Dalla mia ultima relazione sono passati circa 9 anni, anni in cui non ho avuto nessun incontro occas

22 risposte
Dalla mia ultima relazione sono passati circa 9 anni, anni in cui non ho avuto nessun incontro occasionale, né appuntamenti.
Avevo bisogno di dedicarmi a me stessa in quanto ero caduta in una profonda depressione suscitata dalla mia precedente relazione, da una serie di eventi negativi che dovetti affrontare e l'incapacità di trovare un lavoro.
Grazie ad un percorso con una psicologa, riuscii a superare quel periodo nero ed anche trovai un buon lavoro che ad oggi mi permetto di essere indipendente.
Avendo avuto bisogno di dedicarmi a me stessa, in questi anni ho pensato poco alle relazioni: ero aperta nel caso in cui qualcuno si fosse interessato a me o se io stessa avessi conosciuto qualcuno che mi piacesse, ma ciò praticamente non è mai avvenuto, ed avendo io altre priorità non ho mai dato un peso particolare alla cosa.
Tuttavia di recente è avvenuto un fatto che mia ha sconvolta.
Ho incontrato un ragazzo che mi è piaciuta sin da subito, volevo quindi conoscerla meglio ma ho scoperto poi essere fidanzato.
Da qui la frustrazione per il non poterci neanche provare e poi la consapevolezza, la realizzazione che se anche quel ragazzo fosse stato single e avessimo avuto un appuntamento, lui non si sarebbe comunque innamorato di me.
Non ho un carattere semplice, alla mano: sono una persona introversa, ho bisogno dei miei spazi e del silenzio per ricaricarmi, atteggiamenti che spesso vengono fraintesi e confusi con la freddezza. Avendo poi vissuto un periodo di solitudine, sono diventato molto indipendente, mi piace fare le cose da sola e starmene per conto mio.
Ma soprattutto non credo, in generale, di essere una persona interessante. Ho vari interessi a cui però, vuoi per lavoro e soldi, non riesco a dedicarmi. La mia vita ruota attorno solo al lavoro e ai fine settimana, che sono gli unici giorni in cui posso riposarmi.
Non so quindi cosa potrei offrire in una relazione...
Dott.ssa Sofia Arreghini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Inizio con il complimentarmi vivamente con lei per essere stata capace di uscire dal suo periodo di depressione e aver trovato un lavoro che le piace e che le permette di essere indipendente: tutto ciò richiede un impegno, una forza e un lavoro su sé stessi considerevoli.
L'evento dell'incontro e dell'invaghimento con il ragazzo, sebbene seguito da frustrazione e pensieri negativi, mi sembra essere un segnale positivo e costituire uno slancio vitale che conferma un suo stato di maggiore benessere interiore.
Le suggerisco di non disperare: tratti della personalità che lei vede come difetti, possono essere profondamente apprezzati da altre persone. Inoltre, ciò che si può "offrire in una relazione" prescinde da hobby spettacolari o vite dense di attività, ma ha più a che fare con presenza, autenticità, ascolto, cura, condivisione, intimità... e così via.

Le auguro il meglio e resto a disposizione,
dott.ssa Sofia Arreghini

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Dott.ssa Saida Alaya
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Viterbo
Gentile utente,
il percorso che racconta parla di molta forza: ha attraversato un periodo difficile, ha chiesto aiuto e oggi ha costruito una vita stabile e autonoma. Questo è un valore importante, anche se forse lei tende a darlo un po’ per scontato.

L’incontro con questo ragazzo sembra aver fatto emergere soprattutto dubbi su di sé e sul proprio valore, più che una reale impossibilità di relazione. Il pensiero che “nessuno potrebbe innamorarsi di me” appare molto severo e probabilmente legato a una bassa fiducia in sé, non a una verità oggettiva.

Essere introversa, indipendente e avere bisogno dei propri spazi non è un difetto, ma un modo di essere. In una relazione non è necessario avere una vita piena di interessi o essere sempre espansivi: ciò che conta è essere autentici.

Forse oggi la questione non è cosa lei possa offrire a qualcuno, ma come può iniziare a riconoscere maggiormente il suo valore. Se questi pensieri la fanno stare male, potrebbe essere utile concedersi di nuovo uno spazio di confronto psicologico, per accompagnare questa fase di cambiamento.
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile paziente,
dal Suo racconto emerge con chiarezza quanto sia stato importante, e non semplice, il percorso che ha fatto negli ultimi anni: attraversare una depressione, prendersi cura di sé, costruire una stabilità lavorativa e un’indipendenza sono traguardi significativi, che parlano di risorse e capacità di resilienza.

