Salve dottori, vorrei porvi una domanda riguardo alla fiducia nella psicologia e nella medicina. In
Salve dottori, vorrei porvi una domanda riguardo alla fiducia nella psicologia e nella medicina. In passato sono state utilizzate alcune terapie che successivamente si è scoperto potessero essere dannose, come ad esempio il salasso e altre pratiche che oggi non vengono più utilizzate. Questo mi ha fatto riflettere. Diversi anni fa sono stato seguito da uno psicologo per problemi di ansia e oggi, ormai da diversi anni, sto molto meglio. Alcuni dei consigli che mi aveva dato allora li applico ancora e per me la questione è sostanzialmente chiusa. Mi è però venuto un dubbio: come posso sapere che un consiglio o un metodo che oggi viene considerato valido e che nel mio caso mi sta facendo stare bene non possa essere considerato, tra molti anni, dannoso o superato, come è successo in passato con alcune terapie? Ovviamente non sono uno psicologo e non posso sapere autonomamente se le conoscenze scientifiche cambieranno. D’altra parte, se una cosa funziona e non mi crea problemi, non avrei motivo di tornare periodicamente a verificare se quel consiglio è ancora considerato valido. Secondo voi, qual è il modo corretto di porsi davanti a questo problema? È ragionevole affidarsi alle conoscenze scientifiche e ai professionisti del momento senza sentire la necessità di controllare continuamente se ciò che si sta facendo è ancora corretto? Oppure sarebbe opportuno rivalutare periodicamente anche pratiche che stanno funzionando bene?
46 risposte
Gentile Utente, la sua è una riflessione molto acuta e tocca il cuore stesso del progresso scientifico e dell'epistemologia. Rispondo subito al suo dubbio pratico: se gli strumenti psicologici che ha acquisito la fanno stare bene, migliorano la sua qualità di vita e non la limitano in alcun modo, non c'è alcun bisogno di sottoporli a una "revisione" periodica. C'è una differenza sostanziale tra un intervento medico del passato (come il salasso, che creava un danno biologico oggettivo a prescindere da ciò che si credeva) e una strategia psicologica per la gestione dell'ansia. In psicologia clinica, un criterio fondamentale per misurare la validità di uno strumento è la sua funzionalità. Se una tecnica le permette di vivere serenamente ed è ben integrata nella sua quotidianità, quella tecnica è valida, perché risponde efficacemente ai suoi bisogni. Inoltre, guardando la questione con la lente dello psicologo, il bisogno di controllare continuamente se ciò che stiamo facendo sia "ancora scientificamente approvato" nasconde un'insidia: è un classico tranello dell'ansia. L'ansia si nutre proprio del dubbio e della ricerca di certezze assolute. Rimettere in discussione strumenti che funzionano solo per paura di un ipotetico cambiamento futuro significherebbe far rientrare l'ansia dalla finestra. Il modo più sano di porsi è adottare un fiducioso pragmatismo: se qualcosa funziona bene per lei, lo tenga stretto. Si goda il benessere che ha faticosamente e meritatamente conquistato. Se e quando quegli strumenti smetteranno di esserle utili, farà sempre in tempo a rivolgersi nuovamente a un professionista per "aggiornarli". Un caro saluto.
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Salve, la domanda è quanto mai interessante, ma poichè è fondamentalmente il motivo per cui si fa ricerca. La natura stessa della impossibilità di essere certi al 100% dell'esattezza di una pratica, chiede alla comunità scientifica e a tutti noi clinici di non abbassare la guardia e non adagiarci su metodologie apprese in un momento X della storia e per poi non aggiornarsi più. Allo stesso tempo, quella stessa tensione alla ricerca, è quella che ha consentito di verificare la validità di alcuni modelli ed approcci nati in epoche precedenti, i quali avevano dimostrato la loro efficacia, ma senza un riscontro di altro tipo all'infuori delle evidenze cliniche. Oggi vi sono studi che hanno verificato l'efficacia della psicoterapia (al netto dell'approccio utilizzato) e di come questa apporti dei cambiamenti concreti a livello fisiologico e come possano prevenire ricadute anche più efficacemente delle sole terapie farmacologiche . Viceversa, lo stesso progresso accademico ha consentito di affrancarci da metodi non più efficaci o di andare a distinguere ciò che è ancora utile per il contesto odierno. Per tornare alle sue parole : "nel mio caso mi sta facendo stare bene". La terapia fornisce strumenti, attraverso delle tecniche e delle competenze che sono la somma dello studio di ci ha preceduto e nel suo caso sembrerebbe che quello strumento sia stato efficace . Analogamente, le nostre vite progredisco e se notiamo che sentiamo il bisogno di un supporto, magari possiamo rivolgerci nuovamente a quella disciplina che ci ha già fornito degli strumenti efficaci in passato. Spero sia stata una risposta utile
Caro utente, la sua è una domanda molto interessante. La medicina e la psicologia, come tutte le discipline scientifiche, evolvono: alcune conoscenze vengono confermate, altre modificate e altre ancora abbandonate quando emergono nuove evidenze. In questo senso non possiamo avere la certezza che ciò che sappiamo oggi rimarrà identico tra cinquant'anni. Questo, però, non significa che dobbiamo vivere controllando continuamente se tutto ciò che abbiamo imparato o che ci ha fatto stare meglio sia ancora considerato valido. Possiamo affidarci alle migliori conoscenze disponibili in quel momento e a professionisti adeguatamente formati, sapendo che la scienza procede proprio attraverso revisioni e nuove scoperte. Mi ha colpito però un'altra parte della sua domanda. Lei racconta di aver concluso da anni il percorso, di stare bene e di utilizzare ancora alcuni strumenti che le sono stati utili. Eppure oggi compare il dubbio: “come faccio a essere sicuro che continuino a essere corretti?” Forse, allora, oltre alla questione scientifica, potrebbe esserci anche una domanda personale interessante: di quanta certezza ha bisogno per continuare a fidarsi di qualcosa che nella sua esperienza non le sta creando problemi? Saluti
Buongiorno, la sua domanda riguarda un aspetto importante del rapporto con la conoscenza scientifica: come possiamo fidarci di ciò che oggi sappiamo, se esiste la possibilità che in futuro alcune conoscenze vengano modificate o superate? È una riflessione comprensibile, soprattutto quando si pensa a pratiche utilizzate in passato che oggi vengono considerate inappropriate. Tuttavia, sarebbe utile distinguere il fatto che la scienza possa evolvere dall’idea che, proprio per questo, non sia possibile affidarsi a nessuna delle conoscenze attuali. La scienza non offre necessariamente verità definitive, ma conoscenze che vengono costruite, verificate e progressivamente aggiornate. Questo non rende inutili le indicazioni di oggi: significa che vengono considerate alla luce delle migliori informazioni disponibili e che possono essere riviste quando emergono elementi nuovi. Anche il paragone con alcune pratiche del passato va considerato con attenzione. Il fatto che un intervento sia stato utilizzato molti anni fa non significa che avesse alle spalle lo stesso tipo di verifiche e conoscenze di cui disponiamo oggi. Allo stesso tempo, nessun professionista serio dovrebbe promettere che ciò che viene considerato valido attualmente rimarrà identico per sempre. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, però, nel suo racconto emerge un secondo aspetto, forse ancora più importante della domanda sulla scienza. Lei racconta di aver affrontato un percorso psicologico diversi anni fa, di stare meglio da tempo e di continuare a utilizzare alcuni suggerimenti che trova utili. La questione, nelle sue parole, era sostanzialmente chiusa, fino alla comparsa di un pensiero: “E se un giorno scoprissi che ciò che sto facendo è sbagliato?”. Da quel momento, sembra che il dubbio non riguardi più soltanto l’affidabilità della psicologia, ma la possibilità di continuare a utilizzare serenamente qualcosa che oggi le fa bene senza doverne verificare periodicamente la validità. Potrebbe essere utile distinguere una domanda pratica da una ricerca di certezza assoluta. La domanda pratica potrebbe essere: “Ci sono motivi concreti, oggi, per riconsiderare queste indicazioni?”. La ricerca di certezza, invece, potrebbe assumere questa forma: “Come posso essere sicuro che, tra molti anni, nessuno scoprirà qualcosa che oggi non conosco?”. Alla seconda domanda non esiste una risposta definitiva, perché riguarda informazioni future che nessuno può possedere nel presente. Se cercasse di risolverla attraverso controlli continui, potrebbe ottenere un sollievo momentaneo, ma successivamente potrebbe comparire un altro dubbio: “E se le informazioni che ho trovato fossero incomplete?”, oppure “E se proprio domani emergesse una nuova scoperta?”