Buonasera Sto vivendo un momento un po' doloroso Mi piace molto una ragazza, una mia collega di la

27 risposte
Buonasera
Sto vivendo un momento un po' doloroso
Mi piace molto una ragazza, una mia collega di lavoro.
Siamo caratterialmente diversi lo ammetto, però abbiamo ammesso ieri di provare un interesse reciproco ma c'è un enorme problema che blocca tutto.
Ci sono stati diversi litigi, soprattutto per mancanza di onestà da parte di lei, che mi hanno fatto alterare e reagire un po' troppo.
Questi litigi a lei le hanno fatto capire che non possiamo stare insieme, non potremo mai, che ha già vissuto una situazione del genere e che non vuole caderci di nuovo.
Ha già pensato diverse volte se tra noi poteva andare oltre ma non ce la fa, non è ancora pronta per una relazione e perché siamo colleghi e se già litighiamo così spesso prima di iniziare dopo diventerebbe peggio, anche se secondo me meglio litigare all'inizio che nel mezzo.
Ho provato a farle capire che io sono disposto a provare e a migliorare in primis per me stesso e sarei disposto a farle vedere più avanti che sono migliorato (davvero) ma lei non vuole neanche provarci.
Le ho confessato che è la cosa più bella che mi sia capitata da quando lavoro in questa azienda(ed è vero) e sono felice tutte le volte che la vedo... Questo discorso l'ha fatta emozionare e mi ha preso anche le mani.
Resta il fatto che ha dato un no definitivo e non vuole fare neanche un tentativo perché siamo troppo diversi e ci sono troppi litigi.
Secondo voi, ci potrà mai essere un ripensamento da parte sua e quindi un cambiamento di scelta?
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, capisco che questo “no” possa farle male, soprattutto perché da entrambe le parti sembra esserci stato un interesse. Tuttavia, quando una persona esprime un limite chiaro e dice di non voler iniziare una relazione, la cosa più importante è rispettarlo, senza restare agganciati all’attesa di un possibile ripensamento. Può darsi che in futuro lei cambi idea, ma basare il suo equilibrio su questa possibilità rischia di farla stare ancora peggio. Più che cercare di convincerla, potrebbe essere utile lavorare su ciò che lei stesso ha notato: le reazioni nei litigi, la difficoltà a gestire il rifiuto e il bisogno di dimostrare di poter cambiare per essere scelto. Un supporto psicologico, online o in presenza, può aiutarla a comprendere meglio questi aspetti e a vivere questa situazione con più lucidità, senza perdere di vista il rispetto per sé stesso e per l’altra persona.
Le auguro una buona giornata.

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Da ciò che scrive mancano alcuni elementi importanti: non sappiamo quali siano state le mancanze di onestà, quanto siano stati intensi i litigi, cosa significhi “reagire un po’ troppo”, se ci siano state pressioni, gelosia o discussioni sul lavoro. Per questo non si può prevedere da qui se lei cambierà idea. Si può però osservare un punto: al momento lei ha detto no, e quel no va rispettato.

Capisco che l’interesse reciproco renda tutto più difficile. Il fatto che lei si sia emozionata o le abbia preso le mani può far sperare, ma non cancella la sua scelta. A volte una persona può provare qualcosa e, nello stesso tempo, sentire che una relazione non sarebbe buona per sé.

Il rischio, ora, è trasformare il suo desiderio in un tentativo di convincerla. Più lei prova a dimostrare che può cambiare, più lei potrebbe sentirsi sotto pressione, soprattutto perché siete colleghi e vi vedete nel contesto lavorativo. Se vuole davvero mostrarle qualcosa di diverso, il primo cambiamento non è insistere: è saper rispettare il limite che lei ha posto.

Anche l’idea che “meglio litigare all’inizio che nel mezzo” va guardata con attenzione. Litigare prima ancora di iniziare non è necessariamente un segno di passione: può essere un segnale precoce di tensione, sfiducia o incompatibilità. E se lei dice di aver già vissuto qualcosa di simile, probabilmente non sta giudicando solo lei, ma sta cercando di proteggersi da un copione che teme di ripetere.

La domanda più utile non è: “Cambierà idea?”. Questa domanda la tiene fermo ad aspettare. La domanda più utile è: “Cosa posso imparare dalle mie reazioni, indipendentemente da lei?”. Se sente di essersi alterato troppo, lavori su questo per sé, non per ottenere una seconda possibilità.

Può lasciarle spazio con una frase semplice: “Rispetto la tua scelta. Mi dispiace, ma non voglio metterti pressione”. Poi servono coerenza, distanza emotiva e rispetto sul lavoro.

Se un giorno lei cambierà idea, dovrà accadere dentro uno spazio libero, non dentro una rincorsa. E se non accadrà, lei avrà comunque usato questo dolore per conoscersi meglio.

Un caro saluto.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Si sente chiaramente quanto questa persona sia importante per lei e quanto le stia facendo male questo momento, anche perché non si tratta di un rifiuto “freddo”, ma di qualcosa di più complesso, dove l’interesse c’è stato ed è stato anche riconosciuto.

Proprio questo rende tutto più difficile da accettare, perché da una parte ha ricevuto segnali di apertura, di coinvolgimento, persino di emozione sincera, e dall’altra si trova davanti a un “no” che sembra molto deciso. È una contraddizione che può lasciare confusi e con la sensazione che forse ci sia ancora uno spiraglio.

