Buongiorno, scrivo qui in cerca di un consulto riguardo a una situazione che mi sta creando estremo

Buongiorno, scrivo qui in cerca di un consulto riguardo a una situazione che mi sta creando estremo disagio. Sto attualmente frequentando una scuola di specializzazione che mi richiede di svolgere un totale di 150 ore di tirocinio entro la fine di quest'anno. Dopo mesi di ricerche, con molta fatica, sono riuscito a trovare una struttura che mi ospitasse. Al momento ho svolto quasi metà delle ore necessarie, e dovrei riuscire a maturarle tutte entro fine luglio. Il problema è il rapporto con i miei tutor, infatti credo mi abbiano preso in antipatia per alcuni errori che ho commesso nello svolgere le mie attività, attività su cui non sono neanche stato formato. Mi trattano come fossi uno stupido (ammetto che per la tensione di sbagliare mi capita di fare qualche uscita "sciocca"), mi si rivolgono in modo scocciato e prepotente. In questi casi però non riesco a farmi valere perché è come se mi "bloccassi emotivamente", non riesco a rispondere a tono. E ovviamente tutto questo mi fa star male perché mi sembra un comportamento scorretto. Pensando di doverci tornare mi assale l'ansia, mi fa male lo stomaco, ho angoscia e dormo poco e male. Sto meditando di lasciare la struttura, ma questo comporterebbe doverne trovare un'altra entro la fine dell'anno, pena il dover ripagare e ripetere l'anno di scuola. Ma se non dovessi riuscire a trovarne un'altra? Quale altra scelta ho oltre quella di stringere i denti e sopportare questa situazione per un altro mese, magari rimettendoci in salute psico-fisica? Sono demoralizzato e combattuto, non so come muovermi

29 risposte


Salve provi ad ascoltare questa sua difficoltà e magari a dargli spazio, in un colloquio psicologico per comprendere come poter acquisire maggiore fiducia in sè ed autostima, andando oltre le azioni altrui, per quanto siano portatrici di sofferenza. Investire su di sè, sulla propria formazione ed anche sulla sua salute mentale possono portare dei benefici a breve e lungo termine e darle strumenti nel suo bagaglio che viaggerà con lei, sia dentro che fuori i contesti lavorativi. Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.

Dott.ssa Ilaria Visone

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psicologo

Pomigliano d'Arco

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Buongiorno, da ciò che scrivi mi sembra di comprendere che ti senti in crisi in relazione a questa situazione che descrivi. Ti senti mortificato dai comportamenti che descrivi. Provi ansia, anche anticipatoria, frustrazione e autosvalutazione in molte delle situazioni che sperimenti. La tua difficoltà deriva, non solo dal dover far fronte a questi vissuti, ma soprattutto dal sentirti combattuto rispetto a cosa fare. Ti senti perso, come se non sapessi cosa fare: se tenere duro e finire il tirocinio, se mollare perchè è troppo o altre opzioni. Insomma, non sai che direzione prendere. Purtroppo, non è possibile rispondere in modo esauriente a questa domanda. Tuttavia, sono disponibile se dovessi aver bisogno di chiarimenti o qualora volessi iniziare un percorso psicologico in cui esplorare questi vissuti. PS. Ti ricordo che, come psicologo, non posso indirizzarti nel prendere una scelta, partendo dal presupposto che sia una responsabilità tua scegliere. Il ruolo di uno psicologo è di dare un sostegno umano ed efficace, facilitando questo processo e credendo quindi nelle tue risorse. Ti auguro una buona giornata e sono disponibile. Un caro saluto, Daniele Morandin


Gentile paziente,quello che descrivi è una situazione che può mettere molto in difficoltà, soprattutto quando si è in formazione e si vorrebbe imparare in un ambiente in cui ci si sente accolti e guidati. Se, invece, prevale la paura di sbagliare, ogni giornata può trasformarsi in una fonte di ansia.Mi ha colpito una frase del tuo messaggio. Dici che ti blocchi e non riesci a rispondere quando vieni trattato in modo brusco. È una reazione molto comune. Quando ci si sente giudicati o svalutati, alcune persone reagiscono attaccando, altre si chiudono. Questo non significa essere deboli, ma avere un sistema di difesa che si attiva nelle situazioni percepite come minacciose. Prova anche a chiederti se i tuoi tutor ti stiano realmente considerando incapace oppure se, dopo alcuni episodi, tu abbia iniziato ad aspettarti il giudizio negativo e questo ti porti ad aumentare l'ansia e a commettere più errori. A volte si crea un circolo vizioso in cui la paura di sbagliare diventa il principale ostacolo.Prima di prendere una decisione, valuterei con attenzione anche l'aspetto pratico. Se manca circa un mese alla conclusione del tirocinio e cambiare struttura significa rischiare di perdere l'anno, forse può essere utile provare a portare a termine questo percorso, proteggendo però il più possibile il tuo equilibrio. Se la situazione dovesse diventare umiliante o lesiva della tua dignità, allora sarebbe opportuno parlarne anche con il referente della scuola di specializzazione. Più che stringere i denti in silenzio, cerca di ricordarti che questo tirocinio rappresenta solo una tappa del tuo percorso professionale. Il giudizio di due tutor non definisce il tuo valore né le tue competenze future. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica giuridica e Psicodiagnosta


