Salve, da quando mi sono sposata ogni volta che mi vedo con mia sorella cominciamo con il litigare,

24 risposte
Salve, da quando mi sono sposata ogni volta che mi vedo con mia sorella cominciamo con il litigare, da premettere che lei è più grande di me e non è sposata, ne tanto meno ha un compagno. Mi critica su tutto, il mio aspetto fisico, i miei comportamenti,il modo di fare la mamma e di educare i miei figli.....ogni incontro è un incubo e il mio limite di sopportazione è allimite,non ne posso proprio più, vorrei un rapporto diverso, cerco di mettermi nei suoi panni, ma lei mai nei miei, sembra che lei sia l'unica a lavorare e ad essere stanca e a gestire casa,premetto che vive ancora con i miei genitori all'età di quasi 49anni,non capisce che anche io sono stanca e che mi divido tra il lavoro, i figli,le faccende domestiche, il gestire i bambini con i compiti.....non c'è la faccio proprio più e avrei bisogno di un consiglio su come gestire una persona del genere. È anche spesso invadente e quando capita di mangiare insieme a casa mia vuole quasi decidere lei cosa devo preparare senza tenere conto che casa mia non è un ristorante
Dott.ssa Roxana Munteanu
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
I parenti non li possiamo scegliere purtroppo, pero manco dobbiamo accettare tutto. Sarebbe ideale che la sua sorella parla con uno psicologo per capirsi meglio, per gestire le emozioni, per aumentare l'intelligenza emotiva. Si può osservare un tentativo di controllo, e puo essere un disturbo narcisistico. Ripeto, comunque lei non ha bisogno di subire stress inutilmente. Le consiglio di frequentarla di meno; se non è possibile, di farle capire i suoi limiti riguardo alla sua persona e la sua salute psicologica.

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Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da quanto descrive, il cambiamento della sua vita sembra aver messo in difficoltà l’equilibrio del rapporto con sua sorella, che oggi si esprime soprattutto attraverso critiche e invadenza. Questo tipo di comportamento parla più di una sua fatica che di reali mancanze da parte sua. Comprenderlo, però, non significa doverlo subire. È importante interrompere la dinamica abituale, mettendo confini chiari e comunicandoli in modo fermo e semplice, senza giustificarsi né entrare in discussioni. Le scelte che riguardano la sua casa e i suoi figli non sono negoziabili. Se il confronto non porta cambiamenti, limitare le occasioni di incontro può essere una scelta di tutela e di rispetto verso se stessa e la sua famiglia. Proteggere il proprio equilibrio non significa rompere il legame, ma provare a renderlo più sostenibile.
Ti ringrazio per aver condiviso la tua difficoltà, puoi fare coraggio a tante altre persone. Capisco quanto questa situazione con tua sorella ti stia creando stress. Quando ci sono continui conflitti, è naturale sentirsi sopraffatti e frustrati.

È importante riconoscere quanto tu stia facendo per conciliare tutto, e che anche tu meriti rispetto e comprensione.
Ogni relazione familiare può avere momenti difficili, ma trovare un equilibrio è essenziale per il tuo benessere.

