Domande del paziente (77)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Ciao cara,
    Mi permetto di darti del "Tu" perché ho visto che sei molto giovane.
    Hai fatto benissimo a scrivere su questa piattaforma e posso ben immaginare quanto non è stato assolutamente facile trascrivere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    Piacere sono la Dott.ssa Chiara ilardi ho letto il suo messaggio e in merito alla sua domanda purtroppo non posso darle una risposta specifica e le spiego perché....
    Lei ha detto di aver paura di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    ho letto il suo messaggio e la prima cosa che mi viene da suggerirle è quella di parlare con la sua psichiatra e chiederle perché secondo lei non può andare da uno psicologo tramite il sistema sanitario.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Ciao,
    Mi scuso se mi permetto di darti del "Tu" ma hai detto di essere un giovane ragazzo. Prima di tutto ti volevo dire che hai avuto molto coraggio nel decidere di scrivere qui nonostante il tuo imbarazzo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Ciao "Sig. Anonimo"
    ti ringrazio per aver condiviso tutto questo, e voglio dirti subito che comprendo profondamente il tuo disagio, le tue paure, la tua frustrazione. È del tutto umano sentirsi smarriti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Ciao anonimo,
    ti ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e aperto ciò che stai attraversando. Le tue parole raccontano un momento delicato e denso di riflessioni importanti, che toccano sia la... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Ciao "Anonima",
    ti ringrazio per aver condiviso con così tanta apertura ciò che stai vivendo. Quello che descrivi non è affatto un semplice capriccio o una forma di “schizzinosità” – come purtroppo viene... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Cara,
    grazie per aver trovato il coraggio di condividere come ti senti. Le parole che hai scritto esprimono un disagio profondo, e sentire di vivere “solo perché si respira” può essere davvero faticoso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Caro paziente anonimo,
    ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai attraversando. Le difficoltà che descrivi — il senso di disconnessione dalla realtà, i pensieri intrusivi, le paure... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    Capisco davvero la tua sofferenza e la frustrazione che stai vivendo. Da come scrivi emerge chiaramente quanta consapevolezza tu abbia maturato e quanto impegno tu abbia messo nel tuo percorso di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Cara mamma,
    capisco bene la sua preoccupazione e il peso che porta nel vedere suo figlio vivere con tanta fatica il momento della scuola. Non è raro che bambini della sua età esprimano il disagio attraverso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Caro Paziente Anonimo,
    Mi dispiace moltissimo per la perdita di tua madre e ti ringrazio di condividere qui ciò che provi in merito alla tua importantissima perdita. Quello che descrivi (confusione profonda,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Cara mamma,
    piacere sono la Dott.ssa Chiara Ilardi e sono una psicologa. Intanto grazie per aver condiviso con tanta sensibilità e attenzione la sua esperienza — dalle sue parole si percepisce chiaramente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    grazie per aver condiviso con noi queste emozioni così intime e delicate. Dal tuo racconto emerge chiaramente quanto questo incontro improvviso abbia riacceso sentimenti ancora presenti, e il disagio... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    la leggo con molta attenzione e sento quanta preoccupazione c’è dietro queste domande. Quando il corpo inizia a mandare segnali come mal di testa, occhi stanchi, ansia, risvegli anticipati è naturale... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato e posso ben capire quanto possa essere stato difficile fare questo primo grande passo. Da come scrive si sente molta confusione, ma anche... Altro


    Buon pomeriggio,
    Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.

    Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.

    In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.

    A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.

    Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)

    Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.

    Vorrei capire:
    - se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
    - se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
    - se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia

    Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    Quello che descrivi è un insieme di elementi molto coerente con una condizione di ansia che si sta generalizzando e che, in questo momento, si sta esprimendo soprattutto nell’area relazionale e sessuale. Non si tratta di qualcosa di raro o “anormale”, ma di una risposta psicofisica abbastanza tipica quando si sommano coinvolgimento emotivo, aspettative di performance e stress di vita.
    Rispetto alle tue domande, sì: ciò che riporti è compatibile con un’ansia da prestazione sessuale. Questa si alimenta spesso proprio attraverso un meccanismo circolare: più si teme “di non funzionare”, più il corpo entra in uno stato di attivazione ansiosa che rende effettivamente più difficile la risposta sessuale. L’uso di cannabis in una delle situazioni può aver ulteriormente interferito con la risposta fisiologica, mentre nell’altra la componente ansiosa sembra essere stata centrale.
    Anche i pensieri che descrivi rispetto al dubbio sull’interesse verso il partner (“e se non mi piacesse davvero?”) sono frequentemente presenti nei quadri ansiosi: non sempre riflettono una reale mancanza di attrazione, ma piuttosto un bisogno della mente di trovare certezze immediate in un contesto emotivamente attivante e non completamente prevedibile.
    A questo si aggiungono stress esterni importanti (lavoro, casa, futuro) e una condizione medica che, comprensibilmente, può portare un carico emotivo e di responsabilità aggiuntivo, anche quando tutto è clinicamente sotto controllo come nel tuo caso. Ci tengo a dirti che un supporto psicologico sarebbe assolutamente indicato. Un percorso con uno psicologo o un sessuologo clinico può aiutarti a:
    - ridurre l’ansia da prestazione e interrompere il circolo “ansia → controllo → blocco”;
    - lavorare sui pensieri automatici legati alla performance e al giudizio di sé;
    - integrare meglio emozioni, desiderio e sicurezza relazionale;
    - gestire la componente di stress generale che sta amplificando tutto il quadro;
    - ritrovare una maggiore spontaneità nella dimensione sessuale, senza iper-controllo.

    Per quanto riguarda l’eventuale supporto farmacologico, questa è una valutazione che può essere fatta solo con uno psichiatra o medico di riferimento. In alcuni casi può essere utile come sostegno temporaneo, ma non sostituisce il lavoro psicologico, che rimane centrale per agire sulle cause e sui meccanismi che mantengono l’ansia.
    Un percorso psicologico, in questo momento, avrebbe proprio la funzione di “abbassare il livello di attivazione interna” e aiutarti a recuperare una esperienza più naturale e meno giudicante della sessualità e della relazione. Non si tratta di “aggiustare qualcosa che non funziona”, ma di alleggerire un sistema che si è caricato troppo di pressione, aspettative e controllo.
    Ti direi di considerare questo momento non come un segnale di fallimento, ma come un punto in cui il tuo sistema emotivo sta chiedendo una regolazione più stabile.
    Se affrontata con uno spazio adeguato di ascolto e lavoro clinico, questa situazione è generalmente molto migliorabile.
    Sappi che quello che stai vivendo ha una spiegazione comprensibile e può essere affrontato efficacemente, soprattutto se non viene lasciato crescere da solo nel circuito dell’ansia e del controllo.
    Un caro saluto.


    Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    Quello che stai portando è una riflessione matura e importante, perché non riguarda solo l’attrazione o la compatibilità, ma anche responsabilità, tempi evolutivi diversi e tutela emotiva di entrambi e non è da tutti.
    Parto da un punto chiave: tra 17 e 21 anni non c’è solo una differenza numerica, ma anche una differenza significativa di fase di sviluppo. A 17 anni si è ancora minorenni e, anche al di là dell’aspetto legale, si è in una fase in cui identità, autonomia e capacità di valutare pienamente le conseguenze relazionali sono ancora in costruzione. Questo rende le dinamiche affettive e sessuali potenzialmente sbilanciate, anche senza intenzioni negative da parte di nessuno.
    È positivo che tu stia già sentendo cautela rispetto a una relazione romantica o sessuale e come ti dicevo questa è una forma di responsabilità e rispetto, non un limite.
    Per quanto riguarda l’amicizia, in generale può essere possibile, ma anche qui conta la qualità della relazione e soprattutto il contesto: differenze di età, aspettative emotive e possibili ambiguità possono rendere meno “semplice” mantenere un confine puramente amicale, soprattutto se emerge attrazione o coinvolgimento emotivo.
    Rispetto al tuo dubbio sul “fare o non fare”: il punto non è tanto trovare una risposta assoluta giusta o sbagliata, ma chiederti cosa sarebbe più coerente con la tua etica personale e con il tuo senso di responsabilità. Il fatto che tu ti stia già interrogando su protezione, consapevolezza e possibili rischi è un segnale importante.
    Un altro elemento che porti è il senso di colpa per aver rifiutato un’altra amicizia per motivi simili. È comprensibile, ma non tutte le scelte di confine devono essere perfette o definitive: a volte stai semplicemente cercando di capire quali situazioni ti fanno sentire più sereno e coerente.
    Per valutare bene la tua scelta puoi provare a seguire questi suggerimenti:
    - chiediti se in questa relazione ci sarebbe una reale parità emotiva o un possibile squilibrio;
    - osserva se il tuo interesse è più guidato dall’attrazione o da una conoscenza progressiva e stabile dell’altra persona;
    - considera che aspettare la maggiore età non è solo una questione legale, ma anche un modo per ridurre pressioni o ambiguità;
    - mantieni chiari confini: se scegli l’amicizia, evita dinamiche che possano diventare emotivamente o fisicamente ambigue.

