Buongiorno, grazie a chi dedicherà del tempo per leggere e rispondere. Sono una ragazza di 25 anni.
23
risposte
Buongiorno, grazie a chi dedicherà del tempo per leggere e rispondere. Sono una ragazza di 25 anni. Da anni assumo psicofarmaci e sono in psicoterapia. Oltre all'antidepressivo, prendo anche Lorazepam al bisogno. Negli ultimi mesi l'ansia è peggiorata molto a livello fisico, e sono stata costretta a prendere Lorazepam con una cerca frequenza e continuintà, ma in modo irregolare, e sto cercando di diminuirne l'uso. Al momento l'ansia è ancora molto elevata, sento sintomi fisici quali giramenti di testa, fiato corto, battito accellerato, nodo in gola, insonnia. Questi sintomi peggiorano gradualmente dopo qualche giorno dall'assunzione dell'ultimo Lorazepam e mi vedo costretta a prenderlo dinuovo per attenuare almeno un po' i sintomi. Manca ancora un po' al prossimo appuntamento con la psichiatra, ma nel frattempo volevo chiedere, è possibile che io abbia sviluppato una dipendenza fisica dal Lorazepam? Grazie mille
Buonasera, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa. Comprendo perfettamente la fatica e il senso di smarrimento che sta provando in questo momento. È una situazione molto comune, ma non per questo meno difficile da gestire, specialmente quando i segnali del corpo diventano così prepotenti da sembrare fuori controllo.
La sua descrizione dei sintomi fisici — i giramenti di testa, il fiato corto, quella sensazione di nodo in gola che toglie il respiro — è la voce dell'ansia che ha trovato un canale corporeo molto forte. Rispetto alla sua domanda sul Lorazepam, è importante fare una riflessione su come funzionano queste sostanze a livello psicologico e fisiologico. Quando si assume una benzodiazepina in modo irregolare ma frequente, si può instaurare quello che noi esperti definiamo fenomeno di rimbalzo (rebound). Non si tratta necessariamente di una "dipendenza" nel senso più drammatico del termine, ma di un adattamento del sistema nervoso: il farmaco "spegne" artificialmente l'allerta e, quando l'effetto svanisce, il corpo reagisce con una sensibilità ancora maggiore.
Quei giramenti di testa e l'insonnia che avverte dopo qualche giorno dall'ultima assunzione potrebbero essere proprio il segnale che il suo organismo sta reclamando la sostanza per ritrovare quell'equilibrio artificiale. Questo circolo vizioso la porta a riprenderlo per necessità, confermando alla sua mente l'idea di non poter gestire l'attivazione fisica senza un supporto chimico. Oltre all'aspetto farmacologico, che dovrà discutere con la sua psichiatra per definire un piano di riduzione sicuro e graduale, c'è un aspetto emotivo cruciale. Sembra che l'ansia stia cercando di dirle qualcosa attraverso il corpo che forse a parole non riesce ancora a emergere del tutto in terapia.
È possibile che il timore stesso di stare male senza il farmaco alimenti l'ansia anticipatoria, creando un meccanismo in cui il sintomo fisico viene monitorato costantemente, finendo per ingigantirsi. Nel frattempo, potrebbe essere utile tenere un piccolo diario in cui annota non solo quando prende il farmaco, ma cosa stava succedendo nella sua vita o nei suoi pensieri prima che i sintomi diventassero insopportabili. Quando sente il fiato corto, provi a dirsi che si tratta del suo corpo in allerta e non di un pericolo imminente: dare un nome a ciò che accade aiuta a togliere potere al panico. Se sente che l'attesa per l'appuntamento le genera troppa angoscia, valuti la possibilità di chiedere un breve consulto telefonico alla sua specialista.
Resti in ascolto di se stessa con gentilezza. Il fatto che lei si stia interrogando su questo meccanismo è già il primo passo per riprenderne il controllo. Le andrebbe di dirmi se, oltre ai sintomi fisici, ha notato se ci sono situazioni specifiche in questi ultimi mesi che la fanno sentire particolarmente sotto pressione?
La sua descrizione dei sintomi fisici — i giramenti di testa, il fiato corto, quella sensazione di nodo in gola che toglie il respiro — è la voce dell'ansia che ha trovato un canale corporeo molto forte. Rispetto alla sua domanda sul Lorazepam, è importante fare una riflessione su come funzionano queste sostanze a livello psicologico e fisiologico. Quando si assume una benzodiazepina in modo irregolare ma frequente, si può instaurare quello che noi esperti definiamo fenomeno di rimbalzo (rebound). Non si tratta necessariamente di una "dipendenza" nel senso più drammatico del termine, ma di un adattamento del sistema nervoso: il farmaco "spegne" artificialmente l'allerta e, quando l'effetto svanisce, il corpo reagisce con una sensibilità ancora maggiore.
Quei giramenti di testa e l'insonnia che avverte dopo qualche giorno dall'ultima assunzione potrebbero essere proprio il segnale che il suo organismo sta reclamando la sostanza per ritrovare quell'equilibrio artificiale. Questo circolo vizioso la porta a riprenderlo per necessità, confermando alla sua mente l'idea di non poter gestire l'attivazione fisica senza un supporto chimico. Oltre all'aspetto farmacologico, che dovrà discutere con la sua psichiatra per definire un piano di riduzione sicuro e graduale, c'è un aspetto emotivo cruciale. Sembra che l'ansia stia cercando di dirle qualcosa attraverso il corpo che forse a parole non riesce ancora a emergere del tutto in terapia.
