Domande del paziente (38)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che racconta sembra che sua figlia stia vivendo con molta fatica alcune situazioni legate al mangiare, al punto che l’ansia si manifesta anche attraverso il corpo, prima ancora dell’esperienza...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quando si è stati feriti, il corpo impara a proteggersi: la paura non è un difetto, è un tentativo di difesa, di protezione. Allo stesso tempo, il bisogno intenso di attenzioni e certezze...
Altro
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
mi dispiace molto per quanto sta vivendo, soprattutto in un contesto lavorativo.
Può fare molto male trovarsi davanti a questa distanza, ancora di più quando il sentimento è presente.
Mi colpisce che lei si senta invisibile, quasi come "di non esistere" e quanto dolore le restituisca il suo comportamento.
Credo sia importante dare spazio a ciò che questa esperienza muove dentro di lei, anche in un percorso terapeutico.
Un gentile saluto,
Dott.ssa Elena Petitti
Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che sta vivendo.
Sì, può succedere di sentirsi così quando la propria vita cambia in modo così brusco. Ma il senso di colpa non è una verità su di lei, è qualcosa che le si attiva dentro una situazione difficile.
E non dice nulla del suo valore né la rende un peso.
Sono vissuti che meritano spazio, ascolto ed elaborazione in un percorso terapeutico.
Dott.ssa Elena Petitti
Buongiorno,
vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Mi colpisce quello che porta, apprezzo molto il modo in cui continua a cercare un incontro autentico, non superficiale.
In ciò che racconta non si intravede affatto una persona “banale”, ma qualcuno che desidera essere incontrato davvero. E quando questo non accade, è comprensibile che il dubbio ricada su di sé, ma questo livello di analisi è superficiale. Quel dubbio in realtà parla di dinamiche relazionali e di movimenti più profondi, non sempre consapevoli.
Più che cercare cosa “le manca”, può essere prezioso spostare lo sguardo su come vive lei l’incontro: cosa sente, cosa si attiva, anche nel corpo. Mente e corpo sono sempre in dialogo, così come la nostra storia, anche nelle sue parti più inconsce.
Se sente che questo tema ritorna, un percorso psicologico può essere uno spazio in cui esplorarlo e ritrovare un senso di sè più autentico, con uno sguardo che tenga conto anche di ciò che non è immediatamente visibile o subito comprensibile.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
sta facendo un lavoro importante, e il fatto che riesca a cogliere anche piccoli cambiamenti dice molto di come si stia muovendo dentro questo percorso.
Quello che descrive è qualcosa che spesso accade: mentre una parte di sé inizia a sentirsi più stabile, il corpo può avere tempi diversi. Non è un segnale che “non sta funzionando”, ma piuttosto che il sistema nervoso autonomo, responsabile di molte reazioni corporee, che bypassano la nostra consapevolezza e volontà, sta ancora imparando, passo dopo passo, a uscire da uno stato di allerta e a ritrovare un senso di sicurezza più stabile.
Mente e corpo, infatti, non sempre vanno allo stesso ritmo: integrarli significa permettere anche al corpo di raggiungere, con i suoi tempi, quel senso di maggiore stabilità che lei sta già iniziando a costruire a livello più mentale.
Integrare sempre di più il lavoro tra mente e corpo può essere un passaggio importante: ascoltare, dare spazio ed esplorare i segnali che il corpo invia permette di accompagnare questo processo in modo più profondo.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Buongiorno,
ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
Grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
mi colpisce quanto lei sia stata capace di ascoltarsi e di darsi tempo: ci ha pensato per un anno prima di scrivere, e questo racconta già una grande attenzione verso ciò che sente.
Dentro quello che descrive non c’è nulla di “sbagliato”. C’è, piuttosto, una storia emotiva che prova a trovare degli spazi in cui sentirsi vista, compresa, riconosciuta. E quando dice che con lui si sente capita, quello è un punto molto prezioso: parla di un bisogno profondo, non di un errore.
Ha senso che, nella sua esperienza, la differenza di età si intrecci con una percezione di maggiore sintonia o sicurezza. Non è qualcosa da giudicare, ma da esplorare con delicatezza: spesso ciò che ci attrae ha a che fare con parti di noi, anche inconsce, che cercano una forma di contatto, di regolazione, di significato.
Il “perché” non è mai una risposta semplice o immediata, ma un percorso. Un percorso che tiene insieme mente e corpo, emozioni e storia personale, e che può aiutarla a dare un senso più profondo a ciò che vive oggi nelle relazioni, senza ridurlo a qualcosa che “non va”.
