Con la mia ex ci sono state sempre liti continue,voleva che io non parlassi con nessuno,ne donne e n

23 risposte
Con la mia ex ci sono state sempre liti continue,voleva che io non parlassi con nessuno,ne donne e ne uomini,mi ha fatto perdere un sacco di lavori perché voleva vedere dove mi trovavo e cosa stesse facendo,mi diceva che io davo confidenza a tutti, quando invece poi io parlavo solo con i miei colleghi del più è del meno invece per quanto riguarda lei poteva salutare tutti perché mi diceva che li conosceva da tempo.adesso ci siamo allontanati,io avevo facebook è Messanger è li ho disinstallati,lei mi ha bloccato su wathsapp ma sulle chiamate normali no mi potete aiutare per favore? perché ci sto molto male io, piango sempre per lei è non smetto di pensarla.vorrei delle risposte
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
potremmo usare una definizione sintetica "dipendenza affettiva", occorre prendersi del tempo e anziché parlare tra sè e sè parlare con un esperta di relazioni umane se se ne vuole ricavar qualcosa di buono.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini

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Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Quello che hai vissuto non è solo una storia finita male, ma un’esperienza che ti ha toccato nel profondo perché ha inciso sul modo in cui vedevi te stesso.Le relazioni non sono fatte solo di emozioni, ma di significati che si costruiscono giorno dopo giorno attraverso le interazioni. E nella tua relazione, quei significati si sono lentamente deformati.
All’inizio probabilmente ti vedevi come una persona normale, che lavora, parla con i colleghi, ha relazioni sociali sane. Ma col tempo, attraverso le continue discussioni, i controlli, le accuse, la tua ex ha iniziato a ridefinire la realtà: parlare con qualcuno diventava “dare confidenza”, lavorare diventava “nascondere qualcosa”, avere contatti diventava una colpa. In questo modo, senza che tu te ne accorgessi, ha imposto una sua definizione della situazione, e tu hai finito per interiorizzarla.
Noi costruiamo la nostra identità anche attraverso lo sguardo dell’altro. Se una persona importante ci guarda come se fossimo sbagliati, sospetti o inaffidabili, alla lunga iniziamo a sentirci davvero così. È quello che è successo a te. Non perché tu fossi davvero nel torto, ma perché quella relazione ti ha portato a dubitare costantemente di te stesso.
Il punto centrale è che nella vostra relazione non c’era simmetria. Lei poteva salutare, parlare, avere contatti perché “li conosceva da tempo”, mentre a te veniva negata la stessa libertà. Questo crea una relazione sbilanciata, dove uno controlla e l’altro si adatta. E quando una persona, per amore o paura di perdere l’altro, comincia a rinunciare a spazi, lavori, relazioni, sta lentamente perdendo la propria identità.
Il dolore che provi adesso non nasce solo dalla mancanza di lei. Nasce soprattutto dal fatto che, insieme a lei, hai perso una parte di te. Per questo piangi, per questo non smetti di pensarla: non è solo nostalgia, è il vuoto lasciato da una relazione che ti aveva definito.
Il fatto che lei ti abbia bloccato su alcuni canali ma non su altri mantiene una situazione ambigua. E l’ambiguità, dal punto di vista psicologico, è una delle cose che fanno più male: non permette di chiudere, non permette di elaborare. Ti tiene sospeso, in attesa, come se una parte di te sperasse ancora in un segnale, in una spiegazione, in un ritorno.

Ma la verità è che quello che hai vissuto è una relazione in cui non c’erano fiducia, libertà e reciprocità. Senza queste cose, una relazione diventa controllo, e il controllo logora l’identità di chi lo subisce.
Ora stai vivendo una fase difficile, ma anche molto importante. È il momento in cui devi ricostruire il significato di te stesso, separandolo da quello che lei ti ha fatto credere di essere. Non sei una persona sbagliata, non sei uno che “dà troppa confidenza”, non sei colpevole di aver parlato con gli altri. Sei una persona che ha cercato amore e si è adattata troppo per non perderlo.

