Buongiorno, scrivo con un po' di vergogna e preoccupazione, perchè questa situazione mi preoccupa un
Buongiorno, scrivo con un po' di vergogna e preoccupazione, perchè questa situazione mi preoccupa un pò. Ho 20 anni e, per due notti consecutive, mi è capitato di urinarmi addosso durante il sonno. Non mi era più successo da tanti anni e faccio fatica a smettere di pensarci. Convivo con un disturbo da stress post-traumatico e sono seguito da una dottoressa per questo percorso. Mi chiedo se questi episodi possano essere in qualche modo legati al PTSD o allo stress, oppure se sia più probabile che ci sia una causa fisica da approfondire. Vorrei anche chiedervi se ritenete opportuno parlarne con la mia dottoressa che mi segue per il PTSD, oppure se sia meglio rivolgermi prima ad uno specialista urologo. Mi sento un po' in imbarazzo a parlare di questa cosa, ma vorrei capire come affrontarla nel modo giusto. Vi ringrazio di cuore per il tempo e l'attenzione che vorrete dedicarmi
66 risposte
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così personale. Comprendo che possa averle suscitato preoccupazione e anche un certo imbarazzo. Gli episodi che descrive meritano di essere accolti senza giudizio e approfonditi, soprattutto perché rappresentano un cambiamento rispetto al passato. Sebbene lo stress e il disturbo da stress post-traumatico possano influenzare il funzionamento dell’organismo in modi diversi, non è possibile stabilire a distanza quale sia l’origine di questi episodi. Per questo motivo, ritengo utile parlarne sia con la professionista che la segue per il PTSD, così da inserirli nel quadro clinico complessivo, sia con il medico curante, che potrà valutare l’eventuale opportunità di ulteriori accertamenti, anche di tipo urologico. Aver deciso di chiedere un parere è già un passo importante: affrontare apertamente questi episodi con i professionisti che la seguono può aiutarla a comprenderli meglio e a individuare il percorso più adeguato. Un caro saluto.
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Innanzitutto vorrei rassicurarla su un aspetto: non c'è alcun motivo di vergognarsi. Il fatto che abbia deciso di parlarne e di chiedere un confronto è un gesto di responsabilità e di attenzione verso la sua salute. Gli episodi che descrive possono avere cause diverse e, senza una valutazione approfondita, non è possibile stabilirne l'origine. Lo stress e un disturbo da stress post-traumatico possono talvolta influenzare anche il funzionamento del corpo, ma è altrettanto importante non escludere a priori eventuali cause di natura medica. Per questo motivo, il primo passo potrebbe essere parlarne serenamente con la dottoressa che la segue nel percorso psicologico. Conoscendo la sua storia, potrà aiutarla a inquadrare meglio la situazione e, se lo riterrà opportuno, consigliarle anche di effettuare alcuni accertamenti medici o una visita specialistica. Psicologia e medicina non sono realtà separate, ma due discipline che lavorano insieme per comprendere e prendersi cura della persona nella sua globalità. Affrontare la situazione da entrambi i punti di vista è spesso il modo migliore per arrivare a una risposta e, soprattutto, per ritrovare serenità. Le auguro di riuscire a parlarne con tranquillità con la sua terapeuta: sono temi che i professionisti sono abituati ad affrontare senza alcun giudizio.
Buongiorno, Vorrei innanzitutto rassicurarla su un punto: episodi come questo meritano di essere approfonditi, ma non devono essere motivo di vergogna. Lo stress e un disturbo da stress post-traumatico possono influenzare diversi aspetti del funzionamento dell'organismo, compreso il sonno, ma non è possibile stabilire a distanza se questi episodi siano direttamente collegati al PTSD. Per questo motivo è importante non attribuirli automaticamente a una causa psicologica. Il consiglio è di parlarne sia con la psicoterapeuta che la sta seguendo, perché è un'informazione rilevante per il percorso che state facendo, sia con il medico curante, che potrà valutare se sia opportuno un approfondimento urologico o altri accertamenti per escludere eventuali cause organiche. Affrontare il problema da entrambi i punti di vista, medico e psicologico, è l'approccio più corretto. Nel frattempo cerchi di non colpevolizzarsi: il fatto che siano comparsi due episodi non significa necessariamente che si tratti di qualcosa di grave, ma è giusto ascoltare il segnale che il corpo le sta inviando e approfondirlo con i professionisti che la seguono.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione e per il coraggio che ha avuto nel superare l’imbarazzo che questa situazione le comporta. Mi sento di rassicurarla sul fatto che questo è uno spazio privo di giudizio. Ciò che sta vivendo non è qualcosa di cui vergognarsi, ma rappresenta piuttosto un tentativo del corpo di comunicare un vissuto più profondo. Il corpo ha un suo linguaggio e, quando questo non viene, o non può essere espresso a parole, assume diversi modi comunicativi. Potrebbe esistere una correlazione con il PTSD di cui parla, e allo stesso tempo, se lo ritiene opportuno, sarebbe una buona idea fare anche degli accertamenti presso un urologo. La cosa migliore potrebbe essere parlarne con il professionista che la segue ed esplicitarle cosa sta attraversando, in modo da poter scegliere insieme i passi successivi per migliorare la sua qualità di vita. Il trauma, essendo un’esperienza con un impatto importante nella nostra mente ma anche nel nostro corpo, tende a presentarsi in modalità differenti. Potrebbe in questo caso indurre uno stato di iperattivazione durante il sonno e avere un impatto temporaneo anche sulla vescica. La invito a vedere questi episodi come un segnale del proprio corpo che sta cercando ascolto e cura. Se dovesse sentire la necessità di uno spazio d’ascolto le lascio la mia disponibilità per dei colloqui insieme, nel frattempo le auguro di superare questa sensazione di vergogna per percorrere la strada della cura. Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Fresu
Buongiorno capisco la sua preoccupazione e il suo disagio. Essendo già seguito si confronti serenamente con il suo terapeuta che conosce la sua storia così potrà trovare alcune risposte ai suoi dubbi. Cordialmente
Buonasera, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una situazione che comprensibilmente può generare imbarazzo e preoccupazione. Episodi come quelli che descrive possono avere cause diverse e, senza una valutazione diretta, non è possibile stabilirne l'origine. Per questo motivo è importante non attribuirli automaticamente né esclusivamente allo stress o al disturbo post-traumatico. Considerato che gli episodi si sono verificati per due notti consecutive, credo sia opportuno confrontarsi innanzitutto con il medico curante, che potrà valutare se sia indicato un approfondimento con uno specialista, come l'urologo. Allo stesso tempo, le suggerisco di parlarne anche con la psicologa che la sta seguendo. Condividere ciò che accade, anche quando suscita imbarazzo, può essere utile per comprendere il quadro nel suo insieme e offrirle un sostegno adeguato. Non si senta in colpa o in imbarazzo: aver deciso di chiedere aiuto è già un passo importante. Un caro saluto.
Salve, Parlarne con la dottoressa che la segue è una buona idea: è una professionista che sicuramente la conosce bene e saprà darle un'opinione più precisa rispetto a quella che possiamo darle qui. L'enuresi può essere collegata ad ansia e stress, quindi non escluderei a prescindere questa opzione. Se questi episodi dovessero ricapitare (o se la sua terapeuta lo ritiene necessario) le consiglio di rivolgersi ad un* urolog*, in modo da valutare se possano esserci cause fisiche alla base. Un saluto, Dott. Andrea Rumore
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Ci tengo subito a rassicurarla: non deve provare vergogna. Ha fatto benissimo a esporre il suo problema e la piattaforma le garantisce il totale anonimato, quindi può stare assolutamente tranquilla/o. In casi come questo, l'approccio migliore è muoversi su due fronti parallelamente. Da un lato, è fondamentale escludere innanzitutto una causa organica, motivo per cui le consiglio di fare un passaggio dal suo medico di medicina generale o da uno specialista urologo per i controlli di routine. Allo stesso tempo, le suggerisco caldamente di parlarne con la dottoressa che la segue per il disturbo da stress post-traumatico. Il corpo e la mente sono strettamente interconnessi e il PTSD, con il carico di stress e attivazione fisiologica che comporta (anche durante il sonno), può talvolta manifestarsi attraverso somatizzazioni o reazioni corporee involontarie. Condividere questo vissuto con la sua terapeuta sarà un elemento prezioso per il suo percorso. Resto a sua disposizione per qualsiasi dubbio. Un caro saluto!