La ringrazio per aver condiviso una fatica che, purtroppo, tocca da vicino moltissimi professionisti in formazione, me compreso. Le dinamiche all'interno dei contesti istituzionali e accademici possono essere estremamente asimmetriche: il forte squilibrio di potere tra tutor e specializzando rischia spesso di generare vissuti di profonda svalutazione e impotenza, proprio come il "blocco emotivo" che lei descrive così bene. Da una prospettiva sistemico-relazionale, il suo blocco e i sintomi fisici che avverte (l'ansia, il mal di stomaco, l'insonnia) non sono un segno di debolezza personale, ma la risposta coerente del suo organismo a un ambiente percepito come ostile e non sicuro. Quando ci si trova in un contesto in cui l'errore viene punito con l'umiliazione anziché essere accolto come momento di apprendimento, la mente va in protezione, congelando la capacità di reagire. La scelta che si trova davanti in questo momento è dolorosa, poiché la mette al bivio tra la tutela della sua salute psicofisica immediata e la tutela del suo investimento economico e temporale nel percorso di studi. Mancando ormai solo un mese al raggiungimento delle ore necessarie per quest'anno, l'opzione di concludere questo ciclo potrebbe essere letta non come un atto di sottomissione o di "sopportazione passiva", ma come una strategia attiva e protettiva per il suo futuro professionale. In questa ottica, questo ultimo mese può trasformarsi in un tempo in cui "mettersi al riparo", riducendo al minimo l'investimento emotivo nei confronti di tutor che non si stanno dimostrando formatori accoglienti. Sapere che c'è una data di scadenza precisa (la fine di luglio) può aiutarla a circoscrivere la sofferenza, focalizzandosi sul traguardo burocratico per poi concedersi, subito dopo, la libertà di cercare una nuova struttura per il futuro: un contesto differente, dove le sue competenze e la sua sensibilità possano essere valorizzate e non mortificate. Affrontare l'ansia da prestazione e il senso di ingiustizia all'interno di una relazione gerarchica è un lavoro terapeutico molto profondo. Se sente che questo blocco interviene anche in altri contesti, o se desidera un supporto per attraversare quest'ultimo mese con maggiore stabilità emotiva, un percorso psicologico ad orientamento sistemico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui ridefinire i suoi confini relazionali e riappropriarsi del suo valore. Le auguro di cuore di trovare la forza per fare la scelta migliore per sé. Le faccio un grandissimo in bocca al lupo per il superamento di questo ultimo mese e per il suo brillante futuro professionale, che sono certo saprà costruirsi in un contesto migliore

Dott. Edoardo Bonsignori

Dott. Edoardo Bonsignori

psicologo

Santa Croce sull'Arno

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Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso la sua situazione così faticosa emotivamente in cui si trova combattuto in una situazione logorante, che la pone davanti al dubbio di dover cambiare struttura, con i rischi che comporta, o mettere al primo posto il suo benessere. Mi pare di capire che in questo luogo di tirocinio ci sia poco spazio per poter sbagliare, o per poter essere accompagnati nell'imparare, anche dai propri errori. Lo spazio di tirocinio dovrebbe appunto essere dedicato all’acquisire esperienza, non un luogo nel quale pretendere che il tirocinante sappia già in modo indipendente compiere un lavoro per cui, appunto, si sta formando. Il tirocinio dovrebbe essere, per sua natura, uno spazio di tutela e apprendimento, un luogo in cui l'errore viene accolto come uno strumento di crescita e non come una colpa. Essere messi alla prova su attività per cui non si è stati formati e subire atteggiamenti prepotenti o scocciati configura una dinamica svalutante che giustifica appieno il suo "blocco emotivo". Quando l’ambiente diventa poco stimolante, anzi ostile, crea un forte carico emotivo e, mi pare, anche un senso di intrappolamento. Le chiedo: la scuola nella quale si sta formando può offrirle un supporto in questa difficile situazione? Attivare l'ente di riferimento potrebbe essere di aiuto nel rompere l'isolamento e trovare soluzioni di mediazione. Nel frattempo, se sentisse la necessità di uno spazio in cui elaborare questa forte ansia e ritrovare la fiducia nelle sue risorse professionali, le lascerei la mia disponibilità per dei colloqui insieme. Le auguro di cuore di ritrovare la serenità nella strada che sceglierà di percorrere. Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Fresu

Dott.ssa Simona Fresu

Dott.ssa Simona Fresu

psicologo clinico

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Buonasera, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge una situazione che la sta mettendo profondamente in difficoltà. Sentirsi costantemente sotto pressione, con la paura di sbagliare e la sensazione di non essere compreso, può generare un forte stato di ansia e rendere ancora più difficile affrontare le attività quotidiane. Mi colpisce quando descrive di "bloccarsi emotivamente": quando ci si sente giudicati o poco accolti, può accadere di non riuscire a esprimere ciò che si pensa o a far valere le proprie ragioni, vivendo un senso di impotenza. Prima di prendere una decisione così importante come interrompere il tirocinio, potrebbe essere utile valutare con calma i possibili margini di confronto con la struttura o con il referente della scuola di specializzazione, così da comprendere se esistano alternative che tutelino sia il suo percorso formativo sia il suo benessere. Se l'ansia e il malessere che descrive stanno diventando così intensi da influire sul sonno e sulla salute, credo che meritino attenzione. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla ad affrontare questo momento e a individuare la scelta più in linea con i suoi bisogni, senza sentirsi costretto a decidere sotto il peso della paura. Un caro saluto.


Salve, non trovarsi bene in un contesto di tirocinio, purtroppo, è un'esperienza più comune di quanto non sembri. Il mio consiglio è quello di provare a portare a termine il tirocinio per le ore restanti, per evitare la situazione stressante di dover trovare una nuova struttura nel poco tempo rimasto. Nel caso in cui la situazione sia diventata insopportabile per lei, potrebbe cercare una nuova struttura disposta ad accoglierla mentre continua il tirocinio: in questo modo, in caso non dovesse trovarla, non rischierebbe di trovarsi scoperto. Forse potrebbe essere utile, nel frattempo, iniziare un percorso psicologico, per poter parlare di questi temi e affrontare l'ansia causata da questa situazione con l'aiuto di un professionista. Le auguro il meglio per il suo tirocinio e la scuola di specializzazione. Un saluto, Dott. Andrea Rumore