. In questo modo, il controllo rischierebbe di diventare un’attività senza un punto di arrivo. È proprio questo un meccanismo che, in un’ottica cognitivo comportamentale, meriterebbe attenzione: quando si cerca di eliminare completamente l’incertezza, si può finire per dedicarle sempre più spazio, anche in assenza di un problema concreto. Per rispondere alla sua domanda, quindi, è ragionevole affidarsi a professionisti qualificati e alle conoscenze scientifiche disponibili, mantenendo un atteggiamento aperto alla possibilità di aggiornare le proprie convinzioni quando ce ne sia motivo. Questo non implica dover controllare continuamente ogni indicazione ricevuta in passato. Se un suggerimento psicologico continua a esserle utile, non le provoca difficoltà e non ci sono stati cambiamenti rilevanti nella sua situazione, non sembra necessario trasformarne l’utilizzo in un’attività di verifica periodica. Naturalmente, qualora in futuro emergessero nuove difficoltà, notasse effetti indesiderati o cambiasse significativamente il contesto nel quale applica quelle indicazioni, avrebbe senso confrontarsi nuovamente con un professionista. La differenza sta proprio qui: rivalutare qualcosa perché è emerso un motivo concreto è diverso dal rivalutarlo ripetutamente per tranquillizzarsi rispetto alla possibilità astratta che un giorno possa essere considerato sbagliato. Mi sembra inoltre importante riconoscere il valore della sua esperienza personale, senza trasformarla nell’unico criterio di validità scientifica. Il fatto che un suggerimento le abbia fatto bene non dimostra che sia adatto a chiunque, ma rappresenta comunque un’informazione importante rispetto al suo percorso e al suo funzionamento. Non è necessario svalutare i benefici che ha ottenuto soltanto perché le conoscenze potrebbero evolvere. Se questo dubbio dovesse ripresentarsi frequentemente, spingendola a cercare rassicurazioni o a mettere continuamente in discussione indicazioni che fino a poco prima utilizzava serenamente, potrebbe essere utile approfondire il rapporto che ha con l’incertezza in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. L’obiettivo non sarebbe fornirle ulteriori garanzie sulla validità eterna dei suggerimenti ricevuti, ma comprendere perché la possibilità di un cambiamento futuro abbia assunto un peso così grande nel presente e come evitare che il bisogno di certezza condizioni il suo benessere. Forse il punto centrale non è poter affermare “sono sicuro che ciò che faccio sarà considerato corretto per sempre”, ma arrivare a una posizione più sostenibile: “oggi dispongo di indicazioni che mi sono state utili e non ho motivi concreti per metterle in discussione; se in futuro emergeranno elementi rilevanti, potrò valutarli allora”. Affidarsi alla conoscenza scientifica non significa pretendere che non cambi mai, ma nemmeno vivere come se ogni possibile cambiamento futuro richiedesse una verifica continua nel presente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
La sua domanda è molto comprensibile e, in fondo, riguarda un aspetto importante della conoscenza scientifica: la scienza non offre verità immutabili, ma conoscenze che vengono continuamente messe alla prova e aggiornate. Affidarsi a un professionista e alle evidenze disponibili oggi non significa quindi credere che ciò che funziona sia necessariamente valido per sempre, ma utilizzare le migliori conoscenze disponibili in quel momento. Se un consiglio psicologico le è stato utile, non le ha creato conseguenze negative e il suo benessere è stabile, non c’è necessariamente motivo di sottoporlo continuamente a verifica. In un’ottica cognitivo-costruttivista, inoltre, ciò che conta è anche comprendere come quella modalità si inserisca nella sua esperienza personale e nel significato che ha assunto per lei. Un atteggiamento critico e aperto al cambiamento è utile; il controllo continuo, invece, rischierebbe di trasformarsi in una nuova fonte di incertezza.
Buongiorno, sicuramente le teorie e le tecniche evolvono nel tempo, in relazione al progresso della scienza stessa. Tuttavia un percorso terapeutico non si sostanzia esclusivamente dell'applicazione di metodi e tecniche. Sicuramente ogni professionista ha anche un bagaglio di metodologie cui attingere, ma quello che cura, nello specifico ambito, è proprio la relazione terapeutica tra medico e paziente, tra professionista e cliente. E' una relazione trasformativa, la cui efficacia si sente nell'equilibrio armonico della propria persona, nella vita quotidiana, rispetto alle sfide da affrontare ogni giorno, senza bisogno di verifiche.
La domanda che pone è legittima e, in un certo senso, è esattamente il tipo di pensiero critico che la scienza stessa incoraggia. La psicologia, come la medicina, si basa su un approccio scientifico: le conoscenze non vengono date per acquisite una volta per tutte, ma vengono continuamente verificate attraverso ricerche e studi, proprio per valutare l'efficacia dei trattamenti e migliorarli nel tempo. Questo non elimina il fatto che alcune pratiche del passato siano state superate, ma è esattamente il meccanismo che permette di riconoscerle come tali e di aggiornarsi. Se qualcosa funziona, non crea problemi e migliora la qualità della vita, è ragionevole continuare ad applicarlo senza sentire il bisogno di verificarlo continuamente. Il dubbio periodico è sano, ma non deve diventare una fonte di ansia in sé. Affidarsi a professionisti aggiornati, quando se ne ha bisogno, è già un modo concreto per stare al passo senza dover monitorare costantemente la letteratura scientifica da soli.
Salve, la sua domanda è molto interessante e tocca un aspetto importante del rapporto con la scienza e con le professioni sanitarie: il fatto che le conoscenze possano cambiare nel tempo. In effetti, la storia della medicina e della psicologia mostra chiaramente che alcune pratiche un tempo considerate appropriate sono state successivamente abbandonate o modificate alla luce di nuove conoscenze. Questo, però, non significa che ciò che oggi viene utilizzato sia necessariamente destinato a essere riconosciuto come dannoso in futuro. La conoscenza scientifica non si fonda sull'idea di possedere verità immutabili, ma su un processo continuo di verifica, confronto e aggiornamento. Un trattamento o un intervento viene considerato valido perché, allo stato attuale delle conoscenze, esistono evidenze che ne sostengono l'utilità e perché il rapporto tra benefici, rischi e possibili alternative viene continuamente valutato. Naturalmente, nessuna conoscenza scientifica può offrire una garanzia assoluta che non verrà mai modificata. Questo vale anche per la psicologia. Un consiglio ricevuto anni fa può continuare a essere utile per una persona senza che sia necessario sottoporlo periodicamente a una sorta di “controllo di validità”, soprattutto se si tratta di una modalità generale di gestione dell'ansia che non comporta rischi o conseguenze negative. Il fatto che lei stia bene da diversi anni e che quelle indicazioni continuino a esserle utili rappresenta un elemento concreto della sua esperienza personale, pur non costituendo da solo una prova scientifica dell'efficacia universale di quel metodo. La questione cambia naturalmente quando si parla di interventi più impegnativi, di terapie farmacologiche, di pratiche che comportano rischi o di situazioni cliniche che cambiano nel tempo. In questi casi è ragionevole affidarsi a professionisti qualificati e, quando necessario, effettuare una rivalutazione. Non perché sia necessario dubitare continuamente di ciò che si sta facendo, ma perché alcune condizioni e alcune conoscenze possono effettivamente richiedere un aggiornamento. Credo quindi che l'atteggiamento più equilibrato sia una sorta di fiducia critica: affidarsi alle conoscenze scientifiche disponibili e a professionisti competenti, mantenendo al tempo stesso la consapevolezza che la scienza è in continua evoluzione. Non sarebbe realistico né necessario cercare continuamente conferme sul fatto che ogni singolo consiglio ricevuto anni prima sia ancora valido. Al contrario, può essere utile prestare attenzione a eventuali cambiamenti nel proprio benessere, a nuove difficoltà o a informazioni scientifiche affidabili che mettano concretamente in discussione una determinata pratica. In altre parole, non è necessario vivere con il timore che ciò che oggi funziona possa essere “smentito” domani. È più utile considerare la conoscenza scientifica come uno strumento che viene progressivamente perfezionato. Se un'indicazione le è stata utile, non le crea problemi e continua a essere compatibile con le conoscenze attuali, non c'è generalmente motivo di sottoporla a una verifica continua soltanto perché, in futuro, la scienza potrebbe eventualmente evolvere. Il fatto stesso che lei si ponga questa domanda dimostra comunque un atteggiamento riflessivo: non si tratta di scegliere tra fiducia assoluta e diffidenza assoluta, ma di imparare a fidarsi di un sistema che prevede proprio la possibilità di correggersi e aggiornarsi. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
Buonasera, comprendo il dubbio che pone. La conoscenza scientifica non è immutabile: può evolvere ed essere modificata alla luce di nuove evidenze, e questo rappresenta una caratteristica del metodo scientifico, non necessariamente un suo limite. Nel suo racconto, però, mi soffermerei anche su un altro aspetto. Lei riferisce che il percorso psicologico si è concluso da anni, che sta bene e che alcune strategie apprese continuano ad esserle utili. A fronte di questo, compare oggi la necessità di sapere con certezza se ciò che le fa bene nel presente potrebbe, in un futuro imprecisato, rivelarsi sbagliato. Forse la domanda potrebbe allora diventare: quanto le è utile cercare oggi una certezza che, rispetto al futuro, nessuno può realmente garantirle? Possiamo prendere decisioni sulla base delle conoscenze disponibili nel presente, osservandone gli effetti e rivalutandole qualora emergano difficoltà o nuove esigenze. Diverso è sentire la necessità di controllare continuamente che qualcosa che sta funzionando sia ancora “giusto”. Se questo tipo di dubbio tende a ripresentarsi e a richiedere nuove rassicurazioni, potrebbe essere interessante osservare proprio il rapporto con l’incertezza, più che cercare una risposta definitiva al dubbio stesso.