Il dolore che senti adesso è il segnale che stai riprendendo contatto con te stesso. Non va evitato, va attraversato. Pian piano, riprendendo relazioni sane, spazi tuoi, autonomia, tornerai a vederti per quello che sei davvero, non per come ti hanno fatto sentire.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Credo che sia meglio un colloquio, anche online.
Potrebbe aver bisogno di lavorarci, si consulti con uno/a psicologo/a. Un approfondimento ed un sostegno in momenti delicati e difficili è un ottimo modo per affrontarli.
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buonasera, da ciò che descrive emerge una relazione caratterizzata da comportamenti di controllo e gelosia, che nel tempo ha limitato la sua libertà e le ha causato molta sofferenza. È comprensibile che ora, nonostante l’allontanamento, provi tristezza intensa e fatichi a smettere di pensarla. In questo momento, più che cercare risposte da lei, potrebbe essere importante prendersi cura di sé e comprendere perché questa relazione abbia avuto un impatto così forte sulla sua vita. Un supporto psicologico può aiutarla a elaborare la separazione e a ritrovare equilibrio. Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente Dott. Gabriele Caputi
Dott.ssa Michela Lazzaro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Da quello che racconti, la tua relazione è stata molto sbilanciata e controllante, con un forte impatto sulla tua libertà, sul lavoro e sul benessere emotivo. Sentirsi tristi, confusi o svuotati dopo una relazione del genere è normale, ma è anche un segnale importante che hai bisogno di cura e supporto.
Piangere e non riuscire a smettere di pensare a lei sono reazioni umane al dolore dell'abbandono, ma anche alla perdita di se stessi dentro una relazione dove forse ti sei sentito poco libero o compreso.
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
Mi dispiace innanzitutto, descrive una situazione molto comune nella dinamica di coppia. Che cosa vorrebbe lei adesso?
mi contatti pure,

Un caro saluto,

Giorgio De Giorgi
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Tarquinia
Buonasera,
Mi dispiace molto per la situazione in cui si trova. Non si tratta soltanto di una relazione difficile, ma di controllo e gelosia eccessivi che con il tempo possono fare molto male.
Non poter parlare con i colleghi, essere controllati ecc sono comportamenti che rivelano una relazione controllante, e l’amore non toglie libertà.
È normale continuare a pensare a lei nonostante tutto, perché la testa rimane agganciata alla persona ed il suo distacco provoca pianto, panico e pensieri su di lei.
Un percorso psicologico potrebbe esserle di aiuto per comprendere il legame ed aiutarla ad uscire da una dipendenza emotiva che può essersi creata dentro di lei.
Se ne ha bisogno, mi trova a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, mi dispiace si senta cosi. Sembra si sia configurata una dipendenza affettiva dal partner. Come mai lei sta cosi male senza la sua partner, come mai ha fatto tutte queste rinunce per lei e ancora oggi soffre molto per questo allontanamento? Rifletta sulle mie domande.
Se vuole approfondire può valutare un primo colloquio gratuito tramite il mio profilo.
Cordiali saluti.
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.
Da quello che racconti emerge molta sofferenza, confusione e un forte senso di perdita. Quando una relazione è stata intensa e conflittuale, l’allontanamento può far stare molto male: è normale piangere spesso, ripensare continuamente all’altra persona e sentirsi svuotati.

In questi momenti è importante non restare soli con quello che si prova e potersi fermare ad ascoltare cosa sta succedendo dentro di sé, con uno spazio sicuro e senza giudizio.

