Salve dottori..sono una ragazza di 26 anni, ultimamente mi capita anche in ambito lavorativo, a cont
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Salve dottori..sono una ragazza di 26 anni, ultimamente mi capita anche in ambito lavorativo, a contatto con la gente, di vedere dei colleghi che guardano delle ragazze o comunque donne magari vestite bene o comunque ben messe ecco..inoltre non so se può essere anche che con il mio ex fidanzato io sia stata sempre un pò in paura perché lui sapevo e vedevo che certe volte guardava altre, o metteva like a ragazze che si mettono in mostra ecc..e con un collega ad esempio sembra come se ci provasse con me, però poi vedo che gli capita di guardare delle ragazze..è come se mi paragonassi..diciamo che sono una ragazza in carne, quindi non mi vedo molto bene diciamo..però allo stesso tempo sono carina, ma ci sono momenti in cui non penso cosi..quindi è come se mi paragonassi ad altre ragazze più belle, che gli altri guardano, come posso anche in modo concreto togliere questi pensieri, queste paranoie, e non avere il pensiero che altre siano più belle, come posso riportare il pensiero a me, o forse avere anche più autostima, come posso riuscire?
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che il problema non sia tanto il fatto che altre persone siano guardate o apprezzate, quanto il significato che questo assume per lei. Quando vede qualcuno osservare un'altra ragazza, sembra attivarsi rapidamente un confronto che la porta a chiedersi se sia abbastanza bella, desiderabile o interessante. In questi momenti, l'attenzione si sposta dall'osservazione dell'altro a una valutazione di sé, spesso molto severa. È possibile che alcune esperienze relazionali passate, come il vissuto con il suo ex fidanzato, abbiano contribuito a rendere questo tema particolarmente sensibile. Quando si è sentiti poco sicuri o confrontati con altre persone, può nascere l'abitudine a monitorare continuamente chi viene guardato, apprezzato o scelto, come se da questo dipendesse il proprio valore.
Un aspetto importante è che la bellezza e il valore personale non sono la stessa cosa. Lei stessa dice che in alcuni momenti si percepisce come una ragazza carina, mentre in altri no. Questo suggerisce che il problema potrebbe non essere il suo aspetto in sé, ma il modo in cui lo valuta a seconda delle circostanze e dello stato emotivo del momento.
Dal punto di vista pratico, può essere utile iniziare a notare quando scatta il confronto. Ad esempio, invece di chiedersi "Lei è più bella di me?", provi a osservare: "Sto entrando in una comparazione che mi fa soffrire". Questo piccolo passaggio aiuta a prendere distanza dal pensiero senza considerarlo automaticamente una verità. L'obiettivo non è convincersi di essere la più bella, ma smettere di misurare continuamente il proprio valore attraverso il confronto con gli altri.
L'autostima, infatti, cresce quando si impara a riconoscere il proprio valore in modo più ampio, includendo caratteristiche personali, relazionali, emotive e non soltanto l'aspetto fisico. Il fatto che oggi si renda conto di questo meccanismo è già un primo passo importante verso una maggiore serenità e sicurezza in sé stessa.
Un caro saluto.
Un aspetto importante è che la bellezza e il valore personale non sono la stessa cosa. Lei stessa dice che in alcuni momenti si percepisce come una ragazza carina, mentre in altri no. Questo suggerisce che il problema potrebbe non essere il suo aspetto in sé, ma il modo in cui lo valuta a seconda delle circostanze e dello stato emotivo del momento.
Dal punto di vista pratico, può essere utile iniziare a notare quando scatta il confronto. Ad esempio, invece di chiedersi "Lei è più bella di me?", provi a osservare: "Sto entrando in una comparazione che mi fa soffrire". Questo piccolo passaggio aiuta a prendere distanza dal pensiero senza considerarlo automaticamente una verità. L'obiettivo non è convincersi di essere la più bella, ma smettere di misurare continuamente il proprio valore attraverso il confronto con gli altri.
