Buonasera, da circa un mese soffro di ansia prevalentemente notturna con scatti ipnici nel dormivegl

Buonasera, da circa un mese soffro di ansia prevalentemente notturna con scatti ipnici nel dormiveglia, tachicardia e insonnia. Episodi simili si sono verificati nel 2022, 2024 e circa 6 mesi fa, sempre dopo lunghi viaggi, jet lag, forte stanchezza o eccessi di alcol e carboidrati. Gli esami (sangue e tiroide) sono sempre risultati nella norma. Da tempo mi riconosco una certa tensione e iperattivazione, soprattutto lavorativa. Attualmente assumo 10 gocce di Xanax al pomeriggio e 10 alla sera (0,5 mg/die) da circa 17 giorni: gli scatti sono quasi scomparsi, l'ansia è migliorata, ma continuo a svegliarmi verso le 4-4:30. Vorrei iniziare a sospenderlo e chiedo: una dose così bassa per così poco tempo può aver già creato dipendenza fisica? È corretto ridurre 1-2 gocce a settimana, lasciando per ultima la dose serale? Posso associare melatonina a rilascio prolungato durante la riduzione? Grazie.

35 risposte


Gentile utente, per le questioni legate al farmaco le consiglio di chiedere al suo medico di fiducia; le suggerirei di chiedere anche se è necessario approfondire con esami medici per escludere cause organiche. Assocerei anche un supporto psicologico. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi

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Gentile utente, grazie per aver condiviso una situazione così dettagliata e delicata. Dev’essere faticoso gestire questa situazione soprattutto nel lungo periodo. Mi ha colpito che lei abbia fatto dei collegamenti ricostruendo una storia di questi sintomi che si sono manifestati già negli anni passati in concomitanza con specifiche circostanze o situazioni. Quelli che descrive sono sì nella maggior parte sintomi corporei ma al contempo sono legati a delle manifestazioni che si presentano su un piano psicologico, come lo stato di ansia notturna che è sopraggiunto nell’ultimo mese. Interessante l'attenzione che lei pone alla sfera dell'alimentazione: cibo e regolazione emotiva sono infatti strettamente interconnessi e alcuni abbinamenti possono influenzare la qualità del sonno soprattutto in stati di tensione emotiva. Per questo motivo, oltre a un supporto farmacologico – sul quale la invito a confrontarsi con il suo medico di riferimento che saprà senz’altro orientarla circa le tempistiche e le modalità di assunzione corrette – potrebbe considerare di integrare un supporto psicologico anche breve, per comprendere cosa abbia spinto il suo corpo a esprimersi in momenti in cui, come nel dormiveglia, i controlli volontari sono allentati, come se lì ci fosse lo spazio per esprimere qualcosa che durante la veglia viene dirottato su un piano secondario. Resto a disposizione qualora volesse informarsi rispetto all’integrazione con un percorso psicologico mirato. Nella speranza di esserle stata d’aiuto le porgo cordiali saluti Dott.ssa Beatrice Baroni


