Salve il problema che con la mia lei di 50 anni in su non facciamo più l'amore da 4 mesi perché ha u

25 risposte
Salve il problema che con la mia lei di 50 anni in su non facciamo più l'amore da 4 mesi perché ha un problema vaginale e ho detto a lei prenota una visita dal ginecologo e affrontiamo insieme questo è successo quando si faceva l'amore con interruzione mi creda molto imbarazzante e lei mi disse si va bene prenoterò e d'allora a oggi non ha fatto più niente una sera mi disse guarda non e con mi va di farlo e lo sai che fare l'amore con te mi piace e come se avesse detto poi vedremo francamente mi sento deluso inutile e non la credo cioè non riesco più avere un po' di fiducia se uno nella vita vuole migliorarsi stare bene lo avrebbe fatto subito invece niente francamente sono 4 mesi di astinenza e sono tanti mi creda non vedo più uno spiraglio in nessuna maniera a breve prenderò una decisione se andare avanti oppure no mi spiace ma quando lei non ti ascolta di fare il giusto per lei mi creda ho 50 anni francamente rinunciare su questo lato mi sembra eccessivo e non giusto
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso questo sfogo così sincero. Il senso di delusione che prova è comprensibile: quando in una coppia l’intimità si interrompe bruscamente e si incontra il silenzio dall'altra parte, ci si sente messi all'angolo e, in qualche modo, meno importanti.
Tuttavia, vorrei invitarla a considerare che il "non fare nulla" della sua compagna potrebbe non essere un segno di disinteresse verso di lei, ma verso se stessa. Superati i 50 anni, affrontare un problema fisico nella sfera intima può generare molta insicurezza e timore di non essere più "all'altezza". Spesso il silenzio non è mancanza di volontà, ma una forma di difesa per non affrontare un disagio che la fa soffrire quanto soffre lei.
Lei ha dimostrato grande apertura proponendo di affrontare la cosa insieme, ed è proprio da questa "alleanza" che si può ripartire. Invece di trasformare questa situazione in una prova di forza, provi a parlarle con una dolcezza rinnovata. Potrebbe dirle che la visita ginecologica non è un compito da svolgere per "tornare a fare l'amore", ma un gesto di cura per farla stare bene fisicamente, perché la sua serenità è la cosa che le sta più a cuore.
A volte, togliere il peso della "prestazione" e rimettere al centro l'affetto e la vicinanza emotiva è la chiave che sblocca anche il corpo. Non veda questo momento solo come un bivio definitivo, ma come un’occasione per scoprire un nuovo modo di stare vicini e di prendervi cura l'uno dell'altra in una fase diversa della vita.
Spesso, quando una donna si sente rassicurata sul fatto di essere amata a prescindere dal problema fisico, trova dentro di sé la forza per affrontarlo e risolverlo. Vi auguro di ritrovare presto quella complicità che vi ha sempre uniti.
Resto a sua disposizione per qualsiasi altro confronto.

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Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma

Salve, la frustrazione, la delusione e il senso di rifiuto che descrive sono comprensibili, soprattutto quando il dialogo e le rassicurazioni non si traducono in fatti concreti. La difficoltà fisica della Sua compagna può avere risvolti emotivi profondi, come paura, vergogna o evitamento, che non sempre vengono esplicitati. Allo stesso tempo, è legittimo che Lei senta trascurati i Suoi bisogni e che questa distanza stia mettendo in crisi la fiducia e il legame. Prima di prendere decisioni definitive, può essere utile creare uno spazio di confronto più protetto, in cui entrambi possiate esprimere vissuti e aspettative senza accuse, valutando anche un supporto professionale.