Salve, cercherò di essere più chiara possibile. Il fatto che in passato siano state utilizzate pratiche successivamente rivelatesi inefficaci o dannose non significa che oggi tutte le conoscenze abbiano lo stesso grado di incertezza. La differenza fondamentale è il metodo: le pratiche attuali vengono studiate, confrontate e sottoposte a revisione sulla base delle nuove evidenze disponibili. Quando emergono dati che mettono in discussione un trattamento o un intervento, le indicazioni possono essere modificate. In psicologia, inoltre, non si dovrebbe valutare un metodo soltanto sulla base del fatto che “a me ha funzionato”. Il miglioramento individuale è importante, ma viene integrato con le evidenze provenienti dalla ricerca, con l'esperienza clinica del professionista e con le caratteristiche specifiche della persona. È questo, in sintesi, il principio dell'evidence-based practice. Nel suo caso, se un metodo (è sbagliato parlare di consigli quando ci si affida ad un professionista) ricevuto anni fa continua a essere utile, non le crea effetti negativi e la sua condizione è stabile, non è generalmente necessario vivere con il timore di dover verificare continuamente se quel metodo verificato scientificamente sia ancora valido. Nessuna persona potrebbe, del resto, controllare costantemente l'evoluzione della letteratura scientifica su tutto ciò che applica nella propria vita quotidiana. Allo stesso tempo, questo non significa considerare una pratica come una verità assoluta e immutabile. Un atteggiamento ragionevole è mantenere una fiducia critica: affidarsi alle conoscenze scientifiche disponibili e ai professionisti qualificati, rimanendo disponibili a modificare le proprie convinzioni qualora emergano evidenze solide e soprattutto qualora cambino le proprie necessità. In altre parole, l'obiettivo non è avere la certezza che una conoscenza non verrà mai modificata, perché la scienza non può offrirla. È accettare che le conoscenze possano evolvere e, proprio per questo, affidarsi a un sistema che prevede la possibilità di correggersi.
La sua domanda è molto comprensibile e tocca un punto centrale della scienza: le conoscenze possono evolvere, ma questo non significa che ciò che oggi è considerato valido sia necessariamente destinato a essere smentito. La differenza rispetto a pratiche del passato, come il salasso utilizzato per molte condizioni senza solide evidenze, sta proprio nel metodo scientifico: le attuali conoscenze vengono sottoposte a ricerca, verifica e revisione continua. In psicologia, inoltre, si cerca di basare gli interventi sulle evidenze disponibili e sul rapporto tra benefici, eventuali rischi e caratteristiche della singola persona. Non è quindi necessario controllare periodicamente se ogni consiglio ricevuto anni fa sia ancora “corretto”, soprattutto se sta bene, non presenta difficoltà attuali e quella modalità continua a esserle utile. Naturalmente, qualora comparissero nuovi sintomi, difficoltà o cambiamenti significativi, avrebbe senso confrontarsi nuovamente con un professionista. In generale, quindi, un atteggiamento equilibrato non consiste nel fidarsi ciecamente né nel mettere continuamente in discussione ciò che funziona, ma nell'affidarsi alle conoscenze scientifiche disponibili, mantenendo la possibilità di aggiornarle quando emergono nuove evidenze. La scienza, infatti, non promette conoscenze immutabili: offre il metodo migliore che abbiamo per correggere progressivamente ciò che sappiamo.
Buonasera, la sua riflessione tocca un aspetto importante: le conoscenze scientifiche, sia in medicina sia in psicologia, non sono immutabili, ma vengono continuamente sottoposte a verifica, approfondimento e revisione. Questo, tuttavia, non significa che ciò che viene utilizzato oggi sia privo di basi o destinato necessariamente a essere considerato dannoso in futuro. È utile distinguere tra pratiche ancora sperimentali e interventi che dispongono già di una maggiore solidità teorica, clinica e di ricerca. La scienza, in ogni caso, non può offrire una garanzia assoluta e definitiva, ma mette a disposizione le conoscenze più affidabili di cui disponiamo in un determinato momento. Nel suo racconto c’è poi un elemento molto concreto: il percorso svolto in passato sembra averle lasciato strumenti che, a distanza di anni, continuano a esserle utili e non le stanno creando disagio. In una situazione di questo tipo non vi è generalmente la necessità di sottoporre periodicamente quei contenuti a una sorta di “controllo” per verificarne la validità. Forse può essere interessante osservare anche un altro aspetto della sua domanda: quanto sia difficile accettare che, anche affidandoci a conoscenze solide e a professionisti competenti, non possiamo eliminare completamente una quota di incertezza. A volte il bisogno di essere certi che qualcosa rimarrà valido anche in futuro rischia di diventare più centrale dell’esperienza concreta che ne stiamo facendo nel presente. Un cordiale saluto, Dott. Gianluca Pignatelli
Gentile utente, il dubbio che pone è comprensibile: la conoscenza scientifica non è immutabile e nel tempo alcune pratiche vengono effettivamente riviste o abbandonate. Tuttavia, questo non significa che ogni indicazione attuale sia destinata a rivelarsi dannosa. La medicina e la psicologia cercano proprio di ridurre questo rischio attraverso la ricerca, il confronto tra studi, la verifica dei risultati e l'aggiornamento delle linee guida. Una conoscenza scientifica è quindi sempre rivedibile, ma non per questo priva di valore. Se un'indicazione ricevuta in passato continua ad aiutarla, non le crea effetti negativi e non riguarda una situazione che richiede un monitoraggio specifico, non sembra necessario controllare continuamente se sia ancora valida. Piuttosto, può essere utile mantenere un atteggiamento aperto: se in futuro dovessero emergere nuove esigenze o nuove informazioni rilevanti, potrà eventualmente rivalutare ciò che sta facendo. In questo senso, fidarsi della scienza non significa considerarla infallibile, ma accettare che rappresenti la migliore conoscenza disponibile in quel momento, mantenendo la possibilità di aggiornarla quando emergono nuove evidenze. Un caro saluto.
Buongiorno, capisco il suo dubbio, soprattutto perché nasce dal desiderio di essere sicuro di prendersi cura di sé nel modo giusto. La scienza evolve, ma questo non significa dover mettere continuamente in discussione ciò che oggi le fa bene. Se quei consigli l’hanno aiutata e continuano a farlo senza crearle problemi, può concedersi di fidarsi della sua esperienza e dei professionisti che l’hanno seguito. Cercare una certezza assoluta anche per il futuro rischierebbe, paradossalmente, di riaccendere proprio l’ansia che ha imparato a gestire.
