Buongiorno, vi scrivo perchè da circa un anno mio fratello si sta chiudendo sempre di più e vorrei c
Buongiorno, vi scrivo perchè da circa un anno mio fratello si sta chiudendo sempre di più e vorrei capire se posso aiutarlo e/o come indirizzarlo verso un percorso con uno specialista. Mio fratello è sempre stato un bambino molto gioioso da piccolo, crescendo però, alcune cose della vita (più o meno regolari - abbiamo avuto la fortuna di non subire traumi) lo hanno segnato cambiandolo e portandolo ad essere a 22 anni un ragazzo molto chiuso, che non esce praticamente mai di casa se non rarissime volte e che quindi ha solo il suo punto di vista...di conseguenza è molto difficile farlo ragionare. Tutto ciò ora sta degenerando. Apparentemente lui ha tutto dalla vita, i nostri sono sempre stati molto presenti per noi e ci hanno sempre seguito e supportato talvolta sacrificandosi anche parecchio. Fine 2023, quando c'è stata la morte di nonna, a cui eravamo molto legati, penso sia stato un po' il punto di non ritorno. Mio fratello sta seguendo un corso di studi in una facoltà privata (a fronte di sacrifici dei nostri genitori), ci teneva moltissimo a fare questo corso, e il primo anno era andato anche molto bene. Poi però il caos, dal 2024 (quindi il secondo anno) iniziano gli esami insormontabili, trascorre l'ultimo anno facendo sessioni a vuoto, durante questo periodo conosce una ragazza cinese su una app di scambio linguistico a cui si lega moltissimo e ora ci ritroviamo nella situazione in cui non esiste altro al di fuori di questo viaggio in cina che sta organizzando con i soldi che ha risparmiato da quando è al mondo/di lavori fatti in passato. Dopo un anno di sessioni a vuoto, a giugno ha passato 2 esami, inizialmente era molto contento anche se l'obiettivo erano 4. E anche io ero contenta per lui perchè mi sembrava si stesse sbloccando qualcosa. I miei però no, chiaramente, perchè ormai gli esami da recuperare sono molti e il problema di un anno fuori corso da pagare è reale. I miei gli hanno messo molte pressioni in questi anni per concludere velocemente, quindi lui ora è nella situazione per cui l'università non va e ha pressioni e il viaggio in cina gli salta perchè dovrà studiare per la prossima sessione. Sarebbe tutto abbastanza ok se non fosse che io, e da poco anche mamma, siamo seriamente preoccupate per la sua sanità mentale. Non ha interessi, mamma gli ha proposto di farsi seguire da uno psicologo, aveva accettato ma poi non ci si è più messo in contatto, faceva palestra ma ha rinunciato perchè non voleva far spendere troppi soldi ai nostri. Vive le sue giornate da più di un anno in casa, in camera, in un anno sarà uscito 10 volte. E ora improvvisamente vuole andare dall'altra parte del mondo ma fallisce anche questo suo progetto. è veramente difficile cercare di agganciarlo, l'unico modo in cui sono riuscita è dicendogli che anzichè annullare completamente il viaggio (sì perchè con lui è bianco o nero), poteva studiare e passare altri due esami e poi sarei andata con lui ad ottobre. Ora sono terorrizzata perchè penso di aver fatto entrare nella sua testa la cosa che passare gli esami sia una merce di scambio...non so assolutamente come approcciarlo, cosa provare a dirgli per farlo uscire fuori da questo modo di vivere degenerante. Come posso spingerlo verso una terapia? ho sbagliato penso per il viaggio in cina, come posso addrizzare il tiro nel mentre? cosa mi consigliereste?
25 risposte
Gentile utente, per prima cosa grazie per la sua condivisione: è evidente la preoccupazione e la cura che riserva nei confronti di suo fratello. Per lo stesso motivo toccherei subito l'ultimo punto: non si preoccupi di aver "sbagliato" rispetto al viaggio. Il suo era un semplice tentativo di creare un aggancio emotivo con suo fratello, e non per questo deve colpevolizzarsi. Credo che suo fratello stia vivendo un momento molto delicato, nato dall'accumulo di vissuti emotivi non pienamente elaborati nel corso del tempo che l'hanno portato a una chiusura generale, non solo relazionale ma anche emotiva (motivo per cui sembra voler rifiutare l'idea di un percorso di supporto psicologico). Tenga presente che ciò che può sembrare ovvio e d'aiuto per occhi esterni, non necessariamente viene visto allo stesso modo in prima persona: al contrario, potrebbe sentire di avere qualcosa che non va, e approcciarsi a un percorso in maniera errata, nella convinzione di dover risolvere dei conflitti interiori. Per quanto vi possa essere questa intenzione, è importante sottolineare l'aspetto del SUPPORTO, e non della RISOLUZIONE. Accettare l'idea di farsi aiutare può risultare molto più semplice quando il focus viene posto su se stessi e sull'affrontare determinati vissuti. Inoltre, per quanto alcuni segnali possano essere visti in chiave analitica, come ad esempio la volontà di fare un viaggio e l'aver focalizzato il proprio interesse in maniera esclusiva su questo specifico traguardo, gli stessi possono denotare anche dei piccoli passi verso una via differente, una consapevolezza (magari inconscia) di volersi muovere verso una direzione diversa da quella attuale. Ecco perché è importante sottolineare ogni traguardo, piccolo o grande che sia - che si tratti di un esame ben riuscito, di un viaggio organizzato, di un'uscita programmata, di un sentimento condiviso. Spesso bisogna accettare i tempi dell'altro, ma la cosa più importante è mostrarsi sempre aperti e disponibili al dialogo e al confronto, ma soprattutto, al supporto.