Ciao, capisco il suo disagio ed è importante non minimizzare quello che sta vivendo. Detto questo, prima di prendere la decisione di lasciare la struttura, valuterei bene le conseguenze pratiche: ha già svolto molte ore ed è relativamente vicino al traguardo. Forse vale la pena riuscire a reggere ancora per un periodo limitato, adottando qualche strategia di tutela. Come prima cosa credo sia importante chiarire che sbagliare durante un tirocinio è normale: si è lì per imparare, non per essere già competenti in tutto. Questo, comunque, non giustifica atteggiamenti scortesi, svalutanti o umilianti da parte dei tutor. È possibile anche che il loro atteggiamento, da un lato, e la sua paura di sbagliare, dall'altro, abbiano cristallizzato il vostro modo di relazionarvi, senza permettervi di incontrarvi davvero. Se se la sente, potrebbe provare a parlare con uno dei tutor in un momento tranquillo, con un approccio non conflittuale ma propositivo: "Mi rendo conto di aver commesso alcuni errori, ma forse non ho compreso bene cosa ci si aspetta da me. Potreste aiutarmi a capire meglio come svolgere correttamente queste attività?". A volte chiedere indicazioni chiare aiuta a spezzare dinamiche che si sono irrigidite. È possibile anche che persone che affiancano tirocinanti da molti anni sentano la fatica di dover spiegare continuamente le stesse cose. Non lo dico per giustificare il loro comportamento, ma per offrirle una prospettiva diversa: la difficoltà potrebbe non essere legata direttamente a lei, bensì a dinamiche lavorative che esistono già nel contesto. Parallelamente, potrebbe valutare di confrontarsi con il responsabile della scuola di specializzazione o con il referente dei tirocini. Non necessariamente per fare una segnalazione formale, ma per spiegare le difficoltà che sta incontrando e capire quali alternative avrebbe concretamente se la situazione dovesse peggiorare. Infine, bloccarsi non è una debolezza. Quando si è sotto stress e ci si sente giudicati, è normale reagire in questo modo. Non significa che lei sia incapace di farsi valere; significa che sta vivendo una situazione che la mette sotto forte pressione. Personalmente, prima di lasciare, proverei a capire se esistono margini per concludere il tirocinio tutelando maggiormente il suo benessere. Prendere una decisione drastica nel momento di massima sofferenza rischia di farle perdere di vista anche ciò che ha già costruito. Cerchi di non affrontare tutto da solo e coinvolga la scuola: è anche loro compito supportarla quando il tirocinio non procede come dovrebbe. Un caro saluto


Buon pomeriggio carissima/o, quello che descrive è una situazione che può mettere seriamente sotto pressione. Sentirsi giudicati, non adeguatamente formati e percepire un clima poco accogliente può alimentare ansia, insicurezza e portare a vivere ogni giornata di tirocinio con crescente preoccupazione. Prima di prendere una decisione, le suggerirei di valutare con lucidità il rapporto tra costi e benefici delle possibili alternative. Se manca circa un mese al completamento del tirocinio e cambiarne la sede comporterebbe il rischio concreto di non riuscire a concludere il percorso, potrebbe essere utile chiedersi se questa difficoltà, per quanto spiacevole, sia temporanea e finalizzata a raggiungere un obiettivo importante. Questo non significa accettare passivamente eventuali comportamenti irrispettosi. Se ritiene che il trattamento ricevuto superi i normali richiami legati all'apprendimento, potrebbe valutare di confrontarsi con il referente della scuola o con un tutor di riferimento, esponendo i fatti in modo concreto e rispettoso. Infine, il "blocco" che descrive quando si sente criticato è un aspetto su cui vale la pena soffermarsi. Spesso non dipende da una mancanza di carattere, ma da modalità di risposta allo stress che possono essere comprese e modificate, così da affrontare situazioni simili con maggiore sicurezza anche in futuro. Se l'ansia sta diventando così intensa da compromettere il sonno, il benessere e la serenità quotidiana, potrebbe essere utile un confronto con uno psicoterapeuta. Se lo desidera, può trovare il mio profilo su MioDottore, Sono La dott.ssa Ilaria Redivo


Gentile utente, purtroppo quando siamo preda dell'ansia e alla paura di sbagliare andiamo incontro ad un auto-sabotaggio, mettendo in atto azioni che sono date più che altro dal timore di sbagliare e dal giudizio altrui. Non conoscono bene la situazione che sta vivendo ma mi sentirei di chiederle in quali altri momenti si è sentito così? Se questi vissuti risuonano in modo particolare dentro di lei per un motivo e se questo motivo è collegato al suo passato? Può senz'altro cambiare struttura ma è importante anche lavorare per fare in modo che si stia bene dentro se stessi. Rimango a sua disposizione, Dott.ssa Chiara Roselletti


Salve, è comprensibile e fisiologica la sofferenza che tale situazione le provoca. L'ansia, l'insonnia e il mal di stomaco sono segnali d'allarme e il "blocco emotivo" che sperimenta davanti ai tutor è una reazione di congelamento (freeze) in cui la mente si blocca per proteggersi. Questa tensione purtroppo satura le sue risorse cognitive, aumentando l'ansia e abbassando la lucidità mentale e la qualità della performance. Dal momento che non è possibile modificare il comportamento altrui, diventa importante interrogarsi su quali risorse e strategie sente di poter attivare per rispondere agli stimoli stressanti in struttura. Intraprendere un breve percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a esplorare queste opzioni e a gestire l'angoscia di questo momento. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.


