salve gentili nutrizionisti ho iniziato una dieta senza pane e pasta . però diciamo che quando f
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risposte
salve gentili nutrizionisti
ho iniziato una dieta senza pane e pasta .
però diciamo che quando finisco i miei pasti della giornata dopo ho tanta fame che è una fame emotiva .. mi sento abbastanza sazia con lo stomaco, tipo quando finisco di mangiare il mio petto di pollo con abbondanti verdure sono sazia a livello di stomaco ma a livello di testa no .
vi racconto la mia giornata alimentare :
mattina : latte 1 bicchiere + 5 fette biscottate con miele
spuntino : 1 yogurt activia + 1 frutto
pranzo : secondo tipo carne bianca + verdura a piacere e a volontà
spuntino : emmenthal pesato
cena : secondo tipo pesce + verdura a piacere e a volontà
poi ovviamente i giorni variano ci sono le uova , la carne rossa, e tutti i tipi di verdure ..
questa dieta è stata prescritta dalla mia nutrizionista
la devo seguire solo per 1 mese, questa è una fase d'attacco ...
come vi sembra ?
ho iniziato una dieta senza pane e pasta .
però diciamo che quando finisco i miei pasti della giornata dopo ho tanta fame che è una fame emotiva .. mi sento abbastanza sazia con lo stomaco, tipo quando finisco di mangiare il mio petto di pollo con abbondanti verdure sono sazia a livello di stomaco ma a livello di testa no .
vi racconto la mia giornata alimentare :
mattina : latte 1 bicchiere + 5 fette biscottate con miele
spuntino : 1 yogurt activia + 1 frutto
pranzo : secondo tipo carne bianca + verdura a piacere e a volontà
spuntino : emmenthal pesato
cena : secondo tipo pesce + verdura a piacere e a volontà
poi ovviamente i giorni variano ci sono le uova , la carne rossa, e tutti i tipi di verdure ..
questa dieta è stata prescritta dalla mia nutrizionista
la devo seguire solo per 1 mese, questa è una fase d'attacco ...
come vi sembra ?
Buongiorno
Premesso che non critico l’operato di un collega anche se non sono d’accordo sull’eliminazione di tali alimenti ai pasti (diverso è la dieta chetogenica), ma lei ha spiegato alla sua nutrizionista che ha un problema di fame emotiva? La dieta dovrebbe essere uno stile alimentare. Nell’’elaborare una dieta tanti sono i fattori da tenere presente. Parli con la sua nutrizionista e spieghi quali sono i suoi bisogni
Cordialmente
Paola Resasco Dietista Nutrizionista
Premesso che non critico l’operato di un collega anche se non sono d’accordo sull’eliminazione di tali alimenti ai pasti (diverso è la dieta chetogenica), ma lei ha spiegato alla sua nutrizionista che ha un problema di fame emotiva? La dieta dovrebbe essere uno stile alimentare. Nell’’elaborare una dieta tanti sono i fattori da tenere presente. Parli con la sua nutrizionista e spieghi quali sono i suoi bisogni
Cordialmente
Paola Resasco Dietista Nutrizionista
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Buonasera. Essendo che è seguita da una nutrizionista, dovrebbe porre la questione direttamente a lei, secondo me. Infatti sarebbe poco professionale valutare se la dieta fatta per lei sia idonea oppure no, mancando di conoscerla, di conoscere i suoi obiettivi, le sue patologie, le sue motivazioni, la sua situazione clinica e metabolica. Per questo motivo dovrebbe chiedere direttamente alla sua nutrizionista, per evitare di leggere pareri o consigli discordanti, che generano solo confusione, anche se dati in buona fede. Ad esempio, una dieta di questo tipo, personalmente, come "fase di attacco" (che mi fa pensare a: perdo tot almeno mi motivo), non è una scelta che condivido, ma potrei aver valutato male la sua richiesta (dato che appunto non la conosco e magari non intendeva ciò che ho capito io) e sicuramente non ho considerato la sua individualità e la sua storia, cosa che la professionista che la segue ha invece fatto.
