Salve dottori, vi scrivo per condividere una sensazione che sto vivendo in questi giorni, anche in
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Salve dottori,
vi scrivo per condividere una sensazione che sto vivendo in questi giorni, anche in vista del lavoro che sto già portando avanti in psicoterapia.
Sono un ragazzo di 20 anni, quasi 21, e da alcuni mesi sto affrontando un periodo di ansia, soprattutto legata alle sensazioni fisiche e all’iperattivazione del sistema nervoso. Sto seguendo un percorso con una psicologa, con cui sto lavorando in particolare sulla tolleranza delle sensazioni e sull’evitamento.
Negli ultimi giorni ho notato un miglioramento dell’ansia: mi sveglio più sereno, con molta meno attivazione fisica rispetto al passato, e riesco a svolgere le mie attività quotidiane (uscire, stare con amici, mangiare) con maggiore continuità.
Accanto a questo miglioramento, però, sto sperimentando una sensazione nuova per me: non ansia vera e propria, ma un tono dell’umore un po’ basso, una sorta di “vuoto” o stanchezza emotiva. Non è una tristezza intensa né costante, e non è accompagnata da pensieri negativi marcati, ma è comunque una sensazione che noto e che mi incuriosisce, perché diversa dall’ansia a cui ero abituato.
Mi chiedevo se questa fase potesse essere compatibile con una riduzione dell’iperallerta dopo un periodo prolungato di stress e tensione, e se rientri in un normale processo di assestamento mentre si lavora sull’ansia in psicoterapia.
Non scrivo per cercare rassicurazioni, ma per avere un inquadramento generale e capire meglio cosa sto osservando, così da affrontarlo con maggiore consapevolezza insieme alla mia psicologa.
Cordiali saluti
vi scrivo per condividere una sensazione che sto vivendo in questi giorni, anche in vista del lavoro che sto già portando avanti in psicoterapia.
Sono un ragazzo di 20 anni, quasi 21, e da alcuni mesi sto affrontando un periodo di ansia, soprattutto legata alle sensazioni fisiche e all’iperattivazione del sistema nervoso. Sto seguendo un percorso con una psicologa, con cui sto lavorando in particolare sulla tolleranza delle sensazioni e sull’evitamento.
Negli ultimi giorni ho notato un miglioramento dell’ansia: mi sveglio più sereno, con molta meno attivazione fisica rispetto al passato, e riesco a svolgere le mie attività quotidiane (uscire, stare con amici, mangiare) con maggiore continuità.
Accanto a questo miglioramento, però, sto sperimentando una sensazione nuova per me: non ansia vera e propria, ma un tono dell’umore un po’ basso, una sorta di “vuoto” o stanchezza emotiva. Non è una tristezza intensa né costante, e non è accompagnata da pensieri negativi marcati, ma è comunque una sensazione che noto e che mi incuriosisce, perché diversa dall’ansia a cui ero abituato.
Mi chiedevo se questa fase potesse essere compatibile con una riduzione dell’iperallerta dopo un periodo prolungato di stress e tensione, e se rientri in un normale processo di assestamento mentre si lavora sull’ansia in psicoterapia.
Non scrivo per cercare rassicurazioni, ma per avere un inquadramento generale e capire meglio cosa sto osservando, così da affrontarlo con maggiore consapevolezza insieme alla mia psicologa.
Cordiali saluti
Gentile Utente, grazie per essersi portato qui e per il quesito da lei posto. Quando percepiamo ansia, spesso si possono verificare una rosa di sintomi gestiti dal nostro sistema nervoso simpatico. L'arousal che percepiamo quando siamo ansiosi generalmente lascia poi il posto all'omeostasi grazie all'intervento del nostro sistema parasimpatico, che ci consente in seguito di recuperare così maggior presenza nel qui e ora. Con questa riflessione, colgo l'occasione per condividere un punto che ritengo importante. Nel suo messaggio specifica di aver intrapreso un percorso psicologico e che sta affrontando un lavoro volto alla tolleranza alle sensazioni e all'evitamento con una psicologa. A fronte di ciò, e data l'esaustività di informazioni di cui dispone la professionista che la segue, le chiedo se ha vagliato la possibilità di affrontare con lei questo suo nuovo sentire, portandole le nuove percezioni di cui parla. Anticipo questa riflessione in quanto, a fronte di un percorso già intrapreso e in seguito ad una esaustiva raccolta di informazioni a lei relative, la professionista che la sta seguendo avrà sicuramente più elementi per fornirle una risposta più puntuale relativa al suo profilo, proprio perchè, come lei anticipa, disporrà di un quadro generale a lei relativo.