Salve, la sua è una riflessione molto interessante, perché riguarda il nostro rapporto con la conoscenza, ma anche con il cambiamento e con l’incertezza. È vero che la cultura, la società e le conoscenze scientifiche cambiano nel tempo e che, di conseguenza, anche il modo in cui guardiamo alla realtà e a noi stessi può modificarsi. Questo però non significa necessariamente che ciò che oggi ci è utile perda valore solo perché in futuro potrebbe essere rivisto o approfondito. Mi viene da rilanciare una domanda che è già contenuta nella sua: che cosa le darebbe sapere con certezza che quei consigli sono ancora validi? Cosa cambierebbe per lei nel sapere che, anche a distanza di anni, ciò che sta facendo è ancora considerato corretto? Forse può essere interessante interrogarsi anche su questo bisogno di verifica, senza necessariamente dover trovare una risposta definitiva. Allo stesso tempo, può mantenere aperto lo sguardo verso ciò che cambia e, insieme, fidarsi della propria esperienza e del modo in cui quei consigli hanno avuto significato per lei e continuano eventualmente ad averlo. Non possiamo sapere oggi come saranno le conoscenze tra molti anni. Possiamo però osservare come stiamo nel presente e lasciare aperta la possibilità che, se qualcosa cambierà, anche il nostro modo di guardarla potrà cambiare. Se desidera approfondire questi discorsi, mi puo contattare, la ascolterò volentieri! Le auguro una buona giornata, dott.ssa Arianna Broglia
Salve, le tecniche e terapie che vengono applicate in psicologia sono basate su studi che ne attestano o meno l'efficacia. Ogni individuo è chiaramente diverso dall'altro, per cui è anche possibile che terapie efficaci per una persona risultino inefficaci per altre, soprattutto quando si parla di una materia così soggettiva come è quella della psiche umana. Spesso la psicologia e l'efficacia della terapia è data in primo luogo dalla relazione terapeutica che si crea tra il terapeuta ed il paziente, piuttosto che dalla teoria o tecnica sottostante. Le tecniche, inoltre, si adattano al contesto storico e culturale del momento, per cui teorie psicologiche di un secolo fa probabilmente non saranno più attuali ed applicabili alle future generazioni, figlie di profondi cambiamenti sociali che inevitabilmente modificano anche la modalità di fare esperienza del mondo. Credo però anche che non vi sia un corretto modo di porsi di fronte a tale domanda, del tutto lecita, ma solo delle opinioni che se scambiate possano aprire la mente ed arricchire il prossimo.
Buongiorno, la sua domanda è molto sensata perché tocca un punto fondamentale: la scienza non offre verità immutabili, ma conoscenze che vengono continuamente verificate, corrette e talvolta sostituite. Questo però non significa che ciò che oggi è considerato valido abbia la stessa probabilità di essere domani giudicato dannoso. Il paragone con pratiche storiche come il salasso è utile per comprendere che la medicina può sbagliare, ma oggi esistono metodi di ricerca, controlli, studi comparativi e sistemi di valutazione molto più rigorosi rispetto al passato. Inoltre è importante distinguere tra qualcosa che in futuro potrebbe risultare “superato” e qualcosa che potrebbe risultare “dannoso”. Un metodo può essere sostituito perché ne viene trovato uno più efficace senza che ciò significhi che quello precedente facesse male. Nel suo caso c'è poi un altro elemento importante: lei riferisce di stare bene da anni e di utilizzare ancora alcuni suggerimenti ricevuti senza percepire conseguenze negative. Questo dato non dimostra che quei consigli siano universalmente validi, ma è certamente rilevante per valutare la sua esperienza personale. Non credo quindi che sia necessario sottoporre periodicamente a verifica ogni indicazione psicologica ricevuta in passato. Si rischierebbe, paradossalmente, di trasformare una prudenza ragionevole in una ricerca continua di certezza: “e se quello che sto facendo fosse diventato sbagliato?”. Una certezza assoluta, in medicina come in psicologia, non è possibile ottenerla. Un criterio ragionevole può essere questo: affidarsi alle conoscenze scientifiche e ai professionisti competenti nel momento in cui ne abbiamo bisogno, osservare gli effetti di ciò che facciamo e rivalutare la situazione quando compaiono nuovi problemi, effetti indesiderati o quando ciò che prima funzionava smette di funzionare. Diverso sarebbe naturalmente il caso di terapie farmacologiche, trattamenti medici continuativi o pratiche che comportano possibili rischi fisici: lì i controlli periodici possono essere parte integrante della cura. Se invece un percorso psicologico si è concluso, la persona sta bene e alcuni apprendimenti continuano ad esserle utili, non vi è necessariamente motivo di riaprire periodicamente il caso soltanto per verificare se, nel frattempo, la teoria scientifica sia cambiata. In altre parole, è ragionevole accettare che la conoscenza possa evolvere senza sentirsi obbligati a controllarla continuamente. Un caro saluto.
Gentilissimo, se lei continua a stare bene perchè si pone il problema? Il progresso scientifico non annulla l'efficacia di ciò che in passato, ancorché oggi superato, ha funzionato. Spero di averle risposto. Un caro saluto Alessandra Galli Psicologa Milano
Caro utente, la sua domanda è importantissima per la filosofia della scienza Sia la medicina che la psicologia sono scienze di letteratura. Il che vuol dire che tutta la nostra conoscenza deriva dalla statistica sull'efficacia di ogni trattamento che applichiamo. Si tratta delle terapie "evidence based", ovvero fondate sull'evidenza a breve e/o lungo termine della loro efficacia. Tuttavia, il senso stesso dell'efficacia può variare nel tempo! I modelli di salute mentale e fisica sono tracciati al giorno d'oggi dall'OMS, ma sono molto ampi, e sono un modello convenzionale figlio della società in cui viviamo. Di conseguenza cambia anche a seconda del periodo storico in cui viviamo, soprattutto per quanto riguarda la psicologia! Difatti, sia i medici che noi psicologi, adottiamo le indicazioni dell'OMS tenendo sempre a mente che l'unicità delle persone rimane la cosa più importante da tenere a mente. Soprattutto per quanto riguarda la psicologia, quindi, sono i pazienti a decidere se stanno bene o meno. è sempre il loro vissuto a decidere se una determinata gestione di un malessere sia soddisfacente o meno. Tuttavia il metodo scientifico, nato con Galileo nel 1600 e migliorato con Karl Popper durante il secolo scorso, e quindi assente in epoca medievale, ci permette di prevedere con un'ottima probabilità l'esito delle nostre terapie a livello pratico: curare un malanno fisico, ridurre e rendere gestibile un fastidio psicologico o un sintomo, e così via. Questa comprensione del funzionamento della psiche e del corpo certamente è in costante aggiornamento, ma ci permette comunque di operare efficacemente al netto delle nostre umane limitazioni. Dal punto di vista del paziente: provare, mettersi in gioco e sperimentarne l'efficacia è la cosa migliore da fare! Infondo: cosa cambia se si guarisce con un metodo antiquato rispetto che con uno moderno? E le terapie oggi considerate dannose, in realtà, erano semplicemente indagate male al tempo, o non indagate affatto. Se vuole verificare di persona l'efficacia di un trattamento specifico può provare a consultare i database di letteratura scientifica quali PubMed, che ha molti paper accessibili gratuitamente, o può cercare libri specifici che parlino dell'argomento nel dettaglio. Questo le darà una comprensione molto più tridimensionale sia sulla forza sia sui limiti imprescindibili della scienza. Resto disponibile per chiarimenti ulteriori!