Se vuoi, possiamo parlare di più su come affrontare questi sentimenti in un colloquio conoscitivo gratuito e insieme capire come posso esserti utile. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Dott.ssa Lisa Minafra
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
comprendo quanto questa situazione con sua sorella possa essere faticosa e dolorosa, soprattutto quando ci si sente continuamente criticati e non compresi nel proprio impegno come madre, lavoratrice e donna.
Quando i rapporti familiari diventano fonte di tensione, spesso dietro ai conflitti si nascondono dinamiche emotive più profonde, legate ai ruoli, alle aspettative e alle diverse fasi di vita. In questi casi può essere utile lavorare su alcuni aspetti, come il riconoscimento dei propri limiti, la definizione di confini più chiari e l’espressione dei propri bisogni in modo assertivo, senza arrivare allo scontro.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che accade nella relazione con sua sorella, a ridurre il carico emotivo e a trovare modalità più funzionali per tutelare il suo benessere personale e familiare.
Se lo desidera, sarò lieta di approfondire la situazione insieme a lei in un incontro, così da valutare con calma ciò di cui ha bisogno e individuare le strategie più adeguate
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buongiorno,
Spero che il Natale sia stato sereno,
Comprendo quanto la situazione con sua sorella sia diventata pesante per lei. Quando in una relazione familiare si ripetono critiche, invadenza e mancanza di ascolto, è naturale sentirsi stanchi e sopraffatti, soprattutto se si è già impegnati nella gestione della propria famiglia, del lavoro e della quotidianità.
Da ciò che descrive, sembra che tra voi due ci sia una difficoltà legata ai ruoli e ai confini.
Lei ha costruito una sua vita autonoma, con responsabilità e priorità diverse, mentre sua sorella fatica a riconoscere questo cambiamento e tende a mantenere un atteggiamento giudicante o direttivo che genera inevitabilmente forti tensioni.
In questi casi può essere utile introdurre dei limiti chiari e rispettosi, non per creare distanza, ma per proteggere la relazione da dinamiche che la feriscono. Ad esempio, può esprimere con calma che non accetta commenti sul suo aspetto o sul suo modo di essere madre, oppure che a casa sua le decisioni spettano a lei. Sono confini sani, che non hanno lo scopo di cambiare sua sorella, ma di tutelare il suo benessere.
Può anche valutare di ridurre la frequenza o la durata degli incontri, scegliendo momenti o contesti meno stressanti. Non è una mancanza di affetto: è un modo per preservare un rapporto che, così com’è, si sta logorando per comportamenti che tendono a ripetersi automaticamente.
Il suo desiderio di un legame più sereno è comprensibile, ma non può portare da sola il peso della relazione. Lavorare sui confini e sulla protezione del proprio spazio emotivo può aiutarla a ritrovare equilibrio e a vivere questi incontri con meno sofferenza.
Resto a disposizione per un eventuale supporto anche in modalità online.
Grazie per la condivisione in piattaforma e per essersi aperta al confronto.
Colgo il momento per augurarle il meglio.
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Grazie per aver scritto. Da quello che racconti emerge una grande stanchezza emotiva, oltre che fisica, e la sensazione di essere costantemente sotto giudizio. È comprensibile che tu sia arrivata al limite: sentirsi criticate su tutto come donna, come madre, come persona, rende ogni incontro pesante e logorante, soprattutto quando avviene in un contesto che dovrebbe essere familiare e sicuro.

Il cambiamento che hai vissuto con il matrimonio e la tua famiglia sembra aver modificato l’equilibrio tra voi. Spesso, in questi casi, le critiche continue non parlano davvero di chi le riceve, ma di difficoltà, frustrazioni o vissuti irrisolti di chi le mette in atto. Questo però non significa che tu debba comprenderle a scapito tuo, né tantomeno tollerarle.

Colpisce molto come tu cerchi di metterti nei suoi panni, mentre senti che questo movimento non è reciproco. Quando una relazione diventa a senso unico, e una persona si sente legittimata a invadere, giudicare e sminuire, è naturale arrivare a un punto di saturazione. Il fatto che tu riconosca la tua fatica, lavoro, figli, casa, responsabilità quotidiane ,è importante: la tua stanchezza è reale e valida, anche se non viene riconosciuta da lei.

Più che chiederti “come farla cambiare”, può essere utile spostare la domanda su come proteggere te stessa e il tuo spazio. Alcuni punti possono aiutarti a riflettere:

non tutte le critiche meritano una risposta o una spiegazione

mettere limiti non significa rompere il rapporto, ma provare a renderlo più sano

casa tua è uno spazio tuo: avere confini chiari (anche su decisioni pratiche come i pasti) è legittimo

A volte, quando l’altro non è disponibile a mettersi in discussione, l’unica cosa su cui possiamo davvero lavorare è il modo in cui ci esponiamo e quanto permettiamo. Ridurre la frequenza degli incontri, cambiare contesto, interrompere conversazioni svalutanti o dichiarare con calma che certi commenti non sono accettabili può essere un primo passo, anche se non facile.

Se lo desideri, un percorso di confronto psicologico potrebbe aiutarti a:

rafforzare i tuoi confini senza sentirti in colpa

gestire il senso di rabbia e di esasperazione accumulato

capire che tipo di rapporto vuoi (e puoi realisticamente avere) con tua sorella

Hai il diritto di voler stare meglio e di non trasformare ogni incontro in una prova di resistenza.

