Buongiorno soffro di ansia e attacchi di panico e sto facendo un percorso terapeutico già rispetto i

29 risposte
Buongiorno soffro di ansia e attacchi di panico e sto facendo un percorso terapeutico già rispetto il mese scorso, il mio umore è migliorato molto e non mi faccio prendere dal panico, ma soffro anche di somatizzazioni è possibile che anche quando io stia bene, e non ci pensi il mio corpo somatizza comunque inducendo sintomi fisici dopo quanto anche se il mio umore è migliorato e e non mi faccio prendere più dal panico il mio corpo smetterà di mandarmi questi segnali
Caro utente,
è assolutamente normale poichè il corpo somatizza finché sente ancora che ci sia qualcosa che non va. Si dia tempo e visto che già vede miglioramenti continui con il percorso iniziato poichè è la strada giusta.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella

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Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, quello che descrive è coerente con il percorso che sta facendo.
Quando si lavora su ansia e attacchi di panico, spesso il primo cambiamento riguarda la componente più consapevole: l’umore migliora, la gestione del panico diventa più efficace e la paura diminuisce. Questo è già un indicatore molto positivo.
Le somatizzazioni, però, seguono tempi diversi. Il corpo tende a mantenere più a lungo uno stato di attivazione, perché ha “imparato” nel tempo a funzionare in modalità di allerta. Anche se a livello mentale lei sta meglio, il sistema nervoso può continuare temporaneamente a produrre sintomi fisici.
Questo non significa che il percorso non stia funzionando, ma piuttosto che è in corso una fase di assestamento.
Con il tempo, soprattutto se i sintomi vengono riconosciuti e accolti senza interpretarli come pericolosi, il corpo tende progressivamente a ridurre queste manifestazioni fino a farle scomparire.

In sintesi:
sì, è possibile stare meglio e avere ancora sintomi fisici, ma nella maggior parte dei casi questi sono gli ultimi a ridursi.
Continui il percorso con fiducia, perché i segnali che riporta indicano che sta andando nella direzione giusta.
Buona giornata.

Dott. Fiori
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Rispetto a sua domanda vorrei rassicurarla: il fatto che l'umore sia migliorato e che tu gestisca meglio il panico è un ottimo traguardo.
Il tuo corpo continua a mandarti segnali anche se ti senti meglio perchè il sistema nervoso non è un interruttore che si spegne istantaneamente.
E' come se i tuoi circuiti fisiologici stanno ancora "smaltendo" lo stress accumulato.
Non credo esista una data di scadenza precisa, perché ogni individuo è unico. Man mano che la tua fiducia nella stabilità del suo umore crescerà e tutto tornerà nella norma.
Mi sembra che la strada sia giusta e che questa sia solo l'ultima fase del processo di assestamento.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sabrina Germi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castegnero
Gentile paziente, il fatto che il suo umore sia migliorato e che gli attacchi di panico siano sotto controllo è un eccellente indicatore di ranking positivo nel suo percorso di guarigione. Tuttavia, ciò che sperimenta è un fenomeno comune: la "latenza" della risposta fisica.
Anche quando la "pagina" (la mente) è aggiornata e sta bene, il corpo conserva una cache di vecchi dati. Il sistema nervoso ha una memoria storica; continua a inviare segnali di allerta perché l'abitudine biochimica all'ansia è ancora indicizzata nei suoi muscoli e organi.
Non esiste un timer universale, ma la somatizzazione smette di inviare segnali quando il corpo riceve una conferma costante di sicurezza (uptime) per un periodo prolungato. Più lei ignora questi sintomi senza spaventarsi, più velocemente il "motore di ricerca" del suo cervello smetterà di considerarli rilevanti, portandoli verso l'obsolescenza.
Il segreto è non considerare il sintomo fisico come un "errore di sistema" (bug), ma come un residuo di lavorazione.
A dsiposizione,
saluti

