salve sono una ragazza di 23 anni, negli ultimi anni ho affrontato momenti difficili con me stessa s

4 risposte
salve sono una ragazza di 23 anni, negli ultimi anni ho affrontato momenti difficili con me stessa sia fisici che emotivi e premetto anche che soffro spesso d’ansia su ogni singola cosa, ad esempio mi viene un mal di stomaco che non passa e allora inizio a farmi venire l’ansia pensando di avere qualcosa di incurabile e cronico, o semplicemente nella vita quotidiana di tutti i giorni, rimurgino spesso su molte cose. un anno fa ho conosciuto il mio attuale ragazzo che mi aveva aiutato a distrarmi da tutto quello che mi stava capitando, come uno spiraglio di luce dentro un tunnel. mi ero completamente persa di lui, probabilmente enfatuazione, ovviamente il sesso era il centro della “relazione” ci siamo più che altro conosciuti così. da lì è iniziata a nascere una cosa più solida perché man mano che passava il tempo stavamo e stiamo veramente bene insieme al di là del sesso. premetto che non mi è mai capitato di avere una relazione così sana e stabile nel tempo. mi sostiene, mi aiuta quando ho bisogno, cerca sempre di capirmi, mi dà consigli, mi sta vicino e soprattutto quando ho bisogno di piangere mi viene spontaneo, posso essere la parte più vulnerabile di me e posso essere me stessa insomma tutte cose che ho sempre desiderato in una relazione. anni fa mi ero innamorata completamente di una persona che col passare degli anni mi ha distrutto psicologicamente perché un giorno mi faceva sentire come la donna della sua vita e il giorno dopo ero il nulla. questa “relazione” altalenante mi faceva sentire sulle montagne russe e ho iniziato ad interpretarlo come amore nei suoi confronti quando in realtà conoscendo il mio attuale ragazzo che amo mi sono resa conto che era semplicemente ossessione e dipendenza da una persona che mi faceva stare male. nell’ultimo periodo mi sono licenziata perché nel posto dove lavoravo non stavo bene e mi sentivo perennemente sotto stress e piangevo, ma ora, nelle ultime settimane non facendo nulla e stando a casa perennemente a pensare mi ha fatto sorgere dei dubbi negli ultimi giorni. dubbi che mi stanno mangiando dentro, che mi fanno venire l’ansia e piangere di continuo. la scorsa settimana sono stata tutti i giorni dal mio ragazzo aspettando dalle 8 alle 18 a casa sua che finisse di lavorare. come se la mia vita avesse iniziato a girare intorno a lui. io lo amo sto veramente bene con lui l’idea di perderlo mi lacera il cuore e non potrei minimamente pensare di andare avanti senza la sua presenza e il suo sorriso che mi aiuta a tirare avanti. ho iniziato ad avere dubbi strani del tipo “amo il mio ragazzo?” “perché provo noia delle volte?” “perché il sesso non è eccitante come le prime volte?” “sto bene con lui?” “lo amo davvero?”. anche se dentro di me so che lo amo e so che non potrei stare senza di lui. proprio l’idea di non poterlo più vedere mi fa scoppiare a piangere. la mia domanda allora è perché penso queste cose? sono quasi ossessionata da questi dubbi che non riesco a godermi bene i momenti nemmeno con lui. in cuor mio so di amarlo e so che mi fa stare benissimo e mi dà serenità. e allora la domanda è sempre la stessa, perché mi pongo queste stupide domande? è normale sentirsi così? ho paura che i miei dubbi possano prendere il sopravvento su quello che in realtà provo davvero. passo dal tranquillizzarmi pensando che in realtà è solo vuoti di stimoli esterni e al fatto che ultimamente ho una vita piatta ad andare nel panico pensando a queste determinate cose. il troppo tempo libero a casa a pensare (soprattutto ad aspettarlo a casa tutto il giorno o comunque cercare di tenermi occupata sperando che arrivi presto le 18) può essere la causa di tutti questi pensieri intrusivi che mi stanno veramente facendo del male? la mia mente è annoiata e cerca di analizzare e creare problemi in una cosa così importante e stabile per me? grazie per chi mi risponderà. ho bisogno di sentirmi più tranquilla perché veramente mi sta uccidendo negli ultimi giorni. mi fa sentire in colpa anche solamente l’idea di pensarle. mi chiedo perché l’amore debba essere così complessato e difficile o se sono io a rendere tutto sempre così difficile e complessato. grazie per le risposte
Dott.ssa Fabiana Lefevre
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Vorrei dirti una cosa importante: da quello che racconti non leggo tanto una crisi del tuo rapporto di coppia, quanto una grande sofferenza legata al modo in cui la tua mente cerca continuamente di trovare certezze.