Da quello che racconta, però, la posizione di lei sembra nascere più dalla paura e dall’esperienza che da una mancanza di interesse. Ha già vissuto qualcosa che le ha fatto male e, riconoscendo alcune dinamiche simili — i litigi, la difficoltà nella comunicazione, le differenze caratteriali — ha scelto di fermarsi prima di ritrovarsi di nuovo in una situazione che teme possa farla soffrire. In questo senso, il suo “no” non è superficiale, ma piuttosto una forma di protezione.

Capisco anche il suo punto di vista, quando dice che sarebbe disposto a migliorare e a dimostrarlo nel tempo. Questo dice molto di lei, della sua motivazione e del fatto che non sta prendendo la cosa alla leggera. Allo stesso tempo, però, per quanto il desiderio di cambiare sia autentico, non sempre basta a rassicurare l’altra persona, soprattutto se dentro di lei c’è già una convinzione forte costruita sull’esperienza passata.

Quando qualcuno arriva a dire “non voglio nemmeno provarci”, spesso non è perché non sente nulla, ma perché sente già troppo rischio.

Lei si chiede se ci potrà essere un ripensamento. La risposta più onesta è che non si può escludere, perché le persone possono cambiare idea, soprattutto se nel tempo percepiscono qualcosa di diverso. Però è importante non restare “in attesa” di questo cambiamento, perché rischierebbe di tenerla bloccata in una speranza che non dipende da lei.

C’è un passaggio molto significativo in quello che racconta: lei le ha aperto il suo mondo emotivo, le ha detto quanto è importante per lei, e questo l’ha toccata. Il fatto che si sia emozionata e che le abbia preso le mani mostra che il legame, in qualche forma, esiste. Ma allo stesso tempo ha mantenuto il suo confine. Questo è un segnale forte: prova qualcosa, ma non se la sente di andare oltre.

Forse la domanda più utile, in questo momento, non è tanto se lei cambierà idea, ma cosa può fare lei per stare meglio dentro questa situazione. Per esempio, quanto sente di riuscire ad accettare un rapporto che, almeno per ora, non può diventare quello che desidera? E quanto le farebbe bene, invece, prendere un po’ di distanza emotiva per proteggersi?

Non è facile, soprattutto quando la persona è anche una collega e quindi presente nella quotidianità. Ma proprio per questo diventa ancora più importante trovare un equilibrio che non la esponga continuamente a speranza e delusione.

Il fatto che lei sia disposto a mettersi in discussione e a migliorare è un valore grande, che va al di là di questa specifica relazione. È qualcosa che può portarle beneficio a prescindere da come andrà con questa ragazza.

Rimanga vicino a questa parte di sé, quella che vuole crescere, ma cerchi anche di non legare questo cambiamento solo alla possibilità di conquistarla. Perché il rischio è di mettere il suo benessere nelle mani di una scelta che, in questo momento, non è sua.