Il mio consiglio strategico: Continui a monitorare il miglioramento dell'umore come sua metrica principale. Il corpo si allineerà naturalmente non appena l'algoritmo della sua serenità diventerà stabile e privo di "fluttuazioni" emotive.
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissimo/a, grazie per la condivisione. Si, quello che ha immaginato è possibile, e credo che parlarne con il suo terapeuta potrebbe aiutare entrambi a comprendere la sintomatologia che la accompagna.
Saluti
AV
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, in merito a quanto scrive, certo è possibile che il suo corpo somatizzi nonostante il suo umore sia migliorato. Il consiglio è di parlarne all'interno del suo percorso con il/la collega che la sta seguendo e capire meglio insieme come procedere. Resto a sua disposizione, buona giornata.
Salve!
Quello che descrivi riguardo alle somatizzazioni è un fenomeno molto comune.
Il sistema nervoso ha una sorta di "memoria", anche quando la mente razionale si sente calma e l'umore è stabile, il corpo può rimanere in uno stato di allerta residua. Ci vuole tempo affinchè il sistema nervoso si "ricalibri" su un nuovo stato di sicurezza.
Continua il tuo percorso affrontando questo tema con il tuo psicoterapeuta.

Dott.ssa Anna Apicelli
Dott. Maurizio Rossetti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Castellanza
Buongiorno,

quello che descrive è molto comune nei percorsi sull’ansia:
la mente inizia a stare meglio… ma il corpo sembra “andare più lento”.

Sì, è assolutamente possibile che, anche quando si sente più tranquilla e non entra più nel panico, il corpo continui a mandare segnali fisici. Non è un segno che qualcosa non sta funzionando, ma spesso è parte del processo.

Ci sono alcuni aspetti utili da tenere a mente.

1. Il corpo ha una memoria più lenta della mente.
Anche se oggi gestisce meglio l’ansia, il sistema nervoso è stato allenato per un periodo a stare in allerta. È come se fosse ancora “abituato” a reagire, anche quando il pericolo non c’è più davvero.

Per questo i sintomi fisici possono comparire anche senza un pensiero ansioso evidente.

2. Le somatizzazioni non sono pericolose, anche se sono fastidiose.
Spesso il problema non è il sintomo in sé, ma l’interpretazione che gli diamo. Se il corpo manda un segnale e noi lo leggiamo come qualcosa di allarmante, il sistema si riattiva.

Una piccola strategia può essere questa: quando compare un sintomo, può provare a dirsi “È il mio corpo che si sta regolando, non c’è un pericolo reale”. Non per convincersi a forza, ma per cambiare gradualmente il modo in cui lo interpreta.

3. Il miglioramento non è lineare.
Può capitare di stare meglio a livello emotivo e avere ancora qualche strascico fisico. Questo non significa tornare indietro, ma attraversare una fase intermedia.

4. Il fatto che non entri più nel panico è già un cambiamento importante.
Significa che sta sviluppando nuove modalità di risposta. Con il tempo, anche il corpo tenderà ad allinearsi, ma spesso ha bisogno di più gradualità.

Non c’è un “tempo preciso” uguale per tutti.
Dipende da quanto a lungo il corpo è stato in allerta e da quanto riesce, nel presente, a non alimentare quel circolo con preoccupazioni o tentativi di controllo.

Se continua il percorso che sta facendo e mantiene questo atteggiamento, è molto probabile che i segnali fisici si riducano progressivamente.

Più che “farli sparire”, l’obiettivo iniziale è imparare a non farsi guidare da quei segnali.
Paradossalmente, è proprio questo che permette al corpo, piano piano, di spegnersi.

Sta già andando nella direzione giusta.

Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Calò
Psicologo, Psicologo clinico
Trani
Buongiorno,
quello che descrive è coerente con i percorsi d’ansia: spesso il corpo ha tempi diversi rispetto alla mente e può continuare a “parlare” anche quando il panico sembra sotto controllo.
È importante considerare che questi meccanismi non si risolvono in pochi incontri, soprattutto quando il coinvolgimento è anche corporeo e radicato nel tempo.
Il miglioramento dell’umore è già un segnale molto positivo, ma la riduzione stabile delle somatizzazioni richiede continuità e fiducia nel percorso terapeutico.
Con il tempo, lavorando in modo costante, anche il corpo impara gradualmente a ridurre questi segnali.
Il punto centrale è non interpretare i sintomi come un fallimento, ma come parte del processo di cambiamento.
Continui a affidarsi al suo terapeuta: sta andando nella direzione giusta.
Un cordiale saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile Utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
E' molto importante che abbia deciso di affrontare con un professionista il momento che sta attraversando, prendersi cura di lei è il primo passo per poter ritrovare un equilibrio interno. Il fatto che ancora oggi sperimenti somatizzazioni è del tutto comprensibile, per quanto sarebbe comunque importante che ne possiate parlare all'interno del suo percorso terapeutico. Si conceda del tempo, capisco che vorrebbe lasciarsi subito alle spalle i momenti negativi che ha provato, ma lavorare con questi vissuti richiede pazienza, accoglimento e fiducia. Sono sicuro che con la persona che la sta seguendo potrete trovare le giuste modalità che la facciano sentire il più possibile ascoltato e accolto, in modo da ritrovare una serenità e una spensieratezza che in molte circostanze ha sentito mancare.
Le auguro il meglio,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott. Ciro Napoletano
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Buongiorno,
quello che descrive è molto frequente nei percorsi su ansia e panico, ed è anche un segnale importante: qualcosa dentro di lei sta già cambiando, ma il corpo ha tempi diversi rispetto alla mente.

