Domande del paziente (17)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La scelta di rivolgersi a una psicologa è assolutamente adeguata: elaborare la perdita, esplorare le sue paure e lavorare sull’ansia richiede uno spazio protetto e guidato. Continuare quel percorso può... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver condiviso qualcosa di così personale.
Provo a offrirle un parere professionale, chiaro e rispettoso.
Da ciò che descrive, più che un problema “di coppia”, sembra che Lei stia attraversando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sì, una cura esiste. Ansia e attacchi di panico sono difficili da sostenere, ma trattabili con una psicoterapia mirata e, quando necessario, con un supporto medico.
Un percorso terapeutico strutturato...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver condiviso tutto questo con tanta chiarezza e sensibilità. È evidente quanta strada tu abbia fatto, quanto ti sia impegnato per stare meglio, e quanto oggi tu stia cercando di muoverti con... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto tu stia soffrendo in questo momento, e prima di tutto vorrei dirti una cosa con chiarezza e gentilezza: quello che ti è accaduto è un errore, non un fallimento personale.
Stai vivendo paura,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Elena,
la sua riflessione è molto profonda e tocca un punto spesso trascurato quando si parla di Disturbo Narcisistico di Personalità.
È vero: molte indicazioni divulgative insistono sull’evitamento...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver espresso tutto questo con tanta precisione e onestà emotiva. Quello che descrive non è affatto infantile né eccessivo: è il vissuto di una relazione significativa che si è interrotta bruscamente,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che descrive, il fatto che gli accertamenti medici abbiano escluso cause organiche è un dato molto importante. In questi casi, l’ansia **può non solo amplificare una sensazione corporea minima...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Il disagio che descrivi, soprattutto legato alle relazioni, al sentirti osservata e alla difficoltà a muoverti con naturalezza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Mattia,
provo a risponderle con attenzione e rispetto, perché dalla sua domanda emerge una sofferenza reale, non solo una curiosità “tecnica”.
Dal punto di vista medico, la statura finale è determinata...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
quello che descrive è profondamente comprensibile e merita rispetto. Ha attraversato per anni difficoltà di salute importanti, che hanno richiesto energie, attenzione e priorità: non si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da quello che scrive il legame profondo con il suo compagno e la paura della distanza, dall’altro il desiderio legittimo di cogliere un’opportunità importante per il suo futuro. Sono due bisogni...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è più comune di quanto si pensi e non parla di “giusto” o “sbagliato”, ma di **bisogni, sensibilità e confini diversi** all’interno della coppia. Il fatto che a lei questo comportamento... Altro
Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto questa situazione possa essere pesante e confusa per lei. In poco tempo si sono sovrapposti molti elementi delicati: il trasferimento, l’adattamento a un contesto nuovo, la gravidanza e l’interruzione. Sono passaggi che possono generare emozioni molto intense, come rabbia, paura e sfiducia, che a volte faticano a trovare un’espressione più calma.
Può essere utile, se lo sente possibile, avere anche lei uno spazio di confronto con un professionista, per orientarsi meglio dentro questa situazione e capire come starci senza sentirsi sopraffatto.
Non è una situazione semplice, e il fatto che lei si stia ponendo queste domande è già un modo per cercare di prendersene cura.
Cordialmente
Dott. Salvatore De Luca
Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.
Grazie anticipatamente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, grazie per aver condiviso qualcosa di così profondo e delicato. Quello che descrive non è affatto banale né “strano”, ma riguarda una parte importante della sua identità che nel tempo ha cercato spazio, senza riuscire a trovare un modo sereno per esprimersi.
Il fatto che lei viva tutto questo come una tensione tra ciò che sente dentro e la vita che ha costruito fuori è comprensibile, ed è proprio questa divisione che spesso genera fatica, senso di segreto e confusione. Più che “eliminare” questa parte, può essere utile iniziare a **conoscerla e dialogarci**, capendo cosa rappresenta per lei, cosa esprime e di cosa ha bisogno.
In questo senso, potrebbe essere interessante valutare un percorso di **psicodramma classico moreniano**. Si tratta di una psicoterapia di gruppo in cui, attraverso il **gioco di ruolo**, è possibile mettere in scena le diverse parti di sé. In un contesto protetto, lei potrebbe ad esempio dare spazio a questa parte che desidera vestirsi e sentirsi donna, esplorarla, farla “parlare” e metterla in dialogo con le altre parti della sua vita, come quella legata alla famiglia o alla sua identità attuale.
