Ho 23 anni e da quando ho iniziato a fare le medie che durante le mie giornate mi viene in mente il

24 risposte
Ho 23 anni e da quando ho iniziato a fare le medie che durante le mie giornate mi viene in mente il pensiero della morte, ma non la paura di morire da un momento all'altro ma pensare a l'indomani che moriremo e che non esisteremo più e quindi questa cosa mi fa andare in panico e inizio a stare male con l'ansia e tutto. Non riesco a gestire ci sono mesi in cui questo pensiero è molto persistente e non riesco a calmare l'ansia e gli attacchi di ansia.
Dott.ssa Lucia Mattia
Psicologo, Psicologo clinico
Potenza
Buonasera, la sua ansia andrebbe senza dubbio esplorata in un percorso psicologico per andare alle sue radici e permetterle di stare meglio.
Saluti

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Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
da ciò che scrive comprendo che i pensieri relativi alla morte non sono tanto connessi al concetto di morte in senso stretto, ma al concetto di morte in quanto tema esistenziale. Posso in tal senso immaginare lo stato ansioso che tutto ciò può provocare. E’ frequente, in particolare in persone con alti livelli di sensibilità e tendenza riflessiva, la possibilità che si manifesti una sorta di ansia (Talvolta angoscia) esistenziale. Il punto in effetti non è il pensiero in sè relativo al senso dell’esistenza, quanto il corredo emotivo che si porta dietro talvolta tradotto in: paura, impotenza, perdita di controllo. E’ come se si entrasse in uno stato di allarme, pur trattandosi solo di un’idea astratta. Ed è per questo che diventano significativi alcuni strumenti come il respiro o gli esercizi di radicamento (grounding) che permettono di riportare l’attenzione al momento presente; si aggiungano a questi la capacità di osservare e riconoscere il pensiero in quanto tale e non in quanto verità e di accettazione dello stesso(più gli resisto, più si amplifica);
Sperando di esserle stata di aiuto, le auguro una buona serata.
Dottssa LM
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per capire le cause di questi pensieri e trovare delle strategie utili per migliorare la sua qualità di vita.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
grazie per la condivisione. Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con in professionista di modo da indagare meglio questi suoi pensieri e capirne di più.
Le auguro il suo meglio.

