Solitudine a 29 anni Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situ

22 risposte
Solitudine a 29 anni
Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situazione molto dolorosa che non mi fa sta facendo vivere. È da qualche mese che mi sento solo, ho qualche amico sparso, cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi, insomma ci metto tutta la forza di volontà ma nonostante questo non riesco a creare dei legami che siano veri e duraturi. A volte mi viene voglia di mollare. Mi guardo intorno e sui social e vedo solo persone con grandi gruppi di amici che si divertono sempre e io invece qui da soli. Eppure sono una persona che davvero avrebbe molto da offrire, sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone. Mi chiedo come è possibile che io sia cosi solo. Sto insieme ad un ragazzo ma penso che la nostra storia sia finita e questo mi genera ancora piu malessere. Intanto il tempo passa, ho 29 anni, tra 10 anni ne avrò 40 e muoio con questa ansia del tempo che corre troppo veloce, sto bruciando gli anni migliori della mia vita stando in solitudine quando dovrei essere fuori a divertirmi a bere con grandi compagnie o comunque un gruppetto di amici che mi capiscono. Per me una sera dopo lavoro passata senza amici o con legami/relazioni è una sera persa. Ho il terrore che arrivi il weekend e non sapere cosa fare sapendo che tutti sono fuori da qualche parte. Lo so che ci vuole tempo per costruire relazioni durature e per inserirsi nei gruppi, ci sto mettendo tutta la mia forza di volontà. Non ho aggiunto che io convivo con il mio compagno da poco e peggiore decisione non potevo prendere visto che la nostra storia sta finendo. Se vivessi in centro città sarebbe migliore perché cosi potrei essere comodo per conoscere molte piu persone. Mi sembra come se poche persone sappiano quello che sono e quello che ho da offrire e questo è tremendo, soffro molto.
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, le sue parole mettono chiaramente in evidenza tutta la sua solitudine e l'impossibilità ad oggi per lei di cambiare tale situazione. Mi colpisce però che poi parla di una sua relazione che sta per finire e allora forse tutto questo senso di solitudine che oggi la travolge forse è dovuto in gran parte al difficile passo di separazione che dovrà affrontare, paura di solitudine che forse la sta frenando dal terminare tale relazione e iniziare un nuovo percorso di vita. Sono momenti molto difficili senza dubbio. Forse dovrebbe permettersi un percorso che la sostenga in questi fragili momenti ed importanti cambiamenti. Un caro saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno

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Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, la solitudine che descrive può essere molto difficile da affrontare e tollerare. Alle volte la percezione di solitudine ci fa sentire solo anche quando non è così e il mondo ci appare più cupo e vuoto. Non si faccia forviare dalle foto sui socia, quella non è la realtà e per ognuno la vita è diversa. Dalle sue parole deduco che stia vivendo un momento di grande tristezza, un percorso psicoterapeutico la può aiutare a mettere ordine nella sua vita ed aprirsi a nuove consapevolezze, insieme potreste trovare i suoi punti di forza e ampliare i suoi gradi di libertà.
Gent.mo paziente, la sua esigenza è bella e legittima, cerchi di non farla diventare un'ossessione, ma trasformarla in un campo in cui gettare dei semi, innaffiarli e prendersene cura. Come può fare? Provare dove lavora, oppure ad iscriversi a gruppi che rispecchiano i suoi interessi e diventare lei l'organizzatore di cene o altre attività per il gruppo.
Sento che deve lasciar andare la demoralizzazione e tornare sulle vibrazioni giuste. Se ha bisogno di supporto per qualche seduta, può contattarmi, lavoro anche online!
Buongiorno,
quello che descrivi è una sofferenza molto profonda, e si sente quanto impegno stai mettendo nel cercare relazioni senza però ottenere quello che desideri. Questo può portare facilmente a sentirsi sbagliati o “invisibili”, ma non significa che lo sei davvero.
Spesso, quando si è in una fase di forte solitudine, si crea un circolo doloroso: più si desiderano legami autentici, più si avverte la mancanza, e questo può rendere gli incontri più carichi di aspettative e frustrazione. Anche il confronto con i social amplifica questa sensazione, mostrando una realtà spesso filtrata e poco realistica.
C’è poi un altro aspetto importante: stai vivendo contemporaneamente una relazione che senti in chiusura e una forte pressione legata al tempo che passa. Questo insieme può aumentare molto l’ansia e il senso di urgenza, rendendo tutto più pesante.
Le relazioni significative richiedono tempo, ma soprattutto richiedono uno spazio interno più sereno da cui poter nascere. In questo momento sembra che tu stia cercando fuori qualcosa che dentro è molto affaticato.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio in questo: non solo a “trovare amici”, ma a comprendere meglio cosa accade nelle relazioni, come vivi il contatto con gli altri e come costruire legami più soddisfacenti e autentici.
Non sei in ritardo nella vita, anche se ora lo senti così. Stai attraversando una fase difficile, ma lavorarci può davvero cambiare il modo in cui ti senti e ti relazioni.
Dr. Annalisa De Filippo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Gentilissimo, dalle sue parole emerge sofferenza e uno stato di ansia che non le permette di godersi il presente ("ansia del tempo che corre troppo veloce"). In primis le direi di mettere chiarezza nella sua relazione sentimentale (perchè siete andati a convivere? perchè pensa sia una storia finita?). In merito ai social le direi di fare attenzione a non idealizzare ciò che viene mostrato. Accenna a buone qualità ("sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone") e mostra attivazione ("cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi"): due buoni punti di partenza per poter creare delle amicizie; si dia del tempo. E le direi anche di coltivare maggiormente il legame con gli amici sparsi a cui accenna. Se il senso di solitudine persiste, valuti la possibilità di intraprendere un percorso mirato al suo benessere che l'aiuti ad attivare le sue risorse relazionali. Un saluto
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, ciò che lei descrive si avvicina ad un concetto studiato negli ultimi anni ossia la FOMO, la paura di essere tagliati fuori (in particolare da esperienze belle e divertenti). Spesso essa si associa ad un vissuto di ansia, che coinvolge il futuro, la visione di sé, ma soprattutto le relazioni sociali che sono messe sotto la lente di ingrandimento e sottoposte a standard molto elevati. Con un percorso di psicoterapia potrebbe conoscere meglio questi vissuti e comprendere quanto pesino nella sua vita attualmente, inoltre sarebbe importante riconoscere ciò che amplifica il suo senso di solitudine, andando a comprenderne anche le radici nel passato. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Francesca Torretta
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Busto Arsizio
Buongiorno, si sente tutta la fatica e la solitudine che stai vivendo.
Quello che provi è comprensibile: desiderio di legami veri, paura del tempo che passa, confronto con gli altri. A volte, nonostante gli sforzi, qualcosa dentro (aspettative, paura del rifiuto, bisogno di connessione profonda) può rendere più difficile costruire relazioni che nutrano davvero.
In questi casi può essere molto utile un percorso di psicoterapia, per capire meglio cosa accade nelle relazioni e come creare legami più soddisfacenti, senza sentirsi “indietro” o sbagliati.

Spero possa stare presto meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Dott.ssa Raffaella Schiavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Quello che racconti fa pensare a una sofferenza molto profonda, e il fatto che tu stia già provando a esporti, partecipare e costruire legami dice che non sei “bloccato” per mancanza di volontà. Potrebbe essere utile parlarne con uno psicoterapeuta, per capire meglio quali sono i nodi che si attivano dentro di te quando senti solitudine, paura del tempo che passa e fatica a creare legami stabili.
A volte, dietro a questa sensazione, ci sono aspettative molto alte su cosa “dovrebbe” essere una vita sociale, oppure paure di non essere davvero visto, scelto o accolto. In terapia potresti esplorare questi blocchi con più calma e trovare strategie più adatte a te, senza colpevolizzarti e senza misurarti solo con ciò che vedi fuori.
Anche la situazione di coppia che descrivi sembra aggiungere peso a questo momento, ti consiglierei di non portarlo da solo: un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a capire meglio cosa ti manca davvero, cosa puoi costruire e quali passi sono realistici per te in questa fase.
Dott.ssa Caterina Loiacono
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, la difficoltà che descrive nel creare legami stabili, nonostante il suo impegno concreto nel mettersi in gioco, è una situazione che può comprensibilmente generare un forte disagio emotivo e senso di frustrazione. Nel suo racconto emerge anche una relazione di coppia attualmente in crisi e una convivenza che sembra vissuta con sofferenza, questo è un aspetto importante, perché può incidere significativamente sul benessere emotivo. Accanto agli aspetti più “esterni” legati alle situazioni sociali, può essere molto utile esplorare anche come viene vissuta internamente la solitudine, il confronto con gli altri e la fase relazionale che sta attraversando. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio sicuro in cui esplorare e dare significato a tutto questo. Le auguro di trovare la serenità che desidera.

