Premetto che non ho nessuna patologia o malattia diagnosticata. Il mio problema è che mi sento così

28 risposte
Premetto che non ho nessuna patologia o malattia diagnosticata.
Il mio problema è che mi sento così inutile, mi sento sola ogni giorno anche se ho le persone intorno, io sono totalmente apatica, penso sempre che tutti in realtà mi odino, sono sempre lì zitta e tranquilla sento di essere una brava persona ma di non essere abbastanza per nessuno,non sento di avere uno scopo nella vita.
Ogni giorno mi sento sempre più a pezzi, perché mi sento così? Stamattina mi sono detta oggi devo essere positiva con me stessa ma quando sono tornata a casa ho pianto.
tutti sono felici io non ci riesco, perché non ho niente di bello nella mia vita, ho paura di sentirmi per sempre così
Dott.ssa Giada Vanini
Psicologo, Psicologo clinico
Lecco
Buongiorno, mi dispiace che stia attraversando un periodo così pesante. Da ciò che descrive emerge una profonda sofferenza emotiva, fatta di solitudine, senso di inadeguatezza e difficoltà nel riconoscere il proprio valore. Quando si sta male a lungo, è facile convincersi di non essere abbastanza o che nulla possa cambiare, ma il dolore che prova non definisce chi è né il suo valore come persona.
Il fatto che abbia cercato di essere positiva con sé stessa dimostra che una parte di lei desidera stare meglio. Tuttavia, cercare di “imporsi” di stare bene quando si è emotivamente esausti può diventare frustrante, perché il dolore non sparisce semplicemente con la volontà.
Credo sia importante che lei non affronti tutto questo da sola. Dovrebbe prendere in considerazione l’idea di concedersi uno spazio di ascolto e supporto, che può aiutarla a comprendere e alleggerire ciò che sta vivendo.
Resto a disposizione, anche online, nel caso in cui volesse dare spazio a questa sua sofferenza.
Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Gent.ma utente,
la sua è una richiesta di aiuto e ha fatto bene a scrivere qui, un primo passo verso una maggiore consapevolezza. Non c'è bisogno di una diagnosi per determinare un malessere e un disagio, soprattutto se protrae nel tempo, nel corso di molte giornate.
E' importante sapere che ci sono professionisti preparati ad ascoltarla e a raccogliere la sua esigenza di supporto, restituendo strumenti e strategie efficaci per ritrovare equilibrio e serenità.
La sua domanda, "perché mi sento così", è il sintomo di una ruminazione, un flusso di pensieri intrusivi che si ripetono in loop senza trovare risposta, che rimarcano tutto ciò che non va nella sua vita, tutto ciò che non la soddisfa. E questa frustrazione non fa che aumenterà le emozioni difficili generando angoscia, sconforto, disperazione.
Come ha potuto osservare, la forza di volontà non è sufficiente, non basta dire a sé stessi di sentirsi positivi e aspettare che le cose cambino.
Ci vuole il giusto tempo per ristrutturare i pensieri nella giusta direzione, per non cedere più al pessimismo e al vittimismo, per non cercare il confronto con la felicità degli altri. E' un lavoro introspettivo ma che può essere anche pratico, imparando a rimanere focalizzati sul presente, a coltivare nuove abitudini e a ricercare le emozioni positive. Questo è un percorso psicologico che, con l'aiuto di un professionista, potrebbe davvero cambiare la sua prospettiva attuale e consentirle di uscire da questo tunnel di cui non sembra vedere la fine.
Si tratta di fare un passo in più: aver scritto qui è il segnale che riconosce il suo disagio e sta cercando aiuto; il secondo passo e ritagliarsi l'opportunità di essere ascoltata, senza fretta, senza giudizio, con il solo intento di condividere quello che si porta dentro. Poi, forse, prenderà forza nel cominciare a guardarsi dentro in modo diverso, a leggere certi schemi mentali senza subirli e a ritrovare fiducia in sé stessa e nel mondo che la circonda. Un passo alla volta.
Sarei lieto di supportarla in un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Gentile signora, il fatto che lei non abbia una patologia diagnosticata non significa che ciò che vive sia “poco importante”. Le parole che usa raccontano una sofferenza reale: sentirsi inutile, sola anche in mezzo agli altri, apatica, non abbastanza, come se gli altri la rifiutassero anche quando magari non lo dicono.

Vorrei però sottolineare una cosa: sentirsi inutile non significa esserlo. Quando si sta molto male, la mente può iniziare a parlare con la voce del dolore e far sembrare verità ciò che in realtà è uno stato interno. Il pensiero “tutti mi odiano” può diventare così convincente da farla chiudere, restare zitta, sembrare tranquilla fuori e sentirsi a pezzi dentro.

