Salve sono Cris, sempre colei che da 12 gg post conoscenza di un uomo convivente agli sgoccioli dell
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Salve sono Cris, sempre colei che da 12 gg post conoscenza di un uomo convivente agli sgoccioli della sua storia, sta attraversando mille sensazioni. Non mi dite della terapia, proverò ad andarci ma intanto mi interrogo sul mio sentire con gli strumenti acquisiti da vecchie terapie. Mi ha procurato irrealta la conoscenza perché dopo anni, è avvenuta dal vivo in modo naturale. Lui non so cosa possa darmi, se può farmi stare bene, ovvio ha riacceso la mia voglia di attenzioni e di affetto sopita, controllata e la paura di un cosa che può essere bella. Lui credo sia un sognatore, uno innamorato Dell amore, mi dice che con me se gli permettero di conoscerlo non vuole sbagliare, esser sincero, sogna che la sua prossima storia lo stabilizzi a livello sentimentale, addirittura a 49 anni, vorrebbe sposarsi. Che abbiamo molte cose in comune, che ha voglia di farmi stare bene. Io gli ho detto più volte, non mi devi dire del passato o del futuro, non si sa. I presente è che non sei libero. Venerdì mi h detto che questa settimana le parlava, è appena cominciata ma se parliamo di tempo, tipo oggi è bello sia da me che da te, ed aggiungo che sono giornate da gite, mi scrive che in primavera ci rifaremo. Che lui è carico per scoppiare. Perché non sta bene, perche ha tanto da dare e non lo fa più da molto.. Presto.. Lo farò, ti rendero felice, ecc ecc. Mi sto stufando. Non posso dare ultimatum perché non ci sta nulla con me, non so se e cosa ci potrà essere ma mi da demotivazione e nervoso tutto ciò. Ha riaperto emozioni che non dovevo riaprire perché stare male ci sto io.. Se sogno attenzioni e lui non chiuderà, ho sognato inutilmente. Se volesse conoscermi ed è vero che è carico, chiuderebbe senza aspettare la Divina provvidenza. O devo dirgli categoricamente non scrivermi più finché non hai chiuso e forse è meglio che stare li a leggere carinerie in un futuro che lui dice immediato ma a me pare sempre chiacchiera. O vivere già una mia realtà difficile, coi miei problemi, ed essere sfruguliata, mi fa male. Non lo posso chiamare perché non so se sta da solo. I messaggi mi stufano.. Lui che mi chiede di credere che chiuderà presto...
Io mi sento agitata... Uno che non ha gli attributi per chiudere, una cosa che lo fa stare male, non credo sia l uomo per me. Certo con una persona con caratteristiche molto diverse da quello che mi dicevi di lei, o vedo dalle foto su fb, potrebbe essere un uomo migliore ma io così non ci so stare. Non si tratta di aspettative... Ma di sollecitazioni che ora mi smuovono troppa roba e che non so come gestire. Devo essere rigida e dire...non mi cercare più finché... Neppure un ciao oppure cosa? È sua la vita, lui deve chiudere per sé stesso però sta in un certo senso coinvolgendo me. L amica in comune, dice che è uno sprint positivo, ma non concordo. Sprint se fosse libero e stando lontani non potesse venire domani, ma ci scriveremmo e sentiremmo. Così è sciapo, promette che poi a me non deve nulla. Lo deve a sé stesso ovvio che poi io ritorno in uno dei miei incubi, il non essere scelta. Ma non voglio neppure essere passiva in tutto ciò. Mi sveglio che mi chiedo mi scriverà, se lo fa, mi dà un po' di brio ma poi la realtà è sempre la stessa. E riprovo sensazioni negative, di frustrazione che poi diventano irrealta o forte confusione, come un sovraccarico mentale in cui ci sta tutto il mio quotidiano. Ancora una volta devo essere io quella che taglia.. Che se non è rispettata, dice basta? Ok è gentile ok è interessato, posso pure crederci ma non mi piace come gestisce la sua situazione. Ma io neppure mi piaccio.. Mi sento di non agire ma subire. Mi pare pigli in giro se è, l convivente e pure me inconsapevolmente credo. Per sua incapacità. Vorrebbe frequentarmi ma è colpevole di mancanza di coraggio. Ha detto questa settimana le parla, ok appena iniziata, ma io ho un ruolo che non capisco e devo togliermi ansie invece di aumentarne. Se andassi in terapia così direi. Che mi direste in termini di agito? Grazie
Io mi sento agitata... Uno che non ha gli attributi per chiudere, una cosa che lo fa stare male, non credo sia l uomo per me. Certo con una persona con caratteristiche molto diverse da quello che mi dicevi di lei, o vedo dalle foto su fb, potrebbe essere un uomo migliore ma io così non ci so stare. Non si tratta di aspettative... Ma di sollecitazioni che ora mi smuovono troppa roba e che non so come gestire. Devo essere rigida e dire...non mi cercare più finché... Neppure un ciao oppure cosa? È sua la vita, lui deve chiudere per sé stesso però sta in un certo senso coinvolgendo me. L amica in comune, dice che è uno sprint positivo, ma non concordo. Sprint se fosse libero e stando lontani non potesse venire domani, ma ci scriveremmo e sentiremmo. Così è sciapo, promette che poi a me non deve nulla. Lo deve a sé stesso ovvio che poi io ritorno in uno dei miei incubi, il non essere scelta. Ma non voglio neppure essere passiva in tutto ciò. Mi sveglio che mi chiedo mi scriverà, se lo fa, mi dà un po' di brio ma poi la realtà è sempre la stessa. E riprovo sensazioni negative, di frustrazione che poi diventano irrealta o forte confusione, come un sovraccarico mentale in cui ci sta tutto il mio quotidiano. Ancora una volta devo essere io quella che taglia.. Che se non è rispettata, dice basta? Ok è gentile ok è interessato, posso pure crederci ma non mi piace come gestisce la sua situazione. Ma io neppure mi piaccio.. Mi sento di non agire ma subire. Mi pare pigli in giro se è, l convivente e pure me inconsapevolmente credo. Per sua incapacità. Vorrebbe frequentarmi ma è colpevole di mancanza di coraggio. Ha detto questa settimana le parla, ok appena iniziata, ma io ho un ruolo che non capisco e devo togliermi ansie invece di aumentarne. Se andassi in terapia così direi. Che mi direste in termini di agito? Grazie
