Gentili dottori, a riguardo la situazione con questa ex amica, ho molta paura, delusione, confusione
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Gentili dottori, a riguardo la situazione con questa ex amica, ho molta paura, delusione, confusione, ma anche disagio, vergogna, imbarazzo.
Per tanti motivi:
1) Non ci parliamo da due anni e più. Non ci salutiamo nemmeno, nemmeno ci guardiamo, si è alzato un muro che è sempre più forte.
2) Non so più niente, è arrabbiata con me? Mi odia così tanto? Il suo fidanzato mi guarda davvero male? Se mi avvicinassi cosa potrebbe succedere? Il fidanzato potrebbe minacciarmi e allontanarmi? Lei potrebbe arrabbiarsi? Ecc.
3) Il nostro era un rapporto di amicizia molto intenso, almeno per me la consideravo più di una semplice amicizia, una sorella, una persona a cui dicevo tutto. Improvvisamente c'è stato un distacco, come quando si guarda un film e ad un certo punto si spegne la TV. Il film si è interrotto così improvvisamente. Almeno questa è la sensazione che vivo e provo io.
4) Ogni volta che la vedo all'università, essendo colleghi, si attiva questa sensazione ed emozione. Giustamente io sto facendo la mia vita ma mi dispiace, ci rimango male del fatto che prima c'era tutto e adesso c'è niente, neanche un saluto.
5) Per tutto questo, non salgo al secondo piano, studio a casa, non entro nel laboratorio, mi metto fuori su una panchina, sperando di non incontrare nessuno.
Evito di partecipare a situazione in cui so che ci sarà anche questa persona.
6) Non è per ripicca o rabbia, non è che sono un bambino, ma io purtroppo voglio ancora bene a questa persona. E mi sarebbe piaciuto poterci salutare o scambiare due chiacchiere. Essendo colleghi. Farle sapere che sto bene, che mi sono laureato, che sto lavorando alla magistrale, sto facendo tante attività, con i miei genitori va bene così via.
Invece nonostante tutti questi progressi, rimane un nodo irrisolto, uno scoglio dentro di me a cui purtroppo non posso fare niente.
Faccio bene a comportarmi così? In questo modo non dò fastidio a nessuno.
Per tanti motivi:
1) Non ci parliamo da due anni e più. Non ci salutiamo nemmeno, nemmeno ci guardiamo, si è alzato un muro che è sempre più forte.
2) Non so più niente, è arrabbiata con me? Mi odia così tanto? Il suo fidanzato mi guarda davvero male? Se mi avvicinassi cosa potrebbe succedere? Il fidanzato potrebbe minacciarmi e allontanarmi? Lei potrebbe arrabbiarsi? Ecc.
3) Il nostro era un rapporto di amicizia molto intenso, almeno per me la consideravo più di una semplice amicizia, una sorella, una persona a cui dicevo tutto. Improvvisamente c'è stato un distacco, come quando si guarda un film e ad un certo punto si spegne la TV. Il film si è interrotto così improvvisamente. Almeno questa è la sensazione che vivo e provo io.
4) Ogni volta che la vedo all'università, essendo colleghi, si attiva questa sensazione ed emozione. Giustamente io sto facendo la mia vita ma mi dispiace, ci rimango male del fatto che prima c'era tutto e adesso c'è niente, neanche un saluto.
5) Per tutto questo, non salgo al secondo piano, studio a casa, non entro nel laboratorio, mi metto fuori su una panchina, sperando di non incontrare nessuno.
Evito di partecipare a situazione in cui so che ci sarà anche questa persona.
6) Non è per ripicca o rabbia, non è che sono un bambino, ma io purtroppo voglio ancora bene a questa persona. E mi sarebbe piaciuto poterci salutare o scambiare due chiacchiere. Essendo colleghi. Farle sapere che sto bene, che mi sono laureato, che sto lavorando alla magistrale, sto facendo tante attività, con i miei genitori va bene così via.
Invece nonostante tutti questi progressi, rimane un nodo irrisolto, uno scoglio dentro di me a cui purtroppo non posso fare niente.
Faccio bene a comportarmi così? In questo modo non dò fastidio a nessuno.
Gentile utente, lei ci ha scritto già un paio di volte in merito a questa relazione, nel corso di questi mesi. I mesi passano e lei non riesce ad elaborare questa brusca interruzione di un legame che lei considerava importante . Mi sembra anzi che soffra più di prima e che si aggiungano degli altri attori (il fidanzato che la guarda male) a questa dinamica non risolta. Il problema non è che cosa lei possa fare, ma il modo angosciante in cui vive questa situazione. La invito a rivolgersi ad un professionista per parlare di questa problematica relazionale che la fa sentire vittima ed impotente. La situazione va elaborata da dentro e non da fuori.
