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Esperienze

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Sono Silvio Bendinelli, psicologo clinico ad indirizzo cognitivo-comportamentale, laureato e specializzato in Psicologia Clinica e della Salute presso l'Università degli Studi di Firenze nel 2011.

Il mio obiettivo principale è offrirti uno spazio di ascolto sicuro, pratico e orientato al raggiungimento del tuo benessere psicologico. Lavorare come psicologo clinico significa per me garantire rispetto, dignità e libera espressione a ogni persona, riconoscendo lo sforzo di chi cerca di usare le proprie risorse per affrontare le inevitabili difficoltà della vita. Affrontare un percorso di supporto psicologico/psicoterapico permette di riconoscere e disinnescare i meccanismi disfunzionali che generano sofferenza e blocchi emotivi.

Nel mio lavoro clinico applico il modello cognitivo-comportamentale, un approccio basato sull'evidenza scientifica e focalizzato sul presente. Lavoreremo in modo collaborativo e attivo per analizzare gli eventi e identificare tutto ciò che genera malessere e frustrazione, strutturando un percorso chiaro, semplice e definito. Utilizzo strumenti pratici e concetti concreti, assegnando esercizi mirati tra una seduta e l'altra per consolidare i progressi all’interno della tua vita quotidiana.

Mi occupo specificamente della gestione di:

  • ansia e attacchi di panico;

  • depressione e disturbi dell'umore;

  • difficoltà relazionali e affettive;

  • gestione dello stress.

Ci tengo ad aggiungere che da oltre 12 anni collaboro con una delle principali organizzazioni umanitarie per la tutela dei diritti umani. Questa lunga esperienza sul campo ha radicato in me una profonda attenzione alla persona, all'empatia ed al rispetto della dignità individuale. All'interno del setting clinico questi valori si traducono non solo in una competenza professionale ma anche in un approccio rigorosamente privo di giudizio, accogliente e culturalmente sensibile. Queste sono premesse strutturali, indispensabili per garantire l'efficacia e la sicurezza del trattamento.

La terapia è come suonare un pianoforte in due, a quattro mani: la melodia viene fuori se entrambi i musicisti si coordinano contemporaneamente. Ti aiuterò a sviluppare strategie funzionali fornendoti la chiave di lettura necessaria per leggere lo spartito, imparare a suonare le note ed a riprendere il controllo, con consapevolezza, delle tue dinamiche cognitive ed emotive.

Grazie per aver letto fino a qui. Se lo desideri, ci vedremo in studio: sarò felice di aiutarti.

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Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia clinica

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Silvio Bendinelli
Studio di Psicologia Silvio Bendinelli

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    Salve! Mi fa piacere di esserti stato di supporto nel tuo percorso di vita. Cordiali saluti.


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    Ottimo professionista, competente e attento, mi è stato di grande aiuto.

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    Dott. Silvio Bendinelli

    Grazie davvero mille, mi fa piacere sapere di esserle stata di supporto!


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    Psicologo professionale ed empatico, sono riuscito ad affrontare un periodo difficile della mia vita affidandomi a lui.

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    Dott. Silvio Bendinelli

    Grazie moltissime per le belle parole, mi ha fatto piacere averla potuta supportare!


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    G.P.

    Mi sono trovata molto bene con Silvio, è preparato, sa ascoltare e trasmette serenità. Mi ha fatto un'ottima impressione. Consigliatissimo.

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    Dott. Silvio Bendinelli

    Grazie davvero mille per le belle parole! Mi ha fatto piacere esserti stata d'aiuto!


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    Ho trovato un professionista valido, disponibile all'ascolto, accogliente e preparato ad aiutarmi con le mie problematiche

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    Dott. Silvio Bendinelli

    Grazie davvero mille! Mi fa piacere si sia trovata bene!


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    Seduta importante, dettagliata e assai professionale...quindi molto utile !!

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve dottori, vorrei porvi una domanda riguardo alla fiducia nella psicologia e nella medicina. In

Salve dottori, vorrei porvi una domanda riguardo alla fiducia nella psicologia e nella medicina.

In passato sono state utilizzate alcune terapie che successivamente si è scoperto potessero essere dannose, come ad esempio il salasso e altre pratiche che oggi non vengono più utilizzate. Questo mi ha fatto riflettere.

Diversi anni fa sono stato seguito da uno psicologo per problemi di ansia e oggi, ormai da diversi anni, sto molto meglio. Alcuni dei consigli che mi aveva dato allora li applico ancora e per me la questione è sostanzialmente chiusa.

Mi è però venuto un dubbio: come posso sapere che un consiglio o un metodo che oggi viene considerato valido e che nel mio caso mi sta facendo stare bene non possa essere considerato, tra molti anni, dannoso o superato, come è successo in passato con alcune terapie?

Ovviamente non sono uno psicologo e non posso sapere autonomamente se le conoscenze scientifiche cambieranno. D’altra parte, se una cosa funziona e non mi crea problemi, non avrei motivo di tornare periodicamente a verificare se quel consiglio è ancora considerato valido.

Secondo voi, qual è il modo corretto di porsi davanti a questo problema? È ragionevole affidarsi alle conoscenze scientifiche e ai professionisti del momento senza sentire la necessità di controllare continuamente se ciò che si sta facendo è ancora corretto? Oppure sarebbe opportuno rivalutare periodicamente anche pratiche che stanno funzionando bene?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Silvio Bendinelli

Gentile utente,

la sua riflessione è estremamente lucida e tocca il cuore dell'epistemologia scientifica, ovvero la filosofia della scienza: il metodo scientifico non produce dogmi, ma modelli che si aggiornano e si perfezionano nel tempo.

