Salve, sono una ragazza di 28 anni e da circa un’annetto soffro di ansia anticipatoria. Ho paura di

Salve, sono una ragazza di 28 anni e da circa un’annetto soffro di ansia anticipatoria. Ho paura di perdere le persone che amo, prima i miei genitori e ora che convivo e sono incinta il mio compagno. Vivo costantemente con l’ansia, evito di allontanarmi in auto con lui perché ho paura. So di aver bisogno di un supporto psicologico ma attualmente non posso andare e quindi vorrei sapere se esiste qualche modo per lavorare su me stessa

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Salve, quello che descrive è molto chiaro e anche molto comprensibile, soprattutto nel momento di vita che sta attraversando. La gravidanza, la convivenza, il costruire qualcosa di stabile… sono tutte situazioni bellissime, ma allo stesso tempo attivano in modo molto forte il tema della perdita. Più qualcosa è importante, più la mente cerca di “prevedere” e controllare ciò che potrebbe andare storto. La sua ansia anticipatoria funziona proprio così: non riguarda ciò che sta accadendo ora, ma ciò che potrebbe accadere. E più prova a proteggersi immaginando scenari negativi, più l’ansia cresce invece di ridursi. Il fatto che prima fossero i suoi genitori e ora il suo compagno è molto significativo. Non è la persona in sé il problema, ma il legame. La sua mente si sposta dove sente più valore affettivo. Anche l’evitamento, come il non voler uscire in auto con lui, ha una logica: cerca di ridurre il rischio. Però nel tempo ha l’effetto opposto, perché conferma alla sua mente che quella situazione è davvero pericolosa. Le dico una cosa importante: non sta “impazzendo” e non sta perdendo il controllo. Sta vivendo un’ansia molto attiva, alimentata da pensieri ripetitivi e da tentativi di protezione che però la mantengono. Anche se in questo momento non può iniziare un percorso psicologico, ci sono alcune cose concrete su cui può iniziare a lavorare. La prima riguarda proprio i pensieri. Quando arriva “e se succedesse qualcosa?”, invece di seguirlo, provi a riconoscerlo per quello che è: un pensiero di paura, non una previsione. Può dirsi mentalmente “questo è il mio pensiero ansioso”, senza cercare di risolverlo. La seconda riguarda l’evitamento. Non serve forzarsi in modo brusco, ma iniziare gradualmente a fare piccoli passi nelle situazioni che evita. Ad esempio brevi tragitti in auto, restando nel presente. Questo aiuta il cervello a ricalibrarsi. La terza è legata al corpo. L’ansia vive molto nel corpo, quindi lavorare sulla respirazione può aiutarla. Anche solo rallentare il respiro, allungando l’espirazione, manda un segnale di sicurezza al sistema nervoso. Le faccio una domanda che può aiutarla a riflettere: quando è tranquilla, anche solo per poco, cosa cambia dentro di lei? Perché questo le mostra che quello stato non è fisso, ma può modificarsi. Infine, tenga presente una cosa fondamentale: in gravidanza è ancora più importante non restare sola con questo tipo di ansia. Anche se non può iniziare subito un percorso, potrebbe valutare un confronto con il medico o con consultori che spesso offrono supporto accessibile. Se vuole, possiamo anche lavorare insieme su esercizi più specifici per gestire quei momenti in cui l’ansia sale, così da darle strumenti pratici da usare nella quotidianità. Non deve affrontare tutto questo da sola.

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Buoingiorno, la sua è un 'ansia molto diffusa nella popolazione generale però se non ci lavora sul piano psicologico può diventare molto invalidante. Da questo punto di vista sicuramente un lavoro psicologico in presenza o anche online le può essere molto d'aiuto per poter comprendere le motivazioni della sua ansia e poterla gestire in maniera più funzionale. Cordiali saluti.

Dott. Francesco Ricci

Dott. Francesco Ricci

psicoterapeuta

Albano Laziale

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Gent.ma utente, aver preso consapevolezza di questa forma di ansia è un primo passo importante per cominciare a prendersi cura di sé stessa e del proprio benessere. L'ansia, in realtà, è sempre anticipatoria: il nostro sistema cerebrale ci prepara ad affrontare insidie e ostacoli e lo fa mettendoci in allerta. Ecco che percepiamo tensione muscolare, battito accelerato, sudorazione, stomaco chiuso... siamo pronti a reagire! Solo che, a volte, non c'è proprio nulla contro cui reagire, c'è solo l'ipotesi che qualcosa possa andare male. Per esempio, nel suo caso, la sua mente le fa credere che le persone care potrebbero ammalarsi e morire, anche se questo non ha nulla a che fare con la realtà dei fatti nel momento presente (magari godono di ottima salute e svolgono vite regolari). Questa ansia immotivata genera gli stessi effetti sull'organismo di un'ansia reale (immagini se ci fosse ora un terremoto, l'ansia le sarebbe molto utile per mettersi in salvo), solo che non c'è un comportamento vincente per risolvere il disagio e si rimane a ripensare mille volte alle stesse tragiche possibilità, in una costante situazione di angoscia e preoccupazione. E' importante che lei lavori ora su questo circolo vizioso dell'ansia, perché il rilascio continuo di sostanze che reagiscono allo stato di allerta non ha un effetto positivo sulla sua dolce attesa. Ogni stress che lei percepisce dall'ambiente circostante, soprattutto se prolungato nel tempo, è uno stress che viene percepito anche dal feto. Se non può recarsi fisicamente da un professionista, valuti un percorso psicologico online, altrettanto efficace. Sono a disposizione, in tal senso, se desidera maggiori informazioni. Si può lavorare sull'ansia con metodi di auto-aiuto, ma devono essere introdotti e spiegati da uno psicologo/a per un corretto utilizzo. E' fondamentale saper riconoscere le situazioni, i contesti, le persone, che possono innescare la risposta ansiogena. Così come è importante saper regolare la risposta emotiva e comportamentale, non in modo automatico e impulsivo, bensì in modo consapevole e vantaggioso. Infine, sarà oltremodo importante ristrutturare i pensieri intrusivi in pensieri più utili e realistici, ricercare attivamente emozioni positive, creare maggiore fiducia e ottimismo. Con il giusto supporto avrà anche la possibilità di imparare a generare auto-compassione verso momenti di fragilità e stati di preoccupazione, accettando la loro presenza ma senza per questo scatenare la reazione emotiva esagerata. Ci sono tecniche, come le pratiche di Mindfulness, che consentono di prendere distanza da pensieri e emozioni, quel tanto che basta per non sentirsi sopraffatti e rimanere radicati nel presente. La motivazione più forte per affrontare un percorso di questo tipo è quella di immaginare come potrebbe essere la sua vita senza l'assillo dell'ansia, senza questo continuo stato di agitazione e preoccupazione; essere in grado, finalmente, di godersi la vita momento per momento, specialmente ora che vive un periodo così bello e intenso emotivamente come la gravidanza. Rimanendo a disposizione, le auguro il meglio. Dott. Antonio Cortese