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
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Gentile ragazzo,
quello che descrivi è un fenomeno abbastanza comune quando, dopo un periodo prolungato di ansia e iperattivazione, il sistema nervoso inizia ad abbassare il livello di allerta.
Dopo mesi in “modalità emergenza”, la riduzione dell’ansia può essere accompagnata da una fase di stanchezza, senso di vuoto o tono dell’umore più piatto come una sorta di “decompressione” fisiologica ed emotiva. Inoltre possono emergere stati interni che prima erano coperti dalla tensione costante.
Il fatto che continui a svolgere le tue attività, a uscire e stare con gli amici, e che da quanto dici non sembrano esserci pensieri negativi marcati o tristezza intensa, potrebbe ricondurre ad una fase di “assestamento” piuttosto che ad una condizione clinica.
Condividere con la tua psicologa sicuramente ti aiuterà a capire meglio che funzione ha questa sensazione in questo momento del percorso.
quello che descrivi è un fenomeno abbastanza comune quando, dopo un periodo prolungato di ansia e iperattivazione, il sistema nervoso inizia ad abbassare il livello di allerta.
Dopo mesi in “modalità emergenza”, la riduzione dell’ansia può essere accompagnata da una fase di stanchezza, senso di vuoto o tono dell’umore più piatto come una sorta di “decompressione” fisiologica ed emotiva. Inoltre possono emergere stati interni che prima erano coperti dalla tensione costante.
Il fatto che continui a svolgere le tue attività, a uscire e stare con gli amici, e che da quanto dici non sembrano esserci pensieri negativi marcati o tristezza intensa, potrebbe ricondurre ad una fase di “assestamento” piuttosto che ad una condizione clinica.
Condividere con la tua psicologa sicuramente ti aiuterà a capire meglio che funzione ha questa sensazione in questo momento del percorso.
Gentile utente,
grazie per aver condiviso in modo così lucido e consapevole la sua esperienza. Quello che descrive è un passaggio che, in molti percorsi psicoterapeutici orientati al trattamento dell’ansia, può rappresentare una fase assolutamente fisiologica e degna di attenzione.
L’ansia, specie se protratta nel tempo, comporta uno stato di iperattivazione costante del sistema nervoso autonomo. Quando, grazie al lavoro terapeutico, questo stato inizia ad attenuarsi, può emergere un vissuto di “vuoto”, stanchezza o lieve deflessione del tono dell’umore. Questo non è necessariamente indice di una problematica depressiva in atto, ma può riflettere un naturale processo di assestamento neurofisiologico ed emotivo.
In pratica, quando l'organismo si abitua per molto tempo a uno stato di allerta, l’uscita da quella condizione può inizialmente lasciare una sensazione di mancanza o di spaesamento. È come se, nel silenzio lasciato dall’ansia, si iniziasse a percepire uno spazio nuovo, ancora da comprendere e abitare.
Va sottolineato che il fatto stesso che lei noti questi cambiamenti, e li riporti con tale consapevolezza, è un segnale molto positivo, testimonia una buona capacità di introspezione e una collaborazione attiva nel processo terapeutico.
Le consiglio di continuare a esplorare questi vissuti con la sua psicologa; sono spesso momenti fertili, che possono aprire a una maggiore comprensione di sé e a una più ampia gamma di esperienze emotive.
Un caro saluto e buon proseguimento nel suo percorso.
grazie per aver condiviso in modo così lucido e consapevole la sua esperienza. Quello che descrive è un passaggio che, in molti percorsi psicoterapeutici orientati al trattamento dell’ansia, può rappresentare una fase assolutamente fisiologica e degna di attenzione.
L’ansia, specie se protratta nel tempo, comporta uno stato di iperattivazione costante del sistema nervoso autonomo. Quando, grazie al lavoro terapeutico, questo stato inizia ad attenuarsi, può emergere un vissuto di “vuoto”, stanchezza o lieve deflessione del tono dell’umore. Questo non è necessariamente indice di una problematica depressiva in atto, ma può riflettere un naturale processo di assestamento neurofisiologico ed emotivo.