Buonasera, da quello che descrive emerge un quadro in cui i sintomi sembrano comparire in momenti di particolare stress per l'organismo e per la mente, come lunghi viaggi, jet lag, forte stanchezza, alterazioni dei ritmi sonno veglia o periodi di intensa pressione lavorativa. Il fatto che gli esami eseguiti siano risultati nella norma può essere rassicurante sotto alcuni aspetti, ma non significa che la sofferenza che sta vivendo sia meno reale. Ansia, insonnia, risvegli precoci e una condizione di costante allerta possono essere molto faticosi e incidere significativamente sulla qualità della vita. Per quanto riguarda le domande specifiche sullo Xanax, sulla possibile dipendenza fisica, sulle modalità di riduzione della terapia e sull'eventuale associazione con melatonina, è importante che siano affrontate con il medico che ha prescritto il farmaco o con il professionista che la sta seguendo. Si tratta infatti di decisioni che richiedono una valutazione personalizzata della sua storia clinica, dell'andamento dei sintomi e delle caratteristiche del trattamento in corso. Sarebbe poco corretto fornire indicazioni specifiche sulla gestione della terapia senza conoscere questi elementi. Dal punto di vista psicologico, però, c'è un aspetto del suo racconto che merita attenzione. Lei riferisce di riconoscersi da tempo una certa tensione e una condizione di iperattivazione, soprattutto legata al lavoro. Inoltre, gli episodi sembrano presentarsi in circostanze che mettono sotto pressione il sistema di regolazione del sonno e dello stress. Questo suggerisce che potrebbe essere utile non limitarsi a cercare una soluzione ai sintomi notturni, ma provare a comprendere quali meccanismi li mantengano nel tempo. Spesso, infatti, quando si vive un episodio di ansia notturna, è naturale iniziare a monitorare con molta attenzione il sonno, il battito cardiaco, gli scatti nel dormiveglia o l'orario dei risvegli. È una reazione comprensibile, perché si cerca di prevenire un nuovo episodio. Tuttavia, questo continuo stato di osservazione può paradossalmente mantenere elevato il livello di allerta e rendere il sonno ancora più fragile. Si crea così un circolo in cui la paura di non dormire o di stare nuovamente male contribuisce ad alimentare proprio quella tensione che si vorrebbe ridurre. In un percorso a orientamento cognitivo comportamentale si lavora proprio per comprendere il legame tra pensieri, emozioni, comportamenti e reazioni fisiologiche. L'obiettivo non è soltanto ridurre i sintomi, ma capire perché il suo organismo tende ad andare in iperattivazione in determinati periodi e quali strategie possano aiutarla a interrompere questo circolo. Questo tipo di lavoro è particolarmente utile quando gli episodi tendono a ripresentarsi nel tempo, come sembra essere accaduto nel suo caso. Il fatto che lei descriva un miglioramento dell'ansia e una quasi scomparsa degli scatti è certamente un elemento positivo, ma è altrettanto importante capire come consolidare questo miglioramento nel lungo periodo, intervenendo anche sui fattori che sembrano predisporla a questi episodi, come lo stress cronico, la gestione dei ritmi di vita e il modo in cui il suo corpo e la sua mente reagiscono ai periodi di maggiore affaticamento. Credo quindi che, oltre a confrontarsi con il medico per ogni decisione relativa alla terapia farmacologica, potrebbe essere utile valutare anche un percorso psicologico, possibilmente a orientamento cognitivo comportamentale. Questo le consentirebbe di comprendere meglio il funzionamento dell'ansia, riconoscere i fattori che la alimentano e acquisire strumenti per gestire in modo più efficace l'iperattivazione, con l'obiettivo di ridurre il rischio che questi episodi continuino a ripresentarsi nel tempo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, le consiglio di affiancare alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia, indispensabile per capire e trattare le origini della sua ansia. Cordiali saluti.


questa dose di xanax non può avere creato dipendenza

Dr. Simonetta Fabbri

Dr. Simonetta Fabbri

psicoterapeuta

Anzola dell'Emilia

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Salve, grazie per aver chiesto aiuto in questo portale. Se posso le proporrei di affiancare al farmaco un percorso terapeutico così da poter ridurre questi effetti quando le sue difese sono più basse a causa di stress, viaggi, eccessi.. Questo potrebbe aiutarla nella qualità della vita e a vivere le situazioni con maggiore serenità. D'altra parte per iniziare a scalare è bene rivolgersi al medico così da monitorare come va e scalarlo nel modo giusto senza ripercussioni. Dubito sia diventata una dipendenza fisica ma questo non significa che non potrebbero risubentrare gli stessi sintomi. Buon percorso, Dott.ssa Casumaro Giada


Gentile utente, l'ansia è un fenomeno psicologico e va trattato come tale. Il solo protocollo farmacologico non porta a una risoluzione dell'ansia, ma solo a un effetto palliativo sui sintomi. Inoltre, farmaci come quelli che sta assumendo causano assuefazione e riducono il loro vantaggio, che pure è temporaneo. La invito a non decidere in autonomia dosaggi ed eventuali riduzioni, ma di affidarsi ai professionisti del settore psicologico. L'intervento psicologico o la psicoterapia restano le migliori soluzioni possibili al suo problema di ansia. Cordiali saluti


Buonasera, da ciò che descrive emerge come gli episodi di ansia sembrino comparire in momenti in cui il suo organismo è sottoposto a un importante carico di stress (stanchezza, jet lag, cambiamenti del ritmo sonno-veglia, eccessi alimentari), suggerendo una vulnerabilità all'iperattivazione più che un problema esclusivamente legato al sonno. Quando il corpo invia segnali come tachicardia o scatti ipnici, è comprensibile che si sviluppi una maggiore attenzione verso queste sensazioni, alimentando un circolo di allerta che può mantenere l'insonnia e l'ansia. Per quanto riguarda la sospensione dello Xanax, è importante confrontarsi con il medico prescrittore: dopo poco più di due settimane e a basse dosi il rischio di dipendenza fisica è generalmente contenuto, ma la riduzione deve essere sempre personalizzata. Anche l'eventuale utilizzo della melatonina va valutato con il curante. Parallelamente, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico. In un'ottica cognitivo-costruttivista, il lavoro non si limita alla gestione dei sintomi, ma mira a comprendere il significato che l'ansia assume nella sua esperienza, il modo in cui interpreta i segnali del corpo e le modalità con cui affronta periodi di forte pressione. Sviluppare una maggiore consapevolezza di questi processi permette spesso di ridurre l'iperattivazione e di costruire strategie più stabili per prevenire le ricadute, favorendo un rapporto più sereno con il sonno e con il proprio equilibrio emotivo.