Un lungo messaggio per dire: ho una relazione con un uomo impegnato con un'altra donna che mi ha promesso di lasciarla per stare con me. E' passato tempo dalla sua promessa e nulla è accaduto, cosa devo fare? Lasciarlo o proseguire in attesa di un cambiamento?
La descrizione è tutta incentrata sull'uomo e le sue contraddizioni, quello che pensa, quello che potrebbe diventare, i suoi gesti affettuosi e le sue mancanze.
Purtroppo il conflitto non è risolvibile in questo modo.
Credo che l'unica possibilità di evoluzione sia rispetto a se stessa e ai suoi bisogni, la domanda è se la condizione affettiva che vive sia per lei positiva o negativa. Può scegliere solo per se stessa e non per un'altra persona.
La descrizione è tutta incentrata sull'uomo e le sue contraddizioni, quello che pensa, quello che potrebbe diventare, i suoi gesti affettuosi e le sue mancanze.
Purtroppo il conflitto non è risolvibile in questo modo.
Credo che l'unica possibilità di evoluzione sia rispetto a se stessa e ai suoi bisogni, la domanda è se la condizione affettiva che vive sia per lei positiva o negativa. Può scegliere solo per se stessa e non per un'altra persona.
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Buonasera Cris da quanto scrive non mi sembra che voglia risposte perché quelle ce le ha già. Quindi non vuole sentirsi dire che deve smetterla di andare dietro a un uomo che al momento non può offrirle nulla di ciò che lei vuole e non ha bisogno di leggere frasi scontate che abbiano a che fare con il fatto che prima o poi lui si deciderà. Purtroppo temo che la mossa che lui dice di stare per fare o la fa ora o non la farà mai più. A questo punto sta a lei scegliere se le va bene la storia così scontata di un uomo che non ha la forza di scegliere
Buonasera Cris, non so se abbia ricevuto e letto la mia risposta al messaggio che lei mi ha mandato in privato. Il vissuto di irrealtà del quale parlava anche nella sua precedente domanda pubblica non è da sottovalutare: io non metto in dubbio che lei desideri questa persona, ma lei, Cris, non può vivere quel che sta vivendo senza avere uno spazio terapeutico nel quale la sua angoscia possa essere accolta. La sofferenza e’ grande, si percepisce. Parlare con uno psicoterapeuta può servire anche a capire passo passo come muoversi; confrontarsi con una persona competente serve, oltre che a capire quel che si vuole, anche a capire quali possono essere le mosse migliori per ottenere ciò che si vuole, qualsiasi sia la cosa che si vuole. Mi rendo conto che non è facile affidarsi ad un terapeuta ma d’altra parte a me pare che noi qui non possiamo purtroppo esserle molto d’aiuto con dei messaggi così. Non è che non lo vogliamo. Si prenda tempo, ma se sente un’angoscia così grande si dia la possibilità di mandarla via. Un caro saluto
Salve, sono d'accordo con le mie colleghe è necessario che lei segua una terapia, perchè noi la possiamo aiutare molto poco, non conosciamo bene la sua storia e tutti i suoi rapporti passati non andati a buon fine. Inoltre mi sembra che lei sia una persona molto ansiosa, è vero che lui non sta concludendo la sua storia, però è anche vero che sono solo 12 giorni da quando lei l'ha conosciuto. Mi sembra giusto che lui comunichi alla sua compagna attuale l'intenzione di una separazione, però nel modo giusto e con i dovuti tempi. Comunque lei si fidi delle sensazioni che prova ed elabori con una persona competente, che troverà le modalità giuste per aiutarla, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
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Buonasera. Il rischio che si corre è proprio la confusione della realtà con l'immaginazione. Temo che anche i nostri pareri possano, addirittura, rientrare in questo mix onirico. È per questo motivo che le si suggerisce un confronto con una persona reale e competente. Cordialmente SP
Buongiorno. Dalla sua domanda si evince la presenza di tante emozioni, pensieri - che possono diventare rimuginazioni e non aiutano, anzi peggiorano lo stato d'animo -, sensazioni che possono essere così forti da attivare difese anche di tipo dissociativo, ovvero quel senso di irrealtà che riferisce. Io farei attenzione a questa parte. Penso che in tutto ciò che lei vive ora possa cogliere l'occasione di lavorare al fine di creare da sé uno stato di rispetto e amore per se stessa, recentrandosi su di sé in termini costruttivi e non difensivi (ovvero mi isolo dagli uomini per proteggermi). Ciò che verrà dall'esterno, dagli altri, potrà essere da lei accolto e valutato in seguito. Le consiglio di avviare un lavoro che, anche con tecniche di grounding come quelle che offre la mindfulness, integrate in un percorso in cui è accompagnata da un/a professionista, lei si permetta di creare uno spazio di pensiero, di relazione di cura. Lei cita una delle sue convinzioni negative: non sono scelta, quindi non sono amabile, non ho valore. Questa è sicuramente un giudizio su di sé di cui prendersi cura e che può essere oggetto di elaborazione. Un cordiale saluto, Mara Gallo
Credo che debba iniziare a chiedersi se quella relazione la faccia stare bene o male. L' amore per se stessi, che e' fondamentale, puo' misurarsi e rinnovarsi ponendosi una domanda: mi fa stare bene?