    Generalmente, quando c’è dubbio su “stare o non stare”, spesso il criterio più utile non è ciò che è possibile, ma ciò che è più rispettoso dei tempi emotivi di entrambi. Ti auguro di riuscire a guardarti dentro di te in modo consapevole e rispettoso di te stesso e capire quale sia la scelta più giusta da fare. Un carissimo saluto.


    Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    quello che emerge dal tuo racconto evidenza un peso emotivo molto forte e si percepisce chiaramente quanto tu stia portando avanti da tempo una sensazione di fatica, auto-giudizio e blocco. Prima di tutto è importante dirti che non stai descrivendo una “mancanza di valore personale”, ma un insieme di dinamiche (ansia, evitamento, pressione interna, paura di deludere) che possono diventare molto paralizzanti, soprattutto quando si sommano nel tempo.
    Quando l’ansia si attiva in modo così intenso davanti allo studio o alle scelte di vita, spesso non è lo “studio” il problema in sé, ma ciò che quel momento rappresenta: valutazione, aspettative, paura di fallire, paura di confermare un’idea negativa di sé. Questo può portare a un circolo difficile: più si evita o si rimanda per proteggersi dall’ansia, più cresce la sensazione di essere “bloccati”, e più aumenta la sfiducia in sé stessi.
    Anche la rottura della relazione si inserisce in questo quadro con una forte componente di colpa e responsabilizzazione eccessiva. Da ciò che descrivi, sembra che tu ti sia trovata a portare sulle tue spalle la responsabilità di dinamiche che in realtà erano di coppia e che richiedevano scelte e tempi condivisi, non un “salvataggio” unilaterale.
    Il punto centrale che emerge è una autostima molto fragile e una tendenza a giudicarti in modo severo, più che una reale incapacità di costruire la tua vita.
    Perché è importante iniziare un percorso psicologico
    Un percorso di sostegno psicologico può aiutarti proprio a interrompere questi schemi:
    - comprendere e ridurre l’ansia da prestazione e da valutazione;
    - lavorare sull’autostima e sull’autocritica eccessiva;
    - distinguere tra responsabilità reali e colpe percepite;
    - sbloccare gradualmente comportamenti evitanti (come lo studio o le scelte lavorative);
    - ricostruire un senso di direzione più realistico e meno punitivo verso te stessa.

    Non si tratta di “capire cosa non va in te”, ma di capire come funziona il tuo modo di reagire allo stress e come renderlo meno doloroso e più efficace.
    Alcuni primi passi concreti che puoi iniziare già ora:
    - Riduci l’obiettivo, non la tua valore personale: nello studio o nel lavoro, parti da micro-obiettivi (es. 20 minuti al giorno), per abbassare la soglia dell’ansia.
    - Osserva i pensieri senza seguirli automaticamente: quando arriva “sono una fallita”, prova a riconoscerlo come un pensiero, non come una verità.
    - Separare identità e prestazione: il tuo valore non coincide con esami, lavoro o relazioni.
    - Inizia a cercare uno spazio di supporto professionale: anche solo un primo colloquio psicologico può aiutarti a dare ordine a tutto quello che stai vivendo.

    Il fatto che tu stia cercando di capire e chiedendo aiuto è già un movimento importante nella direzione opposta rispetto al blocco che descrivi.
    Ti incoraggio davvero a non affrontare tutto questo da sola: quando ansia, autostima e scelte di vita si intrecciano così profondamente, uno spazio psicologico può fare una differenza concreta nel permetterti di ritrovare chiarezza e possibilità di azione.
    Sappi che quello che stai vivendo non definisce chi sei, ma descrive un momento di difficoltà che può essere compreso e trasformato con il giusto supporto.
    Un caro saluto.


    Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una relazione quatto anni fa circa potrebbe essere un narcisista patologico Malvagio.Sono una insegnante di 63 anni benestante ,stimata come professionista e considerata di bella presenza.Sono sposata ma mio marito è affetto da una malattia neuridegenerativa e sette anni fa ha subito danni cognitivi,Così che quattro anni fa mentre ero in un momento molto difficicile ,mi sentivo molto sola ho intrapreso una relazione con un uomo che oggi ha 69 anni .Quest'uomo lo conosco da circa 27 anni ed in passato lo avevo incontrato qualche volta in un momento di crisi profonda della relazione con mio marito.In questo tempo a cicli si era sempre presentato ma io no lo avevo più considerato.quando ho deciso di intraprendere la re relazione con lui l'ho fatto anche perchè mi sono fatta convincere dal fatto che lui mi aveva raccontato di essere rimasto vedovo ( sua moglie era morta a causa di un cancro ) e che la sua compagna aveva un mieloma al terzo stadio .all'inizio sembrava andare bene ,ma il suo comportamento era molto strano,mi invia centinaia di messaggi ,banali e pieni di emoji e quando io chiedevo chiarimenti lui spariva ..Nelle varie sparizioni chredendo di essere io la persona sbagliata l'ho cercato cosi la relazine è andata avanti dal 2022 al 2024. In giugno del 2024 dice di avere una depressione e sparisce.Nel luglio del 2025 a causa di una circostanza si ripresenta e mi convince nuovamente a riprendere la relazione nel frattempo io ero venuta a conoscenza (voci di popolo) che lui aveva manipolato più persone sole ,sopratutto done approfittandone per appropriarsi dei loro risparmi , era un bancario ,e per questa ragione era stato sospeso dal suo lavoro ,anche se non si era riuscito a dimostrare nulla .Inoltre che aveva sempre intessuto più relazioni in contemporanea .Ma io che sono una persona buona nonostante i vari dubbi ho deciso di ridargli fiducia .Sembrava che le cose andassero bene lui mi dedicava ,tempo ed attenzioni, fino a quando in gennaio lui sbaglia ad inviare un messaggio ed intuisco che c'era una quarta persona ,chiedo spiegazioni , ma lui sparisce.
    Ora mi chiedo potrà ricomparire ancora ? E' un narcisista patologico maligno?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Ilardi

    Salve,
    Le rispondo con rispetto per la complessità e la fatica emotiva che traspare da ciò che racconti e ci tengo a dirti che ha avuto molto coraggio a condividere tutto ciò qui.
    Prima di tutto, non è possibile – né corretto – fare una diagnosi a distanza o attribuire con certezza etichette come “narcisista patologico maligno”. Questo tipo di valutazioni richiede un’osservazione clinica diretta, approfondita e continuativa della persona. Inoltre, concentrarsi esclusivamente sull’etichetta rischia di allontanare l’attenzione dal punto centrale: ciò che tu stai vivendo nella relazione.
    Da quello che descrive emergono però alcuni elementi relazionali importanti: instabilità, sparizioni improvvise, comunicazioni contraddittorie, possibili relazioni parallele e dinamiche che ti hanno generato confusione, dubbio e sofferenza. A prescindere dalla definizione diagnostica, questi comportamenti possono avere un impatto emotivo molto forte e logorante su chi li subisce.
    È comprensibile che tu ti sia sentita sola in alcuni momenti della tua vita e che questo abbia reso più difficile mantenere distanza critica o proteggerti da una relazione ambivalente. Le emozioni, in situazioni di fragilità, possono rendere più complesso riconoscere i segnali di incoerenza o mancanza di reciprocità.
    Rispetto alla tua domanda sul fatto che possa ricomparire: non è possibile prevedere i comportamenti futuri di un’altra persona. Tuttavia, da un punto di vista psicologico è importante osservare il ciclo che descrivi: ritorni, sparizioni, riavvicinamenti e nuova interruzione. Questo andamento, indipendentemente dal motivo sottostante, tende a mantenere uno stato di incertezza emotiva che può essere molto destabilizzante.
    Più che chiedersi chi sia lui in senso diagnostico, può essere utile chiedersi: questa relazione, così com’è stata finora, è stata per me fonte di benessere o di sofferenza? e soprattutto quale spazio emotivo occupa nella mia vita oggi?
    Alcuni suggerimenti professionali che possono aiutarti a orientarti:
    -prova a osservare i fatti concreti della relazione, più delle promesse o delle spiegazioni;
    -presta attenzione a come ti senti durante e dopo il contatto con questa persona (serenità, ansia, confusione, sollievo temporaneo);
    -valuta se questa relazione rispetta i tuoi bisogni emotivi di stabilità, chiarezza e reciprocità;
    - considera la possibilità di un confronto con uno/a psicologo/a per elaborare ciò che stai vivendo e rafforzare i tuoi confini relazionali.
    In situazioni come questa, il punto centrale non è tanto dare un’etichetta all’altro, ma proteggere il proprio equilibrio emotivo e ritrovare uno spazio di lucidità e cura di sé.
    Io ti auguro di riuscire a fare tutto ciò e se da sola non riesci non avere paura a chiedere aiuto, fai di te stessa e la tua salute psicoemotiva e fisica la tua priorità.


Domande più frequenti

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