Buonasera, Vorrei avere un consiglio in quanto mia figlia di 15 anni non vuole mai fare i compiti,

36 risposte
Buonasera,
Vorrei avere un consiglio in quanto mia figlia di 15 anni non vuole mai fare i compiti, rimanda sempre, vuole solo uscire con le amichette. La scuola è sempre al secondo posto. Mi dareste dei consigli? Grazie.
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera,
quello che descrive è un comportamento molto comune nell’adolescenza, e capisco bene la sua preoccupazione. A 15 anni, i ragazzi attraversano una fase in cui il gruppo dei pari e il bisogno di autonomia diventano prioritari, mentre la scuola e le regole familiari perdono momentaneamente importanza.
Non è segno di “svogliatezza definitiva”, ma di un normale processo di crescita, anche se può essere difficile da gestire.
Le lascio alcuni suggerimenti pratici che possono aiutarla:

-Eviti di trasformare i compiti in una “battaglia quotidiana”: quando i genitori insistono troppo, i ragazzi spesso reagiscono opponendosi per affermare la propria indipendenza.
Provi a spostare l’obiettivo: non “devi studiare perché te lo dico io”, ma “studiare è uno strumento per la tua libertà e il tuo futuro”. Aiuti sua figlia a percepire la scuola come una scelta personale, non come un’imposizione.

Coinvolgetela nel decidere quando e come studiare: per esempio, dopo la merenda o dopo un’ora di relax, non appena rientra.
L’obiettivo è che senta di avere voce in capitolo sull’organizzazione del suo tempo.

Eviti frasi come “non ti interessa niente” o “sei sempre svogliata”: fanno sentire il ragazzo sotto accusa e rinforzano la resistenza.
Meglio usare un tono curioso e collaborativo: “Mi sembra che in questo periodo ti costi molta fatica metterti a studiare. C’è qualcosa che ti annoia o che ti mette in difficoltà?”

Spesso dietro alla procrastinazione ci sono insicurezze, ansia da prestazione o difficoltà organizzative, non solo pigrizia.

Invece di punire o togliere sempre qualcosa, provi usare rinforzi positivi:
“Se riesci a finire i compiti entro le 18, dopo puoi uscire con le tue amiche.”
L’obiettivo è aiutarla a sperimentare che impegnarsi le permette di avere più libertà, non meno.

Valuti un confronto con la scuola o con uno psicologo
Se la difficoltà nello studio persiste, può essere utile coinvolgere un insegnante di riferimento o uno psicologo scolastico, per capire se dietro ci siano fattori emotivi, di motivazione o di metodo di studio.

In sintesi: il comportamento di sua figlia non è raro, ma può diventare occasione per insegnarle a gestire il proprio tempo e le proprie responsabilità in modo più maturo.
Il segreto è passare dal controllo alla collaborazione.

Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli

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Dott.ssa Letizia Nobilia
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Buongiorno,
È comprensibile la sua preoccupazione: l’adolescenza è un periodo in cui le priorità cambiano e spesso le relazioni con i coetanei diventano centrali, mentre la scuola passa temporaneamente in secondo piano. Non è necessariamente un segno di disinteresse o pigrizia, ma parte del processo con cui i ragazzi cercano autonomia e identità.
Detto questo, è importante aiutarla a ritrovare un equilibrio tra libertà e responsabilità. Se nota che la situazione persiste o si accompagna a calo dell’umore, ansia o disinteresse più generale, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa aiutarla a capire cosa c’è dietro questa demotivazione e a supportare la ragazza nel ritrovare la sua motivazione interna.
Sta facendo bene a chiedere un confronto: l’adolescenza è un passaggio complesso, ma con un accompagnamento empatico e coerente può diventare un’occasione di crescita per entrambi. Un caro saluto
Cara utente,
i 15 anni è il pieno dell'adolescenza ed è normale e naturale voler passare del tempo in più fuori casa e in compagnia degli amici per un bisogno psicologico di socializzazione e crescita insieme ai pari. Le posso dunque consigliare di non tarpare le ali, ma di trovare insieme a sua figlia un nuovo equilibrio ovvero una routine da rispettare. Potreste decidere insieme quali sono i momenti/ore del giorno in cui deve dedicarsi alla scuola e quale invece è definibile come suo tempo libero e quindi spendibile in attività extra scolastiche (come lo sport) oppure le uscite con le amiche. Avendo in mente dei tempi più chiari, potrebbe essere anche per sua figlia più facile gestirsi il tempo ed imparare a fare tutto, sia il dovere che il piacere.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Melania Lattuada
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, il periodo dell'adolescenza può essere una fase di vita particolarmente sfidante sia per i ragazzi/le ragazze che per i genitori. Da un lato ci sono gli/le adolescenti che sono immersi in un mondo tutto ancora da esplorare, dall'altro i genitori che devono mantenere un ruolo educativo ricordando loro che ci sono impegni da mantenere. Mi chiedo però quale impatto abbia su di lei il comportamento di sua figlia e su quali aspetti di questa situazione sente di volere consigli; credo potrebbe esserle utile confrontarsi con un/una professionista per capire al meglio la sua necessità e comprendere insieme come trovare soluzioni utili. Resto a disposizione, Dott.ssa Melania Lattuada
Buongiorno.
Sua figlia è in una fase evolutiva complessa, dove le relazioni interpersonale hanno un peso maggiore rispetto alla formazione e lo studio.
Per quanto le è possibile cerchi di motivarla allo studio facendole capire che si tratta di uno sforzo per il suo futuro.
Non sono necessari risultati eccellenti ma vale la pena aprirsi delle porte.
La genitorialità è sempre una sfida.
Gentile Signora,
capisco bene la sua preoccupazione: vedere una figlia che sembra disinteressata ai compiti e preferisce stare sempre con le amiche può far sentire impotenti e frustrati. È normale chiedersi come riuscire a farle capire l’importanza di questa fase della sua vita.