Nel tuo racconto c'è un elemento che ritorna spesso: quando qualcosa per te è molto importante, senti il bisogno di controllarla mentalmente.

Succede con la salute ("e se avessi una malattia grave?"), succede con il lavoro, e ora succede con la relazione ("e se non lo amassi davvero?").

Da una prospettiva strategico-sistemica, spesso non è il dubbio il problema, ma ciò che facciamo per eliminarlo. Più cerchiamo conferme, più analizziamo ogni emozione, più ci chiediamo "cosa provo davvero?", più il dubbio cresce invece di diminuire.

L'amore non è uno stato emotivo costante. Nessuno prova la stessa intensità, la stessa passione e lo stesso entusiasmo ogni ora della giornata. Una relazione stabile, anzi, con il tempo lascia spazio anche alla calma, all'abitudine, ai silenzi e persino a momenti di noia. Questo non significa che l'amore sia finito.

Anzi, da ciò che descrivi emerge una relazione che ti offre qualcosa di nuovo: sicurezza, rispetto, presenza, ascolto. E proprio perché è così importante, la tua paura di perderla sembra spingere la tua mente a controllare continuamente se tutto sia "a posto".

È un paradosso che vedo spesso: quando abbiamo finalmente qualcosa di prezioso, invece di viverlo iniziamo a monitorarlo.

Un altro aspetto che mi ha colpita è il momento della tua vita in cui questi dubbi sono comparsi. Ti sei licenziata, le tue giornate hanno perso struttura e molti spazi sono stati occupati dall'attesa del tuo ragazzo. Quando una persona rimane senza punti di riferimento quotidiani, è più facile che la mente si rivolga verso l'interno e inizi ad analizzare tutto, soprattutto ciò che conta di più.

Per questo motivo ti inviterei a spostare l'attenzione da una domanda che probabilmente non avrà mai una risposta definitiva ("Lo amo davvero?") a un'altra domanda molto più utile: "Come posso tornare a costruire una vita ricca, fatta anche di progetti, interessi, amicizie e obiettivi che non ruotino esclusivamente intorno alla mia relazione?"

Una relazione sana non cresce perché ci pensiamo continuamente, ma perché viene vissuta. E, allo stesso tempo, cresce quando ciascuno continua a coltivare anche la propria individualità.

Infine, vorrei rassicurarti su un punto: il fatto che questi pensieri ti spaventino e ti facciano soffrire dice molto. Se fossi davvero indifferente alla relazione, probabilmente non proveresti tutta questa angoscia. È proprio il valore che attribuisci a questo legame a renderti così vulnerabile ai dubbi.

Se però questa modalità di rimuginare dovesse continuare, occupare gran parte delle tue giornate o impedirti di vivere serenamente la relazione e la tua quotidianità, potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso psicologico. Non tanto per capire se ami il tuo ragazzo, ma per imparare a non lasciare che sia l'ansia a decidere dove dirigere la tua attenzione.

Ti auguro di riuscire, poco alla volta, a fidarti meno delle domande che la paura ti pone e un po' di più di ciò che vivi ogni giorno nella tua relazione. Spesso le risposte più autentiche non si trovano pensando di più, ma vivendo di più.

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Buongiorno,
Da ciò che racconta emerge una sofferenza reale e comprendo quanto questi dubbi possano essere destabilizzanti.
Leggendo il suo messaggio mi colpisce un aspetto: non sembrano essere i sentimenti verso il suo ragazzo a essere cambiati, quanto piuttosto il modo in cui la sua mente sta cercando continuamente di verificarli. Più cerca una certezza assoluta ("lo amo davvero?", "e se non fosse così?"), più il dubbio sembra alimentarsi. È un meccanismo molto frequente nei disturbi d'ansia: la mente interpreta il dubbio come un pericolo e cerca continuamente conferme, ma questa ricerca finisce per mantenere il problema.
Inoltre, racconta di un periodo della sua vita caratterizzato da molto tempo libero, dalla perdita del lavoro e da una quotidianità che ruota quasi esclusivamente intorno al suo compagno. Quando diminuiscono gli stimoli esterni e le fonti di realizzazione personale, è più facile che l'attenzione si concentri sui propri pensieri e che questi acquistino un'importanza sproporzionata.
È importante ricordare che l'amore non coincide con un'emozione intensa e costante. Dopo la fase iniziale dell'innamoramento è normale che l'intensità dell'eccitazione cambi, lasciando spazio a un legame più stabile, profondo e sicuro. Questo non significa necessariamente amare meno. Più che cercare di capire se ogni singolo pensiero corrisponda alla realtà, potrebbe essere utile chiedersi: quanto è affidabile un pensiero che nasce nel pieno dell'ansia? I pensieri non sono fatti, ma eventi mentali, e quando siamo molto ansiosi tendono a diventare particolarmente convincenti.
Se questa modalità di funzionamento sta diventando fonte di sofferenza e le impedisce di vivere serenamente la relazione, credo possa essere utile intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta. Un lavoro cognitivo può aiutarla a comprendere i meccanismi che mantengono questi dubbi, a ridurre il rimuginio e a recuperare una maggiore serenità, senza lasciare che sia l'ansia a guidare le sue scelte.
Nel frattempo, cerchi di non colpevolizzarsi per ciò che pensa. Il fatto che un pensiero compaia nella mente non dice automaticamente qualcosa su ciò che desideriamo o proviamo davvero. Spesso è proprio la paura di quei pensieri a renderli così persistenti.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione che comprensibilmente le sta causando molta sofferenza. I dubbi che descrive sembrano essere vissuti con forte ansia e la portano a mettere continuamente in discussione una relazione che, dalle sue parole, appare caratterizzata da affetto, sostegno e serenità.