Se lo desidera, La invito a un colloquio conoscitivo con me, per approfondire questa situazione e capire insieme come orientarsi in modo più chiaro e consapevole.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Salve capisco sia fondamentale nella coppia questo aspetto ma proverei comunque a riparlarne per capire se ha delle paure sua moglie oppure sente di essere inadeguata e non ha le forze da sola di reagire. Credo che un confronto aperto, adulto possa aiutarvi ad avvinarvi e magari rendersi disponibili ad un aiuto o ad andare insieme dal ginecologo se si sente più tranquilla.
Spero possiate trovare un incontro,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Alessia Supino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Formia
Salve gentile utente,
Capisco il suo disagio.
Consiglio un colloquio di coppia prima di prendere decisioni affrettate.
Sarà molto utile per entrambi analizzare le emozioni.
Un saluto
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, può essere che questo rifiuto di sua moglie nasconda delle sue motivazioni intime che non le sta comunicando. Però solo sua moglie può sciogliere questo dubbio, malessere fisico o altro. Provi a proporre a sua moglie una breve consultazione di coppia per provare a parlarvi con la presenza di una persona che vi aiuti a comunicare. Se ritiene posso essere disponibile anche online. Saluti. Dario Martelli
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Le chiederei come mai ha questa resistenza a prenotare una visita, e mi sento di dirle che è azzardato trarre questa semplice conclusione: "non vuole migliorarsi e stare bene per me, quindi non mi vuole e non è giusto che io rinunci a questo per lei". Si chieda come mai lei non è disposto ad accettare questo momento della sua compagna, momento dietro al quale sicuramente c'è molto di più di un "non mi va più di fare l'amore".
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, dalle sue parole emerge con molta chiarezza un vissuto di frustrazione profonda, delusione e anche solitudine. Non sta parlando solo dell’assenza di rapporti sessuali, ma del sentirsi messo da parte, non ascoltato, quasi reso invisibile nei propri bisogni e nelle proprie emozioni. Questo è un aspetto importante da riconoscere, perché spesso il dolore più grande non è l’astinenza in sé, ma ciò che questa finisce per rappresentare sul piano affettivo e relazionale. È comprensibile che, dopo quattro mesi, lei si senta stanco e scoraggiato. La sessualità, soprattutto in una relazione di lunga durata, non è solo un atto fisico ma uno spazio di contatto, conferma reciproca, intimità. Quando questo spazio si chiude senza una reale condivisione, senza un percorso affrontato insieme, è naturale che nascano pensieri di inutilità, di sfiducia e di distanza emotiva. Non c’è nulla di sbagliato nel sentire che rinunciare completamente a questa dimensione, a cinquant’anni, le sembri eccessivo e ingiusto. Allo stesso tempo, è utile provare a guardare anche cosa potrebbe stare vivendo la sua compagna. Il problema fisico, soprattutto quando riguarda una parte così intima, può generare vergogna, paura, senso di inadeguatezza o timore di non essere più “all’altezza”. In alcune persone questo porta non ad affrontare il problema, ma a rimandare, evitare, chiudersi, anche quando razionalmente sanno che sarebbe meglio fare qualcosa. Il suo silenzio o la sua apparente immobilità non necessariamente significano disinteresse verso di lei, ma potrebbero indicare una difficoltà personale che fatica a verbalizzare. Il punto centrale, però, non è stabilire chi abbia ragione, ma capire se oggi tra voi c’è ancora uno spazio di dialogo autentico. Lei ha provato a proporre una soluzione condivisa, a dire “affrontiamolo insieme”, e questo è un segnale di disponibilità e vicinanza. Quello che forse manca ora è un confronto non centrato solo sul fare l’amore o sulla visita, ma su come lei si sente in questa attesa, su cosa sta provando dentro. Dire con calma, senza accuse, che si sente deluso, che sta perdendo fiducia e che questa situazione la fa sentire messo