Resto a disposizione.

Dott.ssa Alessia Mariosa
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Mi permetto di dirle che le persone non si gestiscono, ergo se la sua intenzione è cambiare sua sorella ciò è impossibile, non solo per lei ma per chiunque. Dice che vorrebbe un rapporto diverso con sua sorella, ma un rapporto dipende da due persone e se essa non ha la minima intenzione di cambiarlo lei potrebbe anche muovere mari e monti rimendo solo delusa e frustrata di non essere riuscita a raggiungere qualcosa di impossibile. Il consiglio che le do è provare ad interfacciarsi con la psicoterapia per provare a lavorare su di se con un presupposto importante: non possiamo cambiare un'altra persona ma si può migliorare come io sto con un'altra persona, e questo potrebbe aprire a delle possibilità che prima non venivano nemmeno concepite o tollerate.
Per qualsiasi cosa mi contatti pure, rimango a disposizione.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
da quanto descrive, sembra che il rapporto con sua sorella sia diventato fonte di forte stress e frustrazione per lei. È comprensibile sentirsi sopraffatti quando una persona, soprattutto un familiare stretto, critica costantemente e non riconosce i nostri sforzi.

In situazioni come questa può essere utile:

Stabilire limiti chiari: definire in anticipo ciò che è accettabile o meno durante gli incontri. Ad esempio, può decidere quali argomenti evitare o stabilire regole sul comportamento a tavola.

Comunicazione assertiva: esprimere in modo chiaro e rispettoso come si sente quando viene criticata o invasa, senza accusare ma facendo presente il proprio punto di vista (“Mi sento frustrata quando…”).

Distanza emotiva e fisica: a volte ridurre la frequenza degli incontri o prevedere momenti più brevi può aiutare a preservare il proprio benessere.

Autoprotezione emotiva: ricordarsi che non è responsabile dei sentimenti o delle aspettative altrui e che il suo impegno come moglie, madre e lavoratrice è valido e sufficiente.

Tuttavia, ogni dinamica familiare è unica e può risultare difficile gestirla da soli. Per questo è sempre consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa fornire strategie concrete per migliorare il rapporto e ridurre lo stress.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
com'era il vostro rapporto prima del tuo matrimonio?. Le hai spiegato come ti senti quando lei ti muove una critica?, prima di sposarti vivevi con lei e i tuoi genitori? Il fatto che tu abbia identificato come inizio della conflittualità il tuo matrimonio mi fa pensare che forse bisognerebbe indagare cosa ha rappresentato per lei questo evento importante.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, i parenti non ce li siamo scelti, quindi nessuno ci obbliga a frequentarli, se la cosa ci fa stare male. Cordiali saluti.
Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
Buongiorno, penso che la cosa migliore sia di parlare tra di voi in un ambiente adatto. Spesso ci sono dei non detti che se non esplicitati possono essere causa di fraintendimenti. Organizzare tra di voi un momento per chiarire alcune situazioni/atteggiamenti.
Potrebbe essere un momento fruttifero per entrambi.
Da ciò che racconti emerge una situazione di forte logoramento emotivo, comprensibile e legittimo. Il punto centrale non è il singolo litigio, ma il fatto che ogni incontro con tua sorella sia diventato un’esperienza anticipata come “un incubo”: questo indica che il rapporto, così com’è oggi, è entrato in una dinamica disfunzionale e dolorosa per te.

Il cambiamento avvenuto con il tuo matrimonio ha probabilmente modificato gli equilibri familiari. Spesso, in questi casi, la critica continua non è tanto rivolta davvero alla persona che sei, quanto all’assetto di vita che rappresenti. Tua sorella sembra trovarsi in una posizione di confronto costante, in cui il tuo ruolo di moglie e madre può riattivare sentimenti di frustrazione, esclusione o fallimento personale. Questo, però, spiega un comportamento, non lo giustifica.

Quello che descrivi è una relazione in cui vieni svalutata sistematicamente,i tuoi confini (come madre, come donna e come padrona di casa) non vengono rispettati e il tuo carico di vita viene minimizzato. Lo spazio di confronto è sbilanciato: tu cerchi di capire lei, lei non fa lo stesso con te.

