Domande del paziente (172)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sarebbe utile parlarne di persona con qualche collega della categoria degli Psicologi. La derealizzazione da chi è stata diagnosticata? Questa può comparire anche durante alcuni stati d'ansia... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, mi dispiace per questa situazione. Potreste sedervi al tavolo e parlare pacificamente delle tematiche che creano disfunzionalità oppure prendere in considerazione un percorso psicologico... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Per superare un'ansia così strutturata, l'approccio più efficace è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Questo metodo non serve a "parlare del passato", ma a darti strumenti pratici per:
Gestire...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sicuramente!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
sembra che abbia già una buona consapevolezza circa la strada da intraprendere. Probabilmente un percorso corretto consiste nell'iniziare una terapia metacognitiva:
è un percorso di terza...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, tutte le persone hanno le risorse necessarie per vivere una vita serena e gratificante. Gli psicologi sono professionisti che supportano la persona e sanno far emergere le doti dei loro... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, è condizione dell'uomo, fisiologico provare dolore. Il dolore non va confuso con la sofferenza. Il dolore pulito dalla sua parte organica, fisiologica mostrerà la sofferenza che si porta... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
sembra un pensiero ricorsivo, ridondante
Potrebbe essere d'aiuto prendere contatto con uno psicologo ad indirizzo cognitivo comportamentale
Con alcune tecnologie potrebbe risolvere il suo...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, penso che la cosa migliore sia di parlare tra di voi in un ambiente adatto. Spesso ci sono dei non detti che se non esplicitati possono essere causa di fraintendimenti. Organizzare tra di... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Penso che la cosa migliore sia parlarne con la tua terapeuta. Se senti il bisogno di avere più informazioni o più rassicurazioni potrebbe essere che non si sia creata quell' alleanza terapeutica necessaria... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, mi dispiace per quanto sta vivendo. Il lutto è un vero e proprio trauma. Penso che il legame che c'era tra suo marito e la madre defunta fosse "particolare". Durante il lutto vi sono una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo profondamente la delicatezza della situazione e il senso di impotenza che puoi provare. Posso confermarti che la disfunzione erettile, quando non ha cause puramente organiche,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È assolutamente comprensibile che un sogno del genere ti abbia scosso, specialmente se già convivi con l'ansia. Tuttavia, voglio rassicurarti subito: sognare la morte di un genitore non è una premonizione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Affrontare una situazione in cui l'ego di una persona è stato ferito richiede un approccio che bilanci la riparazione empatica con il rispetto dei confini (sia i tuoi che i suoi). Quando qualcuno si... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È del tutto comprensibile che tu ti senta in un turbine di emozioni contrastanti. Sette anni, di cui tre di convivenza, rappresentano un investimento emotivo enorme, e uscirne richiede un tempo di "decompressione"... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao Sara, piacere di conoscerti. È chiaro che il legame tra voi sia profondo, visti gli undici anni di storia e la dedizione che dimostri. È però comprensibile che tu stia male: sette anni di attesa... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendere le dinamiche di manipolazione non è semplice, soprattutto quando queste sono mescolate a sentimenti reali e a una comunicazione che, in superficie, appare "normale" o affettuosa.
La...
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Buongiorno,
vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dici bene: è difficile che scatti un sentimento profondo in soli due appuntamenti. Il problema però non risiede in te, ma nel modo in cui oggi si vivono gli incontri, specialmente tramite le app.
La tirannia dell'opzione successiva: Molte persone affrontano il dating con l'idea che, se non c'è un'esplosione immediata di fuochi d'artificio, sia meglio passare oltre perché "la prossima persona sarà quella giusta". Questo impedisce la costruzione della curiosità, che è la base di ogni legame.
La superficialità degli altri non è la tua banalità: Se i tuoi interlocutori parlavano solo di ex o non facevano domande su di te, questo descrive la loro scarsa maturità emotiva o il loro egocentrismo, non la tua mancanza di interesse. Essere "normali" non significa essere banali; significa spesso avere una complessità che non tutti hanno la voglia di esplorare
Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Mi dispiace profondamente per quello che stai attraversando. Perdere una madre in modo così improvviso e traumatico è un’esperienza che scuote le fondamenta della propria vita, e il fatto che tu fossi lì, a tentare l'impossibile per salvarla, aggiunge un carico emotivo che richiede tempo e delicatezza per essere elaborato.