L'autostima, infatti, cresce quando si impara a riconoscere il proprio valore in modo più ampio, includendo caratteristiche personali, relazionali, emotive e non soltanto l'aspetto fisico. Il fatto che oggi si renda conto di questo meccanismo è già un primo passo importante verso una maggiore serenità e sicurezza in sé stessa.
Un caro saluto.
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Buongiorno,
da ciò che racconta sembra che, in alcune situazioni, il vedere altre donne ricevere attenzione da parte degli altri attivi in lei un confronto che la porta a mettere in discussione il proprio valore e la propria immagine. È comprensibile che esperienze passate, come quelle vissute nella relazione con il suo ex fidanzato, possano aver contribuito a rendere questi pensieri particolarmente presenti e dolorosi.
Spesso il disagio non nasce tanto dal fatto che gli altri possano notare persone considerate attraenti, quanto dal significato che attribuiamo a questi comportamenti e dalle conclusioni che traiamo su noi stessi. Quando ci sentiamo insicuri, infatti, il confronto con gli altri tende a diventare più frequente e a influenzare il modo in cui ci percepiamo.
Potrebbe essere utile provare a osservare questi momenti con curiosità, chiedendosi quali pensieri emergano esattamente quando si paragona alle altre ragazze e quali emozioni li accompagnino. Comprendere meglio questi meccanismi può rappresentare un primo passo per rafforzare l'autostima e costruire uno sguardo più equilibrato e benevolo verso se stessa.
Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui approfondire questi aspetti, comprendere l'origine di tali insicurezze e sviluppare strumenti utili per gestirle in modo più sereno.
Un caro saluto.
da ciò che racconta sembra che, in alcune situazioni, il vedere altre donne ricevere attenzione da parte degli altri attivi in lei un confronto che la porta a mettere in discussione il proprio valore e la propria immagine. È comprensibile che esperienze passate, come quelle vissute nella relazione con il suo ex fidanzato, possano aver contribuito a rendere questi pensieri particolarmente presenti e dolorosi.
Spesso il disagio non nasce tanto dal fatto che gli altri possano notare persone considerate attraenti, quanto dal significato che attribuiamo a questi comportamenti e dalle conclusioni che traiamo su noi stessi. Quando ci sentiamo insicuri, infatti, il confronto con gli altri tende a diventare più frequente e a influenzare il modo in cui ci percepiamo.
Potrebbe essere utile provare a osservare questi momenti con curiosità, chiedendosi quali pensieri emergano esattamente quando si paragona alle altre ragazze e quali emozioni li accompagnino. Comprendere meglio questi meccanismi può rappresentare un primo passo per rafforzare l'autostima e costruire uno sguardo più equilibrato e benevolo verso se stessa.
Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui approfondire questi aspetti, comprendere l'origine di tali insicurezze e sviluppare strumenti utili per gestirle in modo più sereno.
Un caro saluto.
Gentile utente,
viviamo in un'epoca in cui l'apparenza, anche mediatica, sembra avere un'importanza fondamentale, soprattutto in giovane età. Quasi inevitabilmente, nasce il bisogno di confrontarsi con altre persone, paragonare l'aspetto fisico o magari la popolarità. Si comincia, così, a misurare sé stessi con i parametri sbagliati, dettati da quello che pensano, dicono o fanno intendere le altre persone, piuttosto che da una motivazione intrinseca che spinge a valorizzare le proprie qualità.
L'aspetto esteriore, in realtà, è solo un involucro, un contenitore che rischia di produrre una lettura superficiale delle persone, che forse hanno ben altro da mostrare e dimostrare.
Ha giustamente parlato del concetto di autostima. Si chiama auto-stima proprio perché deriva da quello che pensiamo di noi stessi, dagli attributi che riconosciamo nel nostro carattere, dalle competenze, dalle doti di gentilezza, generosità, empatia, impegno, eccetera. Misurare l'autostima significa poter fare un elenco delle qualità per cui si è grati con sé stessi, quelle qualità che portano le persone a migliorare concretamente la loro vita e quella del mondo che le circonda, rendendole di fatto orgogliose di esistere.