Gentile utente, oggi la psicologia è una disciplina scientifica a differenza di quanto accadeva in passato. Si fa ricerca, i professionisti e le professioniste sono obbligati a una formazione continua e c'è tanta informazione e conoscenza. Le direi che questo potrebbe bastare come risposta ai suoi dubbi. Probabilmente però se pone questi interrogativi per lei non sono rassicurazioni sufficienti. Mi chiedo se questi dubbi non nascano da una sua difficoltà nell'affidarsi all'altro. In generale, mi sento di dirle che se sente di stare bene e che quelle cose funzionano per lei, può fidarsi delle sue sensazioni e affidarsi all'esperto. Un caro saluto
Salve, la sua è una riflessione molto interessante e, in realtà, tocca un principio fondamentale della medicina e della psicologia scientifica: **le conoscenze non sono considerate definitive, ma vengono continuamente sottoposte a verifica e aggiornamento**. Il fatto che in passato siano state utilizzate pratiche oggi abbandonate non significa che la medicina o la psicologia attuali siano necessariamente destinate a rivelarsi dannose in futuro. Significa piuttosto che il progresso scientifico consiste anche nel riconoscere, attraverso la ricerca e l’esperienza clinica, quali interventi siano realmente efficaci, quali presentino rischi e in quali circostanze debbano essere modificati o sostituiti. In psicologia questo aspetto è particolarmente importante: le indicazioni terapeutiche vengono valutate sulla base delle evidenze disponibili, dei possibili benefici e dei potenziali rischi. Naturalmente, nessuna conoscenza scientifica può offrire una garanzia assoluta e immutabile per tutti i casi. Anche un intervento efficace può essere inappropriato per una determinata persona o in una determinata fase della vita. Nel suo caso, però, se i consigli ricevuti anni fa le hanno consentito di stare meglio, continuano a esserle utili e non le provocano conseguenze negative, **non è necessario vivere con il timore di dover controllare continuamente se ogni singola indicazione sia ancora valida**. Un atteggiamento ragionevole è affidarsi alle conoscenze scientifiche disponibili e a professionisti qualificati, mantenendo al tempo stesso una certa apertura alla possibilità che le conoscenze possano evolvere. Non è quindi necessario rivalutare periodicamente, in assenza di nuovi problemi, ogni comportamento o strategia che sta funzionando. Una rivalutazione può invece essere utile se dovessero comparire nuovi sintomi, cambiamenti significativi nella sua situazione personale oppure dubbi specifici sull'opportunità di continuare ad applicare una determinata indicazione. In altre parole, **la fiducia nella scienza non richiede di considerare infallibili né la scienza né i professionisti**: significa accettare che le conoscenze disponibili siano le migliori che abbiamo in quel momento, pur sapendo che potranno essere perfezionate. È proprio la possibilità di correggersi sulla base di nuove evidenze a costituire uno dei punti di forza del metodo scientifico. Se desidera comprendere meglio quanto siano ancora attuali i consigli ricevuti in passato, può comunque essere utile approfondire la questione con uno specialista, soprattutto se mi indica quali siano concretamente le strategie che continua ad utilizzare. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente il dubbio che descrive è un meccanismo tipico dell'ansia e del bisogno di controllo: avere la garanzia del futuro, per sentirsi al sicuro nel presente. Un metodo è valido se risponde ai suoi bisogni nel momento presente. Continuare a verificare se questo metodo funzionerà anche tra trent'anni, la porta a mantenere uno stato di allerta, che non la fa stare bene. Il lavoro terapeutico potrà aiutarla a tollerare l'incertezza del futuro e fidarsi delle proprie risorse nel presente, interrompendo il circolo vizioso del controllo. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti Dott.ssa Sara Di Blasio
Gentile utente, la sua riflessione è molto lucida e tocca un principio fondamentale della scienza: il sapere medico e psicologico non è immutabile, ma si perfeziona nel tempo grazie alla ricerca e all'evidenza clinica. Tuttavia, tra l'evoluzione delle teorie e l'esperienza individuale c'è un parametro pratico fondamentale: il suo benessere concreto. Gli strumenti appresi nel suo percorso per gestire l'ansia non sono sostanze o interventi invasivi con tossicità latente a lungo termine, ma strategie comportamentali e cognitive che hanno modificato la sua risposta agli eventi. Se queste strategie continuano a farla stare bene, a garantirle serenità e a non limitare la sua libertà, il criterio di validità più solido nel suo quotidiano è proprio l'efficacia che sperimenta. Il bisogno di verificare periodicamente qualcosa che funziona già bene rischia di essere un paradosso, quasi una nuova forma di ipercontrollo o di dubbio ansioso. La scienza si aggiorna costantemente, ma affidarsi con serenità a ciò che si è dimostrato utile e funzionale per la propria vita è un atteggiamento ragionevole e sano. Se in futuro dovesse avvertire nuovi disagi o sentire che quegli strumenti non rispondono più ai suoi bisogni, quello sarà il momento opportuno per un confronto con uno specialista e per aggiornare le proprie strategie. Un caro saluto, Dott. Sandro Mangano, psicologo e direttore clinico del centro NeuFitLab
Gentile utente, la Sua domanda è molto sensata e tocca il modo stesso in cui funziona la scienza. Le conoscenze scientifiche non sono definitive, ma si correggono attraverso la ricerca, ed è proprio questo meccanismo di revisione a renderle più affidabili di molte pratiche del passato, che non venivano verificate in modo sistematico. Le strategie psicologiche oggi utilizzate per l'ansia sono sostenute da numerosi studi controllati: è più probabile che vengano affinate che stravolte. Nel Suo caso vale anche un criterio pratico: se ciò che applica La fa stare bene, non Le crea difficoltà e non Le limita la vita, non c'è ragione di sottoporlo a una verifica continua. Affidarsi alle conoscenze del proprio tempo, restando attenti a eventuali segnali di disagio, è un atteggiamento ragionevole ed equilibrato.
Gentile utente, la sua riflessione è estremamente lucida e tocca il cuore dell'epistemologia scientifica, ovvero la filosofia della scienza: il metodo scientifico non produce dogmi, ma modelli che si aggiornano e si perfezionano nel tempo. Tuttavia, dal punto di vista clinico, è necessario disinnescare subito un errore di valutazione che rischia di trasformare questo legittimo dubbio intellettuale in una trappola ansiosa basata sul controllo. Esiste una differenza abissale tra un intervento medico invasivo (come il salasso o vecchi trattamenti farmacologici) e una strategia psicologica/psicoterapeutica. I primi agiscono sulla biologia alterandola e potendo causare danni collaterali fisici a prescindere dalla percezione del paziente. Le tecniche psicologiche sono strumenti di adattamento: se la tecnica le consente di abbassare l'ansia e vivere bene, la sua validità è già dimostrata empiricamente nel suo "laboratorio" personale. In psicologia clinica il focus non è la "verità assoluta", ma la "funzionalità". Un comportamento o una tecnica sono validi se risultano adattivi, ovvero se producono benessere e non generano sofferenza collaterale. Se il metodo che usa da anni funziona, non può diventare retroattivamente "dannoso" solo perché in futuro la letteratura scientifica inventerà nomi nuovi o modelli più complessi per spiegare perché funziona. Sentire il bisogno di rivalutare periodicamente pratiche che stanno già dando risultati eccellenti è, di fatto, un meccanismo ansioso. L'ansia si nutre dell'incertezza futura (il "e se un domani scoprissero che...?") per spingerla a cercare garanzie continue nel presente. Assecondare questo bisogno innescherebbe solo un inutile circolo vizioso di dubbio e rassicurazione. Il modo corretto e razionale di porsi è la delega delle competenze: l'aggiornamento dei paradigmi teorici e la verifica della letteratura spettano alla comunità scientifica e ai professionisti. Il suo unico indicatore di riferimento deve rimanere la sua personale qualità della vita. Applichi la regola d'oro del pragmatismo: se un meccanismo funziona e non produce danni, non va riparato, né messo in discussione. Spero di averla aiutata, un cordiale saluto, Silvio.
Salve, la sua domanda tocca un aspetto reale della medicina e della psicologia: le conoscenze scientifiche non sono definitive. Alcune pratiche vengono modificate o abbandonate proprio perché nuove evidenze permettono di comprenderne meglio efficacia, limiti ed eventuali rischi. Paradossalmente, però, questa possibilità di correggersi è una caratteristica del metodo scientifico, non necessariamente una ragione per non potersi affidare ad esso. Nel suo caso mi sembra però interessante un altro aspetto. Lei racconta che il problema d’ansia per cui si era rivolto allo psicologo appartiene ormai al passato, che sta bene da diversi anni e che alcune indicazioni ricevute continuano ad esserle utili e non sembrano procurarle conseguenze negative. Eppure compare una nuova domanda: “come posso essere certo che un giorno non scoprirò che quello che sto facendo è sbagliato?”. Una certezza assoluta di questo tipo non possiamo averla. Possiamo affidarci alle migliori conoscenze disponibili in un determinato momento, osservare gli effetti che qualcosa produce su di noi e rivalutare una scelta quando emergono nuove ragioni per farlo. Questo vale in moltissimi ambiti della vita. Mi domando quindi se, almeno in parte, la sua domanda non abbia anche qualche somiglianza con il funzionamento dell’ansia che aveva conosciuto in passato. Non tanto nel contenuto, che è perfettamente sensato, quanto nella ricerca di una garanzia rispetto al futuro: “posso continuare tranquillamente oppure devo periodicamente controllare che sia ancora tutto giusto?”. Se per sentirsi sufficientemente sicuro dovesse verificare periodicamente qualcosa che da anni funziona e non le crea problemi, ogni verifica potrebbe rassicurarla per un po’, lasciando però aperta la necessità della verifica successiva. Naturalmente il discorso sarebbe diverso se parlassimo di un trattamento farmacologico, di una condizione medica che richiede controlli o di una pratica che producesse nuovi sintomi o effetti indesiderati: in questi casi le rivalutazioni possono essere parte stessa della cura. Ma non esiste una necessità generale di sottoporre periodicamente a revisione qualsiasi indicazione psicologica appresa anni prima e che continua a inserirsi positivamente nella propria vita. Forse, quindi, il criterio non può essere “devo sapere con certezza che anche tra trent’anni la scienza considererà corretto ciò che faccio oggi”. Un criterio più realistico potrebbe essere: “con le conoscenze disponibili, questa modalità mi è stata indicata da un professionista, mi ha aiutato e continua a non procurarmi difficoltà; se in futuro emergerà un problema concreto, potrò rivalutarla”. In questo senso affidarsi non significa credere che professionisti e conoscenze scientifiche siano infallibili. Significa anche accettare che non possiamo controllare oggi tutte le conoscenze che avremo domani. E forse, nel suo caso, vale la pena osservare soprattutto se la domanda rimane una curiosità ragionevole oppure comincia a trasformarsi nella necessità di ottenere una certezza che, una volta raggiunta, ha bisogno di essere nuovamente controllata.