Le auguro di trovare la forza per fare questo passo.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti
Cordiali saluti
Dottoressa Lorena Menoncello
Le auguro di trovare la forza per fare questo passo.
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Dottoressa Lorena Menoncello
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Buon pomeriggio. Perché pensa di poter dare fastidio a qualcuno? Da dove le viene questo pensiero?
Sta evitando situazioni e persone, compresa la sue ex amica per la quale quale prova ancora dei sentimenti.
Vive tante emozioni, fa tanti pensieri, ma in realtà non sa cosa veramente sia accaduto. A mio parere si sta precludendo la possibilità di vivere liberamente poiché, è condizionato dalla presenza (dentro di sé e fuori) della sua ex amica.
Fossi in lei, quando sarei pronta, se veramente interessata, mi avvicinerei per un confronto. Fino ad allora, potrà fare tante cose belle e costruttive, altre resteranno irrisolte.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Sta evitando situazioni e persone, compresa la sue ex amica per la quale quale prova ancora dei sentimenti.
Vive tante emozioni, fa tanti pensieri, ma in realtà non sa cosa veramente sia accaduto. A mio parere si sta precludendo la possibilità di vivere liberamente poiché, è condizionato dalla presenza (dentro di sé e fuori) della sua ex amica.
Fossi in lei, quando sarei pronta, se veramente interessata, mi avvicinerei per un confronto. Fino ad allora, potrà fare tante cose belle e costruttive, altre resteranno irrisolte.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Buongiorno,
per lei questa persona è ancora fonte di sofferenza. Pensi alla possibilità di parlarne all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle, ne vale della sua serenità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
per lei questa persona è ancora fonte di sofferenza. Pensi alla possibilità di parlarne all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle, ne vale della sua serenità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, fatta di confusione, nostalgia, affetto non risolto e anche di paura. Sono vissuti comprensibili quando un legame significativo si interrompe bruscamente, senza una chiusura chiara o condivisa.
Quando una relazione importante si interrompe in modo improvviso, può rimanere dentro una sorta di “sospeso emotivo”: domande senza risposta, immagini che tornano, sensazioni che si riattivano ogni volta che si incontra l’altra persona o anche solo si immagina di farlo. Non è segno di debolezza, né di immaturità: è spesso il modo in cui la mente cerca di dare un senso a qualcosa che non ha potuto elaborare fino in fondo.
Il fatto che lei stia evitando certi luoghi o situazioni non indica mancanza di volontà, ma il tentativo – forse l’unico che al momento sente possibile – di proteggersi da un dolore ancora troppo vivo. Allo stesso tempo, però, questa strategia può diventare faticosa nel lungo periodo e limitare la sua libertà di movimento e di scelta.
È comprensibile che lei si chieda se stia “facendo bene” a comportarsi così. Più che giusto o sbagliato, può essere utile domandarsi se questo modo di proteggersi oggi la aiuta davvero a stare meglio, oppure se mantiene aperta una ferita che avrebbe bisogno di essere guardata con maggiore calma e supporto.
Il nodo che descrive – il legame non risolto, l’affetto che è rimasto, il bisogno di dare un senso a ciò che è accaduto – merita uno spazio di ascolto dedicato, in cui poterlo esplorare senza giudizio e senza fretta. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa rappresenta per lei questa relazione e come ritrovare una maggiore libertà emotiva, senza forzarsi e senza negare ciò che prova.
Il fatto che lei riesca a riconoscere tutto questo e a metterlo in parole è già un passo importante. Non è solo in quello che sta vivendo, e non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che sente.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e le auguro di trovare, passo dopo passo, uno spazio interno più tranquillo e abitabile.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una sofferenza reale, fatta di confusione, nostalgia, affetto non risolto e anche di paura. Sono vissuti comprensibili quando un legame significativo si interrompe bruscamente, senza una chiusura chiara o condivisa.
Quando una relazione importante si interrompe in modo improvviso, può rimanere dentro una sorta di “sospeso emotivo”: domande senza risposta, immagini che tornano, sensazioni che si riattivano ogni volta che si incontra l’altra persona o anche solo si immagina di farlo. Non è segno di debolezza, né di immaturità: è spesso il modo in cui la mente cerca di dare un senso a qualcosa che non ha potuto elaborare fino in fondo.
