Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando n

27 risposte
Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Ciao ! mi sento di dirti che hai costruito il suo benessere su una routine ferrea (palestra, ordine, pulizia, orari spaccati). Questo è un tipico meccanismo di difesa: finché la mente è occupata nel "fare", non devi "sentire". Il divorzio dei genitori ha rotto l'illusione di controllo. Quando hai smesso di andare in palestra, lo spazio vuoto è stato invaso dall'angoscia, che hai interpretato come attacchi di panico. Quello che tu chiami "scocciarsi" o "giornata monotona" è in realtà ansia da separazione e paura del vuoto pneumatico. Svegliarsi alle 6:30 e finire tutto alle 9:00 la mette davanti a ore di "nulla" che tu non sai abitare. La fuga verso casa della suocera o della sorella è un comportamento di evitamento: non stai fuggendo dalla noia, stai fuggendo da te stessa e dai pensieri sul fallimento del legame dei genitori, che proietti sulla sua nuova convivenza.+ in sintesi non devi "tornare come prima", ma evolverti oltre, integrando il dolore del divorzio dei suoi nella sua nuova vita adulta, smettendo di usare la routine come un'armatura.

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Dott.ssa Silvia Sorà
Psicologo, Sessuologo
Selvazzano Dentro
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso il suo racconto: è estremamente ricco di particolari e dettagli, il che mi permette di visualizzare bene le sue giornate. Al tempo stesso, emerge una certa frammentarietà che meriterebbe di essere esplorata meglio.
Le routine che ha descritto sono un tassello importante, ma per rispondere al suo lecito interrogativo e comprendere la natura del malessere che avverte — oggi come in passato — sarebbe utile indagare cosa accade 'dietro' queste abitudini. Ad esempio, quali emozioni accompagnano i diversi momenti della giornata e se ci sono dei fili conduttori tra ciò che prova ora e le sue esperienze precedenti.
Purtroppo non esiste un’unica soluzione immediata, ma esistono diverse strade percorribili per dare un senso nuovo alla sua storia e trovare un equilibrio più sereno. Se lo desidera, sono disponibile ad approfondire questi aspetti insieme, anche attraverso un consulto online.
Ti auguro una buona giornata.
Dott.ssa Silvia Sorà
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da quello che racconta sembra che il suo equilibrio, costruito nel tempo con impegno, si sia modificato in seguito a un evento emotivamente impattante come il divorzio dei suoi genitori. In queste situazioni può accadere di sentirsi più vulnerabili e di percepire che ciò che prima funzionava ora non sia più così stabile, proprio perché si è in una fase in cui è necessario ricostruire un nuovo equilibrio.
Non significa che è tornata indietro, ma che sta attraversando un momento di assestamento. Il fatto che riesca comunque a gestire parte della sua giornata e a stare da sola indica che le risorse che ha acquisito nel tempo sono ancora presenti.
Se sente però che la fatica nel gestire questa fase aumenta, potrebbe essere utile riprendere un percorso di sostegno psicologico, così da consolidare gli strumenti che già possiede e affrontare con maggiore stabilità questo cambiamento.
Resto a disposizione,
un caro saluto
Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Milano
Gentilissima,
Probabilmente questo periodo di “vuoto” si accompagna alla paura e ad una solitudine interiore… può sembrare retorica dirle che senza dubbio ha le risorse per completare i suoi spazi vuoti, a volte è importante guardarsi con altri occhi e prendere consapevolezza che la prigione è nella nostra mente, ma la chiave nella nostra tasca… e forse il lavoro psicologico è aiutare l’altro a trovare questa chiave.
Ringraziandola la saluto…
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Dott.ssa Valeria Salvatore
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Ciao, intanto grazie per esserti raccontata! Capisco il tuo sconforto ma ricorda che il ritorno dell'ansia è una reazione fisiologica al forte stress del divorzio dei tuoi e non un tuo fallimento. Non aver paura di non superarlo. Sei già stata al 100% e quella versione di te esiste ancora, è solo temporaneamente nascosta da questo evento doloroso. Visto che in passato hai fatto un percorso che ti ha portata al 100%, ricordi quali erano gli strumenti o i pensieri che ti aiutavano di più a gestire l'ansia in quel periodo?
Buon pomeriggio,
da quello che descrive non sembra che “sia tornata come prima”, ma che si sia attivato un momento di riequilibrio dopo un cambiamento importante (il divorzio dei suoi genitori).
Il suo sistema, che funzionava molto bene con routine, attività e mente impegnata, ha perso alcuni punti di equilibrio (palestra, ritmi, stimoli) e ha iniziato a riattivare ansia e controllo.
Un elemento chiave che emerge è questo: più la mente resta “vuota”, più si riempie di ansia.
Infatti lei stessa lo dice: prima aveva giornate piene e stava bene, ora fa tutto entro le 9 e poi fatica a riempire il tempo.
Le lascio alcune domande operative:
- cosa faceva prima che teneva la mente attiva oltre la mattina?
- cosa potrebbe reintrodurre, anche in modo graduale (es. attività fisica, impegni programmati)?
- cosa succede dentro di lei tra le 9 e il momento in cui decide di uscire?