Buongiorno, per qualsiasi variazione nell'assunzione di un medicinale e associazione di un integratore dovrebbe rivolgersi ad un medico, preferibilmente psichiatra. Farmaci e integratori possono certamente aiutarla a conciliare il sonno a livello fisico, ma sarebbe opportuno occuparsi anche della sua ansia da un punto di vista psicologico, così che anche diminuendo/interrompendo la terapia farmacologica i sintomi non si ripresentino. Grazie per la sua domanda, resto a disposizione. Buona giornata


Gentile utente, da ciò che ha scritto non è chiaro se abbia già intrapreso un percorso psicologico. Se così non fosse, credo che potrebbe essere un buon momento per prenderlo in considerazione. Il trattamento dell'ansia, infatti, non dovrebbe limitarsi alla sola riduzione dei sintomi, ma aiutare anche a comprendere e affrontare i fattori che li mantengono o li favoriscono. Quando si interviene esclusivamente sul sintomo (sia con un farmaco sia con strategie mirate solo a contenerlo), senza lavorare sulle cause sottostanti, può accadere che il problema si ripresenti nel tempo, magari nelle stesse modalità o con manifestazioni diverse. Per quanto riguarda la terapia farmacologica, è importante che qualsiasi riduzione dello Xanax venga concordata con il medico che glielo ha prescritto, poiché solo lui conosce il suo quadro clinico e può indicarle il piano di sospensione più appropriato. Dal punto di vista psicologico, però, questo potrebbe essere un momento particolarmente favorevole per iniziare un percorso: il miglioramento dei sintomi ottenuto grazie alla terapia farmacologica può infatti offrire una "finestra di opportunità" in cui è più semplice acquisire strumenti efficaci per gestire l'ansia e lavorare sui meccanismi che la alimentano, con l'obiettivo di ridurre il rischio che si ripresenti in futuro. Se lo desidera, può prenotare un primo colloquio conoscitivo online o in presenza, sarò lieta di conoscerla.

Dr. Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

psicologo

Santa Maria Capua Vetere

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Buongiorno, mi dispiace leggere delle sue difficoltà. Non sono uno psichiatra, quindi per tutto quello che riguarda lo scalare l'assunzione di benzodiazepine, in termini di quantità e tempistiche la rimanderei al suo medico di base o al medico che le ha prescritto lo Xanax. Per quella che è la mia esperienza clinica, l'assunzione per il lasso di tempo che ha indicato non è sufficiente a instaurare dipendenza. L'assunzione di melatonina invece non ha controindicazioni. È un coadiuvante del sonno, non un sonnifero, tant'è vero che integratori a base di melatonina si trovano nei supermercati, erboristerie e farmacie, sia come pillole concentrate che aggiunte ad infusi e tisane, senza bisogno di ricetta medica. Invece per il risveglio notturno intorno alle 4- 4:30 di notte potrebbe esserci una spiegazione fisiologica. Il sonno non è uno stato totalizzante, come molti pensano. Mi spiego meglio, così come quando siamo svegli abbiamo dei momenti di maggiore o minore attivazione, così nel sonno ci sono dei cicli che corrispondono a delle fasi di maggiore o minore attività cerebrale e rientrano nella più ampia alternanza sonno-veglia, detta circadiana. Di solito i cicli del sonno durano in media 1:30h, e sono influenzati da tanti fattori, come temperatura, dieta, stile di vita, assunzione di alcolici, stress ecc. Sicuramente il jet lag non aiuta ma, al di là di questo, le ricerche hanno dimostrato come verso le ultime parti della notte/primo mattino avvenga nel nostro cervello un picco di produzione di cortisolo. Questo è uno degli ormoni associati allo stress fisico ed emotivo, ad un aumento della glicemia e della pressione. Probabilmente nel suo caso, la combinazione di periodi di alterazione della sua routine con periodi di stress e l'ora di addormentamento fa si che intorno alle 4 di notte invece di rimanere in una fase di sonno leggero, prima di tornare in una fase di sonno pesante, le capiti invece di avere un risveglio spiacevole.


Buongiorno può confrontarsi con il suo medico di base o in alternativa rivolgersi ai CSM, chiedendo una consulenza con lo psichiatra, per fare una valutazione complessiva del periodo di vita e della sintomatologia e possibile sospensione o scalaggio del farmaco. Inoltre potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia per approfondire possibili preoccupazioni diurne, per acquisire strumenti e risorse interne per la gestione dell'ansia e per valutare possibili angosce che si attivano nella fase dell'addormentando o durante il sonno.