Spesso in questa fase dell’adolescenza i ragazzi vivono un forte bisogno di autonomia e di appartenenza al gruppo, e questo può tradursi in un apparente rifiuto delle regole familiari o scolastiche. Non significa necessariamente che non le importi, ma che sta cercando — a modo suo — di trovare un equilibrio tra libertà e limiti.

In questi casi è utile provare a mantenere un dialogo aperto e curioso: cercare di capire cosa le piace, cosa la motiva, e allo stesso tempo aiutarla a comprendere che la libertà comporta anche responsabilità.

Se vuole, possiamo approfondire insieme come impostare strategie comunicative più efficaci e strumenti pratici per gestire queste situazioni quotidiane senza conflitto.
Può fissare un incontro con me direttamente su miodottore, per parlarne più nel dettaglio e capire come sostenere al meglio sua figlia. L'aspetto Dott.ssa Alessandra Corti.
Dott.ssa Aisha Battelini
Psicologo, Psicologo clinico
Rovereto
Buonasera, capisco che la situazione possa essere frustrante, in quanto adulti e genitori, capiamo l' importanza della scuola, dei compiti e delle responsabilità. Purtroppo per una ragazza di 15 anni spesso non è così, fanno fatica a comprenderne e essumersene le responsabilità, prediligendo tutto ciò che dà una soddisfazione immediata. Preferisce uscire con le amiche e non chiudersi a fare i compiti, da un certo punto di vista, come darle torto? Io consiglierei innanzitutto di provare a comprendere assieme a lei cosa succede quando questo le viene richiesto, ci prova e non si sente in grado? è frustrante metterci tanto tempo, non ne trova l'utilità o ha paura di fallire? comprendere cosa provoca quel blocco, spiegare che anche se è comprensibile non avere voglia ci sono cose nella vita che vanno fatte a prescindere ed in caso poterle offrire un supporto mirato a seconda di cosa emerge (con un tutor? creando delle routine in cui si mette anche solo 10 minuti al giorno d'impegno? un "premio" che supporti la fatica?) potrebbero aiutare..
Con i miei migliori auguri ,
dott.ssa Aisha Battelini
Dott. Gianmarco Mannucci
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buonasera,
la situazione che sta affrontando è assolutamente normale. Sua figlia si trova nel pieno dell’adolescenza, un periodo in cui i ragazzi iniziano a costruire la propria identità e a ricercare esperienze che generino emozioni forti e senso di libertà, come uscire con amici e amiche.
Purtroppo, la scuola oggi spesso non riesce a offrire stimoli adeguati o coinvolgenti per questa fascia d’età, e di conseguenza molti adolescenti tendono a preferire il piacere e la socialità al senso del dovere.

Il mio consiglio è di cercare un equilibrio tra limiti e autonomia: continui a darle regole chiare, ma permettendole anche di vivere la propria adolescenza con una certa indipendenza.
Ad esempio, potrebbe dirle qualcosa come:
“Capisco che ti piaccia stare con le amiche, è del tutto normale. Alla tua età anche io avevo bisogno di divertirmi e so che la scuola può sembrare noiosa o inutile. Però è importante, perché rappresenta le basi per il tuo futuro, anche se ora può sembrarti difficile da credere. Ti va se facciamo un patto? Puoi uscire con le tue amiche, ma ogni giorno, per un’ora o due dopo la scuola, ti dedichi allo studio, e poi sei libera di uscire.”

Naturalmente, non è detto che questa strategia funzioni subito, ma può essere un buon punto di partenza per instaurare un dialogo più sereno. È importante ricordare che sua figlia ha 15 anni, quindi ha ancora bisogno di essere guidata con pazienza, gentilezza e disponibilità al confronto, anche quando le discussioni si ripetono.
Dott.ssa Giulia Saso
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Gentile,
capisco la sua preoccupazione, ma ciò che descrive è piuttosto tipico dell’adolescenza. A 15 anni è piuttosto normale nonché sano che l’interesse per le amiche e la vita sociale diventi prioritario: è un modo per sperimentarsi fuori dal contesto familiare e costruire la propria identità.

Mi ha colpito che lei parli delle “amichette”: forse, senza volerlo, continua a guardare sua figlia come una bambina quando invece in questa fase può essere importante per lei sentirsi riconosciuta come ragazza. Provarci può essere un buon punto di partenza per aprire un dialogo nuovo, meno centrato sul “fare i compiti” e più sul capire insieme come gestire questioni come responsabilità e libertà.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Giulia Saso
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
La ringrazio per aver condiviso una preoccupazione così sentita. Voglio rassicurarla subito: la situazione che descrive è estremamente comune e non la rende affatto un genitore meno capace. È naturale sentirsi frustrati e anche un po' impotenti quando vediamo i nostri figli in difficoltà con le responsabilità, specialmente in un momento così cruciale come l'adolescenza. La sua premura e il suo desiderio di trovare una soluzione mostrano quanto tenga al futuro di sua figlia.