da parte può aprire uno spiraglio diverso, più emotivo e meno difensivo. È anche importante che lei si chiarisca dentro su un aspetto fondamentale: non si tratta solo di “quanto” tempo è passato, ma di cosa sarebbe disposto ad accettare se la situazione rimanesse invariata. A volte prendere una decisione non significa chiudere, ma smettere di aspettare passivamente e iniziare a prendersi sul serio. Questo può voler dire dare un tempo, chiedere un impegno concreto, oppure riconoscere che i bisogni di entrambi oggi non trovano più un punto di incontro. La delusione che sente non va minimizzata, così come non va ignorata la possibile fragilità della sua compagna. Se c’è ancora un legame affettivo, vale la pena provare un ultimo confronto sincero, in cui entrambi possiate dire cosa vi sta succedendo davvero. Se invece dovesse emergere che le vostre strade, su questo piano, non riescono più a incontrarsi, allora la decisione che lei sta maturando non sarebbe un fallimento, ma una scelta di rispetto verso se stesso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Comprendo molto bene la frustrazione, il senso di rifiuto e di solitudine che stai vivendo. Quello che descrivi non riguarda solo la sessualità, ma soprattutto la sensazione di non essere ascoltato e preso sul serio in un bisogno importante per te.
È plausibile che la tua compagna abbia davvero un problema fisico o un disagio intimo che la mette in difficoltà, soprattutto dopo i 50 anni, fase in cui cambiamenti ormonali, dolore o secchezza vaginale possono generare vergogna, paura o evitamento. Tuttavia, il punto critico non è il problema in sé, ma il fatto che da quattro mesi non ci sia un confronto chiaro né un’azione concreta, nonostante tu abbia proposto di affrontarlo insieme. È legittimo, alla tua età, non voler rinunciare alla dimensione sessuale e affettiva di coppia. Il desiderio di intimità non è un capriccio, ma un bisogno relazionale fondamentale. Allo stesso tempo, prima di arrivare a una decisione definitiva, potrebbe essere utile un ultimo tentativo di dialogo molto chiaro e fermo, non accusatorio, in cui esprimere non solo il bisogno di fare l’amore, ma soprattutto come questa situazione ti fa sentire: deluso, escluso, insicuro, solo. Se lei continua a rimandare o a evitare, allora la domanda diventa inevitabile e sana: sono disposto a restare in una relazione dove un mio bisogno centrale non viene riconosciuto né affrontato? Non è egoismo, è rispetto per te stesso. A volte le decisioni difficili non nascono dalla mancanza di amore, ma dalla necessità di non annullarsi.
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
a mancanza di rapporti sessuali, soprattutto quando arriva dopo un episodio vissuto come imbarazzante e non chiarito, tende a diventare rapidamente qualcosa di più di un problema fisico: può trasformarsi in una ferita al legame, alla fiducia reciproca e all’immagine che ciascuno ha di sé all’interno della relazione. È naturale che, dopo mesi di attesa e di silenzi, lei si senta deluso, inutile e portato a dubitare delle parole della sua compagna; questi vissuti non indicano egoismo, ma il bisogno umano di sentirsi desiderato, considerato e parte attiva di una coppia viva.
Il nodo centrale che sembra emergere non riguarda solo il “fare l’amore”, ma il sentirsi in due ad affrontare una difficoltà. Lei ha proposto un’alleanza, un “affrontiamolo insieme”, e il fatto che questo invito non abbia avuto seguito ha minato la sua fiducia e il senso di reciprocità. Quando accade, è facile scivolare in una lettura rigida: se volesse davvero stare bene, lo farebbe subito. Questa conclusione, pur comprensibile nella frustrazione, rischia però di chiudere ogni spiraglio di dialogo, perché trasforma il problema in una prova di valore personale, sua e della partner.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Capisco quanto ti senta frustrato e ferito. Qui non stai parlando solo di sesso, ma di sentirti desiderato, considerato e ascoltato. Quattro mesi possono pesare molto, soprattutto se vivi il silenzio e l’attesa come un rifiuto.