Anche il tentativo di dirsi “oggi devo essere positiva” è comprensibile, ma può diventare un’altra prova da superare. Se poi non riesce, rischia di sentirsi ancora più sbagliata. In momenti così non serve obbligarsi a stare bene; serve smettere di restare da soli con una voce interna che giudica tutto il giorno.

Un primo passo concreto potrebbe essere questo: invece di chiedersi “perché sono così?”, provi a chiedersi “quando questa voce diventa più forte e cosa faccio subito dopo?”. Lo scriva per qualche giorno, senza giudicarsi. Serve a vedere il meccanismo, non a colpevolizzarsi.

Le suggerirei anche di parlare con uno psicologo o con il medico di fiducia, soprattutto perché descrive apatia, pianto, senso di inutilità e paura di restare così per sempre. Se dovessero comparire pensieri di farsi del male, di sparire o di non voler più vivere, non resti sola: chieda aiuto subito a una persona vicina, al medico o ai servizi di emergenza.

Non è detto che questa sia la sua vita “per sempre”. Ma è importante non trasformare il dolore in una condanna su di sé. Se vorrà, può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per iniziare a orientarsi meglio.

Un caro saluto.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Carissima,
quello che descrivi non sembra “debolezza” o mancanza di volontà. Sembra piuttosto una sofferenza emotiva che stai cercando di tenere dentro da molto tempo, probabilmente sminuendola perché non hai una diagnosi o perché dall’esterno magari continui a funzionare. Ma sentirsi soli anche in mezzo agli altri, convincersi di non essere abbastanza, pensare che gli altri ci rifiutino o ci sopportino soltanto, perdere interesse e sentirsi apatici non nasce dal nulla. E soprattutto non significa che ciò che senti sia la verità su di te.
Quando si sta così, la mente tende a filtrare tutto in negativo: gli altri sembrano più felici, più sicuri, più “giusti”, mentre tu ti senti bloccata e senza valore. Ma il fatto che tu soffra così tanto per questo mi fa pensare che dentro di te ci sia ancora una parte che desidera stare bene, sentirsi vista, avere un posto nel mondo. E quella parte va ascoltata.
La paura di sentirti “per sempre così” è comprensibile, Quando stiamo male da un po’, il cervello inizia a farci credere che il presente sarà eterno. Non è detto che sia così. Però credo sarebbe importante non affrontare tutto da sola, perché il rischio è che questo senso di vuoto e autosvalutazione diventi sempre più la voce principale con cui guardi te stessa.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, sembra che il suo problema sia il rapporto con se stessa, la sua autostima. Perchè mi sento così: è una buona domanda. Che cosa vol dire per lei non essere abbastanza? Per chi? Da dove parte questa convinzione? Quali sono le sue risorse? In quali momenti si sente bene? Forse un percorso di esploazione e di scoperta di sè, guidato, porebbe aiutarla. Dott.ssa Franca Vocaturi
Salve,
Questa sensazione non è necessariamente riconducibile ad una patologia o diagnosi specifica, può essere dovuta a diversi fattori di vita. Da quello che dice, se ho compreso bene, trattandosi si aspetti più sociali/relazionali, è molto probabile che possa essere compresa la questione esplorando in uno spazio sicuro le Sue varie aree di vita.
Spesso dirsi "devo essere positiva con me stessa" può non bastare, non perché sia sbagliato pensarlo, ma perché evidentemente c'è un malessere più radicato che richiede tempo e spazio per essere approfondito. Le consiglierei di rivolgersi ad un/una professionista psicologo/a per poter iniziare un percorso in cui sentirsi compresa e poter andare a fondo alle questioni che possono contribuire a questo malessere da Lei descritto. C'è una via, non è destinata a stare cosi per sempre, anzi la risorsa del voler stare meglio e cercare aiuto e risposte è già un grande passo!

Spero di averle risposto, resto a disposizione per eventuali approfondimenti e chiarimenti

Cordiali Saluti
Dott.ssa Marie Claire Altimari Fuoco
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo clinico, Psicologo
Caserta
Buongiorno,
quello che descrive è molto doloroso, e si percepisce quanto stia facendo fatica a sostenere questi vissuti nel quotidiano.
Il fatto di sentirsi inutili, soli anche in mezzo agli altri, “non abbastanza” e senza uno scopo sono esperienze interiori che possono pesare molto e, col tempo, far sentire sempre più svuotati e scoraggiati. Anche il passaggio che racconta — il provare ad essere positiva e poi ritrovarsi a piangere — è qualcosa che accade spesso quando lo sforzo di stare meglio si scontra con un malessere più profondo che non si riesce a controllare con la sola volontà.

