Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa c

30 risposte
Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti
Dott. Marco Daniele
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Cara, la perdita di un genitore è sempre molto dolorosa e per di più perderla in modo così repentino ancor di più. Diciamo che insieme al lutto c'è un vero e proprio disturbo da stress post traumatico. La terapia farmacologica non la intraprenderei. E' importante avere la volontà di affrontare, un passo alla volta, il distacco e la conseguente solitudine. Gli psicofarmaci ottundono la mente e i sensi e non fanno altro che rimandare ed in alcuni casi peggiorare il problema. Ci vuole un buon sostegno psicologico e per quanto è possibile, cerchi di circondarsi di amici e/o parenti. In ogni caso affronti il lutto con dignità e coraggio e pianga, pianga tanto e se non riesce potrebbe approcciare a diverse pratiche che inducono a esprimere e manifestare le emozioni, condizione necessaria affinché lei superi il suo stato di sofferenza.

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Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
Mi dispiace profondamente per quello che stai attraversando. Perdere una madre in modo così improvviso e traumatico è un’esperienza che scuote le fondamenta della propria vita, e il fatto che tu fossi lì, a tentare l'impossibile per salvarla, aggiunge un carico emotivo che richiede tempo e delicatezza per essere elaborato.
​È del tutto comprensibile che tu ti senta svuotata e che la tua mente torni continuamente a quei momenti. Quello che descrivi — i flashback, il rumore della caduta, il senso di colpa — sono risposte comuni a un evento altamente traumatico.
​Ecco alcune riflessioni che potrebbero aiutarti a inquadrare meglio questo percorso:
​Il Trauma e il Senso di Colpa
​Quando accade un evento così rapido, il cervello non ha il tempo di processare l'addio. Il senso di colpa che provi è spesso un meccanismo della mente per cercare di dare un senso all'impotenza: ci si dice "avrei potuto fare di più" per non accettare l'idea che, purtroppo, contro certi eventi clinici non abbiamo potere.
​La realtà dei soccorsi: Il massaggio cardiaco è una manovra d'emergenza estrema; il fatto che tu ci abbia provato dimostra un atto d'amore e di coraggio immenso, non un fallimento.
​Il lutto improvviso vs. il lutto atteso: Come hai notato con tuo padre, la malattia permette un "commiato anticipato". Con tua madre, questo è mancato, lasciando un vuoto che sembra una voragine aperta.
​La Terapia Farmacologica: Perché Valutarla?
​La tua psicologa ti ha suggerito un consulto psichiatrico non perché la psicoterapia non stia funzionando, ma per supportare la tua biologia in un momento di "cortocircuito".
​Gestione dei Flashback: Quando i ricordi diventano intrusivi (come il rumore della caduta), il sistema nervoso è in uno stato di costante allerta (iper-attivazione).
​Ottimizzare il Lavoro Emotivo: A volte, se il dolore o l'ansia sono troppo acuti, è difficile lavorare sui significati profondi in terapia. I farmaci possono aiutare a "abbassare il volume" dei sintomi più invalidanti, permettendoti di affrontare il percorso psicologico con più energia e lucidità.
​Un supporto temporaneo: Molte persone vedono i farmaci come una "stampella" necessaria per camminare mentre la ferita più grave inizia a rimarginarsi.
​Passi Successivi
​Accogli il consiglio: Consultare uno psichiatra non significa che la situazione sia "grave" in senso assoluto, ma che meriti ogni strumento disponibile per soffrire un po' meno.
​Pazienza con te stessa: Sono passati solo due mesi. Il distacco è un processo lento, specialmente quando la casa in cui vivi parla ancora di lei in ogni angolo.
​Riconosci il tuo valore: Sei stata accanto a lei fino all'ultimo istante. Quella presenza, anche se dolorosa, è stata il tuo ultimo, grandissimo dono per lei.
​Ti auguro di trovare, un passo alla volta, la forza per trasformare questi ricordi traumatici in una memoria più dolce e serena del legame che avevi con tua mamma
Buonasera, mi dispiace molto per quello che ha vissuto. La morte di sua madre non è stata solo una perdita: è stata anche una scena improvvisa, violenta, entrata nei sensi prima ancora che nella mente. Il rumore della caduta, le immagini, il tentativo di rianimarla, l’arrivo dei soccorsi: sono frammenti che possono restare impressi e tornare come flashback, non perché lei “non stia reagendo bene”, ma perché il distacco è avvenuto dentro uno shock.

Il senso di colpa, in situazioni così, può diventare una trappola molto dolorosa: fa credere che, se ci si accusa abbastanza, forse si ritrova un controllo su ciò che è stato incontrollabile. Ma lei non è rimasta ferma. Ha provato ad aiutarla, ha fatto ciò che in quel momento poteva fare, e purtroppo non tutto ciò che accade davanti a noi è anche nelle nostre mani.