Il fatto che lei stia evitando certi luoghi o situazioni non indica mancanza di volontà, ma il tentativo – forse l’unico che al momento sente possibile – di proteggersi da un dolore ancora troppo vivo. Allo stesso tempo, però, questa strategia può diventare faticosa nel lungo periodo e limitare la sua libertà di movimento e di scelta.
È comprensibile che lei si chieda se stia “facendo bene” a comportarsi così. Più che giusto o sbagliato, può essere utile domandarsi se questo modo di proteggersi oggi la aiuta davvero a stare meglio, oppure se mantiene aperta una ferita che avrebbe bisogno di essere guardata con maggiore calma e supporto.
Il nodo che descrive – il legame non risolto, l’affetto che è rimasto, il bisogno di dare un senso a ciò che è accaduto – merita uno spazio di ascolto dedicato, in cui poterlo esplorare senza giudizio e senza fretta. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa rappresenta per lei questa relazione e come ritrovare una maggiore libertà emotiva, senza forzarsi e senza negare ciò che prova.
Il fatto che lei riesca a riconoscere tutto questo e a metterlo in parole è già un passo importante. Non è solo in quello che sta vivendo, e non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che sente.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e le auguro di trovare, passo dopo passo, uno spazio interno più tranquillo e abitabile.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Grazie per aver espresso tutto questo con tanta precisione e onestà emotiva. Quello che descrive non è affatto infantile né eccessivo: è il vissuto di una relazione significativa che si è interrotta bruscamente, senza una vera possibilità di comprensione o di chiusura.
Provo a restituirle alcuni punti di riflessione, con rispetto e senza giudizio.
1. Le sue emozioni sono comprensibili.
Paura, vergogna, imbarazzo, confusione e affetto possono coesistere. Quando un legame è stato intenso e improvvisamente interrotto, il dolore non riguarda solo la persona, ma anche il senso di continuità della propria storia. È come se una parte del racconto fosse rimasta sospesa, senza finale.
2. L’evitamento la protegge, ma ha un costo.
Evitare i luoghi, le situazioni, il laboratorio, il secondo piano, oggi le serve per non riattivare un dolore troppo forte. In questo senso, *sta facendo del suo meglio per proteggersi*. Tuttavia, il prezzo che paga è alto: limita la sua libertà, il suo spazio, la sua vita universitaria. Non è una colpa, ma è un segnale che quel nodo è ancora vivo.
3. L’assenza di contatto non significa necessariamente odio.
La mente, quando non ha informazioni, tende a riempire i vuoti con le ipotesi più dolorose: “mi odia”, “mi disprezza”, “potrei essere minacciato”. In realtà, l’evitamento dell’altra persona può avere molte spiegazioni (difesa, imbarazzo, richiesta del partner, difficoltà a gestire il passato), ma nessuna di queste è una certezza. Il punto importante è che *lei sta soffrendo per ciò che immagina, non per ciò che sa*.
4. Il desiderio di un saluto non è una pretesa.
Voler salutare, scambiare due parole, mostrare che oggi sta bene, non è invadere né disturbare. È un bisogno umano di riconoscimento e di continuità. Il fatto che lei scelga di non farlo, per rispetto e per paura, dice molto della sua sensibilità — non della sua inadeguatezza.
5. “Non dare fastidio” non dovrebbe significare scomparire.
Lei oggi sta facendo tutto per non disturbare nessuno, ma rischia di disturbare profondamente se stesso. Quando l’evitamento diventa così esteso da condizionare scelte, movimenti e opportunità, non è più solo prudenza: è sofferenza che chiede ascolto.
In sintesi:
Sta facendo il possibile con gli strumenti che ha ora. Ma questo nodo non è qualcosa a cui “non può fare niente”. È qualcosa che può essere *lavorato*, lentamente, in uno spazio terapeutico, per restituirle libertà interna, non necessariamente per riaprire un rapporto, ma per non esserne più prigioniero.
Se sente che mettere tutto questo per iscritto le ha già dato un minimo di sollievo o chiarezza, è molto probabile che portare questo tema nei colloqui con uno psicoterapeuta possa aiutarla ancora di più: a dare senso, a ridurre la paura, e a trovare una posizione più abitabile per lei, qualunque sia l’evoluzione esterna.
Non sta sbagliando. Sta soffrendo. E la sofferenza, quando viene ascoltata, può trasformarsi.