Buongiorno, innanzitutto vorrei rassicurarti sul fatto che non c'è motivo di provare vergogna nel parlarne. Hai fatto bene a chiedere un confronto. Poiché sei già seguito da una psicologa per il tuo percorso, il mio consiglio è di parlarne con lei. Potrà aiutarti a contestualizzare questi episodi all'interno della tua storia clinica e valutare se possano essere correlati al periodo di particolare stress che stai vivendo oppure se sia opportuno approfondire anche dal punto di vista medico. In ogni caso, soprattutto se gli episodi dovessero ripresentarsi, è importante non escludere una possibile causa organica. Se insieme alla tua psicologa lo riterrete opportuno, potrai rivolgerti al tuo medico curante, che valuterà se sia indicata una visita urologica o altri accertamenti. Affrontare la questione tempestivamente, senza imbarazzo, è il modo migliore per capire l'origine del problema e trovare la soluzione più adatta
Salve, trattandosi da quanto descrive di episodi non ricorrente ma saltuari, potrebbero concretamente essere connessi al PTSD, pertanto, le suggerirei di parlarne con la specialista che la sta seguendo e nel caso questa ritenesse la cosa non collegata al resto, fare gli altri opportuni accertamenti. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Cara, mi dispiace tanto leggere della tua preoccupazione e della tua sofferenza, per cui ti sono vicina. Anzitutto non c'è proprio nulla di cui vergognarsi per la tematica da te segnalata, tali episodi fanno parte - come sintomatologia - del PTSD (basti pensare che i bambini spesso fanno pipì al letto quando hanno paura, oppure si sentono in situazioni di pericolo; anche gli adulti in condizioni di forte sofferenza possono tendere a regredire momentaneamente). Fossi in te ne parlerei senza dubbio alla terapeuta, per offrire quanti più dettagli utili alla comprensione della natura della tua sofferenza. Nessun imbarazzo, se in terapia anche per quello! Quanto più ti apri, meglio è. Vedrai che sarai accolta e ci saranno movimenti evolutivi. Se così non dovesse essere, beh è una difficoltà di cui ci si può occupare POI. Se vorrai, io sarò disponibile. Ricevo a Battipaglia (SA) e online. Intanto ti mando un grande abbraccio.
Buongiorno, innanzitutto vorrei rassicurarla su un aspetto: comprendo il suo imbarazzo, ma ciò che descrive è un sintomo di cui è importante parlare senza vergogna. Quando compare un cambiamento improvviso nel funzionamento del proprio corpo, è naturale preoccuparsi e cercare di comprenderne le cause. Gli episodi di enuresi notturna in età adulta possono avere origini diverse. In alcuni casi possono essere associati a condizioni mediche, come infezioni delle vie urinarie, alterazioni neurologiche, disturbi del sonno, effetti collaterali di farmaci o altre condizioni che richiedono una valutazione clinica. Per questo motivo, la prima indicazione è quella di rivolgersi al proprio medico di medicina generale, che potrà valutare la situazione ed eventualmente indirizzarla verso gli accertamenti più appropriati o a uno specialista, come un urologo. Detto questo, anche gli aspetti psicologici meritano attenzione. Lo stress intenso, gli stati di forte attivazione emotiva e alcune manifestazioni del disturbo da stress post-traumatico possono influenzare il sonno e il funzionamento dell'organismo. Alcune persone con PTSD, ad esempio, sperimentano incubi, risvegli frequenti, elevata tensione fisiologica o altri sintomi che possono incidere indirettamente sul benessere fisico. Tuttavia, non è possibile attribuire automaticamente questi episodi al PTSD senza aver prima escluso possibili cause organiche. Per questo motivo le suggerirei di parlarne anche con la psicologa o la psicoterapeuta che la segue. Non perché debba necessariamente trattarsi di una manifestazione del disturbo, ma perché rappresenta comunque un evento che sta avendo un impatto emotivo significativo su di lei. La sua dottoressa potrà aiutarla a comprendere se questi episodi si inseriscono in un periodo di particolare stress o di riattivazione dei sintomi traumatici e, se necessario, integrare queste informazioni nel percorso terapeutico. In altre parole, non vedo le due strade come alternative, ma complementari: da un lato una valutazione medica per verificare che non vi siano cause fisiche da trattare; dall'altro la condivisione con la professionista che la segue, affinché possa accompagnarla anche nell'elaborazione della preoccupazione e dell'imbarazzo che sta vivendo. Nel frattempo, cerchi di non interpretare questi due episodi come un segnale definitivo o irreversibile. Due notti consecutive sono certamente un evento da approfondire, ma non permettono, da sole, di trarre conclusioni sulla loro origine. È comprensibile che la mente tenda a rimuginarci sopra, soprattutto quando si convive con un disturbo d'ansia o con un PTSD, ma proprio per questo è utile affidarsi a una valutazione clinica anziché cercare spiegazioni da soli. Ha fatto bene a chiedere aiuto. Affrontare con tempestività sia gli aspetti medici sia quelli psicologici le permetterà di comprendere meglio quanto sta accadendo e di individuare, se necessario, l'intervento più adeguato. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Buongiorno, innanzitutto desidero dirle che comprendo il suo imbarazzo, ma vorrei anche rassicurarla su un aspetto: ciò che sta vivendo merita attenzione, ma non deve essere motivo di vergogna. Quando si verifica un cambiamento improvviso nel proprio corpo è naturale preoccuparsi, soprattutto se si ripete per più notti consecutive. Da quello che racconta emerge una riflessione molto importante. Lei non si è limitato a chiedersi "cosa mi sta succedendo?", ma ha cercato di considerare sia una possibile componente psicologica sia una possibile componente fisica. Credo che questo sia un approccio equilibrato. È vero che periodi di forte stress emotivo o eventi traumatici possono talvolta accompagnarsi a manifestazioni corporee insolite. Il nostro organismo, infatti, non vive separato dalla mente e ciò che accade a livello emotivo può avere ripercussioni anche sul funzionamento del corpo. Tuttavia, proprio perché questi episodi sono comparsi improvvisamente e si sono ripetuti per due notti consecutive dopo molti anni, ritengo sia opportuno non attribuirli automaticamente allo stress o al disturbo traumatico. Per questo motivo le suggerirei di affrontare la situazione su entrambi i fronti. Da una parte sarebbe utile parlarne con il medico, che potrà valutare se sia opportuno approfondire la presenza di eventuali cause fisiche. Dall'altra, credo sia altrettanto importante condividere quanto accaduto con la dottoressa che la sta seguendo nel percorso psicologico. Capisco che possa provare imbarazzo, ma tenga presente che per uno psicologo parlare anche di manifestazioni corporee è del tutto normale quando queste influenzano il benessere della persona. Anzi, questa informazione potrebbe essere molto utile per comprendere meglio il momento che sta attraversando. A volte episodi come questo possono inserirsi in un quadro emotivo più ampio e diventare un elemento prezioso per comprendere come il suo organismo stia reagendo in questo periodo. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, inoltre, sarebbe importante osservare anche ciò che sta accadendo dopo questi episodi. Lei scrive che fatica a smettere di pensarci. È comprensibile, ma quando la mente inizia a monitorare continuamente un evento spiacevole, cercando spiegazioni o immaginando che possa ripetersi ogni notte, spesso aumenta il livello di allarme e di preoccupazione. Questo non significa che i suoi timori siano infondati, ma che l'attenzione costante rischia di amplificare il disagio emotivo, indipendentemente dalla causa iniziale dell'episodio. Per questo motivo le suggerisco di evitare di affrontare la questione da solo o di cercare di trovare una spiegazione definitiva attraverso continue riflessioni. È molto più utile raccogliere queste informazioni e condividerle con i professionisti che la stanno seguendo, così da avere una valutazione completa e non basata soltanto sulle preoccupazioni del momento. Mi sembra molto positivo che lei sia già inserito in un percorso psicologico. Questo significa che dispone già di uno spazio sicuro nel quale affrontare anche aspetti che possono suscitare vergogna. Spesso sono proprio questi gli argomenti che tendiamo a tenere nascosti e che invece, una volta condivisi, diventano molto più gestibili. Continui quindi il percorso con fiducia e non esiti a raccontare anche questo episodio alla sua dottoressa. Parallelamente, considerata la comparsa improvvisa del sintomo, credo sia prudente confrontarsi anche con il medico per escludere eventuali cause organiche. Affrontare entrambe le possibilità, senza dare per scontata né l'una né l'altra, rappresenta probabilmente il modo più sereno e completo di prendersi cura di sé. Le auguro di poter chiarire presto l'origine di questi episodi e, soprattutto, di non lasciare che l'imbarazzo le impedisca di chiedere l'aiuto che merita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, grazie per aver condiviso questa esperienza. Comprendo che possa averle provocato imbarazzo, ma proprio per questo è importante non tenerla per sé. Al di là dell'eventuale origine del sintomo, ritengo che sia utile parlarne con la dottoressa che la sta seguendo. In un percorso psicologico ogni cambiamento, anche se apparentemente "solo fisico", rappresenta un'informazione preziosa che può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a orientare il lavoro terapeutico. Allo stesso tempo, è consigliabile non dare per scontato che sia una manifestazione legata esclusivamente al PTSD o allo stress. Se gli episodi dovessero ripresentarsi, sarà opportuno confrontarsi anche con il medico curante per valutare l'eventuale necessità di approfondimenti. Il suggerimento, quindi, è di portare questo episodio alla sua terapeuta con la stessa naturalezza con cui le racconterebbe qualsiasi altro cambiamento significativo. Non è un dettaglio di cui vergognarsi, ma un elemento utile per comprendere meglio il funzionamento della situazione e individuare la modalità più efficace per affrontarla.