È importante dirle che ciò che sta vivendo non significa che sia davvero inutile o che non abbia valore, ma che in questo momento il suo modo di percepirsi e percepire il mondo è influenzato da uno stato emotivo che tende a farle vedere tutto in modo più negativo e a farle dubitare di sé e degli altri (ad esempio il pensiero che “tutti la odino”).

Il fatto che non ci sia una diagnosi non rende il suo vissuto meno reale o meno importante: anzi, è proprio questo il momento in cui può essere utile fermarsi e dare spazio a ciò che sta sentendo, prima che diventi ancora più pesante.

La paura che esprime — “e se mi sentissi così per sempre?” — è molto comprensibile, ma è importante sapere che questi stati non sono permanenti, soprattutto se vengono accolti e affrontati con il giusto supporto.

In queste situazioni può essere davvero utile non restare da soli con questi pensieri e queste emozioni. Un percorso psicologico può aiutarla a:

-comprendere da dove nasce questo senso di vuoto e inadeguatezza
-lavorare sui pensieri molto critici verso sé stessa
-ritrovare gradualmente un senso di direzione e di valore personale
Se lo desidera, può prenotare un colloquio con me tramite la mia agenda online.
Intanto, anche il fatto che abbia scritto e chiesto aiuto è un segnale importante: una parte di lei sta cercando di stare meglio, e merita di essere ascoltata.
Se lei vorrà, io la aspetto.
Un caro saluto
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio la solitudine e la tristezza che descrive.
Le auguro il suo meglio.

LM
Cara utente,
da ciò che scrive traspare la grande sofferenza che sente in questo momento...deve essere difficile affrontare tutto questo e sentirsi sola nonostante si sia circondati da persone. La invito a parlarne con qualcuno, perchè questa sofferenza è giusto che abbia uno spazio per venire fuori sia come valvola di sfogo sia come inizio di un percorso.
Si prenda cura di sè stessa e dia importanza a ciò che sta vivendo: questo è un primo passo per iniziare a stare meglio.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, forse parte del problema è la doverizzazione: il dover stare in un certo modo. Non c'è niente di male a non essere sempre felici, ma piuttosto che forzarsi ad esserlo a tutti i costi, sarebbe più utile capire perché non stiamo bene. È il primo passo per ritrovare la serenità.
Nel suo caso un percorso di supporto psicologico per capire meglio le sue emozioni e trovare delle strategie nel qui e ora potrebbe essere la strada per ritrovare il benessere.
Resto a disposizione se volesse approfondire quello che sta vivendo. Grazie per la sua domanda, buona giornata.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Gentile lettrice, quello che descrive merita ascolto e attenzione. Le sensazioni di apatia, vuoto, mancanza di scopo e la convinzione di non essere abbastanza possono indicare una sofferenza emotiva significativa, che in ottica cognitivo-comportamentale lavoriamo a comprendere e modificare.

I pensieri come "tutti mi odiano", "non valgo nulla", "non ho niente di bello" sono pensieri automatici negativi, spesso distorsioni cognitive come la lettura del pensiero o la generalizzazione. Un primo esercizio utile è scriverli, valutarne la prova oggettiva e provare a formulare alternative più realistiche.

Inoltre, l'attivazione comportamentale è centrale, programmare piccole attività piacevoli o significative ogni giorno, anche minime, aiuta a interrompere il ciclo di apatia e ritiro. L'ACT suggerisce di muoversi verso i propri valori, anche quando le emozioni sono difficili.