A 15 anni, il mondo interiore di sua figlia sta subendo una vera e propria rivoluzione. È un momento in cui l'identità non è più definita dai genitori, ma inizia a costruirsi attraverso gli amici e le esperienze sociali. L'impulso ad uscire, a connettersi con le amichette, non è un capriccio, ma una profonda e necessaria spinta evolutiva verso l'autonomia e l'appartenenza. Purtroppo, questa spinta spesso cozza con le responsabilità scolastiche, che vengono percepite come noiose, imposte, e in competizione diretta con ciò che le sembra davvero importante. Il rimandare (procrastinare) è quasi sempre un segno che un compito sembra troppo difficile, troppo grande, o troppo poco gratificante nell'immediato.

In questa fase, il nostro obiettivo come genitori è quello di aiutarla a integrare queste due spinte – la necessità di autonomia e il dovere – in modo sano. Non si tratta di forzarla, ma di co-costruire una struttura che la aiuti ad avere successo.

Ecco alcuni spunti per un approccio più accogliente e collaborativo:

Ascolto Empatico (La Connessione prima del Compito): Prima di affrontare il problema dei compiti, dedichi un momento a connettersi con lei. Chieda come è andata a scuola o cosa farà con le amiche, mostrando un genuino interesse per il suo mondo. Solo dopo, in un momento di calma, apra la discussione sui compiti dicendo qualcosa come: "Capisco quanto sia difficile bilanciare lo studio con tutto quello che vorresti fare. Vedo che fai fatica a iniziare, e vorrei capire insieme a te cosa ti rende le cose così pesanti."

La Regola del "Prima-Dopo" Negoziata: Sposti la dinamica da "Io ti controllo" a "Noi stabiliamo una regola". Concordate che l'uscita non è una ricompensa che voi concedete, ma il naturale risultato (la conseguenza positiva) di aver gestito le sue responsabilità. Le dia la libertà di decidere quando fare i compiti, ma non se farli. Ad esempio: "Puoi uscire alle 17:30, ma prima dobbiamo concordare che due ore di lavoro focalizzato siano terminate." La responsabilità è sua; la struttura è vostra.

Piccoli Successi e Riconoscimento: Incoraggiatela a iniziare con obiettivi piccolissimi (es. "Fai solo l'esercizio più corto per iniziare, o studia solo 20 minuti"). Il successo nel completare una piccola parte costruisce l'auto-efficacia. Quando li completa, riconosca lo sforzo e non solo il risultato: "Vedo che ti sei impegnata molto per finire quel compito di matematica, brava. Ti sei data da fare anche quando eri stanca."

Affrontando la situazione con calore, empatia e una struttura definita, la aiuterà a sviluppare la disciplina interiore necessaria per bilanciare i suoi desideri con i suoi doveri, una lezione fondamentale per tutta la vita.
Dott.ssa Immacolata Caldarese
Psicoterapeuta, Psicologo
Salerno
Sua figlia quindicenne si trova nella fase evolutiva dell’adolescenza che inizia dalla pubertà dai 12/13 anni e termina intorno ai 18/20 anni,fase adulta. È una fase caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, cognitivi,emotivi e sociali. Inoltre in questo periodo i figli esprimono un forte bisogno di individuazione e di differenziazione. Per cui i genitori devono aumentare il dialogo, l’attenzione nei loro confronti: ascoltarli, confrontarsi, invitarli o meglio assieme con la discussione approfondire i temi e i problemi che incontrano nel mondo sociale., da tenere presente il loro mondo emotivo ed affettivo che emerge in maniera tumultuosa. Naturalmente è un compito che deve essere svolto da entrambi i genitori, raccordandosi sulle regole e i valori fondamentali, per evitare confusione, accogliendo la sua diversità di opinione. È un compito difficile da svolgere come genitori, ma entrambi si possono sempre rivolgere ad un terapeuta familiare per un confronto e/o sostegno.
Buonasera, provi a parlarle con calma, mostrando interesse per cio' che vive più che per i risultati. Aiuti sua figlia a organizzare insieme un tempo dedicato ai compiti e uno al relax. L'biettivo è resposabilizzarla gradualmente. Saluti.
Dott.ssa Carlotta Mazzon
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buona sera a lei, quello che mi sento di consigliarle è che potrebbe introdurre quella che viene definita una "token economy" ovvero una strategia comportamentale che verte sull'impostare una serie di comportamenti corretti e desiderati (in questo caso lo svolgimento dei compiti) per ottenere un "premio" (uscita con le amiche).
Una specie di patto tra lei e sua figlia.

Mi sento però di dirle anche che dietro al rifiuto si svolgere i compiti ci potrebbe essere un significato implicito da parte di sua figlia che potrebbe valere la pena di essere esplorato grazie all'aiuto di una professionista.

Dott.ssa Mazzon
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
quello che descrive è molto tipico di questa età. A 15 anni la mente è attratta soprattutto dal gruppo dei pari: è lì che ci si sente visti, appartenenti, vivi. La scuola, in confronto, appare spesso come qualcosa di lontano, faticoso, non immediatamente gratificante. Non è un fallimento educativo, ma una fase di sviluppo che richiede una guida solida e calma.