Buongiorno. Intanto vorrei dirle che comprendo l'imbarazzo con cui sta affrontando questa situazione, ma ha fatto bene a parlarne. Con le poche informazioni a disposizione è difficile comprendere quale possa essere l'origine di questi episodi. Possono infatti esserci diverse possibili spiegazioni e non sarebbe corretto attribuirli automaticamente al PTSD o allo stress, così come escludere una causa di natura organica. Per questo motivo, il mio consiglio è di parlarne innanzitutto con la collega che la sta seguendo nel percorso psicologico. Conoscendo la sua storia clinica, potrà aiutarla a inquadrare meglio quanto sta accadendo e valutare insieme se sia opportuno approfondire anche dal punto di vista medico, ad esempio attraverso il medico curante o una visita specialistica urologica. Anche se capisco che affrontare un tema come questo possa generare vergogna, le assicuro che si tratta di aspetti che i professionisti sono abituati a trattare con rispetto e senza giudizio.
buongiorno, certamente potrebbe essere importante condividere con la sua terapeuta quanto accaduto anche se comprendo la delicatezza della cosa. Non abbia timori di giudizi perchè credo non possano trovare fondamento all'interno di una relazione di aiuto. Prendere in esame anche eventuali cause organiche credo sia comunque importante sia eventualmente intervenire piuttosto che escluderle. Un caro saluto
Buongirono, comprendo il suo imbarazzo, ma è importante sapere che episodi di questo tipo meritano di essere valutati senza allarmismi. L'enuresi in età adulta può avere diverse cause e non è possibile attribuirla automaticamente al Disturbo da Stress Post-Traumatico o allo stress. Può essere opportuno parlarne sia con la professionista che la segue per il PTSD, affinché possa valutare il possibile ruolo dei fattori psicologici, sia con il medico curante, che potrà indicare l'eventuale necessità di ulteriori accertamenti o di una valutazione specialistica. Affrontare tempestivamente la situazione consentirà di inquadrare il problema in modo adeguato e individuare le eventuali cause. Cordiali saluti, dott.ssa Eleonora Acuti
Buongiorno, condividere quanto accaduto con la dott.ssa con cui sta svolgendo un percorso per PTSD è certamente opportuno ed utile per valutare insieme, anche a fronte delle sue proccupazioni sanitarie, se e quali approfondimenti medici svolgere in concerto con il suo medico curante. Un caro saluto, dott.ssa Filippini
Buonasera, grazie per la sua condivisione! Parlarne in terapia mi sembra la scelta migliore che possa fare, anche per affrontare il senso di imbarazzo che prova. Dott.ssa Claudia Pica
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una preoccupazione così delicata. Comprendo il disagio e l'imbarazzo che può aver provato, ma desidero rassicurarla sul fatto che episodi come quello che descrive meritano attenzione, senza però portare immediatamente a conclusioni allarmanti. L'enuresi notturna in età adulta può avere diverse cause. In alcuni casi può essere associata a periodi di forte stress emotivo, a un aumento dell'attivazione psicofisiologica o a vissuti traumatici. Considerando la presenza di un disturbo da stress post-traumatico, non si può escludere che vi sia una correlazione con il momento emotivo che sta attraversando, soprattutto se recentemente ha sperimentato un incremento dell'ansia, degli incubi, della tensione o della qualità del sonno. Detto questo, è importante ricordare che episodi di questo tipo possono anche avere cause di natura organica e, proprio perché si tratta di un sintomo comparso recentemente dopo molti anni di assenza, ritengo opportuno non attribuirlo esclusivamente allo stress senza un adeguato approfondimento. Le suggerirei quindi di parlarne serenamente anche con la professionista che la segue per il PTSD. È un'informazione clinicamente rilevante e non c'è motivo di provare vergogna nel condividerla: il sonno, i sintomi corporei e le manifestazioni dello stress fanno parte del quadro complessivo della persona. Parallelamente, se gli episodi dovessero ripetersi o se dovesse notare altri sintomi associati, sarebbe consigliabile confrontarsi anche con il medico di medicina generale, che potrà valutare l'eventuale opportunità di una visita specialistica urologica o di ulteriori accertamenti. Nel frattempo, provi a osservare se questi episodi coincidono con periodi di maggiore stress, con sogni particolarmente intensi, cambiamenti nella terapia farmacologica, alterazioni del sonno o altre variazioni significative delle sue abitudini. Le auguro di trovare presto chiarezza e serenità su quanto sta accadendo. Un caro saluto.
Gentile utente, capisco il suo imbarazzo, ma ha fatto bene a parlarne. Due episodi ravvicinati di enuresi in età adulta meritano attenzione, senza però trarre conclusioni affrettate. Lo stress e alcune condizioni psicologiche possono influenzare il sonno e, in alcune persone, contribuire alla comparsa di sintomi fisici. Tuttavia, è importante non attribuire automaticamente questi episodi al PTSD, perché esistono anche possibili cause mediche che è opportuno escludere. Le suggerirei quindi di parlarne sia con il medico curante, che potrà valutare se siano necessari accertamenti o una visita urologica, sia con la professionista che la segue nel percorso psicologico. Condividere ciò che sta accadendo può aiutarla a comprendere meglio il contesto in cui questi episodi sono comparsi e a integrarli nel lavoro che state già svolgendo. Nel frattempo, cerchi di non vivere questo episodio come qualcosa di cui vergognarsi o come il segnale che "c'è sicuramente qualcosa di grave". È un sintomo che merita di essere valutato con serenità, considerando insieme gli aspetti fisici ed emotivi. Un caro saluto.