Se sente che questo dubbio la accompagna da tempo, potrebbe essere davvero uno spazio prezioso da portare in un percorso di conoscenza ed evoluzione personale, che includa uno sguardo che tenga conto anche di ciò che non è subito evidente.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che racconta è molto chiaro, soprattutto nel passaggio tra un periodo in cui si sentiva stabile e un momento in cui qualcosa è cambiato.
Non è raro che eventi emotivamente significativi, come il divorzio dei suoi genitori, possano riattivare un sistema che in passato era già sensibile all’ansia. Anche se razionalmente può sembrare “slegato”, il corpo e il sistema nervoso registrano questi passaggi anche al di là della consapevolezza cosciente e possono tornare in uno stato di maggiore allerta.
Non è quindi un “passo indietro”, ma qualcosa che si riattiva e che chiede di essere compreso in modo diverso.
Nel suo racconto si sente anche quanto la routine, prima, fosse un elemento regolante importante: teneva insieme mente e corpo, riempiva, dava ritmo. Quando questo equilibrio si è modificato, è come se si fosse creato più spazio… e quello spazio viene facilmente occupato dall’ansia.
A volte il punto non è tanto tornare a prima, ma provare a stare, poco alla volta, in ciò che succede adesso: a quello che si attiva quando resta sola, a ciò che sente, a quel movimento che la porta ad allontanarsi. Anche se oggi è faticoso, ha un senso dentro il momento che sta attraversando.
È proprio partendo da questo che, piano piano, qualcosa dentro può iniziare a rimettersi insieme, e a ritrovare un senso di maggiore stabilità e sicurezza.
Se sentirà il bisogno di approfondire, un percorso psicologico può essere uno spazio in cui dare significato a tutto questo, con uno sguardo che tenga conto anche di ciò che non è immediatamente visibile.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera,
quella che descrive è una situazione più frequente di quanto si pensi, e capisco quanto possa essere faticoso trovarsi ogni giorno a confrontarsi con questo rifiuto.
Da come lo racconta, sembra che per sua figlia il cibo non sia solo una questione di gusto, ma qualcosa che coinvolge anche aspetti più profondi, che meritano di essere compresi.
In questi casi, più che insistere sul “farle assaggiare”, può essere utile provare a capire che funzione ha per lei questa modalità.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio per leggere meglio tutto questo e accompagnarla in modo più mirato.
Se vorrà, resto a disposizione.
Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera,
quello che racconta arriva in modo molto chiaro, soprattutto in quel senso di confusione e di “non direzione” che sembra attraversare più aspetti della sua vita.
Da come lo descrive, non emerge tanto una mancanza di impegno, quanto una fatica a trovare qualcosa che davvero lo agganci, come se tutto risultasse poco significativo o rapidamente spento.
In questa ricerca della “scintilla” può diventare facile sentire che niente abbia valore o possibilità, e da lì arrivare a percepirsi bloccato, senza alternative chiare davanti.
Più che forzarsi a trovare subito una risposta, può essere importante iniziare a restare un po’ dentro questa sensazione di blocco e insoddisfazione, per capire cosa sta cercando di dirle e cosa in questo momento non trova ancora spazio per emergere.
Può essere utile esplorare questi temi all’interno di un percorso psicologico di conoscenza di sé, proprio per dare un senso più profondo a ciò che si sta vivendo e non restare soli in questa ricerca.
Se sentirà il bisogno di approfondire, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera,
quello che racconta arriva molto chiaramente, soprattutto in quel senso di “essere ferma” in una fase in cui qualcosa sembra essersi bloccato.
Da come lo descrive, non è tanto una questione di essere “sbagliata” o “non abbastanza”, ma di trovarsi in un momento in cui gli equilibri stanno cambiando e non si sono ancora riorganizzati.
Ci sono momenti in cui il tempo sembra dilatarsi, e in quello spazio iniziano a farsi sentire pensieri su di sé che rischiano di diventare molto convincenti, come se dicessero qualcosa di vero su di noi. Ma spesso non raccontano affatto chi siamo davvero.
Più che provare a cambiarli, può essere interessante avvicinarsi a ciò che si muove sotto: spesso questi passaggi toccano qualcosa di più profondo e magari non ancora consapevole, che non è subito chiaro.
Se sentirà il bisogno di approfondire, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive ha molto senso. Alcuni luoghi non sono mai solo “luoghi”: restano dentro, anche nel corpo.
Quella sensazione al petto può essere il segnale che lì si riattiva qualcosa legato alla sua esperienza, anche se non è subito chiaro a parole.
Non è tanto una questione di capire se sia positivo o negativo, quanto di riconoscere che quel luogo, per lei, tocca qualcosa.
