Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una re

25 risposte
Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una relazione quatto anni fa circa potrebbe essere un narcisista patologico Malvagio.Sono una insegnante di 63 anni benestante ,stimata come professionista e considerata di bella presenza.Sono sposata ma mio marito è affetto da una malattia neuridegenerativa e sette anni fa ha subito danni cognitivi,Così che quattro anni fa mentre ero in un momento molto difficicile ,mi sentivo molto sola ho intrapreso una relazione con un uomo che oggi ha 69 anni .Quest'uomo lo conosco da circa 27 anni ed in passato lo avevo incontrato qualche volta in un momento di crisi profonda della relazione con mio marito.In questo tempo a cicli si era sempre presentato ma io no lo avevo più considerato.quando ho deciso di intraprendere la re relazione con lui l'ho fatto anche perchè mi sono fatta convincere dal fatto che lui mi aveva raccontato di essere rimasto vedovo ( sua moglie era morta a causa di un cancro ) e che la sua compagna aveva un mieloma al terzo stadio .all'inizio sembrava andare bene ,ma il suo comportamento era molto strano,mi invia centinaia di messaggi ,banali e pieni di emoji e quando io chiedevo chiarimenti lui spariva ..Nelle varie sparizioni chredendo di essere io la persona sbagliata l'ho cercato cosi la relazine è andata avanti dal 2022 al 2024. In giugno del 2024 dice di avere una depressione e sparisce.Nel luglio del 2025 a causa di una circostanza si ripresenta e mi convince nuovamente a riprendere la relazione nel frattempo io ero venuta a conoscenza (voci di popolo) che lui aveva manipolato più persone sole ,sopratutto done approfittandone per appropriarsi dei loro risparmi , era un bancario ,e per questa ragione era stato sospeso dal suo lavoro ,anche se non si era riuscito a dimostrare nulla .Inoltre che aveva sempre intessuto più relazioni in contemporanea .Ma io che sono una persona buona nonostante i vari dubbi ho deciso di ridargli fiducia .Sembrava che le cose andassero bene lui mi dedicava ,tempo ed attenzioni, fino a quando in gennaio lui sbaglia ad inviare un messaggio ed intuisco che c'era una quarta persona ,chiedo spiegazioni , ma lui sparisce.
Ora mi chiedo potrà ricomparire ancora ? E' un narcisista patologico maligno?
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,
mi dispiace davvero per quanto ha vissuto e sta vivendo e comprendo che seppur, alle volte, la ragione dice una cosa, la nostra emotività ci porta su strade più complesse. Non è ovviamente professionale fare una diagnosi a qualcuno che non si è mai visto e solo per sentito dire quindi se parliamo di un narcisista maligno o meno, non è possibile stabilirlo in questo modo. Sicuramente però, da ciò che scrive, emerge un tema di profondo legame con questa persona che palesemente non favorisce il suo benessere ma nonostante questo lei rimane comunque legata a lui, consapevole di sentire qualcosa di profondamente disfunzionale per lei.
Mi focalizzerei più su questo, cioè sulla sua capacità di mantenere le distanze adeguate nei confronti di questa persona se in fondo lo desidera. Avere una sorta di distacco e protezione nei confronti del comportamento di questa persona che la sta ferendo. So che non è sempre facile riuscire a fare questo percorso da soli soprattutto quando in gioco ci sono delle forti emozioni che lei sta provando e che sono assolutamente degne di rispetto e attenzione.
Le consiglierei però di intraprendere un percorso psicologico, anche breve, che la aiuti a centrarsi maggiormente su di sè così da poter affrontare nel migliore dei modi qualsiasi decisione vorrà prendere con questa persona e a chiedersi di più se lei vuole che torni o meno.
Nel caso avesse piacere, può contattarmi in privato in quanto lavoro specialisticamente anche con questo tipo di relazioni.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, ho letto quanto ha scritto da cui emerge il quadro di una persona che non le ha mai davvero dimostrato affidabilità. Non penso che definirlo "narcisista patologico" possa essere davvero risolutivo. Al di là del fatto che possa esserlo o meno, i suoi comportamenti lo rendono una persona nient'affatto costante nelle sue manifestazioni d'affetto, e che invece le propone/impone una condizione in cui si lei ritrova ad avere tutto o niente. Questo meccanismo probabilmente non l'aiuta e la porta ad avere dubbi sui suoi stessi comportamenti quando invece è magari una modalità propria di quest'uomo quella di sparire e di non sostare in una relazione. Sperando di esserle stata utile le mando un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Capisco il bisogno di dare un nome a quello che ha vissuto.

Quando una relazione lascia confusione, domande e anche un senso di essere stati “spostati”, è naturale cercare una spiegazione forte:
“è un narcisista?”, “sono stata manipolata?”.