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Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso una situazione così delicata e carica di preoccupazione. È evidente quanto le vogliate bene a suo fratello e quanto vi stiate sforzando di comprenderlo e aiutarlo. Da ciò che racconta, emergono diversi segnali che meritano attenzione: l’isolamento sociale marcato, la perdita di interessi, l’interruzione delle attività quotidiane come la palestra, la difficoltà a portare avanti il percorso universitario, e l’idealizzazione quasi esclusiva di un progetto (il viaggio in Cina) come unica fonte di motivazione. Tutti questi elementi, messi insieme, suggeriscono che suo fratello potrebbe trovarsi in una fase di disagio psicologico importante, anche se non ha vissuto traumi evidenti. Il lutto per la nonna, sebbene possa apparire come un evento "naturale" della vita, può essere stato vissuto da lui con un’intensità emotiva maggiore, in un momento già fragile del suo sviluppo personale. A 22 anni si è spesso nel pieno di un delicato passaggio tra adolescenza e età adulta, in cui le aspettative familiari, accademiche e personali possono diventare pesanti da sostenere, soprattutto se si ha una tendenza a interiorizzare le difficoltà. Riguardo alla questione del viaggio come “merce di scambio”: è comprensibile il suo timore. Tuttavia, non si colpevolizzi. In un momento così complesso, è normale cercare spiragli per riattivare la motivazione. A volte, un obiettivo concreto può essere un ponte per riaccendere l’energia vitale. L’importante sarà poi accompagnare, con dolcezza e chiarezza, un percorso più profondo e duraturo che lo aiuti a lavorare sulle vere cause del suo malessere. Per quanto riguarda come aiutarlo, ecco alcuni suggerimenti pratici: Mantenete il dialogo aperto, evitando giudizi e pressioni eccessive. Mostrate interesse genuino per ciò che prova, senza cercare soluzioni immediate. Evitate di trattare la terapia come un “dovere” o una “cura per i problemi”, ma presentatela come un’opportunità per conoscersi meglio, avere uno spazio tutto suo, e sentirsi più forte nel fronteggiare le difficoltà. Valutate un primo contatto con uno specialista anche voi familiari, magari per confrontarvi su come supportarlo al meglio senza invadere i suoi spazi o accrescere le sue ansie. Proponetegli un primo colloquio come gesto di cura, senza obblighi a continuare, solo per provare. In questi casi, la cosa migliore da fare è evitare di affrontare tutto da soli. Sarebbe utile e consigliato per approfondire la situazione e trovare insieme le modalità migliori di supporto, rivolgersi direttamente ad uno specialista. Un professionista può aiutare suo fratello a costruire una narrazione diversa di sé, a dare senso a quello che sta vivendo, e a recuperare una progettualità più equilibrata e autentica. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sensibilità e preoccupazione la situazione di suo fratello. È evidente quanto lei tenga a lui e stia cercando con tutte le sue forze di aiutarlo nel modo giusto. Quello che descrive sembra essere un momento di forte blocco, in cui la chiusura sociale, il ritiro e la difficoltà a regolare aspettative interne ed esterne si intrecciano. Anche se non vi sono stati eventi traumatici evidenti, la somma di alcuni passaggi critici — come la perdita della nonna, le pressioni accademiche, il senso di fallimento e la fragilità del suo progetto di viaggio — può aver generato una sofferenza profonda, che lui probabilmente fatica a nominare e ad affrontare. È importante sapere che queste situazioni, seppur complesse, possono essere affrontate con successo attraverso un percorso psicologico mirato. La sua idea di aiutarlo ad agganciarsi a un piccolo obiettivo condiviso, come il viaggio, non è di per sé sbagliata: spesso serve un “ponte motivazionale” per superare l’inerzia e rimettersi in movimento. Tuttavia, è utile che questo non diventi l’unico metro di valore o un ricatto implicito: lo scopo finale resta il suo benessere, non la performance. Le consiglierei, se possibile, di affrontare con lui la questione della terapia non come “cura per un problema”, ma come uno spazio protetto in cui poter parlare liberamente, essere ascoltato senza giudizio e ritrovare una direzione personale. Potrebbe anche valutare di proporgli un primo colloquio informativo senza impegno, magari con un professionista specializzato nel lavoro con giovani adulti e situazioni di ritiro sociale. Nel frattempo, anche per lei può essere utile un supporto psicologico individuale, per ricevere strumenti efficaci su come comunicare con lui, reggere la fatica emotiva di questo momento e sostenere il cambiamento in modo sostenibile. Resto a disposizione, un caro saluto, Simone Sottocorno
Salve, è di fondamentale importanza alleggerire la pressione su suo fratello da parte di tutta la famiglia. Il fallimento che in parte sta vivendo potrebbe avere un influenza negativa su di lui, inoltre sembra essere quasi apatico e sembra non provare molto piacere nelle attività che svolge. Se continua a rifiutarsi di vedere un terapeuta potrebbe essere il caso di rivolgersi a un pubblico. Come famiglia sarà importante cercare di rassicuralo e di ascoltare quelli che sono i suoi bisogni e le sue paure senza fini secondari. Cordiali saluti.