È possibile che la tua compagna stia vivendo vergogna, paura o difficoltà legate al corpo e all’età, ma è altrettanto vero che i tuoi bisogni sono legittimi. Il punto centrale ora non è “chi ha ragione”, ma se riuscite davvero a parlarne in modo aperto, magari con un aiuto esterno, prima di prendere decisioni definitive.

Chiediti: stai rinunciando solo al sesso o anche alla reciprocità e al sentirti in relazione? Da lì può nascere una scelta più chiara e meno dolorosa per te.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, secondo me è utile parlare a vis a vis fra vuoi 2 perchè vedo che c'è qualcosa che la limita grazie
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Capisco la sua delusione e il senso di rifiuto che sta vivendo. Quando l’intimità si interrompe a lungo, non è solo il corpo a soffrire, ma anche la fiducia e il legame. Spesso, però, dietro un blocco fisico possono esserci paura, vergogna o evitamento, non mancanza di desiderio. Prima di prendere decisioni definitive, può essere utile uno spazio di confronto guidato, per capire se il problema è davvero “non voler fare nulla” o se qualcosa sta bloccando entrambi. A volte, cambiare il modo di affrontare la situazione sblocca ciò che oggi sembra fermo.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,la sua frustrazione è comprensibile e merita ascolto. Quattro mesi di distanza fisica, soprattutto quando non c’è chiarezza su cosa stia succedendo davvero, possono far sentire chiunque messo da parte, inutile o non desiderato. Il punto centrale, però, sembra non essere solo l’assenza di rapporti, ma il fatto di sentirsi non ascoltato e lasciato solo nella gestione di un problema che riguarda la coppia.
È possibile che la sua compagna stia vivendo il problema vaginale con imbarazzo, paura o vergogna, e che questo la stia portando a rimandare e a chiudersi. Allo stesso tempo è legittimo che lei senta che il tempo passa senza segnali concreti e che questo eroda la fiducia. Il desiderio di intimità e di una vita sessuale condivisa non è un capriccio, soprattutto alla vostra età, ma una parte importante del legame.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile provare un confronto molto chiaro ma non accusatorio, spiegando non solo il bisogno sessuale, ma soprattutto come si sente emotivamente escluso e non considerato. Se questo spazio di dialogo non è possibile o continua a non esserci alcun passo avanti, allora interrogarsi sul futuro della relazione è comprensibile e legittimo.
Non si tratta di egoismo, ma di chiedersi se questa relazione, così com’è ora, riesce ancora a rispondere ai bisogni di entrambi. Una scelta, qualunque essa sia, dovrebbe partire dal rispetto per se stesso e dalla realtà dei fatti, non solo dalla speranza che qualcosa cambi da sola.

Un caro saluto.
Dott.ssa A.Mustatea
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, cerchi di parlare e di esplorare con lei le motivazioni dell'astinenza.
Le comunichi il suo disagio. Deve comunque tenere conto del problema della sua partner e dei tempi di guarigione di tale problematica, per questo consultare il ginecologo è una buona idea.
Saprà chiarire se i rapporti possono avvenire e quanto attendere.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello.
Gentile utente,
comprendo profondamente la sua delusione e il senso di frustrazione che sta vivendo. Dalle sue parole emerge chiaramente che lei ha cercato di affrontare la situazione con rispetto e dialogo, invitando la sua compagna a prendersi cura del problema fisico e proponendosi di affrontarlo insieme. Tuttavia, la sua compagna sembra non essere pronta o non sentirsi sufficientemente motivata per compiere questo passo. Le motivazioni possono essere molteplici: imbarazzo, paura di una diagnosi, disagio con il proprio corpo, o anche difficoltà emotive più profonde legate alla sessualità o alla relazione di coppia. In questo momento potrebbe essere utile spostare l’attenzione dal solo atto sessuale al significato più ampio dell’intimità e della comunicazione di coppia. Le suggerirei di provare a parlarle con calma, esprimendo non solo la delusione, ma anche il suo bisogno di sentirsi vicino a lei, desiderato e partecipe del suo mondo. Spesso, dietro il silenzio o il rifiuto, ci sono paure o vulnerabilità che non vengono facilmente espresse. Allo stesso tempo, è importante che lei riconosca e tuteli anche i propri bisogni affettivi e corporei. Se la situazione non evolve e il dialogo non porta a una comprensione reciproca, può essere utile proporre un sostegno esterno, come un colloquio di coppia psicologico o sessuologico. Un professionista può aiutare entrambi a comprendere ciò che accade e a valutare, con maggiore consapevolezza, il futuro della relazione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Daniela Maura
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di frustrazione, dolore e senso di solitudine, e mi sembra importante partire dal riconoscere che i sentimenti che prova non sono né sbagliati né eccessivi. Quando l’intimità fisica viene meno, soprattutto dopo anni di relazione, non si perde solo un atto sessuale ma spesso un canale fondamentale di contatto, conferma reciproca e vicinanza emotiva. È quindi naturale che, dopo quattro mesi, lei si senta deluso, inutile e messo in dubbio nella fiducia verso sua moglie.