LM
Dal punto di vista psicologico ciò che lei descrive è riconducibile a una forma di ansia esistenziale, molto più comune di quanto si pensi, in cui la mente si sofferma in modo ricorrente sul tema della morte e della fine dell’esistenza non come evento imminente ma come certezza futura, e questo tipo di pensiero può diventare intrusivo e generare una forte risposta di panico e di attivazione ansiosa. Il problema non è il pensiero in sé, che fa parte delle domande fondamentali dell’essere umano, ma il fatto che la mente rimanga bloccata su di esso senza riuscire a spostarsi, creando una sensazione di perdita di controllo e di minaccia che il corpo interpreta come reale, innescando ansia e attacchi di ansia. La persistenza di questi vissuti nel tempo, soprattutto a partire dall’adolescenza, suggerisce una difficoltà nel tollerare l’incertezza e i limiti dell’esistenza, e spesso questi pensieri si intensificano nei periodi di maggiore stress o vulnerabilità emotiva. È importante sapere che non si tratta di una condizione pericolosa né di un segnale di “impazzimento”, ma di un disagio che può essere affrontato e ridimensionato attraverso un percorso psicologico mirato, che aiuti a comprendere il significato di questi pensieri, a modificare il rapporto che lei ha con essi e a sviluppare strategie per gestire l’ansia senza cercare di combatterla o scacciarla, perché il tentativo di controllo tende a rafforzarla. Con un adeguato supporto è possibile imparare a convivere con queste riflessioni in modo meno angosciante, recuperando una maggiore serenità e presenza nel qui e ora.
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Ciao, buongiorno.
Il tema della morte, quando compare così presto e torna in modo ricorrente, spesso non riguarda la morte in sé, ma ciò che essa rappresenta. A volte questi pensieri emergono perché ci si sente molto responsabili, quasi “troppo grandi” rispetto alla propria età, oppure perché si è preoccupati per le persone a cui si vuole bene. In altri casi è la mente che, nei momenti di maggiore stress o sensibilità, si aggancia a un’idea che fa paura e la ripropone in modo insistente. Vanno valutate i diversi fattori che sottendono il suo vissuto. Volere una vita belle per le persone che si amano è naturale.
Il fatto che questi pensieri le provochino ansia e panico non significa che ci sia un pericolo reale, ma che lei sta vivendo qualcosa che la mette sotto pressione. E quando la mente non trova un punto fermo, può tornare sempre sullo stesso tema, rendendolo più grande di quanto sia.
Parlarne con un professionista può aiutarla a capire da dove nasce questa sensazione di responsabilità o di preoccupazione e, soprattutto, come gestire l’ansia quando questi pensieri tornano. Non è un segno di debolezza: è un modo per alleggerire un peso che non deve portare da solo.
Se sente il bisogno di confrontarsi ancora su questi pensieri, resto a disposizione.
Le auguro buone Feste e buon inizio anno nuovo.
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Vado subito al dunque: l'unico consiglio che posso darle è quello di iniziare un percorso di psicoterapia per cercare di comprendere come mai c'è questo grande investimento patologico circa la morte e sul futuro.
Cordialmente, dottor Moraschini
Salve, grazie per aver condiviso il suo periodo attuale. Mi dispiace che stia vivendo tutto questo. Da come lo descrive, quello che prova è coerente con un’ansia intensa e persistente, non con una “debolezza” sua. E il fatto che vada a periodi di mesi è molto tipico dei disturbi d’ansia. “Ci sono mesi in cui questo pensiero è molto persistente”
Questo succede perché:
l’ansia si aggancia a un’idea
più cerca di scacciarla, più ritorna
il cervello la interpreta come “minaccia”
Non è il pensiero il problema. È il rapporto che l’ansia crea con quel pensiero.
Se l’ansia:
dura da mesi
sembra ingestibile
interferisce con la tua vita quotidiana
non deve affrontarla da solo.
Parlarne con uno psicologo ( iniziando sin da subito un percorso di supporto psicologico online o in presenza) è un atto di protezione, non di fallimento. Avrà sostegno e supporto costante, e tecniche per fronteggiare ansia e panico, alleviando questo stato di allarme, e vivendo in modo più tranquillo e consapevole. Resto a sua disposizione.
L’ansia si cura. E quando è seguita bene, migliora davvero.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrivi è un vissuto più comune di quanto si pensi e può essere molto spaventoso, soprattutto quando il pensiero della morte diventa ricorrente e incontrollabile. Non stai parlando tanto della paura di morire “qui e ora”, quanto di un’angoscia legata all’idea della fine, del non esistere più: questo tipo di pensiero può attivare una forte ansia, fino a veri e propri attacchi di panico, come sembra stia accadendo a te.

Spesso questi pensieri non indicano un reale pericolo, ma sono il modo in cui la mente cerca di dare un senso a temi profondi e complessi, soprattutto in persone sensibili, riflessive o che tendono a controllare molto ciò che provano. Il problema nasce quando il pensiero diventa persistente, intrusivo e genera un circolo vizioso: più cerchi di scacciarlo o di rassicurarti, più l’ansia aumenta e il corpo reagisce con sintomi intensi.

Il fatto che questi periodi vadano e vengano nel tempo è tipico dei disturbi d’ansia e non significa che tu sia “debole” o che ci sia qualcosa che non va in te. Significa però che stai portando avanti da molti anni una sofferenza che merita ascolto e comprensione.

In questi casi è molto utile un approfondimento con uno specialista, che possa aiutarti a capire l’origine di questi pensieri, imparare a gestire l’ansia e spezzare il meccanismo che li rende così potenti. Un percorso psicologico mirato può davvero fare la differenza e permetterti di tornare a vivere le tue giornate con maggiore serenità.

Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per il trattamento di ansia e attacchi di panico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Sofia Arreghini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, grazie per essersi raccontato.
Portare con sé per tanti anni pensieri legati alla morte e al “non esistere più” può essere estremamente faticoso e spaventoso, soprattutto quando arrivano all’improvviso e scatenano ansia e panico.
Il fatto che ne stia parlando qui è già un passo importante.
Con un adeguato supporto psicologico è possibile imparare a riconoscere questi pensieri, a non lasciarsene travolgere e a ridurre l’ansia che ne deriva.

Augurandole il meglio,
resto a disposizione.
Dott.ssa Sofia Arreghini
Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
Buongiorno,
sembra un pensiero ricorsivo, ridondante
Potrebbe essere d'aiuto prendere contatto con uno psicologo ad indirizzo cognitivo comportamentale
Con alcune tecnologie potrebbe risolvere il suo problema
Dott.ssa Nicole Pisciali
Psicologo, Psicologo clinico
Teolo
Buonasera,
da come viene descritto sembra proprio un pensiero intrusivo, che è effettivamente riconducibile all'ansia. Le consiglierei un percorso di sostegno per approfondire ulteriormente la sintomatologia.
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
grazie per aver condiviso le difficoltà che sta attraversando in questo periodo.

Dalla descrizione che ci ha dato sembra che la sua ansia/angoscia non sia tanto legata a un fattore o a una situazione specifica (paura di morire per un tale cosa o in tal modo o in quella certa situazione), quanto un’angoscia esistenziale legata alla caducità, alla transitorietà della nostra esistenza nel mondo. Sarebbe utile sapere se durante il periodo della scuola media sia successo qualcosa di significativo (con l’inizio della preadolescenza magari alcuni temi/argomenti/eventi l’hanno colpita su un piano meno consapevole e tuttora la sollecitano) visto che lei stesso data a quella fase l’inizio dell’angoscia. Allo stesso modo potrebbe osservare se c’è qualcosa che accomuna i periodi in cui l’ansia è attiva visto che sembra che essa abbia un andamento ciclico o comunque periodico.

Il suggerimento più opportuno è quello di rivolgersi ad un professionista per cercare di approfondire le motivazioni, consce o inconsce, che hanno innescato e che tuttora mantengono questa angoscia, e così cercare delle strategie per gestirla e superarla.

Con i migliori auguri, dott. Previtali
Ti ringrazio per aver avuto il coraggio di scrivere una cosa così difficile da raccontare. Spesso capita di pensare che i nostri pensieri vanno gestiti e dunque controllati, più proviamo a gestirli più loro compaiono. Com'era la tua vita prima dell'arrivo di questo pensiero? e cosa è successo invece dopo?. Se ti va di approfondire sarebbe opportuno iniziare un percorso di sostegno psicologico
Dott.ssa Alessandra Mascellani
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao, grazie per la tua condivisione in questo spazio. Quello che descrivi è un vissuto molto umano ed è più comune di quanto si pensi. Sembra che tu stia vivendo un conflitto profondo tra il bisogno di sicurezza e continuità e la consapevolezza della finitezza umana. L’ansia non è il problema in sé, ma un segnale che qualcosa dentro di te chiede ascolto e comprensione. Un percorso terapeutico può offrirti uno spazio sicuro in cui accogliere questi pensieri senza esserne travolto, imparando gradualmente a stare con ciò che spaventa senza che prenda il controllo sulla tua vita. Ti faccio molti auguri e ti invito ad accogliere il messaggio che arriva dal tuo interno senza scoraggiarti!
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buongiorno,

la ringrazio per aver condiviso con sincerità un vissuto che, da come lo descrive, è presente da molti anni e che può essere davvero molto angosciante. È importante chiarire fin da subito un punto: ciò che racconta non è raro e non significa che ci sia “qualcosa che non va” in lei. I pensieri legati alla morte e al senso dell’esistenza possono emergere già in adolescenza e, in alcune persone, diventare particolarmente intrusivi e difficili da gestire.