Il punto però non è solo “farle fare i compiti”, ma capire cosa c’è dietro quel rimandare: può essere stanchezza mentale, paura di non riuscire, scarsa motivazione, o semplicemente una difficoltà nell’organizzare il tempo. Spesso gli adolescenti che sembrano “svogliati” in realtà sono sopraffatti, ma non lo sanno esprimere.

Può iniziare introducendo piccole routine, concordandole con lei: tempi brevi, spazi chiari, obiettivi realistici. È molto più efficace collaborare che imporre. E, parallelamente, è utile che la ragazza possa avere un luogo neutro dove esplorare il proprio funzionamento, capire perché fatica, lavorare sulle competenze di studio e sulla gestione della procrastinazione.

Un percorso psicologico breve di sostegno allo studio e alla motivazione, in questi momenti, fa davvero la differenza: aiuta a creare abitudini nuove, a recuperare autostima scolastica e a dare un senso a ciò che oggi le sembra solo peso.

Saluti e resto a disposizione.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, provo a dare qualche consiglio ma è da personalizzare in base a come siete lei e sua figlia.
Per prima cosa capirei se questo le causa brutti voti oppure no perché potrebbe essere una sua valida motivazione per non volerli fare se ha già buoni voti.
Detto questo proverei ad effettuare dei compromessi: esci dopo aver fatto i compiti( dare e avere anche con altre cose) sottolineando questo scambio, altra alternativa è farle capire che ci saranno delle conseguenze: se vieni bocciata passerai l estate a studiare e non a divertirti con le amiche( non serve che abbia ottimi voti ma la sufficienza); la parte importante è sempre mantenere una coerenza( se le dico che se non fa i compiti non esce devo poter mantenere la parola altrimenti capirà che si salva sempre anche quando non fa alcune cose).
È comunque una fase di crescita e spesso si sbaglia alla sua età a causa di altri interessi ma piano piano capirà che essere bocciati o andare male non è piacevole e quando sarà essere disponibili ad aiutarli, supportarli e ricordargli sempre che ci sarai.
Sono piccole cose ma che valgono molto. Spero oltre alle mie che possa trovare strategie utili per voi.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada
Sua figlia è in un'età adolescenziale,età in cui il gruppo dei pari diventa più importante della famiglia
Sono pertanto i genitori vbr che devono stabilire regole chiare e precise
Entrambi i genitori
Senza esagerare premi e punizionj
Importante che arrivino a comprendere che non comandano solo loro e che in casa non comandano loro
I no anche se non vengono accettati aiutano a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato
In Adolescenza non si comprende ma da grandi si ringraziamo i genitori che insegnano valori
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Buonasera, potrebbe indicare di più. Grazie
Dott.ssa Caterina De Galitiis
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Pescara
Salve, è comprensibile la sua preoccupazione: nell’adolescenza il bisogno di libertà e di appartenenza spesso prevale sulle responsabilità e sugli impegni scolastici, e ciò a lungo andare ha delle conseguenze.
Più che insistere o scontrarsi, provi a capire cosa rende difficile per sua figlia dedicarsi allo studio, coinvolgendola nel definire insieme alcune regole condivise. In questa fase, infatti, è naturale che gli adolescenti mettano in discussione le regole e cerchino di sperimentarsi: è un modo per affermare sé stessi e costruire la propria identità. Tuttavia, proprio per questo, è importante che da parte dei genitori ci siano fermezza e continuità — sapere che le regole restano stabili, anche quando vengono contestate, dà sicurezza. È altrettanto utile aiutarla a comprendere che ogni comportamento comporta delle conseguenze, positive o negative.
Infine, a volte dietro la svogliatezza si nascondono insicurezze o ansie (anche legate alla prestazione) che meritano ascolto. Se la situazione dovesse persistere, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa sua figlia sta comunicando e a ritrovare insieme un nuovo equilibrio
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera a lei,
Gestire un'adolescente nel pieno della sua importantissima e delicatissima fase di individuazione è sempre come camminare su di un pavimento pieno di trappole a tenaglia. Un solo passo falso e ci sono discussioni, urla, crisi. Io stesso, alla sua età, non ho avuto la consapevolezza dell'importanza della scuola; tuttavia, ho fortissimi dubbi che, fra i ragazzi che mettono l'istruzione al primo posto, ci sia una vera consapevolezza di questa importanza. Perché bisogna crescere, prima. Vivere, sulla propria pelle, cosa significa la differenza di cultura, uno status in genere più elevato, una laurea... insomma, non si è pronti a comprendere la reale importanza della scuola - e questo a prescindere dal fare o meno gli esercizi per casa. Quello che sto cercando di dirle, in parole povere, è che non è detto che dare poca priorità alla scuola sia per sé un problema, così come darne troppa sia garanzia di un futuro più facile, di maggior benessere e realizzazione nella vita. Così come io stesso ho iniziato a scoprire - da solo - l'importanza dello studio un volta terminate le scuole dell'obbligo e oggi posso dirmi pienamente soddisfatto da questo punto di vista, ho altresì assistito alla modesta realizzazione professionale di tanti dei miei ex compagni delle scuole superiori, tanto promettenti... e tanto disinteressati a laurearsi, alla fine.
Sarebbe molto utile, a questo proposito, sapere "a che cosa sua figlia dà priorità" e non mi riferisco a frequentare i suoi coetanei che è, ovviamente, importante. Mi riferisco ai suoi valori. A ciò in cui crede. Se è una ragazza che sa affrontare con coraggio le sue sfide, per esempio. A questa età, è molto importante; a 15 anni, un ragazzo è nella sua piena fase dello sviluppo, quindi è "in formazione". Sapere quali "risorse" ha, e di quali è ancora mancante, può essere un elemento molto più importante e predittivo del miglior futuro che ogni genitore si augura per il figlio. Se vuole, può parlarmene direttamente, anche per un semplice consiglio senza alcun impegno.