Salve Cris, ho visto già tante risposte dei miei colleghi che leggerò dopo per arricchirmi con il confronto, in questo momento però voglio dare la precedenza alla risposta. La sua analisi su quanto le stia capitando è abbastanza esaustiva e sembrerebbe delineare un quadro di dipendenza comportamentale: pur avendo ben chiara l'idea che quell'uomo è "negativo" per lei si trova a lottare contro il bisogno di mettersi con lui, bisogno che non riesce a vincere. Bastano pochi istanti affinché si crei nel nostro cervello un legame tra una sensazione da noi ricercata e della quale abbiamo bisogno, come essere scelti/essere speciali/appartenere, e un comportamento ripetitivo e dannoso come quello suo nel cercare e aspettare quell'uomo. E' la connessione che si è creata che deve essere scollegata e questo si fa con protocolli di intervento psicoterapeutico specifici. Sono validissimi anche con gli incontri online. Bella giornata a lei. Dott.ssa Tiziana Vecchiarini
gentile Cris, sembra che lei sia in una situazione che la fa molto soffrire. ritengo lei debba confrontarsi con qualcuno per capire cosa desidera, come muoversi e perché.
Queste situazioni hanno sempre molte implicazioni. i legami vecchi, le famigli, le abitudini, il non coraggio, la non forza. Tutte quelle che lei descrive ma è lei che deve decidere come affrontare questa cosa. Cerchi aiuto per andare aventi e prendere una posizione in cui crede e che almeno la renda serena e consapevole.
Queste situazioni hanno sempre molte implicazioni. i legami vecchi, le famigli, le abitudini, il non coraggio, la non forza. Tutte quelle che lei descrive ma è lei che deve decidere come affrontare questa cosa. Cerchi aiuto per andare aventi e prendere una posizione in cui crede e che almeno la renda serena e consapevole.
Carissima Cris,
come detto da altri colleghi le suggerisco di chiedere un aiuto psicoterapico con un certa sollecitudine. Da quello che scrive sembrerebbe un po confusa tra reale e fantasia, e non credo che questa confusione possa attenuarsi nel tempo visto la situazione che sta vivendo.
Un caro saluto
Dott. Riccardo Caboni
come detto da altri colleghi le suggerisco di chiedere un aiuto psicoterapico con un certa sollecitudine. Da quello che scrive sembrerebbe un po confusa tra reale e fantasia, e non credo che questa confusione possa attenuarsi nel tempo visto la situazione che sta vivendo.
Un caro saluto
Dott. Riccardo Caboni
Buongiorno, da come mi sembra di capire, l'incontro con un potenziale partner conosciuto dal vivo, era quello che aspettava da tempo, a volte questo può portare ad un idealizzazione della persona incontrata, che non sempre corrisponde alla realtà. Un percorso di terapia, potrebbe aiutarla a fare chiarezza sulle indecisione che sembra avere in questo momento e magari accompagnarla in una decisione che capisco bene non essere affatto semplice.
Buongiorno, mi rendo conto che vivendo tutto questo dall'interno possa essere difficile, ma sarò molto diretta. Lei non è centrata sui suoi bisogni. Lui in questa dinamica c'entra solamente nella misura in cui riesce ad agganciarla su sue dinamiche interne probabilmente consapevoli, ma non risolte.
Non vuole sentir parlare di terapia, perchè da quanto leggo ne ha già fatte di precedenti. A volte, e parlo anche per esperienza personale, è necessario andare fino in fondo per poter stare veramente bene.