Detto questo, è importante distinguere alcuni piani. Da un lato c’è il suo bisogno legittimo di intimità, di desiderio reciproco e di sentirsi scelto ancora come partner. Dall’altro c’è una difficoltà fisica e probabilmente emotiva che sua moglie sta vivendo. I problemi ginecologici in questa fase della vita possono essere molto più complessi di quanto appaiano dall’esterno: spesso si accompagnano a dolore, vergogna, paura di peggiorare la situazione, timore di non essere più “adeguate”, e talvolta anche a una perdita del desiderio che non viene facilmente ammessa nemmeno a sé stesse. Il fatto che lei non abbia prenotato la visita non è necessariamente segno di disinteresse o di mancanza di volontà di stare bene, ma potrebbe essere un evitamento legato all’ansia, alla vergogna o alla paura di dover affrontare una realtà che la fa sentire fragile.

Capisco però che, dal suo punto di vista, l’assenza di azioni concrete venga vissuta come un non ascolto e come una svalutazione del suo bisogno. Qui il rischio è che si crei una frattura silenziosa: lei si sente rifiutato e smette di credere alle parole di sua moglie, mentre lei potrebbe sentirsi sotto pressione, giudicata o inadeguata, ritirandosi ancora di più. In questi casi il problema non è solo “fare o non fare l’amore”, ma il modo in cui si riesce o meno a parlarsi davvero di ciò che sta accadendo.

Prima di arrivare a una decisione drastica, che comprendo essere nella sua mente, potrebbe essere utile spostare il focus da “cosa dovrebbe fare lei” a “come possiamo affrontare questa difficoltà insieme”. Questo significa provare a esprimere il suo dolore e il suo senso di solitudine senza accusarla, ma anche chiedere esplicitamente cosa la blocca, cosa la spaventa, cosa prova oggi rispetto al suo corpo e alla sessualità. A volte una visita medica diventa possibile solo quando prima si è sentiti compresi emotivamente, non sollecitati.

Lei ha ragione quando dice che rinunciare completamente alla sessualità a 50 anni può sembrare ingiusto e troppo pesante da sostenere. È un bisogno che merita ascolto. Allo stesso tempo, il bivio che sente davanti a sé forse non riguarda solo il sesso, ma il senso di essere ancora una coppia che affronta le difficoltà come un “noi”, oppure due persone sempre più sole nella stessa relazione. Un confronto mediato, anche con l’aiuto di un professionista, potrebbe offrire uno spazio sicuro in cui chiarire se esiste ancora uno spiraglio condiviso, prima che la decisione venga presa nella solitudine e nel risentimento.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve, comprendo quanto la situazione che descrive possa risultare frustrante e deludente. È importante ricordare che i problemi sessuali legati al dolore o al disagio vaginale non sempre dipendono dalla volontà della persona, ma possono avere cause fisiche o psicologiche che richiedono una valutazione specifica. La mancanza di iniziativa nel prenotare una visita può essere influenzata da imbarazzo, paura o disagio, e non necessariamente da disinteresse nei suoi confronti.

In questi casi, è utile affrontare la questione con delicatezza e cercare un dialogo aperto, eventualmente supportato da uno specialista (ginecologo o sessuologo) che possa guidare entrambi nella comprensione del problema e nel trovare strategie per ripristinare l’intimità senza forzature. La sessualità di coppia è complessa e merita un approccio rispettoso dei tempi e dei bisogni di entrambi.