Tuttavia, dal punto di vista clinico, è necessario disinnescare subito un errore di valutazione che rischia di trasformare questo legittimo dubbio intellettuale in una trappola ansiosa basata sul controllo.

Esiste una differenza abissale tra un intervento medico invasivo (come il salasso o vecchi trattamenti farmacologici) e una strategia psicologica/psicoterapeutica. I primi agiscono sulla biologia alterandola e potendo causare danni collaterali fisici a prescindere dalla percezione del paziente. Le tecniche psicologiche sono strumenti di adattamento: se la tecnica le consente di abbassare l'ansia e vivere bene, la sua validità è già dimostrata empiricamente nel suo "laboratorio" personale.

In psicologia clinica il focus non è la "verità assoluta", ma la "funzionalità". Un comportamento o una tecnica sono validi se risultano adattivi, ovvero se producono benessere e non generano sofferenza collaterale. Se il metodo che usa da anni funziona, non può diventare retroattivamente "dannoso" solo perché in futuro la letteratura scientifica inventerà nomi nuovi o modelli più complessi per spiegare perché funziona.

Sentire il bisogno di rivalutare periodicamente pratiche che stanno già dando risultati eccellenti è, di fatto, un meccanismo ansioso. L'ansia si nutre dell'incertezza futura (il "e se un domani scoprissero che...?") per spingerla a cercare garanzie continue nel presente. Assecondare questo bisogno innescherebbe solo un inutile circolo vizioso di dubbio e rassicurazione.

Il modo corretto e razionale di porsi è la delega delle competenze: l'aggiornamento dei paradigmi teorici e la verifica della letteratura spettano alla comunità scientifica e ai professionisti. Il suo unico indicatore di riferimento deve rimanere la sua personale qualità della vita. Applichi la regola d'oro del pragmatismo: se un meccanismo funziona e non produce danni, non va riparato, né messo in discussione.

Spero di averla aiutata, un cordiale saluto,

Silvio.


Salve a tutti, da un po' di tempo soffro di insonnia a causa del pensiero di essere arrivato a 30 an

Salve a tutti, da un po' di tempo soffro di insonnia a causa del pensiero di essere arrivato a 30 anni. Ogni volta che ci penso mi guardo indietro e faccio un bilancio negativo della mia vita come se non avessi mai fatto nulla di buono, inoltre ho cominciato una laurea che non riesco a finire mi manca un esame alla fine ma mi sembra un ostacolo insormontabile. Praticamente mi sveglio triste ansioso e arrabbiato e insoddisfatto della mia vita, mi sembra di rivivere ogni giorno lo stesso giorno. Quindi non so più cosa fare e come andare avanti.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Silvio Bendinelli

Gentile utente,

il compimento dei 30 anni agisce spesso come un "marcatore di passaggio" che, a causa di rigide (e del tutto arbitrarie) aspettative sociali, innesca spietati bilanci di vita. Ciò che sta vivendo non è il reale fallimento della sua esistenza, ma un cortocircuito cognitivo in cui l'ansia sta distorcendo la sua percezione oggettiva della realtà.

Afferma di non aver "mai fatto nulla di buono", ma contemporaneamente dichiara di essere a un solo esame dalla laurea. Questa è una contraddizione logica. Arrivare a un passo dalla laurea significa aver preparato, sostenuto e superato decine di esami negli anni precedenti. Il suo cervello sta filtrando via tutti i successi passati per focalizzarsi unicamente su ciò che manca. Deve ancorarsi ai dati di fatto: il suo libretto universitario smentisce matematicamente la sensazione di non aver costruito nulla.

L'esame le appare come un "ostacolo insormontabile" perché non lo sta guardando come una semplice prova accademica, ma lo ha caricato di un peso esistenziale. Inoltre, non laurearsi funge da meccanismo di difesa: finché rimane studente, rimanda l'ingresso definitivo nell'età adulta e le pressioni successive. Per sbloccare questa paralisi deve usare il frazionamento. Smetta di pensare all'esame nella sua interezza. Si ponga l'obiettivo microscopico di studiare o ripassare un singolo paragrafo al giorno. L'obiettivo attuale non è prendere 30, ma rimettere in moto il comportamento meccanico dello studio.

La sensazione di "rivivere ogni giorno lo stesso giorno" (e la conseguente insonnia da rimuginio) deriva dalla totale assenza di attivazione comportamentale. L'umore depresso e rabbioso mattutino si combatte modificando la struttura della giornata. Inserisca una singola variazione concreta fin dalle prime ore del mattino (una passeggiata di 15 minuti, uno spostamento fisico in biblioteca, un'attività manuale).

L'errore cognitivo di base è aspettare che tornino la motivazione e la serenità per ricominciare a vivere e a studiare. La dinamica clinica funziona esattamente al contrario: è l'esecuzione materiale dell'azione, per quanto faticosa all'inizio, a riattivare progressivamente la gratificazione e a spegnere il rimuginio ansioso. Inizi oggi stesso da una singola pagina o da una singola variazione nella sua routine.

Spero di esserle stato d'aiuto e che tutto proceda per il meglio, un cordiale saluto,

Silvio.


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