Dal punto di vista sistemico, possiamo pensare ai sintomi fisici non come “errori” ma come un linguaggio: il corpo ha imparato per un certo periodo a segnalare allarme in modo intenso, e anche se oggi lei si sente meglio e gestisce il panico, quel sistema può continuare ad attivarsi automaticamente, un po’ per abitudine.
È quindi possibile che i sintomi somatici compaiano anche quando “mentalmente” sta bene e non ci sta pensando. Non significa che il percorso non stia funzionando, ma che il cambiamento sta ancora integrandosi a livello più profondo.
Buongiorno,
non conoscendo nel dettaglio il lavoro che sta facendo con il/la collega né le situazioni specifiche, posso darle uno spunto generale utile in questi casi.
Il fatto che l’umore sia migliorato e che riesca a non farsi più prendere dal panico è già un risultato importante: significa che qualcosa è cambiato e sta funzionando.
È possibile che il corpo continui a mandare segnali anche quando “mentalmente” sta meglio, è un processo "normale" di assestamento. Più che chiedersi quando passeranno, può essere utile lavorare in modo operativo su ciò che è già cambiato:
- quando i sintomi sono meno intensi o assenti?
- cosa fa di diverso in quei momenti?
- come reagisce oggi rispetto a prima quando compaiono?

Queste risposte ci forniscono elementi importanti per proseguire nel miglioramento.
Spesso prima cambiamo noi e poi il corpo si riallinea. Più riesce a non entrare nel meccanismo controllo–evitamento più il sistema tende a spegnersi.
Quindi la strada non è aspettare che i sintomi spariscano per stare bene, ma continuare e fare di più ciò che già sta funzionando. È proprio da lì che, nel tempo, anche il corpo tende a ridurre i segnali.
Dott.ssa Melania Monaco
Dott.ssa Elvira Carpentieri
Psicologo, Psicologo clinico
San Giorgio del Sannio
Buongiorno,
quello che descrive è un’esperienza molto comune nelle persone che soffrono di ansia e attacchi di panico. È positivo che lei stia già notando un miglioramento dell’umore e della gestione del panico: si tratta di un segnale importante che il percorso terapeutico sta andando nella giusta direzione.
Per quanto riguarda la sua domanda, sì, è assolutamente possibile che il corpo continui a manifestare sintomi fisici anche quando a livello mentale si sente meglio o non sta pensando attivamente all’ansia. Le somatizzazioni, infatti, sono il risultato di un sistema nervoso che è stato a lungo “in allerta” e che può impiegare più tempo per tornare a uno stato di equilibrio.
Mente e corpo non sempre procedono alla stessa velocità: spesso il cambiamento cognitivo ed emotivo arriva prima, mentre il corpo ha bisogno di più tempo per “disimparare” certe reazioni automatiche.
Un aspetto importante è cercare, quando compaiono i sintomi fisici, di non interpretarli come segnali di pericolo, ma come espressioni di un sistema che si sta ancora regolando. Questo atteggiamento, nel tempo, contribuisce a ridurre il circolo vizioso tra paura e sintomo.
Lavorando sulla consapevolezza emotiva e sulla regolazione delle risposte corporee, è probabile che anche i sintomi fisici si riducano gradualmente. Non esiste una tempistica uguale per tutti: dipende dalla storia personale, dall’intensità dell’ansia e da quanto tempo questi meccanismi sono presenti.
Continui con fiducia il percorso che ha intrapreso.
Un saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