Gentile signora, la paura che descrive è comprensibile: quando una persona diventa molto importante, la mente può cercare di proteggerla immaginando tutto ciò che potrebbe accadere. Il problema è che, così facendo, invece di proteggerla davvero, la costringe a vivere ogni giorno come se la perdita fosse già vicina. In gravidanza, poi, tutto può diventare più intenso: il corpo cambia, la vita cambia, il legame con il compagno e con il bambino diventa ancora più prezioso. Per questo è importante non giudicarsi, ma nemmeno lasciare che l’ansia decida al posto suo. L’evitamento dell’auto, per esempio, dà sollievo sul momento, ma rischia di confermare alla paura che quella situazione sia davvero pericolosa. Non protegge il suo compagno: protegge lei dall’ansia per qualche minuto, ma poi restringe sempre di più la vostra libertà. Un modo prudente per iniziare è lavorare a piccoli passi, non con sfide enormi. Può scegliere tragitti molto brevi con lui, preparati prima, e restare nella situazione quel tanto che basta per scoprire che la paura sale, ma può anche scendere senza dover fuggire. Non si tratta di convincersi che nulla accadrà mai, ma di imparare che non può vivere come se il peggio stesse già accadendo. Le suggerisco anche di parlarne con il ginecologo, il medico di base o un consultorio: se in questo momento non può iniziare un percorso privato, possono esserci canali pubblici o territoriali utili, soprattutto in gravidanza. La paura non va combattuta con rassicurazioni infinite, ma educata a occupare meno spazio. Può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per orientarsi con più precisione. Un caro saluto.

Dott. Roberto Barbieri

Dott. Roberto Barbieri

psicologo

Montecchio Precalcino

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Buonasera, quello che descrive è molto faticoso da vivere, soprattutto in una fase così delicata e importante della vita come la convivenza e la gravidanza. Quando l’ansia anticipatoria entra nella quotidianità, la mente comincia a concentrarsi continuamente sulla possibilità che possa accadere qualcosa di grave alle persone amate, e il bisogno di proteggerle può trasformarsi in uno stato di allerta quasi costante. Il fatto che oggi la paura si stia spostando dal timore di perdere i suoi genitori a quello legato al suo compagno non significa che lei sia “esagerata”, ma che probabilmente la sua mente sta cercando di gestire l’incertezza attraverso il controllo e l’anticipazione del pericolo. Purtroppo, però, più si cerca di prevenire ogni possibile rischio, più l’ansia tende ad aumentare e a limitare la libertà quotidiana, come sta accadendo con l’evitamento degli spostamenti in auto. In gravidanza, inoltre, è abbastanza comune sentirsi emotivamente più vulnerabili: i cambiamenti fisici, ormonali e psicologici possono amplificare paure già presenti e aumentare il bisogno di sicurezza. Anche se in questo momento non può iniziare un percorso psicologico, ci sono comunque alcuni aspetti su cui può provare a lavorare gradualmente: imparare a riconoscere quando sta entrando nel “film mentale” delle paure catastrofiche, senza seguirlo automaticamente; riportare l’attenzione al presente e ai dati reali della situazione, invece che agli scenari immaginati; evitare, per quanto possibile, che l’ansia decida completamente cosa fare o non fare, perché gli evitamenti spesso danno sollievo momentaneo ma rafforzano la paura nel lungo periodo; concedersi spazi di decompressione fisica ed emotiva, soprattutto in questa fase della gravidanza, senza colpevolizzarsi per ciò che prova. La cosa importante è che lei abbia già riconosciuto il problema e il bisogno di aiuto: questo è un primo passo molto significativo. E anche se ora le sembra di vivere costantemente nella paura, l’ansia anticipatoria si può comprendere e trattare, soprattutto quando non si resta sole a combatterla


Carissima E' una domanda delicata quella che fa. Sì, qualcosa può iniziare a farlo anche da sola, ci sono sicuramente delle buone abitudini da poter adottare per gestire l'ansia. Ma è importante anche guardare in faccia quest'ansia.La sua ansia nasce probabilmente perchè la sua mente ha iniziato ad associare l’amore alla possibilità costante della perdita. E quando questo meccanismo prende spazio, il cervello cerca di proteggerci anticipando continuamente il pericolo. Il problema è che così non ci si sente più al sicuro neanche nei momenti belli. Il fatto che ora sia incinta può aver amplificato molto questa sensibilità. La gravidanza spesso rende più vulnerabili emotivamente, aumenta il senso di responsabilità, la paura di perdere chi amiamo e il bisogno di controllo. Non significa che stia impazzendo o che sia “debole”. La cosa più importante è non iniziare ad assecondare troppo l’ansia con evitamenti continui. Se smette di fare certe cose per paura che accada qualcosa, nell’immediato si calmerà, ma il cervello imparerà che evitare = sopravvivere. E l’ansia tenderà ad allargarsi. Può aiutarla iniziare a osservare i pensieri senza prenderli automaticamente come previsioni reali. Quando arriva il “succederà qualcosa”, provi a chiedersi: “sto percependo un pericolo reale o sto cercando di controllare l’incertezza?”. Perché purtroppo la vita non può garantire rischio zero, e l’ansia spesso nasce proprio dalla lotta impossibile contro questa verità. Cerchi anche di mantenere routine semplici che la tengano ancorata al presente: camminare, respirare lentamente quando sente il corpo in allarme, limitare il rimuginio continuo e parlare apertamente con qualcuno di fidato invece di tenere tutto dentro. E anche se ora sente di non poter iniziare un percorso psicologico, non escluda l’idea in futuro. Non perché lei non sia capace di lavorare su se stessa, ma perché affrontare da soli un’ansia così costante è molto faticoso, soprattutto in una fase delicata come questa.


