Buongiorno, sento quotidianamente da circa due mesi tutto il giorno una sensazione di corpo estran
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Buongiorno,
sento quotidianamente da circa due mesi tutto il giorno una sensazione di corpo estraneo sotto la lingua, bilateralmente inizialmente, poi solo da un lato, descrivibile come una sorta di “pallina”. Non si tratta di dolore, ma di una percezione fastidiosa e ricorrente, con intensità variabile.
Ho effettuato diversi accertamenti (ecografia, esami del sangue, visita odontoiatrica) che hanno escluso cause organiche rilevanti. Questo mi ha portato a interrogarmi sul possibile contributo di ansia, iperfocalizzazione somatica o processi di somatizzazione nel mantenimento del sintomo.
In passato ho assunto sertralina, con beneficio sui sintomi ansiosi. In generale mi riconosco come una persona con una tendenza ansiosa, tuttavia faccio fatica a reperire informazioni che colleghino in modo specifico l’ansia a questa sensazione e ciò rende il sintomo particolarmente difficile da inquadrare e tollerare.
Dopo circa due mesi di persistenza quotidiana sta diventando molto logorante a livello emotivo. Mi chiedo quindi se l’ansia possa non solo amplificare, ma anche generare questo tipo di percezione corporea, e soprattutto come sia possibile intervenire per ridurla o farla scomparire, poiché sta incidendo in modo significativo sulla mia qualità di vita. Preciso di essere già in terapia ma la psicologa non mi sa dare risposte chiare a riguardo.
sento quotidianamente da circa due mesi tutto il giorno una sensazione di corpo estraneo sotto la lingua, bilateralmente inizialmente, poi solo da un lato, descrivibile come una sorta di “pallina”. Non si tratta di dolore, ma di una percezione fastidiosa e ricorrente, con intensità variabile.
Ho effettuato diversi accertamenti (ecografia, esami del sangue, visita odontoiatrica) che hanno escluso cause organiche rilevanti. Questo mi ha portato a interrogarmi sul possibile contributo di ansia, iperfocalizzazione somatica o processi di somatizzazione nel mantenimento del sintomo.
In passato ho assunto sertralina, con beneficio sui sintomi ansiosi. In generale mi riconosco come una persona con una tendenza ansiosa, tuttavia faccio fatica a reperire informazioni che colleghino in modo specifico l’ansia a questa sensazione e ciò rende il sintomo particolarmente difficile da inquadrare e tollerare.
Dopo circa due mesi di persistenza quotidiana sta diventando molto logorante a livello emotivo. Mi chiedo quindi se l’ansia possa non solo amplificare, ma anche generare questo tipo di percezione corporea, e soprattutto come sia possibile intervenire per ridurla o farla scomparire, poiché sta incidendo in modo significativo sulla mia qualità di vita. Preciso di essere già in terapia ma la psicologa non mi sa dare risposte chiare a riguardo.
E' possibile, in particolare considerando la negatività dei vari accertamenti effettuati, che l'ansia induca sensazioni fisiche di vario tipo. Può avere un senso riconsiderare la possibilità di un consulto con uno psichiatra, considerato l'impatto emotivo comprensibile e da lei descritto.
Cordialmente
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Buonasera,
da quanto scrive è plausibile che un elevato livello di ansia -se non addirittura di allarme- nei confronti delle sensazioni corporee contribuisca ad accentuarle ulteriormente e che questo, a sua volta, comporti un aumento dell'ansia associata. Per comprendere meglio come intervenire sarebbe utile approfondire le ragioni che hanno contribuito a creare questo sintomo e definire insieme a lei la strategia più adatta.
Un cordiale saluto.
Silvia Cavedoni
da quanto scrive è plausibile che un elevato livello di ansia -se non addirittura di allarme- nei confronti delle sensazioni corporee contribuisca ad accentuarle ulteriormente e che questo, a sua volta, comporti un aumento dell'ansia associata. Per comprendere meglio come intervenire sarebbe utile approfondire le ragioni che hanno contribuito a creare questo sintomo e definire insieme a lei la strategia più adatta.