L’incontro recente con questo ragazzo sembra aver riattivato emozioni e pensieri che per molto tempo erano rimasti sullo sfondo. Più che l’impossibilità di conoscere questa persona, colpisce il modo in cui questo evento ha portato con sé dubbi profondi sul Suo valore e su ciò che potrebbe offrire all’interno di una relazione.

Le caratteristiche che descrive — l’introversione, il bisogno di spazi, di silenzio e di autonomia — non sono di per sé limiti, ma aspetti del Suo modo di essere. Tuttavia, dopo periodi prolungati di solitudine o di sofferenza, può accadere che queste parti vengano vissute come segnali di inadeguatezza o come ostacoli all’essere scelta dall’altro.

Forse la sofferenza che sta vivendo oggi non riguarda tanto il “non avere nulla da offrire”, quanto il timore di non poter essere accolta e riconosciuta così come è. Questo è un tema importante, che merita uno spazio di ascolto e di riflessione, senza giudizio.

Il lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a dare un senso più articolato alla Sua storia, a riconsiderare l’immagine che ha costruito di sé negli anni e a comprendere cosa desidera davvero oggi, al di là delle rinunce che in passato sono state necessarie
Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Capisco il tuo vissuto e la difficoltà che stai affrontando. Il percorso che hai intrapreso per ritrovare il tuo equilibrio e l'indipendenza è significativo, e la riflessione che fai sulla tua introversione e indipendenza è importante. Questi tratti non sono limitazioni, ma aspetti che ti rendono unica. Ogni persona ha il proprio modo di essere interessante e di “offrire” qualcosa in una relazione, e questo può anche evolversi con il tempo.
Se desideri approfondire queste riflessioni e capire come affrontarle al meglio, ti consiglio di fissare un appuntamento, anche online, per un percorso di supporto più mirato.
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione.
E' normale che dopo anni in cui le relazioni non erano al centro, l’incontro con una persona che ti smuove qualcosa dentro può agire come un detonatore. Non tanto per lui in sé, ma perché ha riaperto una porta che era rimasta chiusa a lungo. E quando quella porta si apre, entrano insieme desiderio, paura e domande identitarie tipo: “chi sono io nelle relazioni?” o “sono ancora capace di essere scelta?”. La parte più dolorosa del tuo racconto, però, è il giudizio che dai di te stessa: “anche se fosse stato single, non si sarebbe innamorato di me”. Questa non è una constatazione oggettiva, è una narrazione interna molto dura verso te stessa.
Riguardo a ciò che dici di te: "essere introversa, aver bisogno di silenzio, amare l’autonomia, non essere alla mano”, non sono difetti relazionali. Sono tratti, e per alcune persone sarebbero esattamente ciò che cercano. Il problema è che spesso vengono valutati con un metro che premia l’estroversione, la leggerezza, la disponibilità continua. Ma le relazioni non funzionano tutte con quel linguaggio.
Dici anche: “Non credo di essere una persona interessante”. Qui vale la pena fermarsi un attimo. “Interessante” non significa avere una vita piena di hobby, viaggi o storie da raccontare. Molto spesso significa profondità, capacità di stare, affidabilità emotiva, presenza, rispetto dei confini e tu, da quello che scrivi, queste cose le hai costruite con fatica e consapevolezza.
Il punto forse non è “cosa potrei offrire in una relazione”, ma a chi.
Perché non tutte le persone sarebbero adatte a stare con te, ed è giusto così. Non devi essere “più interessante”, “più aperta”, “più leggera”. Semmai, col tempo, potrai chiederti se vuoi tornare un po’ disponibile al rischio di essere vista senza rinnegare ciò che sei diventata per sopravvivere.
Un’ultima cosa importante: il fatto che oggi la tua vita ruoti molto attorno al lavoro e al riposo non dice nulla sul tuo valore relazionale. Dice solo che hai fatto ciò che serviva per rimetterti in piedi. Le relazioni non nascono quando siamo “completi”, ma quando ci permettiamo di essere presenti.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così intima della sua storia. Dal suo racconto emerge un percorso lungo e complesso, fatto di fatica ma anche di grande capacità di prendersi cura di sé, di attraversare momenti difficili e di ricostruire stabilità e autonomia. Questo dice molto delle sue risorse.
L’incontro con questo ragazzo sembra aver riattivato non solo la frustrazione per ciò che non è stato possibile, ma anche pensieri severi su di sé, sul proprio modo di essere e su ciò che sente di poter offrire in una relazione. Quando, dopo anni di protezione e indipendenza, il desiderio di un legame torna ad affacciarsi, è frequente che emergano dubbi e insicurezze che parlano più di esperienze passate che del valore reale della persona che si è oggi.
L’introversione, il bisogno di spazio e l’autonomia non sono limiti in sé, ma caratteristiche che possono essere lette in modi diversi. Anche una vita attualmente molto centrata sul lavoro e sul recupero delle energie racconta quanto sia stato impegnativo il cammino fatto fin qui.
Se lo desidera, questi vissuti possono diventare uno spazio di ascolto e di comprensione più gentile di sé, senza giudizio e senza forzature.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e onestà un pezzo così delicato della sua storia. Da ciò che scrive emerge una persona che ha attraversato un periodo di grande sofferenza, ma che ha anche saputo prendersi cura di sé, chiedere aiuto nel momento giusto e ricostruire, passo dopo passo, una stabilità personale e professionale. Questo non è affatto scontato, ed è già un indicatore importante delle sue risorse.
L’incontro recente con questo ragazzo sembra aver agito come un evento rivelatore: non tanto per la persona in sé, quanto perché ha riattivato interrogativi profondi su di sé, sul proprio modo di essere in relazione e sul timore di “non essere abbastanza” o “non essere interessante”. Spesso, dopo lunghi periodi di autosufficienza emotiva — che sono stati necessari e protettivi — il riemergere del desiderio relazionale può portare con sé anche antiche fragilità e narrazioni svalutanti che sembravano superate.
Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che lei descrive come limiti, ma che in un’ottica relazionale possono essere letti diversamente:
• l’introversione, il bisogno di silenzio e di spazi non sono freddezza, ma modalità di regolazione emotiva;
• l’indipendenza non è incapacità di legarsi, ma il frutto di una storia in cui ha imparato a contare su di sé;
• il fatto che la sua vita oggi ruoti molto attorno al lavoro e al recupero delle energie non dice nulla sul suo valore come partner, ma racconta una fase della vita, non un destino.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, non ci interessa tanto “cosa lei potrebbe offrire” in astratto, quanto come si è costruita la sua idea di relazione, quali significati ha assunto per lei l’intimità, il bisogno dell’altro, la paura di non essere scelta. Spesso il nodo non è “non sono interessante”, ma “ho imparato, nel tempo, a non sentirmi guardabile o desiderabile”, soprattutto dopo esperienze relazionali e di vita che hanno minato l’autostima.
Il fatto che lei oggi si ponga queste domande non è un segnale di fallimento, ma di movimento: qualcosa dentro di lei sta chiedendo spazio, forse una nuova forma di relazione che non cancelli la sua autonomia, ma possa integrarla.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a:
• rimettere a fuoco la sua identità relazionale, senza forzarla in modelli che non le appartengono;
• distinguere ciò che è davvero suo da ciò che è una paura interiorizzata;
• esplorare il desiderio di legame senza viverlo come una minaccia alla sua libertà o come una prova da superare.
Se lo desidera, possiamo prenderci il tempo per guardare insieme a questi temi con rispetto, gradualità e profondità. La relazione terapeutica stessa può diventare uno spazio sicuro in cui sperimentare un modo diverso di sentirsi vista e riconosciuta.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto.
Dott. ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dr. Raffaello Pinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Vergato
Buongiorno,
quello che descrive non parla di “mancanza”, ma di un lungo periodo di adattamento e protezione dopo una fase molto difficile della sua vita. Si è rimessa in piedi, ha lavorato su di sé, ha costruito autonomia e stabilità: questo è tutt’altro che poco.