Sta di fatto, che essendo i carboidrati un nutriente fondamentale, ridurli così tanto porta a ciò che lei sta sperimentando. Le consiglio anche di affrontare il tema fame emotiva/fame fisica con la sua nutrizionista, in modo da essere consapevole delle loro manifestazioni e non confonderle. Cordialmente, Dottoressa Paola Zanetta
Sta di fatto, che essendo i carboidrati un nutriente fondamentale, ridurli così tanto porta a ciò che lei sta sperimentando. Le consiglio anche di affrontare il tema fame emotiva/fame fisica con la sua nutrizionista, in modo da essere consapevole delle loro manifestazioni e non confonderle. Cordialmente, Dottoressa Paola Zanetta
Buon pomeriggio.
Le linee guida italiane per una sana alimentazione raccomandano il consumo GIORNALIERO di alimenti ricchi in carboidrati complessi (pane, pasta, riso, orzo ecc) perchè rappresentano la nostra fonte principale di energia. Basti pensare che più della metà dell'energia che dobbiamo assumere ogni giorno deve provenire proprio dai carboidrati.
Ad eccezione di alcune condizioni patologiche per le quali risulta necessario controllare il loro apporto, escludere/limitare all'estremo i carboidrati dalla propria alimentazione, anche per un breve lasso di tempo, rappresenta a mio avviso una mossa molto azzardata, soprattutto se la motivazione che ha portato a questa scelta è il desiderio di perdere peso. Per raggiungere questo obiettivo è sufficiente effettuare una restrizione calorica rispetto al proprio fabbisogno (ovvero, assumere meno calorie di quelle di cui ha bisogno per mantenere il suo peso attuale), ma mantenendo sempre un'alimentazione equilibrata e bilanciata in tutti i suoi nutrienti (compresi i carboidrati).
Tra le conseguenze della restrizione di carboidrati vi è proprio la continua sensazione di fame e la cosiddetta fame emotiva (o emotional eating, ovvero il mangiare sulla spinta di uno stato emotivo piuttosto che fisico): se non diamo al nostro organismo la giusta quantità di energia "primaria" (come dicevo poc'anzi, i carboidrati), questo accenderà una serie di "campanellini d'allarme" che porteranno proprio alla ricerca di cibo che fornisca energia quasi nell'immediato (spesso cibi ad alto contenuto calorico e di zuccheri semplici). Inoltre, uno dei fattori che concorre al raggiungimento di una sazietà completa (che è differente dalla "pienezza", una sensazione meno duratura perchè determinata dal solo riempimento dello stomaco) è proprio l'equilibrio nutrizionale del pasto, ovvero la presenza di carboidrati, proteine, grassi e fibre: mancando uno di questi è inevitabile che sia più difficile raggiungere una sazietà duratura!!
Concludo chiedendole: ne vale davvero la pena?
Le linee guida italiane per una sana alimentazione raccomandano il consumo GIORNALIERO di alimenti ricchi in carboidrati complessi (pane, pasta, riso, orzo ecc) perchè rappresentano la nostra fonte principale di energia. Basti pensare che più della metà dell'energia che dobbiamo assumere ogni giorno deve provenire proprio dai carboidrati.
Ad eccezione di alcune condizioni patologiche per le quali risulta necessario controllare il loro apporto, escludere/limitare all'estremo i carboidrati dalla propria alimentazione, anche per un breve lasso di tempo, rappresenta a mio avviso una mossa molto azzardata, soprattutto se la motivazione che ha portato a questa scelta è il desiderio di perdere peso. Per raggiungere questo obiettivo è sufficiente effettuare una restrizione calorica rispetto al proprio fabbisogno (ovvero, assumere meno calorie di quelle di cui ha bisogno per mantenere il suo peso attuale), ma mantenendo sempre un'alimentazione equilibrata e bilanciata in tutti i suoi nutrienti (compresi i carboidrati).