Un cordiale saluto.
Silvia Cavedoni
Salve,
da ciò che dice emerge innanzitutto una cosa molto chiara: il sintomo è reale, nel senso lacaniano del termine. Non è “immaginato”, non è un errore di interpretazione, e il fatto che gli accertamenti organici siano negativi non lo rende meno presente né meno logorante. Il corpo, qui, si fa sentire. In psicoanalisi lacaniana però facciamo subito una distinzione importante: l’ansia non è la causa del sintomo, né semplicemente qualcosa che lo amplifica. L’ansia è piuttosto un segnale, un indice che qualcosa nel rapporto tra il soggetto e il suo corpo, o tra il soggetto e il desiderio dell’Altro, non trova una simbolizzazione sufficiente. Il fatto che lei abbia avuto beneficio dalla sertralina non è in contraddizione con una lettura analitica: il farmaco può abbassare il livello di eccitazione, ma non risponde alla funzione del sintomo. E infatti il sintomo può tornare, spostarsi, oppure persistere in una forma più enigmatica. Riguardo alla terapia che sta facendo: non è tanto una questione di “dare risposte chiare”. In analisi, il rischio delle risposte chiare è che chiudano troppo in fretta la domanda. Ciò che invece conta è poter parlare del sintomo senza ridurlo subito a un disturbo da eliminare. Parlare, per esempio, di: quando è comparso per la prima volta, cosa stava succedendo nella tua vita in quel periodo, se ci sono momenti in cui si attenua o cambia qualità, che rapporto ha con il controllo, con il dire, con il trattenere o il non dire. Non come un’indagine razionale, ma lasciando emergere le associazioni. Infine, una cosa importante: il tuo desiderio che “scompaia” è comprensibilissimo. Ma paradossalmente, più il sintomo è trattato come un nemico da eliminare, più tende a irrigidirsi. Il lavoro analitico non mira a sopportarlo meglio, bensì a modificarne la funzione, a fargli perdere la necessità di farsi sentire in quel modo. Indagare su quando esattamente è iniziato questo sintomo, non in termini cronologici, ma esistenziali. Spesso è lì che qualcosa comincia a parlare.
da ciò che dice emerge innanzitutto una cosa molto chiara: il sintomo è reale, nel senso lacaniano del termine. Non è “immaginato”, non è un errore di interpretazione, e il fatto che gli accertamenti organici siano negativi non lo rende meno presente né meno logorante. Il corpo, qui, si fa sentire. In psicoanalisi lacaniana però facciamo subito una distinzione importante: l’ansia non è la causa del sintomo, né semplicemente qualcosa che lo amplifica. L’ansia è piuttosto un segnale, un indice che qualcosa nel rapporto tra il soggetto e il suo corpo, o tra il soggetto e il desiderio dell’Altro, non trova una simbolizzazione sufficiente. Il fatto che lei abbia avuto beneficio dalla sertralina non è in contraddizione con una lettura analitica: il farmaco può abbassare il livello di eccitazione, ma non risponde alla funzione del sintomo. E infatti il sintomo può tornare, spostarsi, oppure persistere in una forma più enigmatica. Riguardo alla terapia che sta facendo: non è tanto una questione di “dare risposte chiare”. In analisi, il rischio delle risposte chiare è che chiudano troppo in fretta la domanda. Ciò che invece conta è poter parlare del sintomo senza ridurlo subito a un disturbo da eliminare. Parlare, per esempio, di: quando è comparso per la prima volta, cosa stava succedendo nella tua vita in quel periodo, se ci sono momenti in cui si attenua o cambia qualità, che rapporto ha con il controllo, con il dire, con il trattenere o il non dire. Non come un’indagine razionale, ma lasciando emergere le associazioni. Infine, una cosa importante: il tuo desiderio che “scompaia” è comprensibilissimo. Ma paradossalmente, più il sintomo è trattato come un nemico da eliminare, più tende a irrigidirsi. Il lavoro analitico non mira a sopportarlo meglio, bensì a modificarne la funzione, a fargli perdere la necessità di farsi sentire in quel modo. Indagare su quando esattamente è iniziato questo sintomo, non in termini cronologici, ma esistenziali. Spesso è lì che qualcosa comincia a parlare.