È importante dirlo chiaramente: la comprensione non può sostituire i limiti. Mettersi nei panni dell’altro è sano solo se non comporta l’annullamento dei propri bisogni e della propria dignità.

Dal punto di vista psicologico, il consiglio principale è spostare l’attenzione da “come farla cambiare” a come proteggere te stessa. Non hai il controllo sul suo atteggiamento, ma puoi lavorare su ciò che sei disposta ad accettare e su come reagire.

È fondamentale riconoscere il tuo limite. Dire “non ce la faccio più” non è un fallimento, ma un segnale di salute. Stai raggiungendo il punto in cui continuare a sopportare rischia di trasformarsi in rabbia esplosiva o chiusura emotiva.

Serve iniziare a porre confini chiari e coerenti, anche se questo all’inizio può generare tensione. Un confine non è una punizione, ma un’informazione: ad esempio, interrompere una conversazione quando partono critiche sull’educazione dei figli, oppure dichiarare con calma che certi commenti non sono più accettabili. Non serve giustificarsi a lungo: spiegare troppo spesso alimenta il conflitto.

Rispetto all’invadenza a casa tua, è importante riaffermare il ruolo: sei tu a decidere. Frasi semplici e ferme come “a casa mia organizzo io” o “non sono disponibile a questo tipo di commenti” aiutano a ridefinire la gerarchia, che attualmente sembra confusa.

Un altro aspetto cruciale è ridimensionare la frequenza e le modalità degli incontri, se necessario. Voler “un rapporto diverso” è legittimo, ma non sempre possibile nell’immediato. A volte, per salvare un legame, serve prima creare distanza e abbassare l’intensità.

Infine, è importante che tu smetta di invalidare la tua stanchezza confrontandola con la sua. Il fatto che tua sorella viva con i genitori o non abbia figli non rende automaticamente la sua fatica più grande della tua, così come la tua vita familiare non annulla le sue difficoltà. Ma questo equilibrio va riconosciuto da entrambe, non solo da te.

Spero di essere stata utile.