Per questi motivi, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per ricevere supporto professionale mirato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
comprendo la sua delusione, il senso di rifiuto e la fatica emotiva che sta vivendo dopo mesi di distanza fisica e di mancate risposte.
Il problema che descrive può toccare aspetti delicati di salute, vergogna o paura, che talvolta portano a rimandare e a chiudersi, più che a una reale mancanza di interesse o di volontà.
È però legittimo che Lei senta il bisogno di essere ascoltato e di non sentirsi escluso in una relazione così importante.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere utile cercare un confronto più profondo e, se possibile, un supporto professionale che aiuti entrambi a comunicare bisogni e difficoltà in modo più chiaro.
Se lo desidera, può contattarmi e la aiuterò a individuare un professionista nella zona in cui abita che possa offrirle un supporto adeguato.
Un cordiale saluto.
La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di frustrazione. È comprensibile che, dopo quattro mesi di astinenza e di incertezza, lei si senta deluso, messo da parte, inutile e faccia fatica a mantenere fiducia nella relazione. Il bisogno di intimità, di sentirsi desiderati e ascoltati è legittimo, soprattutto in una relazione adulta e consolidata.
Allo stesso tempo, da ciò che racconta emerge chiaramente che questa non è una difficoltà individuale, ma una difficoltà di coppia, e come tale andrebbe affrontata. Lei chiede una “soluzione”, ma è importante essere chiari: la soluzione non può essere trovata da uno solo dei due partner. Può solo essere costruita insieme.
Un punto centrale è questo: al momento lei sta soffrendo molto, ma sta anche rimuginando su ipotesi (“non mi crede”, “se avesse voluto stare bene lo avrebbe fatto subito”, “non c’è più uno spiraglio”), più che su dati di realtà condivisi. I motivi per cui la sua compagna rimanda la visita, evita il tema o prende le distanze dall’intimità possono essere molteplici: paura, vergogna, disagio corporeo, vissuti legati all’età, timori medici, oppure aspetti emotivi e relazionali che vanno oltre il problema fisico. Senza un confronto diretto e approfondito, restano solo supposizioni, che inevitabilmente alimentano rabbia e chiusura.
Se lei non chiede esplicitamente alla sua compagna cosa le sta passando per la testa, cosa prova, e resta solo nelle proprie interpretazioni, il rischio è quello di allontanarsi ulteriormente, anche se il desiderio è quello di “fare il giusto” per entrambi.
Questo non significa che lei debba rinunciare ai suoi bisogni o minimizzarli. Al contrario: è importante che possano essere detti e ascoltati all’interno di uno spazio di comunicazione più profondo e meno accusatorio, in cui non si cerchi un colpevole ma una comprensione reciproca.
Proprio per questo, potrebbe essere molto utile lavorare sulla comunicazione di coppia, eventualmente anche con un supporto professionale. Un percorso psicologico o di coppia può aiutare a: chiarire cosa sta accadendo davvero a ciascuno, uscire dal circuito di silenzi e interpretazioni personali, ridare dignità sia ai suoi bisogni sia a quelli della sua compagna.
La tematica che lei porta merita un tentativo più chiaro e condiviso di comprensione reciproca, basato su parole esplicite e non su deduzioni solitarie.
Rimango a disposizione. La sua sofferenza è comprensibile e merita ascolto, ma proprio perché si tratta di una relazione, il passo successivo non può che essere un lavoro “a due”.
Dott. Federico Valeri
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente, Intanto ti ringrazio di aver esposto un problema così personale. Ha ragione nel dire che non vuole rinunciare alla sessualità a 50 anni ma deve anche considerare che un problema intimo può causare una serie di problematiche "a catena" anche per la sua compagna. Forse non vuole andare da un ginecologo per paura di provare dolore, per vergogna del problema o per mille altre possibilità. Quel che le posso consigliare di fare è cercare di trovare un dialogo con lei che non le metta "pressione", in modo di avere delle risposte chiare per entrambi. A disposizione per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno, capisco la tua amarezza. Quattro mesi di astinenza e, soprattutto, di promesse non mantenute pesano come un macigno e ti fanno sentire invisibile. È comprensibile che tu stia pensando di chiudere, perché in una relazione l'intimità è cura e riconoscimento reciproco.

Tuttavia, vorrei offrirti una chiave di lettura diversa prima che tu prenda una decisione definitiva. A 50 anni, il corpo di una donna cambia e i problemi vaginali (spesso legati alla secchezza o ad atrofie della menopausa) rendono il rapporto fisico doloroso. Quel 'sì, prenoterò' che poi non avviene mai, spesso nasconde una vergogna profonda. Per lei, andare dal ginecologo significa ammettere che qualcosa 'si è rotto', e dire a te che prova dolore è difficile perché teme di deluderti o di sentirsi meno donna.

Il problema non è la mancanza di amore, ma la mancanza di alfabetizzazione emotiva su questo nuovo passaggio della vita. Se lei non si cura, non è perché vuole farti un torto, ma perché probabilmente è spaventata e si è chiusa 'in difesa'.

Prima di chiudere, prova a parlarle non della visita, ma del tuo dolore. Invece di dirle 'vai dal medico', prova a dirle: 'Mi manchi e soffro perché sento che non mi lasci entrare nel tuo disagio. Ho paura che ci stiamo perdendo'.