Ma c’è un punto più importante.

Al di là dell’etichetta, quello che descrive ha un andamento molto chiaro:
presenza intensa, poi sparizione, poi ritorno… e ogni volta lei rimane agganciata.

Non perché non veda i segnali.
Ma perché, ogni volta, qualcosa dentro di lei riapre.

La domanda allora cambia.

Non è tanto “chi è lui”, ma:
cosa succede a lei quando lui sparisce… e cosa la porta a riaccoglierlo quando torna.

Sulla prima domanda che fa:
sì, è possibile che ricompaia.

Ma la vera domanda è:
se succede, lei sarà nello stesso punto di prima o in uno diverso?

Perché è lì che si gioca tutto.

Continuare a cercare di capirlo la tiene ancora dentro la relazione.
Iniziare a guardare cosa è successo a lei, invece, è il primo passo per uscirne davvero.

Se sente che ha bisogno, può continuare a scrivere e mettere meglio a fuoco questo passaggio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, probabilmente il focus della relazione e dell'attenzione si è spostato su di lui (come si è comportato? ha fatto del male?) ma sarebbe importante dare spazio al suo vissuto, cosa attraversa le sue giornate e quali pensieri ed emozioni vive dopo l'ultimo evento di gennaio. Di cosa avrebbe bisogno ora per proseguire verso il suo benessere personale? Se vuole parlarne con uno/a psicologo/a può essere una scelta utile per iniziare un percorso di supporto. Spero di esserle stata di aiuto.
Nessuno specialista può fare una diagnosi con una sola descrizione. È come scrivere al medico e dire: “ho dolori al fegato, ho la cistite cronica?”. Chiaramente il suo comportamento sembra evitante, e forse anche infantile, ma per una diagnosi così seria è necessario un incontro di persona.

Dobbiamo capire lei: se sta bene in questo tipo di relazione, un po’ “all’avventura”, in cui l’altro non è sempre presente. Perché nella vita abbiamo l’opportunità di conoscere chi ci fa davvero bene. Lei è felice in questa situazione?

Forse sarebbe interessante creare un diario emotivo e avere accanto un professionista che aiuti a mettere in luce cosa cerca veramente, per aumentare la qualità della sua vita anche dal punto di vista sentimentale.
Buonasera, grazie per aver condiviso una storia così complessa e dolorosa.

Capisco il bisogno di dare un nome a ciò che ha vissuto, ma non è possibile fare una diagnosi (come “narcisismo patologico”) a distanza. Detto questo, i comportamenti che descrive — forte coinvolgimento iniziale, messaggi intensi seguiti da sparizioni, ambiguità, più relazioni parallele e possibili manipolazioni — sono segnali relazionali problematici e potenzialmente dannosi, indipendentemente dall’etichetta clinica.

Alla sua domanda: sì, è possibile che questa persona si ripresenti, soprattutto se in passato ha già mantenuto questo andamento “a cicli”. Proprio per questo, più che concentrarsi su chi è lui, può essere utile spostare l’attenzione su ciò che questa relazione ha prodotto in lei e su come proteggersi da ulteriori dinamiche che l’hanno fatta soffrire.

Il fatto che lei riconosca i dubbi e le informazioni emerse è già un elemento importante. In questi casi può essere molto utile un supporto psicologico per comprendere cosa l’ha portata a rientrare nella relazione e per rafforzare i propri confini.