Se vuole, possiamo anche approfondire meglio cosa succede nei momenti di litigio, perché lì sembra esserci un punto chiave che ha inciso molto sulla sua decisione.
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno e capisco quanto possa essere per lei doloroso questo momento. Da quello che scrive ha provato a comunicare alla ragazza quello che prova e la sua motivazione a cambiare, ma lei ha deciso di non andare oltre. Purtroppo è difficile capire se potrà mai cambiare idea perché le scelte degli altri non dipendono da noi e non possiamo controllarle. Lei a provato a fare e a dire quello che era nel suo controllo e che poteva dire, ma negli altri questi non possiamo farlo. Il mio consiglio è quello di provare dunque a capire se ha senso continuare a sperarci oppure accettare che la ragazza non vuole intraprendere una relazione. Una buona giornata ed un saluto
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, potrebbe esserci un ripensamento come non, potrebbe avvenire tra poco, volerci molto tempo o non succedere mai. Purtroppo non è prevedibile.
Quello che si può fare è lavorare sul proprio dolore con un sostegno psicologico.
Grazie per la sua condivisione, una buona giornata
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Modica
Buonasera,
A volte, quando già nella fase dell’innamoramento emergono conflitti continui, sfiducia e forte fatica emotiva, è importante chiedersi se si sta inseguendo un legame o cercando di convincere qualcuno a restare.
L’amore, pur con le sue complessità, nella sua base è semplice: due persone scelgono reciprocamente di esserci. Se una persona oggi dice con chiarezza di non voler iniziare una relazione, la cosa più sana è ascoltare quel confine senza trasformarsi nel tentativo di “dimostrare” di meritare una possibilità.
Un ripensamento può sempre accadere nella vita, ma non può diventare l’attesa attorno a cui costruire il proprio equilibrio emotivo. A volte il gesto più maturo è anche sapersi allontanare. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e confusa, soprattutto quando il sentimento è reciproco ma l’altra persona sente di non riuscire a fare un passo verso una relazione. Da ciò che racconta, la sua collega sembra aver dato molto peso ai conflitti vissuti e, in questo momento, abbia bisogno di proteggersi da qualcosa che teme possa farla stare male.
È possibile che nel tempo le persone cambino idea, ma non possiamo prevederlo né costruire il proprio benessere aspettando un ripensamento dell’altro. Credo che oggi possa essere più importante ascoltare ciò che questa esperienza sta smuovendo dentro di lei: il desiderio di essere scelto, la fatica della distanza, ma anche il modo in cui vive i conflitti e le emozioni intense.
A volte, prendersi cura di sé e dei propri modi relazionali non serve tanto a convincere qualcuno a restare, quanto a stare meglio nelle relazioni future, qualunque forma esse prendano.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa
Buonasera, mi colpisce come lei stia accogliendo il suo dolore. Lo sente e lo vive, come sente emozioni e sensazioni verso questa ragazza.
Non posso risponderle se ci sarà un ripensamento da parte sua.
Posso però dirle che lei sta già lavorando su sé stesso ponendosi queste domande. E questo è importantissimo in vista di qualsiasi legame e relazione affettiva.
Spesso la diversità non è un ostacolo tra due persone, ma un legame di attrattiva in vista di una possibile complementarietà. I litigi spesso hanno alla base la non chiarezza. Le esponga che per lei l'onestà e la trasparenza sono fondamentali e che si sta mettendo in gioco per modulare aspetti del suo carattere. Questo vale molto di più di qualsiasi promessa!
In bocca al lupo.
Anna
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, da quello che racconta emerge un coinvolgimento emotivo molto forte e comprensibilmente il rifiuto che ha ricevuto può essere doloroso e difficile da accettare.
Mi sembra importante però considerare un aspetto: questa ragazza le ha comunicato in modo piuttosto chiaro sia l’interesse che prova, sia i motivi per cui non se la sente di iniziare una relazione. A volte possono coesistere attrazione e paura, interesse e bisogno di proteggersi, soprattutto se una persona sente di aver già vissuto dinamiche conflittuali che non vuole ripetere.
Lei chiede se potrebbe cambiare idea: è possibile, ma non può diventare un’attesa su cui costruire il proprio benessere emotivo. Cercare continuamente di convincerla o dimostrarle di poter cambiare rischia infatti di mantenere lei in una posizione di speranza e sofferenza.
Forse, più che concentrarsi sul “farle cambiare idea”, potrebbe essere utile chiedersi cosa succede a lei nei momenti di litigio: cosa la fa “alterare”, cosa teme di perdere, quanto pesa il bisogno di conferme o di chiarezza. Questo non per colpevolizzarsi, ma perché comprendere le proprie reazioni emotive è spesso il primo passo per costruire relazioni più serene.
Il fatto che lei dica di voler migliorare “prima di tutto per sé stesso” è probabilmente la parte più importante del suo messaggio. Se questo desiderio diventa autentico e indipendente dall’esito con questa collega, potrà esserle utile in qualunque relazione futura, con lei o con un’altra persona.
Resto a disposizione
Dott. Luca Rochdi
Buonasera. Comprendo profondamente la tensione emotiva che sta vivendo; trovarsi in quella terra di mezzo dove l'attrazione è reciproca ma l'incompatibilità sembra insormontabile è un'esperienza che logora e genera un senso di profonda impotenza. La ringrazio per aver condiviso la sua vulnerabilità, perché traspare quanto questo legame, nato in un contesto quotidiano come quello lavorativo, sia diventato per lei una luce preziosa che ora teme di veder spegnersi definitivamente.
Nella mia prospettiva professionale, devo invitarla a riflettere su un punto cruciale: il fatto che lei consideri "meglio litigare all'inizio" è una visione che purtroppo si scontra frontalmente con il bisogno di sicurezza di questa ragazza. Per molte persone, la fase iniziale di una conoscenza dovrebbe essere quella della scoperta e della fluidità; se i conflitti sono già così accesi e frequenti prima ancora di aver costruito una base solida, il messaggio che arriva all'altro non è di "passione", ma di instabilità. Lei ha menzionato che la sua collega ha già vissuto situazioni simili in passato e questo è un elemento fondamentale: la sua non è solo una chiusura verso di lei, ma un atto di protezione verso se stessa. Il fatto che si sia emozionata e le abbia preso le mani dimostra che l'affetto è autentico, ma ci insegna anche che l'amore, da solo, non sempre basta a garantire la serenità necessaria per stare insieme.
In merito alla sua domanda su un possibile ripensamento, è importante essere onesti: in questo momento, insistere o cercare di convincerla con le parole rischia di ottenere l'effetto opposto. La sua "reazione un po' troppo accesa" ai comportamenti di lei, unita alla mancanza di onestà che lei lamenta, ha creato un cortocircuito di sfiducia. Per una donna che cerca di evitare vecchi schemi dolorosi, la promessa di un cambiamento futuro raramente ha lo stesso peso della tranquillità presente. Un ripensamento potrebbe avvenire solo se lo spazio intorno a lei smette di essere saturo di pressione e spiegazioni. Lei ha già espresso i suoi sentimenti nel modo più nobile possibile; ora il passo più coraggioso e, paradossalmente, più "produttivo" che può fare è accettare il suo "no" con estrema dignità e rispetto.
Lavorare insieme rende tutto più complesso, ma le offre anche l'unica vera opportunità di dimostrare il suo cambiamento senza usare le parole. Invece di dirle che "migliorerà", ha l'occasione di mostrarle giorno dopo giorno, nel contesto professionale, un uomo capace di gestire le proprie reazioni, di mantenere la calma anche nelle divergenze e di rispettare i confini che lei ha tracciato. Non si tratta di attendere passivamente un suo cambiamento di idea, ma di trasformare quel "migliorare per se stesso" in una realtà quotidiana e visibile. Solo vedendo una stabilità emotiva costante e duratura nel tempo, lei potrebbe, forse, riconsiderare l'idea che un futuro insieme non sia necessariamente una ripetizione dei suoi traumi passati. Al momento, però, onorare la sua scelta è l'unico modo per non dissipare quel bene prezioso che siete riusciti a confesarvi.
Buongiorno, purtoppo accadono dei momenti dolorosi: non è facile non poter vivere qualcosa di bello, stare con un "no" e, allo stesso tempo, sperare in un ripensamento dell'altrə. Purtroppo, nessuno può sapere il futuro e se ci sarà un cambiamento di scelta di questa persona (magari neanche questa stessa ragazza lo sa ora). Per il momento, nel rispetto della libertà e della decisione di questa collega, Lei che scrive può navigare a vista, con la possibilità di stare ed attraversare questo dolore e di "fare lutto" di questo rifiuto. Vi è l'opportunità anche di riflettere su di sè, su cosa cerca nelle relazioni e quali qualità; potrebbe anche pensare a cosa, in particolare, la fa alterare e reagire un po' troppo. Cosa accade quando si altera e reagisce un po' troppo?
Inoltre, come mai dice che "è la cosa più bella che mi sia capitata da quando lavoro in questa azienda"? Cosa la rende felice della relazione con questa ragazza?
Cosa intende quando scrive che è "disposto a provare a migliorare"? Come mai c'è questo desiderio e quello di essere disposto a far vedere a questa ragazza come è migliorato? Quali sono i bisogni sottostanti a questa volontà?
Se lo desidera, può chiedere aiuto a un professionista per poter far chiarezza su questa situazione, per poter conoscere meglio Lei stesso ed imparare a "rispondere" al posto di "reagire" in situazioni che La fanno alterare.
Spero di esserLe stata utile, buona giornata,
Dott.ssa Jasmine Cazzaniga
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
quello che descrive sembra essere un legame che le ha smosso qualcosa di molto intenso, e probabilmente proprio per questo oggi il “no” di questa ragazza le fa così male e lascia aperta la speranza che possa cambiare idea.
Da ciò che racconta, però, sembra importante tenere insieme due aspetti: da una parte il fatto che tra voi ci sia stato un interesse reciproco reale, dall’altra il fatto che lei, almeno in questo momento, sembri percepire la relazione come qualcosa che la spaventa o che teme possa diventare doloroso.
A volte può accadere che una persona provi coinvolgimento emotivo e contemporaneamente senta di non riuscire a vivere quel legame con serenità, soprattutto se alcuni aspetti della relazione riattivano esperienze passate o timori già conosciuti. Nel suo caso, sembra che i litigi e alcune reazioni emotive intense abbiano avuto per lei un peso importante, al punto da farle vivere la relazione più come un rischio che come una possibilità.
Comprendo quanto possa essere difficile accettare questa distanza, soprattutto quando sente di essere disposto a mettersi in discussione e a migliorare. Tuttavia, il rischio in questi momenti è di concentrarsi molto sull’idea di convincere l’altro o di dimostrare che “potrebbe funzionare”, restando in attesa di un eventuale ripensamento.
In realtà, il fatto che lei oggi riconosca alcuni aspetti delle sue reazioni e desideri lavorarci sopra può avere un valore importante prima di tutto per sé stesso, indipendentemente da come andrà questa relazione. A volte i legami che ci coinvolgono di più riescono anche a mostrarci parti di noi che chiedono di essere comprese meglio.
Per quanto riguarda un possibile cambiamento da parte sua, nessuno può prevederlo con certezza. Le persone possono cambiare idea, così come possono confermare nel tempo le proprie scelte. Forse, più che cercare di capire se lei tornerà, potrebbe esserle utile provare a chiedersi cosa questa esperienza stia mettendo in luce dentro di lei: nel modo di vivere il conflitto, l’attesa, il bisogno dell’altro e la paura di perdere il legame.
Un caro saluto,
Dott.ssa Silvana Grilli
Capisco quanto questa situazione ti faccia soffrire, soprattutto perché da quello che racconti il sentimento che provi è autentico e ti sei esposto molto emotivamente.
Mi sembra, però, che tu sia molto concentrato sul capire cosa potrebbe fare lei in futuro, mentre forse sarebbe utile chiederti anche di cosa hai bisogno tu adesso. Lei, almeno in questo momento, ti ha comunicato un limite abbastanza chiaro, indipendentemente dal sentimento che può provare.
Questo non significa che ciò che avete vissuto non sia stato reale o importante, ma che ciascuno ha i propri tempi, le proprie paure e il proprio percorso da fare. Anche tu, da quello che dici, senti il desiderio di migliorarti e capire meglio alcune tue reazioni: forse questo può diventare qualcosa da fare prima di tutto per te stesso, non per convincere qualcuno a restare.

