Domande del paziente (83)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non è raro e non indica automaticamente che tu stia “sbagliando”, ma segnala un conflitto interno che merita di essere chiarito con onestà, prima di tutto verso te stessa. Da una parte... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che racconti è molto umano e, soprattutto, coerente con la storia che hai vissuto. Dopo una relazione dolorosa, una depressione e anni spesi a ricostruirti, è naturale che il “muscolo relazionale”... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver scritto con tanta sincerità. Quello che esprimi è molto doloroso e merita rispetto, non giudizio. Il sentimento di inutilità che descrivi non nasce dalla tua reale competenza, ma da un... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il disagio che stai provando. Quando alcune dinamiche si ripetono nel tempo, come nel tuo caso con i “mi piace”, i follow o i messaggi ad altre ragazze sui social, è normale che possano riattivare... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è una situazione molto logorante, e prima di tutto è importante dirlo chiaramente: non stai esagerando né sei “rigida” o cattiva. Stai cercando di proteggere te stessa, i tuoi figli... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il dubbio che stai vivendo, perché quando alcune insicurezze si accumulano nel tempo è facile che l’attenzione si concentri su un aspetto del corpo come possibile “soluzione”. Tuttavia è importante... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è una situazione profondamente destabilizzante e il tuo smarrimento è più che comprensibile. Non stai “esagerando”: stai vivendo un lutto doppio, quello per la morte di tua suocera... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo molto bene la frustrazione, il senso di rifiuto e di solitudine che stai vivendo. Quello che descrivi non riguarda solo la sessualità, ma soprattutto la sensazione di non essere ascoltato e preso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco quanto questa situazione possa destabilizzarti. Dopo anni in cui hai lavorato molto su te stesso e sulla tua stabilità, trovarti improvvisamente di fronte ai dubbi della tua compagna e alla scoperta... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che racconti è molto più comune di quanto pensi e non dice nulla di negativo su chi sei oggi. In adolescenza il corpo, la curiosità e Internet portano spesso a esplorazioni sperimentali, che non... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Mi dispiace leggere quanto stai soffrendo. Da quello che descrivi, la relazione che hai vissuto aveva dinamiche chiaramente tossiche: controllo costante, isolamento dagli altri, gelosia patologica, doppi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco bene la tua preoccupazione: quando l’ansia “rimbalza” dopo qualche giorno e i sintomi fisici tornano forti, è naturale chiedersi se ci sia di mezzo anche il Lorazepam.
Sì, è possibile sviluppare...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è molto doloroso, ma non è casuale né segno che tu stia “sbagliando”. Il tuo modo di vivere il legame è profondamente legato alla tua storia affettiva precoce, in cui sicurezza... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è molto più pesante di quanto sembri dall’esterno. Entrare in un’azienda familiare non è solo un passaggio lavorativo, è un cambiamento identitario: da figlia diventi “erede”, e... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il tuo racconto non parla di fallimento, ma di crescita enorme. Un anno fa eri chiuso, depresso, isolato; oggi vivi all’estero, lavori in contesti internazionali, parli più lingue, sei indipendente. Questo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco il tuo bisogno di avere una definizione chiara di ciò che stai vivendo. Tuttavia è importante tenere presente che una diagnosi di disturbo di personalità non è un atto automatico o puramente “tecnico”,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è molto più comprensibile di quanto pensi. Hai attraversato anni in “modalità sopravvivenza” e ora, proprio dopo aver raggiunto un traguardo importante come la laurea, ti trovi nel... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco bene il tuo vissuto, ed è più comune di quanto si pensi. Quello che ti è successo non ha nulla a che vedere con un problema “fisico”, ma è un classico blocco da ansia da prestazione: più senti... Altro
Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.