L’incontro con questo ragazzo ha probabilmente riattivato una domanda rimasta sullo sfondo per anni, non tanto su di lui, ma su di lei e sul suo valore relazionale. Da lì nasce il pensiero: “anche se fosse stato libero, non si sarebbe innamorato di me”. Questo non è un fatto, è una conclusione che nasce da insicurezza e confronto, non dalla realtà.

Essere introversa, avere bisogno di spazi, amare l’indipendenza non rende una persona poco interessante. Rende semplicemente una persona diversa da modelli più espansivi o rumorosi, che spesso vengono scambiati per “più desiderabili”, ma non lo sono per tutti.

Il punto centrale non è cosa lei potrebbe “offrire”, come se una relazione fosse uno scambio da giustificare. Una relazione nasce quando due persone si incontrano per come sono, non quando una pensa di doversi rendere appetibile. Il fatto che oggi la sua vita sia centrata sul lavoro e sul recupero delle energie non definisce chi è, ma la fase che sta attraversando.

Forse questo momento non chiede di “trovare qualcuno”, ma di rimettere in discussione l’idea che ha di sé come persona non interessante o non amabile. Su questo, un lavoro psicologico può essere molto utile, non perché lei sia fragile, ma perché certe convinzioni si costruiscono silenziosamente negli anni.

Non c’è nulla di sbagliato in lei. C’è una parte che ha imparato a stare sola per sopravvivere, e che ora forse sta iniziando a chiedersi se può permettersi anche altro.