Dal punto di vista strategico, la direzione non è “tornare come prima”, ma ricostruire una routine funzionale per l’oggi, evitando che le giornate restino vuote e vengano riempite dall’ansia.
Anche il fatto di uscire per cercare compagnia funziona nel breve, ma rischia di mantenere la difficoltà a stare da sola. L’obiettivo è tornare gradualmente a stare nel suo spazio, non forzandosi, ma strutturando meglio il tempo.
Rispetto al sonno: svegliarsi presto non è il problema in sé, lo diventa se la giornata non è organizzata dopo.
Il fatto che lei sia già riuscita in passato a stare molto bene è una grande risorsa: significa che il suo sistema sa funzionare, va solo riattivato in modo mirato.
Se sente che da sola fatica, può essere utile un supporto: esistono anche percorsi brevi e focalizzati, che lavorano proprio su questi meccanismi e aiutano a rimettere in equilibrio la routine e la gestione dell’ansia in tempi contenuti.
Non sembra una situazione “bloccata”, ma una fase in cui serve rimettere struttura dove ora c’è vuoto.
Dott.ssa Melania Monaco
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, da ciò che descrive sembra che il divorzio dei Suoi genitori e i cambiamenti nella routine abbiano riattivato un’ansia già presente in passato. In questi casi può succedere che la mente inizi a temere soprattutto i momenti di solitudine e che si cerchi sollievo uscendo di casa o stando con qualcuno, ma questo nel tempo può mantenere il problema.
Il fatto che prima stesse meglio con giornate più strutturate non è insolito: quando la mente è più vuota, può concentrarsi maggiormente su sintomi e paure. Proprio perché desidera tornare a sentirsi più libera e serena anche da sola, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a lavorare su ansia, panico e bisogno di fuga, soprattutto considerando che in passato Le è già stato utile.
Le auguro una buona serata.
Dott.ssa Ilaria Incoronata Viggiani
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti Scalo
Salve,
la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo.
Quello che descrive oggi non è affatto “strano” o incomprensibile. Ci sono alcuni passaggi della sua storia recente che possono aver avuto un impatto profondo: la convivenza, che rappresenta un momento importante nella vita; la perdita; il divorzio dei suoi genitori. Anche quando siamo adulti, eventi familiari così significativi possono smuovere vissuti profondi di instabilità, perdita o cambiamento degli equilibri affettivi. A volte questi movimenti interni non si manifestano subito in modo evidente, ma trovano una via attraverso il corpo e l’ansia. È come se una parte di lei si fosse sentita improvvisamente meno “al sicuro” e avesse iniziato a cercare appoggi esterni più concreti: la presenza degli altri, uscire di casa, tenersi impegnata.
Mi colpisce molto il fatto che lei descriva due elementi centrali: da un lato, prima aveva una “mente piena”, occupata da attività, routine e movimento; dall’altro, ora parla di una “mente vuota” che tende a riempirsi di pensieri sgradevoli. Questa differenza è importante. Quando lo spazio interno appare vuoto, può diventare difficile da abitare, e allora diventa naturale cercare all’esterno qualcosa che lo riempia o lo renda più tollerabile.
Sembra emergere una fatica a stare da sola con se stessa, e questo può attivare l’ansia o la spinta ad andare via. Il bisogno degli altri, in questo momento, è comprensibile e non va visto come un fallimento, può essere pensato come un sostegno temporaneo.
Comprendo il suo desiderio di tornare a sentirsi libera di stare a casa, di non dipendere dagli spostamenti e di riappropriarsi delle sue giornate. Tuttavia, penso che l’obiettivo non dovrebbe essere “tornare come prima” in modo identico: per quanto comprensibile, questo desiderio rischia di trasformarsi in una pressione molto forte su di sé. Lei oggi non è più esattamente nella stessa situazione di prima, perché nel frattempo sono accaduti eventi significativi. Più che tornare indietro, potrebbe essere più utile costruire un nuovo equilibrio, che tenga conto anche di ciò che è cambiato dentro di lei.
Infine, una cosa importante: la sua paura di “non superare” è comprensibile, ma la sua storia dimostra il contrario. Questo momento sembra dirle che c’è qualcosa dentro che ha bisogno di essere ascoltato e accolto, forse in modo diverso rispetto al passato.
Se ne ha la possibilità, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico, non perché “è tornata indietro”, ma perché si trova in una fase nuova della sua vita, che merita uno spazio di comprensione.
Dentro di lei ci sono molte risorse, bisogna, con pazienza, aiutarle a riemergere.
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Da come lo descrive, sembra che la perdita di alcune abitudini che le facevano bene, insieme a un momento familiare delicato, abbiano riattivato l’ansia.
In questi casi, il “vuoto” nella giornata può diventare difficile da sostenere e portarla a cercare sollievo uscendo o stando con qualcuno.
Più che tornare a prima, può essere utile ripartire da piccoli passi concreti: provare a reinserire gradualmente attività che le davano stabilità, riorganizzare le sue mattine con qualcosa di definito e dedicarsi a spazi per sé.
Il fatto che in passato sia stata meglio è un segnale importante.
Se sente che da sola è difficile, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a orientarsi e a trovare un nuovo equilibrio.