Tra le conseguenze della restrizione di carboidrati vi è proprio la continua sensazione di fame e la cosiddetta fame emotiva (o emotional eating, ovvero il mangiare sulla spinta di uno stato emotivo piuttosto che fisico): se non diamo al nostro organismo la giusta quantità di energia "primaria" (come dicevo poc'anzi, i carboidrati), questo accenderà una serie di "campanellini d'allarme" che porteranno proprio alla ricerca di cibo che fornisca energia quasi nell'immediato (spesso cibi ad alto contenuto calorico e di zuccheri semplici). Inoltre, uno dei fattori che concorre al raggiungimento di una sazietà completa (che è differente dalla "pienezza", una sensazione meno duratura perchè determinata dal solo riempimento dello stomaco) è proprio l'equilibrio nutrizionale del pasto, ovvero la presenza di carboidrati, proteine, grassi e fibre: mancando uno di questi è inevitabile che sia più difficile raggiungere una sazietà duratura!!
Concludo chiedendole: ne vale davvero la pena?
Buonasera,
Le consiglio di esporre queste sue perplessità alla professionista di riferimento, che ha sicuramente un quadro più completo rispetto alla sua anamnesi.
Una dieta molto restrittiva (se la gauriamo solo dal punto di vista numerico ) nel breve periodo potrebbe detetminare una perdita di perdere peso ( e non grasso ) maggiore ( sempre se riesce ad essere aderente) ma non senza rischi.
Inoltre, nel lungo periodo, non ci sono vantaggi nella scelta di regimi alimentari che esculudono i carboidrati ( o specifici alimenti) rispetto ad scelte più equilibrate,mentre aumenta la probabilità di abbandono della "dieta", di carbs craving, effetto yo-yo etc..
In conclusione no, non merita togliere il pane e la pasta, se la motivazione è quella di perdere più peso.
Cordialmente
Francesca Beoletto
Le consiglio di esporre queste sue perplessità alla professionista di riferimento, che ha sicuramente un quadro più completo rispetto alla sua anamnesi.
Una dieta molto restrittiva (se la gauriamo solo dal punto di vista numerico ) nel breve periodo potrebbe detetminare una perdita di perdere peso ( e non grasso ) maggiore ( sempre se riesce ad essere aderente) ma non senza rischi.
Inoltre, nel lungo periodo, non ci sono vantaggi nella scelta di regimi alimentari che esculudono i carboidrati ( o specifici alimenti) rispetto ad scelte più equilibrate,mentre aumenta la probabilità di abbandono della "dieta", di carbs craving, effetto yo-yo etc..
In conclusione no, non merita togliere il pane e la pasta, se la motivazione è quella di perdere più peso.
Cordialmente
Francesca Beoletto
Buongiorno,
Concordo con i colleghi sul fatto che dovrebbe riferire questa problematica di fame emotiva alla sua nutrizionista. Premesso questo, il mio approccio non esclude i carboidrati, a meno che non si vada in chetogenica che è però un piano ben diverso da quello che segue lei.
Io proverei prima di tutto a spiegare le sue difficoltà alla sua nutrizionista e provare a trovare un approccio per lei il più possibile personalizzato che tenga conto delle sue problematiche.
Resto a disposizione,
Cordiali saluti,
Dott.ssa Lai
Concordo con i colleghi sul fatto che dovrebbe riferire questa problematica di fame emotiva alla sua nutrizionista. Premesso questo, il mio approccio non esclude i carboidrati, a meno che non si vada in chetogenica che è però un piano ben diverso da quello che segue lei.
Io proverei prima di tutto a spiegare le sue difficoltà alla sua nutrizionista e provare a trovare un approccio per lei il più possibile personalizzato che tenga conto delle sue problematiche.