Dott. Salvatore De Luca
Provo a restituirle alcuni punti di riflessione, con rispetto e senza giudizio.
1. Le sue emozioni sono comprensibili.
Paura, vergogna, imbarazzo, confusione e affetto possono coesistere. Quando un legame è stato intenso e improvvisamente interrotto, il dolore non riguarda solo la persona, ma anche il senso di continuità della propria storia. È come se una parte del racconto fosse rimasta sospesa, senza finale.
2. L’evitamento la protegge, ma ha un costo.
Evitare i luoghi, le situazioni, il laboratorio, il secondo piano, oggi le serve per non riattivare un dolore troppo forte. In questo senso, *sta facendo del suo meglio per proteggersi*. Tuttavia, il prezzo che paga è alto: limita la sua libertà, il suo spazio, la sua vita universitaria. Non è una colpa, ma è un segnale che quel nodo è ancora vivo.
3. L’assenza di contatto non significa necessariamente odio.
La mente, quando non ha informazioni, tende a riempire i vuoti con le ipotesi più dolorose: “mi odia”, “mi disprezza”, “potrei essere minacciato”. In realtà, l’evitamento dell’altra persona può avere molte spiegazioni (difesa, imbarazzo, richiesta del partner, difficoltà a gestire il passato), ma nessuna di queste è una certezza. Il punto importante è che *lei sta soffrendo per ciò che immagina, non per ciò che sa*.
4. Il desiderio di un saluto non è una pretesa.
Voler salutare, scambiare due parole, mostrare che oggi sta bene, non è invadere né disturbare. È un bisogno umano di riconoscimento e di continuità. Il fatto che lei scelga di non farlo, per rispetto e per paura, dice molto della sua sensibilità — non della sua inadeguatezza.
5. “Non dare fastidio” non dovrebbe significare scomparire.
Lei oggi sta facendo tutto per non disturbare nessuno, ma rischia di disturbare profondamente se stesso. Quando l’evitamento diventa così esteso da condizionare scelte, movimenti e opportunità, non è più solo prudenza: è sofferenza che chiede ascolto.
In sintesi:
Sta facendo il possibile con gli strumenti che ha ora. Ma questo nodo non è qualcosa a cui “non può fare niente”. È qualcosa che può essere *lavorato*, lentamente, in uno spazio terapeutico, per restituirle libertà interna, non necessariamente per riaprire un rapporto, ma per non esserne più prigioniero.
Se sente che mettere tutto questo per iscritto le ha già dato un minimo di sollievo o chiarezza, è molto probabile che portare questo tema nei colloqui con uno psicoterapeuta possa aiutarla ancora di più: a dare senso, a ridurre la paura, e a trovare una posizione più abitabile per lei, qualunque sia l’evoluzione esterna.
Non sta sbagliando. Sta soffrendo. E la sofferenza, quando viene ascoltata, può trasformarsi.
Dott. Salvatore De Luca
Gentile Amico,
le amicizie sono storie d'amore, con dolori e gioie simili. E quando un amore o un'amicizia finisce, è umano provare confusione, imbarazzo, e delusione. non ci scrive molto su quello che ha preceduto questa rottura tra voi, e che forse potrebbe aiutarla a comprendere. Si chiede però se fa bene a auto-escludersi da ogni ambito in cui è presente la sua ex-amica. E' difficile risponderle, perché nei rapporti umani occorre giudicare la particolare situazione, con le sue sfumature. In generale, finché lei sente di doversi proteggere dal disagio, è comprensibile che si auto-escluda. Tuttavia, gli spazi dell'università sono anche i suoi spazi, le amicizie in comune anche le sue amicizie. Lei ha diritto di esistere e usare quegli spazi, come chiunque altro.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
le amicizie sono storie d'amore, con dolori e gioie simili. E quando un amore o un'amicizia finisce, è umano provare confusione, imbarazzo, e delusione. non ci scrive molto su quello che ha preceduto questa rottura tra voi, e che forse potrebbe aiutarla a comprendere. Si chiede però se fa bene a auto-escludersi da ogni ambito in cui è presente la sua ex-amica. E' difficile risponderle, perché nei rapporti umani occorre giudicare la particolare situazione, con le sue sfumature. In generale, finché lei sente di doversi proteggere dal disagio, è comprensibile che si auto-escluda. Tuttavia, gli spazi dell'università sono anche i suoi spazi, le amicizie in comune anche le sue amicizie. Lei ha diritto di esistere e usare quegli spazi, come chiunque altro.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buonasera, non so se hai mai provato a parlarle apertamente. Sicuramente un comportamento del genere è faticoso da sostenere. Penso che eventuali ansie per ciò che vive e pensieri connessi, possano essere affrontati e superati con il supporto di uno psicoterapeuta. Valuti questa possibilità.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Ma con questa ex amica aveva una relazione sentimentale ? o era solo molto amica? era una situazione chiara per entrambi ? quando è diventata ex amica? c'è stato un evento particolare che ha causato la rottura?
