Domande del paziente (10)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Porsi domande sulla propria sessualità è perfettamente normale, soprattutto in una fase delicata come l'adolescenza. E, ci tengo a sottolinearlo: non c'è nulla di male nell'eventualità di essere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Se ha bisogno di indagare con un professionista questi dubbi, non è necessario trovare una struttura che si occupi di transizione di genere: le basterà trovare un* professionista che si occupi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
è perfettamente normale provare disagio dopo una seduta di EMDR: è un tipo di terapia che tende a far riemergere un malessere "nascosto" e a volte può essere accompagnata da un primo periodo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Partiamo dal presupposto che né essere single (soprattutto dopo una rottura dolorosa), né interrogarsi sulla possibilità di essere gay o bisessuale sono "problemi": sono entrambe situazioni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Fare una diagnosi su un sito internet sicuramente è da escludere, ma se questi comportamenti le causano un disagio significativo, come mi sembra di intuire, mi sento di consigliarle di prendere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
L'ipertensione può fa parte delle tante manifestazioni fisiche dell'ansia, ma con queste informazioni non è semplice dare un giudizio.
Le consiglierei di approfondire l'argomento con il/la...
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Salve una domanda
Io soffro di ansia e attacchi di panico con forti somatizzazioni. Ho già svolto controlli medici dove a livello organico è tutto a posto. Volevo sapere se in questo caso fosse utile visto che ho queste somatizzazioni fisiche rivolgersi ad un neurologo o iniziare un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Le somatizzazioni sono estremamente comuni quando si parla di ansia, e sicuramente la terapia cognitivo-comportamentale rappresenta un valido strumento per affrontare queste tematiche.
Le consiglierei di valutare, insieme al* medic* che la segue, il percorso più adatto per lei. Se avete già escluso cause organiche probabilmente sarebbe una buona idea rivolgersi ad un* terapeuta, con cui lavorare su ansia e attacchi di panico e trovare insieme il modo migliore per affrontare la situazione: in caso dovesse essere necessario, sarà il professionista a consigliarle eventuali accertamenti da fare!
Un saluto,
Dott. Andrea Rumore
BUONGIORNO MI SONO INNAMORATA DELLA MIA AMICA. ABBIAMO FATTO IL PASSO DI DICHIARARLO ALLE NOSTRE FAMIGLIE E CI SIAMO MESSE INSIEME. DOPO MESI HO SCOPERTE FOTO FATTE CON L'EX MARITO AD EVENTI FORMALI DI CUI IO ERO AL CORRENTE ME CHE LEI HA PRONTAMENTE OMESSO DI FARMI VEDERE.
ALLE MIE RICHIESTE DI CHIARIMENTI LEI SI DIFENDE DICENDO CHE PER LEI NON AVEVANO VALORE AFFETTIVO, FATTE PER RICHESTE DI ALTRI E QUINDI NON INDISPENSABILI DA FARMI VEDERE.
SOSTIENE INOLTRE CHE MI PONGO TROPPI PROBLEMI PER QUESTE COSE E CHE DOVREI SORVOLARE PERCHE LEI HA FATTO LA SCELTA DI STARE CON ME.
ADESSO FACCIO FATICA A RIACQUISTARE LA PIENA FIDUCIA IN LEI PERCHE CREDO SEMPRE CHE MI NASCONDA QUALCOSA.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
è comprensibile che, a seguito di quella che lei vede come un'importante omissione, si possa sentire insicura. D'altro canto, è anche importante ricordare che non tutti diamo la stessa importanza alle cose, ed è possibile che quella che racconta sia stata un'omissione in buona fede. Sarebbe sicuramente utile parlare di come si sia sentita con la sua partner ed esplorare insieme il tema, per capire come meglio affrontare la questione in coppia e, se necessario, trovare un compromesso che funzioni per entrambe.
Se questo non dovesse bastare a rassicurarla, forse potrebbe essere utile iniziare un percorso psicologico per approfondire l'argomento e comprendere come meglio affrontare la situazione che si è creata.
Un saluto,
Dott. Andrea Rumore
Buongiorno a tutti,
scrivo perché da tempo vivo un forte conflitto interiore nella mia relazione che mi rende la vita impossibile e sto cercando di capirlo meglio.
Sono in una relazione da molti anni e stiamo costruendo una famiglia. Vivo però ambivalenza: da una parte affetto e senso di casa, dall’altra difficoltà nell’attrazione fisica, con vergogna, confronto con gli altri e sensazione di non autenticità.
Ho provato a parlarne, ma spesso mi sono sentito non ascoltato, con distanza e frustrazione. Ci sono stati anche momenti di rottura e altre frequentazioni, e non sono mai riuscito a chiudere definitivamente la relazione. Nonostante mille motivi, oltre l'aspetto fisico che inizialmente non era un problema, non capisco perché non sono mai riuscito a chiudere. Tornavo da lei anche con la consapevolezza interiore che non era davvero quello che volevo.