Buongiorno, La sua preoccupazione è più che comprensibile, e la sensibilità con cui descrive la situazione di suo fratello dimostra quanto lei tenga al suo benessere. È evidente che sta vivendo un momento di grande fragilità, e il suo isolamento, la perdita di motivazione e l’attaccamento a un progetto idealizzato come il viaggio in Cina sono segnali da non sottovalutare. Quando una persona giovane si chiude in se stessa e fatica a trovare senso nelle proprie giornate, può essere difficile “agganciarla” e farle vedere prospettive diverse. Tuttavia, è importante sapere che il cambiamento è possibile, soprattutto se accompagnato da un percorso terapeutico adeguato. In questi casi, il primo passo è offrire ascolto senza giudizio, evitando di trasformare la terapia in una “condizione” o una “merce di scambio”. Anche se la sua proposta di accompagnarlo nel viaggio nasce da un gesto d’amore, è comprensibile che ora tema di aver rinforzato una logica di ricompensa. Le suggerisco di riformulare il messaggio, dicendo qualcosa come: “Mi piacerebbe che tu potessi vivere il viaggio come un’esperienza bella e libera, ma credo che per farlo davvero serva prima un po’ di chiarezza dentro di te. Per questo penso che parlare con uno psicologo potrebbe aiutarti a ritrovare equilibrio e serenità.” un esempio di comunicazione che puoi adattare alla tua personalità: Ti voglio bene e mi dispiace vederti così spento. So che stai vivendo un periodo difficile, e anche se non posso capire tutto quello che provi, vorrei poterti aiutare. Non è debolezza chiedere aiuto, anzi. Esistono modi per stare meglio, anche quando sembra tutto bloccato. In molte regioni italiane c’è il Bonus Psicologo, che copre parte delle sedute, e il nostro medico di base può indicarti uno psicologo di riferimento del sistema sanitario, gratuito o a basso costo. Se vuoi, possiamo cercare insieme queste informazioni. Non è una condizione, né una soluzione magica, ma può essere un primo passo per ritrovare un po’ di serenità. Io ci sono, senza pressioni, solo per aiutarti a stare meglio.” Cari saluti Dottssa Emerilys Martha Delgado Garcia
Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta cura e profondità la situazione di suo fratello. Le sue parole trasmettono un coinvolgimento sincero e il desiderio genuino di aiutarlo: questo è un punto di partenza molto importante, che può fare la differenza. Da quanto descrive, sembra che suo fratello stia attraversando un momento di forte fragilità emotiva, con un progressivo ritiro sociale e una serie di pensieri rigidi e polarizzati (come il "tutto o niente") che rischiano di rinforzare il suo malessere. In momenti come questi, l’obiettivo non è “fare un cambiamento radicale” o “risolvere tutto subito”, o obbligare l'altro ad andare in terapia, poichè la motivazione viene dalla singola persona. Quello che però possiamo fare è iniziare a costruire una piccola apertura. Anche il solo pensare di parlare con un professionista è già un primo passo significativo. Spesso la resistenza nasce dalla paura di sentirsi giudicati o “sbagliati”: per questo è importante offrire uno spazio in cui si possa semplicemente parlare, senza aspettative, pressioni o obblighi. In merito a questo, posso proporle alcune modalità per introdurre delicatamente l'idea della terapia, ad esempio quello di offrire un colloquio conoscitivo senza impegno, un altro modo potrebbe essere presentare la terapia come uno “strumento per chiarirsi le idee” piuttosto che come “cura”. Oltre a suo fratello, è altrettanto importante che lei possa prendersi cura anche di sé: sostenere qualcuno in difficoltà può essere molto intenso dal punto di vista emotivo, e avere uno spazio protetto in cui elaborare ciò che sente può aiutarla a restare presente e efficace nel tempo. Resto a disposizione per eventuali approfondimenti o anche solo per fornire un primo supporto. Un caro saluto, Dott.ssa Carolina Berardi
Buongiorno, la tua preoccupazione è fondata e il tuo desiderio di aiutare tuo fratello è ammirevole,Stai cercando di aiutarlo in un momento in cui lui si sta progressivamente chiudendo in una forma di ritiro dalla realtà, e questo è già un atto importante di amore. La dinamica che descrivi sembra coinvolgere un funzionamento evitante, in cui l'isolamento e il legame virtuale con la ragazza cinese rappresentano un rifugio da un mondo percepito come troppo complesso, deludente o giudicante. E' possibile che la morte della nonna abbiaagito da elemento scatenante in un terreno già vulnerabile. E ora il suo comportamento (chiusura, evitamento sociale, perdita di interesse, passività e forte oscillazione tra investimenti totali e ritiri completi ) può rientrare in un quadro che merita una valutazione clinica attenta (senza fare diagnosi da remoto). Il tuo dubbio sul viaggio in Cina è comprensibile. Ma il fatto che tu sia riuscita ad “agganciarlo” proprio grazie a quella proposta è in realtà un segnale che può essere usato in modo costruttivo. Più che preoccuparti per l’eventuale messaggio “condizionato” (esami in cambio del viaggio), prova a pensarlo come un ponte nella relazione. Non si tratta di ricattarlo, ma di creare un campo di possibilità in cui lui possa risentirsi vivo, motivato, in relazione. Quindi cerca di essergli alleata, non solo sorella Parlagli come una persona