Un caro saluto
Dott. Raffaello Pinelli – Psicologo clinico
Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata e personale. Dal suo racconto emerge con chiarezza un percorso di vita significativo, fatto di difficoltà importanti ma anche di risorse, impegno e capacità di riorganizzazione. Il fatto che lei sia riuscita a uscire da un periodo depressivo, costruire un’indipendenza lavorativa ed economica e prendersi cura di sé è un elemento centrale, che spesso viene dato per scontato ma che merita di essere riconosciuto.
L’episodio recente che descrive sembra aver agito come un fattore attivatore, portando alla luce interrogativi che per anni erano rimasti sullo sfondo: non tanto il ragazzo in sé, quanto il tema più profondo della relazione, del sentirsi “scegliibili” e dell’immagine che ha di sé all’interno di un legame. In questi casi è frequente che la frustrazione iniziale lasci spazio a pensieri svalutanti (“non sarei comunque interessante”, “non avrei nulla da offrire”), che rischiano di essere interpretazioni molto severe piuttosto che dati oggettivi.

Alcune caratteristiche che lei descrive, introversione, bisogno di spazi personali, autonomia, capacità di stare da sola, non sono limiti in senso assoluto, ma tratti di personalità. Possono diventare fonte di difficoltà relazionale solo se vengono letti esclusivamente come mancanze o difetti, soprattutto in un contesto sociale che spesso valorizza modelli opposti. Allo stesso modo, il fatto che in questo momento la sua vita sia fortemente centrata sul lavoro e sul recupero delle energie non definisce il suo valore né ciò che potrebbe portare in una relazione.
La sensazione di “non avere nulla da offrire” sembra più collegata a una percezione di sé impoverita, forse riattivata dal confronto con l’altro e dal lungo periodo di solitudine, piuttosto che a una reale assenza di contenuti personali. Questo tipo di vissuti merita attenzione, perché parla del modo in cui lei oggi si guarda, più che di ciò che è effettivamente.
Se sente che questi pensieri stanno diventando ricorrenti o dolorosi, potrebbe essere utile prendersi uno spazio di riflessione psicologica per esplorare:
-come è cambiata la sua immagine di sé dopo gli anni dedicati alla sopravvivenza e alla stabilità
-che significato assume oggi, per lei, l’idea di relazione
-quali parti di sé fanno fatica a essere riconosciute come “degne di interesse”

Non come urgenza di cambiare o di “diventare diversa”, ma come occasione per rimettere a fuoco chi è ora, in una fase di vita diversa rispetto al passato.

La ringrazio ancora per aver condiviso la sua esperienza. Restare in ascolto di questi vissuti è già un primo passo importante.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
da quanto racconta emerge un profilo di persona che ha attraversato esperienze difficili, che ha saputo affrontarle e trovare autonomia e indipendenza, qualità importanti e preziose. Il periodo di solitudine e di focalizzazione su se stessa non è un limite, ma una fase necessaria per ritrovare equilibrio e sicurezza dopo una relazione dolorosa e eventi negativi. È comprensibile che ora possa sentirsi insicura circa il proprio valore in un contesto relazionale: pensieri come “non sono interessante” o “non so cosa potrei offrire” sono frequenti in chi ha vissuto momenti di solitudine e ha investito gran parte delle proprie energie nel lavoro o nella gestione della propria vita.

Vale la pena ricordare che una relazione non si costruisce solo su ciò che si può “offrire” in termini materiali o di intrattenimento, ma sulla reciproca conoscenza, sulla condivisione di valori, interessi e sulla capacità di essere autentici. Il suo carattere introverso e il bisogno di spazi personali non sono difetti: sono tratti che, se riconosciuti e comunicati, permettono di stabilire rapporti più profondi e rispettosi delle proprie necessità. La freddezza percepita dagli altri spesso deriva da una sottovalutazione di queste qualità e non dal fatto che lei non sia interessante.

Un passo concreto può essere lavorare sulla consapevolezza del proprio valore e sul riconoscimento dei tratti di sé che possono attrarre qualcuno compatibile. Anche piccoli progressi nel dedicare tempo ai propri interessi e passioni, per quanto limitati dal lavoro, possono aumentare il senso di soddisfazione personale e rendere più naturale l’apertura verso nuove conoscenze. Un percorso mirato con una psicologa esperta in CBT e mindfulness potrebbe aiutarla a rafforzare l’autostima, gestire la frustrazione legata alle relazioni e sviluppare strategie per approcciarsi a nuove persone senza sentirsi inadeguata.

Saluti, resto a disposizione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente la tua esperienza. Dal tuo racconto emerge un percorso importante di crescita personale: sei riuscita a superare un periodo di forte difficoltà, a ritrovare stabilità emotiva e lavorativa e a diventare indipendente. Questi sono traguardi significativi, che dimostrano resilienza e capacità di prenderti cura di te stessa.