Salve, da ciò che racconta sembra che questa ansia non riguardi soltanto la paura concreta che possa accadere qualcosa alle persone che ama, ma anche un vissuto più profondo legato alla possibilità della perdita, della separazione e dell’imprevedibilità della vita. Eventi importanti come la convivenza e soprattutto la gravidanza spesso possono riattivare interrogativi molto profondi sul legame affettivo, sull’amore e sulla propria posizione nelle relazioni. L’ansia anticipatoria, in questi casi, può essere letta come un tentativo della mente di controllare qualcosa che, per sua natura, non può essere completamente controllato: il futuro, il desiderio dell’altro, la possibilità della mancanza. Evitare alcune situazioni, come allontanarsi in auto con il suo compagno, probabilmente le offre un sollievo momentaneo, ma rischia di rendere ancora più centrale e invasiva la paura. Il fatto che lei si interroghi su ciò che le sta accadendo è già un elemento importante. Più che “combattere” direttamente l’ansia o cercare di eliminarla rapidamente, potrebbe essere utile iniziare ad ascoltare cosa questa paura stia dicendo di lei, della sua storia e del momento di vita che sta attraversando. A volte il sintomo arriva proprio lì dove qualcosa di nuovo nella nostra esistenza ci mette profondamente in gioco. Anche senza iniziare subito un percorso psicologico, può provare a ritagliarsi uno spazio personale in cui dare parola a ciò che sente, ad esempio scrivendo liberamente pensieri, immagini, paure o sogni che si ripresentano. Non tanto per rassicurarsi, ma per iniziare ad avvicinarsi a ciò che questa angoscia sta cercando di esprimere. Se più avanti ne avrà la possibilità, un percorso terapeutico potrebbe aiutarla non soltanto a gestire il sintomo, ma a comprendere il significato soggettivo che questa ansia assume nella sua vita e nelle sue relazioni. Un caro saluto


Salve, quello che descrive è un vissuto molto faticoso, soprattutto perché l’ansia sembra accompagnarla in modo costante e toccare proprio gli affetti più importanti della sua vita. La paura di perdere le persone che ama, soprattutto in una fase delicata come la convivenza e la gravidanza, può intensificarsi: sono momenti di cambiamento in cui, accanto alla gioia, è normale che emergano anche timori legati alla sicurezza, alla perdita e alla responsabilità. L’ansia anticipatoria funziona proprio così: la mente prova a “prevenire” un pericolo immaginandolo continuamente, ma questo, invece di proteggere, finisce per alimentare uno stato di allerta costante e portare anche a evitamenti (come nel suo caso evitare di spostarsi in auto). Anche se un percorso psicologico sarebbe sicuramente utile, ci sono alcuni spunti su cui può iniziare a lavorare in autonomia: -Riconoscere i pensieri ansiosi: quando si attivano (es. “potrebbe succedere qualcosa”), provi a notarli come ipotesi della mente, non come realtà -Riportarsi al presente: l’ansia anticipa il futuro; può aiutare ancorarsi a ciò che sta accadendo nel qui e ora (respiro, ambiente, sensazioni corporee) -Ridurre gradualmente l’evitamento: evitare dà sollievo nell’immediato, ma rinforza la paura. Può provare piccoli passi, in modo graduale e sostenibile -Routine di calma: dedicare momenti della giornata a tecniche di rilassamento, respirazione o attività che la aiutino a scaricare la tensione Un aspetto importante è anche accogliere ciò che prova senza giudicarsi: questa ansia non è un segno di debolezza, ma un tentativo (seppur faticoso) della mente di proteggerla. Detto questo, proprio perché l’ansia è così presente e incide sulla sua quotidianità, quando le sarà possibile sarebbe davvero utile farsi accompagnare da un professionista: lavorare su questi meccanismi in modo guidato può fare una grande differenza. Se lo desidera, può prenotare un colloquio con me tramite la mia agenda online. Non è destinata a sentirsi così per sempre: con gli strumenti giusti, questo tipo di ansia può essere compreso e ridotto. Se lei vorrà, io la aspetto. Svolgo anche consulenze online e trova i miei orari disponibili sul mio profilo Un caro saluto


Cara utente, anche in vista della nuova nascita potrebbe essere utile un supporto psicologico soprattutto se ne sente il bisogno. Le consiglio dunque di iniziare un percorso, anche online qualora ci fossero problemi a recarsi in un luogo fisico. Se fosse invece una questione economica, ci sono diverse opportunità a differenti prezzi, in alcune città sono presenti anche dei consultorio che offrono colloqui gratuiti terapeutici. Un caso saluto Dott.ssa Claudia Fontanella


Gentile signora, la sua descrizione tratteggia un quadro frequente nell'ansia anticipatoria, in cui la mente anticipa scenari catastrofici di perdita, soprattutto in fasi di vita delicate come la gravidanza. In ottica cognitivo-comportamentale, è utile imparare a riconoscere i pensieri automatici, ad esempio "potrebbe accadergli qualcosa", e a metterli in discussione, distinguendo tra previsione e prova reale. Un primo passo concreto è l'auto-monitoraggio, annotare la situazione, il pensiero, l'emozione e l'intensità da 0 a 100. Questo strumento aiuta a vedere lo schema ricorrente. Successivamente, si può lavorare con esposizioni graduali alle situazioni evitate, partendo da spostamenti brevi in auto. L'approccio ACT propone inoltre di accogliere l'ansia senza combatterla, scegliendo di agire nella direzione dei propri valori, come la maternità e la relazione di coppia. Le suggerisco, appena possibile, di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per un percorso strutturato. Nel frattempo, tecniche di respirazione lenta e mindfulness possono dare sollievo immediato. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo

Dr. Vittorio Penzo

Dr. Vittorio Penzo

psicologo

Montenero di Bisaccia

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Salve, Se l'impossibilità di intraprendere un percorso è di tipo economico, esistono diversi percorsi a tariffe calmierate (se vuole contattarmi io faccio parte di uno sportello di un'associazione che offre percorsi di questo tipo sia in presenza che online). Un'altra possibilità potrebbero essere i consultori, dove di solito si trovano colleghi e colleghe psicologi/ghe e psicoterapeuti/e, anche se potrebbero offrire pacchetti limitati di colloqui potrebbero comunque costituire un grande supporto in questa fase delicata per Lei. Se l'impossibilità di andare è di tipo logistico, per motivi magari legati alla gravidanza, Le consiglierei percorsi online. Purtroppo trovandosi Lei in una fase delicata della vita sarebbe molto importante lavorare con il supporto di un/a professionista, per poterle dare degli strumenti adatti a Lei, per lavorare sulla Sua ansia e per poterLe permettere di vivere al meglio delle Sue possibilità la convivenza e l'arrivo di una nuova vita. Resto a disposizione, per qualsiasi dubbio o necessità Cordiali Saluti Dott.ssa Marie Claire Altimari Fuoco

Dott.ssa Marie Claire Altimari Fuoco

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psicologo clinico

Gravina in Puglia

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Salve, la sua ansia potrebbe dirci molto di più che la paura di perdere qualcuno. La gravidanza, inoltre, enfatizza vissuti di ansia e il timore della perdita, è normale. Purtroppo non esistono formule semplici che vadano bene per tutti, da caso a caso la strategia migliore potrebbe cambiare. Non so quale sia l'impedimento per un supporto psicologico. Se il problema dovesse essere lo spostamento, andare verso uno studio, valuti la possibilità di attivare un percorso online, è comunque efficace (io stessa lavoro spesso online per motivi simili). Resto a disposizione per eventuali necessità. Grazie per la sua domanda e buona giornata


Mi dispiace molto per la situazione che stai vivendo, per aiutarti cercherò di andare subito al punto in maniera chiara. A 28 anni, con una convivenza avviata e una gravidanza in corso, stai affrontando una vera e propria rivoluzione della tua identità. La tua ansia anticipatoria non è una colpa o un malfunzionamento, ma un tentativo estremo della tua mente di proteggere questa felicità neonata, proiettando nel futuro lo scenario peggiore (la perdita) per cercare di controllarlo. L'evitamento dell'auto è la trappola in cui questa paura ti stringe: rimandare il viaggio ti dà un sollievo immediato, ma purtroppo lancia al tuo cervello il messaggio che l'auto è un pericolo reale, restringendo sempre di più la tua autonomia. Anche senza una terapia in questo momento, puoi iniziare a scardinare questo meccanismo partendo dal corpo e dalle tue relazioni. Quando senti salire l'ansia, riporta la mente al momento presente usando i sensi (tocca il cruscotto, ascolta la musica, respira con la pancia) per ricordare al tuo sistema nervoso che in quell'esatto istante sei al sicuro. Inoltre, non tenere il peso per te: condividere con il tuo compagno non lo scenario catastrofico, ma la tua vulnerabilità e il forte senso di responsabilità che provi per la vostra nuova famiglia, trasforma la paura in un legame di protezione reciproca. Infine, sfida l'evitamento a piccoli passi, magari facendo insieme a lui un tragitto brevissimo, anche solo di pochi minuti, per riabituare gradualmente il tuo corpo alla situazione.

Dott. Edoardo Bonsignori

Dott. Edoardo Bonsignori

psicologo

Santa Croce sull'Arno

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Buongiorno Cara , ti ringrazio per aver condiviso ciò che stai vivendo. Quello che descrivi sembra essere molto faticoso da sostenere ogni giorno, soprattutto in un momento così delicato e importante della tua vita come la gravidanza. Vivere costantemente con la paura di perdere le persone amate può portare la mente a restare sempre in allerta, come se dovesse prepararsi continuamente a qualcosa di brutto, e questo nel tempo può diventare davvero estenuante. Il fatto che tu riconosca il bisogno di un supporto psicologico è già un segnale importante di consapevolezza e attenzione verso te stessa. Spesso l’ansia anticipatoria porta ad evitare situazioni che fanno paura , come nel tuo caso gli spostamenti in auto, ma purtroppo l’evitamento tende a mantenere e rafforzare l’ansia nel tempo, anche se sul momento sembra proteggerci. Nel frattempo, ci sono alcune cose che puoi iniziare a fare per prenderti cura di te: . provare a riconoscere e scrivere i pensieri catastrofici quando arrivano, senza considerarli automaticamente realtà; . riportare l’attenzione al presente attraverso la respirazione lenta e consapevole; . evitare di alimentare continuamente il bisogno di controllo o rassicurazione; . concederti momenti di riposo e ascolto emotivo, senza giudicarti per quello che provi. Detto questo, quando l’ansia inizia a limitare la libertà quotidiana e la serenità, affrontarla con un supporto adeguato può aiutare molto a comprenderne le radici e ad imparare strumenti concreti per gestirla in modo più efficace. Se lo desideri, possiamo fissare un colloquio , anche online, così da capire insieme e trovare uno spazio protetto in cui non sentirti sola ad affrontare tutto questo. Puoi trovare il mio profilo su Mio Dottore sono la Dott.ssa Ilaria Redivo grazie mille Un caro saluto