Il suggerimento della sua psicologa di sentire uno psichiatra non va letto come un fallimento o come qualcosa di “grave”. Può essere semplicemente un modo per valutare se un supporto farmacologico temporaneo possa aiutarla a dormire meglio, abbassare l’intensità dei pensieri intrusivi e rendere più sostenibile il lavoro psicologico che ha già iniziato.

Forse, in questo momento, il compito non è “dimenticare” sua madre, né smettere di soffrire. Il primo passo è separare due cose: il dolore per la sua assenza e la scena traumatica della sua morte. Una madre non dovrebbe restare imprigionata nell’ultimo rumore che ha fatto cadendo.

Continui il percorso iniziato e porti apertamente in seduta proprio il senso di colpa, i flashback e la paura di non riuscire a staccarsi da quei momenti. Se sente il bisogno di orientarsi meglio su questi passaggi, può continuare a parlarne o valutare anche un confronto dedicato online.

Un caro saluto.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
quello che hai vissuto è un evento estremamente destabilizzante, oltre che un lutto profondissimo. Non hai solo perso tua mamma in modo improvviso, ma sei stata anche testimone diretta di tutto: il malore, il tentativo di rianimarla, l’attesa dei soccorsi. I flashback che descrivi, i suoni, le immagini che tornano, sono reazioni molto comuni quando la perdita avviene in modo così brusco e sotto i propri occhi. Non è “solo” dolore: è anche il tuo sistema emotivo che sta cercando di elaborare qualcosa di troppo intenso per essere integrato subito.
Il senso di colpa che senti (“non sono riuscita a salvarla”) è comprensibile, ma è importante dirlo chiaramente: non è responsabilità tua. Hai fatto quello che potevi in quel momento, in una situazione improvvisa, grave e fuori dal tuo controllo. Il fatto che tu abbia provato a intervenire dice quanto eri presente e coinvolta, non il contrario.
La differenza che senti rispetto alla perdita di tuo padre è altrettanto comprensibile. Quando una persona è malata, per quanto doloroso, c’è un tempo di preparazione, un adattamento graduale. Qui invece tutto è accaduto in pochi istanti, e questo rende più difficile “dare un senso” e accettare il distacco. È come se una parte di te fosse ancora lì, in quella scena.
Il fatto che tu abbia iniziato un percorso con una psicologa è molto importante, e il suggerimento di affiancare una valutazione psichiatrica non significa che “stai peggio”, ma che in questo momento il carico emotivo è molto alto e un supporto farmacologico potrebbe aiutarti a ridurre l’intensità dei sintomi, rendendo più efficace anche il lavoro in terapia. Non è un passo da temere, ma uno strumento in più, temporaneo, per sostenerti.
In questa fase è normale che il pensiero torni spesso a tua mamma e a quel giorno. Il vuoto che senti è reale, così come lo shock. Non c’è un tempo giusto per “stare meglio”, e soprattutto nei lutti improvvisi il processo può essere più lento e discontinuo.
Quello che stai vivendo non è qualcosa che devi affrontare da sola, e stai già facendo dei passi importanti chiedendo aiuto. Con il tempo e con il supporto adeguato, quei ricordi così invasivi possono diventare meno dolorosi, e il legame con tua mamma trovare una forma diversa, meno legata a quell’ultimo momento e più a tutto ciò che è stato prima.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Donatella Valsi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buonasera,
quello che descrive è un’esperienza profondamente traumatica, oltre che un lutto improvviso e doloroso. Le reazioni che sta vivendo — lo shock, i flashback, il senso di colpa, il vuoto — sono comprensibili quando si affronta una perdita così rapida e sconvolgente, soprattutto essendo stata presente in quel momento.

Il fatto che la sua mente torni a quelle immagini e a quei suoni non è un segno di debolezza, ma il modo in cui il suo sistema psicologico sta cercando di elaborare un evento troppo intenso per essere assimilato subito. Anche il senso di colpa è molto frequente in queste situazioni, ma è importante dirlo con chiarezza: lei ha fatto tutto ciò che era possibile fare in quel momento, con le risorse che aveva.

Secondo il modello di elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler-Ross, le persone attraversano diverse fasi (come shock/negazione, rabbia, tristezza profonda), ma nel suo caso si aggiunge anche una componente traumatica legata alla modalità improvvisa della perdita, che può rendere il processo più complesso e meno lineare.

Il percorso che ha iniziato con la psicologa è un passo molto importante. Il suggerimento di affiancare uno psichiatra non indica un peggioramento, ma può aiutarla a gestire meglio l’intensità dei sintomi, come i pensieri intrusivi e il dolore costante, rendendo il lavoro terapeutico più sostenibile.