Un caro saluto.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, la storia che racconta è complessa e tocca aspetti molto profondi della sua vita, sia sul piano affettivo che su quello della vulnerabilità legata a un momento difficile che stava attraversando. È importante riconoscere che il contesto in cui questa relazione è iniziata, cioè una fase di solitudine, fatica e bisogno di vicinanza, può aver reso più facile affidarsi a qualcuno che in quel momento sembrava offrire presenza e attenzione. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, può essere utile spostare leggermente il focus da una domanda come “che tipo di persona è lui” a una domanda diversa, cioè “che cosa è accaduto dentro di me nel corso di questa relazione e quali dinamiche si sono ripetute”. Questo non per togliere importanza ai comportamenti dell’altro, che da ciò che descrive appaiono incoerenti, ambigui e a tratti poco rispettosi, ma per aiutarla a recuperare una posizione più attiva e centrata su di sé. Lei descrive una sequenza piuttosto chiara: momenti iniziali di forte coinvolgimento, seguiti da sparizioni improvvise, poi ritorni accompagnati da nuove promesse e attenzioni, e infine nuovamente distacco. Questo tipo di andamento, al di là delle etichette che si possono attribuire all’altra persona, ha un effetto molto specifico su chi lo vive, perché tende a creare un’alternanza tra vicinanza e perdita che mantiene attiva la relazione anche quando genera sofferenza e dubbi. In questo senso, il punto centrale non è tanto stabilire se lui rientri in una categoria precisa, ma osservare come questo schema relazionale abbia inciso su di lei nel tempo. Il fatto che, nonostante i dubbi, le informazioni ricevute e le esperienze precedenti, lei abbia scelto di concedere più volte fiducia, racconta qualcosa di importante rispetto al suo modo di stare nelle relazioni, soprattutto nei momenti in cui emerge un bisogno di vicinanza emotiva. La domanda se lui possa ricomparire è comprensibile, e la risposta più onesta è che, sulla base di ciò che descrive, è possibile che accada, proprio perché il suo modo di relazionarsi sembra caratterizzato da cicli di allontanamento e ritorno. Tuttavia, la questione più importante diventa cosa significherebbe per lei un eventuale ritorno e come scegliere di rispondere a quella situazione. Quando si è coinvolti in dinamiche di questo tipo, spesso si attiva un conflitto interno tra ciò che si osserva nella realtà e ciò che si spera possa cambiare. Questo conflitto può portare a minimizzare alcuni segnali o a dare maggiore peso ai momenti positivi rispetto a quelli problematici. Non è una questione di ingenuità o di bontà, ma di bisogni emotivi che cercano una risposta. Un percorso psicologico può essere molto utile proprio in questo punto, perché permette di comprendere più a fondo quali sono gli schemi relazionali che si attivano, come si costruisce la fiducia, quali segnali vengono colti o trascurati e in che modo si può iniziare a costruire relazioni più stabili e coerenti con i propri bisogni. In un approccio cognitivo comportamentale si lavora molto su questi aspetti, aiutando la persona a riconoscere i propri automatismi e a sviluppare modalità più consapevoli di scelta. Non si tratta di dare una definizione all’altro, ma di restituire a lei la possibilità di comprendere cosa è successo e come proteggersi in futuro, senza rinunciare al desiderio di avere relazioni significative. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Da ciò che racconta, non credo sia possibile definire con certezza questa persona come “narcisista patologico maligno”, anche perché “malignant narcissism” non è una diagnosi ufficiale standard e, più in generale, avere tratti manipolativi o relazioni multiple non basta da solo per formulare una diagnosi clinica. Il disturbo narcisistico di personalità è un quadro più complesso. Quello che però emerge con chiarezza, al di là dell’etichetta, è che Lei descrive una relazione segnata da sparizioni, confusione, messaggi contraddittori, possibile manipolazione e forte destabilizzazione emotiva. Più che chiedersi se ricomparirà ancora o quale diagnosi abbia, potrebbe essere importante riconoscere quanto questo legame Le abbia fatto male e quanto La mantenga in uno stato di dubbio e attesa. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona giornata.
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
La situazione che descrive, con dinamiche di idealizzazione, disapparsa improvvisa e possibili triangolazioni affettive, presenta elementi che in letteratura vengono spesso associati a stili di attaccamento insicuro o a tratti di personalità problematici. In ottica cognitivo-comportamentale, tuttavia, l'etichetta diagnostica è sempre secondaria rispetto alla comprensione di come queste dinamiche abbiano influito sui suoi pensieri, emozioni e comportamenti.

Quello che emerge dalla sua storia è un ciclo relazionale caratterizzato da fasi di vicinanza e poi di abbandono, pattern che tendono a generare confusione emotiva, autocolpevolizzazione e difficoltà a elaborare la fine della relazione.