Senza dubbio, ci sono molti pensieri intrusivi e distorsioni cognitive che non la stanno aiutando a leggere la realtà con una visione più ampia e la portano a concentrarsi solo su ciò che manca, su ciò che non è abbastanza, esaltando i difetti e minimizzando i pregi. La mente è capace di auto-sabotarsi, creando questi loop di pensieri negativi, domande senza risposta.
Ci sono però delle soluzioni a questa situazione che sta vivendo. Valuti un percorso di crescita personale, con un approccio che miri a ritrovare fiducia in sé stessa e a esprimere il suo potenziale. Con metodi efficaci saprà comprendere e accogliere la presenza di pensieri ed emozioni che ora le creano disagio e pian piano modificare il suo atteggiamento, trasformando questi pensieri ed emozioni in qualcosa di più utile e vantaggioso.
Se è interessata a un percorso psicologico di questo tipo, mi contatti per maggiori informazioni, sarò lieto di ascoltarla, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
viviamo in un'epoca in cui l'apparenza, anche mediatica, sembra avere un'importanza fondamentale, soprattutto in giovane età. Quasi inevitabilmente, nasce il bisogno di confrontarsi con altre persone, paragonare l'aspetto fisico o magari la popolarità. Si comincia, così, a misurare sé stessi con i parametri sbagliati, dettati da quello che pensano, dicono o fanno intendere le altre persone, piuttosto che da una motivazione intrinseca che spinge a valorizzare le proprie qualità.
L'aspetto esteriore, in realtà, è solo un involucro, un contenitore che rischia di produrre una lettura superficiale delle persone, che forse hanno ben altro da mostrare e dimostrare.
Ha giustamente parlato del concetto di autostima. Si chiama auto-stima proprio perché deriva da quello che pensiamo di noi stessi, dagli attributi che riconosciamo nel nostro carattere, dalle competenze, dalle doti di gentilezza, generosità, empatia, impegno, eccetera. Misurare l'autostima significa poter fare un elenco delle qualità per cui si è grati con sé stessi, quelle qualità che portano le persone a migliorare concretamente la loro vita e quella del mondo che le circonda, rendendole di fatto orgogliose di esistere.
Senza dubbio, ci sono molti pensieri intrusivi e distorsioni cognitive che non la stanno aiutando a leggere la realtà con una visione più ampia e la portano a concentrarsi solo su ciò che manca, su ciò che non è abbastanza, esaltando i difetti e minimizzando i pregi. La mente è capace di auto-sabotarsi, creando questi loop di pensieri negativi, domande senza risposta.
Ci sono però delle soluzioni a questa situazione che sta vivendo. Valuti un percorso di crescita personale, con un approccio che miri a ritrovare fiducia in sé stessa e a esprimere il suo potenziale. Con metodi efficaci saprà comprendere e accogliere la presenza di pensieri ed emozioni che ora le creano disagio e pian piano modificare il suo atteggiamento, trasformando questi pensieri ed emozioni in qualcosa di più utile e vantaggioso.
Se è interessata a un percorso psicologico di questo tipo, mi contatti per maggiori informazioni, sarò lieto di ascoltarla, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Quello che descrive è un meccanismo molto comune, ma non per questo meno doloroso: il continuo confronto con le altre donne, alimentato dal timore che gli sguardi degli uomini (che siano colleghi o partner del passato) possano in qualche modo definire il suo valore, la sua bellezza o la sua amabilità.
È del tutto comprensibile che l'esperienza passata con il suo ex fidanzato abbia lasciato una traccia di insicurezza e timore, creando una sorta di "antenna" che oggi la porta a notare ogni minimo sguardo o interazione dei colleghi verso l'esterno. Il paragone costante con corpi o stili diversi dal suo agisce come una lente che deforma la realtà: in certi momenti riesce a vedersi carina, ma basta uno sguardo altrui per far crollare questa percezione, lasciando spazio alle paranoie e a una profonda frustrazione.
Togliere questi pensieri "in modo concreto" e imparare a riportare l'attenzione su di sé, sulla propria unicità e sulla propria autostima, è un obiettivo fondamentale per vivere con serenità sia le relazioni che l'ambiente di lavoro. Tuttavia, non esistono risposte preconfezionate o formule magiche che possano cancellare questi automatismi dall'oggi al domani .