Buongiorno, la situazione che descrive è comprensibilmente molto difficile, soprattutto perché si trova a dover scegliere tra due alternative entrambe costose dal punto di vista personale. Da una parte c'è il desiderio di interrompere un'esperienza che la sta facendo soffrire, dall'altra la paura concreta delle conseguenze che questa decisione potrebbe avere sul suo percorso formativo. È normale sentirsi combattuti quando sembra che qualsiasi scelta comporti una perdita. Leggendo il suo racconto, emerge però un aspetto che credo meriti particolare attenzione. Lei racconta di aver commesso alcuni errori, specificando che si trattava di attività sulle quali non aveva ricevuto una formazione adeguata. Successivamente descrive il timore crescente di sbagliare, il fatto di sentirsi bloccato, di fare uscite che definisce "sciocche" proprio a causa della tensione e di non riuscire a rispondere quando viene trattato in modo che percepisce come ingiusto. Questo è un circolo che, in alcune circostanze, può alimentarsi da solo. Più cresce la paura di sbagliare, più aumenta l'attivazione emotiva. Più aumenta l'attivazione emotiva, più diventa difficile ragionare con lucidità, esprimersi come si vorrebbe e mostrare le proprie reali competenze. Ogni episodio successivo rischia così di confermare la sensazione di non essere all'altezza, aumentando ulteriormente l'ansia per il giorno seguente. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, oltre agli eventi esterni, assume molta importanza il modo in cui questi vengono interpretati. Questo non significa minimizzare il comportamento dei tutor. Se davvero il clima che descrive corrisponde alla realtà, è comprensibile che possa sentirsi ferito e mortificato. Allo stesso tempo, quando una persona vive sotto pressione, spesso tende anche ad anticipare continuamente ciò che potrebbe accadere, arrivando ogni mattina già in uno stato di forte allarme. Questo porta il corpo a reagire con sintomi come mal di stomaco, insonnia, tensione e difficoltà di concentrazione. Mi colpisce anche un'altra frase del suo messaggio: "Non riesco a farmi valere perché è come se mi bloccassi emotivamente". Credo che questa osservazione sia molto importante, perché lascia intendere che il problema non riguardi soltanto questo tirocinio, ma anche il modo in cui reagisce quando percepisce una figura autorevole come critica, arrabbiata o svalutante. Vale la pena chiedersi se questo blocco sia comparso solo in questa esperienza oppure se, in altre situazioni della sua vita, abbia già sperimentato qualcosa di simile. Alcune persone, quando si sentono giudicate o temono di deludere qualcuno, entrano in una modalità nella quale diventa estremamente difficile esprimere ciò che pensano, difendere le proprie ragioni o anche semplicemente chiedere spiegazioni. Comprendere come si è costruito questo modo di reagire può essere molto utile, perché spesso continua a ripresentarsi in contesti diversi. Per quanto riguarda la decisione pratica, credo sia importante evitare che sia l'ansia del momento a guidarla completamente. Quando siamo molto attivati emotivamente, il cervello tende a vedere soprattutto le alternative estreme. Da una parte "devo sopportare tutto", dall'altra "devo andarmene". Talvolta, invece, esistono anche possibilità intermedie che meritano di essere esplorate con calma. Potrebbe essere utile chiedersi se il disagio che sta vivendo, pur intenso, sia qualcosa che può sostenere ancora per il tempo strettamente necessario a completare le ore mancanti oppure se ritiene che stia realmente superando le sue risorse. La differenza è importante, perché completare un mese in un ambiente poco piacevole è diverso dal permanere in una situazione che rischia di compromettere seriamente il proprio benessere. Allo stesso tempo, prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile informarsi concretamente sulle eventuali alternative disponibili. Spesso la nostra mente immagina scenari molto negativi senza avere ancora tutti gli elementi. Sapere se esistano realmente altre strutture, quali siano le tempistiche e quali margini di flessibilità offra la scuola potrebbe aiutarla a decidere con maggiore lucidità e meno sotto la spinta della paura. Mi sembra anche importante non trasformare questa esperienza in un giudizio sul suo valore personale. Il fatto che lei si senta in difficoltà in un contesto nel quale percepisce forte pressione non significa essere poco capace. L'apprendimento richiede inevitabilmente la possibilità di sbagliare, soprattutto quando non si è ancora pienamente formati. Pretendere da sé una prestazione impeccabile fin dall'inizio rischia di aumentare ulteriormente il senso di inadeguatezza. Da ciò che scrive, ho la sensazione che questa esperienza stia toccando qualcosa di più profondo del semplice tirocinio. Sembra entrare in gioco il timore del giudizio, la difficoltà ad affermarsi quando si percepisce un'autorità ostile e una tendenza a mettere rapidamente in discussione le proprie capacità. Per questo motivo credo che, indipendentemente da come si concluderà questo tirocinio, potrebbe essere molto utile dedicare uno spazio all'esplorazione di questi aspetti attraverso un percorso psicologico, preferibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non tanto per affrontare esclusivamente il problema attuale, quanto per comprendere meglio i meccanismi che si attivano in situazioni come questa e sviluppare modalità più efficaci per gestire il giudizio, l'ansia e l'assertività. Mi auguro che riesca a ricordare che un tirocinio rappresenta un'esperienza di apprendimento e non una misura del suo valore come persona o come futuro professionista. A volte un ambiente poco accogliente può farci dubitare di noi stessi molto più di quanto i fatti giustifichino. Cercare di distinguere ciò che appartiene realmente al contesto da ciò che nasce dalle paure e dalle interpretazioni personali è spesso uno dei passaggi più importanti per ritrovare serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Salve, da quanto descrive e data l'oggettiva complessità e difficoltà nel trovare strutture disponibili a far svolgere il tirocinio curricolare obbligatorio per legge nei corsi di specializzazione, mi sentirei di suggerirle di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a trovare strategie comunicative e di gestione della propria emotività ed assertività più funzionali al suo benessere dedicandovi il giusto tatto e tempo. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Buongiorno, per esperienza e per confronti con altri colleghi, le posso dire che purtroppo il tirocinio è ancora considerato, per alcuni professionisti, un modo per mettere in atto dinamiche di rango e di prevaricazione verso qualcuno che è gerarchicamente inferiore. Ciò che colpisce di questi ambienti è l'incapacità di comprendere che si stanno formando professionisti che potrebbero un giorno diventare colleghi alla pari e che nel terzo settore c'è bisogno che la professione venga riconosciuta in primis da noi che la attuiamo. Pertanto, io non mi sento di consigliarle nulla, le mosse le dovrà fare lei; ma le posso dire che se il clima della sua scuola di specializzazione le piace, può affidarsi a loro, parlando di questi suoi vissuti. Non è detto che oltre al clima ostile che ha trovato, ci possano essere delle sue dinamiche personali che le risuonano e pertanto le facciano vivere queste dinamiche in maniera peggiore. Come si pone lei nei contesti? L'ansia, il blocco emotivo: da dove vengono? Ragionare su questo è parte della sua formazione. Le auguro in bocca al lupo e le mando un caro saluto dott.ssa Alessia Serio


