Buongiorno. Sono una donna di 50 anni. Fidanzata x 12 e spostata da 29 con lo stesso uomo. Il rappor

24 risposte
Buongiorno. Sono una donna di 50 anni. Fidanzata x 12 e spostata da 29 con lo stesso uomo. Il rapporto è sempre stato "movimentato", alti e bassi, litigarello. Purtroppo ho sempre "abbozzato" e cercato sempre di mediare e accondiscendere a cose che nn mi andavano bene, x il quieto vivere. Abbiamo avuto diverse crisi, cercavamo di chiarire ma alla fine le cose nn cambiavano e nn chiarivamo, finché un anno scopro il suo tradimento. Inizialmente allontano mio marito e dopo un mesetto torniamo insieme e i primi tempi andava bene, ma qnd ogni tanto tornavamo sull'argomento xke ci stavo male lui dava la colpa a me.. se tu nn ti comportavi cosi, è capitato... si scusa l'avrà detto ma sempre con il ma. Piano piano il rapporto è diventato chiuso, parliamo poco, nn si fanno cose insieme, io mi irrigidisco ed inizio a nn sopportarlo. Siamo andati da uno psicologo ma nn è servito. Ho detto di separarci. Ma è quasi un anno e lui ancora sta in casa con la scusa che nn ha soldi, che lui vuole recuperare (ma sa benissimo che anche da parte sua nn prova piu nulla ma lo dice solo x paura, xke da 40 anni che lavora nn si è messo soldi da parte). Abbiamo due figli quasi maggiorenni e prima erano solo grida e sgridi nei loro confronti, ora è un cagnolino che li porta, li prende, ci parla... cose che facevo solo io con i miei figli. Io mi sto chiudendo sempre piu e mi sento un po scansata anche dai ragazzi xke io ho sempre fatto le cose per loro e mi sento sostituita, xke lui lo fa con prepotenza (ha detto che stiamo lottando x ACCAPARRARSI i ragazzi, cosa assurda). Non lo sopporto piu. Siamo andati da un legale e aspettiamo l'atto di separazione ma nn so quando se ne potrà andare. Come posso superare questa apatia che mi prende, nn riesco proprio a fare nulla, sembra a volte che sia depressa, ho anche paura del dopo che resterò sola (i ragazzi vivranno con me), ma nn saprò cosa fare con loro, e in generale, poche amiche escono. Sono reoccupata x il mio oggi ed il mio domani. Grazie
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
quando si resta troppo a lungo in un rapporto dove per quieto vivere si è sempre “abbozzato”, la mente a un certo punto si spegne per sfinimento. Quella che chiama apatia è spesso il corpo che dice basta dopo anni di mediazioni, delusioni e adattamenti forzati. Non è debolezza, è il segnale che serve un cambio di posizione: non più mediare o reagire, ma ricominciare a scegliere. Anche la paura della solitudine, in realtà, è un modo in cui il passato tenta di tenerla ferma. A volte la libertà all’inizio fa paura solo perché non si è più abituati a respirare aria nuova.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica

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Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio cara grazie per aver condiviso con tanta onestà la sua storia.
Sta vivendo un momento molto delicato, pieno di cambiamenti e sofferenze accumulate in anni di fatica emotiva. È naturale sentirsi svuotata, confusa e temere il futuro.

Le difficoltà nella relazione, la fatica con i figli, il senso di apatia e la paura della solitudine sono segnali importanti: la mente e il corpo stanno chiedendo attenzione e cura.