Dott.ssa Caterina Loiacono
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso il suo dolore.
C' è nelle sue parole la pressione di "dover" essere felice perché ha 29 anni.
Il confronto costante con l'esterno e con i social media alimenta il suo senso di inadeguatezza, mostrandole una realtà spesso filtrata e parziale.
Lei si sta sforzando attivamente, ma la socialità vissuta come un "compito" rischia di diventare controproducente e la crisi che sta vivendo con il suo compagno appesantisce tutto. Convivere con una persona sentendosi soli è una delle forme di solitudine più dolorose. È possibile che gran parte delle sue energie sia assorbita da questa relazione al tramonto, lasciandole poche risorse emotive reali per aprirsi con serenità al mondo esterno. Sta attraversando un momento di crisi che credo le stia chiedendo di fermarsi, più che di correre più forte. Di cosa ha bisogno lei, oltre alla presenza di qualcuno ?
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Gentile ragazzo buongiorno. dalle tue parole arriva molta sofferenza e un senso di solitudine che stai vivendo in modo davvero faticoso, e questo merita innanzitutto ascolto e attenzione.
Mi colpisce come tu stia facendo diversi tentativi concreti per costruire nuove connessioni (gruppi, corsi, associazioni), ma allo stesso tempo sembri vivere con molta frustrazione il fatto che questi non si stiano trasformando nei legami che desideri. Questo può essere molto doloroso, soprattutto quando c’è un forte bisogno di appartenenza e riconoscimento.

Rispetto a ciò che racconti sui social, è importante ricordare che spesso mostrano solo parti selezionate e idealizzate della vita degli altri. Questo può facilmente amplificare la sensazione di essere “fuori tempo” o in una posizione diversa rispetto agli altri, anche quando la realtà è molto più complessa e meno lineare di come appare.