Buongiorno, quello che descrive è una situazione che può mettere profondamente alla prova, soprattutto perché si trova stretto tra due esigenze importanti: da una parte tutelare il suo benessere, dall'altra portare a termine un percorso fondamentale per la sua formazione. È comprensibile che questa condizione le provochi ansia, insonnia e un forte senso di angoscia. Dal suo racconto emerge anche un altro aspetto: sembra che, quando si sente giudicato o trattato in modo svalutante, faccia fatica a rispondere e si "blocchi". Questa reazione è piuttosto frequente nelle situazioni percepite come fortemente stressanti o sbilanciate dal punto di vista del potere, come può accadere durante un tirocinio con i propri tutor. Non è necessariamente un segno di debolezza, ma una modalità con cui il nostro organismo cerca di gestire una situazione vissuta come minacciosa. Prima di prendere una decisione così importante come interrompere il tirocinio, potrebbe essere utile valutare con attenzione tutte le alternative disponibili, ad esempio confrontandosi con il referente della scuola o della struttura, se presente. A volte è possibile trovare soluzioni intermedie che permettano di tutelare sia il percorso formativo sia il proprio benessere. Al tempo stesso, è importante non trascurare ciò che questa esperienza sta suscitando in lei. Oltre alla difficoltà concreta con i tutor, potrebbe essere utile comprendere perché questo tipo di relazione la porti a sentirsi così bloccato e come sviluppare modalità più efficaci per affrontare situazioni simili anche in futuro. Se sente che questa esperienza sta avendo un impatto importante sul suo equilibrio emotivo, un confronto in uno spazio dedicato potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza e a individuare la soluzione più adatta alla sua situazione, senza sentirsi costretto a scegliere tra "subire" o "abbandonare". Se lo desidera, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.


Buongiorno, dalla tua descrizione emerge un aspetto importante: il problema non sembra essere solo il comportamento dei tutor, ma il modo in cui questa situazione sta progressivamente influenzando le tue reazioni. Più temi di sbagliare, più aumenta la tensione; più aumenta la tensione, più ti blocchi e questo rischia di confermare proprio l'immagine di te che temi di trasmettere. È un circolo vizioso che, se non viene interrotto, tende ad alimentarsi da solo. Prima di prendere una decisione importante come lasciare il tirocinio, potresti chiederti quale scelta ti avvicina maggiormente al tuo obiettivo: completare il percorso oppure allontanarti da una situazione che oggi ti provoca sofferenza. A volte, quando siamo molto coinvolti emotivamente, tendiamo a valutare le alternative come se fossero solo due ("resistere" o "andarsene"), mentre può essere utile esplorare anche strategie diverse per gestire la relazione con i tutor e il proprio modo di reagire. Sono disponibile per un incontro online.


Ciao caro, magari prova a parlarne direttamente con la segreteria della tua scuola. Conosco persone che quando hanno avuto problemi nei luoghi di tirocinio hanno risolto così, magari cambiando il tutor di riferimento o il professionista da affiancare. Prova, sarebbe un peccato dover ripagare un intero anno per questo

Dott.ssa Elena Sonsino

Dott.ssa Elena Sonsino

psicologo clinico

Alessandria

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Buongiorno, il quadro che descrive mostra con molta chiarezza la sofferenza e il carico che sta sopportando; è del tutto comprensibile sentirsi demoralizzati quando un luogo che dovrebbe essere di apprendimento e crescita si trasforma in una fonte di costante minaccia e malessere psicofisico. Da una prospettiva attenta ai significati relazionali, quel "blocco emotivo" che sperimenta di fronte agli atteggiamenti prepotenti dei tutor non è un difetto, ma una reazione protettiva automatica: quando ci sentiamo giudicati e privi della formazione necessaria, l'ansia di sbagliare aumenta, portandoci a volte a fare proprio quelle "uscite sciocche" che temiamo, alimentando così un circolo vizioso in cui ci si sente svalutati. In questo momento, la sua mente e il suo corpo le stanno segnalando che i suoi confini personali sono stati violati da un comportamento oggettivamente scorretto. Prima di prendere una decisione drastica come lasciare la struttura — scelta che, come nota, comporta il rischio concreto di dover ripetere l'anno — può essere utile esplorare una via di mezzo tra il subire passivamente e l'abbandono. Mancando solo un mese alla fine del tirocinio, potrebbe provare a ridefinire la sua posizione interna: non si tratta di "sopportare", ma di proteggersi, ricordando a se stesso che il giudizio di queste persone non definisce il suo valore come futuro professionista, e che gli errori commessi sono legati a una mancanza di formazione da parte loro, non a una sua incapacità. Se sente di avere lo spazio emotivo per farlo, potrebbe anche tentare una comunicazione con i tutor, non per "rispondere a tono", ma per esplicitare il suo bisogno di indicazioni più chiare per poter svolgere al meglio il lavoro nell'ultimo mese. Se invece valuta che il costo sulla sua salute sia ormai intollerabile, consultare la direzione della sua scuola di specializzazione potrebbe aiutarla a verificare se esistano altre soluzioni. Qualunque sia la sua scelta, provi a guardare a questo blocco non come a un limite, ma come a una preziosa informazione su come desidera essere trattato nelle sue future relazioni professionali. Un saluto, dott.ssa Sartirana.