È del tutto comprensibile che tu ti senta svuotata e che la tua mente torni continuamente a quei momenti. Quello che descrivi — i flashback, il rumore della caduta, il senso di colpa — sono risposte comuni a un evento altamente traumatico.
Ecco alcune riflessioni che potrebbero aiutarti a inquadrare meglio questo percorso:
Il Trauma e il Senso di Colpa
Quando accade un evento così rapido, il cervello non ha il tempo di processare l'addio. Il senso di colpa che provi è spesso un meccanismo della mente per cercare di dare un senso all'impotenza: ci si dice "avrei potuto fare di più" per non accettare l'idea che, purtroppo, contro certi eventi clinici non abbiamo potere.
La realtà dei soccorsi: Il massaggio cardiaco è una manovra d'emergenza estrema; il fatto che tu ci abbia provato dimostra un atto d'amore e di coraggio immenso, non un fallimento.
Il lutto improvviso vs. il lutto atteso: Come hai notato con tuo padre, la malattia permette un "commiato anticipato". Con tua madre, questo è mancato, lasciando un vuoto che sembra una voragine aperta.
La Terapia Farmacologica: Perché Valutarla?
La tua psicologa ti ha suggerito un consulto psichiatrico non perché la psicoterapia non stia funzionando, ma per supportare la tua biologia in un momento di "cortocircuito".
Gestione dei Flashback: Quando i ricordi diventano intrusivi (come il rumore della caduta), il sistema nervoso è in uno stato di costante allerta (iper-attivazione).
Ottimizzare il Lavoro Emotivo: A volte, se il dolore o l'ansia sono troppo acuti, è difficile lavorare sui significati profondi in terapia. I farmaci possono aiutare a "abbassare il volume" dei sintomi più invalidanti, permettendoti di affrontare il percorso psicologico con più energia e lucidità.
Un supporto temporaneo: Molte persone vedono i farmaci come una "stampella" necessaria per camminare mentre la ferita più grave inizia a rimarginarsi.
Passi Successivi
Accogli il consiglio: Consultare uno psichiatra non significa che la situazione sia "grave" in senso assoluto, ma che meriti ogni strumento disponibile per soffrire un po' meno.
Pazienza con te stessa: Sono passati solo due mesi. Il distacco è un processo lento, specialmente quando la casa in cui vivi parla ancora di lei in ogni angolo.
Riconosci il tuo valore: Sei stata accanto a lei fino all'ultimo istante. Quella presenza, anche se dolorosa, è stata il tuo ultimo, grandissimo dono per lei.
Ti auguro di trovare, un passo alla volta, la forza per trasformare questi ricordi traumatici in una memoria più dolce e serena del legame che avevi con tua mamma
Buonasera, ho iniziato da poco un percorso di psicoterapia, ma nutro qualche dubbio sulla mia psicoterapeuta. Non abbiamo fatto molti incontri, quindi non mi sento ancora in grado di valutarla completamente, però al tempo stesso alcune cose mi fanno dubitare molto di lei e della mia scelta nel contattarla. Quando le parlo, mi fa spesso esempi parlando di lei e della sua esperienza, per quanto possa essere uno strumento utile per dialogare, non mi piace molto. Parliamo di X tema, magari una cosa in cui io ho difficoltà, a me non interessa sentirmi dire come lei la stessa cosa l'ha affrontata e come è stata brava a farlo, in un certo senso quando lo fa mi sento anche mortificata perché già di mio penso di non riuscire a fare le cose rispetto agli altri e di certo non mi aiuta sentire dall'ennesima persona che lei invece ci riesce! Poi percepisco la mia dottoressa molto socievole e amichevole, forse anche troppo. Cerca sicuramente di farmi sentire a mio agio, ma comunque io non cerco in lei una figura così tanto amichevole. Ad esempio quando ci salutiamo mi abbraccia o mi saluta con i baci sulle guance, quando lo ha fatto la prima volta mi ha spiazzata, perché non penso sia professionalmente giusto! Voi cosa pensate?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È assolutamente normale che tu ti senta spiazzata e che nutra dei dubbi. Quello che stai descrivendo non è una semplice "questione di gusti" sul carattere della terapeuta, ma tocca due pilastri fondamentali della psicoterapia: l'alleanza terapeutica e il rispetto dei confini professionali (il cosiddetto setting).