Se senti il bisogno di parlarne e di capire meglio quello che stai vivendo, puoi contattarmi per un colloquio: a volte mettere ordine alle emozioni è già un primo passo per stare un po’ meglio. Puoi scrivermi un messaggio o prenotare direttamente in agenda un colloquio, ti aspetto Dott.ssa Alessandra Corti
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Mi dispiace leggere quanto stai soffrendo. Da quello che descrivi, la relazione che hai vissuto aveva dinamiche chiaramente tossiche: controllo costante, isolamento dagli altri, gelosia patologica, doppi standard (lei poteva fare ciò che a te era vietato), fino a conseguenze gravi come la perdita di lavori. Questi non sono segnali di amore, ma di controllo e dipendenza affettiva. Il dolore intenso che provi ora, il pianto continuo e il pensiero fisso su di lei non significano che quella relazione fosse giusta o sana: molto spesso indicano una dipendenza emotiva. Quando per molto tempo una persona diventa il centro esclusivo della tua vita, il distacco viene vissuto come un’astinenza vera e propria, simile a quella da una sostanza. È per questo che “la mancanza” è così forte, anche se razionalmente sai di essere stato trattato male.
Il fatto che lei mantenga alcuni canali aperti (come le chiamate) può alimentare la speranza e tenerti agganciato, rendendo più difficile guarire. In questa fase, il tuo malessere non va affrontato da solo: un percorso con uno psicologo è fondamentale per lavorare sulla dipendenza affettiva, ricostruire i confini e ritrovare la tua autonomia emotiva. Ora non hai bisogno di risposte da lei, ma di proteggere te stesso. Stai soffrendo non perché l’hai persa, ma perché ti sei perso tu dentro quella relazione. E questo, con il giusto aiuto, si può curare.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Ciao,
da quello che racconti la relazione è stata segnata da un controllo molto forte: richieste di non parlare con nessuno, verifiche su dove eri, accuse frequenti, fino al punto di farti perdere lavori. Sono dinamiche che, al di là dell’amore, tendono a logorare profondamente perché mettono in gioco libertà, fiducia e dignità personale.
È comprensibile che ora tu stia molto male e che pensi a lei continuamente: quando un legame è stato intenso e conflittuale può lasciare una sorta di “dipendenza emotiva”, in cui il distacco somiglia a un’astinenza. Questo però non significa che tornare indietro ti farebbe stare meglio; significa che stai attraversando un lutto affettivo, con nostalgia e bisogno di contatto che possono diventare molto forti.
Il fatto che lei ti abbia bloccato su WhatsApp ma non sulle chiamate può tenerti in una zona ambigua e alimentare la speranza, e la speranza in questi casi può diventare una trappola perché ti impedisce di elaborare davvero la separazione. Più che cercare “risposte” da lei (che forse oggi non riesce o non vuole dare), può essere importante cercare chiarezza dentro di te su una domanda: questa relazione, così com’era, ti faceva bene? Ti permetteva di essere te stesso, lavorare, avere amicizie, sentirti rispettato?

Se senti di essere bloccato in un circolo di pensieri ossessivi, pianto continuo e difficoltà a funzionare nella vita quotidiana, un supporto psicologico può aiutarti molto: non per dimenticarla in fretta, ma per capire perché ti agganci a una relazione che ti ha fatto soffrire, ricostruire confini e riprenderti autonomia e stabilità emotiva. L’obiettivo non è cancellare i sentimenti, ma proteggere te stesso e riprendere in mano la tua vita.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Buongiorno,
da quello che racconti emerge una relazione molto faticosa e dolorosa, segnata da controllo, gelosia e progressiva limitazione della tua libertà personale. Quando una persona pretende di decidere con chi puoi parlare, dove puoi andare, di controllarti sul lavoro o di farti rinunciare a opportunità professionali, non si tratta di amore ma di una dinamica di controllo che, nel tempo, consuma l’autostima e la fiducia in sé.
Il fatto che ora, nonostante l’allontanamento, tu stia così male, pianga spesso e non riesca a smettere di pensarla è comprensibile. In relazioni di questo tipo si crea facilmente una dipendenza emotiva: anche quando il legame fa soffrire, la separazione attiva angoscia, vuoto e un forte bisogno dell’altra persona. Questo non significa che la relazione fosse sana o giusta per te, ma che il legame si è costruito su dinamiche molto intense e sbilanciate.
Il fatto che ti abbia bloccato su alcuni canali ma non su altri può mantenere una confusione emotiva che ti tiene agganciato e rende più difficile elaborare la separazione. In questi casi, proteggersi significa provare a ristabilire confini chiari, non per punire l’altro ma per tutelare il proprio equilibrio. Restare esposti a segnali ambigui spesso prolunga il dolore e impedisce di ritrovare lucidità.
Quello che stai vivendo ora non va forzato a sparire. È un dolore reale, che ha bisogno di essere compreso. Un percorso psicologico può aiutarti a riconoscere le dinamiche di controllo vissute, a sciogliere il legame di dipendenza emotiva e a ritrovare gradualmente autonomia, sicurezza e stabilità, senza restare intrappolato in una relazione che ti ha fatto perdere parti importanti di te.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione e ricevere un supporto mirato in questo momento così difficile.
Sono la Dott.ssa Alina Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Caro utente,
è chiaro come tu tenga molto a lei nonostante tutto quello che è successo. Una relazione sana si base su molte cosa, tra cui la fiducia e la comunicazione.
Potrebbe essere utile un percorso psicologico per capire da cosa nasce questa paura che lei ha del tuo tradimento... forse da un abbandono vissuto in passato?
Anche una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a regolarizzare la vostra comunicazione, a prendere contatto e a sviluppare fiducia ed appoggio uno nei confronti dell'altro.
Puoi provare, se hai occasione, a parlarle dicendole cosa provi, come ti senti, cosa vorresti da lei e a chiederle come si sente lei, cosa la porta a fare così, cosa puoi fare per tranquillizzarla. Un professionista può fare da intermediario ed aiutarvi in un primo momento a regolarizzare le interazioni.