Gentile,
dal suo racconto emerge un dolore ancora molto vivo, legato a una perdita improvvisa e mai chiarita. Le emozioni che prova (paura, vergogna, tristezza, affetto) sono comprensibili e coerenti con un legame per Lei significativo. Evitare l’incontro la protegge nel breve periodo, ma sta anche limitando la sua libertà e alimentando il nodo irrisolto. Non sta “dando fastidio”, ma sta pagando un prezzo emotivo alto. Più che chiedersi cosa sia giusto fare per gli altri, forse è importante ascoltare cosa serve a Lei per stare meglio.
Se lo desidera, possiamo lavorarci insieme in un colloquio conoscitivo, per aiutarla a sciogliere questo blocco con maggiore serenità.
Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
dal suo racconto emerge un dolore ancora molto vivo, legato a una perdita improvvisa e mai chiarita. Le emozioni che prova (paura, vergogna, tristezza, affetto) sono comprensibili e coerenti con un legame per Lei significativo. Evitare l’incontro la protegge nel breve periodo, ma sta anche limitando la sua libertà e alimentando il nodo irrisolto. Non sta “dando fastidio”, ma sta pagando un prezzo emotivo alto. Più che chiedersi cosa sia giusto fare per gli altri, forse è importante ascoltare cosa serve a Lei per stare meglio.
Se lo desidera, possiamo lavorarci insieme in un colloquio conoscitivo, per aiutarla a sciogliere questo blocco con maggiore serenità.
Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Grazi per aver condiviso il suo faticoso vissuto. Il repentino passaggio da un’amicizia profonda al vuoto ed al silenzio, è un’esperienza profondamente dolorosa in cui si ha la sensazione di aver perso qualcuno che, fisicamente è ancora presente, ma che relazionalmente è inaccessibile. Quando una relazione finisce senza una spiegazione o un confronto, la nostra mente fatica a trovare una "chiusura", lasciando un nodo sospeso che continua a generare ansia e domande. Provare confusione, imbarazzo e delusione possono essere reazioni naturali di fronte allo “spegnimento” improvviso e alla sospensione di un rapporto tanto significativo.
Evitare situazioni in cui è prevista la presenza dell’amica, è un tentativo di proteggersi dalla sofferenza di questi vissuti dolorosi che tuttavia al contrario, a lungo andare, li alimenta. Infatti, più evitiamo una situazione, un luogo o una persona per noi fonte di ansia, vergogna o preoccupazioni, più confermiamo la pericolosità di quella circostanza, aumentando le emozioni e le preoccupazioni spiacevoli associate (è arrabbiata con me? Cosa potrebbe succedere? Ecc), oltre a comportare anche una significativa limitazione della propria libertà e serenità quotidiana. Evitando la situazione temuta, le domande restano senza risposta e la fantasia costruisce scenari catastrofici determinando una situazione di stallo in cui i vissuti spiacevoli alimentano i comportamenti di evitamento, che a loro volta alimentano i vissuti spiacevoli stessi.
Non esiste una risposta univocamente giusta al “faccio bene o faccio male” in quanto ognuno elabora delle strategie diverse per proteggersi dalla sofferenza. Tuttavia, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a superare questo scoglio e affrontare la situazione di blocco legata a circolo di disagio ed evitamento, per riappropriarsi gradualmente del “telecomando” delle proprie emozioni, e dei propri spazi fisici e mentali.
Evitare situazioni in cui è prevista la presenza dell’amica, è un tentativo di proteggersi dalla sofferenza di questi vissuti dolorosi che tuttavia al contrario, a lungo andare, li alimenta. Infatti, più evitiamo una situazione, un luogo o una persona per noi fonte di ansia, vergogna o preoccupazioni, più confermiamo la pericolosità di quella circostanza, aumentando le emozioni e le preoccupazioni spiacevoli associate (è arrabbiata con me? Cosa potrebbe succedere? Ecc), oltre a comportare anche una significativa limitazione della propria libertà e serenità quotidiana. Evitando la situazione temuta, le domande restano senza risposta e la fantasia costruisce scenari catastrofici determinando una situazione di stallo in cui i vissuti spiacevoli alimentano i comportamenti di evitamento, che a loro volta alimentano i vissuti spiacevoli stessi.