Resto a disposizione
Dott.ssa Giorgia Signorini
Psicologo, Psicologo clinico
Riccione
Cara utente, nei momenti di difficoltà o di cambiamento può capitare di sentirsi un po’ smarriti e immagino il suo desiderare di stare meglio. Quando le cose cambiano, anche noi attraversiamo dei cambiamenti, che possono richiedere tempo per essere vissuti ed elaborati. Anche le esperienze dolorose possono far parte di questo percorso e accompagnare, nel tempo, verso un nuovo equilibrio.
Se lo desidera, potrebbe essere utile tornare a confrontarsi con il collega che l’aveva già seguita, così da avere nuovamente uno spazio di ascolto e di sostegno. Un caro saluto, dott.ssa Giorgia Signorini
Salve, in primis mi dispiace per ciò che sta vivendo, non dev'essere facile.
La sua situazione avrebbe bisogno di essere approfondita per capire quale sia stato il trigger (o "innesco") che ha riattivato gli attacchi di panico e l'ansia.
Descrive le sue giornate come "monotone", soprattutto da quando ha lasciato la palestra. Magari lei è una persona che ha bisogno di più stimoli, nel caso specifico la persona le permetteva anche di scaricare le tensioni sia a livello fisico che emotivo, regolando di conseguenza il ciclo sonno-veglia.
Come mai ha lasciato la palestra? ha pensato di tornarci?
Il mio consiglio è approfondire la situazione con un professionista, perché bisogna capire come mai sia ritornata questa situazione debilitante.
Rimango a disposizione per ulteriori domande.
Un saluto.
Dott.ssa Ana Carolina Cisneros
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Gentile signora, credo che l'equilibrio che aveva trovato è stato incrinato da l'evento familiare che è avvenuto. Forse sarebbe il caso di tornare dal/la professionista che l'ha aiutata in passato, con buoni risultati e vedere se non è il caso di approfondire i suoi vissuti , che attualmente non la lasciano vivere con serenità. Cordiali saluti
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buon pomeriggio!
La sua storia lo dimostra chiaramente: lei sa stare bene e ha già superato momenti difficili. Questo è una grande risorsa.
Quello che sta vivendo ha una spiegazione precisa: il divorzio dei suoi genitori ha scosso inconsciamente la sua "base sicura", e l'ansia ha fatto il resto interrompendo routine, sonno e autonomia. È un meccanismo classico.
Ma sta già resistendo: gestisce la casa, la solitudine, la nuova routine. Non è poco.
Il mio consiglio è di riprendere un percorso terapeutico. Ha già visto quanto possa cambiare la sua vita con il giusto supporto questo momento non è un fallimento, è solo un nuovo capitolo che merita la stessa cura. Tornerà a stare bene.
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
la sua narrazione evidenzia come l’equilibrio raggiunto in precedenza poggiasse su una struttura di significati molto rigida, centrata sul controllo, l’ordine e la prevedibilità della routine. In un’ottica cognitiva, questi elementi non erano solo abitudini, ma veri e propri 'pilastri' di sicurezza che le permettevano di gestire il senso di vulnerabilità.
L'evento del divorzio dei suoi genitori a novembre ha agito come un elemento di rottura (un invalidamento del suo sistema di certezze), scuotendo il senso di stabilità del suo mondo relazionale.
Alcuni punti su cui riflettere dal punto di vista clinico:
Il crollo del monitoraggio e l'evitamento: Quando la routine si interrompe o viene portata a termine troppo presto (alle 9:00), lei si ritrova in uno spazio privo di scopi definiti. Questo 'vuoto' attiva un monitoraggio iper-vigile sui segnali corporei (tachicardia) e sui pensieri catastrofici. La fuga da casa e il rifugiarsi presso figure familiari sono comportamenti di sicurezza che, sebbene calmino l'ansia nel breve termine, contribuiscono a mantenerla nel lungo periodo, confermandole l'idea di non poter tollerare la solitudine o l'inattività.
Identità e Progettualità: È interessante osservare come la sua identità sia attualmente molto centrata sui ruoli di 'accudimento' (della casa, del compagno) e poco su un progetto di realizzazione personale (lavoro, studio, interessi propri). A 25 anni, l'assenza di un investimento verso l'esterno rende il suo sistema psichico estremamente vulnerabile agli scossoni familiari: se crolla la stabilità del nucleo d'origine, lei non ha altri domini di vita in cui sentirsi efficace e sicura.
La discrepanza interna: Il desiderio di 'tornare come prima' genera una forte pressione interna. Più lei cerca di forzare la vecchia routine, più percepisce il fallimento, alimentando un circolo vizioso di ansia e frustrazione. L'obiettivo non è ripristinare il passato, ma integrare ciò che è accaduto per costruire un nuovo equilibrio che preveda anche la gestione dell'incertezza.
Il superamento di questa fase passa attraverso la comprensione del significato che questo divorzio ha assunto per lei e, parallelamente, attraverso una graduale esposizione a quei momenti di 'vuoto' mattutino, cercando di abitarli non come minacce, ma come spazi da reinvestire in una sua progettualità personale, indipendente dalle dinamiche familiari.
Data la sua ottima risposta ai percorsi precedenti, un intervento mirato potrebbe aiutarla a ristrutturare questi schemi e a ritrovare un senso di autoefficacia che non dipenda solo dal controllo domestico.
Un cordiale saluto.
LEV
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buon pomeriggio, quello che racconta è molto più “coerente” di quanto le sembri, anche se dentro lo vive come un crollo improvviso. In realtà il suo sistema interno ha già dimostrato una grande capacità: è partita da una fase molto difficile anni fa, ha fatto un percorso, ed è arrivata a stare davvero bene, costruendo una routine solida, piena e regolata. Questo è un elemento importantissimo, perché significa che le risorse per stare meglio le ha già dentro di sé.