Le consiglio caldamente di rivolgersi a uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e, se necessario, a un medico per una valutazione integrata. Non deve affrontare tutto da sola, chiedere aiuto è un atto di cura verso sé stessi.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
Accolgo le tue parole con profondo rispetto per il dolore che stai attraversando. Nel mio lavoro non considero mai la sofferenza come il sintomo isolato di una patologia, specialmente quando, come nel tuo caso, non c'è una diagnosi medica. Al contrario, guardo a questo tuo malessere come a un messaggio potente, un segnale d'allarme che si attiva all'interno della rete di relazioni che vivi ogni giorno e della storia che hai costruito nel tempo. Quando descrivi quella sensazione dolorosa di sentirti completamente sola nonostante la presenza fisica delle persone intorno a te, ci trovi di fronte a un paradosso tipicamente relazionale. Non è la quantità dei contatti a mancare, ma la sintonizzazione emotiva con chi ti circonda. Il pensiero costante che gli altri ti odino e il tuo startene in disparte, zitta e tranquilla, funzionano come una corazza protettiva. Cerchi di non dare fastidio e di proteggerti dal rischio di non essere abbastanza, ma questa stessa protezione purtroppo finisce per amplificare il vuoto, trasformandosi in una prigione invisibile che ti allontana dal mondo. Anche l'apatia che sperimenti e la sensazione di non avere uno scopo non indicano che tu sia "vuota", ma piuttosto che la tua mente ha abbassato il volume di tutte le emozioni per difenderti da un dolore troppo grande da tollerare. Sentirsi costantemente a pezzi è la naturale conseguenza dell'energia immensa che consumi ogni giorno per mantenere sollevato questo scudo. Questo spiega anche perché il tentativo di importi una positività forzata la mattina sia crollato in un pianto liberatorio una volta tornata a casa. Le emozioni non obbediscono a un comando logico della volontà; la pressione di dover stare bene a tutti i costi, magari paragonandoti a una felicità altrui che spesso è solo apparente, crea un cortocircuito. Quel pianto non è un fallimento, ma il modo in cui il tuo corpo dà voce alla fatica che tieni dentro. Ti senti così perché probabilmente, nel corso della tua storia, si è radicata l'idea che il tuo valore dipenda da ciò che fai o da quanto corrispondi alle aspettative altrui, anziché da ciò che sei intrinsecamente. Non sei sbagliata e questa sofferenza non è una condanna eterna. È invece il tuo modo, doloroso ma vitale, di dire che i vecchi equilibri non funzionano più e che hai bisogno di uno spazio nuovo. Un percorso psicoterapeutico relazionale potrebbe aiutarti a esplorare l'origine di questa insicurezza, a comprendere come comunicare i tuoi bisogni autentici e a trasformare quel silenzio in una voce capace di chiedere e ricevere calore, senza la paura di non essere mai abbastanza.
Dott.ssa Deborah Sapone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Comprendo quanto questo momento possa essere doloroso e faticoso per te. Sentirsi emotivamente svuotati, apatici o soli anche in presenza di altre persone, può generare una sofferenza profonda e difficile da spiegare. Ciò che descrivi ovvero il sentirsi inutile, non abbastanza o la convinzione di non essere accettata dagli altri, sono vissuti emotivi molto intensi, che meritano attenzione e ascolto, non giudizio.

È importante riconoscere anche il fatto che tu abbia cercato di reagire, di incoraggiarti e di assumere un atteggiamento più positivo verso te stessa. Questo dimostra una significativa forza interiore e indica che, nonostante la sofferenza, esiste dentro di te una parte che desidera stare meglio e trovare un equilibrio.

Il pianto che hai avuto una volta tornata a casa può essere interpretato come una naturale espressione emotiva. Quando si accumulano tensione, tristezza e senso di solitudine per lungo tempo, il corpo e la mente cercano inevitabilmente una modalità per liberare ciò che è stato trattenuto.

Esperienze emotive di questo tipo non sono rare, molte persone attraversano periodi in cui si sentono smarrite, fragili o prive di uno scopo chiaro. Questo, però, non definisce il tuo valore personale né significa che la situazione rimarrà immutata nel tempo. Spesso tali stati emotivi sono il segnale di bisogni profondi che richiedono comprensione, cura e maggiore connessione con sé stessi e con gli altri.


Potrebbe esserti di grande aiuto sperimentare uno spazio in cui parlare delle emozioni in un contesto sicuro e accogliente per favorire una maggiore comprensione di ciò che stai vivendo e aiutarti a sviluppare strumenti utili per affrontare questa sofferenza. Non sei sola in questo percorso, e chiedere supporto può rappresentare un passo importante verso una maggiore consapevolezza, serenità e valorizzazione di te stessa. Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno caara,
ti ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere quello che stai vivendo. Da ciò che scrivi emerge una sofferenza molto intensa, che stai cercando di affrontare da sola da tanto tempo. Sentirsi vuoti, soli anche in mezzo agli altri, pensare di non essere abbastanza o di non avere un posto nel mondo può diventare estremamente pesante e portare a perdere fiducia anche in se stessi. Vorrei però dirti una cosa importante: il fatto che tu stia così non significa che tu sia “sbagliata” o destinata a sentirti per sempre in questo modo. Spesso, quando si attraversano periodi di forte fragilità emotiva, la mente tende a farci vedere noi stessi e la nostra vita attraverso un filtro molto duro e doloroso, fino a farci credere che non ci sia via d’uscita. Il fatto che stamattina tu abbia provato a essere positiva con te stessa mi fa pensare che una parte di te stia ancora cercando di reagire e di stare meglio, anche se in questo momento la sofferenza prende il sopravvento. E questo è un punto importante da cui partire. Credo che tu meriti uno spazio sicuro in cui poter parlare liberamente di quello che senti, senza doverti giudicare o sentire “troppo” per gli altri. A volte chiedere un aiuto professionale può fare davvero la differenza per comprendere meglio cosa sta accadendo dentro di noi e iniziare a stare un po’ meglio, passo dopo passo.
Se senti che potrebbe esserti utile, possiamo fissare un colloquio, per capire insieme quello che stai vivendo e come poterti aiutare concretamente. Puoi trovare il mio profilo su Mio Dottore sono La dott.ssa Ilaria Redivo
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
le emozioni che descrive sembrano molto pesanti da portare dentro ogni giorno, soprattutto quando ci si sente soli anche in mezzo agli altri e si fatica a riconoscere il proprio valore. Il fatto che lei riesca a raccontare con sincerità questo dolore è già un passo importante, perché spesso chi soffre tende invece a chiudersi completamente in sé stesso.