Mi ha colpito anche il modo in cui descrivi il tempo (“tra 10 anni avrò 40 anni”, “sto bruciando gli anni migliori”): sembra che ci sia una forte pressione interna rispetto a come “dovrebbe essere” la tua vita a questa età. Per questo mi verrebbe da chiederti: da dove arriva questa idea di come si debbano vivere i 29 anni?
Rispetto alla relazione con il tuo compagno, mi sembra che anche questo sia un nodo molto importante in questo momento. Quando dici che pensi che la vostra storia sia finita, mi viene da chiederti: cosa ti fa sentire che sia arrivata al termine? Ci sono stati cambiamenti o eventi specifici che ti hanno portato a questa sensazione? E ancora, Che spazio ha, oggi, il dialogo tra voi due su quello che state vivendo? Riesci a condividere con lui questi vissuti o li stai tenendo principalmente dentro di te?
Da un punto di vista sistemico, può essere utile provare a osservare non solo “la mancanza di legami”, ma anche quali modalità relazionali, aspettative e significati stai portando dentro le relazioni che incontri: che tipo di posto senti di occupare nei gruppi? Che ruolo tendi ad assumere quando conosci nuove persone? E che idea hai di cosa dovrebbe succedere perché un legame diventi “vero”?
A volte, quando questi vissuti diventano così centrali e dolorosi, può essere utile uno spazio di terapia in cui poterli esplorare con più calma e profondità, per dare senso a queste esperienze e ai modelli relazionali che si ripetono. Un lavoro in ottica sistemica potrebbe aiutarti proprio a leggere queste dinamiche dentro la tua storia e nelle tue relazioni significative, aprendo anche possibilità nuove di significato e di movimento.
Sono tante le domande che, come vedi, mi verrebbe da porti per aiutarti a esplorare meglio questo momento. Per questo ti suggerirei la possibilità di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, anche ad orientamento sistemico, proprio per avere uno spazio in cui dare senso a ciò che stai vivendo, alle tue relazioni e ai significati che attribuisci a queste esperienze. Se vuoi, puoi contattarmi, sono disponibile. Non sei solo.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi è un dolore molto profondo, e non ha a che fare solo con “non avere abbastanza amici”, ma con il sentirti non visto, non scelto, non riconosciuto per quello che senti di essere. Quando dici “ho tanto da offrire ma poche persone lo sanno”, lì c’è il cuore della sofferenza.
C’è anche un altro elemento che pesa molto: il confronto continuo con gli altri, soprattutto attraverso i social. Vedi gruppi, uscite, divertimento, e automaticamente la tua realtà ti sembra sbagliata o in ritardo. Ma quei frammenti che osservi sono parziali, selezionati, e soprattutto non raccontano la qualità dei legami. Il rischio è che tu stia misurando la tua vita su un’immagine ideale di “giovinezza riuscita” fatta di compagnie numerose e serate sempre piene, e che ogni sera tranquilla venga vissuta come una sconfitta personale. Questo però crea una pressione enorme, che finisce per togliere spontaneità proprio nei momenti in cui cerchi contatto.
Il fatto che tu ti stia muovendo, partecipando, cercando di inserirti, è molto importante. Ma costruire legami veri non dipende solo dalla volontà o dall’essere “bravi” con gli altri. Richiede tempo, continuità, e anche una certa disponibilità a tollerare fasi in cui i rapporti sono ancora superficiali, incerti, non immediatamente appaganti. In questo momento sembri molto orientato al risultato (“devo avere un gruppo, devo sentirmi parte”), e questo è comprensibile, ma può rendere ogni tentativo più carico e più faticoso.
C’è poi la relazione con il tuo compagno, che sembra in una fase di chiusura. Questo probabilmente amplifica ancora di più il senso di solitudine, perché viene meno anche quel punto di riferimento affettivo. E convivere in una relazione che senti finire può aumentare la sensazione di essere “bloccato” in una situazione che non ti nutre più.
L’ansia sul tempo che passa è molto forte nelle tue parole. Sembra che tu senta di stare “perdendo gli anni migliori”, come se esistesse una finestra precisa entro cui vivere certe esperienze, altrimenti è troppo tardi. Questo pensiero, però, rischia di trasformarsi in una trappola: più cerchi di recuperare tempo, più ogni momento presente ti sembra insufficiente.
Quello che stai vivendo non è il segno che c’è qualcosa che non va in te, ma che sei in una fase in cui i tuoi bisogni relazionali sono molto vivi e non ancora soddisfatti. E questo fa male. Ma non significa che resterà così. Spesso i legami più solidi si costruiscono proprio in modo più lento, meno “spettacolare”, a partire da incontri ripetuti, contesti condivisi, piccoli agganci che crescono nel tempo.
Forse in questo momento può aiutarti spostare leggermente lo sguardo: non tanto chiederti “perché non ho ancora quello che voglio”, ma “in quali contesti mi sento un po’ più me stesso?”, “con chi, anche poco, riesco ad avere uno scambio autentico?”. È da lì che i legami iniziano a prendere forma, non necessariamente dentro grandi gruppi.
La tua sofferenza è reale e merita attenzione, ma non racconta una condanna. Racconta un bisogno forte di connessione che sta cercando una strada. Proprio perché questa fatica è così intensa e persistente, potrebbe esserti davvero utile confrontarti con uno psicologo, che ti aiuti a esplorare più a fondo questi vissuti e a trovare modi più sostenibili per costruire relazioni e stare meglio dentro questa fase.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Elisa Folliero
Psicologo, Psicoterapeuta
Spino d'Adda
Buonasera,

dalle Sue parole emerge una sofferenza profonda, che merita prima di tutto di essere riconosciuta. La solitudine che descrive non sembra derivare da mancanza di impegno o di apertura verso gli altri — anzi, racconta di una persona che prova attivamente a creare legami e che sente di avere molto da offrire. Proprio per questo il senso di esclusione può risultare ancora più doloroso.