In pratica, quando l'organismo si abitua per molto tempo a uno stato di allerta, l’uscita da quella condizione può inizialmente lasciare una sensazione di mancanza o di spaesamento. È come se, nel silenzio lasciato dall’ansia, si iniziasse a percepire uno spazio nuovo, ancora da comprendere e abitare.
Va sottolineato che il fatto stesso che lei noti questi cambiamenti, e li riporti con tale consapevolezza, è un segnale molto positivo, testimonia una buona capacità di introspezione e una collaborazione attiva nel processo terapeutico.
Le consiglio di continuare a esplorare questi vissuti con la sua psicologa; sono spesso momenti fertili, che possono aprire a una maggiore comprensione di sé e a una più ampia gamma di esperienze emotive.
Un caro saluto e buon proseguimento nel suo percorso.
Gentile utente, le ipotesi che porta sono valide, si confronti con la sua psicologa che saprà orientarla nelle sue percezioni. Il luogo ideale in cui costruire la consapevolezza infatti è proprio la psicoterapia.
Gentile,
quello che descrivi è molto chiaro e restituisce l’immagine di una persona che sta osservando con attenzione e lucidità un cambiamento interno importante. È comprensibile che questa nuova sensazione ti incuriosisca e in parte ti disorienti, soprattutto perché arriva dopo un periodo in cui l’ansia e l’iperattivazione erano state così centrali nella tua esperienza quotidiana.
Quando si attraversa una fase prolungata di tensione e allerta, il corpo e la mente si abituano a funzionare a un livello molto elevato di attivazione. Nel momento in cui questo stato inizia ad attenuarsi, come sembra stia accadendo ora, non è raro che emerga una sensazione diversa, meno intensa, a volte percepita come vuoto, stanchezza emotiva o tono dell’umore più basso. Non è necessariamente tristezza né un segnale di peggioramento, ma può rappresentare una fase di assestamento, in cui il sistema sta imparando a stare senza la spinta costante dell’ansia.
In questo passaggio può capitare di sentire meno “rumore interno” e meno urgenza, e proprio questa assenza di iperattivazione, a cui non si è ancora abituati, può essere letta come qualcosa di strano o poco familiare. Il fatto che tu riesca a portare avanti le tue attività, a stare nelle relazioni e a non essere accompagnato da pensieri negativi marcati è un elemento importante, che indica una buona capacità di funzionamento nonostante questo cambiamento del tono emotivo.
È possibile che tu stia semplicemente attraversando una fase di riorganizzazione interna, in cui le energie prima assorbite dalla tensione e dal controllo non hanno ancora trovato un nuovo equilibrio. Osservare questo stato con curiosità, senza forzarlo né interpretarlo subito come un problema, può aiutarti a comprenderlo meglio e a integrarlo nel percorso che stai facendo.
Portare queste riflessioni nello spazio della psicoterapia è molto appropriato, perché permette di dare significato a ciò che stai vivendo e di accompagnare questo momento con maggiore consapevolezza. Il modo in cui ti stai ponendo verso questa esperienza mostra una buona capacità di ascolto di te stesso e rappresenta già una risorsa importante nel tuo percorso. Rimango a disposizione, Dott.ssa Alessia De Lucia
quello che descrivi è molto chiaro e restituisce l’immagine di una persona che sta osservando con attenzione e lucidità un cambiamento interno importante. È comprensibile che questa nuova sensazione ti incuriosisca e in parte ti disorienti, soprattutto perché arriva dopo un periodo in cui l’ansia e l’iperattivazione erano state così centrali nella tua esperienza quotidiana.
Quando si attraversa una fase prolungata di tensione e allerta, il corpo e la mente si abituano a funzionare a un livello molto elevato di attivazione. Nel momento in cui questo stato inizia ad attenuarsi, come sembra stia accadendo ora, non è raro che emerga una sensazione diversa, meno intensa, a volte percepita come vuoto, stanchezza emotiva o tono dell’umore più basso. Non è necessariamente tristezza né un segnale di peggioramento, ma può rappresentare una fase di assestamento, in cui il sistema sta imparando a stare senza la spinta costante dell’ansia.
In questo passaggio può capitare di sentire meno “rumore interno” e meno urgenza, e proprio questa assenza di iperattivazione, a cui non si è ancora abituati, può essere letta come qualcosa di strano o poco familiare. Il fatto che tu riesca a portare avanti le tue attività, a stare nelle relazioni e a non essere accompagnato da pensieri negativi marcati è un elemento importante, che indica una buona capacità di funzionamento nonostante questo cambiamento del tono emotivo.