È comprensibile che un periodo di cambiamenti e di maggiore tempo libero possa favorire il rimuginio e alimentare pensieri che finiscono per diventare sempre più invasivi. Questo, però, non significa necessariamente che rappresentino ciò che prova realmente.
Le suggerisco di intraprendere un percorso con uno psicologo, che possa aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, gestire l'ansia e affrontare con maggiore consapevolezza ciò che sta vivendo.
Cordialmente,
Dott.ssa ELisa Fiora

Dott. Edoardo Bonsignori
Psicologo, Psicologo clinico
Cascina
La ringrazio molto per aver condiviso con così tanta apertura e vulnerabilità una situazione che, si percepisce chiaramente, le sta provocando molta sofferenza e un profondo senso di colpa. Da una prospettiva sistemico-relazionale, tendiamo a non guardare mai all'ansia o ai dubbi come a qualcosa di isolato o, come dice lei, di "stupido". Al contrario, i pensieri intrusivi hanno quasi sempre un significato preciso che si accende all'incrocio tra la nostra storia personale, le nostre relazioni e il momento di vita che stiamo attraversando. Nel suo racconto ci sono degli elementi che si incastrano perfettamente in questa direzione. Innanzitutto, il recente licenziamento ha creato un vuoto improvviso nella sua quotidianità. Decidere di lasciare un lavoro tossico è stato un atto di grande tutela verso se stessa, ma la mente umana, soprattutto quando è incline all'ansia, non ama i vuoti. Quando le giornate si svuotano di stimoli e di impegni personali, la mente tende ad accendersi e a fare un vero e proprio "iper-funzionamento". In mancanza di altri obiettivi su cui focalizzarsi, la sua attenzione si è concentrata interamente sull'unica cosa stabile, bella e vitale che ha in questo momento: la sua relazione. A questo si aggiunge un passaggio emotivo molto delicato che riguarda il suo passato. Lei ha sperimentato una relazione precedente vissuta su dolorose "montagne russe" emotive. Quando si transita attraverso legami basati sull'altalena del rifiuto e dell'euforia, la mente si condiziona a confondere l'angoscia e l'ossessione con l'intensità dell'amore. Una relazione sana, stabile e protettiva come quella attuale si basa invece sulla calma, sulla sicurezza e sulla prevedibilità. Per chi è abituato all'adrenalina della precarietà affettiva, questa nuova e bellissima normalità può essere inizialmente scambiata dalla mente per "noia", facendo scattare il dubbio paradossale che non ci sia vero amore solo perché non c'è sofferenza. Il fatto di passare le giornate in casa ad aspettare che scocchino le 18:00 rischia purtroppo di trasformare il suo partner nell'unico motore della sua felicità. Questa forte delega affettiva crea una pressione enorme: se l'altro diventa l'unica luce nel tunnel, subentra il terrore assoluto di perderlo. È proprio la paura profonda di smarrire questa isola felice che spinge la sua mente a creare dubbi intrusivi, quasi come un meccanismo di difesa inconscio per "prepararsi" al peggio prima che lo faccia la vita. I suoi dubbi non definiscono la realtà dei suoi sentimenti, ma le stanno semplicemente dicendo che in questo momento c'è un disequilibrio nel suo spazio di vita. Per ritrovare la serenità è fondamentale che lei ricominci gradualmente a rimettere se stessa, i suoi spazi e i suoi progetti personali al centro delle sue giornate, differenziando il suo tempo da quello del suo ragazzo. Visto il carico di angoscia che sta vivendo, il consiglio terapeutico è di non affrontare questo momento da sola. Un percorso psicologico a orientamento sistemico-relazionale potrebbe aiutarla moltissimo a comprendere come la sua storia passata stia influenzando il presente, sostenendola nel ritrovare quell'autonomia emotiva necessaria per godersi appieno la splendida storia d'amore che merita di vivere.

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