Quello che è successo negli ultimi mesi non è un ritorno al punto di partenza, ma una riattivazione. Eventi emotivamente forti, come il divorzio dei suoi genitori, possono muovere qualcosa in profondità anche se razionalmente pensa di aver retto bene. A volte non si manifesta subito con il dolore, ma con piccoli segnali: nel suo caso, l’abbandono della palestra è stato il primo campanello. Poi, piano piano, il sistema si è “sbilanciato” e sono tornati i sintomi più forti.

C’è un aspetto molto importante in quello che descrive: non è tanto il “non saper stare da sola”, perché in realtà riesce a farlo, si lava, sistema casa, porta avanti le sue attività. Il punto è che dentro quello spazio si attiva un’iperattenzione a come si sente. Quando la mente è meno occupata e meno strutturata (come succede ora senza palestra e con giornate più vuote), tende a riempirsi di controllo, sensazioni fisiche, pensieri anticipatori. E questo porta naturalmente a cercare movimento, persone, distrazione. Non è “capriccio” o noia, è un modo automatico per abbassare quel livello interno di attivazione.

Anche il tema degli orari è collegato: il risveglio precoce, la difficoltà a riaddormentarsi, la giornata che sembra lunghissima… sono tutte conseguenze di un organismo che è in uno stato di allerta più alto del solito. Non è che “non riesce più” come prima, è che in questo momento il suo sistema è più sensibile e anticipa.

Il punto chiave però è questo: lei continua a confrontarsi con la versione di sé “di prima”, quella al 100%, e sente di doverci tornare esattamente nello stesso modo. Questo, senza accorgersene, le crea ancora più pressione. In realtà non si tratta di tornare indietro, ma di ri-costruire un equilibrio nuovo, partendo da ciò che già sa fare.

Per esempio, ha già intuito da sola una cosa fondamentale: quando la mente è piena e impegnata, sta meglio. La palestra non era solo attività fisica, era regolazione emotiva, scarico, struttura. Reintrodurre gradualmente qualcosa di simile (non per forza identico) può fare molta differenza. Allo stesso modo, dare una struttura più “intenzionale” alla mattina dopo le 9, invece di viverla come un vuoto da riempire o da cui scappare, può aiutarla a non entrare in quel meccanismo di fuga.

Il fatto che lei riesca comunque a stare a casa fino a una certa ora, a gestire le attività, a uscire e stare meglio, indica che non ha perso la capacità di gestire tutto questo. È come se il sistema fosse un po’ più “sensibile” ora, ma non rotto.