Questo blocco merita di essere esplorato e affrontato all'interno di uno spazio sicuro, privato e strutturato. Per questo motivo, la invito a valutare la possibilità di un colloquio individuale. Insieme potremo andare alla radice di queste insicurezze e trovare le strategie più adatte a lei per disinnescare il circolo vizioso del paragone e aiutarla a guardarsi con occhi diversi. Se desidera fare questo passo e iniziare a lavorare sulla sua sicurezza, può contattarmi privatamente
È del tutto comprensibile che l'esperienza passata con il suo ex fidanzato abbia lasciato una traccia di insicurezza e timore, creando una sorta di "antenna" che oggi la porta a notare ogni minimo sguardo o interazione dei colleghi verso l'esterno. Il paragone costante con corpi o stili diversi dal suo agisce come una lente che deforma la realtà: in certi momenti riesce a vedersi carina, ma basta uno sguardo altrui per far crollare questa percezione, lasciando spazio alle paranoie e a una profonda frustrazione.
Togliere questi pensieri "in modo concreto" e imparare a riportare l'attenzione su di sé, sulla propria unicità e sulla propria autostima, è un obiettivo fondamentale per vivere con serenità sia le relazioni che l'ambiente di lavoro. Tuttavia, non esistono risposte preconfezionate o formule magiche che possano cancellare questi automatismi dall'oggi al domani .
Questo blocco merita di essere esplorato e affrontato all'interno di uno spazio sicuro, privato e strutturato. Per questo motivo, la invito a valutare la possibilità di un colloquio individuale. Insieme potremo andare alla radice di queste insicurezze e trovare le strategie più adatte a lei per disinnescare il circolo vizioso del paragone e aiutarla a guardarsi con occhi diversi. Se desidera fare questo passo e iniziare a lavorare sulla sua sicurezza, può contattarmi privatamente
Buongiorno, purtroppo non esiste nessuna formula magica che possa togliere questi pensieri o eliminare le insicurezze.. ciò che può aiutare è un lavoro approfondito di psicoterapia che vada a comprendere da dove vengono queste insicurezze e che gradualmente le affievolisca. Un saluto dott.ssa Bonomi
Gentile utente,
viviamo e siamo inseriti in diversi contesti sociali e relazioni che portano spesso al verificarsi di queste situazioni, di questi confronti che portano ad insoddisfazione. Si va alla ricerca proprio di questo, di qualcuno che sia di più rispetto a noi, inevitabilmente si cerca di combattere una gara a perdere.
Non posso consigliarle cosa fare perchè non la conoscono ma lavorare sulla sua autostima attraverso un percorso di aiuto e sostegno può essere di aiuto, ma sopratutto le chiederei perché ha necessità di spostare lo sguardo da se stessa? Perchè il confronto non può essere fatto con le diverse versioni di se nel passato? tanto da poter vedere i movimenti di crescita che ha fatto.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Chiara Roselletti
viviamo e siamo inseriti in diversi contesti sociali e relazioni che portano spesso al verificarsi di queste situazioni, di questi confronti che portano ad insoddisfazione. Si va alla ricerca proprio di questo, di qualcuno che sia di più rispetto a noi, inevitabilmente si cerca di combattere una gara a perdere.
Non posso consigliarle cosa fare perchè non la conoscono ma lavorare sulla sua autostima attraverso un percorso di aiuto e sostegno può essere di aiuto, ma sopratutto le chiederei perché ha necessità di spostare lo sguardo da se stessa? Perchè il confronto non può essere fatto con le diverse versioni di se nel passato? tanto da poter vedere i movimenti di crescita che ha fatto.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Buongiorno,
la ringrazio per aver esposto il proprio vissuto. Da ciò che racconta sembra che il confronto con le altre e il timore di non sentirsi abbastanza stiano influenzando il modo in cui percepisce se stessa e le relazioni. Il confronto con gli altri è un’esperienza molto comune, ma spesso questi pensieri non dipendono dall’aspetto fisico, ma da vissuti più profondi legati all’autostima e alla sicurezza personale. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere la radice di queste insicurezze, accogliere le emozioni associate a questi pensieri e può aiutarla inoltre a ritrovare maggiore fiducia in se stessa e a vivere le relazioni con più serenità.