Sta affrontando un dolore molto grande, su più livelli: la perdita di sua madre e il trauma dell’accaduto. È un processo che richiede tempo, cura e uno spazio protetto. Non deve affrontarlo da sola.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi

Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, mi dispiace molto per la sua perdita. Deve essere stato molto difficile e doloroso affrontare un distacco così improvviso e i sentimenti che descrive sono umanamente comprensibili. Ha fatto bene a rivolgersi a una figura professionale. Ha dei dubbi in merito alla proposta di rivolgersi a uno psichiatra? Ne avete parlato in seduta? Sono certa che il confronto aperto e sincero con la terapeuta le consentirà di prendere la scelta più giusta per lei in questo momento.
Un caro saluto
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara Anonima
Da quanto scrive sento la sua profonda sofferenza per quanto vissuto. I flashback, il rumore impresso, il senso di colpa sono risposte comprensibili a un'esperienza che per lei è stata traumatica e che l'ha portata dopo la morte di suo padre a un ulteriore lutto.
Il consiglio della sua terapeuta di consultare uno psichiatra per un aiuto farmacologico mi sembra buona e sensata e non dettata dalla gravità della sua situazione ma semplicemente un modo per darle un aiuto in questo momento delicato della sua vita. MI sembra che sia stata molto coraggiosa a affrontare tutto e anche a chiedere aiuto. Le auguro il meglio.
Dott.ssa Isabella Macchia
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Buonasera, mi dispiace molto per quello che è successo. La perdita improvvisa di tua madre, avvenuta in modo così rapido e sconvolgente, è un’esperienza che può lasciare un impatto molto forte. Essere stata presente in quei momenti e aver vissuto direttamente ciò che è accaduto può rendere i ricordi particolarmente intensi e difficili da “metabolizzare”, ed è comprensibile che tornino sotto forma di immagini e flashback.
Anche il senso di vuoto che descrivi e la difficoltà a fare i conti con il distacco sono reazioni frequenti quando una perdita arriva senza alcun preavviso. A differenza di altre situazioni in cui si ha il tempo di prepararsi, qui tutto è accaduto in modo improvviso, e questo può rendere più complesso il processo di elaborazione.
Il percorso che hai iniziato con la psicologa è un passo importante. Il suggerimento di affiancare una valutazione psichiatrica può essere utile per aiutarti a gestire l’intensità di ciò che stai vivendo, così da sostenere meglio anche il lavoro terapeutico che stai già facendo.
È un processo che richiede tempo e gradualità: non c’è un modo giusto o veloce per attraversarlo. Continuare a parlarne e a chiedere supporto può aiutarti, passo dopo passo, a trovare un modo per stare in questo dolore senza esserne completamente sopraffatta.
Un caro saluto
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, quello che ha vissuto è qualcosa di profondamente traumatico, oltre che doloroso. Non si tratta solo della perdita di sua madre, ma anche del modo in cui è avvenuta: improvviso, davanti ai suoi occhi, con un tentativo disperato di salvarla. È un’esperienza che lascia segni molto forti, anche a livello mentale e corporeo.

Nella mia esperienza, anche lavorando con persone che hanno vissuto lutti improvvisi o eventi così intensi, i flashback, i suoni che tornano, le immagini intrusive e il senso di colpa sono reazioni molto frequenti. Non significano che lei “non sta reagendo bene”, ma che la sua mente sta ancora cercando di elaborare qualcosa che è stato troppo veloce e troppo grande per essere compreso in quel momento.

Le faccio una domanda delicata: quando le tornano in mente quei momenti, cosa sente più forte dentro di sé? È più il dolore per la perdita, oppure il pensiero “avrei potuto fare di più”?

Perché quel senso di colpa che descrive merita uno spazio particolare. Da quello che racconta, lei ha fatto esattamente quello che poteva fare in una situazione di emergenza, in attesa dei soccorsi. Ma quando si vive qualcosa del genere in prima persona, è molto comune che la mente cerchi un “appiglio”, e spesso lo trova proprio nel colpevolizzarsi, come se questo potesse dare un senso a ciò che è successo.

Un altro aspetto importante è la rapidità con cui tutto è avvenuto. Lei stessa lo dice: con suo padre, pur nel dolore, c’è stato un tempo per prepararsi; qui invece c’è stato uno strappo improvviso. E quando manca quel tempo, il processo di elaborazione diventa più complesso, perché una parte di lei è ancora ferma a quel momento.

Le chiedo anche: nella sua quotidianità attuale, riesce a trovare dei momenti, anche brevi, in cui il pensiero di sua mamma è accompagnato da qualcosa di diverso dal dolore (un ricordo, una sensazione di vicinanza), oppure per ora è tutto ancora molto legato a quel giorno?

Rispetto a ciò che le ha suggerito la sua psicologa, cioè un supporto farmacologico, le dico con molta tranquillità che è una proposta che in situazioni come la sua ha senso. Non perché “non ce la fa da sola”, ma perché quando il carico emotivo e i sintomi (flashback, pensieri intrusivi, forte attivazione) sono così intensi, un aiuto farmacologico può abbassare un po’ il livello di sofferenza e permettere alla terapia psicologica di lavorare meglio.