E soprattutto, la paura di “non superare” è una delle cose che mantiene il problema attivo. Perché ogni giornata viene letta come una verifica: “sto tornando come prima o no?”. Invece di essere dentro la giornata, si ritrova a valutarla continuamente.

Un lavoro più mirato su questi meccanismi – su come funziona l’attivazione, su come si mantiene e su come si riduce senza evitarla – può davvero fare la differenza, anche integrando il percorso che ha già fatto in passato. Non è tanto questione di forza di volontà, ma di imparare a relazionarsi in modo diverso con ciò che sente, senza dover scappare né controllare tutto.

Il fatto più importante è che lei è già passata da una fase molto peggiore ed è arrivata a stare bene. Questo significa che non solo può uscirne, ma che probabilmente questa volta potrà farlo con ancora più consapevolezza di prima.
Dott.ssa Marinella Rotondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Le consiglio un breve percorso psicologico ad orientamento sistemico relazionale in modo da poter superare questo momento di crisi
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buon pomeriggio, quello che descrive è molto chiaro e, soprattutto, molto comprensibile. Si percepisce bene quanto fosse arrivata a costruire un equilibrio che funzionava, fatto di abitudini, spazi, attività e una sensazione di stabilità interna. E poi, gradualmente, qualcosa si è incrinato, non all’improvviso ma attraverso piccoli segnali, fino a portarla a vivere nuovamente ansia e attacchi di panico. C’è un aspetto importante da considerare. Non è successo “senza motivo”. Il periodo che ha attraversato, con il divorzio dei suoi genitori, rappresenta un evento emotivamente significativo, anche se inizialmente può sembrare che non abbia avuto un impatto diretto. A volte la mente riesce a mantenere un equilibrio per un po’, ma poi, quando alcune condizioni cambiano, come la riduzione delle attività o delle distrazioni, emergono delle vulnerabilità che erano rimaste in secondo piano. Il fatto che abbia lasciato la palestra è un dettaglio molto rilevante. Non tanto per l’attività in sé, ma perché rappresentava uno spazio di scarico, di struttura e di benessere. Quando questo viene meno, la giornata perde un punto di riferimento importante e la mente rimane più “libera”, ma non nel senso positivo del termine. Rimane più esposta ai pensieri, alle preoccupazioni, alle sensazioni corporee. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, quello che sembra essersi creato è un circolo in cui l’ansia del mattino la porta a cercare sicurezza, ad esempio andando da sua sorella o da sua suocera. Questo le dà sollievo nell’immediato, ed è assolutamente comprensibile, ma allo stesso tempo rinforza l’idea che stare da sola a casa sia difficile o rischioso. Così, giorno dopo giorno, la soglia di tolleranza si abbassa e la giornata si organizza sempre più intorno all’evitare quella sensazione. Anche il cambiamento degli orari ha il suo peso. Svegliarsi molto presto, restare attiva fin dalle prime ore e poi trovarsi con una giornata lunga e poco strutturata può favorire proprio quel senso di vuoto che descrive. E quando la mente percepisce vuoto, tende a riempirlo con pensieri, spesso orientati alla preoccupazione. È importante sottolineare che il fatto che lei riesca comunque a stare da sola fino a una certa ora, a gestire la casa, a svolgere attività quotidiane, è un segnale di risorse presenti. Non è tornata al punto di partenza, anche se la sensazione può essere quella. Piuttosto, si è creato un nuovo equilibrio, meno soddisfacente, che però si è mantenuto proprio perché le permette di stare un po’ meglio nell’immediato. Il desiderio di “tornare come prima” è molto comprensibile, ma a volte può diventare una pressione che rende tutto più difficile. Più si cerca di replicare esattamente una fase passata, più si rischia di sentirsi lontani da quell’obiettivo. Può essere più utile pensare a costruire un nuovo equilibrio, che riprenda alcuni elementi di quello precedente, come le attività che la facevano stare bene, ma adattato al momento attuale. La questione non è tanto il fatto che lei “si annoi” o “si scocci” a stare a casa, ma che quel tempo vuoto è diventato associato a una maggiore esposizione all’ansia. E quindi il suo allontanarsi è una risposta a quella sensazione, non alla noia in sé. Un lavoro mirato su questi meccanismi può aiutarla a recuperare gradualmente spazi di autonomia, a ristrutturare la giornata in modo più equilibrato e a ridurre quella necessità di fuga che oggi sente. Non attraverso forzature, ma con piccoli passaggi che permettano alla mente e al corpo di riabituarsi alla permanenza in casa senza attivarsi. Un percorso di supporto può essere molto utile proprio per comprendere come si è strutturato questo cambiamento e per accompagnarla nel ricostruire una quotidianità che non sia guidata dall’ansia ma dalle sue scelte. Non si tratta di tornare indietro, ma di andare verso una nuova stabilità, che tenga conto di ciò che ha vissuto e delle risorse che già possiede. Il fatto che lei abbia già sperimentato un periodo in cui stava bene è un elemento molto importante, perché dimostra che il suo sistema è in grado di ritrovare un equilibrio. In questo momento sembra solo aver bisogno di essere accompagnato nuovamente in quella direzione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Ciao, capisco bene quanto possa essere frustrante e spaventoso sentire di aver perso quel prezioso equilibrio che avevi faticosamente costruito. Leggendo le tue parole, emerge con chiarezza quanto tu sia una persona che ama l'ordine, non solo negli spazi fisici, ma anche in quelli mentali: la routine per te non è noia, ma un argine sicuro contro il caos dell'ansia. Ciò che stai vivendo oggi non è un fallimento e non significa che tu sia tornata al punto di partenza; è piuttosto la risposta del tuo sistema emotivo a un carico di stress che ha superato la soglia di guardia. Il divorzio dei tuoi genitori, anche se sei adulta e vivi altrove, rappresenta un terremoto nelle tue fondamenta emotive, un cambiamento che ha incrinato quel senso di stabilità che associavi alla casa e alla famiglia.
Quello che chiami "fuggire" di casa alle nove del mattino è in realtà un meccanismo di protezione: la tua mente percepisce il vuoto e il silenzio della casa come spazi pericolosi dove l'ansia può alzare la voce, e quindi cerchi riparo nella presenza altrui o nel movimento. È del tutto normale che, venuta meno la palestra e la gestione strutturata del tempo, tu ti senta esposta. L'ansia si nutre spesso di questi "spazi vuoti" e, quando la mente non è focalizzata su un compito gratificante, tende a scivolare verso il controllo del corpo, innescando la tachicardia e i pensieri catastrofici che descrivi. La paura di non superare questa fase è essa stessa un sintomo dell'ansia, ma ricorda che hai già dimostrato a te stessa di saper stare al "100%" e di possedere gli strumenti per gestire il panico.
Per ritrovare la tua serenità, è fondamentale smettere di lottare contro la sveglia o contro il desiderio di tornare esattamente a "prima". Il segreto non è forzarsi a dormire di più, ma riempire gradualmente quelle ore mattutine con attività che non siano solo "servizi" e pulizie, ma momenti di nutrimento personale, proprio come facevi con la palestra. Devi lavorare per trasformare la tua casa da un luogo da cui scappare a un luogo in cui senti di poter "abitare" di nuovo le tue emozioni, anche quelle più difficili legate alla situazione dei tuoi genitori. Non hai perso la tua capacità di stare bene, devi solo ricalibrare la tua bussola interna dopo questo scossone. Potresti iniziare un percorso per dare voce a questo tuo bisogno di controllo e trasformarlo in una nuova forma di libertà, permettendoti di goderti di nuovo il tuo nido senza il peso dell'urgenza.

