salve, mi fa strano scrivere queste cose dato che non sono abituata. sono una ragazza di 20 anni che

16 risposte
salve, mi fa strano scrivere queste cose dato che non sono abituata. sono una ragazza di 20 anni che frequenta il secondo anno di scienze e tecniche psicologiche. da quando ho 13 anni ho avuto sempre la sensazione e la voglia di intraprendere un percorso psicoterapeutico ma non l’ho mai fatto in quanto sia prima sia adesso non mi sento di dire ai miei che vorrei farlo. in quell’età principalmente i “problemi” erano legati alla mia famiglia e ad un episodio che ho visto che mi ha segnata molto. ad oggi, vivendo in un’altra città, quando non sono a casa si attenua il pensiero riguardante la famiglia ma quando torno a casa mi sento molto a disagio, in più, da sempre non ho avuto rapporto con mio fratello ma adesso quando lo vedo in casa noto ancora di più questa cosa non essendoci sempre. qualche anno fa ho perso il mio gruppo di amiche e questa cosa mi ha segnata talmente tanto che mi viene molto difficile stringere amicizie e relazionarmi con la gente. inoltre, penso di avere una sorta di ansia sociale in quanto provo molta vergogna ad uscire di casa da sola, non vado in negozietti piccoli e mi imbarazza andare nello stesso luogo più volte per esempio in una settimana. sicuramente provo disagio sulla mia persona, nel senso che magari non esco di casa struccata e voglio e devo essere sempre presentabile. con ciò non nego che esco con altri miei conoscenti e frequento luoghi dove c’è gente perché mi piace molto, ma ci sono delle specifiche dinamiche che mi mettono in difficoltà. da una parte mi spaventa andare da uno psicoterapeuta perché non so che approccio scegliere, non so quale sia il migliore per me, dall’altro canto sicuramente la questione economica mi blocca in quanto il fatto che non voglia dirlo ai miei e il fatto che sia solo una studentessa e che quindi non ho ancora un lavoro non mi permette di avere molta indipendenza. ho ovviamente fatto richiesta per il bonus psicologico ma purtroppo non sono stata selezionata. spero che con questo messaggio però possa ricevere qualche risposta per capire e vedere com’è la situazione. aggiungo in finale che se dovessi intraprendere un percorso, mi piacerebbe farlo in presenza dato che sfortunatamente online mi causa vergogna, è strano sì ma preferisco così. la zona è Catania, grazie mille
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Salve, considerando la tua giovane età e il percorso di studi che hai scelto, il desiderio che esprimi di intraprendere una psicoterapia è un segnale di grande consapevolezza. Un percorso personale potrebbe aiutarti a comprendere meglio le difficoltà che senti ancora presenti oggi e a rileggere alcune esperienze del tuo passato, potenziando il senso di fiducia in te stessa. Prendersi cura di sé è spesso il primo passo per poter stare in relazione con gli altri in modo più sereno, e questo potrebbe esserti utile adesso, ma anche per il futuro professionale. Potresti iniziare informandoti sui diversi approcci terapeutici e scegliere quello che senti più vicino al tuo modo di essere e ai temi che stai vivendo. Essendo maggiorenne, hai la possibilità di riservarti questo spazio come qualcosa di esclusivamente tuo; se hai difficoltà economiche potresti rivolgerti ai servizi pubblici, che offrono supporto psicologico con il pagamento di un ticket.
Ti auguro una buona ricerca, che sia prima di tutto un gesto di cura verso di te.