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un elemento che sembra ripresentarsi con una certa regolarità: i momenti di maggiore vulnerabilità fisica, come stanchezza, jet lag o periodi particolarmente intensi, sembrano accompagnarsi a una riacutizzazione dell'ansia e delle difficoltà legate al sonno. Le domande che pone riguardo alla terapia farmacologica sono importanti, ma è opportuno affrontarle con il medico che la segue, così da valutare insieme modalità e tempi di un'eventuale riduzione del trattamento. Accanto a questo aspetto, potrebbe essere utile soffermarsi anche su ciò che accade sul piano psicologico. Lei stesso riconosce una condizione di tensione e iperattivazione, soprattutto in ambito lavorativo, e questo può rappresentare un elemento significativo da esplorare. Da una parte sembra che alcuni fattori contingenti favoriscano la comparsa dei sintomi, dall'altra potrebbe esserci un livello di attivazione che nel tempo tende ad accumularsi e a trovare espressione proprio nei momenti in cui l'organismo è più affaticato. Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio per comprendere meglio queste dinamiche, individuare i fattori che alimentano l'ansia e sviluppare modalità più efficaci per regolare lo stato di attivazione, con possibili benefici anche sulla qualità del sonno. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli


Salve, per ogni modifica di assunzione di medicinali è consigliabile confrontarsi con il medico professionista che li ha prescritti, ha pensato il suo piano terapeutico e ha il suo quadro clinico completo. Per il resto, seppur necessaria al contenimento della sintomatologia, la terapia farmacologica spesso non è sufficiente per una completa guarigione e soprattutto se la si vuole calare o sospendere, sarebbe auspicabile cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere le cause profonde del suo disagio e trovare nuove strategie di gestione che contribuiscano a costruire un equilibrio più soddisfacente nella sua vita, diurna e notturna. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Gentile utente, descrive qui un quadro comune di alterazione del ritmo sonno-veglia, jet lag, lunghi viaggi, intensa stanchezza e consumo di alcol. Gli scatti ipnici, la tachicardia nel dormiveglia e il risveglio precoce possono infatti essere favoriti da una condizione di iperattivazione del sistema nervoso, se è presente un livello di ansia di base elevato. Il fatto che gli esami ematochimici e tiroidei siano risultati nella norma è certamente rassicurante, ma è altrettanto importante considerare gli aspetti psicologici e comportamentali che possono contribuire al mantenimento dell'insonnia e dell'ansia. Per quanto riguarda lo Xanax (alprazolam), una terapia di circa 17 giorni a un dosaggio complessivo di 0,5 mg al giorno rende generalmente poco probabile lo sviluppo di una significativa dipendenza fisica. Tuttavia, la risposta è individuale e per questo motivo è sempre consigliabile concordare la sospensione con il medico che lo ha prescritto. Una riduzione graduale, come quella da lei ipotizzata (ad esempio 1-2 gocce alla settimana), rappresenta spesso un approccio prudente e ben tollerato, ma il piano deve essere personalizzato in base all'andamento dei sintomi. Anche l'associazione con una melatonina a rilascio prolungato può essere valutata con il medico curante, se il problema principale rimane il risveglio precoce. In molti casi può rappresentare un valido supporto, ma è importante inserirla all'interno di una strategia più ampia di gestione dell'insonnia. Un aspetto che ritengo particolarmente significativo nel suo racconto è la ricorrenza degli episodi. Il fatto che si siano presentati in momenti diversi della sua vita, sempre in concomitanza con periodi di stress fisico o psicologico, suggerisce che il farmaco possa aver ridotto temporaneamente i sintomi, senza però intervenire sui meccanismi che li favoriscono. Quando l'ansia tende a ripresentarsi nel tempo, è utile approfondire non solo il sintomo, ma anche il funzionamento che lo sostiene, come livelli di iperattivazione, perfezionismo, difficoltà a "staccare" mentalmente dal lavoro, preoccupazioni persistenti o una particolare sensibilità alle alterazioni del sonno. Intervenire su questi aspetti permette spesso di ridurre il rischio che gli episodi si ripetano. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) rappresenta uno dei trattamenti di prima scelta sia per i disturbi d'ansia sia per l'insonnia cronica, perché aiuta a interrompere il circolo vizioso tra preoccupazione, ipervigilanza e difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno. Attraverso un percorso mirato è possibile imparare strategie efficaci per gestire l'ansia, migliorare la qualità del sonno e ridurre progressivamente la necessità di ricorrere ai farmaci, sempre in accordo con il medico. Le suggerisco quindi di confrontarsi con il professionista che le ha prescritto lo Xanax prima di modificarne autonomamente il dosaggio e, parallelamente, di valutare un percorso psicologico se dovesse notare che questi episodi tendono a ripresentarsi nel tempo. L'obiettivo non è soltanto alleviare il sintomo nel breve periodo, ma comprenderne le cause e acquisire strumenti duraturi per prevenirne le ricadute. Un cordiale saluto, AM


Buongiorno, per informazioni di carattere psicofarmacologico, Le suggerisco di rivolgersi al Suo medico di base o ad uno specialista in psichiatria. Cordiali saluti. FG


Buongiorno, per quanto quanto riguarda la prima domanda ovvero quella sulla dipendenza fisica al farmaco posso dirle che con dosaggi così bassi e per periodi così brevi il rischio è molto basso. Questo non significa che sia opportuno interromperlo bruscamente. Confermo che è corretto ridurre 1-2 gocce a settimana, lasciando per ultima la dose serale e associare melatonina può essere molto utile perché a differenza delle benzodiazepine non crea dipendenza.