Buongiorno,
la descrizione che fa è molto chiara e comprensibile, e il fatto che siano già state escluse cause organiche rilevanti è un passaggio importante.
In presenza di una vulnerabilità ansiosa, l’ansia può effettivamente sia amplificare sia contribuire a generare percezioni corporee atipiche, soprattutto in aree molto innervate e sensibili come il cavo orale. Meccanismi come l’iperfocalizzazione somatica, l’aumento del tono muscolare involontario, le micro-tensioni persistenti e l’attenzione costante al sintomo possono mantenere e rinforzare la sensazione, anche in assenza di una lesione strutturale. Questo non significa che il sintomo “sia immaginario”, ma che viene modulato dal sistema nervoso e dai circuiti dell’ansia.
È frequente che, una volta comparsa una sensazione insolita, la continua auto-osservazione e il tentativo di “controllarla” ne aumentino la salienza percettiva, rendendola più intensa e logorante nel tempo. Il fatto che in passato la sertralina abbia avuto un effetto positivo sui sintomi ansiosi va nella direzione di una possibile componente neurofisiologica legata all’ansia.
Sul piano dell’intervento, oltre al lavoro psicoterapeutico, possono essere utili:
tecniche di riduzione dell’iperfocalizzazione corporea
interventi su ansia, tensione e regolazione del sistema nervoso
strategie di accettazione del sintomo (anziché contrasto diretto), che spesso riducono il circolo vizioso attenzione–ansia–percezione
una valutazione integrata psicologica e, se indicato, psichiatrica
Comprendo quanto la persistenza quotidiana renda il sintomo emotivamente faticoso e invalidante. Proprio per questo, se sente che il tema non trova spazio o chiarezza nel percorso attuale, è consigliabile approfondire con uno specialista che abbia esperienza specifica nei disturbi psicosomatici e d’ansia, così da inquadrare meglio il fenomeno e costruire un intervento mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la descrizione che fa è molto chiara e comprensibile, e il fatto che siano già state escluse cause organiche rilevanti è un passaggio importante.
In presenza di una vulnerabilità ansiosa, l’ansia può effettivamente sia amplificare sia contribuire a generare percezioni corporee atipiche, soprattutto in aree molto innervate e sensibili come il cavo orale. Meccanismi come l’iperfocalizzazione somatica, l’aumento del tono muscolare involontario, le micro-tensioni persistenti e l’attenzione costante al sintomo possono mantenere e rinforzare la sensazione, anche in assenza di una lesione strutturale. Questo non significa che il sintomo “sia immaginario”, ma che viene modulato dal sistema nervoso e dai circuiti dell’ansia.
È frequente che, una volta comparsa una sensazione insolita, la continua auto-osservazione e il tentativo di “controllarla” ne aumentino la salienza percettiva, rendendola più intensa e logorante nel tempo. Il fatto che in passato la sertralina abbia avuto un effetto positivo sui sintomi ansiosi va nella direzione di una possibile componente neurofisiologica legata all’ansia.