Buongiorno, capisco l’imbarazzo, ma il fatto che lei ne parli è già un modo corretto di prendersi cura di sé. Due episodi consecutivi di perdita di urina durante il sonno, dopo anni in cui non accadeva, non vanno né drammatizzati né liquidati solo come “stress”. Il PTSD e l’ansia possono certamente incidere sul sonno, sull’attivazione corporea e sulla percezione di controllo; tuttavia, quando compare un sintomo fisico nuovo, è prudente escludere prima cause organiche semplici: infezione urinaria, aumento della produzione di urina, farmaci, sonno molto profondo, sostanze assunte la sera, glicemia, irritazione vescicale o altri fattori medici. In chiave psicologica, il rischio è che l’episodio diventi un nuovo oggetto di controllo: succede una cosa spiacevole, mi spavento, la osservo continuamente, temo che ricapiti, dormo in allarme, e l’allarme aumenta ancora il problema. Quindi l’obiettivo non è vergognarsi o cercare una spiegazione unica, ma affrontarlo con ordine. Io farei due passaggi paralleli: lo riferisca alla dottoressa che la segue per il PTSD, perché può essere importante dentro il suo percorso; e contatti anche il medico di base, che potrà valutare se fare esame urine, eventuali controlli e, se necessario, invio all’urologo. Non deve scegliere “o psicologico o fisico”: spesso il modo migliore è tenere aperte entrambe le strade. Mi chiederei anche: * ha bruciore, febbre, dolore o sangue nelle urine? * beve molto la sera o assume alcol, cannabis, farmaci o sonniferi? * urina più spesso anche di giorno? * ha sete intensa o stanchezza insolita? * gli episodi sono collegati a incubi, risvegli agitati o giorni particolarmente stressanti? Nel frattempo può segnare per qualche giorno orari, liquidi serali, sonno, incubi, stress e nuovi episodi. Questo aiuterà sia il medico sia la terapeuta a capire meglio il quadro. Un caro saluto.
Caro utente, le consiglio di parlarne con la sua psicologa e nel caso poi di contattare uno specialista medica qualora fosse necessario. All'interno dello spazio di terapia la vergogna del parlare di un certo argomento può essere contenuta perchè ci si trova in un luogo sicuro e con una persona fidata. Dunque, esprima la sua difficoltà e racconti cosa la fa preoccupare in questo momento. Qualora poi insieme alla psicologa non si veda una connessione con il PTSD, allora si contatterà altro specialista. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua situazione. Gli episodi che descrivi possono avere diverse cause. Lo stress intenso e il disturbo da stress post-traumatico possono, in alcuni casi, influenzare il sonno e favorire manifestazioni insolite, ma non è possibile attribuire con certezza questi episodi al PTSD senza escludere eventuali cause mediche. Per questo motivo, ti suggerirei di affrontare la situazioe su entrambi i fronti: parlane serenamente con la dottoressa che ti segue, perché è importante che conosca questo cambiamento e possa valutarlo nel contesto del tuo percorso psicologico. Allo stesso tempo, è consigliabile confrontarti con il tuo medico di base, che potrà valutare se siano necessari accertamenti o una visita urologica. Non c'è motivo di provare vergogna: si tratta di un sintomo che merita attenzione, non giudizio. Affrontarlo tempestivamente ti permetterà di comprendere meglio l'origine del problema e di trovare, se necessario, il trattamento più adeguato.
Buongiorno, in una situazione del genere è importante non attribuire a prescindere questo evento con la diagnosi che le è stata fatta, così come non escluderlo a monte. Parlarne con la dottoressa che la segue le permetterebbe di comprendere al meglio in che modo si verifica l'enuresi e di affrontarla/trattarla nel migliore dei modi, oltre che poterne parlare in un ambiente sicuro e non giudicante, data la delicatezza dell'argomento
Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso la sua situazione nonostante il sentimento di imbarazzo che sente attivarsi, non è semplice superare la vergogna e decidere di raccontarsi comunque, quindi trovo che abbia fatto già un passo enorme. Dal momento in cui è già seguito da una professionista per il PTSD io le suggerirei di parlarne in prima istanza con lei, in modo da capire come procedere: potrebbe avere senso escludere una causa fisica e, in secondo luogo, allargare la terapia tenendo conto anche di questo sintomo, ma in ogni caso è un elemento che proverei a mettere a disposizione della dottoressa che la segue. I miei migliori auguri
Buongiorno, comprendo l’imbarazzo che può provare, ma è importante sapere che episodi come quelli che descrive possono avere origini diverse e meritano di essere valutati senza trarre conclusioni affrettate. Dal momento che è già seguito per un disturbo da stress post-traumatico, ritengo sia opportuno parlarne con la dottoressa che la ha in cura, perché conosce la sua storia clinica e potrà aiutarla a comprendere se questi episodi possano essere correlati al quadro psicologico. Allo stesso tempo, portare in terapia anche il senso di vergogna e di imbarazzo che prova può essere molto utile: spesso queste emozioni hanno un significato importante che va compreso al di là del timore del giudizio. Qualora la sua terapeuta lo ritenesse opportuno, potrà inoltre consigliarle un approfondimento medico, ad esempio urologico, per escludere eventuali cause organiche. Le auguro di affrontare questo momento con serenità, senza sentirsi giudicato.
Buon pomeriggio, ci tengo a dirle subito una cosa fondamentale: non c'è assolutamente nulla di cui vergognarsi. L'imbarazzo è un'emozione comprensibile, ma l'enuresi notturna secondaria (questo è il termine tecnico) è un sintomo fisico, e come tale va trattato, senza alcun giudizio morale. Dal punto di vista della neurofisiologia del trauma e della terapia cognitivo-comportamentale, la risposta alla sua prima domanda è sì: esiste un legame documentato tra Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) e alterazioni del sonno, del controllo sfinterico o enuresi notturna. Il PTSD mantiene il sistema nervoso in uno stato di costante iperattivazione e allarme. Durante il sonno profondo o nelle fasi di transizione, quando il corpo cerca di "resettare" questa tensione accumulata o quando si manifestano frammenti di materiale traumatico (anche non ricordati sotto forma di incubi), possono verificarsi dei veri e propri "cortocircuiti" neurovegetativi che portano al rilassamento involontario della muscolatura vescicale. Tuttavia, la prassi corretta prevede sempre di muoversi su due binari paralleli per la sua massima tutela: Escludere cause organiche: il primo passo consigliato è parlarne con il suo medico di medicina generale per effettuare esami di routine (come un'analisi delle urine per escludere banalissime infezioni) e valutare un eventuale consulto urologico. È fondamentale escludere prima qualsiasi fattore puramente fisico. Condividere l'accaduto con la sua terapeuta: le suggerisco caldamente di superare l'imbarazzo e parlarne con la dottoressa che la segue. Per chi si occupa di trauma come me, questo non è un tabù, ma un dato clinico preziosissimo. Indica come il suo corpo sta elaborando lo stress in questo momento e fornirà alla sua terapeuta elementi utili per tarare le tecniche di regolazione autonomica e i protocolli di elaborazione del trauma. Il corpo e la mente parlano la stessa lingua. Ha già una figura di riferimento al suo fianco: si appoggi a lei con fiducia. Le mando un caro augurio per il suo percorso di guarigione.
Buongiorno, Innanzitutto mi viene da dire di accogliere la tua sensazione di imbarazzo, che è del tutto normale. Anche se è un po' complesso dare una risposta esaustiva, mi viene da pensare che la minzione notturna possa essere legata al PTSD, di cui ora lei sta soffrendo. Le consiglio di parlare prima con la sua Dott.ssa che la sta seguendo, conoscendola potrà dirle con più chiarezza se i due eventi possano essere correlati. Sicuramente la sua Dott.ssa ha un quadro generale di lei e del suo funzionamento e saprà dirle se questi avvenimenti notturni possano essere trattati in terapia, oppure se è meglio eseguire controlli medici più approfonditi. Spero di aver risposto alla sua domanda. In bocca al lupo! Dott.ssa Veronica Tameni
Salve, innanzitutto grazie per aver scelto di parlare con noi riguardo una situazione che le provoca vergogna. Potrebbe darsi che questi episodi siano legati a momenti fortemente stressanti ma dato che si fa seguire già da un* collega, quest'ultim* saprà sicuramente come indirizzarla se c'è necessità di approfondire. Resto a disposizione, cari saluti.