è molto comune che, anche quando l’umore migliora e gli attacchi di panico diventano più gestibili, il corpo continui a “somatizzare”, cioè a manifestare sintomi fisici legati all’ansia. Questo accade perché il sistema nervoso ha memorizzato schemi di allerta e tensione che non si disattivano immediatamente. Con il proseguire del percorso terapeutico, l’apprendimento di strategie di regolazione emotiva e la graduale desensibilizzazione alle situazioni ansiogene, questi sintomi tendono a ridursi progressivamente. La velocità con cui diminuiscono varia da persona a persona e dipende da diversi fattori, tra cui la durata dei sintomi, il livello di stress e le tecniche apprese in terapia.

Per questo è consigliabile approfondire la situazione con lo specialista che ti segue, così da modulare eventuali strategie specifiche per il tuo caso.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Martina Rocchetti
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
quello che descrive ahimè è molto comune nei disturbi d’ansia. Anche quando l’umore migliora e gli attacchi di panico diminuiscono, il corpo può continuare per un po’ a “mandare segnali”. È come se il sistema di allarme interno fosse ancora un po’ sensibile, anche se la mente è più tranquilla.
Le somatizzazioni infatti tendono a ridursi più lentamente rispetto ai pensieri e alle emozioni. Questo non significa che il percorso non stia funzionando, anzi, il miglioramento che sta vivendo è un ottimo segnale.
Con il tempo e il proseguire della terapia, anche i sintomi fisici di solito si attenuano sempre di più, soprattutto imparando a riconoscerli e a non spaventarvisi.
Può comunque condividere questi aspetti con il suo terapeuta... lavorare direttamente sulle sensazioni corporee può essere molto utile.
Un caro saluto!
Buongiorno,
grazie per il messaggio.
Capisco ciò che descrive. Quando l’ansia si è radicata a lungo nel corpo, può accadere che le somatizzazioni continuino a manifestarsi anche mentre la mente sta meglio. È come se il corpo avesse bisogno di un po’ più di tempo per fidarsi del cambiamento e allentare la sua vecchia abitudine a “segnalare pericolo”.
Nel percorso terapeutico, man mano che la sua stabilità emotiva si consolida, anche il corpo tende gradualmente a ridurre questi segnali. Non è un interruttore, ma un processo: il corpo impara lentamente che non deve più difenderla come prima.
Il fatto che il suo umore sia migliorato e che non si lasci più travolgere dal panico è già un indicatore molto forte che stia andando nella direzione giusta! Il resto segue, con pazienza e continuità. Un saluto cordiale, Dott.ssa Michelle Borrelli
Dott.ssa Barbara Agnoli
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Gentile,
penso che i suoi siano dubbi legittimi, che condividerei col terapeuta che la sta seguendo, per avere un riferimento unico e per approfondire il lavoro che state facendo, buona vita
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Quello che descrivi è un classico e succede a tantissime persone: la mente capisce le cose e ingrana la marcia giusta, ma il corpo è un po’ più "lento" e pigro nel cambiare abitudini. Immagina che per mesi o anni il tuo corpo sia stato in "allarme rosso" costante. Ora che la tua mente si è tranquillizzata e l'umore è risalito, il tuo sistema nervoso ha ancora una sorta di "memoria muscolare" dell'ansia. È come se avessi spento l'incendio, ma le mura fossero ancora calde e continuassero a buttare fuori fumo. Non significa che stai male di nuovo, è solo il corpo che sta smaltendo i rimasugli di stress che ha accumulato per tanto tempo.
A volte somatizziamo proprio quando stiamo bene perché, finalmente, abbassiamo la guardia. Quando siamo in piena battaglia (nel picco dell'ansia), il corpo tiene botta; quando ci rilassiamo, lui si sente "autorizzato" a buttare fuori tutta la fatica arretrata. È un paradosso, ma quei sintomi fisici che senti ora potrebbero essere l'ultimo colpo di coda di un sistema che si sta resettando.
Non c'è una data precisa in cui smetteranno, ma di solito succede quando smetti di dargli troppa importanza. Se ti spaventi perché senti un sintomo, riaccendi l'allarme; se invece lo guardi e pensi "Ah, ecco il mio corpo che sta ancora scaricando la tensione di un mese fa", gli togli potere. Al tuo psicologo potresti proprio chiedere come fare per "tranquillizzare" il corpo ora che la testa sta già meglio, magari lavorando su come percepisci i segnali fisici senza trasformarli subito in preoccupazione.
Buongiorno,
sì, è possibile che i sintomi fisici legati all’ansia persistano anche quando l’umore migliora e gli attacchi di panico diminuiscono. Le somatizzazioni, infatti, spesso impiegano più tempo a ridursi rispetto ai pensieri ansiosi, perché il corpo può rimanere in uno stato di allerta anche quando a livello mentale si sta già meglio.
Il fatto che lei riferisca un miglioramento dell’umore e una maggiore capacità di gestire il panico è un segnale molto positivo e indica che il percorso terapeutico sta andando nella direzione giusta. Con il tempo e la continuità nel lavoro su di sé, anche i sintomi fisici tendono gradualmente a ridursi, soprattutto quando si imparano strategie per riconoscere e regolare le tensioni corporee.
Se i sintomi persistono, può essere utile parlarne apertamente con il suo terapeuta, così da integrare nel percorso anche tecniche specifiche per la gestione delle somatizzazioni.
Ricevo online e in presenza a Verona.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, quello che descrive è molto frequente nei percorsi di cura dell’ansia e degli attacchi di panico. Anche quando l’umore migliora e la gestione dei pensieri diventa più efficace, il corpo può continuare per un po’ a “parlare” attraverso sintomi fisici.