che vede la sua sofferenza, non solo i suoi “fallimenti”. Ad esempio: “Mi preoccupo perché ti vedo spento, isolato, e ho paura che tu stia soffrendo più di quanto lasci vedere” Inoltre ribadisci che la psicoterapia non è una punizione né una soluzione forzata, ma uno spazio per lui, dove possa parlare anche di ciò che non riesce a dire in famiglia. se è possibile, aiutalo a scegliere lo psicologo, magari guardando insieme i siti, leggendo i profili. Il coinvolgimento attivo è fondamentale per far sì che senta il percorso come suo. È naturale volerlo proteggere, ma evitare che si confronti con la realtà,anche se difficile, può rinforzare il suo ritiro. Mantieni il tuo ruolo affettivo senza diventare “sostitutiva” (studiare con lui, fare da leva, promettere viaggi ecc.). Se hai già usato il viaggio come gancio, puoi “riqualificarlo” dicendo: “Ci tengo che tu possa vivere questa esperienza, ma vorrei che fosse un viaggio scelto con lucidità, non come fuga da qualcosa” E' importante che tu non ti carichi della responsabilità di “salvarlo” da sola. Hai fatto e stai facendo moltissimo. Il tuo ruolo più prezioso ora è essere una presenza affettiva stabile, che non giudica e non impone, ma apre spazi di possibilità. La terapia può accompagnare lui ma anche te nell'alleviar e le tue ansie e vederle nella giusta prospettiva. Un cordiale saluto Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, é evidentesta vivendo una situazione complessa con grande sensibilità e impegno, e questo è già un passo prezioso. Il comportamento di suo fratello, ritiro sociale, perdita di interessi, idealizzazione del viaggio, difficoltà a tollerare le pressioni, a sicuramente ascoltato con attenzione, anche se non c’è stato un trauma evidente. Proporre una psicoterapia è una buona idea, ma è importante che non venga percepita da lui come un obbligo o una condizione per “funzionare”. Anche l’idea del viaggio in Cina non è un errore in sé: ha rappresentato un modo concreto per creare un aggancio. Ora si può provare a spostare il focus non sulla “ricompensa”, ma sul bisogno di stare meglio per affrontare tutto, studio, relazioni, scelte, con più equilibrio. Provi a dirgli, con semplicità, che notate la sua fatica e che un supporto professionale potrebbe alleggerirlo, non cambiarlo. L’ascolto empatico e la presenza affettuosa, anche nei piccoli gesti quotidiani, spesso aprono più strade dei consigli diretti. E se sente che il peso è troppo, può essere utile anche per lei confrontarsi con un terapeuta per trovare strumenti più efficaci nel sostenerlo. Sta già facendo molto, e nella giusta direzione. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. mi arriva la sua forte preoccupazione, per la salute di suo fratello e, anche, per la fatica che l'intera famiglia sta attraversando. Da quanto descritto, suo fratello potrebbe presentare, per certi aspetti di cui lei parla, un ritiro sociale con isolamento in casa ed evitamento di quelle che sono le situazioni sociali esterne. Non è ovviamente possibile fare diagnosi online, e ogni situazione va valutata con cura attraverso dei colloqui approfonditi. Va anche detto che non si può obbligare qualcuno ad affrontare un percorso psicologico, per quanto possa essere utile in momenti di grande difficoltà; ma considerata la vostra attenzione e preoccupazione per la problematica che suo fratello presenta, potrebbe essere utile, e aggiungerei necessario, richiedere da parte vostra (sua e dei suoi genitori) una consulenza con un professionista che possa sostenervi in questo momento di difficoltà e possa aiutarvi a comprendere con maggiore chiarezza come poter aiutare suo fratello in questa situazione. Successivamente potrebbe essere più facile coinvolgere suo fratello nell'intervento. Rimango a disposizione, cordialmente dott.ssa Shana Baratto
Buongiorno, ho letto la sua storia e sembra veramente complessa. È più frequente di quanto immagina la situazione per cui una persona, la cui vita è stata lineare fino a un certo punto, all' improvviso inizia a degenerare e a trovare deviazioni. Nel caso di suo fratello, a quanto lei racconta, le cose hanno iniziato a peggiorare dalla morte della nonna. Chi era questa nonna per voi? Quanto era presente nel vostro mondo familiare? Per quanto riguarda gli esami che non riesce a superare, potrebbero rappresentare diverse cose: il timore di diventare adulti, talvolta anche un inconsapevole atto di ribellione verso il "sacrificio" dei genitori. Non deve essere facile portare il peso di un sacrificio altrui, e forse la sua insistenza verso questo viaggio in Cina (che pagherebbe unicamente con i soldi dei suoi risparmi) potrebbe essere una sorta di moto di indipendenza, un tentativo disperato di separazione. Perché, in fondo, sembra che abbia un' estrema fatica a separarsi dal suo contesto familiare (non esce di casa quasi mai e l' unico legame che è riuscito a costruire è a distanza). Ci sarebbero numerosi elementi su cui lavorare in un ipotetico percorso psicoterapeutico. Ciò che possono fare coloro che gli stanno accanto, mi sento di dire, è un intervento che vada più nella direzione di aiutarlo a capire se stesso e cosa vuole davvero. Forse "raddrizzarlo" non è la soluzione, perché lo porterebbe a perdere nuovamente se stesso, e quindi probabilmente stare male di nuovo...