Il fatto che le venga da restare è già un elemento importante: può essere proprio uno spazio da cui partire per capirsi un po’ di più.
Se vorrà approfondire, resto a disposizione.
Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,
quello che racconti arriva forte e chiaro, soprattutto nel modo in cui descrivi questo cambiamento dentro di te, come se qualcosa a un certo punto si fosse spostato.
La perdita della tua nonna è stato un evento molto importante, e il fatto che sia rimasta così dentro, senza aver trovato davvero uno spazio dove poter essere condivisa, può aver lasciato qualcosa che continua a farsi sentire, anche quando non riesce a prendere forma nelle parole, ma passa più attraverso quello che provi.
A volte quello che viviamo non si traduce immediatamente in ciò che pensiamo o diciamo, ma resta più in profondità e trova modi diversi per emergere.
Nel tuo racconto si vede quanto sei capace di sentire, di esserci, di capire gli altri: non è qualcosa da nascondere, ma una parte molto preziosa di te.
Più che trovare subito una risposta, può diventare importante avere uno spazio in cui non dover più tenere tutto dentro, e iniziare, poco alla volta, a dare un posto anche a quello che finora è rimasto senza.
Non è qualcosa da “far passare”: è qualcosa che chiede di essere visto.
Se sentirai che può essere il momento, parlarne con una/un professionista può essere un primo passo per iniziare a mettere insieme quello che senti e quello che vivi, senza doverlo affrontare da sola.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
solitamente i sogni non vengono interpretati in modo “standard” o universale. Il loro significato non può essere separato dalla storia personale e dal momento di vita di chi li fa: lo stesso sogno, per persone diverse, può avere significati molto differenti.
Per questo motivo non è possibile dire se un sogno sia “positivo” o “negativo” in senso generale. In psicoanalisi il sogno è considerato una via privilegiata per accedere a ciò che non è consapevole, ma il suo senso emerge davvero solo all’interno di un percorso in cui può essere esplorato e collegato all’esperienza della persona e alla relazione con il terapeuta o con l’analista.
Se sente il desiderio di approfondire, può essere utile portarlo all’interno di un percorso terapeutico a orientamento psicodinamico, analitico, o in un’analisi, dove può essere compreso nel suo significato inconscio più profondo, in relazione alla sua esperienza e alla sua soggettività.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive arriva in modo molto chiaro, soprattutto in quella sensazione di bloccarsi, irrigidirsi e sentirsi subito sotto giudizio, anche quando fuori non c’è nulla di esplicito.
Da come lo racconta, sembra attivarsi una sorta di voce interna molto critica e svalutante, che entra proprio nei momenti in cui per lei qualcosa è più nuovo o esposto. Spesso, in questi casi, non è tanto “mancanza di forza”, ma un meccanismo più profondo, che prende il nome di "sabotatore interno" e che si è sviluppato con l'intento di proteggere… ma che in realtà non fa altro che stabilizzare la sofferenza
Non è qualcosa che si spegne semplicemente “non ascoltandolo”, perché si muove a un livello più automatico e profondo.
Più che combatterlo, può diventare importante iniziare a riconoscerlo e capire quando si attiva e cosa porta con sé. È da lì che si può iniziare, piano piano, a interrompere questo circolo e ritrovare un modo più libero di stare e di essere.
È un lavoro che si può fare, il suo sabotatore interno non è qualcosa che la definisce, ma qualcosa che può essere compreso e trasformato.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
Mi rendo conto di dover interrompere una relazione con un uomo che amo ancora tanto ma con il quale sapevo già che non ci sarebbe stato futuro perché molto più giovane di me. La ragione mi dice di prendere la decisione, il cuore no. Inoltre questo amore mi impedisce di accettare la compagnia di persone più adatte a me per età e cultura. Come gestire tutto questo? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco ciò che descrive: in molti casi quando c’è un legame importante, la "testa" da sola difficilmente riesce a chiudere ciò che emotivamente è ancora aperto.
Più che forzarsi a prendere una decisione nell'immediato, può essere importante capire cosa rende questo legame così difficile da lasciare, anche sapendo che non ha futuro.
È qualcosa che difficilmente si scioglie in autonomia o in poche parole: un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a quello che sta vivendo e, piano piano, a sciogliere questo conflitto, così che la scelta non resti solo nella testa ma trovi spazio anche dentro di lei.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buona sera, grazie per aver scritto.
Leggendo ciò che racconta, è evidente quanto possa essere faticoso trovarsi in una situazione in cui da una parte il controllo del corpo sembra dare stabilità e sicurezza, mentre dall'altra il pensiero sul cibo e sul peso diventa sempre più presente e difficile da tenere a distanza.