È comprensibile sentirsi scoraggiata di fronte a nuove possibilità di relazione, soprattutto dopo anni dedicati principalmente a sé stessa e dopo esperienze che hanno segnato profondamente la tua fiducia. La tua introversione, il bisogno di spazi personali e l’indipendenza non sono difetti, ma caratteristiche che richiedono semplicemente persone compatibili e comprensione reciproca. Non “non avere niente da offrire”: la tua autenticità, i tuoi interessi e la tua capacità di prenderti cura di te stessa sono qualità preziose, anche se non sempre immediatamente visibili agli altri.

Spesso il timore di non essere interessanti o di non poter offrire abbastanza deriva più dal confronto con aspettative sociali o ideali irrealistici, che da una reale mancanza. Una relazione sana non richiede di cambiare chi sei o di sacrificare la tua autonomia, ma di trovare qualcuno che apprezzi la tua personalità e il tuo modo di vivere.

Può essere utile riflettere su cosa desideri davvero da un rapporto e su come le tue caratteristiche personali possano diventare punti di forza in una relazione, piuttosto che ostacoli. Parlare di questi sentimenti con uno specialista può aiutarti a esplorare più a fondo le tue emozioni, la tua autostima e il modo in cui ti relazioni agli altri.

Consiglio quindi di approfondire questi temi con uno specialista, che possa supportarti nel riconoscere il valore di te stessa e nel costruire relazioni soddisfacenti.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Quello che ti ha sconvolta non è tanto il fatto che lui fosse fidanzato, ma la ferita che si è riattivata dentro di te: la paura di non poter essere scelta. Dopo anni in cui ti sei giustamente dedicata a curarti e a ricostruire la tua indipendenza, questo incontro ha acceso una domanda profonda sul tuo valore affettivo. L’idea che “non si sarebbe comunque innamorato di me” non è una verità, ma una conclusione difensiva: anticipare il rifiuto per non rischiare di soffrire.