Con l'EMDR, una tecnica terapeutica praticata da moti colleghi, potrebbe riuscire a toccare veramente con mano queste dinamiche. Un saluto,
Federica Miccichè
Non vuole sentir parlare di terapia, perchè da quanto leggo ne ha già fatte di precedenti. A volte, e parlo anche per esperienza personale, è necessario andare fino in fondo per poter stare veramente bene.
Con l'EMDR, una tecnica terapeutica praticata da moti colleghi, potrebbe riuscire a toccare veramente con mano queste dinamiche. Un saluto,
Federica Miccichè
Buon giorno Criss, grazie per come ha bene espresso la situazione che sta vivendo; situazione che sembra non aiutarla nel raggiungimento di adeguata condizione di benessere. Dalle sue parole percepisco confusione. Capisco che non vuole sentirsi dire di iniziare un percorso psicoterapico quanto piuttosto delle soluzioni immediate al problema che espone. Mi viene però da farla una domanda. Davvero vuole che noi le diamo la soluzione? Non possiamo dirle con un messaggio cosa può essere giusto o sbagliato. Dovrà provare a pensare a cosa per lei può essere opportuno come comportamento da adottare e magari discuterne con un professionista. Le auguro di raggiungere al più presto la serenità che merita. Cordialmente Gian Piero Grandi.
Buongiorno Cris, quanto scrive illustra molto bene lo stato di ansia, dubbi, incertezze e rivendicazioni che sta vivendo. E' interessante che lei accusi questo uomo di mancanza di coraggio ma, provando a invertire i ruoli, è possibile chiedersi quanto coraggio ha lei nell'occuparsi dei propri bisogni e desideri? E' solo lei che puo' stabilire cosa vuole davvero da una relazione amorosa. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a chiarirsi e a rimanere maggiormente centrata su quelli che sono i suoi bisogni trovando modalità di soddisfacimento.
Cordialmente dott.ssa Elena Bruno
Cordialmente dott.ssa Elena Bruno
Salve Chris! Credo che in cuor suo la risposta se la sia già data. "Di pancia" mi sembra che lei entri in un gioco ripetitivo: da una parte il bisogno di un uomo, di un amore e dall'altra la scelta di una relazione finora poco concreta e fantasmatica insieme all'impulso a voler mollare ed entrare nel solito schema della donna rifiutata. Questo appare... Ci pensi.
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Valeria Randisi
Cara Cris, capisco il suo desiderio di avere risposte concrete e suggerimenti sul da farsi, tuttavia in questo modo si metterebbe in una posizione di passività e mi è sembrato di capire che ciò che desidera è avere un ruolo attivo. Tante parole sono state dette su questa "relazione", ipotesi su ciò che lui prova oppure no, su ciò che lui farà oppure no e credo che dedicando tante energie a pensare a ciò che potrebbe fare lui ne perde per capire e fare ciò che desidera lei. Ha detto di non voler pensare ne al passato ne al futuro, ma solo al presente; la invito a farsi questa domanda : stare in questa relazione la rende felice? Si ascolti e decida.
Le auguro ogni bene
D.ssa Pàmela Arrais
Le auguro ogni bene
D.ssa Pàmela Arrais
Ciao Cris. Mi ha colpito che lei abbia sottolineato un tema che forse è venuto fuori nelle precedenti psicoterapie: il bisogno di sentirsi scelta. Credo che incontri con soggetti impegnati, a parte altre emozioni attinenti alle particolari persone/personalità e biografie individuali, non possano che evocare questo significato. Alle domande sull'agito potrebbero darsi diverse interpretazioni: previsioni su quello di lui, per esempio, ma, sarebbero utili? Se tiene presente il suo bisogno di cui sopra, sia lei a sceglierSi per prima. Buona vita. Anna Mallocci
Buongiorno, appare piuttosto evidente l'assenza di un confine netto tra l'ideale ed il reale. Ma al tempo stesso mi chiedo se, il legame con l'uomo sbagliato, non sia conseguenza di antiche e sofferte esperienze affettive che la inducono a "scegliere" un legame improbabile invece che rischiarne uno probabile. Cordialità
Buongiorno Cris, questa situazione non la fa star bene e questa dovrebbe essere già di per se la risposta alle sue domande. Perchè resta in questa situazione che la tiene in bilico? Se la persona ha difficoltà a terminare la sua relazione forse potreste pensare anche ad un percorso di coppia che vi aiuti a prendere la direzione che desiderate. Diversamente sarebbe importante condividere le sue riflessioni con un collega di persona.
Saluti, MM
Saluti, MM
Gentile Cris, le risposte e "gli strumenti acquisiti da vecchie terapie" non sembrano funzionali alla situazione che vive attualmente. Sono a disposizione per una prima visita per valutare insieme l'opportunità di porsi nuove domande e obiettivi in questo momento ad alto impatto stressante. Dr.ssa M. Di Iorio
Salve, il punto è proprio la sua domanda finale. La sua relazione con quest'uomo pare proprio limitata nell'agire. Nessuna relazione può essere soddisfacente se l'esperienza è limitata . E viene limitata dal fatto che questa persona non è libera. Quando lo sarà sicuramente la realtà delle cose sarà molto più chiara e prenderà forma in modo meno confuso. Nel frattempo la scelta è sua se rimanere sospesa nell'attesa o chiudere e lasciare che sia lui a venire da lei. Nel secondo caso avrà la certezza di essere stata scelta.
