Buongiorno a tutti, scrivo per fare chiarezza su alcuni punti emersi nelle precedenti risposte. Sono
Buongiorno a tutti, scrivo per fare chiarezza su alcuni punti emersi nelle precedenti risposte. Sono seguito da 5 anni dallo stesso specialista. Ho superato una fase acuta iniziale anche grazie al supporto di uno psichiatra e a una terapia farmacologica, conclusa con successo oltre due anni fa. Da allora sto bene, non prendo farmaci e gestisco la mia vita in autonomia. So che esistono ancora aspetti della mia vita non del tutto risolti, ma so come gestirli e riconosco che dipendono anche dal contesto familiare e relazionale in cui vivo. Trovo irrealistico l'invito, spesso emerso in seduta, a procedere "dritti come muli" ignorando l'ambiente circostante. Un anno fa ho ottenuto il passaggio a una frequenza quindicinale. Dopo 12 mesi con questa cadenza, di recente mi è stato posto un ultimatum rigido: tornare alla frequenza settimanale o interrompere. Le spese sono sostenute dalla mia famiglia e, a causa di un reale peggioramento delle condizioni economiche (maggiori uscite e minori entrate), raddoppiare il costo mensile è diventato oggettivamente ed effettivamente insostenibile. Non è una mancanza di volontà o di priorità, ma un limite economico concreto. Oltre a ciò, da tempo andare in seduta è un peso: vivo spesso momenti di stallo e lunghi silenzi senza una guida attiva, con uno stile relazionale che percepisco freddo e distaccato. L'ultimatum finale ha ulteriormente compromesso la fiducia e l'alleanza terapeutica. Grazie a tutti per i preziosi consigli
1 risposta
Buongiorno, condivide qui una situazione in cui si intrecciano il desiderio di mantenere il benessere raggiunto, la necessità di rispettare i propri limiti economici e la difficoltà di sentirsi ancora a proprio agio nella relazione terapeutica. Un percorso di psicoterapia, anche quando ha portato a importanti miglioramenti, può attraversare momenti di stallo. Tuttavia, è importante che la persona possa sentirsi ascoltata, compresa e coinvolta attivamente nel lavoro terapeutico, condividendo dubbi, difficoltà e obiettivi con il proprio terapeuta. Anche la frequenza delle sedute dovrebbe essere oggetto di un confronto aperto, tenendo conto sia delle esigenze cliniche sia delle possibilità concrete della persona. Se sostenere una seduta settimanale è diventato economicamente insostenibile, questo è un elemento reale da portare nella discussione, senza viverlo necessariamente come una mancanza di impegno. Le suggerirei di affrontare apertamente con il suo specialista la sensazione di distanza, i momenti di stallo e la perdita di fiducia che descrive. Le auguro di trovare una modalità di cura in cui possa sentirsi ascoltato e sostenuto, rispettando al tempo stesso i suoi limiti e le risorse di cui dispone. Cordiali saluti, AM
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