Sul piano dell’intervento, oltre al lavoro psicoterapeutico, possono essere utili:
tecniche di riduzione dell’iperfocalizzazione corporea
interventi su ansia, tensione e regolazione del sistema nervoso
strategie di accettazione del sintomo (anziché contrasto diretto), che spesso riducono il circolo vizioso attenzione–ansia–percezione
una valutazione integrata psicologica e, se indicato, psichiatrica
Comprendo quanto la persistenza quotidiana renda il sintomo emotivamente faticoso e invalidante. Proprio per questo, se sente che il tema non trova spazio o chiarezza nel percorso attuale, è consigliabile approfondire con uno specialista che abbia esperienza specifica nei disturbi psicosomatici e d’ansia, così da inquadrare meglio il fenomeno e costruire un intervento mirato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
continui a concentrarsi sigli incontri di psicoterapia e su quanto emerge in seduta più che sui suoi sintomi, vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
continui a concentrarsi sigli incontri di psicoterapia e su quanto emerge in seduta più che sui suoi sintomi, vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
la iperconcentrazione su parti del corpo può amplificare il volume delle stesse. Come se alzo il volume dello stereo sento certi suoni molto più forti, seppur possono esser ritenuti suoni normali. Ci sono tecniche diverse che si possono utilizzare, ma chiaramente prima occorre approfondire col colloquio.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
la iperconcentrazione su parti del corpo può amplificare il volume delle stesse. Come se alzo il volume dello stereo sento certi suoni molto più forti, seppur possono esser ritenuti suoni normali. Ci sono tecniche diverse che si possono utilizzare, ma chiaramente prima occorre approfondire col colloquio.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno, posso solo a provare a immaginare quanto sia fastidioso quello che avverte ...
Comunque si, dal momento che sono state escluse cause organiche, la tensione emotiva può causare contrazioni involontarie dei muscoli della faringe e dell'esofago provocando la percezione di un ostacolo. Chi soffre di ansia 'la riporta' anche nella bocca dove può benissimo avere la sensazione di sentire una pallina. E certamente si innesca un circolo vizioso, la sensazione in bocca aumenta l'ansia, l'ansia aumenta la percezione della pallina.
Un percorso di terapia cognitivo comportamentale potrebbe esserle utile e aiutarla a ridurre i sintomi, individuando pensieri ed emozioni che stanno dietro al suo malessere. Insieme troverete le strategie più adatte per poterli affrontare per arrivare pian piano a ridurre il suo malessere e guardare al futuro in modo più sereno.
Resto a disposizione, anche online.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Comunque si, dal momento che sono state escluse cause organiche, la tensione emotiva può causare contrazioni involontarie dei muscoli della faringe e dell'esofago provocando la percezione di un ostacolo. Chi soffre di ansia 'la riporta' anche nella bocca dove può benissimo avere la sensazione di sentire una pallina. E certamente si innesca un circolo vizioso, la sensazione in bocca aumenta l'ansia, l'ansia aumenta la percezione della pallina.
Un percorso di terapia cognitivo comportamentale potrebbe esserle utile e aiutarla a ridurre i sintomi, individuando pensieri ed emozioni che stanno dietro al suo malessere. Insieme troverete le strategie più adatte per poterli affrontare per arrivare pian piano a ridurre il suo malessere e guardare al futuro in modo più sereno.
Resto a disposizione, anche online.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Ciao, bisognerebbe lavorare sull'origine e non solo sul sintomo. se hai escluso una causa organica, c'è qualcosa che resta bloccato dentro di te.
Da quanto descrive, e considerando che gli accertamenti hanno escluso cause organiche, la sensazione che avverte sembra legata a un meccanismo ansioso-percettivo: la percezione è reale, ma l’attenzione e il controllo continui tendono a mantenerla nel tempo. In questi casi l’ansia può non solo amplificare, ma stabilizzare il sintomo. Paradossalmente, questa sensazione può essere letta come un messaggero, che segnala un eccesso di allarme e di controllo sul corpo. Il lavoro terapeutico non mira a combatterla, ma a ridurre gradualmente il controllo e a “ringraziarla” per l’informazione che porta, così che possa perdere progressivamente funzione e intensità. Se lo desidera, questo aspetto può essere affrontato in modo mirato all’interno del percorso che sta già svolgendo, canalizzando la stessa energia del controllo verso il potenziamento delle Sue risorse personali.