Questo tipo di lavoro non impone scelte, ma permette di **integrare**, comprendere e ridurre il conflitto interno, spesso con un senso di maggiore libertà e chiarezza.
Se sente che questa direzione può risuonare con lei, potrebbe cercare un **teatro di psicodramma moreniano** o un gruppo attivo nella sua zona. Potrebbe essere un primo passo concreto per non restare da solo con tutto questo, ma iniziare a dargli uno spazio più autentico e meno nascosto.
dott. Salvatore De Luca
Solitudine a 29 anni
Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situazione molto dolorosa che non mi fa sta facendo vivere. È da qualche mese che mi sento solo, ho qualche amico sparso, cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi, insomma ci metto tutta la forza di volontà ma nonostante questo non riesco a creare dei legami che siano veri e duraturi. A volte mi viene voglia di mollare. Mi guardo intorno e sui social e vedo solo persone con grandi gruppi di amici che si divertono sempre e io invece qui da soli. Eppure sono una persona che davvero avrebbe molto da offrire, sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone. Mi chiedo come è possibile che io sia cosi solo. Sto insieme ad un ragazzo ma penso che la nostra storia sia finita e questo mi genera ancora piu malessere. Intanto il tempo passa, ho 29 anni, tra 10 anni ne avrò 40 e muoio con questa ansia del tempo che corre troppo veloce, sto bruciando gli anni migliori della mia vita stando in solitudine quando dovrei essere fuori a divertirmi a bere con grandi compagnie o comunque un gruppetto di amici che mi capiscono. Per me una sera dopo lavoro passata senza amici o con legami/relazioni è una sera persa. Ho il terrore che arrivi il weekend e non sapere cosa fare sapendo che tutti sono fuori da qualche parte. Lo so che ci vuole tempo per costruire relazioni durature e per inserirsi nei gruppi, ci sto mettendo tutta la mia forza di volontà. Non ho aggiunto che io convivo con il mio compagno da poco e peggiore decisione non potevo prendere visto che la nostra storia sta finendo. Se vivessi in centro città sarebbe migliore perché cosi potrei essere comodo per conoscere molte piu persone. Mi sembra come se poche persone sappiano quello che sono e quello che ho da offrire e questo è tremendo, soffro molto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco quanto possa essere frustrante sentirsi soli nonostante tutti i tentativi che sta facendo. A volte però non è una questione di “fare di più”, ma di trovare contesti dove sia più facile creare legami autentici.
In questo senso potrebbe essere utile valutare un **gruppo di psicodramma** nella sua zona. È una forma di terapia di gruppo che, attraverso il gioco di ruolo e l’esperienza diretta, aiuta a lavorare proprio sulle relazioni e sul modo di stare con gli altri, in un ambiente protetto.
Per molte persone è un modo concreto per uscire dalla solitudine, non tanto cercando amici, ma costruendo relazioni più vere e sentite.
Salvatore De Luca
Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze. Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante. Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo. Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente. La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero. E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero. Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme. (scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte). Mi date un parere su questa situazione? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che racconta non emerge l’immagine di una persona “impulsiva” o poco lucida, ma al contrario quella di una donna che ha vissuto un legame molto intenso cercando di restare il più possibile equilibrata dentro una situazione inevitabilmente complessa. E, per fortuna, dice di non avere il dono della sintesi: spesso chi sente tanto ha bisogno anche di raccontare tanto. In un mondo dove si comunica sempre meno in profondità, il fatto che lei riesca a mettere in parole emozioni, dubbi e sfumature così precise è qualcosa di prezioso.
Quello che descrive sembra essere stato un rapporto autentico, nonostante i limiti e le contraddizioni. Proprio per questo oggi il dolore non riguarda solo la fine di una dimensione affettiva, ma anche la perdita di uno spazio di condivisione quotidiana molto significativo. È comprensibile sentirsi spaesati quando viene meno una presenza che era diventata così centrale.
A volte non è necessario “stare malissimo” per rivolgersi a uno psicoterapeuta. Ci si può anche concedere uno spazio semplicemente perché si sente il bisogno di dare voce a ciò che si sta vivendo, capire meglio cosa questa esperienza ha rappresentato e attraversare questo momento senza doverlo contenere da soli.
Salvatore De Luca
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