Quello che ti sta succedendo è normale: hai vissuto un cambiamento importante (il divorzio dei tuoi genitori) e la tua ansia si è riattivata. Non significa che sei tornata indietro, ma solo che in questo momento ti senti meno sicura.
Il fatto che esci di casa, cerchi compagnia e fai tutto subito la mattina è un modo per stare meglio subito. Però, senza accorgertene, stai evitando di stare da sola, e questo mantiene l’ansia.
Prima stavi bene perché avevi una routine piena (palestra, cose da fare, mente occupata). Ora hai più tempo vuoto e la mente si riempie di pensieri e ansia.
La soluzione non è tornare a prima, ma creare un nuovo equilibrio:
resta a casa da sola un po’ di più, piano piano;
riempi le mattine con qualcosa (anche semplice);
riprendi movimento o attività fisica.
E ricordati una cosa importante: tu sei già stata bene, quindi puoi tornarci. Non hai perso niente, devi solo ritrovare il ritmo. Un caro saluto.
La ringrazio per aver condiviso in modo così dettagliato la sua esperienza: si sente quanto impegno abbia messo nel prendersi cura di sé e quanto sia frustrante percepire questo cambiamento dopo un periodo in cui stava così bene.

Da quello che racconta, non sembra affatto che “sia tornata indietro”, ma piuttosto che si sia trovata ad affrontare un momento di vita molto impattante, come il divorzio dei suoi genitori, che può aver riattivato una vulnerabilità che in passato aveva già conosciuto. L’ansia, in questo senso, è spesso un segnale: indica che qualcosa dentro di lei in questo momento fatica a trovare equilibrio, più che essere un “fallimento” rispetto al percorso fatto.