Buongiorno, la validità di una teoria scientifica, sia che ci troviamo in campo psicologico che medico, non è mai assoluta nè definitiva, per cui la sua domanda ha certamente senso. Le teoria dipendono sempre dal punto di vista dell'osservatore, dal fenomeno osservato e dagli strumenti con cui lo si osserva, per questo non siamo in grado di spiegare tutto, e per questo le teorie possono essere modificate o sostituite qualora emergano dati ed evidenze che esse stesse no0n sono più in grado di spiegare. Nonostante il carattere provvisorio della scienza, ci sono tuttavia delle buone notizie! La validità di una teoria scientifica si fonda su una serie di criteri, cosa che in passato (e m i riferisco al suo stesso esempio circa i salassi, ma gli esempi sono di gran lunga più numerosi) assolutamente non avveniva...Quindi, per rispondere alla sua domanda, se tra qualche anno una terapia che oggi si dimostra efficace possa risultare superata da un approccio che si rivela più efficace può darsi, questo è il naturale corso delle ricerche e del progresso scientifico, ma controllare continuamente la validità di una teoria , anche laddove questa ad oggi funziona, rischia di farla "pericolosamente" scivolare nel sentiero della paranoia. Cordialmente.
Buongiorno, la sua è una domanda molto interessante e, in un certo senso, tocca una questione centrale non solo della psicologia, ma della conoscenza scientifica in generale: ciò che oggi consideriamo valido non è una verità immutabile, ma una conoscenza che viene continuamente sottoposta a verifica, revisione e confronto con nuove evidenze. Il fatto che nella storia della medicina e della psicologia siano esistite pratiche oggi considerate superate o dannose non significa che la conoscenza attuale sia priva di valore. Significa piuttosto che la scienza procede anche attraverso la possibilità di mettere in discussione ciò che si ritiene acquisito. La differenza importante rispetto al passato è proprio la presenza di un metodo che consente di accumulare evidenze, confrontare risultati, riconoscere i limiti di una teoria e modificarla quando emergono dati nuovi. Da una prospettiva sistemico-relazionale, trovo particolarmente interessante anche un altro aspetto della sua domanda: il significato di “funziona”. Gregory Bateson ci ha insegnato a considerare i fenomeni non come elementi isolati, ma all'interno delle relazioni e dei contesti in cui prendono forma. Anche un intervento psicologico, quindi, non è qualcosa che possiede un effetto assoluto e indipendente dalla persona, dalla sua storia e dal contesto: ciò che può essere utile per una persona in un determinato momento può non esserlo per un'altra o nello stesso modo in un momento diverso. Per questo, personalmente, non penserei alla validità di un percorso psicologico come a qualcosa che debba essere controllato periodicamente per paura che “domani venga scoperto che era tutto sbagliato”. Mi sembra più utile considerare la conoscenza scientifica come qualcosa di dinamico, che offre oggi gli strumenti migliori disponibili sulla base delle evidenze accumulate, mantenendo però una necessaria apertura alla revisione. Anche nella storia della terapia familiare e sistemica si può vedere molto bene questo processo: concetti, modelli e modalità di intervento sono cambiati nel tempo, proprio perché le generazioni successive di terapeuti hanno messo in discussione e rielaborato quelle precedenti. Questo non rende inutili gli approcci del passato: significa che la disciplina è cresciuta anche attraverso il confronto critico con la propria storia. Nel suo caso, inoltre, c'è un elemento concreto che trovo significativo: lei riferisce che quei suggerimenti le sono stati utili, che li applica ancora e che da diversi anni sta bene. Non è necessario vivere questo dato con diffidenza. Può semplicemente considerarlo per ciò che è: un'esperienza che, nel suo percorso personale, ha avuto un significato e un'utilità. Forse il punto di equilibrio sta proprio qui: affidarsi alle conoscenze e ai professionisti sulla base delle migliori evidenze disponibili, mantenendo al tempo stesso una posizione curiosa e non dogmatica. Non è necessario controllare continuamente se ciò che ci ha fatto bene sia ancora “scientificamente corretto”; è però sempre possibile, qualora emergano nuovi bisogni o nuove domande, rimettere in discussione ciò che si sta facendo. In fondo, anche questo è un principio molto vicino al pensiero sistemico: non tanto cercare certezze definitive, quanto mantenere la capacità di osservare, interrogarsi e modificare il proprio modo di comprendere le cose quando il contesto e le conoscenze cambiano. Un caro saluto.
Il fatto che la conoscenza possa cambiare non significa che dobbiamo vivere diffidando continuamente di ciò che oggi sappiamo: altrimenti anche stare bene diventerebbe motivo di preoccupazione. Potrebbe chiedersi: “Sto cercando nuove informazioni perché ne ho realmente bisogno o per avere la certezza assoluta di non sbagliare?” e “Se un metodo mi aiuta e non mi crea problemi, quanto spazio voglio lasciare all’incertezza inevitabile della conoscenza?”. La scienza non promette verità eterne, ma strumenti per correggersi quando emergono evidenze migliori. Rimango a disposizione per poter approfondire adeguatamente in un contesto più adeguato.
Salve, è molto interessante la sua domanda e comprendo la sua perplessità, è un dubbio che merita una risposta chiara e rigorosa. La differenza fondamentale tra le pratiche del passato e la psicologia moderna risiede in un elemento preciso, ovvero il metodo scientifico. In passato ci si affidava a intuizioni, tradizioni o teorie non verificate e questo è fondamentale. Oggi la psicologia è a tutti gli effetti una scienza empirica che non si basa su opinioni o consigli personali, ma su criteri di validità e affidabilità. Prima che un intervento psicologico venga considerato efficace e venga utilizzato, deve superare processi di misurazione e verifica. Si utilizzano protocolli di ricerca, sperimentazioni cliniche e strumenti statistici per misurare oggettivamente i cambiamenti nei pensieri, nel comportamento e persino nei parametri neurobiologici. Inoltre, una strategia non viene approvata solo perché funziona in un singolo caso, ma perché dimostra di essere replicabile, misurabile e sicura su un ampio campione di popolazione. In scienza, ciò che non può essere dimostrato e misurato semplicemente non viene integrato nei protocolli terapeutici ufficiali, e così avviene quindi in psicologia. Nel suo caso, i consigli e gli strumenti che ha appreso a suo tempo e che applica tuttora con successo sono il frutto di questa validazione scientifica ed il fatto che le stiano garantendo benessere a distanza di anni è la conferma della loro efficacia. Per questo motivo, è ragionevole affidarsi con serenità alle conoscenze scientifiche e ai professionisti qualificati, senza avvertire il bisogno di controllare o rimettere in discussione ciò che sta già funzionando. La scienza continua a evolversi per affinare e migliorare le proprie tecniche, ma le basi dell'efficacia terapeutica e della salute mentale che oggi utilizziamo sono dimostrate e sicure. Può quindi godersi in tutta tranquillità la qualità di vita e l'equilibrio che ha saputo raggiungere. Spero di esserle stata di aiuto e di averle chiarito il dubbio. Un saluto!