Un percorso di sostegno può aiutarla a ritrovare chiarezza, forza interiore e nuove modalità per affrontare il presente e costruire con più serenità il domani. Se lo desidera può trovare il mio profilo su Mio Dottore sono la dott.ssa Ilaria Redivo Grazie un caro saluto
Dott.ssa Lavinia Salvati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, ho letto la sua storia e percepisco quanto stia vivendo una situazione di sofferenza. Credo che, nonostante il percorso già intrapreso, potrebbe essere utile valutare l’idea di riprendere un lavoro personale, per sé, con l’obiettivo di comprendere meglio e sciogliere ciò che oggi sembra essere in una fase di stallo.
Resto a disposizione per qualsiasi altra informazione
Dott.ssa Mariella Schwederski
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Buongiorno,
la ringrazio per averci scritto. Si percepisce chiaramente la sofferenza legata alla situazione che sta vivendo, e desidero esprimerle la mia vicinanza.
Vorrei provare a rispondere con una domanda:
"Di cosa sente il bisogno in questo momento? Cosa potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di serenità?"
Posso immaginare che non sia semplice rispondere, soprattutto considerando il tono emotivo che descrive “…sembra a volte che sia depressa” il quale può rendere difficile avere una chiara consapevolezza di sé e dei propri bisogni.
Attraverso un percorso psicologico, è possibile esplorare insieme queste incertezze che oggi possono sembrare abissali. Questo potrà aiutarla a ritrovare nuove risorse dentro di sé e a costruire un senso di stabilità e benessere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Mariella Schwederski
Ha trascorso molti anni cercando di mantenere in piedi una relazione faticosa, spesso rinunciando a sé stessa per il quieto vivere. È comprensibile che ora si senta svuotata e apatica: dopo tanta tensione, il corpo e la mente chiedono una pausa. Sta però compiendo un passo importante, mettendo fine a un legame che non la fa più stare bene. Finché la convivenza continua, può provare a ritagliarsi piccoli spazi personali e chiedere supporto psicologico per sé, per ritrovare forza e direzione. Non è un fallimento: è l’inizio di una vita più autentica.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una grande stanchezza, frutto di anni in cui ha cercato di tenere insieme una relazione complessa, rinunciando spesso a se stessa pur di mantenere un equilibrio familiare. Si percepisce chiaramente il peso emotivo di una lunga storia in cui ha investito tanto, e ora si trova a fare i conti con la delusione, la rabbia e una profonda sensazione di vuoto. È naturale, dopo un percorso di questo tipo, sentirsi svuotata e senza energie, come se la vita si fosse fermata e ogni passo da compiere richiedesse uno sforzo enorme. La scoperta di un tradimento rappresenta spesso una frattura molto dolorosa, non solo per l’atto in sé, ma per tutto ciò che mette in discussione: la fiducia, il valore personale, la storia condivisa, le scelte fatte nel tempo. Quando a questo si aggiunge la mancanza di un vero confronto o di una presa di responsabilità da parte del partner, la ferita tende a riaprirsi continuamente, impedendo di trovare pace e di voltare pagina. Lei racconta di aver cercato, anche dopo quell’evento, di capire e di ricostruire, ma di aver trovato di fronte a sé chiusura e giustificazioni. Questo può far nascere dentro un forte senso di ingiustizia e di