Salve, quello che descrive sembra molto legato alla paura della perdita e al bisogno di proteggere le persone amate da qualcosa di doloroso o imprevedibile. Quando l’ansia anticipatoria entra nella quotidianità, può portare la mente a immaginare continuamente scenari negativi, fino a limitare la libertà personale e la serenità nei momenti che dovrebbero essere vissuti con maggiore tranquillità. Il fatto che questa paura si sia intensificata ora che convive ed è in attesa di un bambino non è insolito: la gravidanza rappresenta un periodo di grande cambiamento emotivo e può rendere più sensibili ai temi della sicurezza, dell’attaccamento e della paura di perdere ciò che si ama. Anche se in questo momento non può intraprendere un percorso psicologico, può comunque iniziare a lavorare su di sé attraverso piccoli passi quotidiani: provare a riconoscere quando l’ansia la porta a confondere possibilità e certezza, ritagliarsi momenti di calma e ascolto del corpo, mantenere routine che le trasmettano stabilità e, soprattutto, evitare di alimentare continuamente i pensieri catastrofici cercando rassicurazioni immediate. Può essere utile anche scrivere ciò che prova, per dare forma alle paure anziché subirle soltanto. Cerchi di trattarsi con gentilezza: l’ansia non nasce perché è debole, ma spesso perché sente molto forte il legame con le persone amate e il timore di perderle. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno, quello che descrive sembra un’ansia anticipatoria centrata sulla paura della perdita e sul bisogno di tenere tutto sotto controllo. Il fatto che oggi il tema si sia spostato dai suoi genitori al compagno, in una fase come la gravidanza, non è casuale: quando la vita cambia, spesso aumenta la vulnerabilità e la mente cerca di proteggersi immaginando prima il peggio. Lavorarci da sola è possibile fino a un certo punto, ma non significa convincersi che andrà tutto bene. Significa imparare a riconoscere quando l’ansia sta costruendo scenari e non fatti. In quel momento può essere utile fermarsi e chiedersi: sto reagendo a qualcosa che sta accadendo davvero, o a una paura che sto anticipando? Questo aiuta a separare la realtà dall’immaginazione ansiosa. Un altro passaggio importante è evitare di assecondare troppo l’ansia con l’evitamento. Più si rinuncia a fare ciò che spaventa, più il cervello impara che quel pericolo era reale. Quindi l’obiettivo non è forzarsi, ma iniziare a tollerare gradualmente piccole situazioni che oggi evita, senza pretendere di stare subito bene. Può aiutare anche dare un nome preciso ai momenti in cui si attiva la paura, invece di restare dentro al vissuto indistinto. Scriverlo, osservarlo, notare cosa lo accende e cosa lo mantiene spesso è già un primo modo per ridurre il potere dell’ansia. Detto questo, se l’ansia è costante, limita le sue scelte e occupa gran parte della giornata, non va romantizzata come un lavoro interiore da fare da soli. Va presa sul serio. Anche se in questo momento non può iniziare un percorso, il fatto che ne abbia bisogno resta vero. A volte parlare con una persona fidata, sentirsi ascoltati e poter condividere ciò che si prova è già un primo modo per alleggerire il peso dell’ansia e non lasciarle occupare tutto lo spazio. Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi


Gentile utente, sembra che descrive non solo ansia, ma di un legame molto stretto tra amore e paura della perdita. È come se, quando una persona diventa affettivamente centrale per lei, la sua mente iniziasse a prepararsi al peggio, nel tentativo di proteggerla da un dolore immaginato come insopportabile. Il fatto che prima questa paura riguardasse i suoi genitori e ora il suo compagno può essere importante: sembra che l’angoscia si sposti verso le figure da cui sente maggiore dipendenza affettiva e sicurezza. La gravidanza, inoltre, è un momento di grande trasformazione: diventare madre può riattivare temi profondi legati alla protezione, alla separazione, alla vulnerabilità e al bisogno di sentirsi sostenuta. Nell’immediato, più che cercare di mandare via l’ansia, può provare a domandarsi che cosa sta cercando di dirle questa paura, di cosa ha bisogno quando arriva, se di rassicurazione, controllo, vicinanza, protezione... Può anche osservare con delicatezza quali situazioni tende a evitare, perché l’evitamento dà sollievo sul momento, ma nel tempo conferma alla mente che il pericolo sia reale. Quando le sarà possibile, le consiglierei uno spazio psicologico perchè questa paura merita di essere compresa nel suo significato, non solo contenuta. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Magliocca


Gentile Utente, dalle Sue parole emerge una condizione di forte preoccupazione che sembra accompagnare in modo costante la sua quotidianità. Mi colpisce come le paure che descrive riguardino soprattutto le persone a cui è più legata affettivamente e come si siano intensificate in una fase della vita caratterizzata da importanti cambiamenti, quali la convivenza e la gravidanza. Talvolta l'ansia può rappresentare un segnale che ci invita a prestare attenzione a vissuti profondi legati alla sicurezza, ai legami e alle trasformazioni che stiamo attraversando. Per questo motivo, oltre a cercare strategie per gestire i sintomi, potrebbe essere utile interrogarsi sul significato che queste paure stanno assumendo nella sua esperienza attuale. In attesa di poter intraprendere un percorso psicologico, potrebbe aiutarla dedicare uno spazio all'ascolto di ciò che prova, magari annotando pensieri, emozioni e situazioni che attivano maggiormente l'ansia, senza giudicarli o contrastarli immediatamente. Questo può rappresentare un primo passo per conoscerla meglio e comprenderne il funzionamento. Le suggerisco comunque, non appena ne avrà la possibilità, di valutare un supporto professionale, affinché non debba affrontare da sola un carico emotivo che appare significativo. Un caro saluto.

Dott.ssa Giulia Ardita

Dott.ssa Giulia Ardita

psicologo clinico

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Buongiorno, se la la ragione per la quale dice "non posso andare" è di natura economica, sappia che sul suo territorio esiste una rete di servizi che rispondono al nome "Centro Psico Sociale", "Dipartimento di salute mentale" oppure "Consultorio familiare". Sono i punti di accesso sul territorio delle aziende sanitarie pubbliche per le tematiche di salute mentale e lì lavorano psicoterapeuti e altri operatori della salute mentale molto preparati. Spesso molti di questi centri offrono pacchetti gratuiti di sedute di psicoterapia e comunque attraverso una prima consultazione di qualche colloquio la possono indirizzare verso opportunità di terapia gratuita o a prezzo calmierato presso altre realtà della loro rete. La incoraggiamo caldamente a rivolgersi lì. Un saluto.


Buongiorno, mi spiace per il periodo che sta attraversando. Dove ha trovato questo termine, 'ansia anticipatoria'? Affrontare queste difficoltà da sola può essere estremamente difficile e chiedere un aiuto specialistico è una valida opzione. Mi può contattare se ha bisogno di chiarimenti. Un caro saluto, Daniele Morandin


Quando una persona ama profondamente qualcuno, la paura di perderlo può diventare così intensa da iniziare a occupare sempre più spazio nella quotidianità. E spesso questa paura non nasce perché si è deboli o pessimisti, ma proprio perché quel legame è diventato estremamente importante. Mi colpisce il fatto che nel tempo questa preoccupazione abbia cambiato volto: prima i tuoi genitori, oggi il tuo compagno. Forse più che le singole persone, c’è una parte di te che sta cercando di proteggersi dal dolore di una possibile perdita, soprattutto in una fase della vita così delicata e ricca di cambiamenti come la convivenza e la gravidanza. Certe volte, però, quando si cerca di proteggersi continuamente da qualcosa che potrebbe accadere, si rischia di vivere come se fosse già presente. E questo può togliere spazio proprio ai momenti che si vorrebbero custodire e godere di più. Forse non devi chiederti soltanto come eliminare questa paura, ma anche cosa stia cercando di raccontarti in questo momento della tua vita. Perché le possibilità di vivere la stessa emozione sono infinite, anche quando sembrano poche.