Il Suo dubbio è legittimo, eppure, se una strategia appresa in passato Le ha portato beneficio, continua a farlo e non genera alcun disagio presente, non vi è alcuna ragione clinica o logica per ridiscuterla o sottoporla a revisione, poiché l'efficacia concreta sulla Sua vita costituisce già la validazione più importante; la necessità di un nuovo consulto sorge solo ed esclusivamente laddove quello strumento dovesse smettere di funzionare o di fronte all'insorgere di nuove problematiche, permettendole così di vivere il Suo benessere attuale con piena serenità.
Salve, il dubbio che pone è molto sensato. La scienza cambia proprio perché verifica continuamente ciò che riteneva valido, correggendosi quando emergono nuove evidenze. Detto questo, se un’indicazione le è stata utile, continua a farla stare bene e non le crea conseguenze negative non c’è motivo di vivere nella necessità di controllarla continuamente. In genere è ragionevole affidarsi alle conoscenze scientifiche attuali e ai professionisti qualificati mantenendo però una certa flessibilità. Una rivalutazione può avere senso se qualcosa cambia: se ricompaiono sintomi, se una strategia smette di essere utile o se iniziano a comparire effetti indesiderati. Più che cercare una certezza assoluta, che in medicina e psicologia non esiste, l’obiettivo è avere un rapporto equilibrato con l’incertezza.
La medicina e la psicologia evolvono, alcune pratiche del passato sono state abbandonate perché nuove evidenze ne hanno mostrato limiti o rischi. La pratica basata sulle evidenze non consiste nel considerare una tecnica “vera per sempre”, ma nell’integrare le migliori conoscenze disponibili, l’esperienza clinica del professionista e le caratteristiche, i valori e le preferenze della persona. Le decisioni dovrebbero essere condivise, valutando con attenzione benefici, limiti, rischi e alternative. Nel suo caso, ritengo che i consigli ricevuti, non le stanno creando danno, perchè lei riferisce di stare stabilmente meglio. Se quelle indicazioni sono semplici strategie di gestione dell’ansia, abitudini di vita, modalità di affrontare i pensieri o comportamenti che migliorano il suo benessere, non c’è motivo di verificarne periodicamente la “validità scientifica” solo per timore che in futuro possano essere rivalutati. La posizione più equilibrata è quindi affidarsi a professionisti qualificati e alle migliori conoscenze disponibili al momento, mantenendo un atteggiamento vigile ma non ipercontrollante. Non serve una certezza assoluta ,che in medicina non esiste, ma una fiducia ragionevole da aggiornare quando ci sono motivi concreti per farlo. Se nota che questi dubbi la portano a controllare ripetutamente, cercare rassicurazioni o mettere continuamente in discussione scelte che stanno funzionando, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo: non per riaprire una terapia che è stata utile, ma per comprendere se il bisogno di certezza stia diventando esso stesso fonte di ansia. Il controllo e la richiesta ripetuta di rassicurazione possono infatti mantenere le preoccupazioni, mentre registrare e ridurre gradualmente questi comportamenti può aiutare a interrompere il circolo. In sintesi: sì, è ragionevole affidarsi alle conoscenze e ai professionisti del presente, osservando come sta e rivalutando solo quando emergono motivi reali, non per l’esigenza di eliminare ogni incertezza sul futuro.
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Salve, Paragonare la psicoterapia ai salassi del passato è un'argomentazione raffinata, ma rischia di essere un'ottima difesa per non godersi il benessere conquistato. Se un metodo l'ha aiutata e oggi sta bene, come lei ha scritto, la sua efficacia è già nei fatti. Quando mette sotto 'controllo di qualità' ciò che già funziona, mi domando se non sta forse usando il dubbio per sabotare la sua stessa serenità. Ci ha pensato? Cordiali saluti
Caro paziente, La sua riflessione è sensata e mostra spirito critico. Il fatto che sia guarito da anni e applichi ancora alcuni consigli indica che quel metodo ha funzionato per lei. Il dubbio "e se in futuro fosse considerato dannoso?" è però un'incertezza non risolvibile, e va trattata come tale. Fidarsi delle conoscenze attuali non significa credere che siano definitive, ma scegliere la migliore opzione disponibile e restare aperti a cambiare se emergono motivi concreti.
Gentile...la domanda che si pone è molto profonda e rivela, di base, un'ottima capacità di riflessione e ragionamento. Sono vere due cose. Oggi tanto la medicina che la psicologia contano su un corpo di conoscenze scientifiche estremamente più avanzato, ma soprattutto aprendo il web si può ricercare in pochi istanti le conoscenze aggiornate su qualsiasi argomento, a patto di avere delle conoscenze di base. Una volta, soprattutto in psicologia, si accettavano senza discutere pratiche con scarso o nessun fondamento solo perché erano insegnate da grandi nomi, oggi per fortuna non è più così. D'altro canto anche oggi continua ad essere "epidemica" una grande superficialità e pressappochismo. Per fare un esempio che mi è caro, grandi scienziati, anche Nobel, hanno dimostrato che alzare la concentrazione nel sangue di alcune vitamine porta grandi benefici sia per la prevenzione che per la cura di numerose malattie, penso alla D3 e K2, la C, la E, il gruppo B, che mi è particolarmente caro perché opportunamente bilanciato nelle componenti B1, B3, B6, B12 conduce a benefici notevolissimi in malattie psichiatriche e neurologiche, tutto ciò sostenuto da grossi nomi anche in ambito universitario. Purtroppo tutto ciò spesso viene omesso. L'unica nostra difesa, per dir così, è quella di informarsi sul curriculum del professionista e, se piace ed interessa, seguire alcuni dei numerosissimi canali video di affermati professionisti della salute. Grazie a Dio diversi tra loro regalano a piene mani info preziose per la nostra salute ed il nostro benessere. Cordialmente
Se il percorso fatto ti ha aiutato, trovo corretto che utilizzi le tecniche che ti aiutano a rimanere in equilibrio. Cambierei prospettiva: tu, nel tempo, cambi. Oggi non sei la stessa persona che eri ieri. Il mondo si evolve, La società anche. Così come la medicina. Non cercare in maniera assoluta la verità perchè questa è sempre relativa e soggettiva. Cerca sempre la tua verità: ciò che ti fa stare bene, ciò che ti fa funzionare bene, per te va bene. Questo è il metro di misura, a mio avviso, che dovresti usare. Un caro saluto
Buongiorno, il dubbio che esprime riguarda un tema più generale: il rapporto con l’incertezza e con il carattere necessariamente evolutivo delle conoscenze scientifiche. Il fatto che nel tempo alcune pratiche siano state abbandonate non significa che le conoscenze attuali abbiano lo stesso livello di evidenza: i metodi scientifici vengono progressivamente valutati e modificati sulla base delle nuove evidenze disponibili. Nel suo caso, se un approccio le ha consentito di stare meglio senza conseguenze negative, non emerge dal racconto una necessità di verificarlo continuamente. La tendenza a dover controllare ripetutamente se ciò che si sta facendo sia ancora corretto potrebbe invece meritare un approfondimento psicologico, soprattutto se dovesse diventare fonte di preoccupazione. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora
Salve, il dubbio che pone è comprensibile e tocca un punto importante: le conoscenze scientifiche non sono definitive, ma vengono corrette e aggiornate nel tempo proprio perché nuovi dati possono modificare ciò che sappiamo. Questo però non significa che ciò che oggi viene utilizzato sia semplicemente una “verità provvisoria” da controllare continuamente. In medicina e psicologia si cerca di basarsi sulle migliori evidenze disponibili in quel momento, valutando benefici, rischi e caratteristiche della singola persona. Inoltre c’è una differenza importante tra un trattamento medico che continua ad agire sull’organismo, per il quale possono essere indicati controlli periodici, e una strategia psicologica appresa anni fa che lei utilizza autonomamente e che continua a esserle utile senza procurarle difficoltà. Nel secondo caso, se una modalità la aiuta, non la limita e non le provoca conseguenze negative, generalmente non c’è motivo di sottoporla continuamente a verifica per il timore che un giorno possa essere considerata superata. “Superato”, infatti, non significa necessariamente “dannoso”: spesso significa semplicemente che nel frattempo abbiamo trovato metodi più efficaci, più precisi o adatti a determinate persone. Può essere ragionevole rivalutare qualcosa se smette di funzionare, produce effetti indesiderati, interferisce con la vita oppure se emerge una nuova difficoltà che richiede un parere professionale. Diversamente, cercare periodicamente conferme sul fatto che ogni comportamento sia ancora scientificamente corretto rischierebbe di trasformare una sana prudenza in una ricerca di certezza che la scienza stessa non può offrire. Un atteggiamento equilibrato potrebbe quindi essere questo: affidarsi alle conoscenze e ai professionisti qualificati del momento, mantenere la disponibilità a cambiare idea se emergeranno nuove evidenze rilevanti, ma senza sentirsi obbligati a controllare continuamente ciò che nella propria esperienza continua a funzionare bene.