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Dott.ssa Gloria Lo Greco
Psicoterapeuta, Psicologo
Palermo
Buongiorno, quanto Lei descrive può essere affrontato con cura e delicatezza in un percorso psicoterapico, che tenga conto delle Sue caratteristiche personali, delle Sue esigenze e bisogni. Oltre alle difficoltà che sta attraversando, sembra esserci anche una buona motivazione a lavorare su di Sè, che è la base fondamentale per dare avvio ad un percorso di conoscenza personale. Alla luce della Sua esplicita richiesta di un percorso in presenza, purtroppo non posso offrire la mia disponibilità perchè opero a Palermo, ma posso parimenti offrire la mia disponibilità per un invio su Catania, dove ho conoscenza di validi/e colleghi/e. Resto a disposizione e auguro buona giornata
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno la ringrazio per la sua condivisione. Da quello che descrive sembra che ci sia un tema sul giudizio degli altri e che in qualche modo questo la preoccupi e le faccia salire l’ansia in certe situazioni. Sembra inoltre esserci una questione legata alla fiducia nelle relazioni, come se ci fosse una parte di lei che avesse paura a stringere nuovi legami.
Comprendo la sua difficoltà nell’intraprendere un percorso di psicoterapia. Per quanto riguarda l’approccio sarei di parte, ma forse non è la cosa più importante, credo che la questione più importante sia come si sente di fronte ad un/una terapeuta, in quanto la componente relazionale è assolutamente fondamentale per la terapia.
Rispetto alle questioni economiche ha mai pensato di provare con il Servizio pubblico? Magari nel Consultorio Familiare/Casa di Comunità.
Come mai non vuole dirlo ai suoi genitori? Cosa la blocca? Che si aspetta come risposta da loro? Forse il punto è anche iniziare da lì.
Cordiali saluti
Dott. Nicolò Paluzzi Monti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, grazie per aver scritto e per aver condiviso con tanta sincerità le sue riflessioni. Dalle sue parole emerge un desiderio profondo di conoscersi e di prendersi cura del proprio mondo interiore, ma anche molta ansia, disagio e vergogna sociale che rendono difficile aprirsi o chiedere supporto. La perdita delle amicizie e le dinamiche familiari sembrano aver lasciato tracce significative, e non sorprende che alcuni contesti le creino tensione o senso di inadeguatezza.

Forse può chiedersi cosa accade dentro di lei quando sente il bisogno di essere sempre presentabile o quando certe situazioni sociali la mettono in difficoltà. Quali emozioni emergono, quali pensieri e timori si attivano, e come influenzano la percezione della sua autostima. Osservare questi segnali come informazioni preziose sul suo mondo emotivo può aprire uno spazio di consapevolezza, senza giudizio, in cui imparare a riconoscere e accogliere i propri limiti e desideri.

Il fatto che desideri un percorso in presenza racconta di un bisogno di contatto umano, di ascolto autentico e di sicurezza relazionale. Forse vale la pena esplorare in che modo uno spazio di ascolto professionale possa diventare un luogo dove le emozioni, i timori e le esperienze relazionali si intrecciano con la possibilità di crescita, di fiducia e di equilibrio emotivo. Anche piccoli passi, come informarsi su modalità accessibili o iniziare a dialogare con uno psicoterapeuta, possono trasformare il senso di blocco in opportunità di resilienza, consapevolezza e autocompassione.

Può essere interessante riflettere su quali ambienti e quali modalità la farebbero sentire più protetta e pronta ad aprirsi, e come questo desiderio di esplorazione possa diventare un percorso graduale verso una maggiore fiducia in sé stessa e nelle relazioni.
Ciao, grazie per aver scritto: non è affatto facile parlare di queste cose, soprattutto da così giovani.

Da quello che racconti, il tuo disagio non nasce oggi: le difficoltà familiari, l’episodio che ti ha segnata, la perdita delle amicizie e il sentirti più a tuo agio lontana da casa aiutano a capire perché oggi tu faccia fatica nelle relazioni e in alcune situazioni sociali. Non è mancanza di capacità: è una forma di protezione, spesso legata alla vergogna e alla paura del giudizio.

Il fatto che tu desideri stare con gli altri e riesca comunque a uscire potrebbe dire che dentro di te c’è una parte vitale che non si è spenta, ma che è frenata dall’ansia e da un’immagine di sé fragile. Anche il bisogno di essere sempre “presentabile” sembra più un modo per sentirti al sicuro che un problema in sé.

Il desiderio di iniziare una psicoterapia è molto sensato. Non devi scegliere da sola l’approccio “giusto”: conta soprattutto trovare una persona con cui ti senta accolta. La preferenza per la presenza è assolutamente legittima.

