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Esperienze

Mi occupo di supporto psicologico individuale per adolescenti, giovani adulti e adulti, con particolare attenzione alle difficoltà emotive, relazionali e ai momenti di cambiamento o vulnerabilità personale.

Nel mio lavoro offro uno spazio di ascolto accogliente e non giudicante, in cui poter esplorare emozioni, pensieri e modalità relazionali, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie risorse. Il percorso viene costruito insieme, nel rispetto della storia personale, dei tempi e degli obiettivi di ciascuna persona.

Mi occupo in particolare di difficoltà affettive e relazionali, ansia, stress, autostima, gestione delle emozioni, comunicazione e benessere psicologico in ambito scolastico e universitario. Offro inoltre supporto e percorsi dedicati alle persone LGBTQIA+, con attenzione ai temi dell’identità, dell’orientamento affettivo-sessuale, del coming out e della transizione di genere.

Una parte del mio lavoro riguarda anche il tutoraggio DSA e BES e il supporto scolastico per adolescenti e giovani adulti che vivono difficoltà nel percorso di studio, nella motivazione, nelle relazioni scolastiche o nella gestione della pressione e delle aspettative.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologo
  • Psicologia clinica
  • Psicologia scolastica

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  • Consulenza online

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  • Consulenza LGBTQIA+

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  • Educazione sessuale

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Andrea Rumore

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 10 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno a tutti,
scrivo perché da tempo vivo un forte conflitto interiore nella mia relazione che mi rende la vita impossibile e sto cercando di capirlo meglio.
Sono in una relazione da molti anni e stiamo costruendo una famiglia. Vivo però ambivalenza: da una parte affetto e senso di casa, dall’altra difficoltà nell’attrazione fisica, con vergogna, confronto con gli altri e sensazione di non autenticità.
Ho provato a parlarne, ma spesso mi sono sentito non ascoltato, con distanza e frustrazione. Ci sono stati anche momenti di rottura e altre frequentazioni, e non sono mai riuscito a chiudere definitivamente la relazione. Nonostante mille motivi, oltre l'aspetto fisico che inizialmente non era un problema, non capisco perché non sono mai riuscito a chiudere. Tornavo da lei anche con la consapevolezza interiore che non era davvero quello che volevo.
Mi chiedo se le mie scelte siano libere o guidate da paura, senso di colpa o abitudine.
Collego tutto questo anche alla mia storia personale, segnata dalla perdita precoce di mia madre e dalla sensazione di dover meritare continuamente il mio valore.
Come si può fare chiarezza quando si è divisi tra paura, senso di colpa e desiderio di autenticità?

Salve,

Quello che mi sento di consigliare è onestà, con se stesso e con la sua partner. Una consulenza psicologica, singola o di coppia, potrebbe essere una soluzione adatta in questo caso, uno spazio per poter analizzare questi pensieri senza vergogna e senza giudizio.
è perfettamente comprensibile il tentativo di cercare di far funzionare una situazione che già conosce, ma, come ha sottolineato anche lei: in una relazione c'è bisogno di autenticità. Innanzitutto perché la comunicazione tra partner è fondamentale per far funzionare bene la coppia, anche nell'ambito sessuale; poi, perché vivere una relazione non pienamente voluta (o, almeno, desiderata a condizioni diverse) può ferire entrambe le parti con il tempo.
Prenda in considerazione un percorso di sostegno psicologico per poter affrontare questi temi e per, con una piena consapevolezza e onestà, poter scegliere se continuare a ricostruire il rapporto o prendere una strada differente.

Un saluto,
Dott. Andrea Rumore

Dott. Andrea Rumore

Salve, sono una lavoratrice freelance da 7 anni e ho 34 anni.
Durante questi anni il mio percorso lavorativo è stato fatto di alti e bassi ma comunque costante.
Da tre mesi però non ricevo lavoro nonostante mi stia impegnando attivamente, e questo ultimo episodio sento che sta facendo "traboccare il vaso", mi spiego meglio.

In realtà è da circa un anno che mi sento esausta e inutile, con la sensazione continua di non trovare una via d'uscita. Questo sconforto viene dal fatto di essermi impegnata moltissimo negli anni per migliorare sia il mio lavoro che me stessa, ma sembra che questo impegno non abbia portato i frutti che mi aspettavo.
Questa sensazione costante mi ha portato anche a pensare di abbandonare completamente il mio lavoro, nato da una passione, perché non lo vedo più funzionale e non sento più la spinta di volerlo fare. Forse identificando troppo me stessa con il mio lavoro, questo momento mi ha fatto cadere nell'idea di una vita senza uno scopo, senza qualcosa che mi faccia guardare al futuro.
Vivo con dei risparmi che sento come l'unico capitale che ho, e ogni piccola spesa per me stessa la vivo come una colpa profonda. Non riesco a godermi nulla con vera serenità, ci sono piccoli momenti di sollievo, ma tre secondi dopo ripenso alla mia situazione e mi rimetto subito all'opera. Non mi fermo, mi attivo ancora di più nonostante la stanchezza, e poi ricado nella frustrazione perché il mio impegno non genera nulla. È come se la mia testa fosse in una fase e il mio corpo in un'altra.

So benissimo che questa situazione non mi identifica, che non sono il mio lavoro o i soldi che guadagno. So che crescere personalmente e socialmente è quello che dà scopo alla mia vita. Ma per tanto tempo questa consapevolezza mi ha spinto ad andare avanti, adesso non spinge più niente. Sono esausta. La sensazione è di essere ingolfata. Pensare e rimuginare mi stanca e basta, non riesco più a reggere le ipotesi, cerco solo soluzioni concrete. Sono in uno stato di sopravvivenza? O è altro? Come posso uscire da questo impasse?

Grazie per l'eventuali risposte.

Salve,
La situazione che descrive sembrerebbe essere burnout lavorativo, sicuramente aggravato dalla difficoltà riscontrata negli ultimi mesi. La sensazione di esaurimento, la mancanza di piacere nelle attività che si svolgono e il senso di distacco dal lavoro sono dei "sintomi" molto comuni in questo caso, soprattutto in caso di lavori ripetitivi e in cui non si sperimenta un riconoscimento per il lavoro svolto.
Per affrontare la situazione potrebbe aiutare costruire delle routine non lavorative, concedersi delle pause e del riposo e, se necessario, valutare un cambiamento. "Staccare la spina" dal lavoro, prendersi del tempo per concentrarsi su sé e sui propri bisogni al di fuori della sfera lavorativa.

Un percorso psicologico potrebbe essere utile per ricostruire autostima e motivazione e ridurre il senso di insoddisfazione che riferisce, un primo passo per riprendere la passione che le ha fatto scegliere questo tipo di lavoro.

Le auguro il meglio, per se stess* e per il suo lavoro.
Un saluto,
Dott. Andrea Rumore

Dott. Andrea Rumore
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