È possibile che tu stia semplicemente attraversando una fase di riorganizzazione interna, in cui le energie prima assorbite dalla tensione e dal controllo non hanno ancora trovato un nuovo equilibrio. Osservare questo stato con curiosità, senza forzarlo né interpretarlo subito come un problema, può aiutarti a comprenderlo meglio e a integrarlo nel percorso che stai facendo.
Portare queste riflessioni nello spazio della psicoterapia è molto appropriato, perché permette di dare significato a ciò che stai vivendo e di accompagnare questo momento con maggiore consapevolezza. Il modo in cui ti stai ponendo verso questa esperienza mostra una buona capacità di ascolto di te stesso e rappresenta già una risorsa importante nel tuo percorso. Rimango a disposizione, Dott.ssa Alessia De Lucia
Salve,
la ringrazio per aver descritto con tanta chiarezza e lucidità ciò che sta vivendo. Il modo in cui osserva le sue sensazioni, senza allarmarsi e con il desiderio di comprenderle, è già di per sé un segnale di un buon lavoro terapeutico in corso.
Quello che descrive è un’esperienza che, dal punto di vista clinico, è **assolutamente compatibile** con una fase di riduzione dell’iperattivazione dopo un periodo prolungato di ansia. Quando una persona vive a lungo in uno stato di allerta elevata, il sistema nervoso è costantemente “carico”, sostenuto da adrenalina, controllo e ipervigilanza. In queste condizioni l’ansia, per quanto sgradevole, tiene anche una certa tensione vitale. Quando l’iperallerta inizia ad abbassarsi, può emergere una sensazione nuova, spesso spiazzante: una sorta di vuoto, di stanchezza emotiva, di minor spinta interna.
Non si tratta necessariamente di umore depresso, né di un peggioramento. Piuttosto, può essere letto come una fase di **assestamento fisiologico ed emotivo**. È come se il sistema nervoso, dopo essere rimasto a lungo “in piedi sulla punta dei piedi”, iniziasse finalmente a poggiarsi. In quel momento può comparire una percezione di rallentamento, di minor intensità emotiva, che viene notata proprio perché prima lo sfondo era occupato dall’ansia.
È anche importante considerare che, lavorando sull’evitamento e sulla tolleranza delle sensazioni, Lei sta smettendo progressivamente di combattere e monitorare costantemente il suo stato interno. Questo cambiamento può rendere più visibili stati affettivi che prima erano coperti o mascherati dall’ansia stessa. Non perché siano nuovi in assoluto, ma perché ora c’è più spazio per percepirli.
Il fatto che questa sensazione non sia accompagnata da pensieri negativi persistenti, da perdita di interesse marcata o da un vero abbassamento del funzionamento quotidiano è un elemento rassicurante dal punto di vista clinico. Parliamo più di una tonalità emotiva attenuata che di una condizione depressiva strutturata. In molti percorsi sull’ansia, soprattutto nei giovani adulti, questa fase viene descritta come un momento di “transizione” tra l’ipercontrollo e una regolazione più naturale.
Trovo molto maturo il modo in cui si pone rispetto a questa esperienza: non cerca di eliminarla, né di interpretarla come un segnale allarmante, ma desidera comprenderla per integrarla nel lavoro terapeutico. Questo è esattamente l’atteggiamento che favorisce un’evoluzione del percorso.
Portare questa osservazione alla sua psicologa sarà molto utile, perché potrà aiutarla a contestualizzare ulteriormente questa fase, valutare insieme il suo significato personale e monitorarne l’andamento nel tempo. In terapia, anche queste sensazioni apparentemente “piatte” o poco definite diventano materiale prezioso, perché raccontano di un sistema che sta cambiando assetto.
In sintesi, ciò che sta osservando rientra pienamente in un processo di riorganizzazione dopo un periodo di stress e iperattivazione. Non è qualcosa da forzare né da correggere, ma da attraversare con consapevolezza, come sta già facendo. Continui su questa linea: sta costruendo una relazione sempre più stabile e meno reattiva con il suo mondo interno. Rimango a disposizione, un saluto!
la ringrazio per aver descritto con tanta chiarezza e lucidità ciò che sta vivendo. Il modo in cui osserva le sue sensazioni, senza allarmarsi e con il desiderio di comprenderle, è già di per sé un segnale di un buon lavoro terapeutico in corso.