Quando si attraversano periodi di forte tristezza, apatia o senso di vuoto, può accadere di guardare sé stessi e il mondo attraverso uno sguardo molto duro, arrivando a pensare di non essere abbastanza o di non avere un posto significativo nella vita degli altri. Ma il modo in cui oggi si sente non definisce ciò che lei è davvero, né stabilisce come si sentirà per sempre.

A volte si cerca di “obbligarsi” a stare bene o a essere positivi, ma il benessere emotivo non nasce dalla pressione verso sé stessi. Nasce piuttosto dalla possibilità di sentirsi accolti, ascoltati e compresi nel proprio dolore, senza giudizio.

Non minimizzi ciò che sta vivendo e non resti sola con questa sofferenza. Potrebbe esserle utile trovare uno spazio di ascolto psicologico dove poter dare voce a queste emozioni e comprenderle più a fondo. Anche quando oggi sembra impossibile, gli stati emotivi possono cambiare e trasformarsi nel tempo.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Alice Bacci
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, dal suo racconto emerge una sofferenza estesa che rende difficile vivere la quotidianità. La percezione di mancanza di significato e affaticamento sembrano riferirsi a un blocco nell'individuazione di una meta autentica che dia direzione e senso nella sua vita.
Per comprendere l'origine di questo vissuto e promuovere una risignificazione della sua esistenza sarebbe importante comprendere la sua fase di vita ed esplorare la sua storia personale all'interno di un percorso psicologico.
Resto a disposizione, un caro saluto
Salve,
da quello che racconta emerge una sofferenza profonda, fatta di solitudine, senso di inadeguatezza e fatica nel riconoscere il proprio valore. Immagino quanto possa essere doloroso vivere ogni giorno con questi pensieri e con la sensazione di non riuscire a stare bene nonostante l'impegno che mette nel provarci. Le emozioni che descrive meritano ascolto e attenzione, soprattutto perché sembrano accompagnarla da tempo e influenzare il modo in cui guarda sé stessa e le relazioni con gli altri. Il fatto che oggi abbia trovato il coraggio di esprimerle è già un passo importante. Più che chiederci perché si sente così, potrebbe essere utile iniziare a esplorare insieme quando queste sensazioni hanno iniziato a farsi sentire e quale storia raccontano della Sua esperienza di vita. Non è detto che ciò che prova oggi debba accompagnarla per sempre, ma credo che meriti uno spazio sicuro in cui poter essere compreso e accolto.
Buongiorno, questo messaggio per segnalarle che la "diagnosi" in ambito psicopatologico differisce dalle diagnosi relative alle malattie della medicina biologica alla quale tutti pensiamo (influenza, infezione, etc). Questo perchè i segni che una diagnosi psicopatologica richiede sono quasi unicamente vissuti interni, ovvero stati di coscienza ripetitivi e persistenti, schemi relazionali, emozioni dolorose, eccetera. Cose non facilmente misurabili empiricamente da un occhio terzo come una infiammazione o un aumento della temperatura corporea. In ambito psicopatologico infatti si parla più propriamente di "disturbi" che di "malattie". Le cose che lei elenca nel suo messaggio sono tutte buoni candidati per rientrare in una diagnosi psicopatologica, che necessita però, per essere fatta, la visita presso uno specialista della salute mentale. Un saluto
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,