Non esiste una risposta univocamente giusta al “faccio bene o faccio male” in quanto ognuno elabora delle strategie diverse per proteggersi dalla sofferenza. Tuttavia, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a superare questo scoglio e affrontare la situazione di blocco legata a circolo di disagio ed evitamento, per riappropriarsi gradualmente del “telecomando” delle proprie emozioni, e dei propri spazi fisici e mentali.
Gentile Utente,
dal suo messaggio emerge una sofferenza profonda, complessa, fatta di paura, nostalgia, vergogna, ma anche di affetto che non si è spento. Tutte emozioni comprensibili, soprattutto quando un legame così significativo si interrompe in modo improvviso e senza una vera possibilità di chiarimento.
Il paragone che fa con il film che si interrompe all’improvviso è molto efficace: quando una relazione importante finisce senza una “chiusura”, spesso dentro rimane un senso di sospensione, di incompiuto, che rende difficile andare avanti davvero. Non è debolezza, né immaturità: è il segno che per lei quel rapporto aveva un valore profondo.
Rispetto alla sua domanda “faccio bene a comportarmi così?”, è importante distinguere due livelli. Da un lato, il suo evitamento nasce dal tentativo di proteggersi: evitare luoghi e situazioni in cui potrebbe riattivarsi il dolore o la paura di un confronto è comprensibile, soprattutto se in questo momento sente di non avere le risorse per affrontarlo. In questo senso, non sta “dando fastidio” a nessuno.
Dall’altro lato, però, è evidente che questo evitamento ha un costo molto alto per lei: sta rinunciando a spazi universitari, a opportunità, a parti della sua vita quotidiana, pur di non sentire quel nodo dentro. Questo ci dice che il problema non è tanto la presenza dell’altra persona, ma il peso emotivo che questa situazione continua ad avere su di lei.
Il fatto che lei provi ancora affetto e desideri semplicemente un saluto, uno scambio umano, non è sbagliato. Allo stesso tempo, è comprensibile la paura di cosa potrebbe accadere e l’incertezza legata al non sapere cosa l’altra persona provi oggi. Vivere per anni dentro queste domande senza risposta può diventare molto faticoso.
Credo che questo “scoglio” di cui parla non sia qualcosa su cui “non può fare niente”, ma piuttosto qualcosa che merita di essere esplorato con calma e accompagnamento. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questa perdita, a elaborare il lutto della relazione com’era, e a capire come riappropriarsi dei suoi spazi senza che il passato continui a condizionarla così tanto.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
dal suo messaggio emerge una sofferenza profonda, complessa, fatta di paura, nostalgia, vergogna, ma anche di affetto che non si è spento. Tutte emozioni comprensibili, soprattutto quando un legame così significativo si interrompe in modo improvviso e senza una vera possibilità di chiarimento.
Il paragone che fa con il film che si interrompe all’improvviso è molto efficace: quando una relazione importante finisce senza una “chiusura”, spesso dentro rimane un senso di sospensione, di incompiuto, che rende difficile andare avanti davvero. Non è debolezza, né immaturità: è il segno che per lei quel rapporto aveva un valore profondo.
Rispetto alla sua domanda “faccio bene a comportarmi così?”, è importante distinguere due livelli. Da un lato, il suo evitamento nasce dal tentativo di proteggersi: evitare luoghi e situazioni in cui potrebbe riattivarsi il dolore o la paura di un confronto è comprensibile, soprattutto se in questo momento sente di non avere le risorse per affrontarlo. In questo senso, non sta “dando fastidio” a nessuno.
Dall’altro lato, però, è evidente che questo evitamento ha un costo molto alto per lei: sta rinunciando a spazi universitari, a opportunità, a parti della sua vita quotidiana, pur di non sentire quel nodo dentro. Questo ci dice che il problema non è tanto la presenza dell’altra persona, ma il peso emotivo che questa situazione continua ad avere su di lei.
Il fatto che lei provi ancora affetto e desideri semplicemente un saluto, uno scambio umano, non è sbagliato. Allo stesso tempo, è comprensibile la paura di cosa potrebbe accadere e l’incertezza legata al non sapere cosa l’altra persona provi oggi. Vivere per anni dentro queste domande senza risposta può diventare molto faticoso.