Buongiorno, mi dispiace che si siano presentati degli episodi così spiacevole. Potrebbe essere collegato col suo disturbo che nella fase notturna si sia ripresentato con incubi o con qualche flashback. Consiglierei una visita urologica per escludere un'altra origine. continui il suo percorso psicologico e le auguro il meglio. Dott.ssa Sara Rocco
Buonasera, capisco il suo imbarazzo, ma credo sia importante non lasciarlo diventare un motivo per affrontare da solo questa preoccupazione. Due episodi ravvicinati di enuresi in età adulta meritano di essere approfonditi. Lo stress e un disturbo post-traumatico possono influire sul funzionamento del corpo, ma non è possibile attribuire con certezza questi episodi esclusivamente a una causa psicologica. Per questo motivo le suggerirei di parlarne sia con la dottoressa che la segue per il PTSD, sia con il suo medico curante, che potrà valutare se siano necessari ulteriori accertamenti, anche di tipo urologico. Non consideri questo episodio come qualcosa di cui vergognarsi: è un sintomo che merita attenzione, non un motivo di giudizio. Condividerlo con i professionisti che la seguono è il modo migliore per comprenderne il significato e individuare, se necessario, eventuali approfondimenti. Le auguro di poter chiarire presto l'origine di questi episodi e di proseguire serenamente il suo percorso di cura.
La ringrazio per aver condiviso questa situazione, comprendo il suo imbarazzo, ma non c’è nulla di cui vergognarsi. Gli episodi di enuresi notturna negli adulti sono più comuni di quanto si pensi e possono assolutamente essere correlati al PTSD e all'elevato stress emotivo. E' fondamentale escludere qualsiasi causa organica (come infezioni, squilibri ormonali o effetti collaterali di farmaci). Ne parlerei subito con la dottoressa che la segue per quello che riguarda il PTSD dato che conosce la sua storia clinica e saprà contestualizzare l'evento nel suo percorso terapeutico. Consulti il suo medico di base o un urologo. per effettuare le analisi di routine ed escludere cause fisiche. Affrontare la questione con i professionisti che la circondano la aiuterà a ridurre l'ansia e a trovare la giusta soluzione.
Comprendo l'imbarazzo con cui affronta questo argomento, ma ha fatto bene a parlarne. Episodi come quelli che descrive possono avere cause diverse e, sulla base di un messaggio online, non è possibile stabilirne l'origine. Per questo motivo, è opportuno che il sintomo venga innanzitutto valutato dal medico, così da escludere o identificare eventuali cause di natura fisica che possano richiedere approfondimenti. Allo stesso tempo, considerato che è già seguito per un disturbo da stress post-traumatico, ritengo sia utile parlarne anche con la professionista che la accompagna nel percorso psicologico. Anche se questi episodi non fossero direttamente collegati al PTSD, condividere un cambiamento che le sta causando preoccupazione può essere importante per avere una visione più completa della situazione. Il fatto che provi vergogna è comprensibile, ma non dovrebbe impedirle di chiedere aiuto. Portare in seduta anche ciò che suscita imbarazzo fa spesso parte del lavoro terapeutico e può contribuire a comprendere meglio ciò che si sta vivendo. Ilenia Ceravolo, Psicologa
Buongiorno, Leggendo le sue parole emerge che affrontare questo tema possa le susciti un certo imbarazzo. Vorrei però rassicurarla sul fatto che si tratta di un argomento di cui si può parlare serenamente, con i professionisti con cui vorrà confrontarsi. Per quanto riguarda la sua domanda, dalle informazioni che condivide non è possibile stabilire se questi episodi siano collegati al disturbo da stress post-traumatico o se abbiano un'origine diversa. Alcune manifestazioni fisiche possono comparire in periodi di particolare stress o associarsi a determinate condizioni psicologiche, ma è altrettanto importante non dare per scontato che questa sia la spiegazione, soprattutto quando si tratta di un sintomo comparso improvvisamente. Per questo motivo, ritengo che possa essere opportuno parlarne sia con la professionista che la segue nel percorso per il PTSD, sia con il suo medico curante, che potrà valutare se sia indicato un approfondimento urologico o di altro tipo. Considerare contemporaneamente gli aspetti psicologici e quelli medici permette di avere una visione più completa della situazione. Infine, vorrei soffermarmi su un aspetto che emerge dalle sue parole: il senso di vergogna. Comprendo che affrontare un tema così intimo possa metterla a disagio, ma proprio perché la sua psicoterapeuta la conosce e la sta già seguendo, credo che questo episodio meriti di essere condiviso. Non perché sia necessariamente legato al PTSD, ma perché rappresenta comunque qualcosa che le sta causando preoccupazione. Credo quindi possa essere utile parlarne anche con la sua psicoterapeuta: il percorso che state facendo è uno spazio dedicato al suo benessere e, in questo senso, tutto ciò che la preoccupa o contribuisce al suo disagio merita di poter essere portato e condiviso. Un saluto.
Buongiorno, considerata la presenza di un disturbo da stress post-traumatico, è opportuno parlarne anche con la professionista che la sta seguendo, così da valutare il quadro nel suo insieme. Allo stesso tempo, sarà importante confrontarsi con il medico curante, che potrà indicare se sia necessario un approfondimento specialistico. Affiancare il percorso psicologico già intrapreso rappresenta una risorsa importante per affrontare anche il disagio emotivo legato a questa esperienza. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno posso immaginare il suo imbarazzo ma le domande che le si pone meritano attenzione. Innanzitutto sarebbe utile parlarne con il suo medico di medicina generale in modo da comprendere se c'è una base fisiologica ed eventualmente approfondire, qualora invece il suo MMG escludesse la componente fisiologica sarebbe utile affrontare questo tema con la terapeuta che la segue già, anche parlare con lei della sua difficoltà a dirglielo. Se dovesse avere ulteriori dubbi o domande sono disponibile per una consulenza online.
Buongiorno, assolutamente si, ne parli con la sua dottoressa. La diuresi notturna è un possibile indice di ansia e non è raro che si presenti in un PTSD. Se sarà necessario farà anche gli accertamenti fisici. Grazie per la sua domanda, buona giornata.
Buongiorno. Grazie per aver raccontato la sua esperienza; non è sempre facile riuscire a superare la vergogna e decidere di condividere ciò che si sta vivendo. Credo che già questo sia un primo passo importante. Gli episodi che descrive possono avere diverse cause e cercare conclusione spesso affrettate può essere controproducente. Dal momento che è già seguito da una professionista per il PTSD le suggerirei di parlarne con lei, se questi episodi possono essere in qualche modo collegati al PTSD è sicuramente quella l'occasione migliore per cercare di capire quale possa essere l'origine ed eventualmente che significato ha all'interno della sua storia specifica. Se nonostante questo volesse sentirsi sicuro di escludere una qualunque causa organica può sempre parlarne anche con il suo Medico di medicina generale e farsi prescrivere tutti gli esami necessari per effettuare degli approfondimenti. Le auguro di di poter fare presto chiarezza e di proseguire con serenità il suo percorso di cura!
Gentile utente di mio dottore, ne parli tranquillamente con la sua terapista. Anche questa manifestazione potrebbe esser figlia del disturbo post-traumatico da stress. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Capisco l'imbarazzo con cui ne parla, ma il fatto che abbia trovato il coraggio di condividere questa esperienza è importante. Quando accade qualcosa di inatteso che riguarda il proprio corpo, è naturale preoccuparsi e cercare di capire da cosa dipenda. Da una domanda online non è possibile stabilire se questi episodi siano legati al disturbo da stress post-traumatico, allo stress o a una causa di natura fisica. Proprio per questo è importante non trarre conclusioni affrettate. Può essere utile parlarne sia con la professionista che la sta seguendo, perché conosce la sua storia e può aiutarla a collocare questo episodio nel quadro più ampio della sua esperienza, sia con il medico curante, che potrà valutare se siano opportuni eventuali approfondimenti. Al di là della causa, ciò che emerge dalle sue parole è quanto questa esperienza l'abbia fatta sentire vulnerabile e preoccupato. Anche questo merita di trovare uno spazio di ascolto, senza vergogna e senza sentirsi giudicato.