Capisco bene i limiti economici e il fatto che tu non riesca a dirlo ai tuoi. Potresti informarti su consultori, servizi universitari o professionisti che offrono tariffe agevolate per studenti nella zona di Catania: anche un primo colloquio può aiutarti a fare chiarezza.

La tua sofferenza non è “troppo poco” per chiedere aiuto. Stai solo iniziando ad ascoltarti.

Un caro saluto!
Lei riferisce che ha 20 anni ,frequenta il II anno della Facoltà Universitaria di Scienze e Tecniche Psicologiche, rientra ,quindi, nella fase evolutiva ‘giovane/adulto ‘del suo ciclo vitale, ha un’istruzione superiore, presumo che i suoi familiari finanziano i suoi studi.
Il problema più urgente e importante da affrontare è cominciare a comunicare, relazionarsi, confrontarsi con la sua famiglia. Se ci sono incomprensioni vanno affrontate, chiarite, senza temere di perdere il loro legame affettivo.
Le prime basi per le relazioni sociali avvengono in famiglia, tutta la costruzione del Sè. Se è necessario si lotta per farsi capire, chiarirsi, affermarsi e ottenere il rispetto della sua individuazione. Conseguentemente, poi , deve arrivare ad affrontare ‘ l’episodio di suo fratello ‘. Il far finta di niente, la fuga, la danneggia è come costruire un falso Sè senza basi forti.
Ottimo intraprendere una psicoterapia, pagarsela da sè,come una sua decisione individuale, personale, privata. Sono d’accordo in presenza, per cui consentirà alla psicologa di avere attraverso la sua comunicazione verbale e non verbale maggiori informazioni per capire come aiutarla.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile ragazza,
ti ringrazio per la fiducia e per aver condiviso in modo così autentico parti molto delicate della tua storia.

Da quello che racconti emergono diversi elementi importanti: un vissuto familiare complesso e un episodio traumatico avvenuto in adolescenza, un senso di disagio che si riattiva soprattutto quando torni a casa, una relazione difficile con tuo fratello, la perdita significativa del gruppo di amiche e, negli anni, un aumento della fatica nelle relazioni sociali. A questo si aggiungono aspetti che ricordano un’ansia sociale selettiva: la vergogna in alcune situazioni, il timore di essere osservata o giudicata, il bisogno di sentirti sempre “presentabile”, pur riuscendo comunque a frequentare persone e luoghi che ti piacciono. Tutto questo suggerisce una sofferenza reale, coerente e comprensibile, non certo “strana” o eccessiva.

Il fatto che tu senta da tempo il desiderio di intraprendere un percorso psicoterapeutico è un segnale di grande consapevolezza, anche considerando che studi psicologia: spesso chi ha questa sensibilità percepisce prima e più chiaramente il bisogno di uno spazio di cura. È normale che l’idea della terapia spaventi, soprattutto quando non si conoscono bene gli approcci o si teme di scegliere “quello sbagliato”: in realtà, più che l’approccio in sé, ciò che fa la differenza è la relazione terapeutica e la possibilità di sentirsi accolta e compresa. Sarà poi il professionista, se necessario, a orientarti o a integrare strumenti diversi.

Comprendo anche il blocco legato agli aspetti economici e al fatto di non voler coinvolgere i tuoi genitori. In questi casi può essere utile sapere che esistono, anche a Catania, servizi universitari, consultori o professionisti che offrono tariffe agevolate per studenti, oltre a percorsi privati modulabili nella frequenza. Il desiderio di svolgere la terapia in presenza è assolutamente legittimo: la vergogna che descrivi online è già un’informazione clinica importante e va rispettata.