Credo che questo “scoglio” di cui parla non sia qualcosa su cui “non può fare niente”, ma piuttosto qualcosa che merita di essere esplorato con calma e accompagnamento. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questa perdita, a elaborare il lutto della relazione com’era, e a capire come riappropriarsi dei suoi spazi senza che il passato continui a condizionarla così tanto.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Quando un legame significativo si interrompe in modo improvviso e senza una spiegazione condivisa, la mente fatica a “chiudere il film”: resta sospesa, continua a cercare senso, motivazioni, colpe, scenari possibili. Questa sospensione, più che la perdita in sé, è spesso ciò che mantiene vivo il dolore e la confusione che lei descrive.
Le emozioni che si attivano – il timore di essere odiato, la paura di una reazione ostile, l’imbarazzo, la vergogna – sembrano aver progressivamente guidato i suoi comportamenti di evitamento. Evitare i luoghi, cambiare abitudini, ritirarsi dalle situazioni condivise ha una funzione protettiva nel breve periodo: riduce l’ansia e il rischio di stare male. Tuttavia, nel tempo, questo meccanismo rischia di rafforzare l’idea che l’incontro sia pericoloso, che lei non abbia diritto di occupare quegli spazi e che il suo desiderio di un saluto o di uno scambio umano sia “di troppo”. Così facendo, però, il costo lo paga soprattutto lei, limitando la sua libertà e mantenendo vivo quello “scoglio” interno che sente irrisolto.
La domanda che lei pone, “faccio bene a comportarmi così?”, merita una risposta che tenga conto non solo del non dare fastidio agli altri, ma anche del rispetto verso se stesso. Non disturbare nessuno non dovrebbe significare annullarsi o rinunciare ai propri spazi e bisogni emotivi. Forse, più che chiedersi se il suo evitamento sia giusto o sbagliato, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto lo stia aiutando davvero a stare meglio e a dare un senso a questa perdita. A volte, lavorare su ciò che questa relazione ha rappresentato, su ciò che è rimasto in sospeso e sulle emozioni che ancora la attraversano, permette di ridurre il potere che la situazione ha su di lei, anche senza un contatto diretto con l’altra persona.
Le emozioni che si attivano – il timore di essere odiato, la paura di una reazione ostile, l’imbarazzo, la vergogna – sembrano aver progressivamente guidato i suoi comportamenti di evitamento. Evitare i luoghi, cambiare abitudini, ritirarsi dalle situazioni condivise ha una funzione protettiva nel breve periodo: riduce l’ansia e il rischio di stare male. Tuttavia, nel tempo, questo meccanismo rischia di rafforzare l’idea che l’incontro sia pericoloso, che lei non abbia diritto di occupare quegli spazi e che il suo desiderio di un saluto o di uno scambio umano sia “di troppo”. Così facendo, però, il costo lo paga soprattutto lei, limitando la sua libertà e mantenendo vivo quello “scoglio” interno che sente irrisolto.
La domanda che lei pone, “faccio bene a comportarmi così?”, merita una risposta che tenga conto non solo del non dare fastidio agli altri, ma anche del rispetto verso se stesso. Non disturbare nessuno non dovrebbe significare annullarsi o rinunciare ai propri spazi e bisogni emotivi. Forse, più che chiedersi se il suo evitamento sia giusto o sbagliato, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto lo stia aiutando davvero a stare meglio e a dare un senso a questa perdita. A volte, lavorare su ciò che questa relazione ha rappresentato, su ciò che è rimasto in sospeso e sulle emozioni che ancora la attraversano, permette di ridurre il potere che la situazione ha su di lei, anche senza un contatto diretto con l’altra persona.
Buongiorno,
mi pare leggendo questo breve testo che lei stia scegliendo di non eistere più per questa persona, che voglia scomparire per lei, forse ci sono altre possibilità da vagliare.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
mi pare leggendo questo breve testo che lei stia scegliendo di non eistere più per questa persona, che voglia scomparire per lei, forse ci sono altre possibilità da vagliare.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno,
comprendo la sua difficoltà, è sempre difficile gestire una relazione affettiva terminata quando ci si incontra tutti quotidianamente. Comprendo anche l'esigenza di dare meno fastidio possibile per paura di invadere lo spazio dell'altro ma ho la sensazione che fare spazio a questa ragazza stia significando per lei la rinuncia ad una parte importante di sé stesso. Perché non provare a comprendere, con l'aiuto di un professionista, quali altri strategie potrebbe mettere in atto per riuscire a convivere con questa persona non nell'ottica di non darle fastidio ma nell'ottica di condividere gli spazi e le attività in modo da essere il più sereno possibile. Mi viene anche in mente che forse non c'è stata una reale elaborazione individuale della fine di questa amicizia, ci sono ancora tante domande che si sta facendo e alle quali fa fatica a dare una risposta. Non possiamo pretenderla da questa ragazza, ma quello che può fare all'interno di un percorso terapeutico è di trovare delle risposte che le permettano di metabolizzare meglio la situazione a prescindere dalla verità che non è mai unica e unilaterale. Il nodo irrisolto che ha la sensazione di avere forse ha bisogno di aiuto per poter essere sciolto.