Gentile utente, da quanto descrive emerge un quadro in cui gli episodi sembrano comparire in concomitanza con periodi di forte stress fisico e mentale, suggerendo una condizione di iperattivazione più che un problema legato esclusivamente al sonno. Lo Xanax può aver contribuito a ridurre i sintomi acuti, ma le indicazioni sulla sospensione e sull'eventuale associazione di melatonina è opportuno che vengano concordate con il medico curante, che potrà valutare tempi e modalità più adatti al suo caso.


Salve, Le consiglio di parlare con il professionista che le ha prescritto il medicinale e valutare insieme se è necessario e come cambiare la terapia. Sicuramente se vuole interromperla dovrà farlo gradualmente, ma segua le indicazioni del suo medico. Per quanto riguarda i risvegli notturni, invece, è possibile che il suo corpo si sia abituato a questi risvegli improvvisi e stia facendo fatica a tornare a ritmi normali. Se non il problema non scompare autonomamente, potrebbe essere utile assumere un farmaco a rilascio prolungato, che faccia effetto nelle ore notturne e le permetta di avere un sonno più continuativo. Ne parli con il professionista che la sta seguendo. Un saluto, Dott. Andrea Rumore


Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta emerge come questi episodi sembrino presentarsi in momenti di particolare affaticamento, stress o alterazione dei ritmi di vita. È un elemento importante, perché ci ricorda quanto mente e corpo siano strettamente collegati. Per quanto riguarda i farmaci, la loro sospensione o eventuale riduzione è un aspetto che va sempre valutato insieme al medico che li ha prescritti, il quale potrà indicare il percorso più adatto alla sua situazione. Dal punto di vista psicologico, al di là della gestione del singolo episodio, può essere molto utile comprendere cosa alimenta nel tempo quello stato di tensione e di iperattivazione che descrive, soprattutto se riconosce di vivere da tempo una condizione di stress. Un percorso di sostegno psicologico, e in particolare cognitivo-comportamentale, può aiutare a comprendere meglio il funzionamento dell'ansia, individuare i fattori che la mantengono e sviluppare strategie efficaci per gestirla, con l'obiettivo di favorire un benessere più stabile e duraturo. Se desidera approfondire questi aspetti o valutare insieme un percorso di comprensione e gestione dell'ansia, resto a disposizione per un colloquio. Sono la Dott.ssa Ilaria Redivo e può trovare il mio profilo su Mio Dottore


Buonasera, grazie per aver condiviso il suo quadro clinico. Rispondo alle sue domande nel modo più accurato possibile: 1.Rischio di dipendenza con una dose bassa e breve durata di Xanax: Anche se la dose di 0,5 mg/die è considerata bassa, l’uso di benzodiazepine per più di due settimane può comportare un rischio di dipendenza fisica e psicologica, anche a dosaggi modesti. Tuttavia, il rischio aumenta con la durata dell’uso, quindi a 17 giorni il rischio è presente ma generalmente limitato rispetto a un uso più prolungato. È importante comunque procedere con cautela e sotto supervisione medica. 2.Strategia di riduzione (tapering): La riduzione di 1-2 gocce alla settimana può essere appropriata, ma la velocità di diminuzione deve essere personalizzata in base alla risposta del paziente e alla presenza di eventuali sintomi di astinenza. È spesso consigliabile ridurre gradualmente, lasciando per ultime le dosi serali, perché sono maggiormente legate al sonno e alla stabilità notturna. È fondamentale che questa riduzione venga monitorata dal suo medico, che può adattare il piano di sospensione. 3.Possibilità di associare la melatonina: La melatonina a rilascio prolungato può essere utile per favorire il riposo e regolare i ritmi circadiani, specialmente durante la fase di riduzione del benzodiazepine. Tuttavia, prima di assumerla, è bene consultare il medico, che valuterà la compatibilità e la corretta posologia, e monitorerà eventuali effetti collaterali o interazioni. In generale, ti consiglio di affrontare questa fase di sospensione sotto supervisione medica, possibilmente con un approccio multidisciplinare (psicologo, psichiatra). Inoltre, sarebbe utile integrare strategie di gestione dell’ansia come tecniche di rilassamento, mindfulness, o terapia cognitivo-comportamentale, che possono aiutare a ridurre la dipendenza dai farmaci e migliorare la qualità del sonno. Se noti peggioramenti o sintomi di astinenza (come aumento dell’ansia, irrequietezza, tremori, sudorazione), rivolgiti immediatamente al medico. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buonasera, la scelta del farmaco più appropriato, del dosaggio e delle modalità di eventuale riduzione deve essere effettuata esclusivamente nell'ambito di una valutazione specialistica psichiatrica. Una terapia non può essere definita sulla base di singoli sintomi, ma richiede un inquadramento clinico complessivo, che tenga conto della storia della persona, delle caratteristiche del funzionamento psichico e di tutti i fattori coinvolti. Per questo motivo le consiglierei una visita specialistica e, parallelamente, di prendere in considerazione anche un percorso psicoterapeutico, che possa aiutare a comprendere e dare significato a un malessere che, forse, sta chiedendo di essere ascoltato, oltre che trattato sul piano sintomatologico. Saluti, Dr.ssa Roberta Ristagno