Se ha bisogno rimango a disposizione.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Se ha bisogno rimango a disposizione.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Buongiorno Cris,
grazie per aver condiviso la sua esperienza e i suoi vissuti. Sicuramente una prima risposta scritta non sarà esaustiva, ma potrà darle qualche punto di riferimento rispetto a ciò che vive.
Posso dirle che la sua è una richiesta competente che credo abbia a che fare con il desiderio di costruire relazioni, entro un vissuto di difficoltà a farlo. Se da una parte desidera costruire dei rapporti, dall'altro sente di esserne spaventata, delegando all'online o a una conoscenza casuale come quella di cui racconta la possibilità invece di implicarsi con tutti i rischi che una relazione comporta.
Avendo lei chiaro il problema che vive potrebbe trattare questo aspetto in una relazione terapeutica, "mettendo alla prova" e potendo sviluppare la sua capacità di stare in rapporto con un* terapeuta.
Intanto le auguro il meglio, rimanendo a disposizione per qualsiasi necessità.
Un caro saluto
dott. Giuseppe Saracino
grazie per aver condiviso la sua esperienza e i suoi vissuti. Sicuramente una prima risposta scritta non sarà esaustiva, ma potrà darle qualche punto di riferimento rispetto a ciò che vive.
Posso dirle che la sua è una richiesta competente che credo abbia a che fare con il desiderio di costruire relazioni, entro un vissuto di difficoltà a farlo. Se da una parte desidera costruire dei rapporti, dall'altro sente di esserne spaventata, delegando all'online o a una conoscenza casuale come quella di cui racconta la possibilità invece di implicarsi con tutti i rischi che una relazione comporta.
Avendo lei chiaro il problema che vive potrebbe trattare questo aspetto in una relazione terapeutica, "mettendo alla prova" e potendo sviluppare la sua capacità di stare in rapporto con un* terapeuta.
Intanto le auguro il meglio, rimanendo a disposizione per qualsiasi necessità.
Un caro saluto
dott. Giuseppe Saracino
Buonasera Cris, grazie per aver scritto, dalle sue parole sembrerebbe che a livello razionale (corteccia prefrontale) sappia bene quello che vuole, spesso il problema però si manifesta perché le nostre emozioni (livello limbico) ci dicono altro, forse è il caso di far parlare queste parti di sé e capire quale sia quel nodo che non gli permette di comunicare? le consiglio la terapia EMDR che per traumi relazioni è un approccio valido.
In bocca al lupo, resto a disposizione. Dott.ssa Ilaria Pavoni
In bocca al lupo, resto a disposizione. Dott.ssa Ilaria Pavoni
Salve, tanta paura e confusione cercando di razionalizzare in apparenza è quello che mi arriva dal suo lungo messaggio. Essere scelti e saper scegliere è una lungo e complicato argomrnto che andrebbe a fondo analizzato...
Gentile utente, le suggerisco di farsi aiutare da uno specialista per comprendere meglio le dinamiche di questa relazione e il suo vissuto profondo.
Gentile utente, Uno specialista non solo offre un ascolto autentico e privo di giudizio, ma aiuta anche a fare ordine tra vissuti interiori e percezioni esterne, favorendo una maggiore consapevolezza e padronanza del proprio mondo emotivo.
Riconoscere il bisogno di una guida in questi frangenti non è un segno di debolezza, bensì un gesto di grande coraggio e rispetto verso se stessi. Un percorso terapeutico può restituirle una visione più chiara e serena della sua realtà, permettendole di affrontare le sfide con maggiore forza e lucidità.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti
Cordiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
Riconoscere il bisogno di una guida in questi frangenti non è un segno di debolezza, bensì un gesto di grande coraggio e rispetto verso se stessi. Un percorso terapeutico può restituirle una visione più chiara e serena della sua realtà, permettendole di affrontare le sfide con maggiore forza e lucidità.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti
Cordiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
Ciao Cris, la tua situazione sembra davvero complessa e carica di emozioni. È chiaro che stai vivendo una lotta interna tra il desiderio di connessione e la necessità di proteggerti da una situazione che ti provoca frustrazione e confusione. Dal punto di vista psicologico, è importante riconoscere i tuoi sentimenti e il loro valore. La sensazione di non essere scelta e il timore di subire passivamente sono segnali di un bisogno profondo di validazione e sicurezza emotiva, che è del tutto legittimo. La tua reazione a questa relazione è un riflesso del tuo stato emotivo e delle tue esperienze passate. La tua riflessione su come gestire questa situazione è un passo fondamentale. Stabilire confini chiari è essenziale per proteggere il tuo benessere emotivo. Dire "non mi cercare finché non hai risolto la tua situazione" non è un segno di debolezza, ma un atto di forza e autovalorizzazione. Ti consente di prendere il controllo della tua vita emotiva, evitando di rimanere intrappolata in un limbo di incertezze. Inoltre, la tua preoccupazione per la mancanza di coraggio da parte sua indica una consapevolezza della dinamica di potere nella relazione. Se non senti che lui sta affrontando le sue responsabilità, questo può influenzare negativamente la tua percezione di te stessa e il tuo senso di autostima. È importante che tu non ti senta in colpa per il suo comportamento; la responsabilità delle sue azioni ricade su di lui, non su di te. Infine, considerare la terapia come un'opzione può offrirti uno spazio sicuro per esplorare queste emozioni in profondità. Un professionista può aiutarti a capire meglio le tue reazioni e a sviluppare strategie più efficaci per affrontare situazioni simili in futuro. Ricorda che meriti relazioni che ti valorizzino e ti facciano sentire al sicuro. Prenditi cura di te stessa e ascolta le tue esigenze. La tua salute emotiva è fondamentale. un abbraccio
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno Cris,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile: quando incontriamo qualcuno che riattiva desideri profondi ma non è davvero disponibile, è normale sentirsi in bilico tra speranza e frustrazione.