Da quello che scrive, non sembra esserci la paura di morire nell’immediato, ma piuttosto un pensiero legato all’idea del “non esistere più”, che attiva un forte stato di panico e ansia. Quando questo tipo di pensiero diventa ricorrente e incontrollabile, spesso non è tanto il contenuto in sé a creare sofferenza, quanto il meccanismo ansioso che si innesca: la mente si aggancia a quel tema e il corpo reagisce come se ci fosse una minaccia imminente, anche se razionalmente si sa che non lo è.

Il fatto che ci siano periodi in cui il pensiero è più persistente e l’ansia più difficile da calmare è coerente con il funzionamento dell’ansia stessa, che tende ad andare “a ondate” e a rinforzarsi quando si cerca di scacciarla o controllarla con la forza. Questo può portare a sentirsi impotenti, come se non ci fosse via d’uscita.

È importante sapere che questo tipo di esperienza è trattabile. Un percorso psicologico può aiutarla a:

comprendere meglio il funzionamento di questi pensieri e perché si attivano proprio in questo modo;

lavorare sull’ansia e sugli attacchi di panico, imparando strategie più efficaci per attraversarli senza esserne travolti;

ridare al pensiero della morte una dimensione meno minacciosa, togliendogli il potere di bloccarla emotivamente.

Il fatto che lei riconosca il problema e chieda aiuto è già un passo molto importante. Non è necessario “abituarsi” a stare così, né affrontare tutto da sola.

Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la sua esperienza in un primo colloquio, con calma e senza giudizio, per capire quale tipo di supporto possa esserle più utile in questo momento.

Resto a disposizione.

Un caro saluto,
Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera cara/o

grazie per aver condiviso una difficoltà così delicata. I pensieri ricorrenti sulla morte e sul “non esistere più”, accompagnati da ansia e panico, sono esperienze che molte persone vivono, soprattutto quando l’ansia diventa più intensa e persistente. Non indicano che ci sia qualcosa che “non va” in te, ma che la tua mente è rimasta agganciata a un tema che attiva molta paura e che da sola fai fatica a gestire.

Un percorso psicologico con orientamento cognitivo comportamentale può aiutarti a comprendere meglio questi pensieri, ridurre l’ansia che li accompagna e imparare strategie efficaci per non esserne travolto, anche nei periodi in cui si ripresentano con più forza.

Se vuoi, possiamo fissare un colloquio per parlarne con calma e valutare insieme come aiutarti in modo concreto.

Resto a disposizione sono la dott.ssa Ilaria Redivo e puoi trovarmi su Mio Dottore Grazie e un caro saluto
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
il pensiero che descrive è molto angosciante ma anche più comune di quanto si creda: si tratta di un’ansia esistenziale che, quando diventa insistente, può scatenare panico e sintomi fisici. Il problema non è il pensiero in sé, ma il modo in cui la mente ci resta agganciata, come se fosse una minaccia immediata. Questo non significa che Lei sia fragile o “strana”, ma che il suo sistema di allarme resta attivo troppo a lungo. È possibile imparare a ridurre l’impatto di questi pensieri e dell’ansia che ne deriva.

Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la situazione in un colloquio conoscitivo, per aiutarla a gestire questi vissuti con maggiore serenità.

Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Dott.ssa Alessia Lapi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Quello che descrivi è un vissuto più comune di quanto pensi e non indica che tu voglia morire o che tu sia “strano”. Il pensiero della morte, soprattutto inteso come fine dell’esistenza e perdita di controllo, può diventare un pensiero intrusivo che attiva ansia intensa e panico.
Il problema non è il pensiero in sé, ma il modo in cui la mente ci resta agganciata, alimentando un circolo di paura, ipercontrollo e tentativi di scacciarlo, che finiscono per rinforzarlo. È importante sapere che esistono percorsi psicologici efficaci per lavorare su questi pensieri e sull’ansia che scatenano, aiutandoti a ridurre il panico e a recuperare una sensazione di controllo e serenità nella vita quotidiana. Non devi affrontare tutto questo da solo né “abituarti” a stare così.
Dott.ssa Valentina Asso
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve! Grazie per aver condiviso questo pensiero così intimo e faticoso. Quello che descrivi è un timore che appartiene all'essere umano da sempre: il confronto con l'idea del nulla. Tuttavia, quando questo pensiero smette di essere una riflessione e diventa un "chiodo fisso" che genera panico e ansia persistente, significa che la tua mente lo sta usando come un contenitore per altre insicurezze. E' comprensibile che tu sia stanco/a di lottare contro un'ansia che ti accompagna dalle medie. È un carico pesante, ma non devi portarlo da solo/a, sarebbe utile approfondire in sede di terapia al fine di identificare le strategie più funzionali per combattere questi pensieri.
Saluti,
Dott.ssa Valentina Asso
Dr. Domenico Samele
Psicologo, Psicologo clinico
Albino
Buongiorno caro paziente,
grazie per la condivisione di questo vissuto così angosciante e che porta con sé da tanti anni.
In un percorso di consulenza psicologica potrebbe approfondire quali siano i mesi in cui questo pensiero diventa più persistente, quali siano le cause scatenanti e, attraverso un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia potrebbe trovare insieme ad un professionista delle modalità per gestire l'ansia.

Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
Dott.ssa Ilaria Villa
Psicologo, Psicoterapeuta
Carugate
Gentile utente,
ciò che descrive può essere molto spaventoso da vivere, soprattutto quando il pensiero diventa insistente e sembra difficile placare l’ansia che ne deriva. In questi casi non è tanto il tema della morte in sé a creare il panico, quanto il modo in cui la mente si aggancia a quel pensiero e lo rende sempre più centrale e totalizzante.
Quando questo accade, il corpo reagisce come se ci fosse un pericolo immediato (anche se nella realtà non c’è), e contribuisce a mantenere il circolo dell’ansia e degli attacchi di panico. È un meccanismo frequente, che può presentarsi in diversi momenti della vita.
Un percorso di psicoterapia cognitiva può aiutarla a comprendere meglio questo funzionamento e a trovare strategie per ridurre l’impatto di questi pensieri, recuperando gradualmente maggiore serenità.
Un saluto.
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, i pensieri che descrive, legati alla riflessione sulla morte e sulla finitezza dell’esistenza, sono esperienze che possono emergere già in adolescenza e che, in alcune persone, assumono un carattere particolarmente intrusivo e angosciante. Nel suo caso non sembra trattarsi tanto della paura di una morte imminente, quanto di un pensiero ricorrente sul “non esistere più”, che attiva una forte risposta ansiosa fino al panico. Quando questo tipo di contenuti diventa persistente, difficile da controllare e accompagnato da intensa attivazione fisica ed emotiva, tende a funzionare come un vero e proprio circolo dell’ansia: il pensiero genera paura, la paura aumenta l’attenzione sul pensiero e questo lo rende ancora più presente. Non è raro che tali vissuti compaiano a periodi, con fasi di maggiore intensità e altre di attenuazione, e ciò non significa che siano irrisolvibili. Dal punto di vista clinico, questi pensieri possono rientrare in quadri ansiosi, talvolta con una componente ossessiva o ruminativa, più che in una reale preoccupazione “filosofica” sulla morte. Un percorso psicologico può aiutarla a lavorare sia sul modo in cui questi pensieri vengono interpretati, sia sulle strategie di regolazione dell’ansia, riducendo la tendenza a combatterli o a evitarli, che spesso ne mantiene la forza. Se gli episodi di ansia o panico sono frequenti e invalidanti, può essere utile anche una valutazione specialistica per inquadrare meglio il quadro e individuare l’intervento più adeguato, ricordando che il fatto che questi pensieri siano presenti da anni non implica che debbano necessariamente accompagnarla per sempre. Dott.ssa Chiara Avelli.

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