Le consiglio di non concentrarsi sull'etichetta "narcisista" ma di riflettere su come questa esperienza abbia influenzato la sua autostima e i suoi pensieri su di sé. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a elaborare questo vissuto, ritrovare un senso di sé più solido e comprendere i bisogni emotivi che hanno guidato quella scelta relazionale, senza giudizio verso se stessa.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Salve, capisco il bisogno di dare un senso a un’esperienza così confusa e logorante, soprattutto considerando il momento di vulnerabilità in cui si è trovata quando questa relazione è iniziata.
Dal punto di vista clinico, è importante fare una distinzione: definizioni come “narcisista patologico” o “narcisista maligno” non possono essere formulate con certezza senza una valutazione diretta e approfondita della persona. Tuttavia, al di là dell’etichetta diagnostica, ciò che emerge dal suo racconto è un pattern relazionale caratterizzato da comportamenti discontinui (avvicinamenti intensi seguiti da improvvise sparizioni), comunicazione ambigua, possibile doppia o multipla vita affettiva e, secondo quanto riferito, anche condotte manipolatorie con altre persone.
Questi elementi sono spesso presenti in dinamiche relazionali disfunzionali, in cui una delle due parti può alternare coinvolgimento e distanza, generando nell’altra confusione, dubbio e un progressivo investimento emotivo nel tentativo di “ricostruire” il legame. Il fatto che lei si sia più volte sentita portata a cercarlo, nonostante le sue sparizioni, è coerente con questo tipo di dinamica.
Rispetto alla sua domanda: è possibile che questa persona si ripresenti nuovamente, proprio perché il comportamento ciclico che descrive (allontanamenti e ritorni) sembra essere una modalità già consolidata nel tempo. Tuttavia, la questione centrale non è tanto prevedere le sue mosse, quanto chiedersi che tipo di impatto ha avuto e continua ad avere questa relazione su di lei.
Alla luce di quanto vissuto, potrebbe essere utile spostare il focus dal tentativo di comprendere “chi è lui” al comprendere “cosa è successo a lei dentro questa relazione”: i bisogni emotivi attivati, il senso di solitudine, il desiderio di vicinanza e le eventuali difficoltà nel porre dei limiti protettivi.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare questa esperienza, a tutelarsi maggiormente e a riconoscere più precocemente dinamiche relazionali poco sane, senza mettere in discussione il suo valore personale o la sua capacità di giudizio.
Resto a disposizione.
Un cordiale saluto
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno, capisco quanto questa esperienza possa averla confusa e coinvolta, soprattutto perché si è inserita in un momento della sua vita già molto delicato, segnato dalla solitudine e dalla fatica legata alla malattia di suo marito, e proprio in passaggi così complessi alcune relazioni possono assumere un’intensità particolare ma anche diventare più difficili da leggere con lucidità. Mi viene però da spostare leggermente il fuoco della sua domanda, perché cercare di stabilire se questa persona sia un “narcisista patologico maligno” rischia di portarla su un terreno poco utile: le diagnosi, soprattutto fatte a distanza e fuori da un contesto clinico, difficilmente aiutano davvero a comprendere cosa sta accadendo, e spesso l’etichetta dà una spiegazione apparente ma allontana dalla domanda più importante, cioè che tipo di relazione si è creata tra voi e che effetto ha su di lei.
Se si prova a guardare ai fatti che descrive, emerge una dinamica abbastanza chiara fatta di comunicazione molto intensa ma poco profonda, di frequenti sparizioni senza spiegazioni, di ritorni ciclici che riattivano il legame, di dubbi sulla sincerità e sulla presenza di altre relazioni, e di un coinvolgimento che sembra aumentare proprio nei momenti in cui lui si allontana. Al di là di qualsiasi etichetta, questo tipo di andamento è spesso molto destabilizzante perché alterna vicinanza e assenza, creando una sorta di aggancio emotivo difficile da sciogliere, e non è tanto importante come definirlo lui quanto riconoscere che questa modalità relazionale, per come la racconta, appare poco affidabile e potenzialmente dolorosa per lei.
Rispetto alla sua domanda se possa ricomparire, è possibile, proprio perché il modello che descrive sembra ciclico, ma forse la questione più importante diventa un’altra, cioè cosa desidera fare lei se questo dovesse accadere di nuovo, perché lei si definisce una persona buona e questo è certamente un valore, ma nella relazione la bontà rischia di trasformarsi in una disponibilità a tollerare comportamenti che la feriscono o la confondono, e più che fidarsi ancora di lui potrebbe essere utile iniziare a fidarsi maggiormente delle sue percezioni e dei segnali che nel tempo sono già emersi.
In un’ottica più ampia, questa relazione sembra intrecciarsi anche con il bisogno di non sentirsi sola in un momento complesso della sua vita, e dare spazio e dignità a questo bisogno, magari anche in un contesto di supporto personale, può aiutarla a non affidarlo a una relazione che ad oggi appare instabile, perché più che chiedersi chi è lui forse può diventare più utile chiedersi come sta lei dentro questa relazione e cosa è sostenibile per il suo benessere, ed è da lì che possono nascere scelte più protettive e consapevoli.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Signora,
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente dolorosa, anche alla luce del momento di vulnerabilità personale che ha vissuto negli ultimi anni.
Provo a rispondere ai suoi dubbi in modo chiaro.
1. È possibile che questa persona ricompaia?
Sì, è possibile. Da ciò che racconta emerge un andamento relazionale fatto di avvicinamenti intensi e improvvise sparizioni, seguiti da ritorni altrettanto coinvolgenti. Questo schema, chiamato talvolta “relazione intermittente”, può creare un forte legame emotivo proprio perché alterna presenza e assenza, alimentando aspettativa e confusione. Il fatto che sia già accaduto più volte rende probabile che possa ripetersi.
2. Si tratta di narcisismo patologico “maligno”?
Fare una diagnosi a distanza non è possibile né corretto. Tuttavia, alcuni comportamenti che descrive sono compatibili con dinamiche manipolatorie, come:


comunicazione intensa ma superficiale (molti messaggi, pochi contenuti autentici),


evitamento del confronto (sparizioni quando lei chiede chiarimenti),


possibile presenza di più relazioni contemporanee,


utilizzo dell’altro nei momenti di bisogno, seguito da allontanamento.