Dott.ssa Valentina Sartirana

Dott.ssa Valentina Sartirana

psicologo

Garbagnate Milanese

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Buonasera, mi chiederei come mai teme di "esser preso in antipatia" o di risultare "sciocco" se fa degli errori in un contesto di pratica, in cui i tutor hanno proprio il ruolo di orientare la sua esperienza e di correggerla e lei, in quanto praticante, ha tanto da fare per apprendere. Se sente che quelle che le vengono dirette sono offese e non correzioni, il suo blocco emotivo forse le sta segnalando un disagio che farebbe bene ad ascoltare. Ma se è lei stesso che si percepisce "sciocco" per il solo fatto di aver commesso qualche errore, credo che farebbe bene a continuare a mettersi alla prova. Dott.ssa Claudia Pica


Buongiorno, da come racconti la situazione si percepisce non solo stress, ma anche tanta fatica nel cercare di adattarti, imparare e “stare dentro” un contesto che è diventato emotivamente molto carico. Il fatto che tu sia riuscito a trovare una struttura dopo mesi di ricerca e che tu stia comunque portando avanti quasi metà delle ore dice molto della tua tenuta e del tuo impegno, anche in una fase in cui ti senti sotto pressione. Quello che descrivi sembra attivare un circolo vizioso: più aumenta la paura di sbagliare, più cresce l’ansia e il blocco nelle risposte e questo può rendere ancora più difficile sentirsi efficaci e tranquilli nelle interazioni. Il “blocco emotivo” che riferisci non è un segno di incapacità, ma una risposta automatica allo stress e alla percezione di giudizio. Accanto a questo, è anche importante riconoscere che il modo in cui ti senti nel contatto con i tutor ha un peso reale: se ti senti svalutato o poco guidato, è comprensibile che aumentino ansia e angoscia. In situazioni come questa non esiste solo la scelta tra “resistere” o “andarsene”, ma anche la possibilità di piccoli movimenti intermedi, come ad esempio esplicitare il bisogno di formazione e di indicazioni operative più definite, chiarire meglio le aspettative o chiedere feedback più concreti. Può essere utile anche concedere a te stesso uno spazio in cui non devi “tenere duro”, ma dove puoi rielaborare quello che stai vivendo e trovare modalità più sostenibili per affrontare questa fase senza arrivare al limite delle tue energie


Ciao, grazie per la tua condivisione. Dunque, prima di prendere una decisione drastica, potrebbe essere utile valutare se esistono soluzioni intermedie. Puoi provare a confrontarti con il referente del tirocinio o con la scuola, spiegando le difficoltà che stai vivendo. Se il clima è difficile ma temporaneo e mancano poche settimane alla conclusione, può valere la pena considerare anche il rapporto tra il costo emotivo del proseguire e le conseguenze pratiche dell'interruzione. Spesso le strutture sono oberate di tirocinanti e non è sempre semplice trovare un'altra struttura disponibile nell'hic et nunc. Anche il fatto che tu faccia fatica a rispondere sul momento non è raro: sotto stress molte persone tendono a bloccarsi (è una reazione ancestrale e fisiologica). Questo non significa che tu sia incapace di farti valere, ma potrebbe essere un tema utile da approfondire anche in un percorso personale. Detto ciò, dovresti effettuare la scelta tenendo conto sia della tua salute psicofisica, sia delle conseguenze concrete sul percorso formativo. Se i sintomi di ansia stanno diventando intensi e persistenti, è importante non affrontare tutto da solo e chiedere un confronto con un professionista o con la scuola prima di decidere.