Grazie anticipatamente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non è raro né sbagliato, ma è comprensibilmente molto faticoso da vivere, soprattutto perché sei costretto a tenerlo nascosto e questo crea una forte tensione interna. Da una parte c’è la tua vita costruita: tua moglie, la famiglia, i tuoi affetti, dall’altra c’è una componente di te che non è mai scomparsa, anzi nel tempo sembra essersi intensificata e resa più chiara. Non si tratta solo del piacere di vestirsi, ma di qualcosa di più profondo legato all’identità, al modo in cui ti percepisci e ti immagini. È importante distinguere alcuni livelli, senza etichettarti in fretta: il piacere del travestimento (che può essere legato a espressione, libertà, o anche a componenti più intime); il tema dell’identità di genere (quando dici che inizi a vederti proprio come donna); l’orientamento (il fatto che stiano emergendo curiosità verso gli uomini)
Queste dimensioni possono intrecciarsi, ma non sono automaticamente la stessa cosa.
Il punto centrale però non è darti una definizione, ma aiutarti a uscire da questa scissione interna: una parte di te che vive alla luce del sole e un’altra che può esistere solo di nascosto. È questa divisione che, nel tempo, diventa insostenibile.
Il fatto che i percorsi fatti finora non abbiano portato sollievo non significa che non c’è soluzione, ma forse che non sei ancora arrivato a uno spazio terapeutico in cui puoi esplorarti davvero senza paura e senza dover subito cambiare o reprimere qualcosa.
Ti invito a porti alcune domande, con sincerità: Quando ti esprimi in questo modo, cosa provi davvero? Sollievo, libertà, completezza? È qualcosa che vuoi eliminare o qualcosa che chiede di essere compreso e integrato? Quanto pesa, per te, il fatto di vivere tutto in segreto? Un passaggio fondamentale, anche se delicato, sarà nel tempo capire quanto e come poter portare autenticità nella tua vita reale, senza distruggere ciò che ami ma nemmeno annullando te stesso. Non devi decidere tutto subito. Ma continuare a nasconderti completamente, a lungo andare, rischia di aumentare il disagio. Il consiglio più concreto è di riprendere un percorso psicologico, possibilmente con un professionista che abbia esperienza su identità di genere e vissuti legati all’espressione di sé, perché qui non si tratta solo di smettere un comportamento, ma di capire chi sei e come puoi vivere in modo più coerente e meno diviso.
Non sei solo in questo, e soprattutto non sei “sbagliato”: sei in una fase in cui una parte profonda di te sta chiedendo spazio e ascolto.
Buongiorno,
ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
Grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che porti è un dubbio molto profondo, ma voglio partire da un punto chiaro: non c’è nulla di “sbagliato” in te. C’è, piuttosto, una logica emotiva che ha senso e che merita di essere compresa. Quando racconti che con quest’uomo ti senti vista, capita, in sintonia, stai descrivendo un bisogno centrale: quello di una relazione che ti dia contenimento emotivo, stabilità, profondità. Spesso, persone più grandi riescono a trasmettere queste qualità con più facilità rispetto ai coetanei, che magari sono ancora in una fase più esplorativa o immatura. Il fatto che tu abbia vissuto un’assenza della figura paterna è un elemento importante, ma va trattato con delicatezza: non significa che “cerchi un padre”, come a volte si semplifica, bensì che potresti essere più sensibile verso persone che incarnano sicurezza, guida, presenza emotiva. È un bisogno legittimo. Allo stesso tempo, è utile fare una riflessione lucida: la differenza d’età non è di per sé un problema, ma può creare asimmetrie (di esperienza, potere, fase di vita) che vanno osservate con attenzione. Ti invito a porti alcune domande chiave: Con questa persona mi sento davvero libera o un po’ “dipendente” da come mi fa sentire?
Lui è disponibile a costruire qualcosa di reale, o resta su un piano più leggero/ambiguo?
Questa relazione mi fa crescere o mi tiene in una posizione emotiva sospesa?
Un aspetto importante è anche il timing: tu stessa hai riconosciuto che il riavvicinamento è avvenuto in un momento di fragilità e stress. In questi momenti è più facile tornare verso ciò che ci fa sentire bene subito, ma non sempre ciò che è più adatto a lungo termine. Non si tratta quindi di “giusto o sbagliato”, ma di consapevolezza. Puoi essere una persona matura e allo stesso tempo chiederti: questa connessione è anche reciproca, concreta e sostenibile, oppure è soprattutto un rifugio emotivo?
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