Buongiorno, la sua descrizione è molto chiara e trasmette un sincero coinvolgimento affettivo, oltre a una reale capacità di osservazione. È evidente quanto lei tenga a suo fratello e stia cercando, con sensibilità e responsabilità, di comprenderlo e di trovare una modalità efficace per aiutarlo. Il cambiamento che ha osservato, il ritiro sociale, la perdita di interessi, l’idealizzazione di un progetto come unico scopo, la difficoltà a reggere la pressione familiare e accademica, può indicare un disagio emotivo significativo, anche se non necessariamente legato a un evento traumatico. Spesso queste dinamiche si strutturano nel tempo, fino a diventare un modo di funzionare che, pur doloroso, può apparire l’unico possibile a chi lo vive. In questi casi, il primo passo è evitare di ridurre il problema a mancanza di volontà o di impegno. È importante che suo fratello senta che il percorso psicologico non è una “correzione” ma un’occasione per conoscersi meglio, alleggerirsi e trovare nuove risorse. Potrebbe proporglielo come un’opportunità per prendersi cura di sé, senza giudizi o obiettivi da raggiungere subito. Il tema del viaggio in Cina, più che un capriccio, sembra rappresentare per lui un bisogno profondo di autonomia, riconoscimento e cambiamento. Non ha sbagliato a proporre una mediazione, ma ora può aiutarlo a rimettere il focus su ciò che sente, non su ciò che deve “guadagnarsi". Un caro saluto
Buonasera, mi spiace stia vivendo questo momento di sconforto per suo fratello, a volte vorremmo sostituirci ai nostri cari per fargli compiere passi che pensiamo siano adeguati persone loro ma in realtà non sappiamo se effettivamente lo siano. In qualità di sorella più che darle i suoi preziosi consigli non può fare per lui, mentre invece ciò che potrebbe fare sarebbe andare a fondo alla questione provando a chiedersi quale sia il disagio reale dietro alla faccenda, che cosa le risuona così forte dentro di lei guardando suo fratello da fuori? Spesso attraverso le azioni che compiamo noi i nostri cari prendono spunto, provando lei stessa a darsi uno spazio di riflessione invierebbe un ulteriore messaggio a suo fratello.
Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta sensibilità e attenzione la situazione di suo fratello. Le sue parole trasmettono chiaramente il profondo affetto e la preoccupazione sincera che prova per lui. È del tutto comprensibile sentirsi smarriti di fronte a un cambiamento così marcato nella personalità e nello stile di vita di una persona cara, soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di un fratello che ha sempre avuto un temperamento solare e che ora sembra essersi gradualmente isolato da tutto e da tutti. Ciò che descrive potrebbe far pensare a una condizione di profondo malessere emotivo, che non necessariamente nasce da un trauma specifico, ma che può svilupparsi nel tempo, soprattutto in personalità sensibili, perfezioniste, o molto esigenti con sé stesse. A volte l’ambiente familiare molto presente e affettuoso, per quanto pieno d’amore, può essere vissuto da alcuni ragazzi come una fonte di aspettative difficili da sostenere. In queste circostanze, ogni ostacolo, come il primo fallimento universitario o la delusione di un progetto personale, può diventare qualcosa di ingestibile, anche se agli occhi degli altri potrebbe apparire risolvibile. La sua preoccupazione è fondata. L’isolamento prolungato, il ritiro sociale, la perdita d’interessi, la difficoltà nel tollerare la frustrazione e i fallimenti, e la tendenza a costruire rifugi mentali molto distanti dalla realtà (come il legame idealizzato con una ragazza lontana o il desiderio assoluto del viaggio) sono tutti segnali che meritano attenzione. Il fatto che lui viva in una modalità "bianco o nero", come lei ha ben osservato, è un aspetto tipico di un pensiero rigido e dicotomico, che può essere molto penalizzante nella gestione della quotidianità e delle relazioni. Questo tipo di schema mentale porta spesso a leggere ogni situazione come un successo totale o un fallimento assoluto, senza vie di mezzo, alimentando vissuti di inadeguatezza, ansia e demotivazione. Ha fatto bene a cercare di offrirgli un aggancio, anche attraverso la proposta del viaggio. È comprensibile che oggi si senta in difficoltà per aver proposto un “accordo” legato al superamento degli esami, ma non credo debba vivere questo come un errore. Piuttosto può essere l’inizio di un dialogo che va raffinato e guidato con maggiore chiarezza: si può riconoscere a lui la motivazione e lo sforzo nel voler affrontare gli esami, ma facendo anche emergere l’importanza di lavorare su di sé per riuscire ad affrontare i problemi in modo più stabile e duraturo. L’obiettivo non deve essere