Sul futuro nessuno può avere certezze: le persone possono cambiare idea, come possono non cambiarla. Ma restare troppo agganciati a questa possibilità rischia di tenerti fermo in attesa di qualcosa che oggi non dipende da te.
Buonasera, la situazione che riporta è comprensibilmente dolorosa e confusa, soprattutto per l'ambiguità (più emotiva che razionale) che sembra esserci.
Da un lato avete riconosciuto un interesse reciproco, lei dice di non essere pronta ad iniziare una relazione (per tutti i motivi legittimi che ha elencato).
Uno dei primi passi è riconoscere che una persona può provare emozioni e sentimenti, ma non sceglierci mai davvero e questo è fuori dal nostro controllo, quello che si può fare è lavorare sull'accettazione e, con il tempo, sul lasciare andare, cosa che comprensibilmente non è per niente facile, perché queste dinamiche portano spesso a sentirci divisi tra il piano emotivo e quello logico. Il cervello, inoltre, rimane ancorato a ciò che potrebbe essere, alimentando l'idealizzazione, tanto di più per ciò che concretamente non si è avverato ma rimane una possibilità.
Un altro spunto di riflessione che le propongo è il seguente: quando si è emotivamente coinvolti è naturale chiedersi se ci potrebbe essere un ripensamento, soprattutto se l'altra persona mostra coinvolgimento, tuttavia, credo sia importante provare ad ascoltare ciò che la ragazza sta comunicando in modo esplicito, osservando cosa ora può offrire in modo concreto. Inoltre, il desiderio di migliorarsi è qualcosa di estremamente positivo ma è importante che questo percorso venga fatto per sé stesso, in modo che lei possa chiedersi non se questa ragazza cambierà idea ma chi sarà se questa ragazza sarà in linea con lei.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, ciò che la sua collega dice e sente è valido ed è vero per lei stessa così come il suo sentire ha validità per lei. L'accordo sul voler iniziare una relazione è essenziale, poiché da lì è possibile iniziare una conoscenza più profonda e con un certo impegno. L'emotività che non si accorda con i pensieri e gli aspetti razionali di noi, diventa puro istinto e in molte persone rappresenta un pericolo, a cui vogliono dare ascolto nelle proprie scelte. Valuti di approfondire questo momento di separazione con un percorso psicologico. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. È percepibile il senso di smarrimento che la abita: quel trovarsi a un passo da un incontro desiderato, vederlo sfiorare la realtà attraverso un contatto fisico ed emotivo — come il prendersi per mano o l'emozione condivisa — e poi sentirlo negato da una parola che suona irrevocabile. Questa oscillazione tra la vicinanza dell'anima e la distanza della volontà crea una ferita profonda, alimentata dal paradosso di un interesse reciproco che non riesce a farsi progetto.