Questi elementi possono rientrare in tratti narcisistici o comunque in modalità relazionali disfunzionali, ma parlare di “narcisista maligno” richiede una valutazione clinica diretta e approfondita.
3. Un punto importante: il suo vissuto
Al di là dell’etichetta diagnostica, ciò che conta è come questa relazione ha fatto sentire lei:


confusa,


in dubbio su se stessa,


portata a giustificare comportamenti poco chiari,


emotivamente coinvolta nonostante segnali di allarme.


Questi sono segnali importanti da non trascurare. Spesso, in momenti di solitudine o fragilità, si può essere più esposti a relazioni poco equilibrate, senza che questo metta in discussione il suo valore personale.
4. Una riflessione utile
Più che chiedersi “che tipo di persona è lui”, può essere più protettivo chiedersi:
“Questa relazione è stata rispettosa e nutriente per me?”
Dalla sua descrizione, emergono diversi elementi di instabilità e poca trasparenza che meritano attenzione.
Conclusione
È comprensibile voler dare fiducia e vedere il buono negli altri, ma è altrettanto importante proteggere se stessi da dinamiche che possono essere dannose nel tempo.
Le suggerisco di approfondire questi aspetti con uno specialista, che possa aiutarla a fare chiarezza su ciò che è accaduto e su come tutelarsi nelle relazioni future.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, grazie per aver raccontato una storia così delicata.
Si percepisce quanto questo legame l’abbia coinvolta, soprattutto in un momento della vita già molto complesso e carico emotivamente.
Più che cercare un’etichetta come “narcisista patologico maligno”, che rischia di semplificare qualcosa di molto più articolato, quello che emerge dal suo racconto è un andamento relazionale fatto di forte presenza iniziale, improvvise sparizioni, ritorni e confusione emotiva. Dinamiche di questo tipo possono lasciare chi le vive con molti dubbi, senso di colpa e difficoltà a prendere distanza.
Il fatto che lui sia comparso e scomparso più volte nel tempo, anche dopo lunghi periodi, rende possibile che possa ripresentarsi ancora. Tuttavia, la domanda forse più importante non è tanto se tornerà, ma cosa accade a lei ogni volta che torna, e cosa la porta a riaprire quello spazio nonostante i segnali di fatica e ambivalenza.
In situazioni come questa è utile spostare lo sguardo:
non tanto capire “chi è lui”, ma comprendere meglio “cosa succede a lei dentro questa relazione” e come proteggersi da dinamiche che rischiano di farla stare male.
Se sente il bisogno di fare chiarezza e mettere ordine in quello che ha vissuto, può essere utile un colloquio per approfondire con calma questi aspetti e capire come muoversi in modo più tutelante per sé.
Ricevo anche online, quindi possiamo vederci senza difficoltà anche a distanza.
Capisco il bisogno di dare un nome a questa esperienza, ma non è necessario stabilire se sia un “narcisista patologico” per capire cosa sta succedendo.
Quello che emerge è un modo di relazionarsi instabile e ripetitivo: all’inizio molto presente e coinvolgente, poi improvvise sparizioni, seguite da ritorni ciclici, con poca chiarezza e il sospetto di altre relazioni. Questo tipo di dinamica crea facilmente confusione, attesa e porta a sentirsi coinvolti al punto da rincorrere il rapporto.
È possibile che ricompaia, perché fa parte del suo schema. Però la domanda più importante è cosa succede a lei ogni volta che torna. Da ciò che racconta, questa relazione le ha dato più instabilità che serenità.
Lei si è avvicinata a lui in un momento di grande solitudine e fatica personale per colmare un bisogno affettivo umano. Oggi però ha molti più elementi per vedere la situazione con lucidità.
Più che capire chi è lui, il punto è proteggere se stessa. Riconoscere che questo tipo di rapporto non è affidabile può aiutarla a decidere se vuole ancora entrarci.
Dott.ssa Chiara Ilardi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
Le rispondo con rispetto per la complessità e la fatica emotiva che traspare da ciò che racconti e ci tengo a dirti che ha avuto molto coraggio a condividere tutto ciò qui.