Saluti,
Dottoressa Forcignano
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge una dinamica relazionale familiare fortemente sbilanciata, che sembra essersi acutizzata a partire da un passaggio evolutivo significativo della sua vita: il matrimonio e la costruzione di una sua famiglia nucleare.
In un’ottica sistemico–relazionale, il cambiamento di ruolo che lei ha vissuto (moglie, madre, adulta autonoma) può aver messo in crisi un equilibrio precedente tra sorelle. Spesso, in questi casi, il conflitto non riguarda tanto i contenuti espliciti delle critiche (aspetto fisico, educazione dei figli, gestione della casa), quanto il riassetto delle posizioni all’interno del sistema familiare. Sua sorella potrebbe vivere il suo percorso come una perdita di centralità, un confronto doloroso o una minaccia alla propria identità, soprattutto considerando la sua condizione di vita attuale.
Detto questo, è fondamentale chiarire un punto: comprendere non significa giustificare. Il suo sforzo empatico è evidente, ma una relazione sana richiede reciprocità. Le critiche costanti, l’invasività e la svalutazione del suo ruolo genitoriale rappresentano una violazione dei confini, non una semplice differenza di opinioni.
Alcuni orientamenti pratici e clinici:
1. Rafforzare i confini
È importante che lei inizi a definire in modo chiaro ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Frasi calme ma ferme come:
“Non mi sento rispettata quando mi parli così” oppure
“Le decisioni sulla mia casa e sui miei figli spettano a me”
aiutano a spostare il focus dal contenuto della critica alla relazione.
2. Ridurre il confronto sul piano della giustificazione
Spiegare quanto lei sia stanca o quanto faccia può, paradossalmente, alimentare la competizione (“chi fa di più”). In questi casi è più utile non entrare nel confronto, ma riaffermare il proprio vissuto senza doverlo dimostrare.
3. Limitare l’esposizione quando necessario
Se ogni incontro diventa emotivamente dannoso, può essere legittimo ridurre la frequenza o la durata dei momenti condivisi, almeno finché la relazione non trova modalità più rispettose.
4. Riconoscere il proprio limite
Il suo “non ce la faccio più” è un segnale importante. Non indica debolezza, ma la necessità di tutela. Prendersi cura del proprio benessere emotivo è anche un atto di responsabilità verso i figli.
5. Accettare che l’altro potrebbe non cambiare
Un lavoro fondamentale, spesso doloroso, è distinguere ciò che possiamo influenzare (i nostri confini, le nostre risposte) da ciò che non dipende da noi (la disponibilità dell’altro a mettersi in discussione).
Se sente che questa dinamica la logora profondamente, un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a rafforzare la posizione adulta, a lavorare sul senso di colpa e a trovare modalità comunicative più protettive, anche in vista delle relazioni familiari allargate.
In sintesi: il suo desiderio di un rapporto diverso è legittimo, ma non può essere perseguito a costo della sua serenità. Talvolta, il cambiamento più sano non è “aggiustare” l’altro, ma ridefinire la distanza emotiva giusta.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, grazie per la condivisione. Da quello che descrive emerge una dinamica relazionale molto carica emotivamente, che sembra essersi intensificata dopo uno snodo importante del ciclo di vita: il suo matrimonio e la costruzione di una famiglia propria.
Il cambiamento di ruolo (lei che diventa moglie e madre, sua sorella che resta nella famiglia d’origine) può riattivare vissuti di confronto, perdita, svalutazione, che spesso non vengono espressi come fragilità ma agiti sotto forma di critica e controllo. Questo non giustifica il comportamento di sua sorella, ma può aiutare a comprenderne il senso relazionale.
Capisco quanto possa essere difficile anche perché la critica continua è una forma di invasione dei confini: non è confronto, è svalutazione. Tenga in considerazione che mettere limiti chiari non è mancanza di affetto, ma tutela della relazione e di sé. Frasi semplici e ferme come: “quando mi parli così mi sento svalutata. Se continui, interrompo la conversazione” aiutano a spostare il piano dal contenuto (chi ha ragione) alla relazione.
Un obiettivo potrebbe essere quello di differenziare il suo ruolo: lei non deve essere riconosciuta come madre, moglie o donna dalla sorella per esserlo davvero. Questo lavoro di differenziazione è interno, prima ancora che relazionale.
Infine, se sente che la rabbia accumulata è molta (e comprensibile), un percorso di supporto psicologico può aiutarla a rafforzare i confini emotivi, senza sentirsi in colpa o “cattiva sorella”.
Volere un rapporto diverso è sano. Ma perché cambi davvero, qualcosa deve cambiare anche nel modo in cui lei si posiziona, non solo in ciò che tollera.
Ciao, capisco davvero quanto questa situazione ti stia pesando. Da psicologa PNL-T ti direi che puoi iniziare a prenderti cura di te stessa e del tuo spazio emotivo con alcuni strumenti pratici:
-Confini chiari: decidi cosa non sei più disposta a tollerare (critiche su aspetto, figli o casa) e comunicalo con calma ma fermezza.
-Ascolto senza reagire: quando ti critica, prova a trasformare le sue parole in neutrali dentro di te, così il peso emotivo diminuisce.
-Preparazione agli incontri: prima di vederla, attiva uno stato di calma e sicurezza con respirazione e postura.
-Gestione del tempo: limita durata e contesto degli incontri, scegli momenti in cui hai più controllo.
-Frasi assertive: usa frasi brevi in prima persona, ad esempio: “Quando succede questo mi sento stressata, ho bisogno di rispetto”.
Con questi strumenti puoi proteggere il tuo benessere senza litigare e rendere gli incontri più gestibili.
Se vuoi, contattami e possiamo vedere insieme come applicarli concretamente.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione così faticosa. Dal suo messaggio percepisco una stanchezza profonda.
Con sua sorella sembra essersi creata una dinamica in cui lei viene frequentemente messa in discussione, nel suo modo di essere donna, moglie e madre, mentre i suoi bisogni e la sua fatica restano poco visti e riconosciuti. È importante sottolineare che comprendere le difficoltà dell’altro non significa dover tollerare invasioni o mancanza di rispetto, tanto più all’interno di casa propria.
In questi casi può essere utile iniziare a definire confini più chiari, esprimendo in modo semplice e fermo ciò che per lei non è accettabile. Spesso, infatti, il confronto sul “chi è più stanco” non porta a un reale ascolto ma potrebbe alimentare la situazione precedentemente creata; mentre spostare l’attenzione su come lei si sente e su ciò che desidera nel rapporto può essere più tutelante.
Il suo desiderio di un rapporto diverso è legittimo ma perché questo possa cambiare è fondamentale che lei inizi a prendersi spazio e a proteggersi emotivamente. Se sente che questa situazione la sta logorando o che le riesce difficile mantenere dei limiti, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sulla comunicazione assertiva e sul modo in cui questa relazione incide sul suo benessere.

Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Salve, il punto non è ciò che tua sorella dice, ma la posizione da cui lo dice. Dopo il tuo matrimonio tu hai occupato un posto nuovo (donna, moglie, madre), e questo sembra diventare per lei insopportabile. Le critiche funzionano come un modo per rimetterti “al tuo posto” e non confrontarsi con il proprio.
Tu cerchi comprensione; lei, invece, parla dalla rivalità, non dall’ascolto. Per questo non si mette nei tuoi panni.
Il consiglio non è spiegarti di più (non serve), ma mettere dei limiti chiari e semplici, senza giustificarti:
“Su questo non accetto commenti”
“A casa mia decido io”
“Se continui così, interrompo l’incontro”
Non è cattiveria, è protezione. A volte il rapporto migliora solo quando l’altro capisce che non può più invadere. Se non lo accetta, la distanza diventa una scelta legittima, non una colpa.
Un caro saluto
Buongiorno dopo aver letto con attenzione la sua lettera, credo che una soluzione potrebbe essere quella di limitare al massimo gli incontri con sua sorella.
Si possono amare le persona anche a distanza, sopratutto se assumendo atteggiamenti giudicanti ed invadenti, recano malessere.
Sperando di esserle stata di aiuto, la saluto cordialmente
Dott.ssa Eleonora Pupo
Psicoterapeuta, Psicologo
Orvieto Scalo
Buongiorno, capisco perfettamente quanto questa situazione la logori. È estremamente faticoso sentirsi costantemente sotto esame proprio da chi dovrebbe essere un punto di riferimento, specialmente quando le critiche toccano tasti così sensibili come il suo essere madre o la gestione della sua casa.

Le sue aspettative verso un rapporto diverso sono legittime: è naturale desiderare reciprocità e comprensione, soprattutto quando lei stessa cerca di mettersi nei panni di sua sorella. Tuttavia, sembra che i ruoli siano diventati rigidi e che la fatica di entrambe non trovi un punto di incontro.

È importante considerare che eventi di riorganizzazione familiare, come il suo matrimonio o la nascita dei figli, agiscono spesso come dei terremoti sugli equilibri precedenti. Quando una persona cambia posizione all'interno del sistema famiglia, tutti gli altri legami sono costretti a rinegoziarsi, e non sempre questo avviene in modo fluido.

Vorrei invitarla a una riflessione su questo: in quale momento specifico ha sentito che il rapporto con sua sorella è cambiato? Prima che questo clima di critica perenne si instaurasse, come funzionava tra di voi e che ruolo aveva lei nella sua vita? Quali spiegazioni si dà oggi rispetto a questa sua invadenza e ostilità?

Comprendere come siete passate dal 'prima' all'assetto attuale potrebbe aiutarla a trovare una modalità di gestione che tuteli la sua serenità.
Un caro saluto.
Gentile utente,
comprendo da quanto scrive quanto questa situazione sia per lei faticosa e frustrante. È molto importante e positivo che stia riconoscendo i suoi limiti: questo significa che sta ascoltando sé stessa e i suoi bisogni. Un passo successivo potrebbe essere iniziare a mettere confini chiari e semplici, utilizzando una comunicazione assertiva. Se necessario, può essere utile anche ridurre il tempo trascorso insieme o scegliere contesti meno stressanti, ad esempio incontrarsi fuori casa.

Il fatto che lei riesca a comprendere le fatiche di sua sorella non implica che debba giustificarne i comportamenti. Rispettare i propri limiti è fondamentale per il benessere psicologico. Qualora sentisse di non riuscire a gestire questa situazione da sola, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a sostenersi in questo percorso.