Salve. La convivenza e la gravidanza sono passaggi che, oltre alla gioia, possono muovere paure più profonde legate ai legami e alla perdita. I pensieri che tornano continui e il blocco con l'auto sono il modo in cui la sua mente, il suo corpo e il suo sistema nervoso cercano con molta tenacia di proteggerla e controllare questa paura, rimanendo però in uno stato di allarme costante per essere pronta a difendersi. Voglio essere sincera con lei: non esiste un modo per fare un lavoro profondo su questo da sola, perché la mente che crea la paura è la stessa che cerca senza sosta di controllarla, intrappolandola in un circuito chiuso. Per disinnescare questo meccanismo e permetterle di abbassare le difese, è necessario un percorso psicologico in cui dare un senso a ciò che sta accadendo, per poi trasformarlo. Un caro saluto, Dott.ssa Elena Petitti


Gentile utente, comprendo il suo disagio e la difficoltà di affrontare questo periodo così delicato della sua vita convivendo con l'ansia. Le consiglierei di rivolgersi al servizio pubblico, presso il centro di salute mentale del suo territorio, così da poter avere un sostegno gratuitamente. Altrimenti, in base alla sua zona di residenza può trovare anche altri progetti o servizi gratuiti, come i consultori, visto il suo stato attuale. La saluto e resto a disposizione, Dott.ssa Chiara Roselletti


Il tuo messaggio è molto chiaro e dimostra una buona consapevolezza di ciò che stai vivendo e del tuo desiderio di stare meglio. Hai già identificato un aspetto importante: questa ansia anticipatoria sta influenzando la tua quotidianità e le tue scelte, portandoti a evitare alcune situazioni per paura che possa accadere qualcosa alle persone che ami. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio i meccanismi che alimentano questa ansia e a sviluppare strumenti concreti per gestirla. Se in questo momento hai difficoltà ad accedere a un supporto in presenza, potresti valutare anche la possibilità di intraprendere un percorso online. Hai già mostrato una buona capacità di riconoscere i tuoi bisogni e comunicarli: questo rappresenta un importante punto di partenza. Confrontarti con un professionista potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo e a individuare le strategie più adatte per affrontare questa ansia anticipatoria e ritrovare gradualmente maggiore serenità nella tua vita quotidiana.


Gent.ma, quello che descrive sembra essere una sofferenza importante, che oggi coinvolge aspetti molto significativi della sua vita affettiva. Quando la paura della perdita diventa costante, può portare a vivere più nell'anticipazione di ciò che potrebbe accadere che nel presente. Nell'attesa di un supporto psicologico, può essere utile osservare quando l'ansia si attiva, quali pensieri la accompagnano e come reagisce. Questo può aiutarla a comprendere meglio il suo funzionamento. Spero che possa concedersi uno spazio sicuro di ascolto e supporto non appena sarà possibile: affrontare queste paure insieme a un professionista può fare una grande differenza. Un cordiale saluto


Buongiorno, dal suo messaggio emerge una grande consapevolezza. Ha già individuato un aspetto importante del problema, cioè il fatto che la sua paura non riguarda tanto ciò che sta accadendo nel presente, quanto ciò che potrebbe accadere in futuro. Questa è una caratteristica molto frequente dell'ansia anticipatoria: la mente inizia a proiettarsi continuamente verso scenari temuti e finisce per vivere emotivamente come probabile qualcosa che in realtà appartiene al campo delle possibilità. È comprensibile che questa paura si sia intensificata proprio in una fase della vita così significativa. La convivenza, la gravidanza e la prospettiva di diventare madre rappresentano cambiamenti profondi che spesso aumentano il senso di responsabilità e l'investimento affettivo verso le persone amate. Più una persona è importante per noi, più può diventare dolorosa l'idea di perderla. Il problema nasce quando la mente tenta di proteggerci da questa sofferenza attraverso un controllo costante del pericolo. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, ciò che spesso mantiene viva l'ansia non è soltanto il pensiero iniziale, ma tutto ciò che facciamo per sentirci più sicuri. Nel suo caso racconta di evitare di allontanarsi in auto con il suo compagno perché ha paura. Comprensibilmente questa scelta le offre un sollievo momentaneo, ma rischia anche di trasmettere al cervello il messaggio che quella situazione sia davvero pericolosa. Così il timore tende a rafforzarsi anziché ridursi. Un altro aspetto importante riguarda il rapporto che ha sviluppato con i suoi pensieri. Quando compare l'immagine di una perdita o di una tragedia, probabilmente la sua mente reagisce come se quel pensiero fosse un segnale da prendere molto sul serio. Tuttavia un pensiero, per quanto spaventoso, rimane un pensiero. La mente umana produce continuamente scenari, ipotesi e previsioni, soprattutto quando siamo emotivamente coinvolti. Può essere utile iniziare a osservare questi contenuti mentali con maggiore curiosità. Quando compare una paura, anziché chiedersi immediatamente se potrebbe accadere davvero, potrebbe provare a chiedersi: "Sto osservando un fatto presente oppure una previsione della mia mente?". Questa distinzione, apparentemente semplice, può aiutare gradualmente a ridurre la fusione tra ciò che si immagina e ciò che sta realmente accadendo. Mi colpisce anche il fatto che la sua paura abbia cambiato oggetto nel tempo. Prima riguardava i suoi genitori, ora il suo compagno. Questo suggerisce che il nucleo della sofferenza potrebbe non essere una specifica persona, ma un tema più ampio legato alla perdita, alla separazione o alla necessità di proteggere chi ama. Comprendere come si sia costruito nel tempo questo schema di funzionamento potrebbe essere molto utile. Anche se in questo momento non può iniziare un percorso psicologico, può comunque cominciare un lavoro di osservazione di sé. Notare quando l'ansia compare, quali pensieri la precedono, quali comportamenti mette in atto per sentirsi più sicura e quanto questi comportamenti la aiutino davvero nel lungo periodo. Spesso già questo processo aumenta la consapevolezza e riduce il senso di impotenza. Detto questo, credo che quando le sarà possibile, sarebbe davvero prezioso concedersi uno spazio di supporto psicologico. Non perché stia facendo qualcosa di sbagliato, ma perché affrontare da sola una preoccupazione così costante può essere molto faticoso. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo i meccanismi che alimentano questa ansia, a riconoscere gli schemi che la mantengono nel tempo e a sviluppare modalità più efficaci per rapportarsi alle paure senza lasciarsi guidare da esse. Dal suo messaggio emerge una persona molto legata ai propri affetti e profondamente coinvolta nelle relazioni importanti della sua vita. L'obiettivo non sarebbe eliminare questo amore o questa sensibilità, ma fare in modo che non siano continuamente accompagnati dalla paura di perdere ciò che ha di più caro. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentilissima, molte volte l'ansia è un indice di elevata sensibilità che nasce da un normale e buono affetto per le persone e le cose. Dato che amiamo tanto certe persone o certe cose la nostra mente, avendo il terrore di perderle in un imprecisato ed imprecisabile futuro, si mette in allarme già dal presente. Si tratta di un meccanismo di difesa disfunzionale perchè, in questo modo, per proteggerci da un'ipotetica perdita futura, non possiamo godere di quelle realtà neanche nel momento in cui le abbiamo con noi! Se questo capita spesso nelle persone sensibili, è ancora più comprensibile in una fase delicatissima come la gravidanza: sentire la responsabilità di una nuova vita, e questo può far sentire noi stesse e i nostri cari improvvisamente "fragili". È normale che il tuo istinto di protezione sia ai massimi livelli, ma ricorda che la tua serenità è il primo regalo che fai al tuo bambino. Proprio per questa ragione ti invito a parlare innanzitutto con la tua ostetrica o il tuo ginecologo e magari a rivolgerti ai consultori familiari che sono pubblici e gratuiti e che offrono supporto psicologico specifico per la maternità. Un caro saluto, Filippo Guizzardi