È possibile che il timore stesso di stare male senza il farmaco alimenti l'ansia anticipatoria, creando un meccanismo in cui il sintomo fisico viene monitorato costantemente, finendo per ingigantirsi. Nel frattempo, potrebbe essere utile tenere un piccolo diario in cui annota non solo quando prende il farmaco, ma cosa stava succedendo nella sua vita o nei suoi pensieri prima che i sintomi diventassero insopportabili. Quando sente il fiato corto, provi a dirsi che si tratta del suo corpo in allerta e non di un pericolo imminente: dare un nome a ciò che accade aiuta a togliere potere al panico. Se sente che l'attesa per l'appuntamento le genera troppa angoscia, valuti la possibilità di chiedere un breve consulto telefonico alla sua specialista.
Resti in ascolto di se stessa con gentilezza. Il fatto che lei si stia interrogando su questo meccanismo è già il primo passo per riprenderne il controllo. Le andrebbe di dirmi se, oltre ai sintomi fisici, ha notato se ci sono situazioni specifiche in questi ultimi mesi che la fanno sentire particolarmente sotto pressione?
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buongiorno,
in merito alla somministrazione dei farmaci sarebbe opportuno ne parlasse direttamente con lo psichiatra, figura più idonea ad accogliere ed orientare la sua richiesta. Attenda dunque il prossimo appuntamento.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
in merito alla somministrazione dei farmaci sarebbe opportuno ne parlasse direttamente con lo psichiatra, figura più idonea ad accogliere ed orientare la sua richiesta. Attenda dunque il prossimo appuntamento.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
per valutare questo aspetto è necessario chiedere al proprio specialista di riferimento, nel caso anche con un contatto telefonico prima della visita se la data è lontana.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
per valutare questo aspetto è necessario chiedere al proprio specialista di riferimento, nel caso anche con un contatto telefonico prima della visita se la data è lontana.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Capisco bene la tua preoccupazione: quando l’ansia “rimbalza” dopo qualche giorno e i sintomi fisici tornano forti, è naturale chiedersi se ci sia di mezzo anche il Lorazepam.
Sì, è possibile sviluppare una forma di assuefazione/dipendenza fisica alle benzodiazepine, soprattutto se l’uso è diventato frequente o prolungato. In molti casi, più che “dipendenza” in senso psicologico, si osserva un effetto di rebound: quando l’effetto del farmaco svanisce (e nei giorni successivi), l’ansia può riemergere più intensa, con insonnia, tachicardia, nodo in gola, fiato corto, vertigini. Il fatto che tu descriva un peggioramento graduale dopo l’ultima assunzione è compatibile con questa dinamica, anche se non basta da solo per una certezza.
Una domanda importante: la riduzione la stai facendo di tua iniziativa o concordata con la psichiatra? Te lo chiedo perché scalare “a modo tuo”, in modo irregolare, può paradossalmente innescare o amplificare proprio le crisi che descrivi, rendendo difficile capire cosa è ansia di base e cosa è rebound/astinenza.
Conta molto anche da quanto tempo lo assumi, con che frequenza/dose, e quanto è severo il tuo disturbo d’ansia. In genere questi farmaci funzionano meglio se inseriti in un piano chiaro (anche temporaneo), non “a singhiozzo”, perché l’uso intermittente può creare un ciclo: sto male → lo prendo → sto meglio → ricalo → lo riprendo.
Nel frattempo, la cosa più sensata è contattare la psichiatra prima della visita (anche solo con una mail/telefonata) per concordare un’indicazione stabile fino all’appuntamento, invece di continuare in autonomia. E in psicoterapia, portare esattamente questo schema (ansia–farmaco–rimbalzo) può aiutare a lavorare anche sulla componente di paura anticipatoria.
Sì, è possibile sviluppare una forma di assuefazione/dipendenza fisica alle benzodiazepine, soprattutto se l’uso è diventato frequente o prolungato. In molti casi, più che “dipendenza” in senso psicologico, si osserva un effetto di rebound: quando l’effetto del farmaco svanisce (e nei giorni successivi), l’ansia può riemergere più intensa, con insonnia, tachicardia, nodo in gola, fiato corto, vertigini. Il fatto che tu descriva un peggioramento graduale dopo l’ultima assunzione è compatibile con questa dinamica, anche se non basta da solo per una certezza.
Una domanda importante: la riduzione la stai facendo di tua iniziativa o concordata con la psichiatra? Te lo chiedo perché scalare “a modo tuo”, in modo irregolare, può paradossalmente innescare o amplificare proprio le crisi che descrivi, rendendo difficile capire cosa è ansia di base e cosa è rebound/astinenza.
Conta molto anche da quanto tempo lo assumi, con che frequenza/dose, e quanto è severo il tuo disturbo d’ansia. In genere questi farmaci funzionano meglio se inseriti in un piano chiaro (anche temporaneo), non “a singhiozzo”, perché l’uso intermittente può creare un ciclo: sto male → lo prendo → sto meglio → ricalo → lo riprendo.
Nel frattempo, la cosa più sensata è contattare la psichiatra prima della visita (anche solo con una mail/telefonata) per concordare un’indicazione stabile fino all’appuntamento, invece di continuare in autonomia. E in psicoterapia, portare esattamente questo schema (ansia–farmaco–rimbalzo) può aiutare a lavorare anche sulla componente di paura anticipatoria.