Buonasera, da quanto descrive, gli episodi sembrano comparire in concomitanza con condizioni che possono aumentare l'attivazione del sistema nervoso, come jet lag, intensa stanchezza, stress prolungato, alterazioni del ritmo sonno-veglia ed eccessi alimentari o di alcol. Il fatto che gli esami ematochimici e della tiroide siano risultati nella norma e che in passato si siano verificati episodi analoghi rende plausibile un quadro di ansia con marcata iperattivazione fisiologica, ma è sempre opportuno che la valutazione clinica venga effettuata dal medico curante. Per quanto riguarda lo Xanax (alprazolam), una terapia di circa 17 giorni a una dose complessiva di 0,5 mg al giorno comporta generalmente un rischio contenuto di sviluppare una dipendenza fisica significativa, anche se la sensibilità individuale può variare. Per questo motivo è comunque consigliabile evitare una sospensione brusca. Una riduzione graduale, ad esempio di 1-2 gocce ogni 5-7 giorni, rappresenta in genere una strategia prudente e frequentemente utilizzata nella pratica clinica, purché venga concordata con il medico che ha prescritto la terapia. Spesso si mantiene per ultima la dose serale, poiché contribuisce maggiormente al controllo dell'ansia notturna e del sonno. La melatonina a rilascio prolungato può essere associata durante la fase di riduzione dello Xanax, salvo specifiche controindicazioni individuali, e può risultare utile soprattutto quando è presente un'alterazione del ritmo sonno-veglia. Anche in questo caso è opportuno confrontarsi con il proprio medico prima di iniziarla. Infine, considerata la ricorrenza degli episodi in situazioni di stress e iperattivazione, oltre alla terapia farmacologica può essere utile intervenire anche sui fattori che mantengono il disturbo, attraverso una buona igiene del sonno, la regolarizzazione dei ritmi sonno-veglia e, se necessario, un percorso psicologico mirato alla gestione dell'ansia e dello stress, così da ridurre il rischio di future ricadute. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cardiali saluti.


Gentile utente, dalla sua descrizione, sembra che i disturbi si manifestino in momenti di particolare tensione per il corpo (come nel caso di cambio di fuso orario, stanchezza, variazioni nel ciclo sonno-veglia o consumi eccessivi di alcol), e ha anche menzionato una situazione di stress lavorativo e sovraccarico che potrebbe rappresentare una fonte di fragilità. È un buon segno che gli esami effettuati siano risultati normali e che lei abbia notato un miglioramento dei sintomi. Per quanto concerne la sospensione dello Xanax, le modalità e i tempi per la riduzione dovrebbero essere stabiliti in accordo con il medico che glielo ha prescritto, dato che è la persona più qualificata per valutare la sua situazione specifica e decidere se sia necessaria una riduzione graduale e in che modo. Dal punto di vista mentale, visto il ripetersi degli episodi, sarebbe utile esplorare i fattori che sostengono lo stato ansioso e considerare un percorso terapeutico, come, ad esempio, quello cognitivo-comportamentale. Questo approccio può aiutarla a intervenire non solo sui sintomi, ma anche sui meccanismi che ne causano la ricomparsa, migliorando nel lungo periodo la gestione dell'ansia e la qualità del sonno. Le auguro di raggiungere presto un equilibrio e risolvere questa situazione.