Buongiorno, le consiglio vivamente di affrontare questo argomento con la sua terapeuta, esplorando insieme le circostanze in cui si sono verificati gli episodi di enuresi notturna. Non provi vergogna nel parlarne: è un tema che può essere affrontato serenamente in terapia. In alcune persone, il disturbo post-traumatico da stress può essere associato anche alla comparsa o alla ricomparsa di episodi di enuresi notturna, soprattutto nei periodi di maggiore attivazione emotiva o di riacutizzazione dei sintomi. La specialista che la segue è lì per ascoltarla senza alcun giudizio e potrà aiutarla a comprendere se questo sintomo possa essere correlato al suo quadro clinico e a individuare il percorso più adatto per affrontarlo.
Gentile utente, comprendo il suo imbarazzo, ma ha fatto bene a chiedere un confronto. Due episodi di enuresi notturna in età adulta meritano un approfondimento, senza trarre conclusioni affrettate. Lo stress e il Disturbo da stress post-traumatico possono, in alcuni casi, influenzare il sonno e favorire la comparsa di sintomi fisici, ma è importante escludere anche eventuali cause mediche attraverso una valutazione del medico curante o di uno specialista. Le suggerisco inoltre di parlarne apertamente con la dottoressa che la segue: conoscere questo cambiamento può aiutarla a inquadrarlo meglio nel contesto del suo percorso terapeutico. È un po’ come quando si accende una spia sul cruscotto dell’auto: non indica necessariamente un guasto grave, ma segnala che vale la pena effettuare un controllo per capire l’origine del problema e intervenire, se necessario, nel modo più adeguato.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione che immagino possa averle provocato imbarazzo e preoccupazione. Vorrei dirle, prima di tutto, che non c'è nulla di cui vergognarsi: parlarne è il modo migliore per capire cosa stia succedendo. Dal suo racconto non è possibile stabilire quale sia la causa di questi episodi. È vero che lo stress psicologico e alcune condizioni, tra cui il disturbo post-traumatico da stress, possono influenzare il sonno e, in alcune persone, essere associati a manifestazioni fisiche. Tuttavia, due episodi consecutivi di perdita involontaria di urina durante il sonno meritano anche una valutazione medica, per escludere eventuali cause urologiche, neurologiche, infettive o di altra natura. Per questo motivo, il mio consiglio è di non considerare queste due possibilità come alternative, ma complementari. Le suggerirei di parlarne sia con il medico curante, che potrà valutare se siano opportuni accertamenti o una visita specialistica, sia con la professionista che la segue per il PTSD. Conoscendo la sua storia clinica, potrà aiutarla a comprendere se questi episodi si inseriscono in un periodo di particolare attivazione emotiva, di aumento dello stress o di cambiamenti nel sonno. Mi ha colpito anche un'altra frase del suo messaggio: "faccio fatica a smettere di pensarci". A volte un episodio inatteso può diventare fonte di grande preoccupazione e portare la mente a monitorare continuamente il problema, aumentando ansia e disagio. Indipendentemente dalla causa dell'episodio, anche questo aspetto merita attenzione e può essere affrontato nel percorso psicologico. Se sente il bisogno di approfondire ciò che sta vivendo, può essere utile dedicare uno spazio specifico a questi vissuti. In un colloquio potremo esplorare insieme non solo l'impatto emotivo di questi episodi, ma anche il modo in cui il PTSD, lo stress e i pensieri di preoccupazione influenzano il suo benessere quotidiano, integrando il lavoro con le eventuali indicazioni del medico. Affrontare il problema precocemente, senza giudicarsi e senza rimandare, è spesso il modo migliore per comprenderlo e gestirlo con maggiore serenità.
Credo utile si confronti con la sua Terapeuta, con lei troverete la risposta più adatta alle sue preoccupazioni.
Buonasera, ne parli con la dottoressa che la segue per il PTSD. Sono certa che saprà darle una indicazione adeguata in relazione alla conoscenza approfondita che quest'ultima ha dei suoi vissuti.
Buongiorno, le consiglierei di parlare con la dottoressa che la sta seguendo di questo episodio,così facendo potete capire insieme se è correlato al PTSD o ci sono altre cause da ricercare. un saluto !
Gentilissimo utente, capisco la sua difficoltà a parlarne. Sta attraversando una fase di passaggio che in questo momento della sua vita la mette in difficoltà? Indubbiamente il corpo influenza la nostra mente e viceversa e risalire alla "causa" può essere complesso perchè noi esseri umani siamo alla continua ricerca di un equilibrio e uno o più fattori scatenanti può scombussolare tutto il sistema. Le consiglio di andare a fondo sulla questione medico-organica per escludere eventuali patologie. E poi ne può parlare con la sua Dott.ssa che la segue per il ptsd e andare avanti sul piano psicofisico. Le auguro di affrontarla al meglio, una caro saluto. Rimango a disposizione. Dott.ssa Roberta Evangelista
Gentile Utente, innanzitutto vorrei rassicurarla su un aspetto: non c'è motivo di provare vergogna. Quello che le è accaduto può essere molto imbarazzante da vivere, ma merita di essere affrontato con curiosità e attenzione, non con giudizio. Gli episodi che descrive possono avere origini diverse. In alcune situazioni lo stress intenso, i disturbi del sonno e condizioni come il disturbo da stress post-traumatico possono influenzare il funzionamento dell'organismo anche durante il sonno. Tuttavia, attraverso una risposta online non è possibile stabilire se vi sia una relazione diretta. Proprio per questo motivo, le suggerirei di non escludere nessuna delle due possibilità. Da un lato è opportuno parlarne con la professionista che la segue per il PTSD, perché conosce la sua storia clinica e potrà valutare se questi episodi si inseriscono nel quadro che state affrontando. Dall'altro, è altrettanto importante confrontarsi con il medico curante, che potrà valutare se sia opportuno un approfondimento urologico o altri accertamenti per escludere eventuali cause organiche. Il fatto che siano comparsi improvvisamente dopo tanti anni rappresenta un'informazione utile da condividere con entrambi i professionisti. Non lasci che l'imbarazzo le impedisca di chiedere aiuto. In ambito sanitario questi temi fanno parte della quotidianità e parlarne apertamente è il modo migliore per comprendere cosa stia accadendo e intervenire nel modo più adeguato. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa
Prima di tutto, è importante sapere che non c'è nulla di cui vergognarsi: episodi di questo tipo possono accadere anche in età adulta e parlarne è il modo migliore per comprenderne la causa. Il fatto che sia successo per due notti consecutive merita di essere approfondito, perché può avere diverse spiegazioni. Stress intenso, alterazioni del sonno e vissuti traumatici possono influire sul corpo e sui meccanismi legati al sonno, ma è comunque importante non attribuire automaticamente tutto al PTSD. Anche alcune cause fisiche possono contribuire e vanno eventualmente escluse con una valutazione medica. Le suggerirei di parlarne innanzitutto con la dottoressa che la segue: conosce il suo percorso e potrà aiutarla a valutare se questo episodio può essere collegato al suo stato emotivo o se è opportuno coinvolgere un medico specialista, come un urologo o il medico di base. Affrontare l'argomento, anche se può sembrare imbarazzante, è un atto di cura verso sé stessi.