Gentile utente,
grazie per aver descritto così chiaramente la tua situazione ed i tuoi dubbi. I farmaci sono importanti per aiutarsi a ritrovare l'equilibrio ma hanno come lato negativo, oltre a possibile effetti collaterali, il fatto che agiscono sul sintomo e non sulla causa. Sono utili per poter affrontare alcuni argomenti in psicoterapia con maggior tranquillità ma è fondamentale capire cosa ti porta l'ansia e perché, prendendo consapevolezza degli stimoli trigger che scatenano gli episodi di ansia, per comprenderli ed imparare a regolare la reazione del tuo corpo
Non essendo medico non posso dirti nello specifico le conseguenze della tua cura.
Come psicologa posso dirti che l'ansia è una reazione eccessiva a stimoli che il tuo sistema nervoso associa a qualcosa di disturbante che ti è successo (forse in passato?) attivando così il sistema nervoso simpatico di attacco e fuga. Questa parte del sistema nervoso, nonostante sia fondamentale per la sopravvivenza, diventa invalidante quando si attiva eccessivamente e fuori luogo. Occorre aiutarsi a calmarlo attivando quello che si chiama sistema nervoso parasimpatico, che invece è quella parte che rallenta il battito e calma il respiro.
Questo si attiva molto con l'espirazione.
Durante il respiro inspirando aumenta il battito, espirando diminuisce. Puoi verificarlo tu stessa con lunghi respiri tenendo una mano sul cuore e concentrandoti sul tuo corpo. Alcune tecniche di respirazione e rilassamento come lo yoga, aiutano a prendere contatto con il presente, a calmare il sistema nervoso di attacco e fuga, a rallentare il battito e a regolarizzare il respiro. Poi in un percorso psicologico si potrà lavorare su quali sono le cause.
Ti mando un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
grazie per aver descritto così chiaramente la tua situazione ed i tuoi dubbi. I farmaci sono importanti per aiutarsi a ritrovare l'equilibrio ma hanno come lato negativo, oltre a possibile effetti collaterali, il fatto che agiscono sul sintomo e non sulla causa. Sono utili per poter affrontare alcuni argomenti in psicoterapia con maggior tranquillità ma è fondamentale capire cosa ti porta l'ansia e perché, prendendo consapevolezza degli stimoli trigger che scatenano gli episodi di ansia, per comprenderli ed imparare a regolare la reazione del tuo corpo
Non essendo medico non posso dirti nello specifico le conseguenze della tua cura.
Come psicologa posso dirti che l'ansia è una reazione eccessiva a stimoli che il tuo sistema nervoso associa a qualcosa di disturbante che ti è successo (forse in passato?) attivando così il sistema nervoso simpatico di attacco e fuga. Questa parte del sistema nervoso, nonostante sia fondamentale per la sopravvivenza, diventa invalidante quando si attiva eccessivamente e fuori luogo. Occorre aiutarsi a calmarlo attivando quello che si chiama sistema nervoso parasimpatico, che invece è quella parte che rallenta il battito e calma il respiro.
Questo si attiva molto con l'espirazione.
Durante il respiro inspirando aumenta il battito, espirando diminuisce. Puoi verificarlo tu stessa con lunghi respiri tenendo una mano sul cuore e concentrandoti sul tuo corpo. Alcune tecniche di respirazione e rilassamento come lo yoga, aiutano a prendere contatto con il presente, a calmare il sistema nervoso di attacco e fuga, a rallentare il battito e a regolarizzare il respiro. Poi in un percorso psicologico si potrà lavorare su quali sono le cause.
Ti mando un caro saluto.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Il farmaco non è mai un elemento a sé stante. Ti consiglio di condividere questi timori in terapia, dove sicuramente il tuo/a terapeuta ha una visione più ampia della tua storia. Pur non essendo psichiatra, lui o lei saprà comunque tranquillizzarti.
Grazie per aver scritto e per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Capisco bene la sua preoccupazione e il bisogno di avere risposte in un momento di forte disagio.
Su temi farmacologici, come l’uso del Lorazepam e l’eventuale dipendenza fisica, è però corretto e necessario che la valutazione sia di esclusiva competenza dello psichiatra. Per questo è importante che lei riporti esattamente questi dubbi e questi sintomi nel setting con la sua psichiatra, senza modificarli o filtrarli.
Il fatto che io non entri nel merito non è una mancanza di disponibilità o di attenzione: lo faccio per proteggere la sua terapia, sia nel rapporto con la psichiatra sia in quello con il terapeuta. Pareri esterni, soprattutto su farmaci, rischiano di diventare intrusioni nei suoi due spazi terapeutici e di creare confusione o insicurezza.
La incoraggio quindi a parlare apertamente di tutto questo sia con la psichiatra sia con il suo terapeuta: sono le uniche figure che possono darle risposte realmente valide, perché la conoscono, conoscono la sua storia e il lavoro che state facendo insieme. Fidarsi della relazione terapeutica è una parte fondamentale del percorso.
La rassicuro anche su un punto: ciò che descrive è molto comune e i professionisti che la seguono sapranno aiutarla a comprendere cosa sta accadendo e come affrontarlo nel modo più adatto a lei.
Il mio non risponderle in modo diretto non è quindi un atto di scortesia, ma un gesto di tutela e rispetto per il lavoro terapeutico che sta portando avanti.