Gentile paziente, le consiglio caldamente di interrompere il farmaco con l'aiuto di un esperto che sapra consigliarle il giusto dosaggio e l'interruzione graduale del farmaco. Per ulteriori approfondimenti circa la natura di questa ansia resto a sua disposizione. Dott.ssa Virga Aurora


Buongiorno, chi le ha prescritto questo farmaco? Perchè non chiedere, riportare tutte queste informazioni a chi le ha prescritto il farmaco? Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Buonasera, da quanto descrive, gli episodi sembrano presentarsi in concomitanza con periodi di forte stress fisico e psicologico, su un terreno di predisposizione ansiosa. Per quanto riguarda lo Xanax consiglio di concordare dosaggio e sospensione graduale con il medico prescrittore. Anche l'eventuale associazione della melatonina è opportuno valutarla con il medico. Considerando l'esposizione all'ansia da tempo, potrebbe essere utile affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico al fine di intervenire a partire dalle cause del problema, ampliando le prospettive di consapevolezza e quindi di benessere. Un caro saluto, PR.


Buongiorno, i risvegli notturni all'orario indicato definiti in termini tecnici come "l'ora dl lupo" sono correlati ad un calo di melatonina e ad un picco dl cortisolo, ormone dello stress, ovvero permettimi se mi spiego così : le nostre difese razionali che impediscono all'incoscio di arrrivare alla nostra coscienza sono in stand by quindi tutti i pensieri nascosti si liberano e arrivano alla coscienza, ma essendo questi non tollerati perchè considerati dalla morale non accettabili, scatenano l'ansia, il panico la perdita di controllo ecc. In più posso dirti che arrivando sempre dopo viaggi, stress, alcool ,il tuo corpo ti dice che "stai chiedendo troppo" sei una perdona che lavorativamente parlando sei iperattivata. L'ansia è il freno a mano che la mente tira quando non lo fai tu. Consiglio di non lavorare tanto sul sintomo a cui provvede lo Xanax quanto capire la causa scatenante con un percorso di terapia analitica. La paura di sospendere lo Xanax corrisponde proprio a quello appena detto ossia, la paura di non farcela da solo. Saluti cordiali e a sua disposizione nell'eventuslità decida di affrontare un percorso terapeutico. Francesca Caputo


Buonasera. La dose complessiva che descrive — 20 gocce, corrispondenti a 0,5 mg al giorno — è bassa e 17 giorni sono un periodo breve; quindi il rischio di una dipendenza fisica clinicamente rilevante è inferiore rispetto a dosi elevate e trattamenti prolungati, ma non è zero. Per l’alprazolam il rischio cresce con la dose e la durata, e le informazioni ufficiali raccomandano di non interromperlo bruscamente e di adottare una riduzione graduale e personalizzata. Il ritmo di una o due gocce a settimana può apparire prudente, ma non è possibile confermarlo come schema corretto per lei senza una valutazione medica. La sospensione va concordata con chi lo ha prescritto, perché occorre distinguere eventuali sintomi da riduzione dal ritorno dell’ansia e dell’insonnia già presenti prima. Anche lasciare per ultima la dose serale può avere una logica, dato che i disturbi sono soprattutto notturni, ma non è una regola generale. Le linee guida raccomandano piccoli passaggi proporzionati alla dose, da rallentare o rinviare quando i sintomi non risultano tollerabili. La melatonina a rilascio prolungato può essere valutata, ma non andrebbe aggiunta autonomamente. Può aumentare la sedazione prodotta dalle benzodiazepine e compromettere attenzione e coordinazione; servono quindi il parere del medico o del farmacista, prudenza nella guida e l’assenza di alcol. Nel suo racconto emerge inoltre un circuito ricorrente: viaggio o eccesso, alterazione del sonno, scatto o tachicardia, allarme, controllo del dormiveglia e ulteriore iperattivazione. Oltre alla gestione farmacologica, sarebbe utile intervenire sulla regolarità del sonno, sul recupero dal jet lag, sull’alcol, sul carico lavorativo e sulla paura degli scatti. Per alcuni giorni potrebbe annotare orari, risvegli, alcol o caffeina, attività e intensità dell’ansia, evitando però di controllare continuamente il battito. Contatti il prescrittore prima di modificare le dosi. Se compaiono dolore toracico, svenimento, forte difficoltà respiratoria, confusione o tachicardia intensa e persistente, richieda una valutazione urgente. Quanto dura il risveglio delle 4-4:30? Al risveglio prevalgono tachicardia, pensieri o semplice vigilanza? Ha già concordato con il medico la durata complessiva del trattamento? Un caro saluto.