I miei più sinceri saluti,
Dott. Damiano Maccarri
Buonasera, la ringrazio per la condivisione. Sua figlia, come molti adolescenti, sta vivendo un periodo in cui potrebbe essere difficile concentrarsi sulla scuola e preferisce stare con gli amici. È un comportamento comune legato al bisogno di indipendenza, ma, in certi casi, può anche essere dovuto a demotivazione o ansia. Le piace la scuola che frequenta? Si trova bene con le materie di studio e i professori? Quanto le crea ansia fare verifiche e interrogazioni? Che aspettative ha della sua carriera scolastica e dei voti? La domanda che lei pone qui non permette di approfondire adeguatamente, dunque le consiglio di rivolgersi a un professionista per poter parlarne meglio. Un saluto, dott.ssa Macchi Francesca
Dott.ssa Sara Mannarino
Psicologo
Mestre
Gentilissima Utente,
l'adolescenza è un'età peculiare e complessa da affrontare, sia per le ragazze che per i loro genitori, a causa degli innumerevoli e rapidi cambiamenti psicofisici che la caratterizzano. In questa fase, la ricerca della propria identità e il desiderio di maggiore autonomia, divertimento e gratificazione immediata spingono gli adolescenti a preferire la compagnia del gruppo dei pari, dove si sentono più compresi e liberi, a discapito del tempo trascorso in famiglia e degli obblighi scolastici, spesso percepiti come imposti e monotoni.
Da un punto di vista strettamente neurobiologico, la corteccia prefrontale del cervello di un'adolescente è ancora in fase di maturazione. Questa area ha un ruolo centrale nella pianificazione consapevole, decisione e nella capacità di giudizio; per questo motivo, l'evasione consentita dall'uscita con gli amici risulta molto più attraente e piacevole rispetto alla responsabilità legata allo svolgimento dei compiti.
Per i genitori che si trovano in situazioni stressanti e frustranti con i propri figli in questa fase del ciclo di vita, è utile adottare alcuni accorgimenti:
1. Ascolto Empatico: Adottare un ascolto privo di giudizio e di paragoni con gli altri, senza aspettative e pressioni eccessive (evitando frasi come: "la figlia di Tizio è più brava di te" o "tu devi essere più brava di Caio").
2. Comunicazione Assertiva: Stabilire regole chiare che vengono rispettate, ma che siano anche negoziabili e flessibili rispettando le necessità e gli spazi dei propri figli.
3. Supporto Organizzativo: Offrire un supporto concreto nell'organizzazione e gestione del tempo dedicato ai compiti e fornire anche strumenti e un ambiente idoneo in cui studiare nel modo più sereno possibile.
4. Incoraggiamento e Rispetto: Non umiliare mai, ma incoraggiare ogni piccolo traguardo o miglioramento ottenuto, rispettando i tempi di apprendimento individuali. È fondamentale ricompensare i successi scolastici, anche quelli più piccoli.
5. Dialogo Familiare: Ritagliarsi del tempo in famiglia, senza l'uso del cellulare, per parlare liberamente dei problemi e delle difficoltà scolastiche, poiché potrebbero emergere informazioni preziose che impediscono alla propria figlia di studiare serenamente.
La lista degli accorgimenti e suggerimenti è generica, non può considerarsi risolutiva. Bisognerebbe conoscere meglio la situazione della studentessa e avere maggiori dettagli(situazione scolastica, personale e familiare). Tuttavia, qualora la situazione perdurasse a lungo, con una compromissione e calo dei voti scolastici, comportamenti a rischio o dispersione scolastica, è sempre possibile affidarsi a una figura professionale. Questa potrà fornire strumenti specifici per migliorare la pianificazione e metodo di studio, rintracciare difficoltà particolari nel contesto scolastico stesso o in ambito interpersonale/intrapersonale e intervenire su tutto ciò che ostacola un sereno percorso scolastico, incluse adeguate modalità di comunicazione che i genitori possono usare per accompagnare al meglio i propri figli in questa fase di sviluppo e nel loro percorso formativo.

Per qualsiasi dubbio o necessità, resto a disposizione tramite consulenze online.
Psicologa Clinica e Scolastica- Mannarino Sara
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera… È normale a 15 anni che le amicizie abbiano un peso grande, ma si può provare qualche strategia: creare una routine con orari precisi per lo studio, spezzare i compiti in piccole parti, valorizzare gli sforzi con piccoli rinforzi e parlare apertamente per capire eventuali difficoltà. Se diventa troppo difficile gestire la situazione, può essere utile confrontarsi con uno specialista.