Un caro saluto
Su temi farmacologici, come l’uso del Lorazepam e l’eventuale dipendenza fisica, è però corretto e necessario che la valutazione sia di esclusiva competenza dello psichiatra. Per questo è importante che lei riporti esattamente questi dubbi e questi sintomi nel setting con la sua psichiatra, senza modificarli o filtrarli.
Il fatto che io non entri nel merito non è una mancanza di disponibilità o di attenzione: lo faccio per proteggere la sua terapia, sia nel rapporto con la psichiatra sia in quello con il terapeuta. Pareri esterni, soprattutto su farmaci, rischiano di diventare intrusioni nei suoi due spazi terapeutici e di creare confusione o insicurezza.
La incoraggio quindi a parlare apertamente di tutto questo sia con la psichiatra sia con il suo terapeuta: sono le uniche figure che possono darle risposte realmente valide, perché la conoscono, conoscono la sua storia e il lavoro che state facendo insieme. Fidarsi della relazione terapeutica è una parte fondamentale del percorso.
La rassicuro anche su un punto: ciò che descrive è molto comune e i professionisti che la seguono sapranno aiutarla a comprendere cosa sta accadendo e come affrontarlo nel modo più adatto a lei.
Il mio non risponderle in modo diretto non è quindi un atto di scortesia, ma un gesto di tutela e rispetto per il lavoro terapeutico che sta portando avanti.
Un caro saluto
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e faticosa. Da quello che racconta emerge chiaramente quanto stia attraversando un periodo di forte sofferenza, soprattutto sul piano fisico dell’ansia, e quanto questo la stia mettendo in difficoltà nel sentirsi stabile, sicura e padrona di ciò che le accade. È comprensibile che, vivendo sintomi così intensi e persistenti, sorgano dubbi, paure e domande su cosa stia succedendo al suo corpo. Quando l’ansia aumenta molto, come nel suo caso, tende a manifestarsi soprattutto attraverso il corpo. Giramenti di testa, fiato corto, battito accelerato, nodo alla gola, insonnia sono segnali tipici di uno stato di allerta costante, come se l’organismo fosse sempre pronto a fronteggiare un pericolo. Questo stato può mantenersi anche a lungo, soprattutto quando la persona è molto concentrata su ciò che sente e teme che i sintomi possano peggiorare o non avere una fine. In questo contesto, è importante distinguere tra due aspetti che spesso si intrecciano. Da una parte c’è l’ansia in sé, che può diventare molto intensa e continua. Dall’altra c’è il sollievo che alcune strategie riescono a dare nel breve periodo. Quando il corpo sperimenta un alleggerimento dei sintomi, anche solo parziale, è naturale che si tenda a ricercarlo di nuovo, soprattutto se l’alternativa è tornare a stare molto male. Questo non parla di debolezza o di colpa, ma di un tentativo comprensibile di stare meglio. Il fatto che lei noti un peggioramento dei sintomi dopo alcuni giorni dall’ultima assunzione può essere letto anche come parte di un circolo ansioso. L’attenzione si sposta sul corpo, aumenta la preoccupazione per ciò che si sente, cresce la paura di non farcela e l’ansia si amplifica ulteriormente. In questi momenti è facile interpretare ogni sensazione come un segnale che qualcosa non va o che si sta perdendo il controllo, e questo rende l’esperienza ancora più spaventosa. La domanda che lei pone è legittima, ma è importante non arrivare a conclusioni drastiche o autoaccusatorie. Al di là degli aspetti medici che saranno approfonditi con la specialista che la segue, dal punto di vista psicologico ciò che emerge è una grande difficoltà a tollerare l’attivazione ansiosa e la sensazione di non avere strumenti sufficienti per attraversarla senza sentirsi travolta. Questo può far nascere un rapporto di forte dipendenza dal sollievo immediato, più che da una sostanza in sé. Il lavoro psicologico, in questi casi, non è quello di togliere forzatamente qualcosa, ma di aiutare gradualmente la persona a riconoscere i segnali dell’ansia, a comprenderli e a ridurre la paura che essi suscitano. Quando l’ansia viene vista come qualcosa di pericoloso o ingestibile, tende ad aumentare. Quando invece, poco alla volta, si impara a osservarla come una reazione intensa ma transitoria, il suo impatto può ridursi. È molto importante che lei porti queste preoccupazioni apertamente al prossimo incontro con la psichiatra, senza vergogna e senza timore di essere giudicata. Allo stesso modo, condividere in terapia ciò che sta vivendo nel corpo e le paure legate all’uso del farmaco può aiutarla a sentirsi meno sola e più sostenuta nel trovare un equilibrio che non sia basato solo sull’emergenza. In questo momento sembra che la priorità sia restituirle un senso di fiducia nelle sue capacità di affrontare l’ansia, anche se ora le sembrano lontane. Il fatto che lei si stia interrogando, cercando di capire e chiedendo aiuto è già un segnale importante di consapevolezza e di cura verso se stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
Sì, è possibile che l’interruzione (o la riduzione) di un ansiolitico come il lorazepam, soprattutto se assunto con una certa frequenza, possa essere associata alla ricomparsa o all’accentuazione dei sintomi ansiosi. In alcuni casi possono comparire anche sintomi di astinenza o un cosiddetto effetto rebound, cioè un ritorno dell’ansia e dei sintomi fisici in forma più intensa rispetto a prima.