Prima di tutto, non è possibile – né corretto – fare una diagnosi a distanza o attribuire con certezza etichette come “narcisista patologico maligno”. Questo tipo di valutazioni richiede un’osservazione clinica diretta, approfondita e continuativa della persona. Inoltre, concentrarsi esclusivamente sull’etichetta rischia di allontanare l’attenzione dal punto centrale: ciò che tu stai vivendo nella relazione.
Da quello che descrive emergono però alcuni elementi relazionali importanti: instabilità, sparizioni improvvise, comunicazioni contraddittorie, possibili relazioni parallele e dinamiche che ti hanno generato confusione, dubbio e sofferenza. A prescindere dalla definizione diagnostica, questi comportamenti possono avere un impatto emotivo molto forte e logorante su chi li subisce.
È comprensibile che tu ti sia sentita sola in alcuni momenti della tua vita e che questo abbia reso più difficile mantenere distanza critica o proteggerti da una relazione ambivalente. Le emozioni, in situazioni di fragilità, possono rendere più complesso riconoscere i segnali di incoerenza o mancanza di reciprocità.
Rispetto alla tua domanda sul fatto che possa ricomparire: non è possibile prevedere i comportamenti futuri di un’altra persona. Tuttavia, da un punto di vista psicologico è importante osservare il ciclo che descrivi: ritorni, sparizioni, riavvicinamenti e nuova interruzione. Questo andamento, indipendentemente dal motivo sottostante, tende a mantenere uno stato di incertezza emotiva che può essere molto destabilizzante.
Più che chiedersi chi sia lui in senso diagnostico, può essere utile chiedersi: questa relazione, così com’è stata finora, è stata per me fonte di benessere o di sofferenza? e soprattutto quale spazio emotivo occupa nella mia vita oggi?
Alcuni suggerimenti professionali che possono aiutarti a orientarti:
-prova a osservare i fatti concreti della relazione, più delle promesse o delle spiegazioni;
-presta attenzione a come ti senti durante e dopo il contatto con questa persona (serenità, ansia, confusione, sollievo temporaneo);
-valuta se questa relazione rispetta i tuoi bisogni emotivi di stabilità, chiarezza e reciprocità;
- considera la possibilità di un confronto con uno/a psicologo/a per elaborare ciò che stai vivendo e rafforzare i tuoi confini relazionali.
In situazioni come questa, il punto centrale non è tanto dare un’etichetta all’altro, ma proteggere il proprio equilibrio emotivo e ritrovare uno spazio di lucidità e cura di sé.
Io ti auguro di riuscire a fare tutto ciò e se da sola non riesci non avere paura a chiedere aiuto, fai di te stessa e la tua salute psicoemotiva e fisica la tua priorità.
Dott. Alex Pagano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve, a prescindere da una potenziale diagnosi che è impossibile da fare online per conto di una terza persona forse potrebbe essere utile per lei capire come si sente in questo momento. Si sente ferita dalla possibilità che possa avere altre relazioni con diverse persone? Sente che nonostante questa poca chiarezza di confini vorrebbe comunque continuare questa relazione? La sua domanda finale sul "potrà ricomparire ancora" è una paura o un desiderio? In che cosa si è sentita manipolata? In che modo questi comportamenti poco chiari da parte di quest' uomo si incastrano con la sua persona ?
A volte dietro la tendenza a voler cercare delle "diagnosi " per chi ci sta incontro può esserci un genuino bisogno di fare chiarezza e ritrovare un filo conduttore dietro alcune scelte di vita. Per fare ciò però potrebbe esserle utile fare un percorso incentrato sui suoi bisogni e non troppo sui comportamenti degli altri. Mettere al centro sè stessa potrebbe portarla a porsi numerose domande, alcune anche scomode, ma che forse potrebbero aiutarla a fare chiarezza riguardo ad alcuni suoi bisogni.
E' normalissimo cercare motivazioni riguardo ai comportamenti altrui ma in alcune occasioni è più utile lavorare sulle proprie dinamiche interne.

Un saluto, Dott Pagano Alex.
Grazie per aver condiviso una storia così delicata.