il viaggio in sé, ma la possibilità per lui di costruire una vita più piena, in cui riesca a riconoscere e gestire le emozioni, tollerare le delusioni e affrontare gli ostacoli con risorse più solide. Per quanto riguarda l’avvio di un percorso terapeutico, spesso non è sufficiente proporre la terapia una sola volta. Occorre tempo, pazienza e una comunicazione affettuosa ma ferma. Può esserle utile fargli sentire che non è sbagliato o fragile per il fatto di aver bisogno di aiuto, anzi, che cercare supporto è una scelta matura, coraggiosa e responsabile. È importante anche che lui non senta la richiesta di iniziare una terapia come un ulteriore “fallimento” o come qualcosa da fare per compiacere la famiglia, ma come una possibilità concreta per recuperare benessere, autonomia e senso di direzione. Provi a proporgli la cosa come un’opportunità per parlare con qualcuno di esterno, in modo riservato, libero da giudizi, dove possa sentirsi ascoltato senza doversi difendere. Se dovesse mostrarsi titubante o diffidente, può essere utile offrirgli la possibilità di iniziare con pochi colloqui, senza l’impegno di un percorso a lungo termine. A volte anche solo il primo incontro può fare la differenza, perché permette di abbattere le barriere iniziali e costruire un piccolo ponte di fiducia. L’approccio cognitivo-comportamentale può aiutarlo molto, perché permette di lavorare su pensieri disfunzionali, emozioni intense e comportamenti di evitamento, aiutandolo a ritrovare passo dopo passo una visione più flessibile della vita e di sé stesso. Nel frattempo, continui a mantenere un canale di comunicazione aperto con lui, anche su piccole cose. Non forzi i momenti di condivisione, ma colga le occasioni per fargli sentire che la sua presenza è importante, che non è solo, e che ha il diritto di attraversare momenti difficili senza sentirsi giudicato. Non è facile per chi sta accanto, ma il suo ruolo può essere prezioso, soprattutto se riesce a rappresentare un punto di riferimento non pressante, ma accogliente e coerente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buon pomeriggio, non si colpevolizzi troppo, lei ha fatto quello che credeva giusto per aiutare suo fratello, gli continui a stare vicino facendogli sentire la sua presenza lasciando perdere il discorso esami da superare. Lasci ai suoi genitori questo ruolo in cui mettere dei limiti, lei ritorni ad essere sua sorella e a connetterlo emotivamente, provi a riprendere il discorso di farsi seguire da qualcuno psicologicamente e gli domandi se vuole un supporto nell'iniziare questo percorso. La sua accoglienza senza giudizio farà abbassare il muro difensivo che suo fratello ha messo. Già la sua presenza sarà molto per suo fratello. Si approcci a lui senza aspettarsi nulla in cambio e veda cosa succede. Per qualsiasi consiglio non esiti a scrivere. Spero di esserle stata di aiuto Saluti
Buon pomeriggio, il tuo messaggio trasmette un’enorme cura verso tuo fratello, e si sente quanto tu stia cercando in tutti i modi di fare la cosa giusta per lui. A volte, quando una persona si chiude sempre di più, anche i tentativi più amorevoli possono sembrare inutili o persino peggiorare la situazione. Ma non è colpa tua. La tua proposta di condividere il viaggio, ad esempio, nasce da un desiderio genuino di agganciarlo, e non devi colpevolizzarti per questo. È normale sentirsi in difficoltà di fronte a un ritiro sociale così marcato. Parlare con lui senza giudizi, offrendogli la possibilità di essere ascoltato senza pressione, può essere un primo passo. E magari riproporre l’idea della terapia, non come una "cura" ma come uno spazio sicuro dove sentirsi liberi di essere sé stessi. Anche coinvolgere un professionista per un consulto familiare potrebbe aiutarvi a trovare strategie comuni. Non devi affrontare tutto da sola. Stai facendo già tanto.
Buongiorno, comprendo quanto possa essere doloroso e preoccupante vedere suo fratello isolarsi così, ma è importante ricordare che il cambiamento deve partire da lui: non è suo compito caricarsi la responsabilità di “salvarlo”. Quello che può fare è restargli vicino, ascoltarlo senza giudizio e fargli sentire che non è solo. Presenti la possibilità di un supporto psicologico come un regalo che può fare a sé stesso, non come un obbligo o una condizione. Anche proporre piccole attività condivise, semplici e senza pressioni, può aiutarlo a riavvicinarsi al mondo esterno e alle relazioni: una passeggiata, un film insieme, cucinare qualcosa, qualsiasi occasione che mantenga un filo di connessione. Il suo sostegno affettuoso, costante e non invadente può essere una base solida su cui, quando si sentirà pronto, potrà appoggiarsi per chiedere aiuto e ripartire. Un caro saluto.