Dott. Roberto Barbieri

Dott. Roberto Barbieri

psicologo

Montecchio Precalcino

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Buonasera, quello che descrive è un quadro che, per come si presenta e per la sua ciclicità, si inserisce molto chiaramente in una condizione di iperattivazione del sistema nervoso, più che in qualcosa di organico, e il fatto che gli esami siano nella norma va proprio in questa direzione. Gli scatti ipnici, i risvegli precoci, la tachicardia nel dormiveglia sono manifestazioni molto tipiche di un organismo che fatica a “spegnersi” del tutto, soprattutto dopo periodi in cui viene messo sotto stress, come viaggi lunghi, alterazioni del ritmo sonno-veglia o eccessi alimentari che incidono anche sulla regolazione neurochimica. Per quanto riguarda lo Xanax, la dose che sta assumendo è effettivamente contenuta e la durata, ad oggi, è relativamente breve. In termini generali, una dipendenza fisica strutturata è poco probabile in un arco di circa due settimane a questo dosaggio, anche se una minima adattazione dell’organismo può iniziare a esserci, ed è proprio per questo che ha senso non interrompere bruscamente ma procedere in modo graduale, come sta già pensando di fare. La riduzione lenta di 1-2 gocce a settimana è una modalità prudente e sensata, e lasciare per ultima la quota serale è coerente con il fatto che i sintomi si concentrano maggiormente durante la notte. La melatonina a rilascio prolungato può essere un supporto utile durante la fase di riduzione, soprattutto per lavorare sui risvegli precoci, perché agisce più sulla regolazione del ritmo sonno-veglia che sull’ansia in senso stretto. Non crea dipendenza e può aiutare a dare continuità al sonno, anche se è importante considerarla come un supporto e non come una soluzione unica. Detto questo, c’è un aspetto ancora più centrale che emerge dal suo racconto, ed è quella “tensione di fondo” e iperattivazione che riconosce da tempo, soprattutto legata al lavoro. Le riacutizzazioni che descrive sembrano quasi dei momenti in cui il sistema “cede” dopo essere stato a lungo sotto carico, e in quei momenti il corpo esprime ciò che prima veniva contenuto. In questo senso, il farmaco sta aiutando a ridurre i sintomi, ma il punto più importante nel medio periodo è lavorare su quella base di attivazione, altrimenti il rischio è che episodi simili si ripresentino ciclicamente, come in effetti è già accaduto. Il risveglio alle 4–4:30, che persiste nonostante il miglioramento generale, è molto coerente con questo stato: è come se il sistema restasse in una vigilanza anticipata, pronta ad attivarsi prima del tempo. È un segnale più “profondo” rispetto agli scatti ipnici, che infatti sono già migliorati con la riduzione dell’ansia acuta. Sta già muovendosi con molta attenzione e consapevolezza, e questo è un elemento molto favorevole. In una fase come questa, più che avere fretta di sospendere completamente, può essere utile ascoltare la risposta del corpo passo dopo passo, mantenendo una riduzione graduale e affiancando strategie che aiutino davvero il sistema nervoso a ridurre il livello di attivazione complessivo, non solo nelle ore notturne ma durante tutta la giornata.


Per scalare o eliminare i farmaci deve rivolgersi a un medico o a uno psichiatra. Può contattarmi se volesse iniziare un percorso psicologico per superare questo disagio che lei manifesta. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)


Buongiorno il mio consiglio è sempre di associare ai farmaci un percorso psicologico per lavorare sulle cause dei sintomi e man mano che il percorso avanza si diminuiscono i farmaci.


Ciao, innanzitutto una domanda: questi medicinali ti sono stati prescritti da uno psichiatra? Da quanto tempo li stai assumendo? é normale che dopo qualche tempo i farmaci comincino a fare un certo effetto, ma è importante che questo venga sempre discusso con il professionista perchè cambiare senza consulto medico può provocare numerosi effetti collaterali. Parallelamente, il problema di ansia che descrivi sembra essere abbastanza serio, per cui ti consiglio di cominciare un percorso con un professionista che ti aiuti a gestirla con o senza farmaci. Se vuoi approfondire, sono qui


Gentile utente di mio dottore, dai disturbi d'ansia è possibile guarire con l'aiuto della psicoterapia. Si affidi ad uno specialista, la aiuterà ad uscire dalla morsa dei suoi sintomi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, capisco la sua preoccupazione, soprattutto quando il sonno viene compromesso e i sintomi tendono a ripresentarsi nel tempo. Per quanto riguarda lo Xanax, non è possibile stabilire a distanza se vi sia una dipendenza fisica né indicare come modificarne il dosaggio o se associare altri farmaci o integratori. Queste decisioni devono essere prese insieme al medico che lo ha prescritto, evitando di sospendere o ridurre autonomamente la terapia. Dalle sue parole, però, emerge un elemento importante: questi episodi sembrano comparire in periodi di particolare stress, stanchezza o alterazione dei ritmi. Vale quindi la pena non soffermarsi solo sul sintomo, ma anche su ciò che il suo corpo potrebbe starle comunicando. Accanto al confronto con il medico, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico o psicoterapeutico per comprendere meglio i fattori che mantengono questo stato di iperattivazione e imparare a gestirlo in modo più stabile, andando oltre la sola gestione farmacologica. Le auguro di ritrovare presto un sonno più sereno.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.