Un saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Buona sera,
sarebbe importante comprendere la motivazione sottostante a questa mancata volontà, infatti in alcuni casi potrebbe essere un rifiuto causato da delle difficoltà concrete, in altre situazioni una difficoltà nell'organizzarsi e nel pianificare cosa deve fare, ma potrebbero essercene altre ancora.
Il consiglio è di parlare con un/una professionista che possa approfondire la dinamica della ragazza, così da poter fornire strategie e strumenti concreti.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
salve, come prima cosa, anche se magari può sembrare scontato la ascolti.
un ascolto senza giudizio (anche se difficile vista la piena adolescenza); cerchi di capire cosa prova e che tipo di difficoltà possa avere, magari a volte rifiutarsi di studiare maschera una difficoltà che può provocare mancanza di autostima.
l'adolescenza è un periodo ricco di cambiamenti, cerchi di dimostrarle che vuole aiutarla e che vuole capire quali argomenti le interessano. ponga con lei degli obiettivi e premi non solo il risultato ma anche lo sforzo che può aver fatto. al posto delle punizioni ponga delle regole che le facciano capire che vi state accordando nel bilanciare vita scolastica e tempo libero.
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma

Buonasera, la sua preoccupazione è comprensibile. L’adolescenza è una fase complessa, in cui il bisogno di appartenenza al gruppo e di autonomia diventa molto forte, spesso più forte del senso del dovere. Non è raro che lo studio passi in secondo piano: per sua figlia, le amiche in questo momento rappresentano una fonte importante di identità e riconoscimento.

In situazioni come questa può essere utile spostare l’attenzione dal risultato scolastico al processo. Parlare con lei in un momento tranquillo, cercando di capire come si sente rispetto allo studio e cosa rende difficile iniziare, può aiutarla a sentirsi compresa. A volte i ragazzi rimandano non per pigrizia, ma perché si sentono sopraffatti o poco sicuri delle proprie capacità.

Può essere efficace definire una routine condivisa: un tempo dedicato ai compiti e un tempo per le uscite. Quando le regole vengono concordate insieme, la ragazza tende a sentirle più ragionevoli e a rispettarle più facilmente. Anche fissare obiettivi piccoli e realistici aiuta più di un generico “devi finire tutto”.

È altrettanto importante riconoscere i progressi, anche piccoli. Sentirsi visti e apprezzati favorisce la motivazione e abbassa la resistenza al compito.

In questo processo, i limiti hanno un valore fondamentale: non sono un ostacolo alla libertà, bensì una cornice che sostiene la crescita. Gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi liberi, ma allo stesso tempo di sapere che c’è un adulto che offre direzione e confini chiari. Limiti coerenti e comunicati con calma trasmettono sicurezza e aiutano i ragazzi a costruire l’autodisciplina, passo dopo passo.
Resto a disposizione
Buona serata.
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione: a 15 anni è comune che la scuola passi in secondo piano rispetto al bisogno di libertà e di relazioni. Più che forzarla, può essere utile capire cosa la demotiva e coinvolgerla nella ricerca di un nuovo equilibrio tra doveri e interessi personali.
Se questa situazione sta diventando fonte di tensione o fatica, mi contatti: potremo valutare insieme strategie concrete per aiutarla a ritrovare motivazione e serenità.