Mente e corpo fanno parte dello stesso sistema: il cambiamento non avviene tutto insieme, ma su più livelli e con tempi diversi. È possibile quindi che il corpo mantenga una sorta di “memoria” delle attivazioni precedenti e continui a inviare segnali anche quando lei si sente meglio a livello emotivo.

Questo non significa che il percorso non stia funzionando, anzi. Spesso è proprio una fase intermedia: il sistema sta cambiando, ma non è ancora completamente stabilizzato.

Con il tempo, e continuando il lavoro terapeutico, anche le somatizzazioni tendono a ridursi. Può esserle utile, quando compaiono, provare a leggerle non come un segnale di pericolo, ma come un messaggio del corpo che sta ancora regolando il proprio equilibrio.

Se riesce a mantenere questo atteggiamento più accogliente e meno allarmato, spesso l’intensità e la frequenza dei sintomi diminuiscono gradualmente.

Sta già facendo un lavoro importante: i miglioramenti che nota sono un segnale significativo del cambiamento in atto.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Ciao! Quello che stai vivendo è un passaggio molto comune nel percorso di guarigione. Spesso pensiamo che mente e corpo viaggino alla stessa velocità, ma non è sempre così.

In ottica neuropsicologica, il tuo corpo ha 'imparato' a stare in allerta per molto tempo. Anche se oggi la tua mente è più serena e non hai più pensieri catastrofici, il tuo organismo conserva una sorta di memoria procedurale dell'ansia. È come se il tuo sistema nervoso fosse un'orchestra che ha suonato musica tesa per anni: anche se il direttore d'orchestra (la tua mente) ha cambiato spartito e ora chiede una melodia calma, alcuni strumenti continuano per inerzia a emettere quelle note acute di tensione.

Le somatizzazioni che senti 'anche quando stai bene' non sono segnali di un ritorno del panico, ma sono la scia dell'attivazione passata. Il corpo ci mette un po' di più a 'disimparare' lo stato di allarme e a ritrovare un nuovo equilibrio (quella che chiamiamo omeostasi).