Quello che descrive è un’esperienza che, dal punto di vista clinico, è **assolutamente compatibile** con una fase di riduzione dell’iperattivazione dopo un periodo prolungato di ansia. Quando una persona vive a lungo in uno stato di allerta elevata, il sistema nervoso è costantemente “carico”, sostenuto da adrenalina, controllo e ipervigilanza. In queste condizioni l’ansia, per quanto sgradevole, tiene anche una certa tensione vitale. Quando l’iperallerta inizia ad abbassarsi, può emergere una sensazione nuova, spesso spiazzante: una sorta di vuoto, di stanchezza emotiva, di minor spinta interna.
Non si tratta necessariamente di umore depresso, né di un peggioramento. Piuttosto, può essere letto come una fase di **assestamento fisiologico ed emotivo**. È come se il sistema nervoso, dopo essere rimasto a lungo “in piedi sulla punta dei piedi”, iniziasse finalmente a poggiarsi. In quel momento può comparire una percezione di rallentamento, di minor intensità emotiva, che viene notata proprio perché prima lo sfondo era occupato dall’ansia.
È anche importante considerare che, lavorando sull’evitamento e sulla tolleranza delle sensazioni, Lei sta smettendo progressivamente di combattere e monitorare costantemente il suo stato interno. Questo cambiamento può rendere più visibili stati affettivi che prima erano coperti o mascherati dall’ansia stessa. Non perché siano nuovi in assoluto, ma perché ora c’è più spazio per percepirli.
Il fatto che questa sensazione non sia accompagnata da pensieri negativi persistenti, da perdita di interesse marcata o da un vero abbassamento del funzionamento quotidiano è un elemento rassicurante dal punto di vista clinico. Parliamo più di una tonalità emotiva attenuata che di una condizione depressiva strutturata. In molti percorsi sull’ansia, soprattutto nei giovani adulti, questa fase viene descritta come un momento di “transizione” tra l’ipercontrollo e una regolazione più naturale.
Trovo molto maturo il modo in cui si pone rispetto a questa esperienza: non cerca di eliminarla, né di interpretarla come un segnale allarmante, ma desidera comprenderla per integrarla nel lavoro terapeutico. Questo è esattamente l’atteggiamento che favorisce un’evoluzione del percorso.
Portare questa osservazione alla sua psicologa sarà molto utile, perché potrà aiutarla a contestualizzare ulteriormente questa fase, valutare insieme il suo significato personale e monitorarne l’andamento nel tempo. In terapia, anche queste sensazioni apparentemente “piatte” o poco definite diventano materiale prezioso, perché raccontano di un sistema che sta cambiando assetto.
In sintesi, ciò che sta osservando rientra pienamente in un processo di riorganizzazione dopo un periodo di stress e iperattivazione. Non è qualcosa da forzare né da correggere, ma da attraversare con consapevolezza, come sta già facendo. Continui su questa linea: sta costruendo una relazione sempre più stabile e meno reattiva con il suo mondo interno. Rimango a disposizione, un saluto!
Gentilissimo,
il bello del vuoto è che non si sa mai ciò che può portarci a scoprire di noi stessi.
Segua la curiosità che già sente e registri tutto quello che l'ansia prima copriva.
Un caro saluto,
Francesca Giusti
il bello del vuoto è che non si sa mai ciò che può portarci a scoprire di noi stessi.
Segua la curiosità che già sente e registri tutto quello che l'ansia prima copriva.
Un caro saluto,
Francesca Giusti
Gentilissimo, grazie per aver condiviso i suoi dubbi.
Capita che quando l’ansia diminuisce e il sistema nervoso esce dallo stato di allerta costante, può emergere una sensazione di “vuoto” o di stanchezza emotiva: non come segnale patologico, ma come effetto dell’abbassamento della tensione che prima occupava gran parte dello spazio psichico.
L’ansia, soprattutto se persistente, tende ad organizzare l’esperienza interna attorno alla vigilanza e al controllo, quindi quando questa organizzazione si allenta è possibile che si affacci un periodo di disorientamento emotivo.
Il fatto che lei si stia ponendo questi interrogativi con curiosità è un indicatore importante del lavoro che sta facendo in psicoterapia. Le consiglio comunque sempre di portare questa esperienza nel dialogo con la sua terapeuta così che possa aiutarla ad integrarla al meglio.