Credo che il Suo sia un chiaro disturbo psicosomatico legato ad uno stato d'ansia generalizzato che riversa sul corpo ciò che la mente non riesce neanche a pensare. Credo sia necessario una psicoterapia mirata a definire meglio le cause della Sua ansia e mi sembra che esse non siano state approfondite troppo fino ad ora. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi e capisco bene quanto possa diventare logorante quando un sintomo è continuo, fastidioso e apparentemente “inspiegabile”. Rispondo per punti, così da darle un quadro chiaro.
Ansia e percezioni corporee: sì, può accadere
L’ansia non si limita ad amplificare sensazioni già presenti: in alcune condizioni può generare vere e proprie percezioni corporee persistenti, soprattutto in aree molto innervate e sensibili come la bocca, la lingua e il pavimento orale.
Il cervello può “costruire” una sensazione che viene percepita come reale, stabile e localizzata (come la “pallina” che descrive), pur in assenza di una causa organica. Il fatto che gli accertamenti siano risultati negativi è un dato importante e rassicurante, anche se emotivamente spesso non basta a spegnere il sintomo.
Perché proprio lì? La bocca è una zona ad altissima rappresentazione corticale, molto legata a controllo, allerta e stress, facilmente soggetta a micro-tensioni muscolari e percettive. Quando l’attenzione resta agganciata a quella zona (“controllo se c’è”, “la sento ancora”), il circuito ansia–attenzione–sensazione si autoalimenta.
Il ruolo della persistenza: dopo settimane o mesi, il sintomo può diventare automatico, non più legato all’evento che lo ha scatenato inizialmente. Questo non significa che “sia tutto nella testa” (espressione fuorviante), ma che il sistema nervoso ha imparato quella percezione e la ripropone.
Il beneficio che in passato ha avuto dalla sertralina va nella direzione di una sensibilità ansiosa di base, che può riattivarsi anche in forme somatiche specifiche.
Cosa può aiutare concretamente: oltre al lavoro psicoterapeutico (che resta importante), spesso sono utili interventi mirati a ridurre l’iperfocalizzazione (non “controllare” la sensazione), lavorare sulla regolazione del sistema nervoso, intervenire sul circuito corpo–attenzione–ansia.
Strategie semplici ma efficaci includono: esercizi di respirazione lenta con attenzione spostata fuori dalla bocca, pratiche di grounding corporeo, talvolta un supporto farmacologico valutato con lo psichiatra, se il carico ansioso è elevato.
Capisco la frustrazione quando non si ricevono “risposte chiare”. In realtà, in questi casi la risposta non è una diagnosi unica, ma la comprensione di un funzionamento neurofisiologico che può essere modificato. Il fatto che il sintomo sia reversibile è un messaggio fondamentale.
In sintesi:
sì, l’ansia può generare e mantenere questo tipo di sensazione; no, non è pericoloso; sì, è trattabile. L’obiettivo non è “convincersi che non c’è”, ma aiutare il sistema nervoso a disinnescare il circuito che la mantiene.
Ansia e percezioni corporee: sì, può accadere
L’ansia non si limita ad amplificare sensazioni già presenti: in alcune condizioni può generare vere e proprie percezioni corporee persistenti, soprattutto in aree molto innervate e sensibili come la bocca, la lingua e il pavimento orale.
Il cervello può “costruire” una sensazione che viene percepita come reale, stabile e localizzata (come la “pallina” che descrive), pur in assenza di una causa organica. Il fatto che gli accertamenti siano risultati negativi è un dato importante e rassicurante, anche se emotivamente spesso non basta a spegnere il sintomo.
Perché proprio lì? La bocca è una zona ad altissima rappresentazione corticale, molto legata a controllo, allerta e stress, facilmente soggetta a micro-tensioni muscolari e percettive. Quando l’attenzione resta agganciata a quella zona (“controllo se c’è”, “la sento ancora”), il circuito ansia–attenzione–sensazione si autoalimenta.
