Buongiorno a tutti vi scrivo per chiedere un parere clinico sul mio quadro e sul tipo di percorso ps
Buongiorno a tutti vi scrivo per chiedere un parere clinico sul mio quadro e sul tipo di percorso psicoterapeutico più indicato per la mia situazione. Da diverso tempo soffro di una grave forma di evitamento e paura di uscire di casa. Più che una classica ansia sociale (paura del giudizio), percepisco il mondo esterno e gli altri — in particolare i ragazzi/coetanei — come una costante minaccia fisica ed emotiva, dalla quale sento la necessità assoluta di difendermi. Questa convinzione nasce da un passato di bullismo(non grave) e contesti svalutanti.(aggiungo che a 8 anni è spuntato il disturbo ossessivo compulsivo) Ho già alle spalle un percorso di due anni in Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), che purtroppo non mi ha portato i benefici sperati nel sbloccare i comportamenti pratici o nel farmi sentire al sicuro Attualmente sto iniziando un nuovo percorso farmacologico (che include uno stabilizzatore dell'umore) per raggiungere una maggiore stabilità biologica ed emotiva.Le mie domande sono: Come può essere inquadrato dal punto di vista diagnostico questo meccanismo di difesa viscerale e di evitamento? Quale approccio psicoterapeutico è maggiormente indicato quando la CBT classica non ha funzionato?aggiungo che alla paura si aggiunge la paura della persecuzione. Grazie.
3 risposte
Buongiorno, prima di tutto voglio ringraziarla per la chiarezza e la precisione con cui ha descritto ciò che sta attraversando. Vivere con la sensazione che il mondo esterno sia un posto minaccioso e pericoloso rende ogni uscita di casa un'esperienza davvero faticosa ed estenuante. È del tutto comprensibile che lei si senta esausto. Dal punto di vista psicologico, ciò che descrive non è una semplice ansia sociale (la classica paura del giudizio altrui), ma una vera e propria iper-vigilanza difensiva. Per fare chiarezza su ciò che sta accadendo, vorrei concentrarmi su un dettaglio a parer mio fondamentale. La sua mente sta cercando di proteggerla! Le esperienze di bullismo, i contesti svalutanti e l'insorgenza così precoce del Disturbo Ossessivo-Compulsivo hanno insegnato alla sua parte emotiva più profonda che l'altro può rappresentare un pericolo o un "persecutore". L'evitamento non è debolezza, è la risposta di difesa più forte che il suo sistema nervoso ha trovato per mantenerla al sicuro nel tempo. La scelta di affiancare una terapia farmacologica è molto preziosa per dare stabilità emotiva e fisiologica. Per lavorare sulle radici di questa difesa viscerale, gli approcci psicoterapeutici più indicati sono diversi, ma essendo specializzanda in Analisi Transazionale (AT) le spiego su cosa potrebbe aiutarla a lavorare. L’AT si focalizza in modo profondo sulla sicurezza interna e sulle dinamiche relazionali. Aiuta a sciogliere la convinzione che "il mondo è un nemico da cui difendersi" e a costruire un senso di protezione solido e autonomo. In ogni caso, il primo obiettivo di un nuovo percorso non deve essere la fretta di forzarsi ad uscire di casa, ma costruire una relazione di totale fiducia e sicurezza con il terapeuta. Solo quando sentirà che lo spazio terapeutico è un luogo davvero protetto, il suo sistema di allarme interno potrà iniziare a disattivarsi, permettendole di riaprirsi gradualmente verso l'esterno senza sentirsi minacciato. Lei ha già dimostrato una grande determinazione nel cercare nuove risposte e nel non arrendersi: si conceda il tempo necessario per trovare il professionista e il metodo più adatti a lei. Un caro saluto, Dott.ssa Ilaria Pennacchi
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Buongiorno, il meccanismo di difesa di evitamento è affine al diniego psichico, meccanismo in cui l' Io tende a proteggersi, non affrontando la situazione specifica, da persone, pensieri, situazioni, stati interiori che suscitano ansia profonda ed intollerabile. Le consiglio l' approccio psicoanalitico Se ha bisogno di approfondimenti, può scrivere Dott. Armando Masucci
Gentile utente, nel suo racconto mi colpisce soprattutto un aspetto: sembra che il mondo esterno venga vissuto non semplicemente come un luogo che genera ansia, ma come un ambiente dal quale è necessario proteggersi. Questa distinzione è importante, perché il suo evitamento potrebbe rappresentare una strategia difensiva che, pur offrendo un sollievo immediato, finisce progressivamente per limitare la sua libertà. Le esperienze di bullismo e svalutazione, anche quando vengono considerate non particolarmente gravi, possono contribuire a costruire una percezione di insicurezza nelle relazioni. Questo è un possibile elemento della sua storia, non necessariamente la spiegazione completa delle difficoltà attuali. Dal punto di vista diagnostico, sarebbe prematuro attribuire un’etichetta precisa. In particolare, la paura della persecuzione merita un approfondimento specifico: temere che gli altri possano farle del male, sentirsi costantemente minacciato o essere convinto di subire una persecuzione sono esperienze differenti, che richiedono valutazioni cliniche diverse. Per quanto riguarda la psicoterapia, nella mia esperienza professionale con un orientamento integrato, ritengo importante non fermarsi alla scelta di una scuola, ma costruire una formulazione del problema che tenga insieme la sua storia, le emozioni, le convinzioni di pericolo e i comportamenti di evitamento. Un lavoro terapeutico potrebbe quindi comprendere la costruzione di una maggiore sicurezza emotiva e relazionale, l’elaborazione delle esperienze svalutanti e un graduale recupero della possibilità di affrontare le situazioni oggi evitate. Considerata anche la storia di disturbo ossessivo-compulsivo, andrebbe verificato quanto questa componente sia ancora presente e come sia stata affrontata nella precedente terapia. Il mancato beneficio di due anni di CBT non significa necessariamente che quell’approccio sia inadatto a lei, né che serva semplicemente sostituirlo con un altro. Sarebbe utile comprendere quali aspetti siano stati trattati, quali interventi siano stati utilizzati e dove si sia verificato il blocco. Le suggerirei quindi una rivalutazione clinica approfondita, in collaborazione con lo psichiatra che la sta seguendo, per definire obiettivi e modalità di trattamento realmente adeguati alla sua situazione. L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto riuscire a uscire di casa quanto piuttosto arrivare a vivere il mondo esterno senza sentirsi continuamente costretto a difendersene. Un caro saluto, Gabriele
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
