Domande del paziente (20)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
le sensazioni di distacco dalla realtà che descrivi, soprattutto dopo giornate frenetiche, possono essere collegate a stati di ansia o a un sovraccarico emotivo. A volte la mente, quando è molto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che sento di dirti è di non leggere quello che è successo con gli occhi della colpa, ma con quelli della comprensione emotiva.
Tu non descrivi il desiderio di lasciare il tuo ragazzo, né il desiderio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ti leggo e mi arriva tantissimo dolore, ma anche tanta consapevolezza. E secondo me è importante che tu capisca una cosa: il fatto che oggi tu stia così male non significa che sarai così per sempre.Quello... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Secondo me la domanda che dovresti iniziare a porti lentamente non è “perché lui non ha lottato abbastanza?”, ma: “io quanto ancora voglio consumarmi cercando risposte da qualcuno che non sa nemmeno darle... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, ti ringrazio per quello che hai scritto, si sente che stai vivendo tutto questo con molta attenzione e sensibilità. Da quello che racconti non emerge nulla di “strano” o preoccupante, ma piuttosto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno a lei,
dal suo racconto emerge una persona molto consapevole di sé, sensibile e probabilmente con un funzionamento emotivo “a basso consumo energetico” nelle situazioni ordinarie, ma capace...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, da ciò che descrive non emergono segnali preoccupanti, ma piuttosto gli effetti di un’importante regolazione del sistema nervoso dopo un periodo prolungato di iperattivazione ansiosa.
Per mesi il...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver condiviso la tua storia. Da quello che scrivi, quello che stai vivendo non è raro dopo momenti di tradimento, segreti o crisi nella coppia, anche se ora siete tornati insieme e la relazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Quello che descrivi ( dolore persistente al polpaccio nonostante tutti gli accertamenti negativi e la presenza di protrusioni spinali non operabili) è... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge una grande lucidità, insieme a un carico emotivo molto pesante che lei sta sostenendo da anni.
Vivere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, mi dispiace per tutto questo che ha descritto. Da quello che leggo sembra ci sia una profonda asimmetria emotiva: lei ha continuato a investire, lui non è riuscito – o non ha voluto – esserci... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, grazie per aver raccontato i quello che hai vissuto. Da quello che descrivi, il quadro è molto compatibile con un periodo di burnout legato allo studio, accompagnato da una forte attivazione ansiosa.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che riferisci può essere effettivamente compatibile con una fase di riduzione dell’iperattivazione ansiosa dopo un periodo prolungato di allerta. Quando il sistema nervoso resta a lungo in... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non è gelosia né fantasia: è una reazione comprensibile a una situazione relazionale oggettivamente complessa e poco chiara. Quando in una coppia uno dei due partner mantiene legami... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quando una persona arriva a chiedere un primo colloquio psicologico porta con sé non solo dei sintomi, ma una storia, delle aspettative, spesso anche una certa dose di vulnerabilità. Per questo... Altro
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
quello che racconta arriva con molta chiarezza: stare nello stesso ambiente di lavoro con una persona che si ama ancora, e sentirsi trattata come invisibile, fa davvero male. È una situazione che può far sentire rifiutate, confuse e anche un po’ impotenti, quindi la sua sofferenza è assolutamente comprensibile.
Allo stesso tempo, provo ad offrirle uno sguardo leggermente diverso: il comportamento del suo ex, per quanto duro, parla più di lui che di lei. L’evitamento così marcato spesso è un modo (non molto maturo, ma frequente) per gestire il disagio, il senso di colpa o emozioni che non si riescono ad affrontare. Non è necessariamente paura di lei, né un giudizio sul suo valore.
Capisco il desiderio di recuperare almeno un rapporto cordiale, anche per lavorare meglio. Può provare, se se la sente, a fare piccoli passi molto semplici e “neutri”, come un saluto educato quando capita. Non tanto per ottenere una risposta da lui, ma per rimanere coerente con il tipo di persona che vuole essere. È importante però mettere in conto che lui potrebbe non ricambiare, almeno per ora.