Capisco il bisogno di dare un nome a ciò che hai vissuto, soprattutto quando i comportamenti dell’altra persona risultano così contraddittori e destabilizzanti. Allo stesso tempo, però, più che concentrarsi su una possibile etichetta diagnostica (come “narcisista patologico”), è davvero importante fermarsi su un punto centrale: come ti sei sentita tu dentro questa relazione.
Da quello che racconti emergono aspetti molto chiari: presenza eccessiva seguita da sparizioni, difficoltà a dare spiegazioni, più relazioni contemporanee, e una sensazione di instabilità che ti ha portata a metterti spesso in discussione. Questi sono segnali di una relazione che non offre sicurezza né continuità, indipendentemente da qualsiasi diagnosi.
La domanda “tornerà?” è comprensibile, perché dinamiche così tendono a riattivarsi a cicli. Ma forse una domanda ancora più utile potrebbe essere: “Se tornasse, è davvero questo il tipo di relazione che desidero per me?”
In questo momento può essere importante riportare il focus su di te, sui tuoi bisogni concreti e su ciò che ti fa sentire rispettata, serena e stabile. Una relazione sana non dovrebbe lasciarti nel dubbio continuo o nel bisogno di inseguire l’altro per avere chiarezza. Sarebbe importante chiarire cosa desideri oggi da una relazione e come proteggerti da dinamiche che rischiano di farti stare male.
Dott. Flavio d'Assenza
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Salve,

ho letto con attenzione il suo messaggio e immagino quanto possa essere stato complesso e faticoso vivere questa situazione, soprattutto in un momento di fragilità personale. Dalle sue parole emerge comunque una grande forza e capacità di mettersi in gioco, nonostante le difficoltà.

Rispetto alla sua domanda, non è possibile stabilire a distanza se questa persona presenti un disturbo specifico: etichette come “narcisismo patologico” richiedono una valutazione clinica approfondita. Tuttavia, al di là della definizione, ciò che appare rilevante è il modo in cui è stata trattata e come si è sentita all’interno della relazione, caratterizzata da comportamenti altalenanti, sparizioni e mancanza di chiarezza.

Più che concentrarsi su una possibile diagnosi dell’altro, potrebbe essere utile spostare l’attenzione su di sé: cosa l’ha portata, nonostante i dubbi, a concedere più volte fiducia? E cosa rappresenta per lei questa relazione? Anche il pensiero che lui possa ricomparire può essere un elemento su cui riflettere, per comprendere quali bisogni o aspettative sono ancora attivi.

Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla proprio a esplorare questi aspetti, dando spazio e voce alle diverse parti di sé, senza la necessità di etichettare l’altro ma mettendo al centro il suo benessere.

Le auguro un buon proseguimento.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno.
A che può servire dare una diagnosi di questa persona? in che modo le cambia la vita, le percezioni che ha di se stessa, di lui, della presunta coppia?
Credo che sia utile che lei si prenda cura di se stessa.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, di sicuro qualcosa di patologico in quest'uomo sembra emergere. Non credo che il sapere la sua diagnosi possa cambiare per lei. Non ci sono elementi però che fanno pensare che se ricomparisse potrebbe diventare una persona a cui dare fiducia.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Cogliate
Buongiorno,
da ciò che descrive emergono diversi comportamenti problematici: alternanza di forte presenza e improvvise sparizioni, scarsa chiarezza, più relazioni contemporanee e possibili modalità manipolatorie.

Più che cercare un’etichetta come “narcisista patologico”, che a distanza non è possibile definire, è importante osservare come questa relazione la fa sentire: confusa, insicura, messa in dubbio. Questi sono segnali di una dinamica poco sana.

Il fatto che lui sia già scomparso più volte e poi ricomparso rende possibile che accada di nuovo, ma questo non è l’aspetto centrale. La domanda più utile è: questa relazione le fa stare bene e la tutela?

In situazioni così, può essere importante spostare il focus da lui a sé stessa, proteggendosi e mettendo dei confini chiari. Un supporto psicologico può aiutarla a fare chiarezza e a comprendere cosa la porta a rimanere in una relazione che sembra darle più sofferenza che stabilità.

Un caro saluto,
dott.ssa Veronica De Iuliis
Gentile Signora, la sua testimonianza descrive un carico emotivo enorme. Si trova a gestire la malattia degenerativa di suo marito e un profondo senso di solitudine: è del tutto umano che, in un momento di tale fragilità, lei abbia cercato conforto in una figura nota. Tuttavia, i segnali che descrive (il bombardamento di messaggi banali, le sparizioni improvvise, le presunte manipolazioni finanziarie ai danni di altre donne e la serialità delle relazioni) delineano un profilo che merita estrema prudenza.

Le rispondo anzitutto sul piano clinico: lei si chiede se quest'uomo sia un narcisista patologico maligno. Sebbene molti comportamenti corrispondano a tale descrizione, è fondamentale comprendere che, in ambito terapeutico, dare un nome alla "malattia" di lui non è la soluzione per lei. Spesso, cercare una diagnosi per l'altro diventa un meccanismo di difesa per spostare il problema all'esterno, evitando di prendersi la responsabilità di chiudere definitivamente. Se lo etichettiamo come "malato", la sua parte buona e altruista (quella "crocerossina" che è in lei) sarà portata a giustificarlo, a perdonarlo o a restargli vicina perché "allontanato da tutti".