Resto a disposizione,
Cordiali saluti,
Dott.ssa Lai
Buonasera, è importante che discuta di questi dubbi anche con la sua nutrizionista di riferimento. La riduzione così drastica delle fonti di carboidrati potrebbe essere una delle ragioni per cui avverte quella sensazione di fame, nonostante sul momento senta sazietà. I carboidrati sono la principale fonte di energia per il nostro corpo, forniscono il "carburante" necessario per sostenere le funzioni vitali, l'attività fisica e anche il funzionamento del cervello, che utilizza il glucosio derivato dai carboidrati come fonte energetica preferita. Una loro carenza non solo può causare affaticamento e difficoltà di concentrazione, ma può anche influire negativamente sul senso di soddisfazione dopo i pasti, poiché i carboidrati favoriscono il rilascio di serotonina, un neurotrasmettitore che contribuisce alla sensazione di benessere. È utile capire il motivo dietro questa scelta alimentare. Se l’obiettivo principale è il dimagrimento, il deficit calorico è sicuramente la chiave, ma questo può essere raggiunto tranquillamente senza togliere i carboidrati. Spero di esserle stata d'aiuto, saluti. Dott.ssa Stefania Susca
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Buongiorno, penso che la sua non sia solo una fame emotiva, ma che non entrando in chetosi (in quanto l'apporto di carboidrati che introduce nella sua giornata è eccessivo e non glielo consente), sente realmente fame. L'unica soluzione è provare a seguire una chetogenica in maniera netta. Un cordiale saluto, Manuela.
Buongiorno,
Onestamente non saprei, perché dipende da tanti fattori, da quante calorie ha, qual è l'obiettivo, il perché sono stati tolti i carboidrati (Io di solito non li tolgo mai proprio perché si potrebbero avere attacchi di fame e non solo).
È tutto relativo.
Purtroppo mancano informazioni per dare una risposta corretta
Onestamente non saprei, perché dipende da tanti fattori, da quante calorie ha, qual è l'obiettivo, il perché sono stati tolti i carboidrati (Io di solito non li tolgo mai proprio perché si potrebbero avere attacchi di fame e non solo).
È tutto relativo.
Purtroppo mancano informazioni per dare una risposta corretta
Buongiorno, è un approccio abbastanza restrittivo che sta, diciamo, a metà fra una chetogenica e una mediterranea. Immagino che la sua nutrizionista abbia fatto le sue valutazioni prima di proporle un piano alimentare di questo tipo. È possibile però, da quanto ci riporta, che questo non sia l' approccio più adatto a lei. Le consiglio di esporre le sue difficoltà a chi la sta seguendo, valutando eventualmente di modificare il piano alimentare. Cordialmente, SG.
Concordo con le riposte esaustive dei colleghi.
Distinti saluti
Dr Luca Agostini
Distinti saluti
Dr Luca Agostini
Gentilissima paziente,
È positivo seguire una dieta prescritta da un nutrizionista. La fame emotiva è un aspetto importante da considerare, soprattutto quando si apportano cambiamenti significativi alla propria alimentazione.
La sua giornata alimentare sembra equilibrata, con una buona varietà di alimenti e nutrienti. Tuttavia, la sensazione di fame emotiva può derivare da diversi fattori, come abitudini alimentari, stati d'animo o stress. Ecco alcuni suggerimenti per affrontare la fame emotiva:
Riconoscere la fame emotiva, provare a distinguere tra fame fisica e fame emotiva. La fame fisica si sviluppa lentamente e può essere soddisfatta con una varietà di alimenti, mentre la fame emotiva spesso si presenta improvvisamente e può essere legata a sentimenti di stress, noia o tristezza.
Scegli spuntini nutrienti: se si sente il bisogno di uno spuntino dopo i pasti, optare per alimenti ricchi di nutrienti e fibre, come frutta, verdura cruda o noci. Questi possono aiutare a sentirsi più soddisfatti.