È importante sapere che ciò che sta vivendo è molto più comune di quanto appaia, anche se spesso resta invisibile. I social network, inoltre, tendono a mostrare solo frammenti selezionati della vita altrui, creando l’impressione che gli altri abbiano relazioni numerose e soddisfacenti in modo costante. Questo confronto può amplificare il senso di essere “indietro” o fuori posto, ma non riflette necessariamente la realtà emotiva delle persone.

Colpisce anche l’ansia legata al tempo che passa e l’idea che esista un modo “giusto” di vivere i propri anni. Quando si soffre di solitudine, ogni sera libera può trasformarsi nella prova dolorosa di qualcosa che sembra mancare. Tuttavia, una relazione significativa o un senso di appartenenza non dipendono dalla quantità di occasioni sociali, bensì dalla qualità degli incontri e dal modo in cui ci sentiamo dentro di essi.

Nel Suo racconto compaiono contemporaneamente più transizioni importanti: una relazione di coppia che sembra attraversare una crisi, una recente convivenza vissuta con ambivalenza, il tentativo di ridefinire la propria rete sociale e il timore di non essere visto per ciò che è realmente. Tutti questi elementi possono intensificare la percezione di solitudine, anche quando non si è oggettivamente soli.

A volte, infatti, la sofferenza non riguarda solo il non avere abbastanza relazioni, ma il bisogno profondo di sentirsi riconosciuti, scelti e compresi. È un bisogno umano fondamentale.

Potrebbe essere utile chiedersi non soltanto come trovare più persone, ma anche che tipo di legame desidera costruire e quali emozioni emergono quando entra in relazione con gli altri: si sente libero di mostrarsi? teme di non essere abbastanza interessante o di non essere scelto? Queste dinamiche spesso si comprendono meglio all’interno di un percorso psicologico, dove la solitudine può essere esplorata non come un fallimento personale, ma come un’esperienza con una sua storia e un suo significato.

Il fatto che Lei stia cercando, partecipando e mettendosi in gioco è già un segnale importante di vitalità e desiderio di connessione. Forse, in questo momento, oltre allo sforzo verso l’esterno, potrebbe essere prezioso dedicare uno spazio anche alla comprensione di ciò che sta accadendo dentro di sé, accompagnato da un professionista.

La solitudine che prova oggi non definisce il Suo futuro né il valore della persona che è. Spesso i legami più autentici nascono proprio quando smettiamo di misurarci con un ideale di vita sociale e iniziamo a costruire relazioni più aderenti alla nostra identità.

Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Accolgo con molta partecipazione il Suo sfogo, che descrive un vissuto di isolamento e di "fame di legami" purtroppo molto comune in questo tempo, ma non per questo meno doloroso. Sentire che il tempo "scorre troppo veloce" e che gli anni migliori stiano scivolando via tra le dita è un’angoscia che tocca le radici della propria identità.

Nella prospettiva di Diego Napolitani, noi non siamo isole, ma processi relazionali: la nostra identità si forma e si nutre attraverso l'incontro con l'altro. Quando questo incontro manca o rimane superficiale, ci si sente come "trasparenti", ed è tremendo sentire di avere molto da offrire — empatia, sensibilità, ascolto — senza trovare un luogo o un gruppo che sappia accogliere questi doni.

Ecco alcuni punti per guardare a questo Suo "deserto" con una lente diversa:

La trappola del confronto: I social media proiettano immagini di gruppi sempre festanti, creando l'illusione che la felicità sia un "bere in grandi compagnie". Questo standard esteriore diventa un giudice spietato che Le fa vivere ogni sera trascorsa senza amici come una "sera persa". Ma la socialità non è una prestazione; è un abitare lo spazio comune. Forse, proprio questa ansia di "dover recuperare il tempo" La porta a investire molta forza di volontà nel "cercare" gruppi, ma la volontà, da sola, non basta a creare l'intimità, che richiede invece un tempo di attesa e di rilassamento.

La crisi di coppia come specchio: Lei convive con un compagno con cui la storia sembra finita. Abitare sotto lo stesso tetto con qualcuno che non è più un riferimento affettivo può paradossalmente aumentare il senso di solitudine: è la solitudine "in due", molto più gelida di quella vissuta da soli. Questa situazione assorbe le Sue energie e, forse, Le impedisce di essere realmente "aperto" verso l'esterno, poiché il Suo porto sicuro è attualmente un luogo di conflitto o di malessere.