In sintesi, la tua situazione merita ascolto e approfondimento in uno spazio protetto: non tanto per “darti un’etichetta”, quanto per comprendere meglio l’origine di questi vissuti e aiutarti a stare con più serenità nelle relazioni, con gli altri e con te stessa. Il consiglio è quindi di approfondire con uno specialista nella tua zona, che possa valutare insieme a te il percorso più adatto.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Raffaele La Tosa
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Legnano
Leggendo ciò che scrivi, si sente una grande capacità di auto‑osservazione: descrivi bene il tuo vissuto, le situazioni che ti mettono a disagio e le differenze tra contesti diversi (a casa, fuori casa, coi pari). In un’ottica fenomenologica questo è già materiale molto ricco: stai portando attenzione al tuo modo concreto di essere‑nel‑mondo, a come cambia il tuo sentire a seconda dei luoghi, delle persone, delle relazioni familiari e amicali.Il disagio a casa, il non‑rapporto con tuo fratello, la perdita del gruppo di amiche e la difficoltà a creare nuovi legami parlano del tuo modo attuale di essere‑con‑gli‑altri: da un lato desideri contatto e ti piace stare nei luoghi sociali, dall’altro temi l’esposizione, il giudizio, il rifiuto. Allo stesso modo, la vergogna a uscire da sola, i piccoli negozi, l’esigenza di essere sempre presentabile mostrano quanto lo sguardo dell’altro pesi sul tuo vissuto del corpo e dell’immagine di te, come se fossi spesso su un “palcoscenico interno”. Prima ancora di pensare a etichette come “ansia sociale”, avrebbe senso esplorare insieme, con calma, che cosa senti nel corpo e nei pensieri in queste situazioni.È molto significativo che il desiderio di iniziare una psicoterapia ti accompagni da quando avevi 13 anni: dice che dentro di te c’è una spinta stabile verso la comprensione di te stessa e verso un incontro in cui poter dare forma e senso a ciò che vivi. Il fatto che tu studi psicologia aggiunge un ulteriore livello: stai vivendo certe esperienze mentre, in parallelo, le studi; un lavoro fenomenologico ti aiuterebbe a tenere insieme la tua esperienza soggettiva e il tuo sguardo “da futura psicologa”, senza che uno schiacci l’altro.Le tue preoccupazioni su approcci, soldi, genitori e modalità (in presenza, non online) fanno parte a pieno titolo della situazione: non sono solo ostacoli pratici, ma dicono qualcosa del tuo rapporto con il chiedere aiuto, con il pudore, con la vergogna. Un percorso a orientamento fenomenologico‑esistenziale non partirebbe da “che diagnosi hai?” ma dall’ascolto minuto del tuo vissuto: come ti senti nei diversi contesti, nelle relazioni, nello stare in giro, nel guardarti allo specchio, nel pensarti nel futuro. Da lì, passo passo, potrebbero emergere nuove possibilità meno governate dalla paura del giudizio e più vicine a ciò che senti autenticamente tuo.Concretamente, nella zona di Catania potresti cercare servizi psicologici universitari, consultori o professionisti che offrano tariffe agevolate per studenti, iniziando anche solo da uno o due colloqui. Più che trovare “l’approccio perfetto” sulla carta, sarà importante osservare come ti senti nell’incontro: se riesci a parlare, se ti senti vista e non giudicata, se quello spazio ti permette di respirare un po’ di più dentro tutto ciò che stai vivendo.
Dott. Renzo Ragona
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buonasera, grazie per aver scritto così apertamente.
Intanto una cosa importante: il fatto che tu dica “mi fa strano scrivere queste cose” è già molto significativo. In psicoanalisi diremmo che quando qualcosa “fa strano”, di solito tocca un punto vero, non abitudinario, non già detto. E infatti il tuo messaggio è tutt’altro che confuso: è molto chiaro, anche se parla di cose che fanno male.