Il ruolo della persistenza: dopo settimane o mesi, il sintomo può diventare automatico, non più legato all’evento che lo ha scatenato inizialmente. Questo non significa che “sia tutto nella testa” (espressione fuorviante), ma che il sistema nervoso ha imparato quella percezione e la ripropone.
Il beneficio che in passato ha avuto dalla sertralina va nella direzione di una sensibilità ansiosa di base, che può riattivarsi anche in forme somatiche specifiche.
Cosa può aiutare concretamente: oltre al lavoro psicoterapeutico (che resta importante), spesso sono utili interventi mirati a ridurre l’iperfocalizzazione (non “controllare” la sensazione), lavorare sulla regolazione del sistema nervoso, intervenire sul circuito corpo–attenzione–ansia.
Strategie semplici ma efficaci includono: esercizi di respirazione lenta con attenzione spostata fuori dalla bocca, pratiche di grounding corporeo, talvolta un supporto farmacologico valutato con lo psichiatra, se il carico ansioso è elevato.
Capisco la frustrazione quando non si ricevono “risposte chiare”. In realtà, in questi casi la risposta non è una diagnosi unica, ma la comprensione di un funzionamento neurofisiologico che può essere modificato. Il fatto che il sintomo sia reversibile è un messaggio fondamentale.
In sintesi:
sì, l’ansia può generare e mantenere questo tipo di sensazione; no, non è pericoloso; sì, è trattabile. L’obiettivo non è “convincersi che non c’è”, ma aiutare il sistema nervoso a disinnescare il circuito che la mantiene.
Salve,
Nella mia pratica clinica spesso i pazienti hanno sintomi psicosomatici, dolori che si percepiscono ecc ., quindi penso che bisognerebbe rintracciare le cause e valutare il periodo Senza il sintomo e subito con il sintomo, ovvero comprendere cosa sia avvenuto. Buon lavoro con la psicoterapeuta.
Nella mia pratica clinica spesso i pazienti hanno sintomi psicosomatici, dolori che si percepiscono ecc ., quindi penso che bisognerebbe rintracciare le cause e valutare il periodo Senza il sintomo e subito con il sintomo, ovvero comprendere cosa sia avvenuto. Buon lavoro con la psicoterapeuta.
Buongiorno, credo che sarebbe utile approfondire il tipo di ansia che ne sta alla base per poter far sì che il sintomo si sciolga. Quando parlo di tipologia di ansia faccio riferimento, ad esempio, ad un'ansia abbandonica o ad un'ansia di separazione ecc. (solo per fare degli esempi)... a partire da questo tipo di consapevolezza, è possibile lavorare su questa per superare il sintomo. Poi io lavorerei anche sul comprendere il sintomo in sé ovvero, per esempio, cosa le richiama l'avere qualcosa di estraneo in bocca: Fatica a mangiare? Fatica a parlare? Cos'altro? E quindi passare dal somatico al simbolico.
Un inciso: io faccio riferimento al modello teorico che seguo, non so che tipo di orientamento segua la sua psicologa (o psicoterapeuta?), in altri modelli di psicoterapia si interviene direttamente sui sintomi tramite esercizi o addestramento dei pensieri... Spero di esserle stata d'aiuto, un saluto. Ilaria Innocenti
Un inciso: io faccio riferimento al modello teorico che seguo, non so che tipo di orientamento segua la sua psicologa (o psicoterapeuta?), in altri modelli di psicoterapia si interviene direttamente sui sintomi tramite esercizi o addestramento dei pensieri... Spero di esserle stata d'aiuto, un saluto. Ilaria Innocenti
Buongiorno. Escludendo cause organiche, la sensazione somatica che riferisce è suggestiva di una sintomatologia ansiosa. Un appropriato lavoro psicoterapeutico potrebbe aiutarla a cogliere le implicazioni emotive e affettive di questo disturbo: cosa tuttavia che richiede motivazione e continuità nel tempo. SG
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