È comprensibile che lei senta nostalgia di quel periodo in cui si percepiva al 100%: aveva una routine strutturata, attività che riempivano la giornata, come la palestra, e probabilmente una mente più occupata e meno esposta ai pensieri ansiogeni. Ora invece descrive giornate più vuote, monotone, in cui la mente ha più spazio per focalizzarsi su sensazioni e pensieri che alimentano l’ansia. In questo senso, il fatto che al mattino, dopo aver fatto tutto, senta il bisogno di uscire e cercare compagnia non è “strano”, ma una modalità che il suo sistema ha trovato per gestire il disagio.

Allo stesso tempo, però, questa strategia rischia di mantenere il problema: più evita di stare da sola nei momenti in cui l’ansia potrebbe emergere, più il suo sistema associa la solitudine al pericolo, rendendo difficile recuperare quella serenità che aveva prima.

Potrebbe esserle utile provare a osservare con più attenzione cosa accade dentro di lei nei momenti in cui resta sola o quando l’ansia si attiva: quali pensieri emergono? Cosa teme possa succedere? Spesso sono proprio questi pensieri automatici a mantenere il circolo ansioso, anche quando la situazione oggettiva non è pericolosa.

In questo senso, un percorso con un approccio cognitivo-comportamentale (CBT) potrebbe aiutarla concretamente: lavorando sia sui pensieri che alimentano l’ansia, sia sui comportamenti (come l’evitamento), permettendole gradualmente di recuperare sicurezza e autonomia.

Un altro aspetto importante riguarda la struttura delle sue giornate. Lei stessa ha colto un punto centrale: quando la mente è più “vuota”, tende a riempirsi di preoccupazioni. Ritrovare degli impegni, attività o passioni – come era la palestra, ma anche altro che possa darle senso e piacere – potrebbe aiutarla a rendere le giornate meno monotone e a ridurre lo spazio mentale occupato dall’ansia.

Non si tratta necessariamente di “tornare esattamente a prima”, ma di costruire un nuovo equilibrio che tenga conto di ciò che è cambiato, mantenendo però le risorse che ha già dimostrato di avere. Il fatto che lei in passato sia riuscita a stare meglio è un elemento molto importante: significa che ha già dentro di sé delle capacità che possono essere riattivate.

Se sente che da sola fatica, riprendere un percorso psicologico potrebbe essere davvero un sostegno utile in questa fase.

Resto a disposizione se desidera approfondire qualche aspetto o lavorare insieme su strategie più concrete.
Dott.ssa Chiara Piacentini
Psicologo, Psicologo clinico
Carugate
Quello che descrivi ha molto senso: dopo un periodo in cui avevi trovato equilibrio, ci sono stati cambiamenti importanti (come il divorzio dei tuoi genitori) e il tuo sistema è tornato in uno stato di allerta. Non è un fallimento né un ritorno al punto di partenza, ma una reazione comprensibile.
Il punto però non è riuscire a tornare esattamente a “come prima”, perché le condizioni sono cambiate. Più provi a evitare l’ansia (ad esempio andando via da casa appena puoi), più il tuo cervello impara che stare lì da sola è qualcosa da cui proteggersi.
Puoi iniziare con piccoli passi: restare a casa qualche minuto in più anche se c’è ansia, senza scappare subito, e portare l’attenzione a quello che stai facendo. Non serve sentirsi tranquilla al 100% per riprendere le proprie abitudini: puoi ricostruire la tua routine anche mentre l’ansia è presente.
Se senti che questa situazione ti limita e fai fatica a sbloccarti da sola, lavorarci insieme può aiutarti a ritrovare stabilità e sicurezza, costruendo una quotidianità più tua. Se vuoi, puoi contattarmi per iniziare un percorso e affrontarlo passo passo.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
da quello che racconta sembra un periodo di assestamento a seguito di un cambiamento molto importante: il divorzio dei suoi genitori. Per quanto lo vorremmo, la vita non è mai lineare e momenti di sconforto, con stravolgimento della routine possono accadere, sono un segnale che qualcosa nel nostro mondo interno ha bisogno di cambiare.
Tornare indietro non è la soluzione, ma cercare di andare avanti e costruire una nuova routine, sulla base delle nuove necessità, potrebbe restituirle la serenità che sta cercando. Se volesse iniziare un percorso di supporto per comprendere meglio quello che le sta succedendo e iniziare superare questo periodo, mi contatti tramite miodottore per un primo incontro conoscitivo.
Grazie per aver condiviso la sua storia. Capisco quanto la situazione possa essere complicata e quanto il peso e la paura degli attacchi di panico possano destabilizzarla. Probabilmente sono state toccate delle corde o sono stati smosse delle emozioni, paure o altro che hanno inciso. Le consiglierei di valutare nuovamente un percorso psicologico/ psicoterapeutico per sostenerla in questo difficile periodo.