Questo non significa necessariamente “dipendenza” in senso stretto, ma indica che l’organismo si è adattato al farmaco. Proprio per questo è importante che eventuali riduzioni o sospensioni avvengano in modo graduale e sotto indicazione della psichiatra, evitando il “fai da te”, che può rendere i sintomi più difficili da gestire.
Nel frattempo, il fatto che tu sia già in psicoterapia è una risorsa importante: può aiutarti a lavorare sui meccanismi dell’ansia e sui sintomi fisici, affiancando il percorso farmacologico. Ti incoraggio a parlare apertamente di tutto questo al prossimo incontro con la psichiatra, così da valutare insieme la strategia più adatta per te.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Sì, è possibile che l’interruzione (o la riduzione) di un ansiolitico come il lorazepam, soprattutto se assunto con una certa frequenza, possa essere associata alla ricomparsa o all’accentuazione dei sintomi ansiosi. In alcuni casi possono comparire anche sintomi di astinenza o un cosiddetto effetto rebound, cioè un ritorno dell’ansia e dei sintomi fisici in forma più intensa rispetto a prima.
Questo non significa necessariamente “dipendenza” in senso stretto, ma indica che l’organismo si è adattato al farmaco. Proprio per questo è importante che eventuali riduzioni o sospensioni avvengano in modo graduale e sotto indicazione della psichiatra, evitando il “fai da te”, che può rendere i sintomi più difficili da gestire.
Nel frattempo, il fatto che tu sia già in psicoterapia è una risorsa importante: può aiutarti a lavorare sui meccanismi dell’ansia e sui sintomi fisici, affiancando il percorso farmacologico. Ti incoraggio a parlare apertamente di tutto questo al prossimo incontro con la psichiatra, così da valutare insieme la strategia più adatta per te.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Buongiorno,
la sua domanda è molto pertinente e comprensibile, soprattutto considerando il disagio fisico e psicologico che sta vivendo.
Il Lorazepam appartiene alla classe delle benzodiazepine, farmaci efficaci nel ridurre rapidamente l’ansia, ma che – se assunti con una certa frequenza e per periodi prolungati – possono effettivamente portare allo sviluppo di tolleranza e dipendenza fisica, anche quando vengono utilizzati “al bisogno” e non quotidianamente. In questi casi può accadere che, a distanza di ore o giorni dall’ultima assunzione, compaiano o si intensifichino sintomi come agitazione, insonnia, tachicardia, fiato corto, capogiri e nodo alla gola, che possono essere legati sia all’ansia di base sia a fenomeni di rimbalzo o astinenza dal farmaco.
Questo non significa automaticamente che ci sia una dipendenza strutturata, ma è possibile che l’organismo si sia abituato alla presenza del Lorazepam e reagisca alla sua sospensione con un aumento dei sintomi. È molto importante non modificare da sola dosi o frequenza e affrontare la questione insieme alla psichiatra, che potrà valutare se e come impostare una riduzione graduale o un eventuale aggiustamento della terapia.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale per intervenire sull’ansia a livello più profondo e per acquisire strumenti alternativi alla gestione dei sintomi fisici.
Le consiglio quindi di approfondire quanto prima con uno specialista, segnalando in modo dettagliato ciò che sta sperimentando: è il modo migliore per tutelare la sua salute e trovare una strategia più stabile ed efficace.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la sua domanda è molto pertinente e comprensibile, soprattutto considerando il disagio fisico e psicologico che sta vivendo.
Il Lorazepam appartiene alla classe delle benzodiazepine, farmaci efficaci nel ridurre rapidamente l’ansia, ma che – se assunti con una certa frequenza e per periodi prolungati – possono effettivamente portare allo sviluppo di tolleranza e dipendenza fisica, anche quando vengono utilizzati “al bisogno” e non quotidianamente. In questi casi può accadere che, a distanza di ore o giorni dall’ultima assunzione, compaiano o si intensifichino sintomi come agitazione, insonnia, tachicardia, fiato corto, capogiri e nodo alla gola, che possono essere legati sia all’ansia di base sia a fenomeni di rimbalzo o astinenza dal farmaco.
Questo non significa automaticamente che ci sia una dipendenza strutturata, ma è possibile che l’organismo si sia abituato alla presenza del Lorazepam e reagisca alla sua sospensione con un aumento dei sintomi. È molto importante non modificare da sola dosi o frequenza e affrontare la questione insieme alla psichiatra, che potrà valutare se e come impostare una riduzione graduale o un eventuale aggiustamento della terapia.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale per intervenire sull’ansia a livello più profondo e per acquisire strumenti alternativi alla gestione dei sintomi fisici.
Le consiglio quindi di approfondire quanto prima con uno specialista, segnalando in modo dettagliato ciò che sta sperimentando: è il modo migliore per tutelare la sua salute e trovare una strategia più stabile ed efficace.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile,
comprendo quanto possa essere impegnativo trovarsi in una fase in cui i sintomi fisici dell’ansia diventano così intensi da interferire con la quotidianità. È molto positivo che stia già seguendo un percorso terapeutico, perché questo rappresenta un importante punto di riferimento.
Rispetto alla sua domanda, solo la psichiatra che la segue può valutare con precisione se nel suo caso si tratti di un fenomeno di tolleranza al farmaco, di un aumento dell’ansia di base o di una combinazione di entrambi i fattori.