Un caro saluto

Dott.ssa Mazzilli Marilena
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto parto con il dirle che mi dispiace molto per la sofferenza che sta attraversando. Quella che racconta è una relazione complessa, vissuta con forti limitazioni e controlli che, immagino, non l'hanno portata a viverla nel migliore dei modi.
Credo che, iniziare un percorso con un professionista, possa aiutarla a conoscersi meglio e ad alleviare questo male, andando a comprendere a fondo il perchè sia così forte.
Se vuole, non esiti a contattarmi, sono a sua disposizione.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Dott.ssa Fabiana Lefevre
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Da ciò che descrivi emerge una relazione molto controllante e sbilanciata, che nel tempo può minare l’autostima e il benessere emotivo.
Il dolore che provi ora è comprensibile, ma non significa che quella relazione fosse sana o giusta per te.
Il distacco riattiva il bisogno e la nostalgia, anche quando si è sofferto molto.
È importante fermare i tentativi di controllo reciproco e dare spazio a te stesso per recuperare lucidità.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, dalle sue parole si percepisce un dolore molto intenso, fatto di confusione, nostalgia e sofferenza emotiva profonda. Quando una relazione finisce, soprattutto una relazione così totalizzante e conflittuale, è normale sentirsi smarriti e svuotati, come se una parte di sé fosse stata strappata via. Il fatto che lei pianga spesso e non riesca a smettere di pensarla non è un segno di debolezza, ma l’espressione di un legame che è stato molto forte e che ha inciso profondamente sulla sua vita. Allo stesso tempo, è importante fermarsi un momento e guardare con attenzione ciò che lei racconta della relazione. Lei descrive una dinamica in cui le veniva chiesto di isolarsi, di non parlare con nessuno, di rinunciare a lavori e opportunità per essere costantemente controllato. Questo tipo di rapporto, anche quando è sostenuto da sentimenti intensi, tende col tempo a consumare la persona, a farle perdere fiducia in se stessa e a restringere sempre di più il suo mondo. Quando l’amore si accompagna alla paura, al controllo e alla rinuncia continua di parti importanti della propria vita, non è raro che lasci ferite profonde. Il fatto che ora, nonostante la sofferenza, lei abbia disinstallato i social e che ci sia una distanza forzata tra voi indica che qualcosa dentro di lei sta cercando di proteggersi. Questo non significa che non le importi di lei, ma che probabilmente una parte di lei è stanca, provata, e ha bisogno di respirare. Il dolore che prova adesso è anche il dolore di chi si è adattato a lungo, ha cercato di non sbagliare, di rassicurare, di dimostrare continuamente di essere nel giusto, e ora si ritrova improvvisamente senza quel riferimento. È comprensibile che la sua mente torni sempre a lei, che si chieda se avrebbe potuto fare di più o se le cose potevano andare diversamente. Tuttavia, da ciò che racconta, le difficoltà non sembrano legate a singoli errori, ma a un modo di stare insieme che, col tempo, è diventato soffocante. In queste situazioni, il distacco fa male anche quando la relazione era fonte di sofferenza, perché si perde non solo la persona, ma anche l’abitudine, la speranza che prima o poi le cose potessero cambiare. Ora lei chiede aiuto, chiede risposte, e questo è molto importante. Forse la risposta più difficile da accettare è che il dolore che prova non significa necessariamente che quella relazione fosse sana o che tornare indietro la farebbe stare meglio. Spesso si soffre perché si è ancora legati emotivamente, non perché quella relazione era davvero nutriente. Il lavoro più delicato in questo momento è provare, giorno dopo giorno, a riportare l’attenzione su di sé, sui suoi bisogni, sui suoi confini, su ciò che ha dovuto sacrificare e che merita di essere recuperato. Lei non sta impazzendo, non è sbagliato per il fatto di sentire ancora tutto questo. Sta attraversando una fase di lutto affettivo, resa più complessa da una relazione che ha avuto tratti molto intensi e faticosi. Anche se ora sembra impossibile, il dolore può lentamente trasformarsi in consapevolezza e forza, se riesce a concedersi tempo e a non giudicarsi per quello che prova. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una relazione molto faticosa, segnata da controllo, gelosia e limitazioni importanti della sua libertà personale. È comprensibile che ora, nonostante l’allontanamento, lei stia molto male: il dolore, il pianto continuo e il pensiero fisso sono reazioni frequenti quando si esce da un legame così intenso e sbilanciato.