Un’ultima cosa che sento di dirle: il fatto che lei stia chiedendo aiuto, che abbia iniziato un percorso e che riesca a raccontare tutto questo, non è affatto scontato dopo un evento del genere. È un segnale importante di una parte di lei che, nonostante tutto, sta cercando di attraversare questo dolore.

Se vuole, possiamo anche provare a lavorare insieme su quel senso di colpa e su questi ricordi così vividi, perché sono spesso i nodi più difficili da sciogliere in esperienze come la sua.
Buonasera,
mi dispiace davvero per quello che ha vissuto… è stato qualcosa di molto forte e improvviso, e il modo in cui lo racconta fa capire quanto sia ancora tutto molto vivo dentro di lei.

Quelli che descrive — i flashback, i suoni, le immagini che tornano — non sono “strani”: succede spesso quando una perdita è così traumatica e rapida. Non c’è stato il tempo di prepararsi, e una parte di lei è rimasta lì, a quel momento.

Sul senso di colpa… è comprensibile che ci sia, ma non significa che lei abbia sbagliato qualcosa. In situazioni come queste, purtroppo, anche facendo tutto il possibile, non sempre si riesce a salvare una persona. Lei c’era, ha provato ad aiutarla, e questo conta.

Il fatto che abbia iniziato un percorso con una psicologa è importante. Anche il suggerimento di valutare un supporto farmacologico può essere un aiuto in più, soprattutto per alleggerire un po’ il peso dei pensieri e delle immagini che tornano.

È un dolore grande, e anche il vuoto che sente è parte di questo. Ci vuole tempo, e piano piano si può trovare un modo per stare un po’ meglio dentro tutto questo.