Se lo desidera, resto a disposizione per un colloquio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cotronei Ludovica
la ringrazio per aver esposto il proprio vissuto. Da ciò che racconta sembra che il confronto con le altre e il timore di non sentirsi abbastanza stiano influenzando il modo in cui percepisce se stessa e le relazioni. Il confronto con gli altri è un’esperienza molto comune, ma spesso questi pensieri non dipendono dall’aspetto fisico, ma da vissuti più profondi legati all’autostima e alla sicurezza personale. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere la radice di queste insicurezze, accogliere le emozioni associate a questi pensieri e può aiutarla inoltre a ritrovare maggiore fiducia in se stessa e a vivere le relazioni con più serenità.
Se lo desidera, resto a disposizione per un colloquio.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cotronei Ludovica
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra andare oltre il semplice confronto estetico con altre donne. Mi sembra che il tema centrale non sia tanto stabilire chi sia più o meno bella, quanto il timore di non sentirsi abbastanza scelta, abbastanza desiderabile o sufficientemente importante agli occhi dell’altro.
Nel suo racconto compare infatti una relazione passata in cui si è trovata a convivere con la sensazione che il partner rivolgesse attenzione ad altre ragazze. Esperienze di questo tipo possono lasciare delle tracce e portare, anche successivamente, a osservare con particolare attenzione tutto ciò che potrebbe confermare una paura già presente: lo sguardo di un collega verso un’altra donna, un interesse che sembra diminuire, un confronto con chi appare più sicura o più conforme a determinati canoni estetici.
Mi chiedo allora se il problema sia davvero il fatto che esistano ragazze che lei percepisce come più belle oppure il significato che attribuisce a questa osservazione. Ad esempio: quando nota che qualcuno guarda un’altra donna, quale pensiero emerge immediatamente? Che lei valga meno? Che non possa essere scelta? Che non sia abbastanza?
Spesso il confronto con gli altri non nasce da una reale valutazione dell’aspetto fisico, ma da un dialogo interno molto critico verso se stessi. In questi casi il rischio è che ogni situazione diventi una prova da utilizzare contro di sé.
Più che cercare di eliminare questi pensieri, potrebbe essere utile iniziare a osservarli con curiosità, chiedendosi da dove derivino e quali esperienze relazionali li abbiano resi così credibili nel tempo. La fiducia nel proprio valore difficilmente nasce dal convincersi di essere più bella delle altre; tende invece a svilupparsi quando si riesce a percepire che il proprio valore non dipende costantemente dal confronto o dall’approvazione esterna.
Se sente che questi vissuti occupano molto spazio nella sua quotidianità e influenzano il modo in cui vive le relazioni, un percorso psicologico potrebbe offrirle l’opportunità di esplorare più a fondo queste dinamiche e costruire uno sguardo più gentile e stabile verso se stessa.
Un caro saluto.
dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra andare oltre il semplice confronto estetico con altre donne. Mi sembra che il tema centrale non sia tanto stabilire chi sia più o meno bella, quanto il timore di non sentirsi abbastanza scelta, abbastanza desiderabile o sufficientemente importante agli occhi dell’altro.
Nel suo racconto compare infatti una relazione passata in cui si è trovata a convivere con la sensazione che il partner rivolgesse attenzione ad altre ragazze. Esperienze di questo tipo possono lasciare delle tracce e portare, anche successivamente, a osservare con particolare attenzione tutto ciò che potrebbe confermare una paura già presente: lo sguardo di un collega verso un’altra donna, un interesse che sembra diminuire, un confronto con chi appare più sicura o più conforme a determinati canoni estetici.