Quando una relazione diventa centrata sul controllo e sulla paura di perdere l’altro, può lasciare un forte senso di vuoto e dipendenza emotiva, anche se ha fatto soffrire. Questo non significa che lei stia sbagliando o che non possa stare meglio, ma che ha bisogno di tempo e di uno spazio sicuro per rimettere a fuoco se stesso e i suoi bisogni.
Un supporto psicologico può aiutarla a elaborare questa separazione, a comprendere cosa è successo nella relazione e a ritrovare gradualmente equilibrio e serenità.
Se lo desidera, può scrivermi così posso consigliarle uno psicologo che abita nelle sue zone e che possa accompagnarla in questo momento delicato.
Un caro saluto
La ringrazio per aver condiviso una situazione così difficile.
Da quanto descrive, la relazione è stata molto sofferta e caratterizzata da dinamiche di forte controllo e gelosia. Anche quando un rapporto fa stare male, però, la sua fine può essere vissuta come una vera e propria perdita. È comprensibile che ora stia così, la conclusione di una relazione segue spesso le stesse fasi di un lutto, con momenti di tristezza intensa, pianti frequenti e pensieri ricorrenti verso l’altra persona.
In questa fase, il punto centrale non è trovare risposte immediate sul comportamento della sua ex, ma lavorare sull’accettazione di ciò che è accaduto. Accettare non significa giustificare o minimizzare quello che ha vissuto, ma riconoscere che la relazione è finita e che il dolore che prova ha bisogno di tempo per essere elaborato. Continuare a cercare segnali o conferme (blocchi, sblocchi, possibilità di contatto) tende a mantenere aperta la sofferenza.
Il consiglio più importante è non affrontare tutto da solo. Un percorso con uno psicologo può aiutarla ad attraversare questa fase, elaborare la perdita e ricostruire gradualmente il proprio equilibrio emotivo. Anche se ora sembra molto difficile, con il giusto supporto questo dolore può essere compreso e superato.
Un caro saluto,
Dott.
Alessandro Ocera
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
grazie per aver condiviso qualcosa di così doloroso e personale. Da quello che racconta emerge una sofferenza profonda, ma anche una storia relazionale che merita di essere guardata con molta attenzione e rispetto per ciò che lei ha vissuto.
Dalle sue parole descrive una relazione in cui il controllo, la gelosia e le limitazioni alla sua libertà personale erano molto presenti: richieste di non parlare con nessuno, verifiche continue su dove si trovasse, accuse di “dare confidenza”, fino a conseguenze concrete sul lavoro. Questi non sono semplici litigi di coppia, ma dinamiche che, nel tempo, possono portare a un forte isolamento, a una perdita di fiducia in sé e a una sensazione di dipendenza emotiva. È comprensibile che oggi, nonostante l’allontanamento, lei si senta confuso, addolorato e continui a pensarla: quando un legame è stato così totalizzante, la separazione può far molto male.
Il fatto che lei abbia disinstallato i social e che lei l’abbia bloccata su WhatsApp ma non sulle chiamate “tradizionali” può tenere aperto, anche inconsapevolmente, un filo di speranza o di attesa. Questo rende più difficile elaborare la distanza e iniziare davvero a prendersi cura di sé. In una prospettiva sistemico-relazionale, il dolore che prova non riguarda solo la mancanza di lei, ma anche il vuoto che resta quando una relazione ha occupato gran parte del suo mondo relazionale, lavorativo ed emotivo.
Vorrei dirle una cosa con chiarezza e delicatezza: il fatto che lei stia piangendo, che soffra e che non smetta di pensarla non significa che quella relazione fosse sana o che lei “non possa farne a meno”. Significa che il legame è stato forte, ambivalente e probabilmente sbilanciato. Spesso si può sentire una mancanza intensa anche di ciò che ci ha fatto stare male, perché era diventato un punto di riferimento centrale.
In questo momento il passo più importante non è capire cosa stia facendo lei o perché tenga aperta una possibilità di contatto, ma aiutare lei a rimettersi al centro: recuperare relazioni, spazi, lavoro, dignità e confini che sembrano essere stati messi da parte. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare senso a ciò che ha vissuto, a riconoscere le dinamiche di controllo e a lavorare sulla paura della perdita e della solitudine, senza giudizio.