Saluti
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno,
quello che racconta è molto chiaro, soprattutto nel passaggio tra un periodo in cui si sentiva stabile e un momento in cui qualcosa è cambiato.
Non è raro che eventi emotivamente significativi, come il divorzio dei suoi genitori, possano riattivare un sistema che in passato era già sensibile all’ansia. Anche se razionalmente può sembrare “slegato”, il corpo e il sistema nervoso registrano questi passaggi anche al di là della consapevolezza cosciente e possono tornare in uno stato di maggiore allerta.
Non è quindi un “passo indietro”, ma qualcosa che si riattiva e che chiede di essere compreso in modo diverso.
Nel suo racconto si sente anche quanto la routine, prima, fosse un elemento regolante importante: teneva insieme mente e corpo, riempiva, dava ritmo. Quando questo equilibrio si è modificato, è come se si fosse creato più spazio… e quello spazio viene facilmente occupato dall’ansia.
A volte il punto non è tanto tornare a prima, ma provare a stare, poco alla volta, in ciò che succede adesso: a quello che si attiva quando resta sola, a ciò che sente, a quel movimento che la porta ad allontanarsi. Anche se oggi è faticoso, ha un senso dentro il momento che sta attraversando.
È proprio partendo da questo che, piano piano, qualcosa dentro può iniziare a rimettersi insieme, e a ritrovare un senso di maggiore stabilità e sicurezza.
Se sentirà il bisogno di approfondire, un percorso psicologico può essere uno spazio in cui dare significato a tutto questo, con uno sguardo che tenga conto anche di ciò che non è immediatamente visibile.
Se vorrà, resto a disposizione.
Dott.ssa Elena Petitti
Dott.ssa Gloria Odogwu
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentile utente,
quello che descrive è molto chiaro e, soprattutto, ha una logica precisa: non si tratta di un “ritorno improvviso” dell’ansia, ma di un sistema che si è progressivamente riattivato dopo un periodo di equilibrio.
Lei stessa individua i passaggi chiave:
un periodo stabile, con routine, attività e autonomia
un evento stressante importante (il divorzio dei suoi genitori)
una prima piccola modifica (interruzione della palestra)
un progressivo aumento dell’ansia fino agli attacchi di panico
l’introduzione di comportamenti di “protezione” (non stare da sola, uscire presto, rifugiarsi da familiari)
Questi comportamenti, comprensibilmente messi in atto per stare meglio, nel tempo hanno però un effetto opposto: mantengono l’ansia, perché le impediscono di sperimentare che può stare bene anche senza “via di fuga”.
Il fatto che lei ora riesca a stare da sola fino a un certo orario è già un segnale positivo. Non è tornata al punto di partenza: sta cercando un nuovo equilibrio, anche se con fatica.
Per rispondere alle sue domande:
“Com’è potuto accadere?”
Eventi emotivamente significativi possono riattivare una vulnerabilità ansiosa già presente. Non è un fallimento del percorso fatto, ma una fase.
“È normale questa routine?”
È comprensibile, ma non funzionale nel lungo periodo. Anticipare tutto al mattino e poi “fuggire” riduce temporaneamente l’ansia, ma rafforza l’idea che stare a casa o da sola sia pericoloso o insostenibile.
“Perché la mente ora è vuota e si focalizza sul peggio?”
Perché sono venute meno attività che la tenevano mentalmente ingaggiata (come la palestra e una routine più distribuita nella giornata). Quando la mente ha meno stimoli, l’ansia tende a occupare quello spazio
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima,
sembra da quello che descrive che questo peggioramento non sia avvenuto dal nulla ma pare in seguito ad un periodo di forte impatto emotivo come il divorzio dei suoi genitori. È molto comune che dopo eventi del genere la sintomatologia ansiosa tenda a ricomparire.
La routine che aveva costruito (palestra, orari, autonomia) funzionava anche come regolatore interno; venendo meno, la mente sembra avere più spazio per focalizzarsi su stati di allarme, mentre la ricerca di compagnia diventa una forma di rassicurazione.
Lei sta comunque mostrando delle risorse personali importanti, come il fatto che stia chiedendo aiuto e che riesca a stare da sola fino ad un certo punto.
Tenga a mente la possibilità di un percorso psicologico che la aiuti a gestire questo periodo così difficile e si conceda di ritrovare la serenità che desidera.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Buonasera e grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
Per rispondere alla sua domanda, tutto questo può accadere perchè lei è un essere umano e possiamo fermarci e ripartire più volte durante la nostra vita.
quello che posso consigliarle di fare, visto che ne ha trovato beneficio in passato, se questa situazione non la fa stare bene può scegliere di intraprendere un nuovo percorso terapeutico

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