comprendo la sua difficoltà, è sempre difficile gestire una relazione affettiva terminata quando ci si incontra tutti quotidianamente. Comprendo anche l'esigenza di dare meno fastidio possibile per paura di invadere lo spazio dell'altro ma ho la sensazione che fare spazio a questa ragazza stia significando per lei la rinuncia ad una parte importante di sé stesso. Perché non provare a comprendere, con l'aiuto di un professionista, quali altri strategie potrebbe mettere in atto per riuscire a convivere con questa persona non nell'ottica di non darle fastidio ma nell'ottica di condividere gli spazi e le attività in modo da essere il più sereno possibile. Mi viene anche in mente che forse non c'è stata una reale elaborazione individuale della fine di questa amicizia, ci sono ancora tante domande che si sta facendo e alle quali fa fatica a dare una risposta. Non possiamo pretenderla da questa ragazza, ma quello che può fare all'interno di un percorso terapeutico è di trovare delle risposte che le permettano di metabolizzare meglio la situazione a prescindere dalla verità che non è mai unica e unilaterale. Il nodo irrisolto che ha la sensazione di avere forse ha bisogno di aiuto per poter essere sciolto.
Forse potrebbe trovare un modo per chiarirsi con questa persona e non evitare di incontrarla o di disturbarla. Penso che si aspetti troppo dagli altri e che tema di assumere qualche iniziativa che La farebbe sentire in imbarazzo. Non conosco la situazione ma, come per tutte le cose quando ci fanno stare male è bene parlare, affrontarle e non nascondersi. Ciò La farebbe sentire più forte ed efficace verso se stesso e verso gli altri. Avverto nel Suo racconto il bisogno di superare questa situazione e sicuramente una psicoterapia potrebbe rafforzare il Suo carattere e consentirLe di crescere in questo senso. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buonasera, le considerazioni che mi vengono in mente leggendo le sue parole sono due. La prima ha a che fare con il filone di vissuti di confusione, delusione, paura, incertezza, che descrive rispetto alla situazione con la sua amica. A tal proposito, credo che molto semplicemente potrebbe, e sarebbe nel suo diritto farlo, affiancare a tutti quei "non so" delle domande da porre alla sua amica, cominciando da "Cosa è successo? Perché c'è un muro tra noi?". Solo così potrà trovare risposta a tutti i suoi interrogativi. L'altra questione che mi ha sollecitato riguarda l'evitamento e l'altro filone di vissuti che porta, ovvero l'imbarazzo, la vergogna e il disagio. A tal proposito, vien da chiederle: posto che la sua amica ha alzato un muro, perché lei non lo abbatte e, anzi, lo rafforza con i suoi evitamenti rinunciando a difendere la sua amicizia, come se fosse già dato per scontato un suo errore a monte? Spero di averle offerto dei quesiti interessanti da cui partire per demolire il muro.
Capisco quanto ti faccia male ritrovarti davanti a una persona con cui avevi un legame e sentire solo distanza e tensione. Il ghosting lascia tutto sospeso e questo alimenta ansia e pensieri dolorosi ogni volta che la incontri. La sua reazione però non definisce il tuo valore e puoi lavorare su come gestire la situazione concentrandoti sul tuo percorso, usando respirazioni lente per calmare il corpo e riportando l’attenzione su ciò che stai facendo tu, non su di lei. Evitare completamente i luoghi in cui c’è rischia di mantenere l’ansia, quindi puoi provare piccoli passi restando negli stessi spazi senza cercare contatto e mantenendo un atteggiamento neutro. Lo stesso vale per la professoressa: mantieni professionalità e focalizzati sui tuoi obiettivi senza lasciare che questa storia condizioni il resto della tua vita.
Un caro saluto.
Un caro saluto.
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