solitudine. La fase che sta attraversando ora è molto delicata. La convivenza forzata, in attesa della separazione effettiva, crea inevitabilmente tensione e ambiguità. Si è in una terra di mezzo: non più una coppia, ma nemmeno completamente liberi. In questa condizione diventa difficile respirare, difficile trovare spazi propri, difficile anche riconoscersi. L’apatia di cui parla, la fatica a reagire, possono essere un modo in cui la mente cerca di difendersi da un eccesso di stress e di dolore. È come se avesse bisogno di “spegnersi” un po’, dopo anni in cui ha dovuto reggere tutto. In parallelo, è comprensibile che si senta disorientata nel vedere un cambiamento improvviso nel comportamento di suo marito con i figli. Dopo tanto tempo in cui era lei a occuparsi di tutto, può apparire ingiusto e destabilizzante vederlo ora assumere un ruolo più attivo. È importante ricordare che questo non sminuisce il legame autentico che ha costruito con i suoi figli. Le relazioni non si misurano solo con le attenzioni più visibili, ma con la continuità, la presenza, l’affidabilità emotiva che lei ha sempre garantito loro. È probabile che i ragazzi stiano cercando un modo per gestire una situazione familiare complessa e che, nel tempo, troveranno un nuovo equilibrio anche con lei. La paura della solitudine è un sentimento umano e molto comune, soprattutto dopo tanti anni trascorsi all’interno di una relazione stabile, anche se dolorosa. Tuttavia, la solitudine non è per forza una condanna. Può diventare, passo dopo passo, uno spazio di ricostruzione. Potrebbe essere utile in questo periodo iniziare a prendersi piccoli momenti per sé, anche senza grandi obiettivi: camminare, ascoltare musica, riprendere contatti con persone che le trasmettono serenità, o magari dedicarsi a un’attività che da tempo ha messo da parte. Sono gesti semplici, ma aiutano a riaccendere il senso di vitalità e a riscoprire chi è, al di là del ruolo di moglie e madre. In questa fase non serve forzarsi a “stare bene” subito. Si conceda la possibilità di elaborare il dolore e la fatica, ma anche di costruire lentamente una nuova quotidianità. La separazione, seppur faticosa, può rappresentare un passaggio verso un’esistenza più autentica, in cui finalmente poter scegliere senza dover sempre mediare o rinunciare. Anche se ora il futuro può apparire incerto, con il tempo potrà diventare un orizzonte aperto, non più una minaccia ma un’occasione di libertà e riscoperta. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, leggendo le sue righe mi sembra di rendermi conto delle sue difficoltà che mi sembrano dettate dalla grande stanchezza e sfiducia in questa relazione. Così immediatamente una strada potrebbe essere fare un consulto psicologico, forse non così lungo, per rinforzarsi e trovare forza e voglia di vivere per percorrere la strada del confrontarsi da sola con il suo futuro e quello dei suoi ragazzi. Se ritiene posso essere a disposizione ( anche online). Buona serata! Dario Martelli
Dott.ssa Luisa Muto
Psicologo
Napoli
Ti ringrazio per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Quello che descrivi è un dolore profondo, che non nasce solo dal tradimento, ma da anni di adattamento e rinunce silenziose. È come se avessi passato una vita a mantenere l’equilibrio di una relazione che ti chiedeva sempre di tenere tutto insieme, e adesso — venuto meno quel ruolo — ti trovi svuotata, senza più la forza di muoverti.