Nel frattempo, può essere utile continuare a monitorare l’andamento dei sintomi, mantenere una routine il più possibile regolare e utilizzare le strategie apprese in psicoterapia per affrontare i momenti di maggiore intensità.
Un saluto,
Dott.ssa Chiara Iodice
comprendo quanto possa essere impegnativo trovarsi in una fase in cui i sintomi fisici dell’ansia diventano così intensi da interferire con la quotidianità. È molto positivo che stia già seguendo un percorso terapeutico, perché questo rappresenta un importante punto di riferimento.
Rispetto alla sua domanda, solo la psichiatra che la segue può valutare con precisione se nel suo caso si tratti di un fenomeno di tolleranza al farmaco, di un aumento dell’ansia di base o di una combinazione di entrambi i fattori.
Nel frattempo, può essere utile continuare a monitorare l’andamento dei sintomi, mantenere una routine il più possibile regolare e utilizzare le strategie apprese in psicoterapia per affrontare i momenti di maggiore intensità.
Un saluto,
Dott.ssa Chiara Iodice
Buongiorno, capisco bene lo stato di allarme in cui si trova il tuo corpo in questo momento. Quelli che descrivi (fiato corto, nodo in gola, insonnia) sono i segnali di un sistema nervoso in forte tensione che cerca di comunicare un disagio profondo.
Riguardo al Lorazepam, l'uso continuativo di benzodiazepine può effettivamente portare a fenomeni di tolleranza e dipendenza fisica: quello che senti dopo qualche giorno dalla sospensione potrebbe essere un sintomo di 'rimbalzo' dell’ansia, una risposta fisiologica del corpo che si è abituato alla sostanza. È fondamentale che tu ne parli con la tua psichiatra per gestire correttamente il piano terapeutico, ma è altrettanto importante non colpevolizzarsi: stai solo cercando di gestire un dolore che al momento sembra sopraffarti.
Nella mia esperienza di oltre trent'anni, ho visto come sia possibile affiancare alla terapia farmacologica un lavoro di alfabetizzazione emotiva e di riprogrammazione profonda. Spesso l'ansia è una 'narrazione' del corpo che non trova altre parole. Attraverso tecniche di rilassamento, la bioenergetica o l'ipnosi dinamica, si può imparare a sciogliere quei nodi fisici e a ritrovare la propria guida interiore, riducendo gradualmente la necessità di silenziare i sintomi con il farmaco.
Esiste una strada per tornare a sentire il proprio corpo come un luogo sicuro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Riguardo al Lorazepam, l'uso continuativo di benzodiazepine può effettivamente portare a fenomeni di tolleranza e dipendenza fisica: quello che senti dopo qualche giorno dalla sospensione potrebbe essere un sintomo di 'rimbalzo' dell’ansia, una risposta fisiologica del corpo che si è abituato alla sostanza. È fondamentale che tu ne parli con la tua psichiatra per gestire correttamente il piano terapeutico, ma è altrettanto importante non colpevolizzarsi: stai solo cercando di gestire un dolore che al momento sembra sopraffarti.
Nella mia esperienza di oltre trent'anni, ho visto come sia possibile affiancare alla terapia farmacologica un lavoro di alfabetizzazione emotiva e di riprogrammazione profonda. Spesso l'ansia è una 'narrazione' del corpo che non trova altre parole. Attraverso tecniche di rilassamento, la bioenergetica o l'ipnosi dinamica, si può imparare a sciogliere quei nodi fisici e a ritrovare la propria guida interiore, riducendo gradualmente la necessità di silenziare i sintomi con il farmaco.
Esiste una strada per tornare a sentire il proprio corpo come un luogo sicuro.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica e della Riabilitazione
Buongiorno, mi spiace per il malessere che sta vivendo ... certamente, l'uso prolungato del farmaco può portare a dipendenza fisica, per questo è importante che venga assunto sotto dirette indicazioni dello psichiatra, e che sia lui a deciderne i dosaggio e la modalità di assunzione.
La psicoterapia e il ricorso a tecniche di respirazione e rilassamento muscolare possono aiutarla a ridurre notevolmente l'ansia e ad individuare le strategie più adatte per poterla gestire e gestire meglio anche gli attacchi di panico.
Resto a disposizione
i miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
La psicoterapia e il ricorso a tecniche di respirazione e rilassamento muscolare possono aiutarla a ridurre notevolmente l'ansia e ad individuare le strategie più adatte per poterla gestire e gestire meglio anche gli attacchi di panico.
Resto a disposizione
i miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Salve e si, è possibile ed anche probabile, visto l'aumento di assunzione.
La dipendenza fisica rende meno tollerabile lo stare senza il farmaco, rende il corpo meno capace di autoregolarsi e rende il farmaco più "necessario". Di questi aspetti è opportuno che ne parli con la psichiatra, che è la persona più competente sulla questione.
Nel frattempo potrebbe valutare anche l'ipotesi di una dipendenza psicologica dal farmaco: può verificarsi quando l'ansia viene evitata, senza però andare a toccare le ragioni sottostanti all'ansia, per cui a lungo andare si impara a calmare l'ansia quando arriva (con tecniche, evitamenti o farmaci) ma non a risolverla. Questa è solo una possibilità, non si basa su nulla di ciò che ha scritto, ma se dovesse suonarle interessante può approfondire la cosa anche con la psicoterapeuta.
In ogni caso, in bocca al lupo!