L'identità come processo: A 29 anni Lei non sta "finendo", sta attraversando una fase di ridefinizione. Il fatto che Lei si riconosca sensibile ed empatico è la Sua risorsa più grande. Spesso i legami duraturi non nascono nei grandi gruppi rumorosi, ma negli incontri a due o in piccoli contesti dove queste doti possono emergere senza essere soffocate dalla confusione.

La psicoterapia ad orientamento psicodinamico e gruppoanalitico potrebbe aiutarLa a comprendere se ci siano degli schemi interni (la Sua "matrice") che La portano a sentirsi un estraneo anche quando è fisicamente presente in un gruppo. Non si tratta di "sbagliare" qualcosa, ma di capire come la Sua storia personale influenzi il Suo modo di proporSi agli altri.

Non deve "morire d'ansia" per i 40 anni; la vita relazionale si costruisce per qualità, non per numero di uscite settimanali. In questo momento di forte pressione interna, sente che la spinta a conoscere nuove persone nasce da un reale desiderio di condivisione o è più una fuga per non dover affrontare il silenzio che si è creato all'interno della Sua convivenza?
Dottssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile paziente,
Quello che descrive non è solo una mancanza di relazioni, ma un modo in cui la solitudine sta occupando progressivamente la sua esperienza, influenzando il modo in cui vive il tempo, se stesso e gli altri. Nonostante gli sforzi attivi che sta facendo, sembra che qualcosa nell’incontro con l’altro non riesca ancora a trasformarsi in legame sentito e duraturo.
In questi casi, più che aumentare ulteriormente i tentativi all’esterno, può essere utile orientarsi verso un lavoro su di sé: comprendere più a fondo come vive le relazioni, quali aspettative porta, cosa accade emotivamente nei momenti di contatto e di distanza.
Per questo, le suggerirei di valutare un percorso psicoterapeutico.
Non tanto perché le manca qualcosa, ma perché potrebbe aiutarla a riconoscere e consolidare le sue risorse che già emergono e a costruire, nel tempo, una maggiore fiducia nelle sue capacità relazionali.

Resto a disposizione

Saluti
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli

Salve
Spesso associamo la solitudine all’assenza, alla privazione affettiva, a un vuoto da riempire il prima possibile. Nel caso descritto, la solitudine viene vissuta come una condizione dolorosa e quasi insostenibile: una sera senza amici diventa una sera persa, un weekend senza programmi viene percepito come la prova di una vita non vissuta, il silenzio si trasforma in minaccia.
Eppure la solitudine non è soltanto mancanza dell’altro. Può essere anche una fonte preziosa di benessere, perché consente all’individuo di entrare in contatto con sé stesso e di comprendere chi è davvero, al di là dei ruoli, delle maschere e delle aspettative sociali. Il silenzio, spesso associato a un pericolo o a una condizione mentale insostenibile, può invece diventare uno spazio di ascolto interiore.
In passato si tendeva a guardare con sospetto la mente silenziosa, come se nel silenzio potessero emergere soltanto inquietudine, ombre o contenuti inconsci minacciosi. Ma questa visione trascura un aspetto fondamentale: solitudine e silenzio possono essere vie di conoscenza della nostra essenza più autentica, spesso oscurata dalle convinzioni che abbiamo su noi stessi, dal bisogno di conferme esterne e dai diversi ruoli che assumiamo nella vita quotidiana.
La paura della solitudine rischia così di farci perdere un’opportunità importante: quella di conoscerci davvero e di liberarci, almeno in parte, dal condizionamento esterno. Questo non significa negare il bisogno umano di relazione, amicizia e appartenenza. I legami sono fondamentali. Tuttavia, quando diventano l’unico modo per sentirsi vivi, riconosciuti e validi, ogni momento da soli viene vissuto come un fallimento.
Il punto, allora, non è rinunciare agli altri, ma imparare ad abitare anche la propria solitudine. Solo così la relazione può nascere non dal terrore del vuoto, ma da un desiderio più autentico di incontro. La solitudine, se attraversata e ascoltata, può smettere di essere una condanna e diventare uno spazio di verità, consapevolezza e libertà interiore.
Francesco Paolo Coppola, Psicologo e psicoterapeuta, In presenza ed online
Dott. Salvatore De Luca
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Buongiorno, capisco quanto possa essere frustrante sentirsi soli nonostante tutti i tentativi che sta facendo. A volte però non è una questione di “fare di più”, ma di trovare contesti dove sia più facile creare legami autentici.