L’apatia che senti non è debolezza, ma un segnale del tuo corpo e della tua mente che stanno cercando di metabolizzare anni di stress e di delusioni. Quando una persona vive troppo a lungo in modalità di sopravvivenza — “abbozzando”, come dici tu — a un certo punto il sistema si spegne, perché non riesce più a sostenere la tensione. È un rallentamento necessario, non una condanna.

È comprensibile che tu abbia paura del dopo: dopo una relazione lunga, in cui l’identità personale si è intrecciata completamente a quella del partner e della famiglia, è naturale sentire smarrimento. Ma questo “vuoto” che ora ti fa paura può diventare anche spazio, uno spazio tuo, da riempire con te stessa, con ciò che ti fa stare bene, con relazioni che non nascono più dal dovere ma dalla libertà.

Ti incoraggio, in questa fase, a non forzarti a “reagire”, ma a prenderti cura di te in piccoli passi: camminare, mangiare bene, riposare, cercare un sostegno professionale che ti accompagni nel rimettere insieme i pezzi della tua identità.

Separarsi non significa fallire: significa riconoscere che una forma di vita non ti corrisponde più. E questo, anche se oggi fa paura, è l’inizio di qualcosa di nuovo.

Dentro la stanchezza che senti, c’è una parte di te che vuole tornare a vivere — non come moglie o madre, ma come persona intera. E sarà proprio quella parte, se la ascolti, a guidarti nel tuo domani.
Lisa Muto
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno signora,
inizi a chiedersi "io che voglio davvero"?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Renata Maratea
Psicologo, Psicologo clinico
Portici
Buongiorno, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una storia così densa e dolorosa. Da ciò che racconta, emerge una grande fatica, ma anche una profonda capacità di tenere insieme la famiglia per tanti anni, nonostante le difficoltà. È importante riconoscere che questa ‘apatia’ che sente oggi non è un segno di debolezza, ma può essere compresa come la conseguenza di un lungo periodo in cui lei ha dovuto contenere, mediare, rinunciare e gestire da sola un equilibrio precario.
Nella prospettiva sistemico-relazionale, ciò che chiamiamo ‘sintomo’ – come la chiusura, la mancanza di energia o la tristezza – è spesso la voce di un sistema familiare che sta cercando un nuovo modo di funzionare. Dopo anni in cui il suo ruolo era quello di tenere unita la famiglia, oggi il sistema si sta modificando: la coppia si sta separando, i figli stanno diventando grandi, e lei si trova a dover ridefinire la sua posizione. È un passaggio faticoso, ma anche un momento di potenziale trasformazione.
La paura del ‘dopo’ è comprensibile: per molto tempo la sua identità è stata intrecciata a quella di moglie e madre, e ora le viene chiesto — interiormente e concretamente — di ricostruire un senso di sé più autonomo. Questo non significa cancellare il passato, ma riconoscere cosa vuole portare con sé e cosa desidera lasciare andare.
Sarebbe utile in questo momento lavorare sul significato di questa ‘apatia’: che cosa le sta dicendo di sé, dei suoi bisogni, dei suoi limiti e desideri? Spesso, quando non riusciamo più a fare, è perché per anni abbiamo ‘fatto troppo’ per gli altri, e il corpo e la mente chiedono una pausa, uno spazio per ascoltarsi. Non serve forzarsi a reagire subito: può essere più utile cominciare ad ascoltare cosa prova, senza giudicarsi.
Potrebbe esserle d’aiuto un percorso psicoterapeutico centrato sulla rielaborazione del legame di coppia e sulla ridefinizione dei legami familiari. In terapia, si può lavorare su come ciascuno — lei, suo marito, i figli — sta occupando nuovi ruoli, e su come trasformare il dolore e la rabbia in risorse per ripartire. A volte la separazione non è la fine del sistema, ma l’inizio di una sua nuova organizzazione, più autentica e sostenibile per tutti.
Infine, rispetto alla solitudine che teme: spesso, quando uno spazio relazionale si svuota, non si tratta solo di ‘restare soli’, ma di imparare a stare con sé stessi in un modo nuovo. Recuperare legami, anche piccoli — un’amica, un’attività, un interesse personale — può essere un primo passo per riscoprire parti di sé che per anni sono rimaste in ombra.