Grazie per aver condiviso. La situazione di tuo fratello sembra molto complessa e carica di emozioni contrastanti, specialmente dopo la perdita importante e le pressioni accademiche. Spesso in questi casi, il ritiro sociale e la difficoltà ad agire possono essere una forma di fuga da un senso di sopraffazione o di paura di fallire. Il fatto che tu sia riuscita a coinvolgerlo sul viaggio è un punto di forza: mostra che è ancora possibile trovare un “aggancio” con lui, anche se serve cautela a non far diventare il successo accademico un “ricatto” emotivo, che potrebbe aumentare la pressione interna. Ti suggerisco di: Continuare a mantenere un contatto empatico, senza giudizio, riconoscendo le sue difficoltà senza minimizzarle. Incoraggiare piccoli passi concreti, anche non legati agli esami, come attività piacevoli o momenti insieme, per rompere l’isolamento. Proporre con delicatezza la terapia come uno spazio di supporto e non di obbligo o correzione, magari coinvolgendo anche lui nella scelta dello specialista o del tipo di aiuto. Evitare di usare “carote” troppo rigide o “patemi” che possano alimentare una dinamica di “bianco o nero”. Riflettere insieme su cosa significhi per lui “successo” o “fallimento” potrebbe aprire nuove possibilità di dialogo. Sei già un punto di riferimento importante, prova a tenere la porta aperta con pazienza e ascolto. Ti chiedo: qual è, secondo te, il momento in cui tuo fratello si sente più disponibile o sereno con te? Potrebbe essere una chiave per costruire un dialogo più profondo.
Vedo una situazione complessa dove l’isolamento di suo fratello si è cristallizzato dopo la perdita della nonna, creando un circolo vizioso di evitamento e pressioni familiari. Il comportamento che descrive suggerisce una possibile depressione che si manifesta attraverso ritiro sociale, perdita di interessi e difficoltà accademiche. Il progetto del viaggio in Cina probabilmente rappresenta più una fuga dalla realtà attuale che un vero obiettivo di crescita. Riguardo alla sua proposta di accompagnarlo in viaggio, non ha commesso un errore grave. Ha mostrato empatia e disponibilità verso suo fratello. Tuttavia c’è il rischio di aver involontariamente rinforzato l’idea che tutto sia negoziabile e che gli esami siano solo ostacoli esterni piuttosto che sintomi di un malessere più profondo. Per correggere il messaggio, potrebbe chiarire con lui che la sua proposta nasceva dall’affetto, non da un ricatto implicito. Qualcosa come “Ti ho proposto di venire con te perché ci tengo a te, non perché gli esami fossero una condizione. Quello che mi preoccupa davvero è come stai, non i risultati accademici.” Per avvicinarlo alla terapia, eviti di presentarla come una cura per i suoi problemi. Provi un approccio più morbido dicendo che ha notato quanto sia sotto pressione da tempo e che parlare con qualcuno di neutrale potrebbe aiutarlo a vedere le cose da prospettive diverse. È importante che i genitori sospendano temporaneamente le pressioni accademiche. La priorità ora deve essere la sua salute mentale, non la laurea. Il rischio maggiore è che il fallimento del viaggio diventi l’ennesima conferma del suo senso di inadeguatezza. Serve pazienza e un approccio graduale che non lo faccia sentire ancora più inadeguato.
È normale essere preoccupati in queste situazioni. Il consiglio migliore è accompagnarlo con calma, senza forzarlo. Proporre un confronto con uno psicologo può aiutare, ma deve essere una sua scelta. La presenza affettuosa della famiglia è molto importante. Se la situazione peggiora, non esitare a cercare aiuto specialistico. Restare vicino, con pazienza, è già un grande sostegno.
Gentile paziente, hai fatto bene a cercare un aggancio con il viaggio, non è stato un errore: gli ha dato un senso di possibilità. Il rischio maggiore, ora, è che percepisca solo pressioni e aspettative, cosa che lo spinge a chiudersi di più. Puoi aiutarlo mostrando comprensione e non solo preoccupazione, valorizzando ogni piccolo passo che fa , anche semplici uscite o momenti di condivisione. Quanto alla terapia, può essere utile presentarla come un sostegno per alleggerirsi, non come una soluzione a un problema grave. Dirgli che non deve cambiare tutto subito, ma che avere uno spazio neutro dove parlare può fargli bene, può renderlo più disponibile ad accettarla. Un caro saluto.