Un punto importante riguarda anche i pensieri che accompagnano questa situazione: frasi come “sono invisibile” o “non esisto” sono comprensibili, ma rischiano di aumentare ancora di più il dolore. Provare a riconoscerli come pensieri legati alla sofferenza del momento (e non come verità assolute) può aiutarla a non farsi travolgere completamente.
Infine, si dia anche il permesso di prendersi cura di sé e del suo tempo emotivo: il fatto che lei sia ancora innamorata rende tutto più intenso. Elaborare questa perdita, con calma, è un passaggio importante per stare meglio, indipendentemente da come si comporterà lui.
Resto a disposizione e le mando un caro saluto.
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Quello che descrive può essere molto faticoso da vivere, ma è anche importante sottolineare che i meccanismi che racconta sono comprensibili e modificabili con un lavoro psicoterapeutico. Da ciò che descrive, sembra che nelle situazioni in cui si sente osservata si attivi una forte ansia legata al giudizio. Questo porta alla comparsa di pensieri automatici come “non sono all’altezza” o “mi vedono strana”, che vengono vissuti come veri e generano blocco, rigidità e perdita di spontaneità.
Si crea così un circolo vizioso: pensieri negativi -ansia - difficoltà nel comportamento - autocritica - calo dell’autostima.
La sensazione di “blocco” che descrive è una reazione automatica del sistema nervoso di fronte a una percezione di minaccia. Allo stesso modo, il “proiettare” sugli altri giudizi negativi è un meccanismo frequente quando ci si sente insicuri.
Questi processi sono comuni e meno insoliti di quanto possa sembrarle, in un percorso cognitivo-comportamentale si lavora per riconoscere i pensieri automatici senza considerarli fatti, ridurre l’autocritica, tollerare meglio l’ansia e recuperare gradualmente spontaneità attraverso l’esperienza.
Un caro saluto
Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, da quello che leggo mi pare tu sia una studentessa profondamente coinvolta nel proprio percorso formativo, che nonostante timidezza, sensibilità e una base di autostima fragile, sceglie comunque di esporsi, partecipare e mettersi alla prova. Questo è già, di per sé, un elemento significativo di risorsa personale.
La difficoltà principale sembra risiedere nel tipo di feedback ricevuto: osservazioni percepite come contraddittorie o poco chiare (“non sei stata precisa” e, al contrario, “non devi essere troppo precisa”) possono generare disorientamento e minare il senso di efficacia.
È comprensibile che un rimprovero espresso al plurale possa essere vissuto come personale, soprattutto in presenza di una particolare sensibilità al giudizio. Questo non indica una fragilità, ma una maggiore ricettività emotiva, che può diventare una risorsa se adeguatamente riconosciuta e gestita.
Un passaggio importante riguarda la distinzione tra il proprio valore e il riconoscimento esterno: il fatto che partecipi attivamente, colleghi conoscenze e ti esponga, indica competenze e motivazione, indipendentemente dal riscontro immediato ricevuto. In questo senso, il rischio è quello di attribuire un peso eccessivo al giudizio del singolo docente, perdendo di vista una valutazione più ampia e realistica di sé.
Dal punto di vista pratico, potrebbe essere utile promuovere una comunicazione più diretta e chiarificatrice, ad esempio chiedendo cosa, nello specifico, renda una risposta più adeguata o completa. Questo non rappresenta un atto difensivo, ma un tentativo di costruire un terreno di comprensione reciproca.
Infine, il cambiamento percepito nel comportamento del professore non necessariamente è riconducibile a fattori personali: può riflettere variabili legate al contesto, al ruolo o alle aspettative didattiche. Evitare interpretazioni esclusivamente auto-riferite può aiutare a contenere vissuti di svalutazione.
In conclusione, è importante che continui a riconoscere il proprio impegno e i propri progressi, coltivando al contempo contesti e relazioni in cui tu possa sentirti valorizzata e compresa.
Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi dispiace molto per quello che è successo. La perdita improvvisa di tua madre, avvenuta in modo così rapido e sconvolgente, è un’esperienza che può lasciare un impatto molto forte. Essere stata presente in quei momenti e aver vissuto direttamente ciò che è accaduto può rendere i ricordi particolarmente intensi e difficili da “metabolizzare”, ed è comprensibile che tornino sotto forma di immagini e flashback.
Anche il senso di vuoto che descrivi e la difficoltà a fare i conti con il distacco sono reazioni frequenti quando una perdita arriva senza alcun preavviso. A differenza di altre situazioni in cui si ha il tempo di prepararsi, qui tutto è accaduto in modo improvviso, e questo può rendere più complesso il processo di elaborazione.
Il percorso che hai iniziato con la psicologa è un passo importante. Il suggerimento di affiancare una valutazione psichiatrica può essere utile per aiutarti a gestire l’intensità di ciò che stai vivendo, così da sostenere meglio anche il lavoro terapeutico che stai già facendo.
È un processo che richiede tempo e gradualità: non c’è un modo giusto o veloce per attraversarlo. Continuare a parlarne e a chiedere supporto può aiutarti, passo dopo passo, a trovare un modo per stare in questo dolore senza esserne completamente sopraffatta.
Un caro saluto
Sono una ragazza di 28 anni, studentessa fuori corso all'università e sto cercando lavoro (che non riesco a trovare). Mi sento emotivamente/mentalmente distrutta, ho problemi in famiglia, soprattutto con mio padre non vado per niente d'accordo, mi giudica su ogni cosa che faccio e che dico, specialmente sulla questione del cibo e sull'università, tanto che mi sono state dette frasi molto pesanti come ad esempio il fatto che sono un fallimento e che con me ha fallito e questo mi ha destabilizzato tanto, mi sento la pecora nera della famiglia poiché vengono fatti paragoni tra me e mio fratello e non mi sono mai sentita all'altezza proprio per questa differenza che viene fatta; mio fratello prova a difendermi ma con scarsi risultati, tanto che mio padre per ripicca usa il silenzio punitivo e ancora oggi è una settimana che non ci parliamo.
Inoltre ho subìto dei lutti ravvicinati che mi hanno portato a chiudermi molto in me stessa, soffro d'ansia e panico costante, e non riesco a gestire il tutto.
Provo costantemente una sensazione di vuoto e malessere dentro, non so cosa fare, mi sento inutile, non so come andare avanti, mi sento proprio impotente...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi restituisce l’idea di un momento molto complesso, in cui si stanno intrecciando diverse fatiche: le difficoltà legate all’università e alla ricerca di lavoro, le tensioni in famiglia e i lutti ravvicinati che hai vissuto. È comprensibile che tu possa sentirti emotivamente e mentalmente esausta.
Il rapporto con tuo padre, per come lo racconti, sembra essere fonte di forte sofferenza, soprattutto per i giudizi, i paragoni e le modalità comunicative che descrivi, come il silenzio. Situazioni di questo tipo possono incidere profondamente sul modo in cui ci si percepisce e sul senso di valore personale.
Anche l’ansia, il panico e quella sensazione di vuoto e impotenza che riporti possono essere il segnale di un sovraccarico emotivo importante. Quando tante difficoltà si presentano insieme, può diventare davvero difficile riuscire a gestirle da soli.
In questo momento potrebbe essere molto utile non restare sola con tutto questo. Un percorso psicologico può offrirti uno spazio in cui comprendere meglio ciò che stai vivendo, lavorare sull’ansia e trovare modalità più sostenibili per affrontare sia il contesto familiare sia questo periodo della tua vita.
Non è necessario avere subito tutte le risposte: a volte il primo passo è proprio fermarsi e iniziare a dare un senso a ciò che si prova, con il supporto adeguato.
Un caro saluto
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Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…