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Suo marito è spaventato, per questo credo abbia detto quella frase infelice, ma credo che anche lei provi lo stessa emozione in questo momento, ma nell'attesa dell'atto di separazione, si potrebbe provare a vivere nel quieto vivere, intento chiarendo che i figli non hanno bisogno di essere Accaparrati, perchè sono persone che provano sentimenti nei confronti dei genitori e lo fanno a prescindere da quello che gli si dice, oltre tutto la invito a provare a vivere questa divisione delle responsabilità come un momento per poter fare le sue cose, lei non verrà mai estraneata dal suo ruolo di madre solo perchè suo marito si presta a prendere e lasciare i figli. Ogni genitore ha il diritto e il dovere di contribuire all'educazione dei figli, mettersi d' accordo nello svolgimento degli impegni familiari, quotidiani potrebbe riportare un pò di serenità. I ragazzi come vivono questo "nuovo padre" più presente?
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente. Grazie per aver condiviso la tua situazione.
È del tutto comprensibile che tu ti senta apatica, stanca, quasi “svuotata”: hai tenuto in piedi per anni una relazione faticosa, cercando di mediare, adattarti, evitare scontri e ora che ti stai finalmente difendendo, tutto il peso emotivo ti sta cadendo addosso.
Quello che descrivi è un periodo di transizione: una parte della tua vita (la coppia, la famiglia come l’hai sempre vissuta) si sta chiudendo, ma la nuova non è ancora iniziata. È normale sentirsi “sospesa”, senza energia o prospettiva. Non è pigrizia o depressione vera e propria: è una risposta di esaurimento emotivo e lutto. Stai elaborando una perdita importante quella del “noi”, ma anche di un’idea di te come moglie e madre.
Concediti di non essere subito forte, produttiva o positiva. Ora il tuo compito è solo attraversare questo momento, non saltarlo.
Il fatto che tuo marito resti in casa “perché non ha soldi” e intanto reciti la parte del padre premuroso può essere molto destabilizzante. È come se ti tenesse ancora dentro un copione che non vuoi più recitare.
Non potendo (ancora) cambiare la situazione pratica, puoi lavorare sui confini interni:
riduci la comunicazione al minimo indispensabile, neutra e funzionale (“cose pratiche, non emotive”).
Ricordati che la sua improvvisa attenzione ai figli non è una gara, anche se lui la vive così. I ragazzi vedono più di quanto sembri, e nel tempo riconosceranno la tua coerenza e autenticità.
Quando ci si svuota dopo anni di adattamento, bisogna ricominciare da sé in piccole dosi, come si riaccende una brace. Prova, senza forzarti, a riprendere qualcosa che un tempo ti piaceva (anche solo leggere, camminare, ascoltare musica, cucinare per piacere e non per dovere, uscire da casa almeno una volta al giorno, anche per una passeggiata di 10 minuti).
Anche una psicoterapia individuale può aiutarti a elaborare il lutto e a ricostruire la tua identità dopo tanti anni di adattamento (molte donne nella tua situazione ne traggono un beneficio profondo).
È naturale che tu sia spaventata: dopo tanti anni “in coppia”, l’idea del dopo fa paura ma il dopo non è solo vuoto, è spazio. E in quello spazio, piano piano, tornerai a scoprire chi sei, cosa ti piace, cosa desideri.
Molte donne che ho accompagnato in fasi simili raccontano che, dopo la separazione e un periodo di assestamento, hanno cominciato a sentirsi più libere, più vere e anche più vicine ai figli (in modo più autentico, non mediato dal conflitto).
Non devi arrivarci subito ma tienilo come orizzonte. Il dolore di ora è un passaggio, non una condanna.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Roberta Portelli
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Botticino sera
Buongiorno signora, mi spiace per il suo periodo complicato. Non so quale sarà il percorso che concorderete per il vostro matrimonio, ma dal suo scritto percepisco la necessità, a questo punto della vita, di ritrovarsi, di concentrarsi su sé stessa, sulle sue aspettative, bisogni, progetti. Credo che un percorso psicoterapeutico individuale possa aiutarla molto in tal senso. Un cordiale saluto,dott.ssa Portelli
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia

Gentile paziente,quello che descrivi è il risultato di anni in cui hai messo da parte te stessa per mantenere la stabilità della famiglia. Quando ci si adatta troppo a lungo, arriva un momento in cui il corpo e la mente si spengono per proteggersi: è la stanchezza profonda che oggi senti come apatia o tristezza.

Non è debolezza, ma un segnale di esaurimento emotivo dopo anni di fatica e delusioni. Ora non serve aggiustare la coppia, ma ricostruire te stessa, ritrovare identità, energia e desideri che hai dovuto mettere da parte.
In percorsi come il tuo si lavora per tornare a sentirsi vive, a scegliere, a progettare con fiducia anche dopo una lunga storia. Si può davvero ripartire un passo alla volta e tornare a sentirsi al centro della propria vita.
Ricevo su appuntamento e svolgo colloqui anche online, per chi sta attraversando separazioni o momenti di svuotamento emotivo.

Con empatia,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica – Psicodiagnosta forense-Coordinatore genitoriale

Sicuramente in questo momento di transizione sono molte le emozioni che sta vivendo.
La situazione che sta attraversando è complessa e vale la pena affrontare una cosa per volta, un piccolo passo ogni volta.
Inoltre è importante riprendere contatto con se stessi, con i propri interessi, hobby ... alla riscoperta di quanto è importante la propria dimensione personale anche per ritrovare l'energia necessaria e rinnovata per continuare il cammino.
Un caro saluto
Dott.ssa Margherita Atzori
Psicologo, Psicologo clinico
Aprilia
Gentile signora, la sua testimonianza racconta un percorso lungo e complesso, fatto di adattamenti, sofferenze taciute e tentativi di tenere insieme una relazione che nel tempo è diventata sempre più faticosa. Quello che descrive: l’apatia, il senso di svuotamento, la paura per il futuro e la percezione di essere “sostituita”, non sono segno di debolezza, ma spesso sono la conseguenza naturale di anni di tensione emotiva e frustrazione accumulata.
Il tradimento e la separazione, anche quando attesi o scelti, rappresentano comunque una frattura profonda, che può far emergere sentimenti di tristezza, rabbia, senso di smarrimento e perdita di riferimenti. È molto comune, in questa fase, provare paura per il “dopo” e sentirsi senza energie: la mente e il corpo stanno elaborando un lutto.
In situazioni come la sua, un percorso di supporto psicologico individuale può essere molto utile per rielaborare ciò che è accaduto e ricostruire la propria identità al di là del ruolo di moglie e madre; gestire l’apatia e le paure legate alla solitudine e al cambiamento; rafforzare le proprie risorse personali e riprendere fiducia nelle proprie capacità; ristabilire un equilibrio nella relazione con i figli.
Separarsi non significa fallire, ma scegliere di smettere di sopravvivere per iniziare a vivere in modo più autentico. Con il giusto supporto, è possibile attraversare questa fase di transizione e ricostruire un nuovo equilibrio, anche se oggi può sembrare difficile immaginarlo.
Le auguro una buona riflessione e una buona giornata.
Dott.ssa Ida Daniele
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quarto
salve, purtroppo e fortunatamente non esiste un manuale della "cosa giusta da fare" potrebbe essere utile affacciarsi a questa nuova fase della sua vita e cercare di capire mano mano cosa sia più giusto fare, con l'aiuto, parallelo, di un supporto psicologico. Nulla cambia se non cambia qualcosa. Non abbia paura del cambiamento. Se vuole sono qui.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

la situazione che descrive è complessa e comporta numerosi aspetti emotivi, relazionali e pratici. È comprensibile sentirsi demotivata, apatica e preoccupata per il futuro dopo anni di tensioni e tradimento, soprattutto quando ci sono figli coinvolti e cambiamenti significativi nella vita familiare.

In questi casi è molto consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutarla a esplorare le sue emozioni, a gestire l’ansia e la tristezza, e a sviluppare strategie per affrontare la separazione e il percorso verso una nuova autonomia, anche nel rapporto con i figli.