Un saluto,
Dott. Daniele Migliore
Capita che quando l’ansia diminuisce e il sistema nervoso esce dallo stato di allerta costante, può emergere una sensazione di “vuoto” o di stanchezza emotiva: non come segnale patologico, ma come effetto dell’abbassamento della tensione che prima occupava gran parte dello spazio psichico.
L’ansia, soprattutto se persistente, tende ad organizzare l’esperienza interna attorno alla vigilanza e al controllo, quindi quando questa organizzazione si allenta è possibile che si affacci un periodo di disorientamento emotivo.
Il fatto che lei si stia ponendo questi interrogativi con curiosità è un indicatore importante del lavoro che sta facendo in psicoterapia. Le consiglio comunque sempre di portare questa esperienza nel dialogo con la sua terapeuta così che possa aiutarla ad integrarla al meglio.
Un saluto,
Dott. Daniele Migliore
Buonasera,
la sensazione che ha riportato sembrerebbe essere proprio una normale evoluzione del suo lavoro con la collega. La chiave è proprio l'espressione che ha usato "... diversa dall'ansia a cui ero abituato".
Quando siamo sottoposti per tanto tempo a livelli intensi di stress il nostro sistema entra in una sorta di modalità sopravvivenza, si presta attenzione solo a determinati stimoli, come quelli di potenziale pericolo e se ne ignorano altri, come la stanchezza. È quindi naturale che, nel momento in cui si inizia a regolare la nostra risposta e la nostra attenzione in un modo più funzionale, si possa rimanere un pò spaesati.
Per farle un esempio è come quando si esce da un ambiente molto rumoroso, come un concerto o un cinema con il volume molto alto. Il nostro udito è ovattato e non sentiamo tanti degli stimoli che ci circondano. Cogliamo solo quelli intensi, tanto è vero che il nostro volume di voce tende ad essere più alto del solito. Con l'abituazione al nuovo ambiente e la regolazione naturale che avviene nel sistema di ricezione, ecco che udiremo sempre più suoni.
la sensazione che ha riportato sembrerebbe essere proprio una normale evoluzione del suo lavoro con la collega. La chiave è proprio l'espressione che ha usato "... diversa dall'ansia a cui ero abituato".
Quando siamo sottoposti per tanto tempo a livelli intensi di stress il nostro sistema entra in una sorta di modalità sopravvivenza, si presta attenzione solo a determinati stimoli, come quelli di potenziale pericolo e se ne ignorano altri, come la stanchezza. È quindi naturale che, nel momento in cui si inizia a regolare la nostra risposta e la nostra attenzione in un modo più funzionale, si possa rimanere un pò spaesati.
Per farle un esempio è come quando si esce da un ambiente molto rumoroso, come un concerto o un cinema con il volume molto alto. Il nostro udito è ovattato e non sentiamo tanti degli stimoli che ci circondano. Cogliamo solo quelli intensi, tanto è vero che il nostro volume di voce tende ad essere più alto del solito. Con l'abituazione al nuovo ambiente e la regolazione naturale che avviene nel sistema di ricezione, ecco che udiremo sempre più suoni.
La sua osservazione è molto importante e Le consiglierei di parlarne all'interno del suo spazio di psicoterapia per poterle dare il giusto significato a fronte della sua storia personale.
Detto questo, spesso avvertire ansia in maniera generalizzata porta con sé dei vantaggi, permette di essere molto vigili e attenti su alcune cose e meno su altre e questo spostamento a volte risulta vantaggioso perché consente, per esempio, di non rimanere a contatto con stati emotivi intensi o spiacevoli.
Detto questo, spesso avvertire ansia in maniera generalizzata porta con sé dei vantaggi, permette di essere molto vigili e attenti su alcune cose e meno su altre e questo spostamento a volte risulta vantaggioso perché consente, per esempio, di non rimanere a contatto con stati emotivi intensi o spiacevoli.
Penso che la cosa migliore sia parlarne con la tua terapeuta. Se senti il bisogno di avere più informazioni o più rassicurazioni potrebbe essere che non si sia creata quell' alleanza terapeutica necessaria per lo svolgimento del percorso che stai facendo con lei.