Quanto ci vorrà? Non c'è un cronometro fisso, ma il segreto è proprio quello che stai già facendo: non spaventarti dei sintomi. Se smetti di dare importanza a quei segnali fisici e li accetti come 'vecchi residui' che se ne stanno andando, toglierai loro il carburante. Più ti posizioni come una persona che 'sta bene nonostante il fastidio', più velocemente il tuo corpo capirà che può finalmente abbassare la guardia. Continua così, sei sulla strada giusta!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è un passaggio molto importante del suo percorso, e il fatto che lei abbia già notato un miglioramento dell’umore e una maggiore capacità di non farsi travolgere dal panico è un segnale davvero significativo. È comprensibile però che la presenza dei sintomi fisici continui a metterla in difficoltà e a farle sorgere dei dubbi. Sì, è assolutamente possibile che il corpo continui a manifestare sintomi anche quando mentalmente si sente meglio o quando non sta pensando attivamente all’ansia. Questo può sembrare strano, ma in realtà è coerente con il modo in cui mente e corpo funzionano insieme. Quando per un periodo si è stati esposti a livelli elevati di ansia, il corpo tende a “imparare” una certa reattività, come se rimanesse in uno stato di allerta più facile da attivare. Anche quando la mente inizia a calmarsi, il corpo può avere bisogno di più tempo per riadattarsi. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, si può immaginare che si sia creata un’associazione tra alcune sensazioni fisiche e l’ansia. Il corpo, anche in assenza di un pensiero consapevole, può attivare automaticamente queste risposte, come se seguisse una traccia già costruita. Non significa che stia peggiorando o che il lavoro fatto non stia funzionando, ma che il sistema sta ancora imparando una nuova modalità di funzionamento. Un altro aspetto importante è che a volte i pensieri legati all’ansia non sono sempre evidenti o consapevoli. Possono essere molto rapidi, quasi automatici, e attivare comunque una risposta fisica. Oppure può essere il corpo stesso a inviare un segnale che poi viene notato, e questo mantiene il circolo. In entrambi i casi, il punto centrale non è tanto eliminare subito il sintomo, ma modificare il modo in cui ci si rapporta ad esso. Il fatto che lei riesca a non farsi più prendere dal panico è già una trasformazione fondamentale. Significa che, anche quando il corpo manda segnali, la sua mente non li interpreta più come pericolosi allo stesso modo di prima. Questo è esattamente ciò che nel tempo permette al sistema di calmarsi. I sintomi fisici, infatti, tendono a ridursi progressivamente proprio quando smettono di essere vissuti come un allarme da cui difendersi. Rispetto alla sua domanda sul “quando passeranno”, è comprensibile desiderare una tempistica precisa, ma purtroppo non esiste un momento uguale per tutti. Ciò che si osserva però è che, continuando a lavorare in questa direzione, i sintomi diventano via via meno intensi, meno frequenti e meno disturbanti. Spesso la prima grande conquista è proprio quella che lei ha già raggiunto, cioè non farsi più travolgere. Il resto segue con un po’ più di gradualità. In questo senso, proseguire il percorso che ha iniziato può aiutarla a consolidare questi cambiamenti e a lavorare in modo più mirato proprio sulle somatizzazioni, comprendendo meglio i meccanismi che le mantengono e sviluppando un rapporto più sereno con le sensazioni corporee. Quello che sta vivendo non è un segnale che qualcosa non va, ma parte del processo di cambiamento. Il corpo sta imparando, proprio come la mente, e ha solo bisogno di tempo e di continuità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Chiara Pesce
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno,
quello che descrive è assolutamente possibile e, anzi, molto frequente nei percorsi legati ad ansia e attacchi di panico.
È importante sapere che mente e corpo non procedono sempre alla stessa velocità: il fatto che lei si senta meglio dal punto di vista dell’umore e riesca a gestire il panico è un segnale molto positivo, ma il corpo può impiegare più tempo per “disattivare” quei meccanismi di allerta che sono stati attivi a lungo.
Le somatizzazioni sono infatti associate a uno stato di iperattivazione fisiologica e a una maggiore sensibilità alle sensazioni corporee (interocezione). Anche quando l’ansia percepita diminuisce, il corpo può continuare temporaneamente a produrre sintomi fisici per una sorta di “apprendimento” precedente. Questo fenomeno è ben descritto nei modelli cognitivo-comportamentali del panico, che evidenziano come la riduzione della paura non coincida sempre immediatamente con la scomparsa dei sintomi fisici.
Le evidenze indicano però anche un aspetto molto importante: quando cambia il modo di interpretare e reagire ai sintomi (meno catastrofizzazione, meno evitamento), nel tempo si osserva una progressiva riduzione anche della loro intensità e frequenza.
Non esiste una tempistica precisa, ma il miglioramento corporeo tende a seguire quello psicologico, soprattutto se il percorso terapeutico continua in modo costante.
In questa fase può essere utile:
mantenere un atteggiamento di accettazione verso i sintomi fisici, senza interpretarli come segnali di pericolo
ridurre il monitoraggio costante del corpo
integrare tecniche di regolazione fisiologica (respirazione, rilassamento), come spesso indicato nei protocolli evidence-based.
Inoltre, è molto importante condividere questi aspetti con la professionista che la sta seguendo, così da poterli integrare nel percorso e adattare gli interventi in modo mirato.
Il fatto che lei riferisca già un miglioramento nella gestione del panico è un indicatore molto positivo: secondo la letteratura, questo è uno dei passaggi chiave che favorisce, nel tempo, anche la riduzione delle manifestazioni somatiche.
Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Pesce.
Dott.ssa Chiara Ganassi
Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Gentile utente, è un segnale molto positivo che il suo umore sia migliorato e che gli attacchi di panico siano rientrati; questo indica che il lavoro che sta svolgendo sta già portando i primi frutti.