La sua lucidità è preziosa. Sta cogliendo che, al di là delle promesse o delle intenzioni di lui, i fatti non coincidono con i suoi bisogni reali. E questa discrepanza sta generando ansia, confusione, senso di impotenza. Non è tanto questione di "aspettative", quanto di limiti personali da rispettare per non perdersi.
Chiedergli di non cercarla finché non ha chiarito la sua situazione non è un ultimatum, ma un atto di tutela. Non per costringerlo a scegliere, ma per scegliere lei di non stare in una posizione che le fa male.
Anche il sentirsi “passiva” può avere un senso: a volte è un segnale del nostro corpo che ci sta dicendo “così non va più bene”. Ascoltarlo è già un passo verso il cambiamento.
Resto a disposizione se vorrà approfondire.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Psicologo Clinico, PhD – Terapeuta Cognitivo-Comportamentale in formazione
quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile: quando incontriamo qualcuno che riattiva desideri profondi ma non è davvero disponibile, è normale sentirsi in bilico tra speranza e frustrazione.
La sua lucidità è preziosa. Sta cogliendo che, al di là delle promesse o delle intenzioni di lui, i fatti non coincidono con i suoi bisogni reali. E questa discrepanza sta generando ansia, confusione, senso di impotenza. Non è tanto questione di "aspettative", quanto di limiti personali da rispettare per non perdersi.
Chiedergli di non cercarla finché non ha chiarito la sua situazione non è un ultimatum, ma un atto di tutela. Non per costringerlo a scegliere, ma per scegliere lei di non stare in una posizione che le fa male.
Anche il sentirsi “passiva” può avere un senso: a volte è un segnale del nostro corpo che ci sta dicendo “così non va più bene”. Ascoltarlo è già un passo verso il cambiamento.
Resto a disposizione se vorrà approfondire.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Psicologo Clinico, PhD – Terapeuta Cognitivo-Comportamentale in formazione
Cara Cris,
grazie per aver condiviso in modo così aperto e sincero ciò che stai vivendo. Dalle tue parole traspare un grande tumulto emotivo, un desiderio profondo di chiarezza e autenticità, ma anche la fatica di sentirsi sospesa in una situazione che non dipende interamente da te.
Stai già facendo un importante lavoro di auto-riflessione, cercando di comprendere il tuo sentire alla luce delle esperienze passate. Questo è un passo fondamentale. Tuttavia, quando dici "mi sento di non agire ma subire", metti a fuoco il vero nodo della questione: la sensazione di impotenza e la percezione di non avere un ruolo attivo, ma di essere trascinata dagli eventi e dalle parole dell’altro, che restano promesse, intenzioni, proiezioni, ma non fatti concreti.
Quello che racconti sembra portarti in uno stato di attivazione costante, in cui l’attesa, la speranza, le delusioni e l’ansia si mescolano e si alimentano a vicenda. Il tuo corpo e la tua mente sentono, e ti stanno parlando chiaramente: c’è un bisogno urgente di protezione emotiva e di chiarezza.
Hai già identificato lucidamente un punto importante: “uno che non ha gli attributi per chiudere una relazione che lo fa stare male, non credo sia l’uomo per me”. Eppure, resti invischiata in un’attesa che ti consuma, nella speranza che le sue parole si trasformino in azioni. Ma l’attesa, quando non è condivisa e sostenuta da scelte concrete, può diventare una forma sottile di dipendenza affettiva o, quantomeno, di grande vulnerabilità.
Non è questione di dare un ultimatum, come dici, ma di riconoscere e proteggere il tuo spazio interiore, i tuoi bisogni, i tuoi limiti. La chiarezza che cerchi da lui può e deve prima passare da una chiarezza tua: cosa vuoi per te? Quale tipo di relazione desideri? Cosa sei disposta a tollerare, e cosa no?
Forse la domanda da farti non è più “lui chiuderà o no?”, ma “io come voglio essere trattata?” e “che posizione voglio avere nella vita di qualcuno?”