Essere introversa, indipendente, amante del silenzio non ti rende fredda né poco interessante, ma semplicemente una persona specifica, che non può piacere a tutti ma può essere molto significativa per qualcuno. Quando dici di non avere nulla da offrire, stai guardando solo a ciò che fai, non a ciò che sei. Una relazione non nasce da una vita piena da esibire, ma da una presenza autentica. Forse oggi il punto non è trovare qualcuno, ma smettere di decidere in anticipo che non potresti essere scelta così come sei.
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, grazie per la condivisione. Quello che racconta non parla di “mancanza”, ma di una lunga e faticosa traiettoria di cura di sé. Ha attraversato una depressione, una fase di blocco lavorativo, e hai investito tempo ed energie per rimetterti in piedi: un percorso terapeutico, un lavoro stabile, l’autonomia. Questo è tutt’altro che poco, ed è già un risultato importantissimo anche da un punto di vista relazioanale.
L’incontro con questo ragazzo ha probabilmente agito come un attivatore: non tanto perché fosse “lui”, ma perché ha riaperto una domanda rimasta a lungo in secondo piano. In questi momenti è facile che emerga una narrazione interna molto dura: “non sono interessante”, “non potrei far innamorare nessuno”, “non ho nulla da offrire”. Ma queste sono conclusioni, non fatti.
Essere introversa, avere bisogno di silenzio, di spazi, di autonomia non sono difetti relazionali: diventano un problema solo se misurati con parametri che privilegiano l’estroversione, la disponibilità continua, la performance. Molte relazioni sane si fondano proprio su ritmi lenti, profondità, rispetto degli spazi. Il punto non è “piacere a tutti”, ma incontrare qualcuno compatibile.
Dopo anni in cui la priorità è stata sopravvivere e stabilizzarti, è comprensibile che la sua vita oggi ruoti molto attorno al lavoro e al recupero delle energie. Questo non dice chi è, ma in che fase è. Le relazioni non nascono solo da vite “piene”, ma da persone sufficientemente presenti a se stesse. E lei lo èdiventata, anche se ora fa fatica a riconoscerlo.
Forse la domanda non è “cosa potrei offrire in una relazione?”, ma "chi sono oggi?", che tipo di legame sarebbe rispettoso dei miei tempi e del mio modo di essere?"
Le relazioni non richiedono di essere “interessanti”, ma autentici e disponibili all’incontro. E questo, dalla sua storia, sembra qualcosa che sta lentamente tornando a poter fare. Non forzandosi, ma senza nemmeno darsi già per sconfitta.
Gent.ma utente,
grazie per la sua condivisione. Aver raggiunto con impegno, e un lavoro introspettivo molto lungo, una buona stabilità emotiva e autonomia di pensiero e azione, è un traguardo molto importante per il suo benessere psicologico.
In questi ultimi anni, probabilmente, ha raggiunto una buona consapevolezza di ciò che la può rendere soddisfatta della sua vita nella sfera lavorativa e nella sfera del self-care. Allo stesso tempo, sta osservando che in altre sfere della vita come quella sentimentale e quella degli svaghi, ci sono delle mancanze e non riesce a ricavarne lo stesso livello di soddisfazione e armonia.
Sul piano sentimentale e relazionale è possibile che la sua mente stia mettendo in moto un meccanismo di auto-difesa, creando tutta una serie di suggestioni (come il pensare di non essere interessante), di giustificazioni (pensare di avere poco tempo), di limiti (avere un carattere non facile). Il fine è nobile perché la sua mente la vuole preservare dalle sofferenze patite in passato in questo ambito. Ma, allo stesso tempo, la chiusura verso le nuove opportunità di connessione sminuisce un bisogno fondamentale e l'allontana da valori importanti per l'essere umano. Questo non vuol dire che la ricerca di una relazione debba diventare un obiettivo primario, tutt'altro.
Chieda a sé stessa quali sono i valori che vorrebbe coltivare di più quando si trova con altre persone, come vorrebbe sentirsi in una relazione, quali attività la metterebbero a suo agio e potrebbero portarla ad esperire emozioni positive. Così, sarà più facile ascoltare quella voce interiore che l'ha spinta a scrivere di questi argomenti e chiedere consiglio.
Lo stesso vale per quei valori che potrebbero essere esaltati nell'ambito dell'attività coinvolgenti, delle passioni e degli interessi. Questa sfera della vita umana è di straordinaria importanza perché è un grande veicolo di emozioni positive. Non ascolti la mente sabotatrice e investa tempo di qualità in ciò che potrebbe farla sentire più gioiosa della vita.
Aver raggiunto un buon equilibrio non vuol dire rinunciare a esplorare ulteriori fonti di benessere e a costruire una felicità duratura, poliedrica e flessibile.
Certo, rompere schemi e abitudini, così come uscire dalla propria zona di comfort, implica un giusto sforzo, affrontare dubbi e paure, rimettersi in discussione. Ma, è probabile, che l'avverte anche lei quella inesauribile fiamma che spinge l'essere umano al miglioramento e al cambiamento se necessario. In questi anni ha certamente allenato la capacità di guardarsi dentro e riflettere sulle sue priorità. Le priorità, però, cambiano nel tempo e, soprattutto, cambiano nelle diverse sfere di vita, tutte ugualmente importanti per una maggiore soddisfazione.
Decida lei intorno a cosa deve ruotare la sua vita, non lasci che siano gli eventi a stabilirlo o le routine. Condizioni positivamente il suo futuro ogni giorno, nelle più piccole decisioni, un passo alla volta, seguendo i valori in cui crede.