Non è sbagliato soffrire, ma non è giusto restare da solo in questo dolore. Chiedere aiuto, come sta facendo ora, è già un primo segnale di forza. Con il giusto supporto è possibile trasformare questa esperienza in un’occasione per costruire relazioni future più equilibrate e rispettose dei suoi bisogni.
Resto a disposizione e le auguro di cuore di poter ritrovare, passo dopo passo, un po’ di serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. Se in questo momento soffre per la rottura con la ex è assolutamente fisiologico, altrimenti significherebbe che il rapporto ha avuto poco valore per lei. Ciò che le lascio come suggestione è di chiedersi se una relazione limitante sotto diversi punti di vista ed impattanti a livello sociale/lavorativo è ciò che vuole per sè.
L'amore non è ossessione nè controllo.
E' fidarsi, è interiorizzare l'altro anche quando non è accanto a me ma consapevole di sentire l'amore tra noi dentro, è affidarsi in una progettualità insieme etc.
Soprattutto, L'amore è libertà d'Essere.
Se questi ingredienti mancano, la invito a rifletterci.
Il punto forse non è tanto perchè mi ha bloccato lì piuttosto che là, ma come mai cerco l'amore ancora lì.
Rimango a sua disposizione qualora potesse esserle utile un supporto psicologico. Anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Martina Orzi
Dott.ssa Chiara Pesce
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Da quello che descrive emerge una relazione caratterizzata da controllo, gelosia e limitazioni importanti della sua libertà personale e lavorativa. Situazioni di questo tipo, soprattutto quando si protraggono nel tempo, possono avere un impatto profondo sul proprio benessere emotivo e portare a sperimentare senso di vuoto, confusione, senso di colpa e a una sofferenza intensa anche dopo l’allontanamento quindi anche dopo che la relazione si è interrotta. Il fatto che oggi lei pianga spesso, non smetta di pensarla e senta un forte bisogno di risposte è comprensibile, ma è importante sottolineare che il dolore può anche non essere necessariamente legato alla mancanza dell’altra persona, quanto all’esperienza relazionale vissuta e al legame emotivo che si è creato. In queste situazioni il legame emotivo può diventare molto forte e ambivalente: da un lato il bisogno dell’altro, dall’altro la fatica e la perdita di parti importanti di sé. Più che cercare spiegazioni o segnali dall’altra persona, potrebbe rivelarsi fondamentale riportare l’attenzione su di sé: su ciò che ha tollerato, su come si è sentito all’interno della relazione , su cosa oggi ha bisogno per stare meglio, sui propri confini/bisogni. Qualora ne sentisse la necessità, un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a comprendere le dinamiche che ha vissuto, a elaborare la sofferenza attuale e a ricostruire gradualmente un senso di fiducia, autonomia e stabilità emotiva. Quando il peso diventa troppo grande da portare da soli, chiedere aiuto non è una sconfitta, ma una possibilità.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Pesce.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Da quello che descrivi, sembra che tu abbia vissuto una relazione caratterizzata da controllo, gelosia e limitazioni sulla tua libertà personale. Questi comportamenti possono avere un impatto molto forte sul benessere emotivo e sulla capacità di gestire la propria vita quotidiana, causando tristezza, ansia, senso di colpa o ossessività nei confronti dell’altra persona. È normale, in situazioni del genere, continuare a pensare alla ex e provare dolore anche dopo la fine della relazione.

Alcuni passi utili possono essere: limitare ulteriormente i contatti diretti con lei, cercare di ritrovare le proprie routine e interessi, parlare dei propri sentimenti con persone di fiducia e riconoscere che il dolore fa parte del processo di elaborazione della perdita. Tuttavia, quando i pensieri e le emozioni diventano persistenti e difficili da gestire, come nel tuo caso, è molto importante rivolgersi a uno specialista che possa offrire supporto mirato e strategie per affrontare il dolore emotivo e il senso di soffocamento che hai vissuto.

Ti consiglio quindi di approfondire la situazione con uno psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarti a elaborare quanto accaduto e a ritrovare equilibrio e serenità.

Dottoressa Silvia Parisi

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