Rivolgersi a un professionista può offrire supporto concreto e strumenti pratici per affrontare questi momenti delicati e ridurre il senso di sopraffazione e isolamento che descrive.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buonasera. Hai passato anni mettendo da parte te stessa per tenere tutto insieme.
Ora che quel legame si è rotto, ti senti vuota e senza direzione.
In realtà, è il momento in cui puoi cominciare a capire chi sei tu, non come moglie o madre, ma come donna.
È come se il tuo desiderio — quello che hai messo da parte per anni — stesse bussando alla porta.
Ascolta cosa senti, anche se è confuso. Da lì potrà nascere qualcosa di nuovo, più tuo, più autentico.
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
È del tutto comprensibile che tu ti senta svuotata e spenta dopo tanti anni di compromessi, tensioni e delusioni. Hai vissuto a lungo cercando di tenere in piedi un rapporto faticoso, e ora che stai prendendo una direzione diversa, il tuo corpo e la tua mente sono esausti: è normale sentirsi apatici o depressi dopo un periodo così prolungato di stress emotivo.
Ciò che provi non è debolezza, ma il segnale che hai bisogno di recuperare energie e identità. Per anni sei stata moglie e madre dentro uno schema definito; ora ti stai riscoprendo come donna autonoma, e questo passaggio è anche una possibilità di rinascita.
Nel frattempo non pretendere troppo da te: concentrati su piccole routine che ti facciano sentire viva (una passeggiata, un pasto curato, un incontro con un’amica), e proteggi le tue energie evitando scontri inutili con tuo marito. Quando sarà possibile, un percorso di sostegno psicologico potrà aiutarti a ritrovare equilibrio e direzione.
Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Cara, ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità un momento così complesso della tua vita. Dopo anni di tentativi di mediazione, compromessi e adattamenti, è naturale che ora tu senta una profonda stanchezza e un senso di apatia: è come se la tua mente e il tuo corpo avessero bisogno di “fermarsi” dopo aver lottato troppo a lungo.
In fasi come questa, è frequente oscillare tra rabbia, paura e vuoto, soprattutto quando il contesto familiare rimane sospeso e non si riesce ancora a voltare davvero pagina.
L’approccio breve strategico può aiutare proprio a rompere questa paralisi, lavorando in modo concreto su come affrontare il presente — non solo per superare la chiusura emotiva, ma anche per ritrovare direzione, energia e fiducia nel dopo.
Se desideri, possiamo fissare un primo colloquio per valutare insieme come riprendere in mano il tuo equilibrio e costruire nuove prospettive personali. Un caro saluto.
Buongiorno,

La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Quello che racconta è il vissuto di una donna che per anni ha portato avanti un progetto di coppia e di famiglia con impegno, sacrificio, e tanta dedizione, spesso mettendo da parte sé stessa per il bene degli altri. È comprensibile che oggi si senta stanca, confusa, delusa e anche spaventata, soprattutto se ha la sensazione di essere rimasta sola, sia nella coppia che nel suo ruolo genitoriale.
Quello che mi colpisce nella sua storia è la centralità delle relazioni: lei si è sempre presa cura degli equilibri familiari, si è adattata, ha mediato, ha “tenuto insieme”, anche a costo di sacrificare parti importanti di sé. Questo è un ruolo che molte donne (madri, mogli, figlie) finiscono per assumere, spesso in modo invisibile, quasi scontato. Ma è un ruolo che alla lunga può svuotare, logorare, e far sentire non riconosciute.
Ciò che sta vivendo può essere visto come una crisi evolutiva, non solo dolorosa ma anche portatrice di un possibile cambiamento. La separazione (anche se ancora non concretizzata) segna un punto di rottura rispetto a un modo di stare in relazione che ormai non funziona. Unitamente alla fatica del dover ricostruire e riscoprire una propria identità personale che vada oltre i soli ruoli di moglie e madre. Questo passaggio però la mette anche di fronte a nuove domande: chi sono io oggi, fuori da questo legame di coppia? Cosa voglio per me? Come posso (ri)orientare la mia vita ora che i figli sono quasi adulti?
Mi colpisce, nella sua narrazione, come sia cambiata la disponibilità del padre nei confronti dei figli ed è proprio la modalità attuale che dice essere quella che non gli appartiene. Parlare di “accaparrarsi i ragazzi” potrebbe far scivolare nella direzione della competizione genitoriale, togliendo lo spazio a quello che di buono l’altro ha fatto nel corso di questi anni. Perchè se da un lato è vero che si può smettere di essere coppia coniugale, dall’altro è vero anche che non ci può essere una destituzione in quanto coppia genitoriale. Proprio per questo è fondamentale prestare attenzione a come si costruiscono oggi le nuove relazioni all’interno della famiglia, in un momento di transizione così delicato. Quando la coppia coniugale entra in crisi o si separa, c’è il rischio che le tensioni irrisolte vengano spostate sul piano genitoriale, trasformando i figli in alleati, testimoni o addirittura strumenti di conferma del proprio valore. Ma questo tipo di dinamica, anche se nasce da un bisogno di legittimazione o di riconoscimento, può intrappolare i ragazzi in ruoli ambigui, caricandoli di responsabilità emotive che non spettano loro. Il lavoro da fare, ora, è proprio quello di mantenere — per quanto possibile — una cornice adulta, dove ciascuno possa restare genitore a pieno titolo, senza bisogno di “vincere” sull’altro, e dove i figli possano sentirsi liberi di costruire un rapporto distinto con ciascun genitore, senza dover scegliere o schierarsi. Così sarà possibile trasformare questa crisi in un passaggio evolutivo, anziché in una frattura.
In momenti come questo, non è necessario affrontare tutto da soli, soprattutto quando il peso è troppo grande o la direzione sembra confusa.
Se lo desidera, resto a disposizione per approfondire insieme ciò che sta vivendo e offrire uno spazio di confronto e riflessione.