Mi chiedo allora se il problema sia davvero il fatto che esistano ragazze che lei percepisce come più belle oppure il significato che attribuisce a questa osservazione. Ad esempio: quando nota che qualcuno guarda un’altra donna, quale pensiero emerge immediatamente? Che lei valga meno? Che non possa essere scelta? Che non sia abbastanza?
Spesso il confronto con gli altri non nasce da una reale valutazione dell’aspetto fisico, ma da un dialogo interno molto critico verso se stessi. In questi casi il rischio è che ogni situazione diventi una prova da utilizzare contro di sé.
Più che cercare di eliminare questi pensieri, potrebbe essere utile iniziare a osservarli con curiosità, chiedendosi da dove derivino e quali esperienze relazionali li abbiano resi così credibili nel tempo. La fiducia nel proprio valore difficilmente nasce dal convincersi di essere più bella delle altre; tende invece a svilupparsi quando si riesce a percepire che il proprio valore non dipende costantemente dal confronto o dall’approvazione esterna.
Se sente che questi vissuti occupano molto spazio nella sua quotidianità e influenzano il modo in cui vive le relazioni, un percorso psicologico potrebbe offrirle l’opportunità di esplorare più a fondo queste dinamiche e costruire uno sguardo più gentile e stabile verso se stessa.
Un caro saluto.
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Quello che descrivi sembra molto faticoso da vivere, e prima di tutto vorrei dirti che non sei affatto sola in questo tipo di esperienza. Quando ci confrontiamo continuamente con gli altri, soprattutto sul piano dell'aspetto fisico e dell'essere "scelte" o desiderate, spesso dietro non c'è semplicemente una questione di bellezza, ma un bisogno più profondo di sentirsi viste, apprezzate e sufficienti così come siamo.
Leggendo le tue parole, mi colpisce come il timore del confronto sembri riattivarsi soprattutto nelle relazioni. L'esperienza vissuta con il tuo ex fidanzato, in cui ti sentivi in allerta rispetto allo sguardo rivolto ad altre donne, potrebbe averti lasciato una ferita che oggi si ripresenta anche in contesti diversi. Quando una ferita emotiva non viene davvero elaborata, spesso continuiamo a guardare il mondo attraverso quella lente, cercando inconsapevolmente conferme delle nostre paure.
Il vero lavoro è imparare a riconoscere il tuo valore indipendentemente dai confronti. La tua autostima non dovrebbe dipendere da quante persone guardano te anziché un'altra donna.
Spesso dietro il confronto si nascondono emozioni come insicurezza, paura di non essere abbastanza, paura del rifiuto o del non essere scelta. Dare un nome a ciò che senti può aiutarti più che cercare di scacciare il pensiero.
Credo che un percorso psicologico potrebbe esserti molto utile, non tanto per eliminare queste "paranoie", ma per comprendere da dove nascono, quali esperienze le hanno alimentate e costruire un senso di valore personale più stabile e meno dipendente dallo sguardo degli altri. Quando impariamo a sentirci degni di affetto e considerazione per ciò che siamo, il confronto perde gradualmente la sua forza.
A disposizione,
Leggendo le tue parole, mi colpisce come il timore del confronto sembri riattivarsi soprattutto nelle relazioni. L'esperienza vissuta con il tuo ex fidanzato, in cui ti sentivi in allerta rispetto allo sguardo rivolto ad altre donne, potrebbe averti lasciato una ferita che oggi si ripresenta anche in contesti diversi. Quando una ferita emotiva non viene davvero elaborata, spesso continuiamo a guardare il mondo attraverso quella lente, cercando inconsapevolmente conferme delle nostre paure.
Il vero lavoro è imparare a riconoscere il tuo valore indipendentemente dai confronti. La tua autostima non dovrebbe dipendere da quante persone guardano te anziché un'altra donna.
Spesso dietro il confronto si nascondono emozioni come insicurezza, paura di non essere abbastanza, paura del rifiuto o del non essere scelta. Dare un nome a ciò che senti può aiutarti più che cercare di scacciare il pensiero.