Idratazione; A volte, la sensazione di fame può essere confusa con la sete. Assicuratsi di bere a sufficienza durante la giornata.
Inoltre, prativare la mindful eating è il giusto percorso per risolvere il problema in modo definitivo, fare attenzione a come e cosa si mangia. Mangiare lentamente e prestare attenzione ai segnali del corpo può aiutare a riconoscere quando siamo sazi.
Gestione dello stress: trovare modi alternativi per affrontare lo stress o le emozioni, come l'esercizio fisico, la meditazione o hobby che piacciono.
Se la fame emotiva persiste, potrebbe essere utile discutere con la sua nutrizionista. Potrebbe suggerire modifiche alla dieta o strategie per affrontare queste sensazioni.
Ricordiamoci che è normale avere delle giornate più difficili e che il percorso verso una relazione sana con il cibo richiede tempo e pazienza.
Cordialmente
Dott.ssa F.A.
È positivo seguire una dieta prescritta da un nutrizionista. La fame emotiva è un aspetto importante da considerare, soprattutto quando si apportano cambiamenti significativi alla propria alimentazione.
La sua giornata alimentare sembra equilibrata, con una buona varietà di alimenti e nutrienti. Tuttavia, la sensazione di fame emotiva può derivare da diversi fattori, come abitudini alimentari, stati d'animo o stress. Ecco alcuni suggerimenti per affrontare la fame emotiva:
Riconoscere la fame emotiva, provare a distinguere tra fame fisica e fame emotiva. La fame fisica si sviluppa lentamente e può essere soddisfatta con una varietà di alimenti, mentre la fame emotiva spesso si presenta improvvisamente e può essere legata a sentimenti di stress, noia o tristezza.
Scegli spuntini nutrienti: se si sente il bisogno di uno spuntino dopo i pasti, optare per alimenti ricchi di nutrienti e fibre, come frutta, verdura cruda o noci. Questi possono aiutare a sentirsi più soddisfatti.
Idratazione; A volte, la sensazione di fame può essere confusa con la sete. Assicuratsi di bere a sufficienza durante la giornata.
Inoltre, prativare la mindful eating è il giusto percorso per risolvere il problema in modo definitivo, fare attenzione a come e cosa si mangia. Mangiare lentamente e prestare attenzione ai segnali del corpo può aiutare a riconoscere quando siamo sazi.
Gestione dello stress: trovare modi alternativi per affrontare lo stress o le emozioni, come l'esercizio fisico, la meditazione o hobby che piacciono.
Se la fame emotiva persiste, potrebbe essere utile discutere con la sua nutrizionista. Potrebbe suggerire modifiche alla dieta o strategie per affrontare queste sensazioni.
Ricordiamoci che è normale avere delle giornate più difficili e che il percorso verso una relazione sana con il cibo richiede tempo e pazienza.
Cordialmente
Dott.ssa F.A.
Gentilissima paziente, forse questo piano alimentare può essere modificato in accordo con la sua nutrizionista se non è totalmente appagata dai pasti che sta facendo. Sono sicura che la collega sia pronta a mettersi in discussione e apportare delle modifiche che portino Lei a seguire il piano con maggiore soddisfazione e gioia. La cosa più importante di un piano alimentare è che il paziente lo segua volentieri e riesca a portarlo avanti senza troppo stress, se si è resa conto che a fine pasto le manca comunque qualcosa, trovi il modo di comunicarlo a vedrà che insieme troverete la strada giusta. In ogni caso, il percorso non sempre è semplice e ci può stare il primo mese che si faccia più fatica a cambiare le proprie abitudini. Cordialmente Roberta
Buongiorno, concordo che non è etico criticare l'operato di una collega, soprattutto senza avere tutte le informazioni sul suo caso specifico.