Un caro saluto,
Chiara
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
dalle sue parole emerge tutta la fatica, la delusione e la tristezza che sta attraversando dopo tanti anni di relazione. È del tutto comprensibile che, dopo aver cercato a lungo di mantenere l’equilibrio nella coppia e di mediare per il quieto vivere, oggi si senta svuotata, apatica e con la paura del futuro.

Quando una storia lunga e significativa si incrina — soprattutto dopo un tradimento e una separazione ormai inevitabile — è normale sperimentare stanchezza emotiva, ansia e timore di restare soli. Si tratta di una fase di elaborazione, simile a un lutto, in cui la persona deve gradualmente riorientarsi e ricostruire la propria identità.

Non c’è nulla di sbagliato in ciò che sta provando: dopo anni trascorsi a prendersi cura della famiglia e dei figli, può essere difficile riconnettersi ai propri bisogni e riscoprire cosa fa stare bene davvero. Tuttavia, questa fase può anche rappresentare un punto di svolta, un’occasione per ritrovare equilibrio, autostima e nuovi interessi personali.

Un percorso psicologico può essere molto utile per affrontare il dolore legato alla separazione, gestire le emozioni contrastanti e ritrovare fiducia nel proprio futuro. Uno spazio di ascolto e riflessione può aiutarla a rielaborare la fine della relazione e a ripartire con maggiore consapevolezza e serenità.

Il fatto che abbia scelto di chiedere aiuto e di mettere in parole il proprio disagio è già un passo importante verso la ricostruzione di sé.

Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Venitucci
Dott.ssa Letizia Turchetto
Psicologo, Psicologo clinico
Ponte di Piave
Gentile Utente, buongiorno. Dal suo messaggio posso cogliere la fatica che questa situazione ha comportato, dopo essersi protratta per molto tempo. Quando una situazione così delicata si prolunga e non sfocia in accordi condivisi, piano piano lo stress e la stanchezza fisica e mentale portano ad un punto importante, ovvero si giunge alla consapevolezza che forze c'è bisogno di un cambiamento. Come ogni novità, è una fase di vita che passa per l'assestamento, e la preoccupazione di doversi riconoscere in una fase nuova.
Consideri la possibilità di aprirsi e portare i propri timori e le proprie sofferenze in un percorso psicologico di sostegno e supporto. Tale setting le consentirebbe di far luce sui propri vissuti e le permetterebbe di potenziare aspetti di sè in cui facciamo fatica a credere, soprattutto quando siamo in situazioni di fatica da molto tempo.
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto

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