Ciao, prima di tutto voglio dirti che il tuo sguardo su tuo fratello è molto attento e pieno di cura. Si sente quanto ti stia a cuore il suo benessere e quanto tu stia cercando di aiutarlo senza invadere. Non è semplice quando si vede una persona cara chiudersi progressivamente e non riuscire più a trovare motivazioni nella vita di tutti i giorni. La situazione che descrivi ha vari elementi intrecciati: la perdita della nonna, che per lui può aver rappresentato un dolore difficile da elaborare; le pressioni legate all’università, che hanno trasformato un desiderio iniziale in un peso quasi insormontabile; la relazione virtuale, che sembra dargli un’illusione di movimento e speranza, ma rischia di accentuare l’isolamento nella vita reale. Tutti questi fattori insieme possono aver contribuito a quella chiusura che osservi. È comprensibile che tu abbia cercato di “agganciarlo” con il viaggio: non lo leggere come un errore, ma come un tentativo di trovare un punto di contatto con lui. Non è facile distinguere quando un incentivo diventa “pressione”, ma il fatto che tu te lo stia chiedendo dimostra sensibilità. Più che spingere con patti o scambi, quello che aiuta in questi casi è creare uno spazio di ascolto non giudicante: fargli percepire che il suo valore non dipende solo dagli esami, dai risultati o dal viaggio, ma che tu lo vedi e lo accogli per com’è, anche adesso che è in difficoltà. Riguardo alla terapia, spesso la resistenza nasce dal timore di essere giudicati, di sentirsi “sbagliati” o di deludere la famiglia. Può essere utile proporla non come “cura per un problema” ma come spazio per sé, un luogo in cui non deve rispondere a nessuno e può alleggerirsi. Anche normalizzare la psicoterapia come strumento di crescita (così come si va in palestra per il corpo, si va in terapia per la mente) può ridurre la paura. A volte funziona anche proporre un primo incontro “di prova”, senza impegno. Nel frattempo, quello che puoi fare tu è mantenere un filo di connessione. Non per forza su temi pesanti: anche piccole cose quotidiane (un film, una passeggiata breve, cucinare insieme) possono essere agganci più efficaci di grandi discorsi. L’obiettivo non è convincerlo a cambiare tutto, ma impedirgli di scivolare sempre più nell’isolamento. Ti invito anche a prenderti cura di te: portare il peso della sofferenza di un fratello può essere molto gravoso. Parlane con la tua psicologa, se ne hai una, o valuta uno spazio di confronto per familiari. Non sei sola in questo.
Capisco la sua preoccupazione e la fatica di sentirsi responsabile nel trovare un modo per aiutare suo fratello, ma più che convincerlo o spingerlo verso qualcosa, può essere importante lasciare che sia lui a trovare uno spazio in cui dare parola a ciò che sta vivendo. Il viaggio in Cina sembra rappresentare per lui un varco, un appiglio, e forse non è tanto questione di giusto o sbagliato, ma di capire che significato assume per lui. Anche la sua paura di aver reso gli esami una merce di scambio mostra quanto senta il peso delle aspettative, sue e dei vostri genitori. In questo momento può essere utile offrirgli un ascolto senza pressioni, così che lui percepisca che la sua voce ha valore. Una terapia potrebbe aiutarlo, ma potrà avvicinarsi solo se sente che è un passo suo, non imposto. Intanto può chiedersi anche lei quanto di personale è in gioco nel suo desiderio di aiutarlo e se per lei stessa non sarebbe utile avere un luogo di sostegno in cui portare queste preoccupazioni.
Grazie per aver condiviso la Sua preoccupazione riguardo a Suo fratello. Penso sia utile considerare che le storie che ci raccontiamo sulle transizioni di vita, sulle aspettative familiari e sul successo personale influenzano il modo in cui viviamo queste esperienze. Spesso, ci sono narrazioni sulla pressione, sulla competizione o sulla paura del fallimento che possono rendere difficile affrontare le sfide in modo sereno e costruttivo. Nel caso di Suo fratello, potrebbe essere utile esplorare le narrazioni che ha costruito nel tempo riguardo al Suo percorso di studi, alle Sue relazioni familiari e al Suo futuro. Potrebbe riflettere su quali sono i Suoi valori più importanti, quali sono le Sue aspirazioni e quali sono le Sue paure. Riguardo alla Sua difficoltà nel comunicare con Suo fratello, potrebbe provare a cambiare il Suo approccio. Invece di cercare di convincerlo a fare qualcosa che non vuole fare, potrebbe provare ad ascoltarlo attivamente e a comprendere il Suo punto di vista. Potrebbe chiedergli cosa lo rende felice, cosa lo motiva e cosa lo spaventa. Riguardo al viaggio in Cina, potrebbe essere utile per Suo fratello riflettere su cosa rappresenta per lui questo viaggio. Forse è un modo per fuggire dalle difficoltà, per trovare nuove opportunità o per realizzare un sogno. Potrebbe aiutarlo a valutare i pro e i contro di questa scelta e a prendere una decisione consapevole. Incoraggiare Suo fratello a prendersi cura del suo benessere emotivo potrebbe essere un passo importante. Potrebbe suggerirgli di provare attività che gli piacciono, come leggere, ascoltare musica, fare sport o passare del tempo con gli amici. Potrebbe anche suggerirgli di parlare con qualcuno di cui si fida, come un amico, un familiare o un professionista. Se desidera esplorare ulteriormente questi aspetti e valutare le possibili opzioni per aiutare Suo fratello, resto a Sua disposizione.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.