Un caro saluto,

Dott.ssa Filomena Petrone
Dott.ssa GIULIA CHIRONI
Psicologo, Psicologo clinico
Nuoro
Buonasera,
dalle sue parole si percepisce tutta la profondità del dolore che sta vivendo. La perdita improvvisa di sua madre, avvenuta in modo così traumatico e in sua presenza, è un’esperienza che può lasciare segni molto intensi e persistenti.
I flashback che descrive, insieme al senso di colpa e alla sensazione di essere ancora legata a quei momenti, sono reazioni comprensibili quando il lutto si intreccia con un evento traumatico. In queste situazioni, infatti, l’esperienza può rimanere “bloccata”, facendo fatica a essere elaborata e integrata.
Il senso di colpa, in particolare, spesso non riguarda una reale responsabilità, ma rappresenta un tentativo profondo della mente di dare un senso a ciò che è accaduto e di mantenere una forma di controllo su qualcosa che, in realtà, è stato improvviso e non prevedibile.
Anche il vissuto di “vivere ancora con lei” può essere letto come espressione di un legame interno molto forte, che al momento è ancora ancorato al trauma della perdita e fatica a trasformarsi.
Il fatto che abbia iniziato una psicoterapia è un passaggio molto importante. In alcuni casi, come le è stato suggerito, una valutazione psichiatrica può essere utile per sostenere questo lavoro, soprattutto quando i ricordi intrusivi e l’intensità emotiva sono così presenti.
Con il tempo e all’interno di uno spazio terapeutico sicuro, sarà possibile dare un significato più elaborabile a ciò che è accaduto, permettendole di mantenere il legame con sua madre in una forma meno dolorosa e non legata soltanto a quel momento.
un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
mi dispiace molto per ciò che ha vissuto: la perdita improvvisa di una persona cara, soprattutto in circostanze così traumatiche e con un coinvolgimento diretto come il suo, è un evento che può lasciare segni profondi.
Quello che descrive – i flashback, i ricordi intrusivi della scena, il senso di colpa, il vuoto e la difficoltà ad accettare quanto accaduto – è comprensibile in una situazione di lutto traumatico. Quando la morte avviene in modo improvviso e si è testimoni diretti, la mente fatica a “digerire” l’evento e può rimanere come bloccata su quei momenti, riproponendoli continuamente. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va in lei, ma che il suo sistema psicologico sta cercando di elaborare un’esperienza estremamente intensa.
Il senso di colpa che prova è molto frequente in questi casi: si tende a pensare “avrei potuto fare di più”, “se avessi fatto diversamente…”. Tuttavia, è importante ricordare che un infarto improvviso è un evento spesso imprevedibile e che lei ha fatto ciò che era possibile fare in quel momento, attivandosi e tentando di aiutare sua madre.
Il fatto che per suo padre si sia sentita più preparata è coerente: quando c’è una malattia, anche se dolorosa, c’è un tempo psicologico per avvicinarsi alla perdita; nella morte improvvisa questo tempo manca, e l’impatto è molto più brusco.
Sta già facendo un passo molto importante seguendo un percorso psicologico. Il suggerimento della sua terapeuta di affiancare una valutazione psichiatrica non deve essere visto come qualcosa di “grave”, ma come un possibile supporto: in alcune fasi, una terapia farmacologica può aiutare a ridurre l’intensità dei sintomi (come ansia, insonnia, pensieri intrusivi), permettendo di lavorare meglio anche in psicoterapia.
In sintesi, ciò che sta vivendo rientra in una reazione comprensibile a un lutto traumatico, ma merita attenzione e cura. Continuare il percorso intrapreso e valutare anche il supporto psichiatrico può aiutarla a elaborare gradualmente il dolore e a ridurre il peso dei ricordi traumatici.
Le consiglio quindi di proseguire e approfondire con gli specialisti che la stanno seguendo, così da costruire un intervento il più possibile mirato ai suoi bisogni.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buonasera,
la perdita che descrive è stata improvvisa e molto traumatica, e il fatto che sia avvenuta mentre era con Sua madre rende l’esperienza ancora più difficile da elaborare.
I flashback, il dolore intenso, il senso di vuoto e anche i pensieri di colpa che riporta sono reazioni frequenti dopo eventi di questo tipo, soprattutto quando la separazione è avvenuta in modo così repentino e in presenza diretta.
Sta già facendo una cosa importante nel prendersi cura di sé attraverso un percorso psicologico. Il suggerimento di una valutazione psichiatrica, se indicato dalla collega che La segue, può essere letto come un’ulteriore possibilità di sostegno in questa fase, senza sostituire il lavoro che sta già facendo.
In momenti come questo non si tratta di “superare” rapidamente ciò che è accaduto, ma di trovare gradualmente un modo più sostenibile per stare dentro al dolore e ai ricordi, che con il tempo tendono a modificarsi nella loro intensità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buonasera,
mi dispiace molto per la perdita che ha vissuto, in circostanze così improvvise e traumatiche.
Da ciò che descrive, oltre al dolore del lutto, sembrano presenti anche vissuti tipici di un evento traumatico: i flashback, i ricordi vividi (come il rumore della caduta) e il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. È importante sapere che queste reazioni sono frequenti quando si assiste direttamente a un evento così intenso e non dipendono da una reale responsabilità personale. In situazioni come quella che descrive, purtroppo, le possibilità di intervento sono spesso molto limitate anche per i soccorritori.
La difficoltà a “realizzare” la perdita e a elaborare il distacco è comprensibile, soprattutto quando la morte avviene in modo così rapido e inaspettato, senza un tempo di preparazione.
Il percorso psicologico che ha iniziato è sicuramente indicato. L’eventuale supporto farmacologico, come le è stato suggerito, può essere utile in alcuni casi per ridurre l’intensità dei sintomi (come immagini intrusive, ansia o insonnia) e permettere di lavorare in modo più efficace in terapia.
Le suggerirei quindi di valutare con serenità anche un consulto psichiatrico, integrandolo con il percorso già in corso.
Sta affrontando un’esperienza molto dolorosa e complessa, che richiede tempo e supporto adeguato per essere elaborata.
Un cordiale saluto.
Filomena Guida
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Mi dispiace molto per quello che hai vissuto: è un lutto improvviso e anche un evento traumatico. Flashback, senso di colpa e vuoto sono reazioni comprensibili.
Stai già facendo un passo importante con la psicoterapia. Valutare anche uno psichiatra può aiutarti a gestire i sintomi più intensi in questa fase.
Un percorso mirato ti aiuterà sia a elaborare il trauma di quel momento sia a ridurre il senso di colpa. Non devi affrontarlo da sola.
Spero tu possa stare presto meglio
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott. Matteo Stefanini
Psicologo, Psicologo clinico
Rimini
Buona sera,
Ho ascoltato le parole che ha scritto ma, non conoscendola e non avendola in cura, penso sia corretto che mi limiti a dirle solo alcuni miei pensieri.
Le confido che ritengo sia stata molto forte in questi mesi. Ha dovuto affrontare un momento profondamente difficile e l’essere rimasta al fianco della mamma, in quegli attimi, penso sia stato molto coraggioso. Nel seguire alcuni professionisti ho potuto verificare quanto sia difficile anche per i medici esperti soccorrere i propri affetti più cari.

Inoltre, la perdita di un genitore è un momento della vita che, quando ci troviamo ad affrontarlo, ci lascia senza parole. Ma proprio per questo, ritengo che faccia bene a continuare a parlarne in seduta e, se accetta un piccolo consiglio, sarebbe importante anche uscire e poterne parlare con le proprie amicizie.