Caro ragazzo, ha fatto bene a scrivere e mi auguro che le mie parole le risulteranno chiarificatore ed esaustive. Per rispondere alla sua domanda, vale la pena precisare che il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM 5 tr) non elenca l’enuresi secondaria, ossia la ricomparsa di emissione di urine nel letto o nei vestiti in soggetti che avevano già raggiunto il controllo sfinterico, come criterio diagnostico per il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD), ma all’interno della categoria dei Disturbi dell’Evacuazione e la correla a regressioni comportamentali dovute ad eventi traumatici o di forte stress pricologico. Pertanto, gli episodi di enuresi secondaria che lei descrive, pur non essendo clinicamente ricompresi tra i criteri diagnostici di un PTSD, rappresentano una sintomatologia che rientra nella categoria delle regressioni comportamentali tipiche in risposta a traumi o a forte stress, a patto, però, che ci si trovi in assenza di cause organiche o uso di sostanze che possano aver prodotto gli episodi stessi. Le consiglio, quindi, di effettuare una visita urologica e gli esami prescritti dallo specialista per verificare la presenza o meno di cause organiche e, qualora cause organiche non ci fossero, di aprirsi con fiducia alla sua dottoressa in quanto gli episodi che lei descrive non definiscono lei in alcun modo, essendo solo una delle tante possibili manifestazioni sintomatologie in risposta alla vita intorno a noi.
Buongiorno, le consiglio di trattare l'argomento con lo specialista che già la segue e che quindi la conosce. Cordiali saluti.
Buongiorno, grazie per aver condiviso questa preoccupazione. Episodi come quelli che descrive possono avere diverse cause, sia fisiche sia psicologiche, ed è importante non trascurarli. Il consiglio è di parlarne sia con la professionista che la segue per il PTSD sia con il suo medico, che valuterà se è opportuno un approfondimento specialistico. Fissare un appuntamento con un professionista è il modo migliore per comprendere l'origine del problema e affrontarlo con serenità. Un caro saluto, stia bene!
Buonasera! Io le suggerisco caldamente di parlarne primariamente con la Dottoressa che già la segue e conosce!
Buongiorno, grazie per aver condiviso questo aspetto così intimo e delicato. Immagino che non sia stato facile scriverlo. Comprendo il senso di preoccupazione e disagio: gli episodi di cui parli possono avere origini diverse, sia psicologiche che fisiche. Lo stress e il PTSD possono influenzare notevolmente il nostro corpo anche durante le fasi di sonno: quando si convive con un PTSD il nostro corpo si trova spesso in uno stato di allerta, con momenti di forte attivazione emotiva. Tuttavia è comunque importante muoversi su due binari paralleli per comprendere se ci sono eventuali cause fisiche, metaboliche o urologiche. Parlane con la tua terapeuta, condividere quello che stai vivendo con la professionista che ti sta seguendo è fondamentale, insieme potrete "esplorare" e comprendere di più questi episodi. Allo stesso tempo è altrettanto importante consultare il tuo medico di base o fare un semplice controllo urologico per escludere cause prettamente fisiche. Il corpo e la mente comunicano continuamente, accettare questo segnale, insieme alle persone che ti seguono, ti aiuterà a ritrovare il tuo equilibrio. Un caro saluto. Dott.ssa Eleonora Pellegrino
Salve, comprendo il suo imbarazzo, ma è importante dirle che si tratta di un episodio che merita attenzione senza vergogna né giudizio. Il fatto che sia successo dopo molti anni può essere vissuto come qualcosa di allarmante, ma non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave. Stress intenso, periodi di forte attivazione emotiva e anche il disturbo da stress post-traumatico possono influenzare il sonno e alcuni aspetti del funzionamento corporeo. Tuttavia, è corretto anche non attribuire automaticamente tutto allo stress: episodi di questo tipo possono avere diverse cause, anche fisiche, e per questo è utile fare una valutazione. Le suggerirei innanzitutto di parlarne con la dottoressa che la segue per il PTSD: conosce già la sua storia e potrà aiutarla a capire se può esserci un collegamento con il percorso che sta affrontando. Allo stesso tempo, se gli episodi dovessero ripetersi, sarebbe opportuno confrontarsi anche con il medico di base o con uno specialista per escludere eventuali cause organiche. Cerchi di non trasformare questi due episodi in una fonte di ulteriore ansia: monitorare la situazione con attenzione è utile, ma senza colpevolizzarsi. Averne parlato è già un passo importante. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno e grazie per aver condiviso la tua esperienza. Credo che entrambe le tue idee siano valide (potrebbe essere che ci sia una correlazione come no). Potrebbe essere molto sensato parlarne con la dottoressa che ti segue, magari anche portandole l'imbarazzo che senti rispetto a questo tema. La terapia è uno spazio dove c'è una totale assenza di giudizio, ed anzi, credo che possa essere prezioso per la vostra relazione terapeutica stare con questo imbarazzo e lavorare in modo congiunto per elaborare un piano di azione che sia efficace e co-costruito.
Buongiorno, comprendo l'imbarazzo con cui affronta questo argomento, ma credo che aver deciso di parlarne sia già un passo importante. Episodi come quelli che descrive possono avere origini diverse e, solo sulla base di quanto scrive, non è possibile stabilire se siano collegati al disturbo da stress post-traumatico, a un periodo di particolare stress o a una condizione di natura medica. Proprio per questo motivo, il fatto che si siano verificati per due notti consecutive, dopo molti anni, merita un approfondimento. Le suggerirei di parlarne sia con il suo medico di medicina generale, che potrà valutare se siano opportuni accertamenti o una visita specialistica, sia con la professionista che la segue per il PTSD. Condividere ciò che accade, anche quando riguarda il corpo, può essere utile all'interno del percorso terapeutico e non c'è motivo di pensare che questo tema sia "fuori posto". Cerchi, per quanto possibile, di non trarre conclusioni affrettate. Comprendo che episodi di questo tipo possano generare preoccupazione, ma affrontarli con il supporto dei professionisti che la seguono è il modo migliore per comprenderne l'origine e individuare l'eventuale intervento più appropriato.
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso una situazione che immagino possa crearLe preoccupazione e imbarazzo. Episodi come questi possono avere diverse possibili cause, sia fisiche sia legate a fattori psicologici o di stress, per cui è importante non trarre conclusioni affrettate. Le suggerisco di parlarne sia con la dottoressa che La segue per il PTSD, sia con il Suo medico curante, che potrà valutare se sia opportuno un approfondimento urologico. Affrontare questo tema apertamente è il modo migliore per comprenderne l'origine e individuare l'eventuale percorso più adatto. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una situazione che immagino non sia semplice da raccontare. Vorrei innanzitutto dirle che non c'è nulla di cui vergognarsi: episodi di questo tipo possono essere vissuti con molto imbarazzo, ma sono un segnale da ascoltare con attenzione, non un motivo per giudicarsi. Il fatto che sia successo dopo molti anni e per due notti consecutive merita sicuramente un approfondimento, anche se non è possibile stabilire da qui quale sia la causa. Lo stress intenso, alcuni vissuti emotivi e condizioni psicologiche come il disturbo da stress post-traumatico possono influire sul sonno, sulla percezione corporea e sul funzionamento generale dell'organismo. Tuttavia, è importante anche non attribuire automaticamente tutto allo stress: esistono diverse possibili cause fisiche che è opportuno valutare. Le suggerirei di parlarne innanzitutto con la dottoressa che la sta seguendo per il PTSD. All'interno di un percorso terapeutico è importante poter portare anche aspetti che possono sembrare imbarazzanti o difficili da raccontare: fanno parte della sua esperienza e possono offrire informazioni utili per comprendere meglio il momento che sta attraversando. Parallelamente, potrebbe essere una buona idea confrontarsi anche con il suo medico di base, che potrà valutare se siano necessari degli accertamenti o un eventuale approfondimento specialistico. Non è detto che serva subito rivolgersi a un urologo, ma una valutazione medica può essere utile per escludere cause organiche e darle maggiore tranquillità. Mi sembra significativo anche il fatto che lei dica di fare fatica a smettere di pensarci. A volte, quando accade qualcosa di inatteso al nostro corpo, la preoccupazione può aumentare l'attenzione sul sintomo e alimentare ulteriore ansia. Cercare di affrontare la situazione con curiosità e senza colpevolizzarsi può aiutarla. Ha già fatto un passo importante chiedendo un confronto. Portare questo tema alla sua terapeuta sarà probabilmente meno difficile di quanto ora immagina, e permetterà di affrontarlo all'interno di uno spazio sicuro. **Dottoressa Alessia Mariosa** Ricevo anche online
Gentile ragazzo, Capisco il suo imbarazzo, ma la rassicuro subito dicendole che si tratta di una situazione molto comune e non c'è assolutamente nulla di cui vergognarsi. Esiste un legame molto stretto tra lo stress o il disturbo da stress post-traumatico e questi episodi, definiti clinicamente di enuresi secondaria. Durante il sonno, infatti, le nostre difese razionali si abbassano e il sistema nervoso può utilizzare questo canale per scaricare la tensione emotiva accumulata. Le consiglio di parlarne innanzitutto con la dottoressa che la segue nel suo percorso. Essendo una professionista abituata a gestire i sintomi somatici del trauma, saprà accogliere la sua preoccupazione senza alcun giudizio e l'aiuterà a capire se ci sono stati recenti picchi di stress. Parallelamente, prima di rivolgersi a un urologo, le consiglio di contattare anche il suo medico di base che saprà consigliarla. Accolga questo evento come un semplice segnale che il suo corpo le sta inviando e si affidi con serenità ai professionisti che la supportano. Un caro saluto.