Caro utente,
Quello che descrivi è un fenomeno abbastanza comune quando si attraversa un percorso di psicoterapia focalizzato sull’ansia e sulla gestione dell’iperattivazione del sistema nervoso. Spesso, quando il corpo e la mente iniziano a ridurre il livello di allerta costante, possono emergere sensazioni nuove, tra cui un tono dell’umore più basso o un senso di “vuoto” emotivo. Questo non significa necessariamente un peggioramento, ma può rappresentare un momento di assestamento: il sistema nervoso si sta regolando e alcune emozioni meno intense o più sottili diventano più percepibili, dopo un periodo in cui l’ansia dominava l’esperienza emotiva.
È importante osservare queste sensazioni senza giudicarle, continuando a seguire il lavoro già iniziato con la tua psicologa, che potrà aiutarti a integrarle e a comprendere il loro significato nel contesto del tuo percorso.
Rimane comunque consigliabile approfondire questi cambiamenti con uno specialista, così da avere un supporto mirato e personalizzato nella gestione di questa fase di transizione.
Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Quello che descrivi è un fenomeno abbastanza comune quando si attraversa un percorso di psicoterapia focalizzato sull’ansia e sulla gestione dell’iperattivazione del sistema nervoso. Spesso, quando il corpo e la mente iniziano a ridurre il livello di allerta costante, possono emergere sensazioni nuove, tra cui un tono dell’umore più basso o un senso di “vuoto” emotivo. Questo non significa necessariamente un peggioramento, ma può rappresentare un momento di assestamento: il sistema nervoso si sta regolando e alcune emozioni meno intense o più sottili diventano più percepibili, dopo un periodo in cui l’ansia dominava l’esperienza emotiva.
È importante osservare queste sensazioni senza giudicarle, continuando a seguire il lavoro già iniziato con la tua psicologa, che potrà aiutarti a integrarle e a comprendere il loro significato nel contesto del tuo percorso.
Rimane comunque consigliabile approfondire questi cambiamenti con uno specialista, così da avere un supporto mirato e personalizzato nella gestione di questa fase di transizione.
Cordiali saluti,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua esperienza.
è importante parlarne apertamente in terapia così da integrare queste nuove sensazioni con il lavoro che sta già facendo.
è importante parlarne apertamente in terapia così da integrare queste nuove sensazioni con il lavoro che sta già facendo.
Buongiorno,
la descrizione che fa è molto accurata e mostra una buona capacità di osservazione di sé. In linea generale, ciò che riferisce può essere compatibile con una fase di assestamento che talvolta emerge quando si riduce uno stato di iperattivazione protratta nel tempo. Dopo periodi di forte allerta, il sistema psicofisiologico può attraversare momenti di minore spinta emotiva, percepiti come vuoto o stanchezza, senza che questo indichi necessariamente una condizione depressiva.
Il fatto che tali sensazioni non siano accompagnate da pensieri negativi marcati e che lei stia mantenendo un buon livello di funzionamento nelle attività quotidiane è un elemento importante del quadro complessivo. Portare queste osservazioni all’interno del lavoro terapeutico, come sta già facendo, può essere utile per comprenderne il significato e proseguire il percorso con maggiore consapevolezza.
la descrizione che fa è molto accurata e mostra una buona capacità di osservazione di sé. In linea generale, ciò che riferisce può essere compatibile con una fase di assestamento che talvolta emerge quando si riduce uno stato di iperattivazione protratta nel tempo. Dopo periodi di forte allerta, il sistema psicofisiologico può attraversare momenti di minore spinta emotiva, percepiti come vuoto o stanchezza, senza che questo indichi necessariamente una condizione depressiva.
Il fatto che tali sensazioni non siano accompagnate da pensieri negativi marcati e che lei stia mantenendo un buon livello di funzionamento nelle attività quotidiane è un elemento importante del quadro complessivo. Portare queste osservazioni all’interno del lavoro terapeutico, come sta già facendo, può essere utile per comprenderne il significato e proseguire il percorso con maggiore consapevolezza.