Con un pò di pazienza, vedrà che recuperare un pò di serenità, non penso di allontanarmi troppo dal vero se mi permetto di dirle che credo sarebbe stato anche il desiderio della mamma.
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Roma
Buona sera, la perdita di un genitore è una separazione dolorosa, soprattutto quando avviene in modo improvviso.
Il fatto che lei abbia intrapreso una psicoterapia è buona cosa, l'aiuterà ad elaborare la perdita, a lavorare sul momento in cui è accaduta, e su come è accaduta.
Un caro saluto, dottoressa Teresita Forlano
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Da un punto di vista meditativo, il lutto è uno degli incontri più duri con l’impermanenza. Noi sappiamo, in teoria, che tutto cambia, che tutto passa, che nessuno resta per sempre. Ma quando la morte entra nella nostra casa e prende proprio quella persona, questa verità non è più un pensiero: diventa uno strappo nel corpo e nella vita.

Nella tradizione buddhista c’è una storia molto nota, quella di Kisā Gotamī, una madre disperata per la morte del figlio. Andò dal Buddha chiedendo una medicina per riportarlo in vita. Il Buddha non le fece un discorso teorico sulla morte: le chiese di cercare un seme di senape in una casa dove nessuno fosse mai morto. Kisā Gotamī andò di casa in casa e scoprì che non esisteva una casa non toccata dalla morte.
Questa non fu una consolazione facile. Fu una presa di coscienza: il suo dolore era immenso, ma non era fuori dalla condizione umana.
Una poesia di ispirazione buddhista dice: «Consapevole, vivi nel presente, saldo come una roccia che resiste». Questo non significa diventare freddi. Significa imparare, poco alla volta, a non restare prigionieri del passato e nemmeno sospesi in un futuro che non sappiamo se arriverà. Dott. Francesco Paolo Coppola
Quello che ha vissuto è stato un evento estremamente traumatico, oltre che un lutto molto doloroso. Non ha solo perso sua madre improvvisamente, ma ha anche assistito alla scena, cercato di salvarla e vissuto momenti di forte paura e impotenza. È comprensibile che, a distanza di due mesi, la sua mente sia ancora ferma a quella giornata.
I flashback, il rumore della caduta che ritorna in mente, le immagini intrusive e il senso di colpa sono reazioni frequenti dopo esperienze così traumatiche. Non significano che sta “impazzendo”, ma che il suo sistema emotivo sta ancora cercando di elaborare qualcosa di troppo improvviso e sconvolgente.
Lei ha fatto tutto ciò che poteva fare e ha cercato di aiutare sua madre fino all’arrivo dei soccorsi.
Il confronto con la perdita di suo padre è molto significativo, una malattia, per quanto dolorosa, permette talvolta una preparazione psicologica graduale. Nel caso di sua madre, invece, tutto è accaduto in pochi minuti, e questo rende molto più difficile accettare il distacco.
Con il tempo e con il supporto adeguato, il ricordo traumatico può diventare meno invasivo e lasciare spazio anche ai ricordi affettivi della relazione con sua madre. Non deve affrontare tutto questo da sola.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, quello che ha vissuto è un evento estremamente intenso e traumatico, e le reazioni che descrive sono profondamente comprensibili. Trovarsi improvvisamente davanti a una situazione così drammatica, tentare di aiutare una persona cara e poi dover affrontare una perdita così rapida lascia un segno forte sia sul piano emotivo che su quello mentale. Il dolore per la perdita di sua mamma si intreccia con immagini, suoni e sensazioni di quei momenti, ed è come se la sua mente continuasse a tornarci nel tentativo di dare un senso a ciò che è accaduto. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quello che sta sperimentando ha molto a che fare con il modo in cui il cervello elabora eventi improvvisi e molto carichi emotivamente. I flashback, il ricordo vivido del rumore della caduta, la sensazione di rivivere quella scena non sono segnali di qualcosa che non va in lei, ma tentativi della mente di elaborare un’esperienza che è stata troppo intensa e troppo veloce per essere compresa in quel momento. È come se una parte di lei fosse ancora lì, in quella stanza, a cercare di ricostruire e integrare ciò che è successo. A questo si aggiunge il senso di colpa che sente per non essere riuscita a salvarla. Questo è un pensiero molto frequente in situazioni simili, perché quando si ama qualcuno si ha anche il desiderio profondo di proteggerlo. Tuttavia, è importante considerare che la sua mente, nel formulare questo pensiero, sta probabilmente attribuendo a lei una responsabilità che non corrisponde alla realtà dei fatti. In quei momenti lei ha fatto ciò che era nelle sue possibilità, in una situazione estrema e improvvisa. Il senso di colpa spesso nasce non da ciò che si è realmente fatto o non fatto, ma da un bisogno di trovare un controllo su qualcosa che in realtà è stato fuori dal controllo. Il vuoto che sente ora è un’altra componente molto forte. Non riguarda solo l’assenza fisica di sua mamma, ma anche la perdita di una presenza quotidiana, di un riferimento, di una parte della sua vita che improvvisamente non c’è più. Quando una perdita è così improvvisa, il processo di adattamento può richiedere più tempo proprio perché non c’è stata la possibilità di prepararsi gradualmente. Il fatto che lei abbia iniziato un percorso psicologico è un passo molto importante. A volte, quando il carico emotivo è particolarmente intenso e persistente, può essere utile affiancare diversi tipi di supporto per facilitare il processo di elaborazione. Al di là delle scelte specifiche, ciò che conta è che lei non rimanga sola dentro questa esperienza e possa avere uno spazio in cui dare senso a quello che prova, senza sentirsi sopraffatta. Nel tempo, lavorare su questi vissuti può aiutarla a trasformare il modo in cui questi ricordi si presentano, rendendoli meno intrusivi e meno dolorosi, e a rielaborare anche quei pensieri di colpa che oggi pesano molto. Non si tratta di dimenticare o di cancellare ciò che è successo, ma di permettere alla sua mente di integrare questa esperienza in modo più sostenibile. Se sente che questi pensieri, immagini e emozioni continuano a occupare gran parte delle sue giornate, può essere utile continuare ad approfondire questo lavoro all’interno del percorso che ha iniziato, così da comprendere sempre meglio come funziona questo meccanismo dentro di lei e come poterlo affrontare in modo più efficace. Il fatto che lei stia cercando aiuto e stia parlando di ciò che prova è già un segnale di grande forza e di volontà di prendersi cura di sé in un momento così difficile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Quanto ha vissuto è stato un trauma improvviso e devastante, e la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividerlo. Assistere alla morte improvvisa della propria madre, cercando di salvarla, è un'esperienza che può lasciare tracce profonde.