Quello che descrive può creare confusione: ciò che inizialmente sembra riguardare soprattutto l’estetica, col tempo si intreccia con aspetti più profondi che chiedono spazio e ascolto.
Capisco il desiderio di proteggere i suoi genitori, ma a lungo andare tenere tutto dentro non risolve davvero quello che sta vivendo, anzi, tende ad amplificarlo.
Non serve trovare subito le parole giuste, l’importante è non restare da sola in questo momento così delicato.
Può essere il momento di iniziare a trovare uno spazio per lei, attraverso un percorso psicologico, per rimettere al centro il suo benessere e capire meglio cosa sta succedendo e di cosa ha bisogno.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Petitti
Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
Avrei bisogno di un vostro parere grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver scritto.
Dopo un intervento importante e un cambiamento così concreto del corpo, è comprensibile che anche il modo di vivere la relazione si sia trasformato e oggi le risulti difficile riconoscere ciò che sta accadendo. A volte non è immediato capire come tenere insieme ciò che è cambiato dentro di sé e nel rapporto con l’altro, e questo può lasciare una sensazione di distanza e di spaesamento.
Più che cercare una spiegazione unica, può essere utile dare spazio a ciò che sta vivendo lei, così com’è, senza forzarlo dentro risposte immediate. Dentro questo spazio, spesso si inizia anche a vedere con più chiarezza cosa sta accadendo e di cosa si ha bisogno.
Se sente che questo momento merita attenzione, può essere il punto da cui iniziare a rimettere un po’ d’ordine in ciò che oggi è confuso.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
Salve, sono una ragazza di 28 anni e da circa un’annetto soffro di ansia anticipatoria. Ho paura di perdere le persone che amo, prima i miei genitori e ora che convivo e sono incinta il mio compagno. Vivo costantemente con l’ansia, evito di allontanarmi in auto con lui perché ho paura. So di aver bisogno di un supporto psicologico ma attualmente non posso andare e quindi vorrei sapere se esiste qualche modo per lavorare su me stessa
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve. La convivenza e la gravidanza sono passaggi che, oltre alla gioia, possono muovere paure più profonde legate ai legami e alla perdita. I pensieri che tornano continui e il blocco con l'auto sono il modo in cui la sua mente, il suo corpo e il suo sistema nervoso cercano con molta tenacia di proteggerla e controllare questa paura, rimanendo però in uno stato di allarme costante per essere pronta a difendersi.
Voglio essere sincera con lei: non esiste un modo per fare un lavoro profondo su questo da sola, perché la mente che crea la paura è la stessa che cerca senza sosta di controllarla, intrappolandola in un circuito chiuso. Per disinnescare questo meccanismo e permetterle di abbassare le difese, è necessario un percorso psicologico in cui dare un senso a ciò che sta accadendo, per poi trasformarlo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Petitti
Premetto che non ho nessuna patologia o malattia diagnosticata.
Il mio problema è che mi sento così inutile, mi sento sola ogni giorno anche se ho le persone intorno, io sono totalmente apatica, penso sempre che tutti in realtà mi odino, sono sempre lì zitta e tranquilla sento di essere una brava persona ma di non essere abbastanza per nessuno,non sento di avere uno scopo nella vita.
Ogni giorno mi sento sempre più a pezzi, perché mi sento così? Stamattina mi sono detta oggi devo essere positiva con me stessa ma quando sono tornata a casa ho pianto.
tutti sono felici io non ci riesco, perché non ho niente di bello nella mia vita, ho paura di sentirmi per sempre così
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
La ringrazio molto per aver condiviso questo vissuto così profondo.
Vivere un senso di solitudine pur avendo le persone intorno, muoversi nell'apatia e dubitare del proprio valore sono esperienze che tolgono il fiato. La paura di rimanere intrappolati in questa nebbia è legittima, ma in realtà spesso è proprio quando non funzionano più le risposte del passato che si crea lo spazio per cercare una stabilità nuova, più autentica.
Non c'è nulla di sbagliato o di rotto in lei e nemmeno in questo pianto che è esploso dopo aver cercato di farsi forza da sola per tutto il giorno. Al contrario: è il modo in cui la sua parte più autentica sta cercando di rompere quel guscio di apatia per chiedere una trasformazione. Questa sofferenza ha solo bisogno di essere vista, accolta e accompagnata verso una profonda evoluzione interna.
Trovare uno spazio protetto, attraverso un percorso psicologico, può essere il primo passo fondamentale per dare finalmente una lingua a ciò che sta sentendo.
Dia ascolto a ciò che chiede di essere visto,
Un caro saluto
Autore
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