Salve, quello che riferisci può essere effettivamente compatibile con una fase di riduzione dell’iperattivazione ansiosa dopo un periodo prolungato di allerta. Quando il sistema nervoso resta a lungo in uno stato di iperattivazione l’organismo si abitua a funzionare a quel livello di allerta. Nel momento in cui l’ansia inizia a ridursi, può emergere una sensazione nuova coerente a quello che hai descritto, una sorta di stanchezza emotiva, vuoto o abbassamento del tono che altro non è che con una fase di assestamento psicofisiologica. Cordiali Saluti e buon proseguimento del percorso psicoterapico :)
Buongiorno il senso di vuoto e umore basso che descrive è un qualcosa che tutti noi sperimentiamo in modo più o meno intenso perché il nostro umore è proprio per definizione molto oscillante. Se però questa sensazione di tristezza e di “down” persiste da almeno più di 3/4 settimane lo riferisca alla sua psicologa così da poter capire insieme a lei quando arriva e perché e cosa le sta segnalando. Può comunque influire il fatto di sentirsi meno attivato e meno in allerta e di conseguenza “più rilassato” peró è importante che ne parli con la professionista di riferimento così da capire al meglio cosa sta attraversando ed esserne più consapevole. Un saluto
Gentilissimo, la sensazione che descrive è piuttosto frequente nei percorsi in cui il sintomo ansioso inizia a ridursi. Quando il sistema nervoso resta a lungo in uno stato di allerta, l’ansia finisce per occupare molto spazio mentale, diventando quasi l’unico registro emotivo disponibile. Nel momento in cui questa iperattivazione si attenua, può emergere una fase di “vuoto”, di stanchezza o di tono dell’umore più basso, che spesso non è una depressione in senso clinico, ma una sorta di assestamento dopo uno sforzo prolungato.
In altre parole, il venir meno dell’ansia può lasciare temporaneamente scoperto uno spazio emotivo che prima era coperto dalla tensione costante. Questo può essere vissuto come strano o disorientante, soprattutto se per mesi il corpo e la mente sono stati abituati a funzionare in modalità di allarme. È come se il sistema stesse imparando un ritmo nuovo, meno accelerato, e avesse bisogno di tempo per ritrovare energia e vitalità in modo più integrato.
Il fatto che lei riesca a svolgere le attività quotidiane, a stare con gli altri e a nutrirsi con maggiore continuità è un segnale importante e positivo. Portare questa osservazione in terapia, così come sta già facendo, permette di esplorare insieme alla sua psicologa il significato soggettivo di questa fase, distinguendo ciò che fa parte di un normale processo di regolazione da eventuali aspetti emotivi più profondi che ora possono finalmente essere sentiti.
Il suo atteggiamento di curiosità, di auto-osservazione ed introspezione rappresenta sicuramente una risorsa preziosa per attraversare questo momento con maggiore consapevolezza.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
In altre parole, il venir meno dell’ansia può lasciare temporaneamente scoperto uno spazio emotivo che prima era coperto dalla tensione costante. Questo può essere vissuto come strano o disorientante, soprattutto se per mesi il corpo e la mente sono stati abituati a funzionare in modalità di allarme. È come se il sistema stesse imparando un ritmo nuovo, meno accelerato, e avesse bisogno di tempo per ritrovare energia e vitalità in modo più integrato.
Il fatto che lei riesca a svolgere le attività quotidiane, a stare con gli altri e a nutrirsi con maggiore continuità è un segnale importante e positivo. Portare questa osservazione in terapia, così come sta già facendo, permette di esplorare insieme alla sua psicologa il significato soggettivo di questa fase, distinguendo ciò che fa parte di un normale processo di regolazione da eventuali aspetti emotivi più profondi che ora possono finalmente essere sentiti.
Il suo atteggiamento di curiosità, di auto-osservazione ed introspezione rappresenta sicuramente una risorsa preziosa per attraversare questo momento con maggiore consapevolezza.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Gentile utente,
ciò che vive è assolutamente fisiologico ed è un'evoluzione che si osserva spesso nelle psicoterapie. Ha imparato a regolare il proprio sistema nervoso, che non reagisce più agli stimoli con una costante risposta di allerta. Adesso, il vero lavoro sta nel guardare in faccia quel vuoto che era coperto dall'ansia, capire che forma ha e da cosa è abitato. L'ansia può avere infatti anche questa funzione qui.
Le auguro un buon proseguimento e resto a disposizione per lei.
Dott.ssa Cecilia Calamita
ciò che vive è assolutamente fisiologico ed è un'evoluzione che si osserva spesso nelle psicoterapie. Ha imparato a regolare il proprio sistema nervoso, che non reagisce più agli stimoli con una costante risposta di allerta. Adesso, il vero lavoro sta nel guardare in faccia quel vuoto che era coperto dall'ansia, capire che forma ha e da cosa è abitato. L'ansia può avere infatti anche questa funzione qui.
Le auguro un buon proseguimento e resto a disposizione per lei.
Dott.ssa Cecilia Calamita
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