In questi casi, porre dei confini non è rigidità, ma amore per sé. Dirgli con fermezza che, fino a quando non avrà preso una decisione concreta e non sarà emotivamente libero, tu scegli di non esserci, non è punizione, è rispetto. Verso di lui, ma soprattutto verso te stessa.
È assolutamente comprensibile che una situazione come questa faccia riemergere ferite antiche: il sentirsi non scelta, il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono o del rifiuto. Ma proprio per questo motivo, per evitare che si creino nuovi vissuti dolorosi su ferite non ancora del tutto cicatrizzate, sarebbe utile e consigliato approfondire tutto questo in uno spazio protetto con l’aiuto di uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso in modo così aperto e sincero ciò che stai vivendo. Dalle tue parole traspare un grande tumulto emotivo, un desiderio profondo di chiarezza e autenticità, ma anche la fatica di sentirsi sospesa in una situazione che non dipende interamente da te.
Stai già facendo un importante lavoro di auto-riflessione, cercando di comprendere il tuo sentire alla luce delle esperienze passate. Questo è un passo fondamentale. Tuttavia, quando dici "mi sento di non agire ma subire", metti a fuoco il vero nodo della questione: la sensazione di impotenza e la percezione di non avere un ruolo attivo, ma di essere trascinata dagli eventi e dalle parole dell’altro, che restano promesse, intenzioni, proiezioni, ma non fatti concreti.
Quello che racconti sembra portarti in uno stato di attivazione costante, in cui l’attesa, la speranza, le delusioni e l’ansia si mescolano e si alimentano a vicenda. Il tuo corpo e la tua mente sentono, e ti stanno parlando chiaramente: c’è un bisogno urgente di protezione emotiva e di chiarezza.
Hai già identificato lucidamente un punto importante: “uno che non ha gli attributi per chiudere una relazione che lo fa stare male, non credo sia l’uomo per me”. Eppure, resti invischiata in un’attesa che ti consuma, nella speranza che le sue parole si trasformino in azioni. Ma l’attesa, quando non è condivisa e sostenuta da scelte concrete, può diventare una forma sottile di dipendenza affettiva o, quantomeno, di grande vulnerabilità.
Non è questione di dare un ultimatum, come dici, ma di riconoscere e proteggere il tuo spazio interiore, i tuoi bisogni, i tuoi limiti. La chiarezza che cerchi da lui può e deve prima passare da una chiarezza tua: cosa vuoi per te? Quale tipo di relazione desideri? Cosa sei disposta a tollerare, e cosa no?
Forse la domanda da farti non è più “lui chiuderà o no?”, ma “io come voglio essere trattata?” e “che posizione voglio avere nella vita di qualcuno?”
In questi casi, porre dei confini non è rigidità, ma amore per sé. Dirgli con fermezza che, fino a quando non avrà preso una decisione concreta e non sarà emotivamente libero, tu scegli di non esserci, non è punizione, è rispetto. Verso di lui, ma soprattutto verso te stessa.
È assolutamente comprensibile che una situazione come questa faccia riemergere ferite antiche: il sentirsi non scelta, il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono o del rifiuto. Ma proprio per questo motivo, per evitare che si creino nuovi vissuti dolorosi su ferite non ancora del tutto cicatrizzate, sarebbe utile e consigliato approfondire tutto questo in uno spazio protetto con l’aiuto di uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve Cris
L'agire stà con il pensare e sentire, se sono in sintonia la scelta è più facile. Di certo dire agli altri quello che devono fare non garantisce i risultati. Pare sia più efficace fare le proprie scelte e assumersi le proprie responsabilità. Buona vita
L'agire stà con il pensare e sentire, se sono in sintonia la scelta è più facile. Di certo dire agli altri quello che devono fare non garantisce i risultati. Pare sia più efficace fare le proprie scelte e assumersi le proprie responsabilità. Buona vita
Cara Cris,
si sente tutta la tua lucidità ma anche la fatica enorme che stai vivendo: da un lato il desiderio di attenzione e di affetto, dall’altro la paura – molto concreta – di rivivere la sensazione di non essere scelta e di ritrovarti ancora una volta a portare il peso emotivo di una relazione squilibrata.
Dal punto di vista psicodinamico, la tua mente sta mettendo in scena un conflitto interno molto chiaro:
Il tuo Io desidera vivere il presente con leggerezza, avere attenzioni, sentirsi vista e riconosciuta.
Il tuo Super-Io, invece, ti mette davanti continuamente la realtà: “Lui non è libero, promette ma non agisce, rischi di farti male di nuovo”.
In mezzo c’è l’angoscia di ripetizione: la paura che la storia si trasformi in un nuovo copione di delusione, in cui ancora una volta non sei la priorità.
La “confusione” e il senso di irrealtà che descrivi non sono segnali di debolezza, ma il prodotto di questo conflitto: l’Io si affaccia al desiderio, il Super-Io lo blocca, e tu rimani in una terra di mezzo che logora.
Il punto centrale non è tanto capire se lui chiuderà davvero o no: questo appartiene alla sua vita e alla sua responsabilità. Il nodo è chiederti che ruolo vuoi avere tu. Restando in questa posizione sospesa, rischi di sentirti di nuovo “in balia” e di aumentare ansia e frustrazione.