Da quello che racconti, sembra che tu abbia da tempo la sensazione che ci sia qualcosa che chiede spazio, parola, ascolto. Lacan direbbe che non è il “problema” a chiedere una soluzione, ma il soggetto a chiedere di essere ascoltato nel proprio modo singolare di stare al mondo. Il disagio che descrivi non è un’etichetta diagnostica, ma una serie di punti in cui qualcosa si inceppa: la famiglia, la casa, lo sguardo degli altri, il corpo, le relazioni. Il fatto che quando sei lontana da casa stai meglio e quando torni il disagio si riattiva è molto comprensibile: la famiglia non è solo un luogo fisico, ma un luogo simbolico, pieno di ruoli, silenzi, immagini di sé. Tornarci spesso significa ritrovare uno sguardo su di te che forse senti ancora molto presente. Anche il rapporto con tuo fratello, così com’è (o così come manca), sembra toccare qualcosa di profondo, non risolto, che oggi senti ancora di più proprio perché sei cambiata.
Rispetto all’ansia, alla vergogna, al bisogno di essere sempre “presentabile”: in una lettura molto di superficie e per quello che scrivi, non lo vedrei come un difetto o una fragilità, ma come un modo molto preciso di stare sotto lo sguardo dell’Altro. Come se ci fosse una forte attenzione a come appari, a come potresti essere vista, giudicata, riconosciuta. Questo non ti impedisce di uscire o di frequentare luoghi – e questo è importante – ma rende alcune situazioni molto più cariche, più esposte.
La paura di iniziare una psicoterapia è comprensibilissima, soprattutto se studi psicologia: sapere “troppo” a volte confonde più che aiutare. Ma forse il punto non è trovare l’approccio “migliore”, quanto trovare un luogo dove tu possa parlare senza dover performare, senza dover essere brava, a posto, o già capire tutto. In un percorso analitico non si parte dal sapere, ma dal non sapere, dal potersi permettere di dire anche cose che sembrano incoerenti o imbarazzanti.
La questione economica, pur essendo un limite reale, potrebbe non essere un problema: dipende da quanto si è disposti a rinunciare per saperne più di sè, soprattutto quando il sintomo “insiste”. Detto questo, esistono a Catania terapeuti che lavorano con tariffe calmierate per studenti. Il fatto che tu preferisca la presenza, e che l’online ti provochi vergogna, è un’informazione preziosa: anche questo dice qualcosa del tuo rapporto con lo sguardo e con il corpo, e andrebbe rispettato.
In sintesi, da quello che scrivi non emerge “qualcosa che non va”, ma qualcosa che insiste da tempo e che chiede parola. Il desiderio di iniziare un percorso non è un capriccio né un segno di debolezza: spesso arriva molto prima della possibilità concreta di realizzarlo, ma questo non lo rende meno legittimo.
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
La perdita del gruppo di amiche sembra aver rappresentato una frattura importante, non solo sul piano affettivo ma anche sul modo in cui oggi si percepisce nelle relazioni. È come se quell’esperienza avesse lasciato un’impronta di sfiducia e di vulnerabilità che rende più difficile esporsi, stringere nuovi legami e sentirsi a proprio agio nel contatto sociale, pur desiderandolo. Questo spiega bene la coesistenza, che lei descrive con lucidità, tra il piacere di stare con gli altri e la presenza di situazioni specifiche che attivano vergogna, evitamento e autocontrollo.
Il disagio sociale che racconta non appare come una chiusura totale, ma come una sensibilità accentuata allo sguardo altrui e al giudizio, soprattutto nei contesti più intimi o ripetuti, e rispetto alla sua immagine personale.
Rispetto alla questione pratica, è importante sapere che, soprattutto in una città come Catania, esistono servizi pubblici, consultori, ambulatori universitari e studi privati che offrono tariffe agevolate per studenti o percorsi a costo calmierato. Spesso è possibile iniziare con un primo colloquio informativo, senza impegno, proprio per capire se ci si sente a proprio agio e se quella relazione può essere adatta. Il fatto che lei preferisca la presenza è un’informazione preziosa e tutt’altro che strana: per alcune persone il contatto diretto è fondamentale per sentirsi meno giudicate e più contenute.
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
La ringrazio per aver condiviso con tanta apertura e cura aspetti così personali della Sua storia. Scrivere questo messaggio, soprattutto non essendo abituata a farlo, è già un primo passo importante e significativo.