Un caro saluto,
dott.ssa Alice Taravella
Dott.ssa Carlotta Mazzon
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, da quello che lei descrive il conflitto sembra emergere da una ridefinizione dei ruoli familiari: il suo matrimonio e la maternità hanno modificato l’equilibrio precedente, attivando in sua sorella vissuti di confronto, perdita di posizione o svalutazione.
Le critiche e l’invadenza possono essere lette come modalità relazionali attraverso cui lei cerca di mantenere controllo e continuità identitaria, più che come valutazioni oggettive su di lei.
Il lavoro utile per lei non è convincerla a cambiare, ma definire confini chiari e sostenibili, riconoscendo i suoi limiti emotivi e legittimando il suo ruolo adulto e autonomo.

Dott.ssa Mazzon
Dott.ssa Federica Ancona
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Gentile signora,
quello che descrive sembra essere una situazione emotivamente molto faticosa e logorante.
Un punto di partenza che mi sento di suggerirle è non tanto cercare di cambiare sua sorella (cosa che purtroppo non è sotto il nostro controllo), ma tentare di cambiare il modo in cui lei sta all’interno di questa relazione.
È importante imparare a distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Lei non può controllare: il carattere di sua sorella, il suo modo di vedere il mondo e le sue critiche. Può però lavorare su come risponde ad esse, quanto spazio darle e come si prende cura di sé dentro questa relazione, scegliendo consapevolmente su cosa investire le proprie energie.
Lei scrive: “Vorrei un rapporto diverso”. Questo potrebbe voler dire: imparare a mettere confini chiari, ridurre il tempo o le occasioni di incontro se sono troppo tossiche, rispondere meno alle provocazioni, decidere consapevolmente quando vale la pena parlare e quando no.
Mettere confini e proteggere le proprie energie non significa rompere il legame, ma provare a renderlo per quanto possibile meno doloroso e più sostenibile.
Dott.ssa Jasmine Andreozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Capriate San Gervasio
Buongiorno, mi spiace della situazione, le consiglio un percorso psicologico per cercare di capire quali sono i pensieri e le emozioni che la spingono ad agire o non agire quando succedono queste vicende per poi gestire al meglio la situazione. Rimango a sua disposizione,
Dottoressa Andreozzi Jasmine
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, grazie per aver scritto. Da quello che racconta emerge una fatica profonda, che non riguarda solo i litigi in sé ma il sentirsi costantemente giudicata, svalutata e non riconosciuta nel suo ruolo di donna, moglie e madre. Quando un rapporto familiare diventa così carico di tensione, è comprensibile arrivare a un punto di saturazione emotiva. Spesso, soprattutto tra sorelle, i cambiamenti di vita importanti come il matrimonio, la maternità o l’autonomia possono riattivare equilibri antichi fatti di confronti, competizione o ruoli mai davvero rinegoziati. Le critiche continue, l’invasività e il non sentirsi mai “vista” possono essere molto logoranti, indipendentemente dalle intenzioni dell’altra persona. Provare empatia e mettersi nei panni dell’altro è un gesto maturo, ma una relazione sana richiede reciprocità, non sacrificio unilaterale. In situazioni come questa diventa centrale lavorare sui confini: non come muro o rottura, ma come modo per proteggere il proprio spazio emotivo e la propria famiglia. Imparare a riconoscere ciò che è tollerabile e ciò che non lo è più, e a comunicarlo con fermezza e rispetto, è spesso il primo passo per cambiare dinamiche che sembrano bloccate da anni. Questo non significa convincere l’altro a capire, ma chiarire cosa lei è disposta o meno ad accettare oggi. Se sente che ogni incontro è un “incubo” e che la rabbia e la frustrazione stanno crescendo, può essere molto utile avere uno spazio tutto suo in cui elaborare queste emozioni e trovare strategie più funzionali per gestire il rapporto, senza sentirsi in colpa o “sbagliata”. Un percorso psicologico può aiutare proprio in questo: non a cambiare sua sorella, ma a rafforzare lei, il suo senso di legittimità e il diritto a essere rispettata. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.

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