Nella prospettiva della psicologia del profondo, e in particolare nel solco del pensiero di Diego Napolitani, potremmo leggere questa dinamica come l'incontro scontrato di due "mondi interni" che portano con sé memorie diverse. Quando questa ragazza Le dice di aver già vissuto situazioni simili e di non voler "cadere di nuovo" in certi schemi, non sta parlando solo di Lei, ma sta parlando alla propria storia. I litigi precoci e le reazioni accese che si sono verificate hanno riattivato in lei una memoria traumatica o, quantomeno, una "matrice" relazionale difensiva: vede in quel conflitto non una fase di assestamento, come la vede Lei, ma il segnale di un pericolo già noto da cui sente il bisogno vitale di proteggersi.

Il fatto che Lei sia disposto a migliorare e a mettersi in gioco è un segnale di grande vitalità e onestà verso se stesso. Tuttavia, nel processo di costruzione di un'identità relazionale, l'altro deve sentirsi in un luogo sicuro per poter accogliere il cambiamento. Se in lei prevale l'idea che la diversità caratteriale e la conflittualità siano presagi di sofferenza, ogni Sua spinta verso di lei rischia di essere percepita come una pressione che conferma il timore di essere "soffocata" o coinvolta in una dinamica fuori controllo. Il Suo "reagire un po' troppo" ha probabilmente colpito un punto di fragilità in cui lei non si sente in grado di sostenerla, né di farsi sostenere.

Riguardo alla Sua domanda su un possibile ripensamento, la risposta non risiede nella forza della persuasione, ma nel tempo della trasformazione silenziosa. Un cambiamento di scelta da parte sua non potrà nascere da nuove promesse o dichiarazioni d'amore, che pur essendo bellissime (come il definirla la cosa più bella del Suo lavoro), in questo momento aumentano il "carico" emotivo che lei non si sente pronta a gestire. Un ripensamento potrebbe maturare solo se lei avrà modo di osservare, nel quotidiano condiviso dell'ambiente lavorativo, un Suo nuovo modo di abitare il limite e il conflitto: non perché glielo promette, ma perché lei lo vede accadere.

La direzione che mi sento di indicarLe è quella di un "ritiro fecondo". Rispettare il suo "no" non significa rassegnarsi, ma riconoscere la sua necessità di confine. Dimostrare di aver compreso la lezione dei litigi significa, paradossalmente, smettere di cercare di convincerla e iniziare a coltivare quella calma interiore che le è mancata negli scambi passati. Solo se lei smetterà di sentirsi "oggetto" di una conquista o di una riparazione, potrà forse tornare a guardarla con quella curiosità che l'interesse reciproco aveva acceso. Lasci che il tempo del lavoro torni a essere un luogo di professionalità serena; è nel modo in cui Lei tratterà se stesso e gli altri colleghi che lei troverà, eventualmente, le prove del Suo reale cambiamento.

Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, quello che sta vivendo è un momento emotivamente molto intenso, perché coinvolge allo stesso tempo attrazione, speranza, frustrazione e anche una forma di perdita che si sta già delineando, pur in presenza di un legame ancora “aperto” dal punto di vista emotivo. Situazioni di questo tipo, soprattutto quando nascono in contesti come quello lavorativo, tendono a generare una forte attivazione interna proprio perché la relazione non è mai stata pienamente costruita, ma neanche realmente chiusa dentro di sé. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, una delle dinamiche più importanti da osservare in questi casi riguarda il modo in cui la mente cerca di trasformare una situazione incerta in qualcosa che possa essere controllabile o prevedibile. Quando si prova un interesse forte per una persona che, allo stesso tempo, esprime distanza o rifiuto, è naturale che si attivi il bisogno di trovare una possibile “finestra di riapertura”, come il pensiero che con il tempo, con il cambiamento o con nuove dimostrazioni, l’altro possa cambiare idea. Questo tipo di speranza è molto comprensibile, perché permette di attenuare il dolore del rifiuto immediato e di mantenere viva la possibilità di un esito diverso. Tuttavia, è importante distinguere tra ciò che appartiene ai desideri e ciò che appartiene alle intenzioni espresse dall’altra persona nel presente. Da quello che racconta, lei ha espresso in modo abbastanza chiaro una posizione di chiusura, motivata non solo da un episodio isolato ma da una valutazione complessiva della dinamica tra voi, del contesto lavorativo e delle esperienze pregresse. In queste situazioni, uno degli elementi più difficili da accettare è proprio la discrepanza tra ciò che noi sentiamo possibile e ciò che l’altro è disposto a vivere. Lei sente un coinvolgimento forte, autentico, e la disponibilità a mettersi in gioco anche sul piano personale. Dall’altra parte, però, sembra esserci una scelta orientata alla protezione emotiva e alla prevenzione di una dinamica relazionale che viene percepita come potenzialmente conflittuale o già conosciuta come non sostenibile. Dal punto di vista psicologico, il tema dei litigi e delle reazioni emotive intense che lei stesso riconosce è un elemento importante. Non tanto come “colpa”, ma come informazione utile su come si attivano le dinamiche relazionali tra due persone. Quando in una fase iniziale si sviluppano già incomprensioni o reazioni forti, questo può attivare nell’altro la percezione che la relazione possa diventare faticosa o ripetitiva di schemi già vissuti negativamente. Questo non significa che la relazione non potrebbe evolvere, ma significa che, nella percezione attuale dell’altra persona, il rischio viene vissuto come troppo alto rispetto alla disponibilità a provarci. La domanda che lei pone, cioè se possa esserci un ripensamento futuro, è molto naturale quando si è coinvolti emotivamente. Tuttavia, da una prospettiva cognitivo comportamentale è importante prestare attenzione a un punto: concentrarsi sull’idea di un possibile cambiamento dell’altro può mantenere attiva la sofferenza e rendere più difficile elaborare la realtà presente. Le persone possono cambiare opinione nel tempo, ma questo non è qualcosa che può essere previsto o su cui si può costruire un progetto emotivo stabile. Quando una persona comunica un “no” chiaro nel presente, il lavoro psicologico più utile non è tanto interrogarsi su come trasformarlo, ma su come stare dentro quel “no” senza che questo diventi una messa in discussione del proprio valore personale. Mi sembra molto significativo il fatto che lei riconosca non solo l’interesse per lei, ma anche la felicità che prova nel vederla e la disponibilità a lavorare su di sé. Questo è un elemento importante, perché indica una capacità di investimento emotivo e di consapevolezza. Allo stesso tempo, però, proprio quando un’emozione è molto intensa, esiste il rischio che la mente si concentri esclusivamente sull’obiettivo di “trasformare” la situazione, perdendo di vista il fatto che una relazione è sempre un incontro reciproco di disponibilità, tempi e condizioni emotive. Un aspetto su cui potrebbe essere utile riflettere riguarda il modo in cui lei vive il conflitto e le reazioni emotive nelle relazioni. Non per giudizio, ma perché spesso sono proprio questi aspetti che, se non compresi, tendono a ripresentarsi in modo simile in più situazioni affettive. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a leggere meglio questi meccanismi, a comprendere cosa si attiva in lei quando si sente non compreso o messo in discussione, e come questo influisce sulla dinamica con l’altro. In un approccio cognitivo comportamentale, questo tipo di consapevolezza è spesso il primo passo per costruire modalità relazionali più stabili e meno reattive. In questo momento, forse la parte più difficile ma anche più importante non è capire se lei cambierà idea, ma riuscire a dare spazio al fatto che lei ha espresso un confine. E dentro questo confine, lei può scegliere come prendersi cura di sé, delle sue emozioni e del modo in cui vive questa esperienza, senza restare sospeso esclusivamente sull’attesa di un possibile cambiamento esterno. Le situazioni affettive non risolte emotivamente tendono a mantenere una forte carica mentale, e per questo può diventare molto utile avere uno spazio in cui elaborarle con calma, senza rimanere soli dentro pensieri che oscillano tra speranza e dolore. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
quello che sta vivendo sembra essere un momento emotivamente molto intenso, perché da una parte c’è un interesse reciproco dichiarato, dall’altra però ci sono paure, dubbi e dinamiche conflittuali che stanno creando sofferenza e incertezza.

Da ciò che racconta, la ragazza non sembra negare il sentimento o la sintonia emotiva che prova nei suoi confronti: il fatto che si sia emozionata, che abbia ammesso l’interesse reciproco e che abbia avuto gesti affettuosi nei suoi confronti lo lascia intuire. Tuttavia, una relazione non si costruisce soltanto sul sentimento, ma anche sulla percezione di sicurezza, stabilità e compatibilità emotiva.

Lei stessa le ha comunicato alcuni aspetti importanti:

teme che i conflitti possano peggiorare nel tempo;
ha probabilmente vissuto esperienze passate dolorose simili;
sente di non essere pronta per una relazione;
il fatto di lavorare insieme aumenta la paura delle conseguenze emotive e pratiche.

Quando una persona dice “non voglio provarci”, spesso non significa necessariamente “non provo nulla”, ma piuttosto “in questo momento non mi sento al sicuro abbastanza da iniziare”. Questo è un punto fondamentale.