Gentile utente, la sua è una riflessione interessante, che riguarda un aspetto importante della scienza: le conoscenze non sono immutabili, ma si aggiornano nel tempo sulla base delle nuove evidenze. Affidarsi alla psicologia e alla medicina non significa credere che ogni conoscenza attuale sia definitiva, ma riconoscere che esistono metodi di ricerca e criteri scientifici che permettono di valutare l'efficacia e la sicurezza degli interventi, correggendo nel tempo ciò che si rivela inadeguato. Nel suo caso, il fatto che oggi stia bene e che alcuni strumenti appresi in passato continuino ad esserle utili è un elemento importante. Non è necessario rimettere continuamente in discussione qualcosa che funziona, in assenza di motivi concreti per farlo. Allo stesso tempo, è ragionevole mantenere un atteggiamento aperto e critico, distinguendo però la curiosità scientifica dal bisogno di ottenere la certezza assoluta che nulla possa cambiare in futuro. Forse il punto non è sapere se un metodo sarà considerato valido per sempre, ma poter fare affidamento sulle conoscenze disponibili oggi, sapendo che potranno essere aggiornate qualora emergessero nuove evidenze. Se il dubbio dovesse trasformarsi in un bisogno ricorrente di verificare che ogni scelta sia ancora corretta, potrebbe essere utile interrogarsi anche su quanto sia difficile tollerare questa inevitabile incertezza. In fondo, la scienza non offre certezze immutabili, ma strumenti per prendere decisioni ragionevoli sulla base delle migliori conoscenze disponibili.
Gentile, La ringrazio per aver posto una questione di straordinario interesse filosofico, scientifico e psicologico. Il dubbio che lei solleva è tutt'altro che banale e dimostra una grande capacità di riflessione critica. La risposta breve al suo interrogativo è: Sì, è assolutamente ragionevole (e psicologicamente sano) affidarsi alle conoscenze attuali e a ciò che nei fatti le sta facendo stare bene, senza sentire il bisogno di controllare o aggiornare continuamente le sue strategie. Per comprendere perché questa sia la postura più funzionale, proviamo a scomporre la questione su due piani: quello della scienza e quello del suo benessere individuale. 1. Il piano della Scienza: Perché oggi non siamo all'epoca dei "salassi" Il paragone con il salasso è storicamente suggestivo, ma c'è una differenza fondamentale tra la medicina del passato e la psicologia/medicina contemporanea: L'era pre-scientifica vs. l'Evidence-Based Practice (EBP): Il salasso veniva utilizzato sulla base di teorie filosofico-dogmatiche (la teoria degli umori di Ippocrate) senza alcuna verifica empirica. Oggi la psicologia e la medicina si basano sul metodo scientifico sperimentale, su studi controllati, neuroscienze e metacampionamenti. Evoluzione non significa "dannosità": Quando le conoscenze scientifiche si evolvono, raramente gli strumenti psicologici che funzionavano in passato diventano "dannosi". Più spesso vengono perfezionati, integrati o spiegati meglio. Un esercizio di gestione dell'ansia (come la ristrutturazione cognitiva o l'esposizione graduale) che funzionava trent'anni fa funziona oggi ed è probabile che funzionerà tra cinquant'anni, perché agisce sull'architettura neurobiologica del cervello umano, che non cambia in tempi così brevi. 2. Il piano Individuale: Il principio del "Pragmatismo Clinico" In psicologia esiste un principio cardine: ciò che per lei funziona, riduce la sofferenza e migliora la qualità della sua vita ha un valore reale e concreto. Se un consiglio o una tecnica appresa dal suo psicologo le permette da anni di gestire l'ansia e vivere serenamente senza controindicazioni o effetti collaterali, quel consiglio ha superato la prova più importante: la verifica della realtà sulla sua vita. Continuare a mettere in discussione uno strumento che funziona per il timore che un giorno la comunità scientifica possa dichiararlo superato equivale a smettere di guidare un'automobile sicura ed efficiente oggi solo perché tra trent'anni le auto saranno diverse. 3. Il tranello dell'Ansia: Il bisogno di certezza assoluta Dal punto di vista psicologico, vale la pena notare un piccolo dettaglio: la mente che ha sofferto d'ansia tende spesso a cercare la "garanzia assoluta". L'idea di dover "controllare periodicamente" se i vecchi consigli sono ancora validi rischia di essere un piccolo strascico di quel circuito di controllo che le creava disagio in passato. Accettare che la conoscenza umana sia imperfetta e in evoluzione, ma che gli strumenti attuali siano validi e funzionanti per lei, è un atto di fiducia sana e di flessibilità mentale. In conclusione Il modo corretto di porsi è godersi il benessere raggiunto. Continui ad applicare con serenità ciò che ha imparato e che si è dimostrato utile per lei. Se in futuro dovesse presentarsi un nuovo problema o se un vecchio strumento dovesse smettere di funzionare, solo allora avrà senso consultare nuovamente un professionista. Può fidarsi del suo percorso e della sua esperienza: la sua guarigione e il suo stare bene di oggi sono la prova migliore che il lavoro fatto è stato valido e corretto. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci
Salve, il dubbio che pone è comprensibile: la conoscenza scientifica è in continua evoluzione e ciò che oggi consideriamo valido può essere approfondito o rivisto in futuro. Tuttavia, questo non significa che ogni intervento attuale sia potenzialmente dannoso o che debba essere verificato continuamente. La scienza si basa proprio sulla possibilità di mettere alla prova le proprie conoscenze, correggerle e aggiornarle attraverso la ricerca. Affidarsi a professionisti qualificati e a metodi sostenuti da evidenze scientifiche è quindi una scelta ragionevole, pur riconoscendo che nessuna conoscenza è assoluta. Se i consigli ricevuti le sono stati utili, continua a stare bene e non le creano difficoltà, non è necessario rivalutarli periodicamente soltanto per il timore che un giorno possano essere considerati superati. È più utile osservare come funzionano concretamente nella sua vita e riconsiderarli se emergono nuove esigenze o conseguenze problematiche. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
La psicologia e la psicoterapia sono scienze sempre in movimento e in aggiornamento, dall'altra parte ciò che è l'applicazione sul campo è la co-costruzione di strategie utili al benessere del paziente, in cui questo ultimo risulti parte attiva e collaborativa nel processo di cura. I consigli invece sono risposte momentanee e magari non adatti a quella situazione particolare per cui si cerca quanto più possibile di evitarli, in quanto possono essere inefficaci o addirittura deleteri (sembrando imposizioni o intrusioni). Spero di esserle stata d'aiuto.
Buongiorno, il dubbio che pone è comprensibile. La conoscenza scientifica è in continua evoluzione e ciò che oggi consideriamo valido può essere aggiornato o rivisto in futuro. Questo, però, non significa che le conoscenze attuali siano inaffidabili. La differenza sta nel fatto che la medicina e la psicologia scientifiche si basano su studi, verifiche e revisioni delle evidenze disponibili. La disponibilità a rivedere le proprie convinzioni quando emergono nuove evidenze è una risorsa della scienza, non un segno della sua debolezza, dimostrando come non si affidi dogmaticamente a precetti e presupposti infondati. Se un consiglio l'ha aiutata e continua a esserle utile, senza causarle difficoltà, non c'è necessariamente motivo di rimetterlo continuamente in discussione. Se invece nota che certe pratiche/suggerimenti ora le creano disagio, può pensare di confrontarsi nuovamente con un professionista, per trovare la soluzione migliore alle sue esigenze attuali.
è ragionevole fidarsi perché oggi, al contrario di quello che accadeva in tempi remoti, le scienza prosegue per evidenze e replicabilità. Va da sé che se domani la ricerca per esempio, troverà soluzioni migliori, verosimilmente prenderanno il posto di quelle attuali, ma non perché siano inefficaci o lesive quelle dell'oggi.
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