Dott. Antonio Cirillo

Dott. Antonio Cirillo

psicologo clinico

Scafati

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Gentile utente, dal suo messaggio emerge chiaramente quanto questa situazione stia incidendo sul suo benessere. L'ansia che descrive, il mal di stomaco, la difficoltà a dormire e il pensiero costante del rientro in tirocinio sono segnali che meritano attenzione e non andrebbero minimizzati. Vorrei però fare una distinzione importante. Da ciò che racconta, il problema non sembra essere tanto il tirocinio in sé, quanto il clima relazionale che si è creato con i suoi tutor. Sono due aspetti diversi e tenerli separati può aiutarla a valutare con maggiore lucidità le possibili scelte. Lei riferisce di aver commesso alcuni errori e di riconoscere che, sotto pressione, può capitare di sentirsi confuso o fare qualche uscita poco brillante. Questo, soprattutto in un contesto formativo, è del tutto comprensibile. Il tirocinio esiste proprio perché chi lo svolge è ancora in fase di apprendimento. Se una persona fosse già completamente autonoma e competente, probabilmente non avrebbe bisogno di essere formata. Proprio per questo motivo mi ha colpito quando scrive che alcune attività le sono state affidate senza un'adeguata formazione iniziale. È naturale che, in queste condizioni, aumenti la probabilità di sbagliare e che, se il clima è poco accogliente, l'ansia finisca per alimentare ulteriormente gli errori. Si crea così un circolo vizioso: teme di sbagliare, la tensione aumenta, commette qualche errore, si sente giudicato e la volta successiva arriva ancora più in ansia. Un altro aspetto che descrive è il fatto di "bloccarsi" quando viene trattato in modo brusco. Anche questa è una reazione piuttosto frequente. Non tutte le persone rispondono al conflitto contrapponendosi immediatamente; alcune, soprattutto quando percepiscono un forte squilibrio di potere come quello tra tutor e tirocinante, tendono a inibire la risposta, salvo poi ripensare a posteriori a ciò che avrebbero voluto dire. Questo non significa essere deboli o incapaci di farsi valere. Significa che, in quel momento, il sistema emotivo prende il sopravvento e rende difficile trovare le parole. Riguardo alla decisione di lasciare il tirocinio, le suggerirei di non prendere una scelta così importante nel momento di maggiore sofferenza emotiva. Da quello che racconta, il rischio concreto sarebbe quello di non riuscire a trovare una nuova struttura nei tempi necessari, con conseguenze significative sul suo percorso formativo. Prima di arrivare a questa decisione, potrebbe essere utile valutare alcune possibilità. Se nella struttura è presente un referente del tirocinio diverso dai tutor con cui lavora quotidianamente, potrebbe essere opportuno chiedere un colloquio per esporre le difficoltà che sta incontrando. Non con l'obiettivo di accusare qualcuno, ma di descrivere il suo vissuto, il bisogno di ricevere indicazioni formative più chiare e il desiderio di poter svolgere il tirocinio in un clima maggiormente orientato all'apprendimento. Se invece non ritiene praticabile questa strada, le chiederei di provare a considerare anche un'altra prospettiva. Lei scrive che le mancano circa un mese e una parte delle ore previste. Pur essendo un periodo che oggi le appare molto lungo, oggettivamente si tratta di una fase delimitata nel tempo. Questo non significa che debba "subire" qualsiasi comportamento. Significa piuttosto chiedersi quale scelta tuteli maggiormente il suo benessere anche nel medio termine. A volte sopportare una situazione difficile per alcune settimane, mantenendo però chiaro che si tratta di un'esperienza temporanea e con un obiettivo preciso, può essere meno dannoso che interrompere tutto impulsivamente e ritrovarsi poi con nuove fonti di stress e incertezza. Naturalmente, questo vale solo se non sono presenti comportamenti gravemente umilianti, vessatori o lesivi della sua dignità. Se dovesse sentirsi vittima di vere e proprie condotte di abuso o di molestie, sarebbe importante segnalarle agli organi competenti della scuola o dell'ente ospitante. Vorrei infine soffermarmi su un elemento che potrebbe rappresentare un'opportunità di crescita personale. Lei racconta di aver sempre difficoltà a esprimersi quando si sente attaccato. Questo episodio, al di là del tirocinio, potrebbe offrirle uno spunto prezioso per lavorare sull'assertività: imparare a comunicare il proprio punto di vista in modo fermo e rispettoso, senza dover necessariamente "rispondere a tono" o entrare nello scontro. L'assertività non consiste nell'avere sempre la risposta pronta, ma nel riuscire, quando possibile, a esprimere con calma i propri bisogni e i propri limiti. Il mio invito è quindi quello di non interpretare questa esperienza come la prova di non essere all'altezza. Dal suo messaggio emerge piuttosto l'immagine di una persona molto coinvolta, desiderosa di fare bene e forse particolarmente sensibile al giudizio degli altri. Sono qualità che, se accompagnate da una maggiore fiducia nelle proprie capacità e da strumenti comunicativi più efficaci, possono diventare risorse importanti nella professione che sta costruendo. Le auguro che questo ultimo tratto del tirocinio possa concludersi nel modo migliore possibile e che, una volta terminato, possa rileggere questa esperienza non solo come un periodo difficile, ma anche come un'occasione per conoscere meglio il suo modo di reagire sotto pressione e rafforzare le competenze relazionali che saranno preziose nel suo futuro professionale. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno caro collega, spesso durante il percorso formativo è consigliato anche un percorso di analisi personale che, non so se sta svolgendo, potrebbe aiutarla a confrontarsi su quanto sente e valutare anche come possibile agire. A volte le situazione lavorative possono riattivare delle percezioni o degli sguardi che possono avere a che fare con la nostra storia di vita per questo credo che uìil percorso terapeutico potrebbe essere uno spazio prezioso. un caro saluto


Buongiorno, Il malessere è comprensibile, così come aprire il bivio "lasciare la struttura" o "restare e rimetterci". Rimetterci rispetto a cosa, oltre al suo malessere? Scrive anche di non riuscire a farsi valere e di bloccarsi emotivamente. Mi chiedo se questa esperienza riguardi soltanto questo contesto sfavorevole o anche altri. Se sia una sensazione nuova, appunto. Qualunque decisione prenderà, credo sia importante che non sia guidata solo dalla sofferenza attuale o dall'impotenza di non riuscire a farsi vale, ma anche da una maggiore comprensione di ciò che sta effettivamente accadendo, al di là dell'effettivo. Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.


Buongiorno,comprendo quanto possa essere faticoso affrontare ogni giorno un contesto che le genera ansia e tensione. Proprio perché manca ormai poco al completamento del tirocinio, il mio suggerimento sarebbe quello di non rinunciare d'impulso a un traguardo così importante. Non molli. Allo stesso tempo, però, le proporrei di osservare con attenzione un altro aspetto: il fatto che l'atteggiamento di alcune persone riesca ad avere un impatto così profondo sul suo benessere. Più che i tutor in sé, potrebbe essere questo il nodo da approfondire, perché è qualcosa che rischia di ripresentarsi anche in altri contesti lavorativi e relazionali. Con il giusto supporto è possibile imparare a gestire queste situazioni senza che compromettano il proprio equilibrio emotivo. Dr. Giuseppe Mirabella


Buongiorno, la ringrazio per aver descritto con tanta chiarezza una situazione che, per come la racconta, sta avendo un impatto emotivo e fisico molto significativo. In quello che scrive si riconosce un pattern che vedo spesso in persone sottoposte a contesti valutativi percepiti come giudicanti o poco contenitivi: non è “solo stress da tirocinio”, ma una risposta ansiosa che si attiva proprio quando sente di non avere strumenti, voce o protezione nel momento dell’errore. Il blocco che descrive, quella difficoltà a rispondere e a difendersi sul momento, non è mancanza di carattere, ma una reazione automatica del sistema emotivo quando percepisce minaccia relazionale o svalutazione. In questi casi, il punto centrale non è soltanto “resistere” fino a fine tirocinio, ma capire come lei entra in quella dinamica e perché proprio lì si attiva in modo così intenso l’ansia, il mal di stomaco e l’angoscia anticipatoria. Le chiederei, ad esempio: cosa accade dentro di lei nei secondi immediatamente precedenti al blocco? Che tipo di pensiero su di sé si attiva quando si sente giudicato? E ancora: questa modalità di “congelamento” le ricorda situazioni già vissute in altri contesti della sua vita, magari anche fuori dall’ambito formativo? Sono domande importanti perché aiutano a distinguere tra un problema esclusivamente “esterno” (i tutor, il contesto) e un meccanismo interno che si riattiva in certe condizioni, e su cui si può lavorare in modo molto concreto ed efficace. Non è raro che situazioni come questa diventino un punto di svolta se affrontate in modo guidato, perché permettono di costruire assertività proprio laddove oggi lei si blocca. Sul piano pratico, la decisione di restare o interrompere il tirocinio non dovrebbe essere presa solo sull’onda dell’ansia del momento, ma dentro una valutazione più ampia che tenga insieme costi, alternative reali e soprattutto la sua tenuta psicofisica nelle prossime settimane. È proprio qui che un supporto professionale mirato può fare la differenza, perché consente di non affrontare questa scelta da solo e di lavorare sia sulla gestione dell’ansia sia sulle strategie comunicative nei confronti dei tutor. Se vuole, può approfondire questo tipo di dinamiche in un percorso più strutturato: spesso già poche sedute permettono di ridurre il blocco emotivo e di rimettere ordine nella situazione, così da capire con più lucidità come muoversi senza sentirsi schiacciato dall’ansia quotidiana.