Rimanendo a disposizione, le auguro il meglio.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Quello che descrivi racconta di un percorso di grande resilienza e crescita personale. Hai attraversato momenti molto difficili, sei riuscita a prenderti cura di te stessa e oggi hai raggiunto autonomia e indipendenza: queste sono basi solide su cui costruire qualunque tipo di relazione, anche se non sempre ci rendiamo subito conto del valore di questi traguardi.
Il fatto che ti percepisca come introversa o riservata non diminuisce il tuo potenziale affettivo: spesso chi ha bisogno di spazi e silenzio è proprio chi sa dare profondità, ascolto e autenticità. Anche l’indipendenza emotiva che hai sviluppato è un punto di forza, perché ti permette di entrare in relazione senza dipendere dall’altro per sentirti completa.
In termini pratici, non è necessario avere un’infinità di interessi o una vita frenetica per essere interessante: ciò che conta è la capacità di essere autentici e presenti. Incontri, appuntamenti e flirt sono strumenti per conoscersi, ma la tua ricchezza interiore e la tua esperienza di vita sono già elementi che possono attrarre la persona giusta.
Se vuoi, puoi provare a esplorare piccoli spazi per vivere socialità e conoscenza senza sentirti obbligata, ad esempio con hobby che ti piacciono o eventi occasionali: anche piccoli passi possono aiutare a sentirti più sicura nel mondo delle relazioni senza snaturare chi sei. La tua attenzione al lavoro e al riposo non è un limite, ma parte della tua struttura personale: l’obiettivo è riconoscere il valore di ciò che già offri.
Con affetto
Dott.ssa Bacchi
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che racconti è molto umano e, soprattutto, coerente con la storia che hai vissuto. Dopo una relazione dolorosa, una depressione e anni spesi a ricostruirti, è naturale che il “muscolo relazionale” sia rimasto a riposo a lungo. Questo non significa che tu non sia capace di amare o di essere amata, ma che hai imparato prima di tutto a sopravvivere e poi a stare in piedi da sola. Ed è una conquista, non un limite.
L’incontro con questo ragazzo ha agito come uno specchio: più che per lui in sé, ti ha messo davanti a una paura profonda, quella di non essere scelta, di non essere “abbastanza” per suscitare amore. Ma attenzione: questa convinzione non nasce da prove reali, nasce da una narrazione interna molto severa che hai costruito negli anni di solitudine e fatica. Il fatto che tu sia introversa, indipendente, bisognosa di spazi e silenzio non ti rende fredda né poco interessante: ti rende semplicemente diversa da modelli più estroversi, spesso sovrarappresentati e idealizzati.
Quando dici “non so cosa potrei offrire in una relazione”, stai guardando te stessa solo dal punto di vista della prestazione (tempo, energie, interessi, leggerezza). Ma una relazione non si costruisce su quanto si fa, bensì su come si è: sulla capacità di ascoltare, di essere presenti, di avere profondità, di rispettare i confini. Tutte qualità che, da ciò che scrivi, sembrano molto tue. Il fatto che oggi la tua vita ruoti molto attorno al lavoro e al riposo non è un difetto di personalità, è una fase della vita, e le fasi cambiano. C’è anche un altro punto importante: dopo anni in cui hai fatto tutto da sola, l’idea di una relazione può spaventare non tanto per il desiderio, quanto per la paura di dover rinunciare a quell’equilibrio faticosamente conquistato. Questo può portarti, senza accorgertene, a pensare che “tanto nessuno si innamorerebbe di me”, che è una forma di protezione dal rischio. Forse il lavoro ora non è chiederti se sei interessante abbastanza, ma iniziare a chiederti che tipo di relazione sarebbe compatibile con la donna che sei diventata, non con quella che pensi di dover essere.
Dott.ssa Gemma Santuccio
Psicologo, Psicologo clinico
Siracusa
Buongiorno,
da ciò che descrive ha avuto dei momenti complessi che ha affrontato e che, indubbiamente, hanno lasciato un segno e un carico. Dalle sue parole emerge "giudizio" verso se stessa (non crede di essere una persona interessante...), ognuno di noi ha tanto da offrire...occorre iniziare ad attenzionarci e valorizzarci...
Buongiorno, il tempo che si è presa dopo la fine della sua precedente relazione è un tempo personale e prezioso, che le è servito per elaborare, ricostruirsi e ritrovare un equilibrio. Non esiste un “tempo giusto” valido per tutti: ognuno ha il proprio ritmo, e il suo va rispettato.
Il fatto che oggi si sia sentita nuovamente attratta da un ragazzo può essere un segnale importante: indica che è tornata a sentirsi pronta a mettersi in gioco, a provare emozioni e ad aprirsi all’altro. Questo, di per sé, è già un passaggio significativo.
È comprensibile restare delusa di fronte a un limite oggettivo, come il fatto che lui sia fidanzato, ma questo non dice nulla sul suo valore o sul fatto che lei “non sia interessante”. L’esito di una conoscenza non definisce chi siamo: ognuno è interessante a modo proprio, con la propria storia, sensibilità e unicità.
Se sente il bisogno di comprendere meglio questo momento della sua vita, di dare spazio a ciò che prova e di lavorare sulla sua autostima e sulla percezione della sua autoefficacia, un percorso di supporto psicologico può essere di grande aiuto.
Rimango a disposizione, anche online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
il suo messaggio restituisce una storia personale densa, attraversata da fasi molto diverse tra loro, e merita di essere letta con rispetto e senza giudizio.