Un caro saluto,
Melania Monaco
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, comprendo bene la sua preoccupazione, perché quando un genitore si trova di fronte a una figlia che sembra non dare importanza alla scuola, può sentirsi frustrato, impotente e perfino in colpa, come se stesse sbagliando qualcosa nel modo di accompagnarla nella crescita. È una situazione molto comune, soprattutto in un’età come quella di sua figlia, in cui il bisogno di autonomia e di appartenenza al gruppo dei pari diventa centrale. A quindici anni, infatti, l’adolescente inizia a definire la propria identità e tende a spostare il baricentro della sua vita fuori dalle mura di casa, cercando riconoscimento e approvazione nelle relazioni con gli amici. Questo non significa che la scuola non conti per lei, ma che, in questo momento, le emozioni e i legami sociali esercitano un’attrazione più forte. Spesso, dietro la tendenza a rimandare o evitare i compiti, non c’è pigrizia vera e propria, ma un intreccio di emozioni e difficoltà che l’adolescente fatica a riconoscere o a comunicare. Può trattarsi di noia, di paura di non essere all’altezza, di mancanza di motivazione, o anche semplicemente del bisogno di sentirsi libera da pressioni e aspettative. Quando il genitore insiste o richiama troppo spesso l’attenzione sull’impegno scolastico, rischia, senza volerlo, di alimentare una sorta di opposizione o di chiusura, perché l’adolescente interpreta la richiesta come un tentativo di controllo. Può essere utile provare a spostare la prospettiva: invece di concentrarsi solo sul risultato o sulla quantità di tempo dedicato ai compiti, provi ad aiutarla a riflettere su come si sente rispetto alla scuola, cosa la annoia, cosa la preoccupa o cosa la fa sentire demotivata. Un dialogo aperto, privo di giudizio, può aiutare molto più di tante raccomandazioni. Mostrarsi curiosi del suo mondo, delle sue amicizie e dei suoi interessi può essere un modo per mantenere un legame solido, che diventa poi la base da cui incoraggiarla a prendersi le proprie responsabilità. In certi momenti, per un genitore, è importante anche accettare che la crescita di un figlio non procede in linea retta: ci sono fasi in cui sembra “lasciare andare” ciò che prima funzionava, ma spesso sono proprio questi momenti a preparare il terreno per una maggiore consapevolezza e maturità. Il suo ruolo, in questo senso, può essere quello di una presenza ferma ma empatica, che mantiene confini chiari ma al tempo stesso trasmette fiducia nella capacità di sua figlia di trovare la propria strada. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, sua figlia di comporta come una "normale" di 15 anni. Sarebbe molto peggio se stesse tutto il giorno chiusa in camera sua, mi creda. Cordialità saluti.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Psicologo, Psicologo clinico
Guidonia Montecelio
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione: l’adolescenza è un periodo in cui la motivazione scolastica può facilmente passare in secondo piano, perché i ragazzi tendono a concentrarsi di più sulle relazioni e sul bisogno di autonomia. Tuttavia, dietro il “rimandare sempre” ovvero la cosiddetta procrastinazione, spesso non c’è solo pigrizia, ma anche difficoltà nel gestire l’organizzazione, la noia, o la paura di non essere all’altezza. Può essere utile evitare scontri diretti e cercare invece di coinvolgerla nel trovare insieme strategie pratiche: ad esempio, stabilire orari di studio brevi e realistici, alternati a momenti di pausa o attività piacevoli. È importante anche valorizzare ogni piccolo passo positivo e non concentrarsi solo su ciò che non fa.
Buona giornata,
Dott.ssa Mara Di Clemente
Salve, è comprensibile la sua preoccupazione: vedere che sua figlia sembra poco motivata verso la scuola e preferisce dedicarsi alle amicizie può generare frustrazione e timore per il suo futuro. A 15 anni, tuttavia, questo atteggiamento è piuttosto frequente: l’adolescenza è un periodo in cui il gruppo dei pari e la ricerca di autonomia diventano centrali, mentre gli impegni scolastici vengono spesso percepiti come un obbligo esterno più che come un investimento personale.
Può essere utile, in questa fase, provare a spostare lo sguardo dal solo rendimento scolastico al senso che la scuola può avere per lei. Più che insistere sui compiti o sui risultati, potrebbe aiutarla chiedendosi insieme: cosa le piace, cosa la fa sentire capace o curiosa, cosa trova difficile o “lontano” nello studio. A volte, dietro la svogliatezza, ci sono insicurezze, paure di fallire o un bisogno di sentirsi ascoltata senza giudizio.
Se dovesse percepire che la demotivazione persiste o si accompagna ad altri segnali di disagio, potrebbe essere utile un confronto con un professionista, per aiutarla a ritrovare fiducia nelle proprie capacità e un equilibrio tra doveri e desideri. Un caro saluto, dott. Daniele Rossetti
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
è una situazione molto comune in adolescenza: a quest’età l’interesse principale si sposta verso il gruppo dei pari e la ricerca di autonomia, mentre la scuola — che richiede impegno e costanza — può diventare un terreno di conflitto.
Più che concentrarsi solo sui compiti, può essere utile capire che cosa rappresenta la scuola per sua figlia: un dovere, una fonte di ansia, o qualcosa in cui non riesce più a trovare motivazione. Spesso dietro la svogliatezza ci sono paure di non essere all’altezza o un bisogno di sentirsi libera dalle aspettative.
Provi a coinvolgerla in un dialogo senza giudizio, chiedendole che cosa le piace, che cosa la annoia, e come immagina il suo futuro. È importante che senta di avere una parte di responsabilità nelle sue scelte. Stabilire insieme delle regole chiare — tempi per lo studio e momenti di libertà — può aiutarla a sviluppare autonomia e senso del limite senza sentirsi solo controllata.

Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Lucrezia Giuliani
Sessuologo, Psicologo clinico, Psicologo
Grosseto
Gentile Utente, capisco la sua preoccupazione, tuttavia a 15 anni preferire le amiche e trovarle più gradevoli rispetto ai compiti mi sembra un comportamento evolutivamente normale. Come genitore è comprensibile che lei veda la situazione da una prospettiva differente e abbia come priorità altro. Tuttavia se sua figlia avesse il rifiuto di andare a scuola, di fare i compiti, di studiare e fosse tutto un grande NO la inviterei ad approfondire la situazione, magari con una professionista, per capire se alla base ci sia un disagio più profondo. Resto a disposizione, cordialmente, dott.ssa Lucrezia Giuliani
Buongiorno, è comprensibile sentirsi in difficoltà quando il proprio figlio sembra non dare importanza alla scuola.
Durante la crescita, in particolare in età adolescenziale, è frequente che le relazioni con i pari assumano un ruolo centrale e che la motivazione verso gli impegni scolastici oscilli. Non è necessariamente un segnale di disinteresse definitivo, ma può essere un indicatore di un bisogno crescente di autonomia.
Alcuni suggerimenti pratici che possono aiutarla: confronto aperto e non giudicante,
Provi a parlare con sua figlia per capire come percepisce la scuola, cosa la annoia o la mette in difficoltà, cercare insieme le cause è spesso più efficace che insistere sul comportamento; stabilire routine e confini chiari, concordate insieme un orario dedicato ai compiti e uno alle uscite; obiettivi piccoli e raggiungibili, meglio spezzare i compiti in step più brevi, con pause prestabilite; valorizzare l’impegno, non solo il risultato.
Ogni volta che rispetta i tempi o si organizza autonomamente, sottolinei il passo avanti. Il rinforzo positivo motiva molto più del rimprovero; responsabilità e conseguenze naturali, se non porta avanti i compiti, può sperimentare le conseguenze scolastiche (es. voto, richiamo) senza che diventi un conflitto personale in famiglia. Questo le permette di comprendere che il percorso è suo.
Se nonostante questi tentativi sente che la situazione crea tensioni o che sua figlia vive un forte malessere, allora un supporto psicologico potrebbe aiutarla a trovare strumenti più adatti.
Dott.ssa Silvana Catenacci
Psicologo, Psicologo clinico
Cremona
Buongiorno,
spesso le nostre aspettative sui figli non rispecchiano le loro. Ha mai provato a riprendere l'argomento con sua figlia senza rimproverarla?
Provi a parlarle e ad esprimere le sue preoccupazioni, senza un dialogo condiviso si rischia di fraintendere le emozioni.
Se volesse approfondire rimango a disposizione.
Buona giornata