Allo stesso tempo, è molto positivo che lei abbia riconosciuto le proprie reazioni durante i litigi e il desiderio di migliorarsi. Però è importante che questo percorso di cambiamento venga fatto principalmente per sé stesso e non con l’obiettivo di convincere l’altra persona a cambiare idea. Quando il miglioramento personale dipende dall’attesa di un ripensamento altrui, si rischia di vivere in una continua sospensione emotiva.

Per quanto riguarda la sua domanda: sì, nella vita le persone possono cambiare idea, soprattutto quando le emozioni sono presenti. Tuttavia, non è possibile prevederlo né costruire il proprio benessere aspettando che accada. In questo momento il “no” che lei le ha espresso va rispettato come reale e autentico, anche se doloroso.

Paradossalmente, spesso è proprio quando si interrompe la pressione emotiva e si lascia spazio all’altro che una persona può eventualmente rivalutare la situazione con più serenità. Ma questo deve nascere spontaneamente da lei, non dalla speranza continua o dal tentativo di dimostrarle qualcosa.

Il consiglio che mi sento di darle è di utilizzare questa esperienza anche come occasione per comprendere meglio:

cosa la porta a reagire intensamente nei conflitti;
quali bisogni emotivi sente dentro una relazione;
quanto il timore di perdere l’altro possa influenzare le sue reazioni.

Sono aspetti molto importanti, perché le relazioni non dipendono solo dal sentimento, ma anche dalla capacità di gestire emozioni, comunicazione e frustrazione.

Potrebbe essere utile approfondire queste dinamiche con uno specialista, per comprendere meglio ciò che sta vivendo e affrontare questa situazione con maggiore consapevolezza emotiva.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Stefania Loi
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Cagliari
Carissimo, capisco che questa situazione la stia facendo soffrire molto, anche perché da quello che racconta il sentimento tra voi sembra esserci davvero. Però credo che il punto centrale non sia tanto chiedersi “cambierà idea?”, quanto capire cosa succede tra voi quando entrate in conflitto. Il fatto che ci siano stati litigi frequenti ancora prima di iniziare una relazione non è un dettaglio secondario. I litigi, in sé, non sono necessariamente un problema: tutte le relazioni sane attraversano momenti di tensione. La vera domanda è come litigate e cosa si attiva emotivamente in ciascuno di voi.
Tu parli di mancanza di onestà da parte sua che ti ha portato a reagire in modo molto forte; lei, invece, sembra aver vissuto quelle reazioni come qualcosa che l’ha fatta sentire poco al sicuro emotivamente, tanto da collegarle a esperienze passate che non vuole rivivere. Questo significa che probabilmente i vostri conflitti non riguardano solo il presente, ma toccano ferite, paure e modalità relazionali più profonde.
C’è poi un altro aspetto importante su cui fare attenzione: quando una persona dà un “no” molto netto, soprattutto dopo aver ammesso un interesse reciproco, nell’altra persona può attivarsi un forte bisogno di rincorrere, convincere, dimostrare. Psicologicamente è molto comune: più qualcosa ci sfugge, più rischiamo di idealizzarla e di percepirla come indispensabile. In questi casi, però, bisogna stare attenti perché il “gioco” dell’inseguimento può togliere lucidità.
A volte non stiamo più lottando per costruire davvero una relazione sana, ma per ottenere una conferma, per cambiare l’esito, per non sentirci rifiutati. E sono due cose molto diverse. Per questo credo sia importante fermarsi un momento e chiedersi:
“Se lei oggi fosse completamente disponibile, i problemi che ci hanno portato a questi litigi sarebbero davvero risolti? Oppure esistono dinamiche che andrebbero comprese meglio da entrambe le parti?”
Infine, rispetto al suo desiderio di migliorarsi, penso che sia una cosa molto positiva, ma solo se fatta per se stesso. Cambiare per paura di perdere qualcuno spesso porta a trasformazioni fragili, guidate dall’ansia e dal bisogno di approvazione. Un cambiamento autentico nasce invece quando una persona sente che certi aspetti del proprio modo di reagire meritano attenzione indipendentemente da quella relazione.
Se un giorno la sua collega dovesse rivedere la sua posizione, accadrebbe molto più facilmente vedendo una persona che ha lavorato su di sé in modo reale e spontaneo, non qualcuno che si è modellato per essere scelto. E anche per lei sarebbe importante capire che il suo valore personale non dipende dal riuscire o meno a convincere qualcuno a restare.
Spero che queste parole possano esserle utili.
Rimango a disposizione, un saluto.
Dott.ssa Stefania Loi
Dott.ssa Ilenia Ceravolo
Psicologo, Psicologo clinico
Locri
Il vissuto che descrive è comprensibile, soprattutto quando si sviluppa un forte coinvolgimento emotivo e la situazione resta ambivalente per alcuni aspetti.
In questi casi, però, è importante distinguere tra ciò che si desidera e ciò che l’altra persona ha già espresso in modo piuttosto chiaro. Quando viene comunicata una non disponibilità a intraprendere una relazione, anche se con emozione e vicinanza, quello rappresenta il punto di riferimento su cui orientarsi nel presente.
La domanda su un possibile cambiamento futuro è naturale, ma rischia di mantenere in una condizione di attesa che rende più difficile elaborare la situazione e ritrovare una direzione personale.
Potrebbe essere più utile concentrarsi su come si sta vivendo questa esperienza e su come gestire il coinvolgimento emotivo in modo che non diventi fonte di sofferenza prolungata.