da quello che racconta emerge un profondo senso di solitudine amplificato dalla percezione che "tutti la odino" o di non essere abbastanza; questo però non ha un riscontro oggettivo ma si tratta di una percezione che lei ha di sé stessa.
Il fatto che cerchi di essere più positiva è una risorsa preziosa perché significa che è presente il desiderio di stare meglio.
Lei sta affrontando un periodo molto faticoso ed è importante in questi casi non affrontarlo in solitudine ma piuttosto cercando un consulto da un professionista.
Prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso che la aiuti a comprendere più a fondo questa sofferenza e a costruire, gradualmente, uno sguardo su di sé meno duro e più vitale.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Roberta Privitera
Psicologo, Psicologo clinico
Acireale
Buongiorno, grazie per aver trovato il coraggio di condividere quello che sta vivendo.
Dalle sue parole arriva un dolore molto forte, ma anche tanta stanchezza emotiva: sentirsi soli anche quando si è circondati da persone, avere la sensazione di non essere abbastanza o di non avere un posto davvero proprio nel mondo può diventare davvero pesante da portare ogni giorno. Il fatto che lei si senta così non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei. Quando si soffre a lungo, spesso si finisce per guardarsi con occhi molto severi, fino a convincersi di non valere abbastanza o di non meritare affetto e comprensione.
Mi colpisce però una cosa importante: nonostante tutta questa sofferenza, stamattina ha provato a essere più gentile con sé stessa. Questo dice che una parte di lei sta ancora cercando di stare meglio, anche se ora fa fatica a crederci. Credo che in questo momento potrebbe esserle davvero utile non affrontare tutto da sola. Un percorso psicologico può aiutarla a capire più a fondo da dove nascono questi pensieri così duri verso sé stessa, a sentirsi compresa e ad alleggerire piano piano quel senso di vuoto e solitudine che descrive. Non perché lei sia “debole”, ma perché sta soffrendo e merita uno spazio in cui essere accolta senza giudizio. Anche se oggi le sembra impossibile, questa sensazione non definisce per sempre chi è e non significa che starà così tutta la vita.
Le mando un caro saluto e resto a disposizione.
Dott.ssa Francesca Cavara
Psicologo clinico, Psicologo
Este
Buongiorno,
è comprensibile che stare così ogni giorno possa essere molto pesante. Le sensazioni che descrive — sentirsi soli anche in mezzo agli altri, avere pensieri negativi su di sé, sentirsi senza energie o senza uno scopo — sono segnali di una sofferenza che merita attenzione, anche in assenza di una diagnosi.