Dott.ssa Catenacci Silvana
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera — grazie per la domanda, capisco la preoccupazione. Di seguito alcuni consigli pratici, chiari e applicabili subito.

Cercate di capire prima di tutto il perché

Parlate con vostra figlia senza accusare: chiedete come si sente rispetto alla scuola, se qualche materia la stressa o la demotiva, se ha problemi con compagni o insegnanti. Spesso il rifiuto nasconde noia, ansia da prestazione, difficoltà di apprendimento o bisogno di autonomia.

Stabilite routine e regole chiare insieme

Definite orari quotidiani per compiti, tempo libero e uscite; coinvolgetela nella creazione del piano per aumentare la responsabilità.

Concordate cosa succede se i compiti non vengono svolti (conseguenze chiare, non punitive) e quali ricompense quando si rispettano gli accordi.

Spezzate i compiti in passi piccoli e concreti

Obiettivi brevi (es. 25–40 minuti di studio + 10 minuti di pausa). Un compito grande diventa più gestibile suddividendolo. Usate una lista visibile con priorità.

Ambiente e distrazioni

Create uno spazio di studio ordinato, lontano da telefono/social media durante il tempo dedicato ai compiti. Potete concordare check del telefono solo dopo aver completato l’obiettivo di studio.

Motivazione e rinforzo positivo

Lodatela per piccoli progressi; evitate confronti con altri ragazzi. Collegate lo studio a attività piacevoli (uscita con amiche dopo studio completato).

Supporto scolastico e organizzativo

Parlate con gli insegnanti per capire rendimento e aspettative; valutate ripetizioni o aiuto per materie specifiche se necessario.

Controllate aspetti di salute e routine quotidiana

Verificate sonno, alimentazione, umore: stanchezza o sintomi depressivi/ansiosi riducono motivazione. Anche problemi di attenzione (es. ADHD) o disturbi dell’apprendimento vanno considerati.

Coinvolgete la sua autonomia, non solo il controllo

Datele spazio di scelta su come organizzare lo studio e piccoli margini di negoziazione: questo favorisce l’impegno volontario.

Quando intervenire con uno specialista
Se la situazione persiste nonostante cambiamenti pratici, o se notate calo del rendimento, isolamento, tristezza persistente, rabbia eccessiva o difficoltà di concentrazione, è consigliabile approfondire con uno specialista per valutare possibili cause emotive, comportamentali o cognitive e costruire un piano mirato.

È consigliabile approfondire con uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, a 15 anni è abbastanza frequente che la motivazione scolastica passi in secondo piano rispetto al bisogno di appartenenza al gruppo dei pari: l’adolescenza è una fase in cui l’identità si costruisce molto attraverso le relazioni e il desiderio di autonomia può tradursi anche in opposizione o procrastinazione rispetto ai doveri. Questo non significa che la scuola non sia importante per lei, ma che in questo momento la spinta sociale ed emotiva è più forte. Prima di intervenire solo sul comportamento (“devi studiare”), può essere utile capire cosa c’è dietro: difficoltà di concentrazione? insicurezza rispetto alle proprie capacità? paura di fallire? semplice scarso metodo? Un dialogo non giudicante, in cui si mostri interessata a capire e non solo a correggere, spesso apre più spazi di collaborazione. Sul piano pratico può aiutare stabilire regole chiare e condivise: ad esempio prima una quota di studio concordata e poi l’uscita, con obiettivi realistici e verificabili; la coerenza è fondamentale, perché se le regole cambiano o vengono negoziate ogni volta il messaggio perde forza. È utile anche aiutarla a organizzare il tempo (agenda, suddivisione dei compiti in blocchi brevi, pause programmate), perché molti ragazzi non è che “non vogliono”, ma si sentono sopraffatti e rimandano. Allo stesso tempo è importante valorizzare i suoi interessi e le sue competenze, per non ridurre il rapporto solo al tema scuola. Se il rendimento dovesse calare significativamente o se emergessero segnali di disagio più ampio (ritiro, forte ansia, calo dell’umore), potrebbe essere opportuno un confronto con gli insegnanti o una consulenza psicologica per valutare eventuali difficoltà specifiche. L’obiettivo non è controllare ogni compito, ma aiutarla gradualmente a sviluppare responsabilità e senso di competenza, mantenendo al tempo stesso una relazione di fiducia. Dott.ssa Chiara Avelli

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