Grazie per aver scritto e per aver condiviso una parte così intima e faticosa della tua vita in questo momento. Innanzitutto, congratulazioni per la tua gravidanza, un periodo di immensa bellezza ma anche di grandissima vulnerabilità emotiva. L'ansia anticipatoria che provi, e in particolare la paura profonda di perdere le persone che ami (prima i tuoi genitori, ora il tuo compagno), è un'esperienza dolorosa molto comune, specialmente in una fase di transizione così importante come quella che stai vivendo. Diventare madre amplifica naturalmente il nostro istinto di protezione e, talvolta, la paura della perdita e dell'imprevedibilità può diventare così forte da tradursi in ansia costante e in evitamenti, come il non voler viaggiare in auto. Capisco perfettamente il tuo desiderio di voler lavorare su te stessa autonomamente, soprattutto se senti di non poter intraprendere un percorso in questo momento. Cercare di uscirne da soli però può essere molto faticoso e, a volte, si rischia di rinforzare involontariamente proprio le cose che temiamo; oggi esistono diverse opzioni (anche nel pubblico tramite i consultori familiari, o tariffe sociali nel privato) che rendono il supporto psicologico accessibile. Se sentissi il bisogno di ricevere un supporto, (rispettando i tuoi tempi e le tue attuali possibilità), ti offro la mia disponibilità. Un saluto!


Buonasera, quello che descrive è molto coerente con un meccanismo tipico dell'ansia anticipatoria: la mente cerca continuamente di prevenire un evento temuto, come la perdita di una persona cara ma nel tentativo di proteggerla finisce per mantenerla in uno stato di allerta costante. Dal punto di vista psicologico le suggerirei di osservare un aspetto: quando evita di salire in auto con il suo compagno o mette in atto altri comportamenti per sentirsi più al sicuro, probabilmente nell'immediato l'ansia diminuisce. Tuttavia il cervello impara che quel pericolo era davvero da evitare e così la paura finisce per rafforzarsi. Può iniziare a lavorare su se stessa provando, con gradualità, a riconoscere questi meccanismi. Quando compare il pensiero "potrebbe succedergli qualcosa" invece di cercare subito una rassicurazione o modificare il suo comportamento provi a chiedersi: "sto reagendo a un pericolo reale, presente in questo momento, oppure a una possibilità che la mia mente sta cercando di controllare?" Questo non farà sparire subito l'ansia ma le permetterà di interrompere, poco alla volta, il circolo vizioso tra paura, evitamento e ricerca di sicurezza. Detto questo, il fatto che l'ansia sia presente da circa un anno, che coinvolga più persone care e che oggi condizioni anche la sua quotidianità, soprattutto in un momento importante come la gravidanza, mi fa pensare che un supporto psicologico sarebbe davvero utile appena ne avrà la possibilità. Nel frattempo, se l'accesso a un percorso è difficile per motivi economici, può informarsi sui servizi territoriali, sui consultori familiari o sui servizi di psicologia della sua ASL che spesso offrono percorsi a costi ridotti o gratuiti. È importante ricordare che il suo obiettivo non dovrebbe essere eliminare ogni possibilità di perdita, cosa impossibile, ma imparare a tollerare quell'incertezza che fa parte della vita senza lasciare che sia l'ansia a guidare le sue scelte. Un caro saluto