Il fatto che tu senta che qualcosa non va, anche dopo pochi incontri, è un segnale importante che merita di essere ascoltato. Vediamo insieme i punti che hai sollevato, analizzandoli con franchezza.
1. L'uso eccessivo del "Self-Disclosure" (Svelamento di sé)
In psicoterapia esiste uno strumento chiamato self-disclosure, ovvero quando il terapeuta condivide qualcosa della propria vita privata.
Quando è utile: Solo se fatto raramente, in modo mirato e nell'esclusivo interesse del paziente (ad esempio, per farlo sentire meno solo o meno "sbagliato").
Il problema nel tuo caso: La tua dottoressa lo usa per raccontare come lei è stata brava a superare una difficoltà. Questo non solo sposta il focus della seduta dal tuo vissuto al suo, ma attiva in te un meccanismo di confronto che ti fa sentire mortificata e inadeguata. La terapia dovrebbe essere uno spazio protetto in cui esplorare le tue fatiche, non un luogo in cui misurarsi con i successi del terapeuta.
2. L'eccessiva vicinanza fisica (Abbracci e baci)
Il saluto con abbracci e baci sulle guance in un contesto psicoterapeutico è, nella stragrande maggioranza dei modelli teorici, considerato una violazione dei confini professionali.
La psicoterapia richiede una chiara asimmetria e una distanza di sicurezza emotiva e fisica. Questo serve a proteggere te (perché tu possa sentirti libera di esprimerti senza dinamiche di compiacimento tipiche delle amicizie) e a proteggere il lavoro terapeutico. Un contatto fisico così intimo, specialmente se non concordato e iniziato fin da subito, può risultare intrusivo e confondente, esattamente come è successo a te.
Cosa fare adesso?
Hai già individuato da sola due ottime strade nelle tue note, a cui aggiungo un piccolo suggerimento su come affrontarle:
1. Controlla l'iscrizione all'Albo degli Psicologi
Questo è un passo di tutela fondamentale. Puoi farlo pubblicamente e in pochi secondi sul sito del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) o dell'ordine della tua regione. Verifica che la dottoressa sia iscritta all'Albo e, soprattutto, che abbia l'annotazione come Psicoterapeuta. Questo ti darà la certezza formale della sua abilitazione.
2. Parlane direttamente con lei (Il test definitivo)
Esprimere il tuo disagio alla terapeuta è un momento terapeutico potentissimo. Puoi dirle chiaramente:
"Dottoressa, quando mi racconta le sue esperienze personali mi sento in difficoltà e mi sembra di non trovare lo spazio per le mie. Inoltre, preferirei che mantenessimo un saluto più formale, senza abbracci o baci, perché la vicinanza fisica mi mette a disagio."
Come capire se restare o andare via:
Se reagisce bene: Accoglie il tuo feedback, non si difende, si scusa, ridefinisce i confini e cambia immediatamente atteggiamento. In questo caso, la relazione si rafforzerà e potrai valutare di continuare.
Se reagisce male: Minimizza il tuo disagio ("Ma no, lo faccio per farla sentire a casa!"), si offende o cerca di colpevolizzarti. Se accade questo, hai la risposta che cerchi: significa che non è la terapeuta adatta a te ed è tuo pieno diritto interrompere il percorso e cercare un professionista con cui tu possa sentirti davvero al sicuro e rispettata.
La terapia è un tuo investimento di tempo, denaro ed emozioni. Meriti uno spazio che ti faccia sentire compresa, mai giudicata o spiazzata.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…