La dipendenza fisica rende meno tollerabile lo stare senza il farmaco, rende il corpo meno capace di autoregolarsi e rende il farmaco più "necessario". Di questi aspetti è opportuno che ne parli con la psichiatra, che è la persona più competente sulla questione.
Nel frattempo potrebbe valutare anche l'ipotesi di una dipendenza psicologica dal farmaco: può verificarsi quando l'ansia viene evitata, senza però andare a toccare le ragioni sottostanti all'ansia, per cui a lungo andare si impara a calmare l'ansia quando arriva (con tecniche, evitamenti o farmaci) ma non a risolverla. Questa è solo una possibilità, non si basa su nulla di ciò che ha scritto, ma se dovesse suonarle interessante può approfondire la cosa anche con la psicoterapeuta.
In ogni caso, in bocca al lupo!
Buongiorno, è possibile ma servirebbero maggiori informazioni a riguard0 (dosaggio preciso? cosa intende con uso irregolare?). Inoltre, la decisione di prendere Lorazepam è stata condivisa con lo psichiatra?
Rimango a disposizione
Un saluto
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Un saluto
Dott. Federico Bartoli
Buona sera. I dubbi che lei ha riguardo i sintomi ed il farmaco, possono essere trattati e riportati nel suo spazio terapeutico ed in quello con lo psichiatra che la segue. Entrambi, conoscendo la sua storia, possono sicuramente darle delucidazioni rispetto allo stato sintomatologico presente.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
È sempre bene parlare con un medico psichiatra per rispondere specificatamente a questa domanda.
Certo è, che le benzodiazepine a lungo andare è vero creino dipendenza. Ma bisogna valutare da quanto tempo le prende, con quale frequenza, e se ne “abusa” prendendone un quantitativo superiore rispetto a quello prescritto da medico.
La invito a riflettere però sul fatto che l’ansia è il nostro principale campanello d’allarme. Ci dà modo di comprendere cosa succede dentro di noi, rispetto a ciò che succede al di fuori. E come l’integrazione tra esterno ed interno possa influenzarsi.
Quell’ansia, per potersi placare, va ascoltata.
Saluti!
Certo è, che le benzodiazepine a lungo andare è vero creino dipendenza. Ma bisogna valutare da quanto tempo le prende, con quale frequenza, e se ne “abusa” prendendone un quantitativo superiore rispetto a quello prescritto da medico.
La invito a riflettere però sul fatto che l’ansia è il nostro principale campanello d’allarme. Ci dà modo di comprendere cosa succede dentro di noi, rispetto a ciò che succede al di fuori. E come l’integrazione tra esterno ed interno possa influenzarsi.
Quell’ansia, per potersi placare, va ascoltata.
Saluti!
Buongiorno, cerco di risponderle al meglio tenendo conto che i due percorsi che già porta avanti possano darle tutto il supporto e le risposte necessarie.
Quello che descrive è comprensibile. Quando l’ansia aumenta e si manifesta soprattutto a livello fisico, il corpo diventa il primo “portavoce” di una sofferenza che ci sta chiedendo attenzione. Dunque i sintomi che sta nominando – fiato corto, tachicardia, nodo alla gola, insonnia – sono segnali reali, faticosi, e non vanno minimizzati, ma soprattutto ci dicono qualcosa di più del semplice sintomo.
Rispetto alla tua domanda sul Lorazepam, è possibile che, con un uso frequente e prolungato nel tempo, il corpo si sia adattato a una sostanza che, per un periodo, ha avuto una funzione di contenimento, sono certa che parlandone con la psichiatra troverete la giusta quadra.
Da una prospettiva sistemica, però, può essere utile allargare un po’ lo sguardo:
il farmaco non è solo una sostanza chimica, ma entra a far parte di un equilibrio. In un certo senso, negli ultimi mesi il Lorazepam sembra essere diventato uno degli strumenti principali con cui il sistema (lei, il suo corpo, la sua quotidianità) riuscite a reggere un livello di ansia molto alto. Quando prova a toglierlo, l’equilibrio si rompe e il corpo reagisce intensificando i segnali.
Questo non vuol dire che “senza Lorazepam non può farcela”, ma che in questo momento l’ansia sta chiedendo un contenimento più ampio di quello che una sola risorsa può offrire.
Il fatto che lei stia già pensando di ridurne l’uso e che ti ponga queste domande è un segnale importante di consapevolezza e di cura verso se stessa. Allo stesso tempo, è fondamentale che qualsiasi cambiamento sull’uso del farmaco venga accompagnato dalla psichiatra, perché il corpo va aiutato a trovare un nuovo equilibrio, non forzato.
Buon cammino di vita.
Quello che descrive è comprensibile. Quando l’ansia aumenta e si manifesta soprattutto a livello fisico, il corpo diventa il primo “portavoce” di una sofferenza che ci sta chiedendo attenzione. Dunque i sintomi che sta nominando – fiato corto, tachicardia, nodo alla gola, insonnia – sono segnali reali, faticosi, e non vanno minimizzati, ma soprattutto ci dicono qualcosa di più del semplice sintomo.
Rispetto alla tua domanda sul Lorazepam, è possibile che, con un uso frequente e prolungato nel tempo, il corpo si sia adattato a una sostanza che, per un periodo, ha avuto una funzione di contenimento, sono certa che parlandone con la psichiatra troverete la giusta quadra.