I flashback, il senso di colpa e il vuoto che descrive sono reazioni comprensibili a un evento traumatico. In ottica cognitivo-comportamentale, il cervello cerca di elaborare ciò che non ha potuto metabolizzare nell'immediato, ripresentando ripetutamente immagini e sensazioni legate al momento del trauma. Anche il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla è frequente in queste situazioni, ma è importante ricordare che lei ha fatto tutto quello che era in suo potere.

La buona notizia è che sta già seguendo un percorso terapeutico. La valutazione psichiatrica consigliata dalla sua psicologa è un passo saggio: in certi contesti, un supporto farmacologico può ridurre l'intensità dei sintomi, rendendo il lavoro in psicoterapia più efficace.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, condoglianze. Immagino il dolore enorme. Avere flashback e ricordi improvvisi è parte integrante del lutto, non è facile affrontare questa perdita, soprattutto avendola vissuta direttamente. Sta facendo quello che le serve, sta cercando di prendersi cura di lei e questo è molto importante, l'unica cosa che può fare insieme al darsi tempo. Se questi pensieri sono invalidanti è comprensibile la proposta della sua psicologa di un supporto psicofarmacologico, ci ragioni. Fare un colloquio con uno psichiatra non vuol dire necessariamente iniziare a prendere farmaci ma capire se le servono. Continui così.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
la perdita che ha vissuto è stata improvvisa e molto impattante, ed è comprensibile che, oltre al dolore, siano presenti immagini intrusive, ricordi molto vividi e senso di colpa
In situazioni come questa può accadere che la mente continui a “riproporre” quei momenti nel tentativo di elaborarli, soprattutto quando non c’è stato il tempo di prepararsi o dare un senso a quanto accaduto. Il senso di colpa che descrive è una reazione frequente, ma è importante ricordare che lei ha fatto tutto ciò che era possibile fare in quel momento.
Il fatto che abbia già iniziato un percorso psicologico è molto importante. L’indicazione di affiancare anche una valutazione psichiatrica può essere utile non perché “non stia reggendo”, ma per aiutarla a gestire meglio l’intensità dei sintomi e rendere il lavoro terapeutico più sostenibile.
Darsi tempo, in queste situazioni, è fondamentale: il dolore e l’elaborazione di un lutto così improvviso non seguono tempi rapidi.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Iolanda Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Firenze
Elaborare una perdita è un percorso lungo e doloroso, considerando anche, nel caso specifico, le modalità con cui la mamma è venuta a mancare. Non è insolito affiancare al percorso di psicoterapia anche una terapia farmacologia per il tempo necessario per sostenerti nel tuo percorso. Mi dispiace per la tua perdita, buon lavoro.
Gentile utente,
Mi dispiace per il momento così doloroso e traumatico che sta attraversando. La perdita improvvisa di una madre unita allo shock di aver tentato personalmente i soccorsi, genera un carico emotivo che richiede tempo e delicatezza per essere elaborato. La proposta della sua psicologa di affiancare un supporto psichiatrico non va letta come un fallimento del percorso attuale ma come una risorsa in più. Si conceda il permesso di farsi sostenere su più fronti: prendersi cura del proprio dolore è il primo passo per onorare il legame con chi non c'è più. Resto a disposizione.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e coraggio qualcosa di così doloroso e intimo. La perdita improvvisa di una persona così significativa, vissuta anche in modo diretto e traumatico, può lasciare un impatto molto forte sia sul piano emotivo che su quello dei ricordi, che a volte si ripresentano in modo intrusivo e involontario, come i flashback che descrivi.