Da una prospettiva sistemico-relazionale, è importante riconoscere innanzitutto che per molti anni lei ha investito le sue energie in una funzione fondamentale: prendersi cura di sé e riorganizzare la propria vita dopo una frattura profonda. La depressione, la precarietà lavorativa, la sofferenza relazionale non sono state solo “eventi”, ma contesti che hanno richiesto una sospensione — quasi una messa tra parentesi — della dimensione affettiva. Questo non parla di un’incapacità di legarsi, ma di una priorità evolutiva diversa in quel momento del suo ciclo di vita.

L’incontro recente con questo ragazzo sembra aver agito come un “evento rivelatore”: non tanto per la persona in sé, quanto perché ha riattivato una domanda rimasta a lungo silenziosa. La scoperta che lui fosse fidanzato ha posto un limite esterno, ma ciò che appare più doloroso è il limite interno che lei ha immediatamente formulato: l’idea che, anche se fosse stato libero, non si sarebbe comunque innamorato di lei. Questa convinzione sembra parlare meno del presente e più di una narrazione su di sé che si è costruita nel tempo, forse come forma di protezione.

Lei descrive tratti — introversione, bisogno di spazio, silenzio, autonomia — che spesso nella nostra cultura relazionale vengono letti come mancanze. In realtà, in un’ottica sistemica, sono caratteristiche che diventano problematiche solo se incontrano contesti che non le riconoscono o non le sanno leggere. Non esistono tratti “giusti” o “sbagliati” in assoluto, ma incastri più o meno possibili.

La solitudine che ha vissuto, e in parte scelto, l’ha resa indipendente e autosufficiente. Questo è stato un fattore di forza, ma oggi sembra trasformarsi in un dubbio: se sto bene da sola, che posto potrei avere in una relazione? e soprattutto cosa potrei offrire? È una domanda comprensibile, ma forse formulata a partire da un’idea molto prestazionale del legame, come se una relazione richiedesse di “avere qualcosa in più” da portare, anziché essere uno spazio di incontro tra due soggettività, ciascuna con i propri limiti e bisogni.

Il fatto che oggi la sua vita ruoti molto attorno al lavoro e al recupero delle energie non dice che lei sia “poco interessante”, ma che il suo sistema di vita è organizzato intorno alla sopravvivenza e alla stabilità. Le relazioni affettive, spesso, non nascono quando ci sentiamo già completi e ricchi di tempo e risorse, ma proprio quando qualcosa inizia a muoversi e a chiedere spazio, come sta accadendo ora.

Più che chiedersi cosa potrebbe offrire, forse potrebbe essere utile domandarsi: che tipo di relazione sarebbe compatibile con la persona che sono oggi? e che significato avrebbe per me riaprirmi a un legame, senza rinnegare la mia autonomia?
Queste sono domande che non richiedono risposte immediate, ma ascolto e tempo. E il fatto che lei oggi se le stia ponendo è già un segnale di cambiamento.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata
Dott.ssa Melania Freni
Psicologo, Psicologo clinico
Aversa
Salve, è prezioso il traguardo di indipendenza che hai raggiunto. La tua reazione rivela però una profezia che si autoavvera: il timore che nessuno possa amarti ti porta a svalutare la tua natura introversa. Essere indipendenti e amare il silenzio non sono difetti, ma tratti di una personalità profonda. La solitudine di questi anni ha eretto un muro difensivo: pensi di non avere nulla da offrire perché misuri il tuo valore sulla performance sociale, non sulla tua essenza. La frustrazione per quel ragazzo è stata la scintilla che ha riacceso il desiderio, ma ha anche risvegliato la paura del rifiuto. Ti suggerisco un percorso psicologico per riscoprire il tuo valore oltre la produttività.
Buongiorno, dal suo racconto emerge un percorso di grande forza e ricostruzione personale, che merita riconoscimento.
L’incontro sembra aver riattivato domande profonde sul suo valore e sulla possibilità di essere la scelta.
Queste domande dicono che forse una parte di lei ha bisogno di essere nuovamente vista e ascoltata.
Un percorso psicologico può aiutarla a rimettere a fuoco chi è oggi e cosa desidera davvero nelle relazioni.
Se lo desidera, possiamo lavorarci insieme con calma e rispetto dei suoi tempi.
Con rispetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà una parte così importante della Sua storia. Dal Suo racconto emerge un lungo periodo di cura di sé, di ricostruzione e di forza: è riuscita a uscire da una fase depressiva, a ritrovare stabilità e indipendenza, e questo non è affatto scontato.
È comprensibile che l’incontro con questo ragazzo abbia riattivato emozioni e pensieri che erano rimasti un pò sullo sfondo per molto tempo.
Colpisce come Lei descriva se stessa in termini molto severi: “non credo di essere una persona interessante”, “non so cosa potrei offrire in una relazione”. Spesso questi pensieri non nascono da ciò che realmente siamo ma dalle ferite lasciate da periodi di solitudine, sofferenza o da relazioni passate che hanno intaccato l’immagine di sé. Essere introversa, avere bisogno di spazi, apprezzare l’autonomia non sono limiti in sé, ma caratteristiche che possono trovare senso e valore in un contesto relazionale adeguato e rispettoso.
Un percorso psicologico può aiutarLa a esplorare con delicatezza questi vissuti: non per “forzare” il desiderio di una relazione ma per comprendere meglio come oggi Lei si vede, che idea ha di ciò che può offrire e di ciò che merita, e se alcune convinzioni su di sé siano davvero Sue o il risultato di esperienze passate.
Un primo colloquio può essere uno spazio sicuro per fermarsi, fare ordine e ascoltarsi senza giudizio, rispettando i Suoi tempi e il momento di vita in cui si trova.

La saluto cordialmente,
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologa

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