Da una prospettiva sistemica, però, può essere utile allargare un po’ lo sguardo:
il farmaco non è solo una sostanza chimica, ma entra a far parte di un equilibrio. In un certo senso, negli ultimi mesi il Lorazepam sembra essere diventato uno degli strumenti principali con cui il sistema (lei, il suo corpo, la sua quotidianità) riuscite a reggere un livello di ansia molto alto. Quando prova a toglierlo, l’equilibrio si rompe e il corpo reagisce intensificando i segnali.
Questo non vuol dire che “senza Lorazepam non può farcela”, ma che in questo momento l’ansia sta chiedendo un contenimento più ampio di quello che una sola risorsa può offrire.
Il fatto che lei stia già pensando di ridurne l’uso e che ti ponga queste domande è un segnale importante di consapevolezza e di cura verso se stessa. Allo stesso tempo, è fondamentale che qualsiasi cambiamento sull’uso del farmaco venga accompagnato dalla psichiatra, perché il corpo va aiutato a trovare un nuovo equilibrio, non forzato.
Buon cammino di vita.
Gentilissima non attenda il suo prossimo appuntamento ma contatti il suo/a psichiatra anticipatamente in modo da avere un confronto immediato.
Sono certa che conoscendola e avendola in cura inquadrerà più facilmente rispetto ad altri bravi professionisti l'azione da svolgere. cordiali saluti
Sono certa che conoscendola e avendola in cura inquadrerà più facilmente rispetto ad altri bravi professionisti l'azione da svolgere. cordiali saluti
Ciao, è possibile avere qualche effetto di dipendenza da benzodiazepine, ma non mi pare che possa essere il tuo caso prendendo il farmaco al bisogno, ovviamente tutto cambia in base a frequenza è però una domanda terapeutica importante che va posta al tuo medico curante.
Ti suggerisco quindi vivamente di fare la domanda al medico psichiatra che ti segue che ti saprà spiegare la cosa in modo migliore e valutare le migliori soluzioni alla situazione.
è molto importante esporre e riportare, la tua esperienza ed i tuoi dubbi anche in psicoterapia con la collega.
Mente è corpo, quello che esperiamo è sempre l'insieme di entrambe le nostre componenti sovrapposte, di sicuro ha qualche significato che potrai far emergere in terapia con la collega.
Spero di essere stato d'aiuto,
Dott. Marco Scaramuzzino
Ti suggerisco quindi vivamente di fare la domanda al medico psichiatra che ti segue che ti saprà spiegare la cosa in modo migliore e valutare le migliori soluzioni alla situazione.
è molto importante esporre e riportare, la tua esperienza ed i tuoi dubbi anche in psicoterapia con la collega.
Mente è corpo, quello che esperiamo è sempre l'insieme di entrambe le nostre componenti sovrapposte, di sicuro ha qualche significato che potrai far emergere in terapia con la collega.
Spero di essere stato d'aiuto,
Dott. Marco Scaramuzzino
buonasera non credo abbia sviluppato dipendenza credo invece che dovrebbe cercare di capire cosa le genera ansia e soprattutto in quali momenti.
Buonasera; cercherò di risponderle in base alle mie esperienze lavorative. Il Lorazepam, essendo una benzodiazepina, potrebbe causare dipendenza ma se lei è in cura da una psichiatra sicuramente la dose e la somministrazione sarà stata valutata e aggiustata alla sua persona. Il potere sedante del lorazepam lo elegge come farmaco indicato alla cura di svariate sintomatologie che lei riferisce anche se è consigliabile di utilizzarlo per un periodo di tempo limitato. Il consiglio che mi sento di darle è di contattare la sua psichiatra e di confrontarsi con lei in merito alle sensazione provate e contestualmente anche ipotizzare un cambio di terapia o un diverso dosaggio, qualora ne ravvediate insieme la necessità. Inoltre ci tengo a sottolineare che i farmaci, seppur fondamentameli per creare il "terreno" adeguato per un miglioramento del benessere, sono sempre da affiancare ad un percorso terapeutico costruito ad hoc sulla persona; continui con la psicoterapia e parli di queste sue sensazioni ai professionisti di fiducia che ha scelto e se necessario li metta in comunicazione fra loro. In bocca al lupo!
Buongiorno, provo a risponderle anche se è bene comunque avere risposte certe da psichiatra e psicoterapeuta.
Il farmaco che prendi al bisogno aiuta appunto al bisogno quando non riusciamo a gestire l'ansia, se invece preso più spesso placa sì l emozione ma non ci aiuta a gestirla o a capire come diminuirla senza l uso di questa. È come una stampella, usandola più spesso è difficile tornare a camminare o almeno avremo formicolio o altri sintomi, funziona un po' allo stesso modo.
Prendilo giusto se proprio ne hai bisogno, se invece con respirazione o tapping riesci ad arginarlo e superarlo pur vivendolo è d'aiuto per mettere in cantina la stampella.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Il farmaco che prendi al bisogno aiuta appunto al bisogno quando non riusciamo a gestire l'ansia, se invece preso più spesso placa sì l emozione ma non ci aiuta a gestirla o a capire come diminuirla senza l uso di questa. È come una stampella, usandola più spesso è difficile tornare a camminare o almeno avremo formicolio o altri sintomi, funziona un po' allo stesso modo.
Prendilo giusto se proprio ne hai bisogno, se invece con respirazione o tapping riesci ad arginarlo e superarlo pur vivendolo è d'aiuto per mettere in cantina la stampella.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.