Quello che stai vivendo – il senso di vuoto, la tristezza intensa, il ripetersi di immagini e suoni di quel momento, insieme ai pensieri di colpa – rientra in una risposta comprensibile a un evento improvviso e altamente stressante. Non si tratta di “reazioni sbagliate”, ma di tentativi della mente di elaborare qualcosa che è stato troppo rapido e doloroso per essere mentalmente assimilato subito.

È importante che tu stia già intraprendendo un percorso psicologico: questo è un passo prezioso. Rispetto al suggerimento della tua psicologa di un confronto con uno psichiatra, può essere utile considerarlo non come un “passaggio di livello”, ma come un’integrazione possibile alla presa in carico, soprattutto quando alcuni sintomi (come i pensieri intrusivi, l’iperattivazione emotiva o il sonno) diventano molto faticosi da sostenere.

Ti incoraggio a continuare a dare spazio a ciò che provi, senza forzarti a “stare meglio in fretta”: il lutto per una persona così vicina e in queste modalità richiede tempo e delicatezza.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile Amica,
mi lasci esprimere la mia solidarietà al suo dolore. Perdere in un modo così traumatico un genitore è davvero una prova durissima.
Vorrei incoraggiarla: nonostante la durezza di questa prova e il dolore che l'accompagna, se ne può uscire. Come? Può essere un'opportunità per comprendere come abbiamo definito la nostra identità (ossia ci siamo ai nostri stessi occhi). I rapporti profondi infatti contribuiscono a definirci, e perdere sua madre sembra averla messa in crisi da questo punto di vista.
Dal punto di vista più clinico, potrebbe esserle utile l'EMDR per superare il trauma della sua perdita.

con i migliori auguri,
dr. Ventura
Dott.ssa Lisa Cerri
Psicologo clinico, Psicologo
Soiano del Lago
Buonasera,
quello che ha vissuto è stato un evento estremamente traumatico, oltre che un dolore enorme. Non ha perso soltanto sua madre: si è trovata improvvisamente dentro una scena drammatica, impotente, vissuta in prima persona, cercando anche di salvarla. È comprensibile quindi che oggi, oltre alla tristezza per la perdita, siano presenti flashback, immagini intrusive, sensi di colpa e quella sensazione di shock che descrive.

Quando una morte avviene in modo così improvviso e violento, la mente spesso fatica a “stare dietro” a ciò che è successo. Una parte di lei probabilmente sa che sua madre è morta, ma un’altra è ancora ferma a quei momenti, al rumore della caduta, ai tentativi di rianimarla, all’idea che forse si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso. È molto frequente che il cervello, dopo un trauma, continui a tornare lì nel tentativo di trovare un senso o riprendere controllo su qualcosa che è accaduto troppo velocemente.

Mi sembra molto importante che abbia già iniziato un percorso psicologico. Il consiglio della sua terapeuta di valutare anche un supporto psichiatrico non va letto come un segnale di debolezza, ma come un possibile aiuto aggiuntivo in un momento in cui il suo sistema emotivo è sottoposto a uno stress enorme. In alcune situazioni, soprattutto dopo eventi traumatici importanti, un supporto farmacologico può aiutare a rendere più sostenibile anche il lavoro terapeutico.

Le suggerirei di continuare a parlare apertamente con la sua psicologa anche dei flashback, del senso di colpa e delle immagini che la tormentano, senza cercare di “tenerle dentro” o minimizzarle. Sono vissuti molto comuni dopo un trauma così improvviso e meritano di essere accolti e elaborati con gradualità.

E rispetto al senso di colpa, le direi con delicatezza una cosa: aver provato a soccorrere sua madre, aver chiamato aiuto e aver tentato di salvarla non significa aver fallito. Significa che in quei momenti lei ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile fare.

Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

continui pure il percorso iniziato e segua anche il trattamento farmacologico, vedrà che con il tempo riuscirà ad elaborare l'enorme dolore legato alla perdita.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Mi dispiace molto per la perdita improvvisa di sua madre e per il modo traumatico in cui ha vissuto quei momenti. da ciò che racconta, oltre al dolore del lutto, sembrano esserci immagini intrusive, flashback e un forte senso di colpa, tutti aspetti che meritano attenzione e cura. il fatto che non sia riuscita a salvarla non significa che abbia una responsabilità: lei ha fatto ciò che poteva in una situazione drammatica e improvvisa. il consiglio della psicologa di sentire uno psichiatra non va letto come un peggioramento o un fallimento, ma come un possibile aiuto in più per sostenere il percorso psicologico. continui a non restare sola in questo dolore: un sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a elaborare sia la perdita sia lo shock di quella giornata.
Le auguro una buona serata.

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