Il fatto che lei riesca a parlarne è importante. Quando questi vissuti diventano continui e incidono sul modo di vedere sé stessi e la propria vita, può essere utile chiedere un supporto psicologico per comprendere meglio cosa sta accadendo e non affrontarlo da soli. In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica, soprattutto se la sofferenza è intensa o persistente.
Dott. Marco Nardini
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Il vuoto che descrivi — questa sensazione di essere sola anche in mezzo agli altri, l'apatia che spegne i colori delle giornate e il pensiero costante di non essere mai abbastanza — immagino sia estremamente stancante. Richiede un'enorme quantità di energia anche solo per affrontare la quotidianità. È del tutto comprensibile che tu ti senta a pezzi, ed è doloroso vedere come il tentativo di quella mattina di "essere positiva" si sia scontrato con un pianto al tuo rientro. Spesso, sforzarsi di stare bene a tutti i costi quando dentro c'è una sofferenza che urla non fa che aumentare il senso di frustrazione.
Questo dolore che provi non è una colpa, né una mancanza di volontà. È un messaggio che il tuo mondo interno ti sta inviando, un campanello d'allarme che indica che c'è qualcosa di profondo che chiede di essere compreso e ascoltato.
Dott.ssa Rita Terranova
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissima,
le esperienze interiori che racconta — il senso di vuoto, l’apatia, la tendenza a percepire il giudizio o il rifiuto degli altri, la difficoltà a provare piacere o speranza — non vanno minimizzate né interpretate come momenti di tristezza passeggera perché segnalano un periodo di forte fragilità psicologica. A volte questi vissuti si sviluppano lentamente, quasi senza accorgersene, fino a diventare il modo abituale con cui si guarda sé stessi e il mondo.
Il fatto che non abbia una patologia diagnosticata non significa che il suo dolore sia meno reale o meno meritevole di attenzione. Molte persone arrivano a chiedere aiuto proprio in momenti come questi, quando iniziano a sentirsi emotivamente svuotate, isolate o bloccate in pensieri molto duri verso sé stesse.
Nel suo racconto si percepisce anche una forte autosvalutazione: sembra che attribuisca molto valore agli altri, mentre fa fatica a riconoscerne a se stessa. Quando una persona vive a lungo con pensieri del tipo “non sono abbastanza”, “nessuno mi vuole davvero”, “non ho uno scopo”, finisce spesso per interpretare ogni esperienza attraverso questa lente negativa, e questo alimenta ulteriormente tristezza, solitudine e senso di esclusione.
Il fatto che stamattina lei abbia provato a essere più positiva con se stessa è tutt’altro che irrilevante. Anzi, mostra che dentro di lei esiste una parte che desidera stare meglio. Però quando si è in una condizione di sofferenza emotiva profonda, la volontà da sola spesso non basta: non è questione di “impegnarsi di più” o di essere più forti.
La paura che questa sensazione possa durare per sempre è comprensibile, ma gli stati emotivi non sono immutabili. Quello che sente oggi può essere compreso e affrontato, soprattutto se smette di portarlo completamente da sola. Parlare con uno psicologo potrebbe aiutarla a capire da dove nascono questi pensieri e questi vissuti, a riconoscere i meccanismi che mantengono questa sofferenza e a costruire, gradualmente, un rapporto più autentico con se stessa.
Ha fatto bene a scrivere ciò che prova. Dare parole a questa fatica è già un primo passo importante.
Chieda un aiuto psicologico, sono certa che ce la farà. Un caro saluto P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Dott.ssa Chiara Sidoti
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Sentirsi invisibili e convinti che tutti ci odino, proprio mentre si è circondati dagli altri, è una delle fatiche più grandi che una persona possa reggere. Non c'è da stupirsi che tu ti senta a pezzi.
Dici che non hai patologie diagnosticate, e questo è un dato importante: ci dice che quello che stai vivendo non è un "guasto" biologico, ma il grido d’aiuto della tua anima. Quando l’apatia diventa così forte, spesso non è un'assenza di emozioni, ma un sistema di protezione: ti sei spenta per non sentire il dolore di considerarti costantemente "non abbastanza".
Il tentativo che hai fatto stamattina – importi la positività – purtroppo non funziona. Cercare di sorridere quando dentro ci si sente morire è faticosissimo, e il tuo pianto di oggi non è stato un fallimento, ma il crollo naturale di una maschera.
Quando scrivi "tutti sono felici e io no", guardi il mondo da dietro un vetro. Ma tu in questo momento non hai bisogno di uno "scopo nella vita" monumentale, hai solo bisogno di iniziare a guardarti con un po' di compassione. Sentirsi una brava persona è già una base solida, un pezzo di te prezioso.
Questa paura che duri per sempre appartiene alla tua stanchezza di oggi. Questo dolore ti sta solo dicendo che il modo in cui hai vissuto fino ad ora, cercando di non disturbare e restando "zitta e tranquilla", non basta più a proteggerti. Forse è il momento di iniziare a fare un po' di rumore e chiedere aiuto a un professionista che possa accompagnarti a ritrovare il tuo spazio nel mondo.
Dott.ssa Chiara Sossai
Psicologo, Psicologo clinico
Portogruaro
Forse sei stanca di doverti sentire dire che devi essere più positiva, più forte o più fiduciosa in te stessa. Perché quando una persona sta male, spesso non è che non ci provi. Anzi, a volte ci prova continuamente e proprio per questo si sente ancora più frustrata quando non riesce a stare meglio.
Leggendo le tue parole ho la sensazione di qualcuno che da molto tempo guarda se stesso quasi esclusivamente attraverso ciò che pensa di non essere, di non avere o di non fare abbastanza.
E quando si vive così a lungo dentro questo tipo di sguardo, può diventare difficile riconoscere qualsiasi cosa di bello, anche quando esiste davvero.