Buon pomeriggio, grazie per aver descritto con tanta chiarezza una situazione che, da come emerge, sta avendo un impatto significativo sul suo benessere psicologico e fisico. È comprensibile che si senta in difficoltà e in conflitto tra la necessità di portare a termine il tirocinio e il vissuto emotivo che sta sperimentando. Prima di tutto, è importante riconoscere che trovarsi in un contesto formativo in cui non ci si sente adeguatamente accolti, supportati o rispettati può generare ansia. Il fatto che lei riferisca di “bloccarsi emotivamente” in alcune situazioni può essere una risposta in condizioni percepite come minacciose o svalutanti, soprattutto quando si è sotto pressione e si teme il giudizio. La decisione di interrompere o proseguire il tirocinio è complessa e va valutata con attenzione, considerando non solo il benessere immediato, ma anche le conseguenze organizzative e formative. Tuttavia, non è necessario che questa scelta venga vissuta come binaria o senza alternative: in molti casi può essere utile confrontarsi con il coordinamento della scuola di specializzazione o con un referente didattico per verificare eventuali soluzioni intermedie o chiarimenti sul ruolo dei tutor. Le auguro un grande in bocca al lupo! Un caro saluto.


Salve. Il blocco emotivo che sperimenta è una risposta di congelamento. Davanti alla prepotenza dei tutor e alla paura di sbagliare, il suo sistema nervoso si difende bloccando la capacità di rispondere, lasciandola poi carica di ansia e somatizzazioni. In ottica cognitivo-comportamentale, l'errore è credere di essere costretto a scegliere solo tra due opzioni estreme: subire in silenzio fino a stare male o scappare rischiando di perdere l'anno. In realtà esistono strategie intermedie incentrate sulla comunicazione assertiva e sulla tutela del suo benessere. La prima cosa da fare è togliere potere al giudizio dei tutor. Lei si trova in quella struttura per imparare, non per eseguire compiti da esperto senza aver ricevuto formazione. Quando riceve un rimprovero , eviti di interiorizzarlo come una prova di incapacità e sposti il focus sulla procedura tecnica. Può disinnescare l'attacco personale rispondendo in modo neutro e focalizzato sul compito, ad esempio dicendo che ha bisogno che le mostrino la procedura corretta per poterla replicare senza errori. Se sul momento il blocco emotivo le impedisce di formulare frasi complesse, non si forzi a rispondere a tono. Prenda tempo con risposte brevi e focalizzate sull'azione, come un semplice "ho capito il problema, ora correggo", spostando subito l'attenzione sui movimenti pratici da compiere. Considerando che ha già svolto metà delle ore e che il traguardo di fine luglio è ormai vicino, la soluzione più funzionale è adottare una prospettiva utilitaristica a breve termine. Si concentri sul fatto che questo ambiente ha una data di scadenza certa e che l'unico obiettivo attuale è accumulare le 75 ore mancanti, separando nettamente la sua autostima dal comportamento dei tutor.

Dott.ssa Annamaria Ghellere

Dott.ssa Annamaria Ghellere

psicologo clinico

San Bonifacio

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Gentile utente, dal suo racconto emerge una situazione di forte disagio che sembra avere un impatto significativo sul suo benessere psicofisico. Ansia, tensione costante, disturbi del sonno, mal di stomaco e timore di recarsi nel luogo di tirocinio sono segnali che meritano attenzione e non andrebbero sottovalutati. È possibile che il contesto in cui sta svolgendo il tirocinio stia diventando per lei particolarmente stressante. Essere in formazione implica inevitabilmente la possibilità di commettere errori: questi fanno parte del processo di apprendimento e non dovrebbero essere interpretati come una misura del proprio valore personale. Se, invece, si percepisce costantemente giudicato, svalutato o non adeguatamente supportato, è comprensibile che possa sviluppare un senso di insicurezza e un progressivo blocco emotivo. Prima di prendere una decisione importante come interrompere il tirocinio, potrebbe essere utile confrontarsi con il tutor universitario o con il referente della scuola di specializzazione, illustrando le difficoltà che sta vivendo. Un dialogo costruttivo potrebbe permettere di comprendere meglio la situazione e valutare eventuali alternative. Parallelamente, le suggerisco di dedicare attenzione anche al suo stato emotivo. Se questo malessere persiste o continua a compromettere il sonno, l’umore e il funzionamento quotidiano, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a distinguere quanto dipenda dal contesto lavorativo e quanto, invece, possa essere amplificato dall’ansia e dal timore del giudizio. Ricordi che tutelare la propria salute psicologica non significa arrendersi, ma scegliere di affrontare le difficoltà in modo consapevole. Qualunque decisione prenderà, è importante che sia il risultato di una valutazione lucida e non esclusivamente della sofferenza del momento. Le auguro di riuscire a trovare la soluzione più adatta al suo benessere e al suo percorso formativo. Un cordiale saluto

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