Detto ciò l'eliminazione dei cereali anche solo per un mese per la perdita di peso non è supportata da dati scientifici. Diverso è se fosse stata una dieta chetogenica, ormai molto studiata ed efficace. Le consiglio di parlare dei suoi dubbi e delle sue problematiche con la professionista che la sta seguendo.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Colciago
Detto ciò l'eliminazione dei cereali anche solo per un mese per la perdita di peso non è supportata da dati scientifici. Diverso è se fosse stata una dieta chetogenica, ormai molto studiata ed efficace. Le consiglio di parlare dei suoi dubbi e delle sue problematiche con la professionista che la sta seguendo.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Colciago
Concordo pienamente con i colleghi, prima di tutto è importante lavorare su questa fame emotiva e di ciò ne parlerei con il professionista che la segue, è possibile che sia un approccio non adatto a lei.
Sicuramente troverete una soluzione alternativa e sostenibile nel tempo. Cordialmente Dott.ssa Licia Aida Ricci
Sicuramente troverete una soluzione alternativa e sostenibile nel tempo. Cordialmente Dott.ssa Licia Aida Ricci
Buongiorno, mi dispiace ma non c'è niente di più sbagliato! prima di tutto un alimentazione senza pasta e pane è sbagliata per natura e può causare effetti depressivi perchè riduce la produzione di ossitocina, l'ormone del buonumore, quindi già entriamo in una fase in cui sta compromettendo la sua salute fisica e mentale. poi gli alimenti da lei descritti sono argomento di discussione in merito a dosi e combinazioni. non ho mai sentito di un alimentazione fatta da un professionista in cui le dosi sono a volontà. una cosa assurda!. poi si parla di una fase di attacco? a chi dovete attaccare? stia attenta c'è in gioco la sua salute. quando deciderà di seguire una vera alimentazione ed avere ottimi risultati mi contatti pure. cordiali saluti Dott. Rosario Cuscona.
Buonasera,
Questo è normale dal momento che il corpo si deve abituare a questo nuovo tipo di alimentazione a basso contenuto di carboidrati (in questo caso non è una vera e propria dieta chetogenica). Il tipo di dieta deve essere modulato in base alla sua storia anamnestica e stile di vita, quindi senza avere altre informazioni risulta difficile dare un parere sul fatto che tale dieta possa essere adatta o meno alle sue esigenze.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento,
Cordialmente
Dott.ssa Olivia Passaleva
Questo è normale dal momento che il corpo si deve abituare a questo nuovo tipo di alimentazione a basso contenuto di carboidrati (in questo caso non è una vera e propria dieta chetogenica). Il tipo di dieta deve essere modulato in base alla sua storia anamnestica e stile di vita, quindi senza avere altre informazioni risulta difficile dare un parere sul fatto che tale dieta possa essere adatta o meno alle sue esigenze.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento,
Cordialmente
Dott.ssa Olivia Passaleva
Buonasera,
Quello che descrive è piuttosto comune quando si passa improvvisamente da un’alimentazione con una quota abituale di carboidrati (pane, pasta, riso ecc.) a un regime molto più restrittivo. La sensazione che riferisce — cioè stomaco pieno ma “testa non soddisfatta” — spesso non è semplice fame emotiva nel senso psicologico del termine, ma può essere anche una risposta fisiologica e neurochimica legata alla riduzione importante dei carboidrati e dell’energia totale introdotta durante la giornata. Il cervello, soprattutto nelle prime settimane, può percepire questa variazione come una mancanza di appagamento alimentare.
La struttura della dieta che riporta appare orientata a una fase ipocalorica e a basso contenuto di carboidrati, probabilmente pensata dalla collega come strategia temporanea iniziale. In alcune persone può funzionare bene nel breve periodo, soprattutto per migliorare aderenza, controllo della fame fisica e riduzione del peso, mentre in altre può aumentare il desiderio compulsivo verso alcuni alimenti, soprattutto pane, pasta e dolci. Non bisogna dimenticare che i carboidrati non hanno soltanto una funzione energetica, ma influenzano anche sazietà mentale, umore e produzione di serotonina.