Gentile utente, non conoscendo la sua situazione è difficile dare opinioni cliniche o mediche. Chiaramente è importante escludere cause fisiologiche, quindi potrebbe essere utile rivolgersi al suo medico per valutare eventuali visite specialistiche. Ciò detto, essendo lei già seguito comunque potrebbe parlarne con la dottoressa in modo da lavorare la questione da entrambe le vie! Un caro saluto
Comprendo l'imbarazzo e l'ansia che questa situazione sta generando, ma ti rassicuro subito: episodi di enuresi notturna in età adulta sono più comuni di quanto si pensi e non sono assolutamente un motivo di vergogna. La prassi corretta in questi casi prevede un approccio integrato: Medico di Medicina Generale / Urologo È fondamentale escludere prima qualsiasi causa organica tempestiva (es. un'infezione urinaria comune o alterazioni metaboliche temporanee).Puoi rivolgerti al tuo medico di base per prescrivere le analisi di routine (es. esame urine ed urinocoltura) o per chiedere una visita urologica. La Dottoressa che ti segue per il PTSDSì, è assolutamente opportuno e raccomandato parlargliene .Chi ti accompagna nel percorso per il PTSD conosce bene la correlazione tra trauma, sistema nervoso e manifestazioni corporee. Per il clinico è un dato fondamentale per valutare se ci sia stato un picco di stress, un'elaborazione emotiva profonda in corso o un'alterazione del sonno. Non c'è alcun motivo di vergognarsi: nell'ambito della salute mentale e traumatologica, la risposta somatica è considerata un segnale del corpo assolutamente naturale da comprendere e accogliere. Ricorda a te stesso/a che due episodi isolati non definiscono un problema cronico, ma sono un segnale che il corpo sta chiedendo attenzione o riposo.
Buongiorno, comprendo l’imbarazzo che può provocare un episodio di questo tipo, ma vorrei anzitutto rassicurarla su un punto: non c’è nulla di cui vergognarsi e parlarne è esattamente il modo corretto di affrontare la situazione. Lo stress intenso e anche un disturbo da stress post-traumatico possono influire sul sonno, sui risvegli e sui meccanismi attraverso i quali durante la notte percepiamo gli stimoli provenienti dalla vescica. È quindi possibile che vi sia una relazione, soprattutto se in questo periodo il suo livello di stress è aumentato o il sonno è particolarmente disturbato. Tuttavia non sarebbe corretto attribuire automaticamente al PTSD i due episodi che descrive. Quando l’enuresi notturna ricompare improvvisamente in età adulta dopo molti anni in cui non era più presente, è prudente escludere anche eventuali cause organiche. Possono entrare in gioco, per esempio, un’infezione urinaria, una maggiore produzione di urina durante la notte, alterazioni metaboliche, alcuni farmaci o sostanze, disturbi del sonno oppure, più raramente, problematiche urologiche o neurologiche. Le suggerirei quindi due cose, che non sono alternative tra loro: ne parli senz’altro con la dottoressa che la sta seguendo per il PTSD, perché questo elemento può essere utile per comprendere il suo momento psicofisico complessivo, ma informi anche il suo medico di medicina generale. Sarà quest’ultimo a valutare, attraverso alcune domande, una visita ed eventualmente semplici esami delle urine o del sangue, se sia necessario successivamente un approfondimento urologico.
Buongiorno. Capisco l’imbarazzo, ma quello che descrive merita soprattutto di essere affrontato con tranquillità e senza attribuirgli subito un significato particolare. A 20 anni, due episodi consecutivi di enuresi notturna dopo molti anni senza episodi possono avere diverse spiegazioni. Stress intenso, alterazioni del sonno, incubi o una fase di maggiore attivazione emotiva possono talvolta contribuire; quindi un collegamento indiretto con il PTSD è possibile. Tuttavia, non sarebbe corretto concludere automaticamente che la causa sia psicologica. Quando l'enuresi ricompare in età adulta è opportuno escludere anche possibili cause organiche o situazionali: infezioni urinarie, alterazioni della glicemia, disturbi del sonno, assunzione di alcuni farmaci o sostanze, aumento importante dei liquidi serali e, più raramente, problemi neurologici o urologici. Per questo motivo farei entrambe le cose, senza necessariamente partire subito dall'urologo. Ne parlerei con la dottoressa che la segue per il PTSD, soprattutto se recentemente sono aumentati stress, incubi, risvegli o altri sintomi, e contemporaneamente informerei il medico di medicina generale, che potrà valutare se siano indicati esame delle urine, glicemia o altri accertamenti e, sulla base dei risultati, decidere se sia necessaria una visita urologica. Può essere utile anche annotare, qualora dovesse ricapitare, quanto ha bevuto la sera, eventuale alcol o altre sostanze, farmaci assunti, presenza di incubi, qualità del sonno e sintomi urinari durante il giorno. Sono informazioni che possono aiutare molto a orientare la valutazione. E soprattutto, non lasci che sia la vergogna a impedirle di parlarne. Per un medico o per la professionista che la segue è un'informazione clinica come qualsiasi altra. Due notti non permettono ancora di stabilire né che esista un problema persistente né quale ne sia la causa, ma proprio perché si tratta di un fenomeno nuovo vale la pena segnalarlo e comprenderlo.
La ringrazio per aver condiviso una situazione che comprendo possa generarle imbarazzo e preoccupazione. Il fatto che sia accaduto dopo molti anni può naturalmente portarla a chiedersi quale sia la causa, ma è importante non attribuire automaticamente questi episodi al PTSD o allo stress sulla base del solo racconto. Possono esistere diverse possibili spiegazioni, anche di natura fisica, e per questo sarebbe opportuno parlarne con il medico di base, che potrà valutare se siano necessari accertamenti o una valutazione urologica. Allo stesso tempo, le suggerirei di parlarne anche con la dottoressa che la sta seguendo per il PTSD. Stress, sonno e vissuti traumatici possono interagire tra loro, ma sarà importante valutare il quadro complessivamente. Se il trauma continua ad avere un impatto significativo, oltre alla psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere valutato con la sua terapeuta anche un trattamento focalizzato sul trauma, come l’EMDR, qualora indicato nel suo caso. Soprattutto, cerchi di non vergognarsi per quanto accaduto: si tratta di un sintomo da comprendere e approfondire, non di qualcosa per cui colpevolizzarsi. Condividere l'episodio con i professionisti che la seguono è il modo più utile per affrontarlo. Rimango a disposizione.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.