Ma dobbiamo guardare la realtà: quest'uomo non è solo, è isolato dalle conseguenze delle sue stesse azioni. La sua "bontà" non deve trasformarsi in un'autorizzazione a farsi calpestare. Lui è sparito non appena lei ha chiesto trasparenza sulla "quarta persona", e questo è un dato di fatto, non un sintomo da curare. Alla sua domanda "potrà ricomparire?", la risposta è probabilmente sì: è tipico di queste personalità tornare dove sanno di trovare accoglienza e risorse. Ma la vera domanda che deve porsi non è se lui tornerà, bensì perché lei dovrebbe permettergli di entrare ancora una volta nella sua vita, togliendole serenità invece di portargliene.

Vederlo realmente per quello che è — un uomo che manipola i sentimenti e le assenze per proprio vantaggio — è l'unico modo per smettere di sperare in un cambiamento che in quattro anni non è mai avvenuto. Lei è una donna stimata e di valore; merita una protezione reale e una vicinanza autentica, non un'illusione che appare e scompare a proprio piacimento. La invito a proteggere se stessa con la stessa dedizione con cui protegge i suoi cari.
Un cordiale saluto,
Dott. essa Francesca Romana Cinti.
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Salve
Quello che racconti descrive una relazione molto instabile, con comportamenti incoerenti, sparizioni, ritorni improvvisi e mancanza di trasparenza. Sono elementi che, indipendentemente dalle etichette, creano forte confusione emotiva e tendono a mantenere un legame difficile da chiudere.
Più che chiederti che “tipo” di persona sia, può essere utile concentrarti su come stai tu dentro questa dinamica: ti senti più serena o più in allerta, più centrata o più disorientata?
Il rischio in questi legami è restare agganciati all’attesa del momento “buono”, perdendo di vista il pattern generale.
Se senti fatica a staccarti o a fare chiarezza, un percorso di supporto può aiutarti a riprendere controllo e protezione emotiva.
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno purtroppo è difficile rispondere alla sua domanda non potendo valutare la persona direttamente. Molto probabilmente quest’uomo ha dei vissuti di dolore e sofferenza che esercita in modi non adeguati però è difficile poter trarre una diagnosi in base a quanto ci ha riportato. Questa persona certo potrebbe tornare, ma potrebbe riflettere su cos’è che spinge lei ad accettarla e a riportarla nella sua vita e soprattutto se la fa stare bene. In questo modo potrebbe capire come comportarsi o se agire diversamente nel momento in cui questa persona dovesse tornare. Le auguro una buona giornata
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno supposta vittima di un narcisista maligno. Grazie per aver condiviso una storia così complessa e delicata.

Capisco il bisogno di dare un nome a ciò che ha vissuto e di comprendere il comportamento di quest’uomo. Allo stesso tempo, il mio consiglio prende un'altra direzione, quella di non cercare di definire lui (se sia o meno un “narcisista patologico”), e di spostare lo sguardo su di lei e su alcuni aspetti della sua esperienza.
Ad esempio:
1) che cosa l’ha portata a entrare e rimanere in questa relazione, nonostante i messaggi che descrive come banali, le sparizioni e i dubbi che emergevano nel tempo?
2) come mai, nei momenti di distanza, si è trovata a pensare di essere lei quella “sbagliata”, piuttosto che chiedersi se lui fosse la persona giusta per lei?
3) ha avuto modo di confrontarsi direttamente con lui rispetto alle voci che circolavano sul suo conto?

Non sono domande per metterla in discussione, ma per aiutarla a comprendere meglio il suo modo di stare nelle relazioni, soprattutto in un momento della vita in cui, come racconta, si sentiva sola e in difficoltà.

Rispetto alla sua domanda (“tornerà?”), anche qui le direi che è possibile, considerando il tipo di dinamica che descrive, ma forse la domanda più importante potrebbe diventare:
1) cosa desidera lei, oggi, per sé stessa?
2) che tipo di comportamento potrebbe mettere in atto per proteggersi ed essere più rispettosa dei suoi bisogni?

Se sente che questa esperienza si collega a un vissuto di sentirsi coinvolta in un ruolo di “vittima”, reale o percepito, può essere molto utile lavorarci insieme, per rafforzare i suoi confini, la sua capacità di scelta e il modo in cui si prende cura di sé nelle relazioni.

Se lo desidera, la invito ad approfondire questi aspetti prenotando un primo colloquio in cui valutare le modalità a lei più congeniali per avviare in un percorso dedicato. Un caro saluto

Domande correlate

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.

Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:

Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.