In questo senso potrebbe essere utile valutare un **gruppo di psicodramma** nella sua zona. È una forma di terapia di gruppo che, attraverso il gioco di ruolo e l’esperienza diretta, aiuta a lavorare proprio sulle relazioni e sul modo di stare con gli altri, in un ambiente protetto.

Per molte persone è un modo concreto per uscire dalla solitudine, non tanto cercando amici, ma costruendo relazioni più vere e sentite.

Salvatore De Luca
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
dal suo racconto emergono molti elementi autosabotanti, di giudizio severo verso sè stesso. Da soli come vede non è possibile assumere il ruolo di " controllore" e " controllato" perchè è deleterio nè tantomeno porsi nei confronti delle esperienze sociali come se fossero un miraggio per lei. Inizi un trattamento psicoterapeutico e tutto diverrà molto piu facile e comprensibile compresi i suoi meccanismi mentali possno entrare nella sfera della consapevolezza.
Dott.ssa Giulia Rota
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentile utente,
da quello che racconta, la solitudine che sta sperimentando sembra essere più legata a una percezione interna che a una reale assenza di relazioni, anche perché lei stesso afferma che sta provando a inserirsi in diversi ambienti e ha alcune amicizie. Il fatto che dica di sentirsi solo fa più pensare a una sensazione emotiva, amplificata dal fatto che al momento non è soddisfatto della sua relazione sentimentale. Per questo il consiglio che mi sento di darle è di parlare con un professionista che possa aiutarla a dare un senso a quello che sta vivendo e accompagnarla nel ritrovare un maggiore benessere.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, perché non indagare il modo in cui lei si sente in mezzo alla gente, cosa sente che può ostacolare nuove conoscenze e quali azioni può fare per accorciare le distanze dalle altre persone, da un nuovo amore, se fosse necessario? Questi aspetti potrebbero essere oggetto di un percorso di psicoterapia che potrebbe aiutarla.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

lei qui porta un tema molto importante che andrebbe meglio esplorato all'interno di uno spazio di ascolto più grande che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di contattare un terapista, la aiuterebbe a costruire gli strumenti necessari per ottenere ciò che vorrebbe.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
quello che descrivi arriva con molta forza: la solitudine, il senso di non riuscire a creare legami come vorresti, la fatica nonostante l’impegno che ci stai mettendo. È comprensibile che tutto questo faccia soffrire e generi anche ansia rispetto al tempo che passa e alla paura di “perdere occasioni”.

Mi colpisce però anche ciò che dici di te: ti descrivi come una persona empatica, sensibile, capace di ascolto. Sono qualità importanti, che spesso hanno bisogno di contesti e tempi giusti per trovare riscontro. Il fatto che tu stia provando ad esporti, a partecipare, a cercare occasioni, racconta una grande attivazione da parte tua, non un fallimento.

A volte la difficoltà non è “quanto si fa”, ma come si vive l’incontro con l’altro: aspettative, timore di non essere visti davvero, confronti continui (anche amplificati dai social) possono rendere più difficile che un legame si sviluppi in modo spontaneo e graduale. Anche la situazione affettiva che stai attraversando può pesare molto sul tuo stato emotivo e sulla percezione di solitudine.

In un percorso psicologico potresti avere uno spazio per comprendere meglio cosa accade nelle relazioni, come vivi questi momenti e come costruire legami che siano più in sintonia con te, senza forzature e senza sentirti “in ritardo” rispetto a un’idea di vita che spesso è più ideale che reale.

Non sei l’unico a vivere questo tipo di esperienza, anche se può sembrare così. E non è qualcosa che definisce il tuo valore o ciò che hai da offrire.

Se senti che questa sofferenza sta diventando troppo intensa o persistente, chiedere un aiuto può essere un passo importante.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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