Mi chiedo se le mie scelte siano libere o guidate da paura, senso di colpa o abitudine.
Collego tutto questo anche alla mia storia personale, segnata dalla perdita precoce di mia madre e dalla sensazione di dover meritare continuamente il mio valore.
Come si può fare chiarezza quando si è divisi tra paura, senso di colpa e desiderio di autenticità?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Quello che mi sento di consigliare è onestà, con se stesso e con la sua partner. Una consulenza psicologica, singola o di coppia, potrebbe essere una soluzione adatta in questo caso, uno spazio per poter analizzare questi pensieri senza vergogna e senza giudizio.
è perfettamente comprensibile il tentativo di cercare di far funzionare una situazione che già conosce, ma, come ha sottolineato anche lei: in una relazione c'è bisogno di autenticità. Innanzitutto perché la comunicazione tra partner è fondamentale per far funzionare bene la coppia, anche nell'ambito sessuale; poi, perché vivere una relazione non pienamente voluta (o, almeno, desiderata a condizioni diverse) può ferire entrambe le parti con il tempo.
Prenda in considerazione un percorso di sostegno psicologico per poter affrontare questi temi e per, con una piena consapevolezza e onestà, poter scegliere se continuare a ricostruire il rapporto o prendere una strada differente.
Un saluto,
Dott. Andrea Rumore
Salve, sono una lavoratrice freelance da 7 anni e ho 34 anni.
Durante questi anni il mio percorso lavorativo è stato fatto di alti e bassi ma comunque costante.
Da tre mesi però non ricevo lavoro nonostante mi stia impegnando attivamente, e questo ultimo episodio sento che sta facendo "traboccare il vaso", mi spiego meglio.
In realtà è da circa un anno che mi sento esausta e inutile, con la sensazione continua di non trovare una via d'uscita. Questo sconforto viene dal fatto di essermi impegnata moltissimo negli anni per migliorare sia il mio lavoro che me stessa, ma sembra che questo impegno non abbia portato i frutti che mi aspettavo.
Questa sensazione costante mi ha portato anche a pensare di abbandonare completamente il mio lavoro, nato da una passione, perché non lo vedo più funzionale e non sento più la spinta di volerlo fare. Forse identificando troppo me stessa con il mio lavoro, questo momento mi ha fatto cadere nell'idea di una vita senza uno scopo, senza qualcosa che mi faccia guardare al futuro.
Vivo con dei risparmi che sento come l'unico capitale che ho, e ogni piccola spesa per me stessa la vivo come una colpa profonda. Non riesco a godermi nulla con vera serenità, ci sono piccoli momenti di sollievo, ma tre secondi dopo ripenso alla mia situazione e mi rimetto subito all'opera. Non mi fermo, mi attivo ancora di più nonostante la stanchezza, e poi ricado nella frustrazione perché il mio impegno non genera nulla. È come se la mia testa fosse in una fase e il mio corpo in un'altra.
So benissimo che questa situazione non mi identifica, che non sono il mio lavoro o i soldi che guadagno. So che crescere personalmente e socialmente è quello che dà scopo alla mia vita. Ma per tanto tempo questa consapevolezza mi ha spinto ad andare avanti, adesso non spinge più niente. Sono esausta. La sensazione è di essere ingolfata. Pensare e rimuginare mi stanca e basta, non riesco più a reggere le ipotesi, cerco solo soluzioni concrete. Sono in uno stato di sopravvivenza? O è altro? Come posso uscire da questo impasse?
Grazie per l'eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
La situazione che descrive sembrerebbe essere burnout lavorativo, sicuramente aggravato dalla difficoltà riscontrata negli ultimi mesi. La sensazione di esaurimento, la mancanza di piacere nelle attività che si svolgono e il senso di distacco dal lavoro sono dei "sintomi" molto comuni in questo caso, soprattutto in caso di lavori ripetitivi e in cui non si sperimenta un riconoscimento per il lavoro svolto.
Per affrontare la situazione potrebbe aiutare costruire delle routine non lavorative, concedersi delle pause e del riposo e, se necessario, valutare un cambiamento. "Staccare la spina" dal lavoro, prendersi del tempo per concentrarsi su sé e sui propri bisogni al di fuori della sfera lavorativa.
Un percorso psicologico potrebbe essere utile per ricostruire autostima e motivazione e ridurre il senso di insoddisfazione che riferisce, un primo passo per riprendere la passione che le ha fatto scegliere questo tipo di lavoro.
Le auguro il meglio, per se stess* e per il suo lavoro.
Un saluto,
Dott. Andrea Rumore
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Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…