Ilenia Ceravolo, Psicologa
Quello che descrivi sembra averti coinvolto emotivamente in modo molto profondo, ed è comprensibile che un rifiuto in una situazione in cui il sentimento appare reciproco possa generare dolore, confusione e il bisogno di cercare una possibilità diversa.
Più che chiederti se lei potrà cambiare idea, forse potrebbe essere utile soffermarti su ciò che questi litigi hanno attivato in te e sul modo in cui vivi il timore di perdere qualcuno a cui tieni. Quando ci si sente molto coinvolti, a volte le reazioni diventano intense proprio perché quella relazione assume un significato importante.
Il fatto che tu riesca a riconoscere il desiderio di migliorarti è un elemento prezioso, soprattutto se pensato come un percorso personale e non solo come un tentativo di salvare il rapporto. Le relazioni possono evolvere in modi imprevedibili, ma difficilmente trovano spazio sereno quando prevalgono paura, tensione o bisogno di convincere l’altro.
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro utente, grazie per questa condivisione, che evidentemente è legata a un vissuto sentimentale di sofferenza. Purtroppo non si possono fare previsioni sui comportamenti o sui modi di pensare, in quanto l’essere umano non funziona secondo una certa logica, ma possiede, oltre alla razionalità, una certa quota di irrazionalità e istintività che attiene a una dimensione psichica molto complessa. Il ripensamento ci potrà essere oppure no da parte di questa ragazza, ma sarebbe utile interrogarsi sul perché lei vorrebbe che la ragazza cambiasse idea. Sicuramente in questa fase prova attrazione ed è preso emotivamente, ma come considera lei ad esempio tutti i litigi di cui parla? Da cosa originano i litigi e in che modo lei vive la diversità che sembra insormontabile per questa ragazza? Anche lei avverte questa diversità estrema? Cosa vorrebbe da questo rapporto? C’è effettivamente la possibilità, per lei, che tra voi funzioni una relazione o è spaventato all’idea di perdere questa cosa bella che sente esserle capitata?
Un caro saluto
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
da quello che dice la sua collega ha già dato una risposta a questa domanda.
A questo punto potrebbe essere più utile iniziare un percorso di rielaborazione in modo da poter accettare la situazione per quella che è ed andare avanti.
Cordiali saluti
Dott.ssa Stella Gelli
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Milano
Buonasera, grazie per questa sincera condivisione.
Si sente quanto ci tenga, e quanto sia difficile stare in questo momento di sospensione, in cui sa già che prova qualcosa di reale ma non sa come gestirlo né che forma dargli.
Una cosa colpisce nella sua storia: i litigi, le reazioni forti, le dinamiche che si sono create ancora prima di iniziare. Non lo dico per sminuire quello che sente, anzi. Ma spesso il modo in cui ci muoviamo quando qualcuno ci interessa davvero dice qualcosa di importante su di noi, sui significati che attribuiamo all'altro, su cosa temiamo e cosa cerchiamo. Vale per lei, vale per la ragazza che le piace, vale per chiunque.
La domanda se ci sarà un ripensamento è comprensibile, ma purtroppo non possiamo saperlo. Quella a cui può rispondere è un'altra: cosa voglio capire di me da quello che è successo? Cosa mi dice di come voglio stare in una relazione?
A volte i momenti più dolorosi sono proprio quelli che, se attraversati con la giusta attenzione, aprono qualcosa di nuovo.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio in cui esplorarlo, sono disponibile per un primo colloquio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Stella Gelli
Salve,

Il suo star male e l'incertezza della situazione si leggono nelle righe che ha scritto.
Lei ha chiesto se mai ci potrà essere un ripensamento, ci sono però diversi passaggi nel suo messaggio che si pongono come ostacoli su cui è possibile lavorare per una felice relazione, sui quali vorrei porre la sua attenzione.

I litigi lei ha scritto son stati causati dalla poca onestà da parte della ragazza, la ragazza sarebbe disposta a lavorare sulla sua onestà?
E' molto maturo da parte sua aver colto che le sue reazioni sono state a suo dire "eccessive" e che vorrebbe lavorarci, complimenti.
E il cambiamento che lei vuole fare in merito alle sue reazioni sono legate ad una sua presa di coscienza e voglia di volersi bene e vivere meglio situazioni simili in futuro, o unicamente alla ragazza in questione?

Sopratutto durante l'innamoramento, potremmo far di tutto per l'altro, ma questo se non fatto in maniera sana rischia di annullarci, mi faceva piacere farla riflettere su questo.

Dunque per rispondere alla sua domanda, dal mio parere professionale, un cambiamento di scelta da parte della ragazza, con questi modi di fare che già hanno procurato attrito tra di voi non so quanto le possa far bene.

Se invece di ridurre tutto alla "scelta", poniamo la nostra visione sulla volontà di migliorarsi, prima individualmente e poi insieme per vivere meglio prima noi stessi e poi la relazione, già questo è più fattibile

Le auguro di riuscire a smussare i suoi lati che meno le piacciono emersi da questa relazione, e di trovare entrami la volontà per iniziare una relazione felice

Dott. Sacco
Dott.ssa Gabriella Castagnoli
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Penso che debba focalizzarsi sui suoi bisogni e desideri in modo da diventarne cosciente e comprendere come andare verso di essi. Un percorso di consulenza e supporto psicologico ed emotivo potrebbe essere d'aiuto.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Perché essere diversi è un problema?

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