Forse in questo momento la paura più grande non è nemmeno sentirti sola, ma l’idea che questo dolore non possa cambiare e che debba accompagnarti per sempre.
Le possibilità sono infinite, anche quando sembrano poche. E a volte il primo passo non è convincersi che andrà tutto bene, ma smettere di credere che il modo in cui ci si sente oggi racconti per forza come ci si sentirà per sempre.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra accompagnarla da tempo e che, giorno dopo giorno, sta diventando sempre più pesante da sostenere. Colpisce in particolare il contrasto tra ciò che accade fuori e ciò che accade dentro di lei. Racconta di avere persone intorno, ma di sentirsi comunque sola. Dice di percepirsi come una brava persona, ma allo stesso tempo di non sentirsi abbastanza per nessuno. Prova a essere positiva con sé stessa, ma poi si ritrova a piangere. È come se ci fosse una distanza dolorosa tra ciò che desidererebbe sentire e ciò che effettivamente prova. Quando una persona vive a lungo stati emotivi di questo tipo, spesso inizia a guardare sé stessa, gli altri e il futuro attraverso una lente molto severa. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, può accadere che alcuni pensieri diventino così abituali da sembrare verità assolute. Pensieri come "sono inutile", "gli altri mi odiano", "non sono abbastanza", "non ho niente di bello nella mia vita" finiscono per influenzare profondamente il modo in cui vengono interpretate le esperienze quotidiane. Questo non significa che la sua sofferenza non sia reale. Al contrario, il dolore che descrive appare autentico e merita attenzione. Tuttavia, quando si soffre molto, la mente tende spesso a selezionare e confermare soprattutto gli elementi che sembrano sostenere una visione negativa di sé e del proprio futuro, lasciando in secondo piano tutto ciò che potrebbe raccontare una storia diversa. Un passaggio del suo messaggio merita particolare attenzione. Lei scrive di avere paura di sentirsi così per sempre. Questa è una paura molto comprensibile quando si attraversa un periodo di forte malessere. Quando stiamo male da settimane, mesi o più a lungo, il cervello può convincersi che ciò che prova oggi sarà identico anche domani, tra un mese o tra un anno. Eppure l'esperienza umana insegna che gli stati emotivi, anche quelli più dolorosi, non sono immutabili. Leggendo il suo racconto non emerge una persona apatica nel senso di una persona che non sente nulla. Al contrario, emerge una persona che sente moltissimo. Sente la solitudine, il dolore, la paura, il senso di inadeguatezza, la tristezza. Forse ciò che si è affievolito non è la sua capacità di provare emozioni, ma la possibilità di entrare in contatto con quelle esperienze che potrebbero restituirle un senso di valore, di appartenenza e di speranza. Spesso chi soffre in questo modo tende anche a confrontarsi continuamente con gli altri. Lei scrive che tutti sembrano felici mentre lei non riesce a esserlo. Tuttavia, ciò che vediamo delle altre persone è quasi sempre una parte molto limitata della loro esperienza. Molti individui che appaiono sereni all'esterno convivono con fragilità, paure e momenti di sofferenza che non mostrano apertamente. Credo che il punto più importante sia che non debba affrontare tutto questo da sola. Non perché sia debole o incapace, ma perché quando certi pensieri e certe emozioni diventano così pervasive è spesso utile avere uno spazio protetto in cui comprenderli meglio. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a esplorare i meccanismi che alimentano questo senso di inutilità e di solitudine, a comprendere come si siano sviluppati nel tempo e a costruire gradualmente modalità diverse di relazionarsi con sé stessa e con gli altri. Non si tratta semplicemente di imparare a pensare positivo. Si tratta di capire perché oggi la sua mente tende a raccontarle una storia così dolorosa su chi è e sul suo valore come persona. Comprendere questi schemi può rappresentare un primo passo importante per interrompere un circolo che sembra farla soffrire sempre di più. Il fatto stesso che abbia trovato la forza di scrivere e di chiedere aiuto racconta una parte di lei che non si è arresa e che sta ancora cercando una strada per stare meglio. È una parte preziosa che merita di essere ascoltata. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buon pomeriggio,
La ringrazio molto per aver condiviso questo vissuto così profondo.
Vivere un senso di solitudine pur avendo le persone intorno, muoversi nell'apatia e dubitare del proprio valore sono esperienze che tolgono il fiato. La paura di rimanere intrappolati in questa nebbia è legittima, ma in realtà spesso è proprio quando non funzionano più le risposte del passato che si crea lo spazio per cercare una stabilità nuova, più autentica.
Non c'è nulla di sbagliato o di rotto in lei e nemmeno in questo pianto che è esploso dopo aver cercato di farsi forza da sola per tutto il giorno. Al contrario: è il modo in cui la sua parte più autentica sta cercando di rompere quel guscio di apatia per chiedere una trasformazione. Questa sofferenza ha solo bisogno di essere vista, accolta e accompagnata verso una profonda evoluzione interna.
Trovare uno spazio protetto, attraverso un percorso psicologico, può essere il primo passo fondamentale per dare finalmente una lingua a ciò che sta sentendo.
Dia ascolto a ciò che chiede di essere visto,
Un caro saluto
Dott.ssa Valeria Tassarotti
Psicologo, Psicologo clinico
Civitavecchia
Grazie innanzitutto per aver scritto e per aver condiviso qualcosa di così intimo e personale.Quello che lei descrive (sentirsi sola anche quando ci sono le persone, la sensazione di non essere abbastanza, il peso di ogni giorno) sono reali, legittimi e meritano di essere ascoltati e accolti, con spazio e attenzione. Non c'è niente di "inutile" o sbagliato in lei: c'è qualcosa che sta chiedendo attenzione. Qualora ne sentisse il bisogno, potremmo prenderci un primo spazio per conoscerci e parlarne insieme.

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.