Un altro aspetto da considerare è che nella sua giornata alimentare sembrano prevalere proteine e verdure, mentre i carboidrati complessi risultano quasi assenti dopo la colazione. Questo può portare alcune persone a sentirsi “vuote” mentalmente nonostante la sazietà gastrica. Inoltre, se il deficit calorico è piuttosto marcato, è normale che il pensiero del cibo aumenti durante la giornata. Per questo motivo è importante osservare non solo il peso, ma anche sostenibilità, serenità alimentare, energia e rapporto con il cibo durante il percorso.
Il fatto che la dieta sia prevista solo per un mese come “fase d’attacco” cambia molto il contesto, perché probabilmente si tratta di una strategia temporanea e non di un modello da mantenere a lungo termine. In ogni caso, se questa sensazione di fame mentale sta diventando difficile da gestire o le provoca forte frustrazione, le consiglierei di parlarne apertamente con la sua nutrizionista: un piano alimentare efficace dovrebbe essere sì funzionale agli obiettivi, ma anche sufficientemente sostenibile dal punto di vista psicologico e comportamentale. A volte bastano piccoli aggiustamenti nella distribuzione dei carboidrati o degli spuntini per migliorare molto il senso di appagamento.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
Quello che descrive è piuttosto comune quando si passa improvvisamente da un’alimentazione con una quota abituale di carboidrati (pane, pasta, riso ecc.) a un regime molto più restrittivo. La sensazione che riferisce — cioè stomaco pieno ma “testa non soddisfatta” — spesso non è semplice fame emotiva nel senso psicologico del termine, ma può essere anche una risposta fisiologica e neurochimica legata alla riduzione importante dei carboidrati e dell’energia totale introdotta durante la giornata. Il cervello, soprattutto nelle prime settimane, può percepire questa variazione come una mancanza di appagamento alimentare.
La struttura della dieta che riporta appare orientata a una fase ipocalorica e a basso contenuto di carboidrati, probabilmente pensata dalla collega come strategia temporanea iniziale. In alcune persone può funzionare bene nel breve periodo, soprattutto per migliorare aderenza, controllo della fame fisica e riduzione del peso, mentre in altre può aumentare il desiderio compulsivo verso alcuni alimenti, soprattutto pane, pasta e dolci. Non bisogna dimenticare che i carboidrati non hanno soltanto una funzione energetica, ma influenzano anche sazietà mentale, umore e produzione di serotonina.
Un altro aspetto da considerare è che nella sua giornata alimentare sembrano prevalere proteine e verdure, mentre i carboidrati complessi risultano quasi assenti dopo la colazione. Questo può portare alcune persone a sentirsi “vuote” mentalmente nonostante la sazietà gastrica. Inoltre, se il deficit calorico è piuttosto marcato, è normale che il pensiero del cibo aumenti durante la giornata. Per questo motivo è importante osservare non solo il peso, ma anche sostenibilità, serenità alimentare, energia e rapporto con il cibo durante il percorso.
Il fatto che la dieta sia prevista solo per un mese come “fase d’attacco” cambia molto il contesto, perché probabilmente si tratta di una strategia temporanea e non di un modello da mantenere a lungo termine. In ogni caso, se questa sensazione di fame mentale sta diventando difficile da gestire o le provoca forte frustrazione, le consiglierei di parlarne apertamente con la sua nutrizionista: un piano alimentare efficace dovrebbe essere sì funzionale agli obiettivi, ma anche sufficientemente sostenibile dal punto di vista psicologico e comportamentale. A volte bastano piccoli aggiustamenti nella distribuzione dei carboidrati o degli spuntini per migliorare molto il senso di appagamento.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
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