoismo e non sta sbagliando: sta semplicemente scegliendo il suo percorso.
Dire “no” è legittimo.
Resto a disposizione, buona giornata
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, immagino la questione sia complessa e che questo Dentista sia molto insistente. Ma credo anche che essere chiari e decisi sulla propria posizione sia importante. Spiegando a lui che fermezza che non è interessato al lavoro, che ha altri progetti per sè, può dargli ul tempo di preavviso come un lavoro con regolare contratto. Dopo di che sarà importnate magtenre il punto, un NO è NO. Anche se difficile, e faticoso, NO vuol dire NO. Se insiste lei dovrà fare un po come il "disco rotto" e ribadire il suo punto. Fermezza, autorevolezza e assertività sono le chiavi per mantenere la propria posizione. L'altro si ostina, lei si ostinerà di ancor di più a difendere i suo scopi, e confini. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pescara
Da come viene raccontata la situazione, la domanda che emerge in questa sede forse non è tanto “cosa devo fare?”, perché in realtà la risposta sul piano concreto è abbastanza chiara: ha tutto il diritto di dire no e di sottrarsi a una richiesta che non è compatibile con il suo percorso di studi e con i suoi impegni. Piuttosto, sembra affiorare una domanda più profonda e meno esplicita: “perché faccio così fatica a sottrarmi?”, “cosa mi impedisce di mettere un confine chiaro nonostante il disagio?”.
Spesso, infatti, il nodo non riguarda la decisione in sé, ma la difficoltà nel sostenere emotivamente il limite: il senso di colpa, la pressione relazionale, il timore di deludere o creare conflitto possono rendere complesso qualcosa che razionalmente appare semplice.
In questo senso, può essere utile spostare l’attenzione dal “cosa devo fare” al “cosa mi succede quando provo a tutelare i miei confini”. Ed è proprio su questo livello che un confronto con un professionista potrebbe essere utile, per comprendere meglio le dinamiche interne che rendono difficile l’assertività in questa situazione.
Un caro saluto
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile,
grazie per aver condiviso.
Ciò che è iniziato come un piccolo favore sembra essersi trasformato, gradualmente e senza un accordo esplicito, in un lavoro part-time non richiesto. Questo tipo di escalation funziona proprio perché ogni singolo passo sembra piccolo, quasi una piccola "cortesia", e quando ci si accorge di dove si è arrivati, sembra difficile tornare indietro.
Per rispondere direttamente alla sua domanda: certamente, può dire no. Non ha firmato un contratto, non ha preso un impegno a lungo termine, e il fatto che il dottore "non recepisca" non è un suo problema da risolvere.
Il meccanismo che descrive ("ci metti in difficoltà", "non puoi fare un'eccezione?") è un modo, probabilmente inconsapevole, di spostare su di lei la responsabilità di una situazione che lui ha creato. La difficoltà dello studio dentistico non dipende da lei: dipende dal fatto che lui ha costruito un'organizzazione che si regge su una persona che non ha né l'obbligo né la formazione per starci.
Un modo concreto per uscirne: stabilire una data precisa oltre la quale non sarà più disponibile, non come eccezione, ma come regola. Dirlo chiaramente, una volta sola, senza rinegoziare ad ogni richiesta. Non deve giustificarsi oltre quello che ha già detto; ha un percorso universitario, ha delle priorità. E sono legittime
Dott. Gianluca Pignatelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso una situazione che, dalle sue parole, sembra generarle molta fatica e un forte senso di pressione.
Credo che il punto centrale non sia tanto il lavoro nello studio dentistico in sé, quanto la difficoltà nel far rispettare i propri confini e nel mantenere centrale il suo percorso di vita, universitario e professionale. È comprensibile che inizialmente abbia accettato di dare una mano in modo occasionale, ma nel tempo quella disponibilità sembra essersi trasformata in qualcosa di molto più coinvolgente, fino a occupare uno spazio che sente non appartenerle davvero.
Da ciò che racconta, sembra importante riconoscere che avere dei limiti, dei progetti personali e delle priorità non significa essere egoisti o “non avere voglia di lavorare”. Dire “no” a qualcosa che rischia di allontanarla dai suoi obiettivi può essere, al contrario, un modo per tutelare il proprio percorso e la propria identità.
A volte, quando alcune dinamiche relazionali si ripetono o si fatica a delimitare il confine tra i propri bisogni e le richieste dell’altro, può essere utile anche un percorso psicologico, non soltanto per affrontare questa specifica situazione, ma per comprendere più a fondo il proprio modo di stare nelle relazioni e rafforzare la capacità di proteggere i propri spazi e le proprie scelte.
Un cordiale saluto,
Dott. Gianluca Pignatelli
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buonanasera, comprendo il disagio che descrive. Lei ha pieno diritto di dire “no”. Dire di no non significa essere scortesi, ingrati o poco disponibili; significa riconoscere i propri limiti, proteggere il proprio tempo e rispettare le proprie priorità. In questo momento la sua priorità è l’università, la sua formazione e il progetto di vita che sta costruendo.
Inoltre, da ciò che racconta, sembra che i suoi confini siano stati superati gradualmente: prima un aiuto al computer, poi il telefono, poi l’accoglienza, fino ad arrivare ad attività che non appartengono alla sua formazione e che la mettono comprensibilmente a disagio. Quando una persona continua a chiedere “eccezioni”, nonostante lei abbia già spiegato le sue difficoltà, può diventare necessario passare da spiegazioni lunghe a una comunicazione più ferma.
È utile evitare di giustificarsi troppo, perché più spiegazioni dà, più l’altra persona potrebbe cercare di trovare una “soluzione” o una nuova eccezione. Una frase chiara, ripetuta con calma, può essere sufficiente: “Mi dispiace, ma non posso più continuare.”
Se teme di sentirsi in colpa, provi a ricordare che non è lei a mettere in difficoltà lo studio: è responsabilità del professionista organizzare il proprio lavoro con personale adeguato. Lei può essere stata disponibile, ma non è obbligato a sacrificare il suo percorso universitario o il suo benessere.
In questi casi può essere utile lavorare anche sul tema dell’assertività: imparare a riconoscere i propri bisogni, comunicarli con fermezza e tollerare il disagio iniziale che spesso nasce quando si deludono le aspettative degli altri.
Un caro saluto.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
credo che questa relazione la stia mettendo alla prova rispetto a quel che sa, non solo del mondo antico, ma anche di quello contemporaneo ... in quale tempo vive?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera credo che Lei sia rimasto invischiato in un rapporto richiestivo e quasi di sfruttamento ad opera del dentista che ha incontrato. Credo che debba evitare di andare nello studio di questa persona, senza dare ulteriori spiegazioni. Ma mi domando al contempo perché Lei non riesca a prendere una decisione drastica e a mettere in atto un atteggiamento coerente con questa persona. sembra come se una parte di Lei non potesse fare a meno di recarsi nello studio del dentista ed eseguire tutto ciò che lui Le chiede. Penso che bisognerebbe indagare questa area della Sua personalità(quella obbediente e sempre disponibile) per comprendere di più le dinamiche del Suo comportamento. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo

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