Buongiorno. Grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Da ciò che racconta sembra che il tema centrale sia una forte paura della perdita e del possibile accadimento di eventi negativi alle persone per lei importanti. Il fatto che questa paura si sia spostata dai suoi genitori al suo compagno, proprio in un momento di grande cambiamento come una convivenza e una gravidanza, è comprensibile: diventare genitori spesso aumenta il senso di responsabilità e può rendere più intense alcune paure legate alla sicurezza e alla protezione degli affetti. L'ansia anticipatoria funziona spesso attraverso un meccanismo in cui la mente cerca di prevedere ogni possibile pericolo per prepararsi e proteggersi. Il problema è che, nel tentativo di evitare la sofferenza, si finisce per vivere continuamente dentro scenari che non stanno accadendo nel presente. Evitare, ad esempio, di allontanarsi in auto con il suo compagno può darle un sollievo momentaneo, ma può anche rinforzare l'idea che quella situazione sia davvero pericolosa. Anche se un percorso psicologico sarebbe sicuramente uno spazio utile per lavorare più in profondità su questi aspetti, nel frattempo può iniziare con alcuni piccoli passi: osservi i pensieri senza trattarli come previsioni certe. Quando arriva un pensiero come "potrebbe succedere qualcosa", provi a riconoscerlo come un pensiero ansioso e non come un fatto. Si chieda cosa sta cercando di ottenere l'ansia in quel momento. Spesso dietro la paura c'è un tentativo di controllare qualcosa che, per sua natura, non può essere controllato completamente. Riduca gradualmente gli evitamenti, quando possibile. Affrontare piccole situazioni temute permette al cervello di imparare che può tollerare l'incertezza. Riporti l'attenzione al presente. Può essere utile chiedersi: "In questo momento, qui e ora, cosa sta realmente accadendo?" invece di rimanere dentro scenari futuri. Consideri anche che la gravidanza è un periodo in cui possono aumentare ansie e preoccupazioni: se sente che il disagio sta diventando molto intenso, interferisce con la quotidianità o le impedisce di vivere serenamente questo momento, sarebbe importante parlarne anche con il professionista che segue la gravidanza o con il medico di riferimento, così da individuare il sostegno più adatto. Il fatto che lei riconosca il problema e desideri lavorarci è già un elemento positivo. L'obiettivo non è eliminare ogni paura, nessuno può avere questa garanzia, ma imparare a vivere pienamente anche accettando una quota di incertezza. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Comprendo quanto possa essere faticoso vivere con la sensazione costante che qualcosa di brutto possa accadere alle persone che ama, soprattutto in un momento così delicato come una gravidanza, in cui possono aumentare sensibilità e preoccupazioni. L’ansia anticipatoria spesso funziona come un sistema di allarme molto attivo: è come avere un “guardiano” che cerca continuamente di proteggerci immaginando tutti gli scenari possibili, ma finisce per impedirci di vivere pienamente il presente. Un primo passo può essere imparare a riconoscere questi pensieri come pensieri e non come previsioni (“sto avendo paura che succeda qualcosa” invece di “succederà qualcosa”), riportando gradualmente l’attenzione a ciò che sta accadendo realmente in quel momento. Può anche essere utile osservare quali situazioni evita e provare, quando possibile e in modo graduale, a non lasciare che l’evitamento diventi l’unico modo per sentirsi al sicuro. Considerato il periodo che sta attraversando, sarebbe comunque importante valutare un sostegno psicologico, anche tramite servizi pubblici, consultori o percorsi a costi accessibili, perché avere uno spazio dedicato può aiutarLa a gestire queste paure prima che diventino ancora più limitanti. Nel frattempo, può iniziare a coltivare un atteggiamento più compassionevole verso sé stessa: la paura di perdere qualcuno spesso nasce proprio dal grande valore che quella persona ha per noi.


Buongiorno, quello che descrive è un quadro che porta con sé una certa quota di fatica. Spesso tra l'altro la gravidanza fa da amplificatore di queste ansie, ed è una reazione normale, ma, a costo di dirle una banalità, se quest'ansia le crea disagio quotidiano io le consiglierei di rivolgersi a un collega per cercare di gestirle nella maniera migliore. Magari cercando sulla sua rete territoriale trova una realtà che risponda al meglio alle sue esigenze (ci sono diversi modi di accedere a una terapia o a un supporto psicologico), però mi sembra importante che si ascolti e si conceda un tempo e uno spazio in cui esplorare le sue risorse.


Da ciò che racconta emerge un'ansia che sembra accompagnarla in molti momenti della giornata e che, poco alla volta, sta influenzando anche le sue scelte quotidiane, come evitare di allontanarsi in auto con il suo compagno per il timore che possa accadere qualcosa. Quando si vive con questa paura è naturale cercare di proteggersi evitando le situazioni che fanno stare male. Tuttavia, nel tempo, l'evitamento rischia di mantenere l'ansia e di limitare sempre più la propria libertà. Il fatto che lei riconosca di aver bisogno di un supporto è già un passo importante. Se in questo momento non le è possibile iniziare un percorso psicologico, può comunque iniziare ad osservare con curiosità come funziona la sua ansia: in quali situazioni compare, quali pensieri la accompagnano e quali comportamenti mette in atto per sentirsi più al sicuro. Questa maggiore consapevolezza può rappresentare un primo punto di partenza. Quando ne avrà la possibilità, un percorso psicologico potrà aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi e a ritrovare gradualmente maggiore serenità, soprattutto in una fase di vita così significativa come la gravidanza. Le auguro di non affrontare tutto questo pensando di dover "combattere" l'ansia da sola, ma di potersi concedere il tempo e il supporto necessari. Ilenia Ceravolo, Psicologa


Buon pomeriggio, se al momento non può rivolgersi ad un collega, le consiglio di dedicarsi al movimento, alle passeggiate, di leggere dei libri di autoaiuto validi e con una buona bibliografia. Un caro saluto, Dottssa LM


Salve, grazie per la condivisione. ci sono modi concreti per lavorare su te stessa anche se in questo momento non puoi iniziare un percorso psicologico. Quello che descrivi è qualcosa che molte persone sperimentano, soprattutto durante periodi di grandi cambiamenti come una convivenza o una gravidanza. Non significa che ciò che temi accadrà: significa che il tuo cervello è entrato in una modalità di allerta costante, cercando di proteggerti da una perdita che percepisce come insopportabile. Iniziare un percorso di supporto, può dare un grande aiuto ad affrontare e superare al meglio lo stato ansioso attraverso tecniche e strategie. Resto a disposizione.


L'ansia anticipatoria è trattabile: nel frattempo può aiutarti praticare tecniche di respirazione, mindfulness e annotare i pensieri per ridurne l'impatto. Ti consiglio comunque di rivolgerti a uno psicologo appena possibile per un supporto mirato, soprattutto in gravidanza. Un abbraccio.


Se hai bisogno di affrontare questa difficoltà sono a disposizione. A volte parlarne con un professionista aiuta a liberare paure che teniamo nascoste, a volte inconsapevoli.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.