Rispetto al suo dubbio sulla somatizzazione, è importante considerare che essa non è sempre direttamente collegata all'umore del momento. Spesso il corpo continua a esprimere sintomi fisici perché risponde a modalità profonde di gestione di alcuni contenuti emotivi che richiedono più tempo per essere elaborati.
Il lavoro sulla somatizzazione richiede solitamente una discesa più in profondità per imparare a gestire questi aspetti in modo più consapevole e pertanto ha bisogno di tempo.

La invito caldamente a portare queste sue preziose osservazioni e i suoi dubbi proprio all'interno delle sedute con il professionista che la sta seguendo: condividere con lui/lei questa impazienza del corpo e queste preoccupazioni sarà un passaggio fondamentale per il proseguimento della sua terapia.
Un saluto,
C.G.
Buongiorno,
sì, è possibile: il corpo può continuare a somatizzare anche quando l’umore è migliorato e gli attacchi di panico sono diminuiti. Questo accade perché certi schemi fisici legati all’ansia restano “memorizzati” nel sistema nervoso.
Con il tempo, il lavoro terapeutico porta gradualmente a ridurre questi segnali: man mano che il corpo si sente sicuro, le somatizzazioni diventano meno frequenti e intense.
Nonostante ciò, se desidera un approfondimento più mirato o un supporto complementare rispetto al percorso attuale, può contattarmi: sarò felice di seguirla e chiarire ogni dubbio.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
L’ansia, soprattutto se presente da tempo, lascia una sorta di attivazione di fondo che non si spegne subito con il miglioramento dell’umore, dunque è possibile che la sintomatologia somatica possa continuare.
Non veda questo aspetto come una regressione ma come parte del percorso di cura: serve ancora del tempo perchè lei si senta meglio anche dal punto di vista corporeo.
Continuando il percorso terapeutico e con un po' di tempo, questi segnali tenderanno a ridursi sempre di più. Si tratta per il momento di accoglierli senza allarmarsi e dar loro un signficato.
Si conceda del tempo, da quello che racconta sta già ottenendo dei risultati.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Stefania Borriello
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
intanto grazie per aver condiviso le sue difficoltà e i suoi dubbi, del tutto legittimi. Il lato positivo, come dice è che il processo terapeutico ha già iniziato a dare i suoi frutti, e non è cosa da poco. Il miglioramento dell'umore e l'attenuarsi degli attacchi di panico, sono già un grandissimo passo. Per quanto riguarda la somatizzazione, purtoppo non esiste una regola fissa. Lei ha bisogno del suo tempo e anche il suo corpo ne ha bisogno. Quello che le posso suggerire è di continuare a fidarsi del processo terapeutico e di dare valore ai progressi che già ha fatto.
Con la speranza che stia bene, le mando un caro saluto.
Dott.ssa Stefania Borriello
Grazie per aver condiviso la sua sofferenza.
Il fatto che lei stia facendo un percorso terapeutico è un ottimo passo per essere consapevoli di tutto ciò che abita il nostro inconscio e a cui viene data voce attraverso il corpo. Il corpo è certamente il luogo dove si acutizza tutto ciò che abbiamo vissuto, che non siamo riusciti a portare alla nostra consapevolezza, che non vediamo, di cui non ci rendiamo conto. Il suo corpo le sta dicendo che forse i sintomi psicologici sono migliorati, ma c'è qualche altra oscurità dentro di lei che deve diventare luce!.

un saluto

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