Da quanto racconta emerge un vissuto complesso che si sviluppa nel tempo: difficoltà familiari precoci, un episodio emotivamente molto impattante, un rapporto fragile o assente con Suo fratello, la perdita di un gruppo di amiche che ha inciso profondamente sulla fiducia nelle relazioni, e un senso di disagio legato all’esposizione sociale e all’immagine di sé. Tutti questi elementi, presi singolarmente e ancor più nel loro insieme, possono contribuire a creare fatica emotiva, insicurezza e ansia, anche quando all’esterno si riesce comunque a condurre una vita attiva.

Un percorso psicologico potrebbe esserLe utile proprio perché offrirebbe uno spazio sicuro, riservato e non giudicante in cui poter dare senso a queste esperienze, comprenderne l’impatto e lavorare gradualmente su ciò che oggi Le crea disagio. Non si tratta solo di “curare” un sintomo, ma di conoscersi meglio, riconoscere i propri bisogni emotivi e sviluppare strumenti più funzionali per stare nelle relazioni, nella famiglia e nei contesti sociali.

Il fatto che Lei avverta da molti anni il desiderio di intraprendere una psicoterapia è un segnale da ascoltare con attenzione: spesso questo desiderio nasce da una parte di sé che chiede comprensione, contenimento e spazio. Inoltre, il Suo percorso universitario in ambito psicologico non esclude il bisogno personale di supporto; al contrario, dimostra una sensibilità e una consapevolezza che possono diventare una risorsa preziosa.

È comprensibile che l’idea di iniziare La spaventi: il dubbio sull’approccio “giusto”, il timore di esporsi emotivamente e le difficoltà economiche sono ostacoli molto comuni. È importante sapere che non esiste un approccio universalmente migliore, ma un percorso che si costruisce insieme al professionista, passo dopo passo, anche partendo proprio da questi dubbi.

Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
 Eleonora Tosi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Pavia
buongiorno, penso che la sua sensazione e voglia di intraprendere un percorso di psicoterapia sia antica, da quando aveva 13 anni. Già allora sentiva la necessità di prendersi cura di sè e di migliorare il suo stato di benessere. La psicoterapia è un percorso sicuramente molto faticoso ed impervio, sia per la questione economica da lei evidenziata, sia per paure ed ansie sottese, ma contemporaneamente penso sia estremamente utile e a volte salvifico. Quindi le consiglio di assecondare la sua voglia, prendere coraggio ed intraprendere un percorso psicoterapeutico. Buona fortuna
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera il disagio che segnala è certamente legato alla sua famiglia e forse ad una bassa autostima che la ha sempre accompagnata. credo fermamente che sia più che utile un percorso di psicoterapia che la aiuterebbe a crescere e a diventare una donna indipendente. cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Ornella Prete
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve,
Penso sia arrivato il momento di fare qualcosa per se stessa, mettere ordine nelle sue esperienze familiari e sociali e collocare e dare senso alle emozioni e percezioni che sente. Buon percorso
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara ragazza, il fatto che studi psicologica ti offre sicuramente uno sguardo più consapevole alla tua situazione.
Ne tempo si sono accumulate diverse problematiche con i tuoi genitori, tuo fratello, la perdita delle amicizie e l'ansia sociale per cui è comprensibile che tu voglia iniziare un percorso di psicoterapia.
Visto che non intendi coinvolgere i tuoi genitori nella tua decisione, potresti utilizzare il servizio sanitario pubblico, contattare un consultorio o provare a vedere se all'università che frequenti esista uno sportello di supporto agli studenti. Ti auguro di ritrovare quanto prima la tua serenità.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

lei qui ha portato diverse tematiche che andrebbero meglio snocciolate all'interno di uno spazio di ascolto che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. In merito alla possibilità di farla, valuti di trovare anche solo un piccolo lavoretto, la aiuterebbe a gestire in autonomia il suo percorso; mentre in merito alla scelta del professionista, filtri la ricerca tramite il portale mio dottore per città, troverà sicuramente un elenco di professionisti presenti sul territorio di Catania.
In bocca al lupo per tutto!!

Saluti
Dott. Diego Ferrara

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