Se anche di fronte a questa apertura lei continuerà a negare il problema e a rifiutare ogni soluzione, allora avrai la conferma che non c'è più la volontà di camminare insieme. Ma a volte, togliere il peso della 'prestazione' e mettere al centro la vicinanza è l'unico modo per farle ritrovare il coraggio di curarsi.

Un caro saluto,

Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
Comprendo il tuo stato d'animo, come ti senti. E' molto propositivo il fatto che tu senti il bisogno di esprimere questa situazione e di chiedere pareri. La proposta più immediata ed efficace per quanto mi riguarda che potrei farti, è sedetevi a tavola in un momento calmo per entrambi durante la giornata, parlatene e cercare di capire quali sono i bisogni primari per l'uno e per l'altra. Se non doveste arrivare al punto e doveste sentire la necessità di una terza figura neutra in grado di ascoltarvi e di cogliere le vostre esigenze, contattatemi.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, mi sembra che il nucleo del suo malessere potrebbe essere stare accanto a una persona che non si prende cura del proprio benessere e trovarsi quindi a dover rinunciare anche lei a un'aspetto della vita che è fonte di piacere e soddisfazione. Lei però riferisce anche di sentirsi deluso e "inutile"... questo mi fa pensare che il sesso possa essere per lei anche qualcosa che le dà importanza in qualche modo. Le consiglio di approfondire queste tematiche con uno psicologo, se questo argomento è per lei fonte di disagio così significativo e potrebbe portare anche alla rottura con la sua partner. Due domande che mi verrebbe da farle sono:
1) Com'è/com'era il rapporto con la sua compagna oltre all'aspetto sessuale?
2) che tipo di problema ha la sua partner?

Rimango a disposizione

Un saluto

Dott. Federico Bartoli
Buongiorno capisco e mi dispiace per la difficoltà del momento e tutte le emozioni che ne conseguono. Il problema che lei sta vivendo nella sua coppia è un avvenimento che è possibile si riscontri in diverse coppie e con la psicoterapia è possibile ridurre il vissuto emotivo così carico e trovare altri modi per riportare serenità nella sua coppia
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Capisco profondamente il suo stato d’animo, il mix di solitudine, impotenza e delusione che prova è un segnale di quanto lei tenga alla vostra intimità, non solo come atto fisico ma come pilastro del vostro legame. Quando in una coppia si smette di fare l’amore per così tanto tempo e le promesse di affrontare il problema vengono disattese, è naturale sentire che la fiducia si sta sgretolando.
Resta importante però considerare che superati i 50 anni il corpo femminile attraversa trasformazioni che possono rendere il sesso doloroso o fonte di ansia. Quel "problema vaginale" e il suo continuo rimandare la visita medica potrebbero non essere segnali di disinteresse verso di lei, ma piuttosto una difesa. Spesso una donna evita il medico perché affrontare il problema significa ammettere una vulnerabilità legata al tempo che passa o a un corpo che non sente più "efficiente". In questo modo, il "poi vedremo" diventa un rifugio per non sentirsi sbagliata o sotto esame. Tuttavia, questo comportamento crea un circolo vizioso perchè più lei si chiude nel silenzio, più lei si sente rifiutato e inutile, arrivando a dubitare della sincerità del suo affetto.
A 50 anni è assolutamente legittimo desiderare una vita sessuale piena e non è giusto rinunciarvi per una mancanza di comunicazione o di cura. Tuttavia, se la pressione per la visita ginecologica continua a produrre solo muri, potrebbe essere il momento di cambiare strategia. Invece di chiederle di "curarsi", provi a parlarle della sua solitudine, spiegandole che questo silenzio la sta portando a dubitare del vostro futuro insieme. Se questo stallo dovesse continuare, rivolgersi a uno psicologo sessuologo clinico o a uno psicoterapeuta relazionale sistemico diventerebbe un passaggio fondamentale. Un professionista potrebbe aiutarvi a capire se il blocco è solo fisico o se il sintomo sta coprendo un disagio più profondo nella relazione, permettendovi di ritrovare quell'alleanza necessaria per affrontare il problema insieme, invece che come due avversari.

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