Dal punto di vista dell’agito, ciò che puoi fare – senza che diventi un ultimatum ma come atto di cura verso te stessa – è segnare un confine chiaro: “Finché non avrai fatto chiarezza nella tua vita, io non posso andare avanti a sentirti in questo modo”. Non è rigidità, è protezione del tuo Io, che oggi ha bisogno di stabilità e non di nuove promesse sospese.
Questo non significa negarti l’apertura al nuovo, ma scegliere che l’apertura avvenga in un terreno che ti faccia crescere, non che ti riporti negli incubi del passato. Il fatto che tu senta “devo essere io a tagliare ancora una volta” dice molto della tua storia: spesso sei stata costretta a farti carico di chi non sapeva assumersi le proprie responsabilità. Forse oggi la vera differenza è che puoi scegliere di non restare dentro a questo copione.
Se fossi in terapia, probabilmente lavoreremmo sul senso di auto-valore: tu non devi dimostrare di meritare amore sopportando l’attesa, la confusione o le promesse. Amore, per te, oggi dovrebbe voler dire chiarezza, reciprocità, rispetto dei tempi e degli spazi interiori.
In altre parole: il vero agito non è “aspettare” né “tagliare con rabbia”, ma dire con fermezza e calma cosa non vuoi più per te. Questo è già un atto terapeutico: è il tuo Io che si mette al centro, non l’altro.
si sente tutta la tua lucidità ma anche la fatica enorme che stai vivendo: da un lato il desiderio di attenzione e di affetto, dall’altro la paura – molto concreta – di rivivere la sensazione di non essere scelta e di ritrovarti ancora una volta a portare il peso emotivo di una relazione squilibrata.
Dal punto di vista psicodinamico, la tua mente sta mettendo in scena un conflitto interno molto chiaro:
Il tuo Io desidera vivere il presente con leggerezza, avere attenzioni, sentirsi vista e riconosciuta.
Il tuo Super-Io, invece, ti mette davanti continuamente la realtà: “Lui non è libero, promette ma non agisce, rischi di farti male di nuovo”.
In mezzo c’è l’angoscia di ripetizione: la paura che la storia si trasformi in un nuovo copione di delusione, in cui ancora una volta non sei la priorità.
La “confusione” e il senso di irrealtà che descrivi non sono segnali di debolezza, ma il prodotto di questo conflitto: l’Io si affaccia al desiderio, il Super-Io lo blocca, e tu rimani in una terra di mezzo che logora.
Il punto centrale non è tanto capire se lui chiuderà davvero o no: questo appartiene alla sua vita e alla sua responsabilità. Il nodo è chiederti che ruolo vuoi avere tu. Restando in questa posizione sospesa, rischi di sentirti di nuovo “in balia” e di aumentare ansia e frustrazione.
Dal punto di vista dell’agito, ciò che puoi fare – senza che diventi un ultimatum ma come atto di cura verso te stessa – è segnare un confine chiaro: “Finché non avrai fatto chiarezza nella tua vita, io non posso andare avanti a sentirti in questo modo”. Non è rigidità, è protezione del tuo Io, che oggi ha bisogno di stabilità e non di nuove promesse sospese.
Questo non significa negarti l’apertura al nuovo, ma scegliere che l’apertura avvenga in un terreno che ti faccia crescere, non che ti riporti negli incubi del passato. Il fatto che tu senta “devo essere io a tagliare ancora una volta” dice molto della tua storia: spesso sei stata costretta a farti carico di chi non sapeva assumersi le proprie responsabilità. Forse oggi la vera differenza è che puoi scegliere di non restare dentro a questo copione.
Se fossi in terapia, probabilmente lavoreremmo sul senso di auto-valore: tu non devi dimostrare di meritare amore sopportando l’attesa, la confusione o le promesse. Amore, per te, oggi dovrebbe voler dire chiarezza, reciprocità, rispetto dei tempi e degli spazi interiori.
In altre parole: il vero agito non è “aspettare” né “tagliare con rabbia”, ma dire con fermezza e calma cosa non vuoi più per te. Questo è già un atto terapeutico: è il tuo Io che si mette al centro, non l’altro.
Capisco quanto questo coinvolgimento la stia facendo oscillare tra entusiasmo e confusione. È naturale che, davanti a qualcuno che risveglia emozioni sopite, emergano anche timori e senso di vulnerabilità. Allo stesso tempo, mi sembra che lei stia osservando con lucidità un punto fondamentale: oggi questa relazione potenziale non le dà stabilità, ma incertezza. È legittimo desiderare attenzioni e sincerità, ma è altrettanto legittimo proteggersi quando le parole dell’altro non sono ancora accompagnate da scelte concrete. Si ascolti: se questo scambio La affatica e le sottrae serenità, può darsi che porre un limite chiaro sia un atto di cura verso di Sé, non di durezza. Non è una questione di “essere scelta”, ma di scegliere Lei ciò che la fa stare bene. Se vuole, possiamo esplorare insieme come formulare confini che rispettino i suoi bisogni senza sensi di colpa.
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