Credo che un percorso psicologico potrebbe esserti molto utile, non tanto per eliminare queste "paranoie", ma per comprendere da dove nascono, quali esperienze le hanno alimentate e costruire un senso di valore personale più stabile e meno dipendente dallo sguardo degli altri. Quando impariamo a sentirci degni di affetto e considerazione per ciò che siamo, il confronto perde gradualmente la sua forza.
A disposizione,
Buongiorno, da ciò che scrive emerge una fatica molto comprensibile: non guarda solo le altre ragazze, ma guarda l’effetto che sembrano fare sugli uomini. E da lì nasce il confronto.
È possibile che l’esperienza con il suo ex, tra sguardi, like e paura di non essere abbastanza, abbia lasciato una specie di allarme acceso. Così oggi, quando un collega guarda un’altra donna, la sua mente non registra solo “ha guardato”: traduce quel gesto in “forse lei vale più di me”.
Il punto, però, non è stabilire se le altre siano più belle o se lei sia abbastanza bella. Questa strada rischia di diventare una gara senza fine, perché ci sarà sempre qualcuno da confrontare, osservare, temere. L’autostima non nasce dal vincere tutti i paragoni, ma dal non usare ogni sguardo altrui come misura del proprio valore.
Un esercizio concreto può essere questo: quando nota che sta controllando chi guarda lui, si fermi e si chieda: “In questo momento sto vivendo la mia giornata o sto misurando il mio valore attraverso i suoi occhi?”. Poi riporti l’attenzione a un gesto reale: il lavoro che sta facendo, il modo in cui si muove, respira, parla, occupa il suo spazio.
Non deve convincersi di essere migliore delle altre. Deve allenarsi a non trasformare le altre in una minaccia. Se questo confronto torna spesso e le crea sofferenza, può essere utile lavorarci in uno spazio psicologico, anche online, per ricostruire sicurezza non dipendente dallo sguardo maschile.
Un caro saluto.
È possibile che l’esperienza con il suo ex, tra sguardi, like e paura di non essere abbastanza, abbia lasciato una specie di allarme acceso. Così oggi, quando un collega guarda un’altra donna, la sua mente non registra solo “ha guardato”: traduce quel gesto in “forse lei vale più di me”.
Il punto, però, non è stabilire se le altre siano più belle o se lei sia abbastanza bella. Questa strada rischia di diventare una gara senza fine, perché ci sarà sempre qualcuno da confrontare, osservare, temere. L’autostima non nasce dal vincere tutti i paragoni, ma dal non usare ogni sguardo altrui come misura del proprio valore.
Un esercizio concreto può essere questo: quando nota che sta controllando chi guarda lui, si fermi e si chieda: “In questo momento sto vivendo la mia giornata o sto misurando il mio valore attraverso i suoi occhi?”. Poi riporti l’attenzione a un gesto reale: il lavoro che sta facendo, il modo in cui si muove, respira, parla, occupa il suo spazio.
Non deve convincersi di essere migliore delle altre. Deve allenarsi a non trasformare le altre in una minaccia. Se questo confronto torna spesso e le crea sofferenza, può essere utile lavorarci in uno spazio psicologico, anche online, per ricostruire sicurezza non dipendente dallo sguardo maschile.
Un caro saluto.
Salve, quello che descrive è un meccanismo molto più comune di quanto sembri, soprattutto dopo una relazione in cui si è vissuta insicurezza o confronto con altre donne.
Il punto non è semplicemente “gli altri guardano altre ragazze”, ma ciò che questo attiva dentro di Lei: il confronto immediato, automatico, e la sensazione di essere “meno”. È importante chiarire subito una cosa: il fatto che qualcuno guardi altre persone non è una misura del Suo valore o della Sua attrattività. È un comportamento umano abbastanza automatico e spesso poco significativo a livello relazionale. Il problema nasce quando questo comportamento viene letto come una valutazione su di sé.
Nel suo caso sembra esserci una sensibilità già attivata da esperienze precedenti, soprattutto legate al suo ex e a dinamiche di confronto o gelosia. Questo può aver reso il suo sistema più “reattivo”: appena nota uno sguardo o un like, la mente collega automaticamente il tutto a “non sono abbastanza”.
La cosa importante da comprendere è che non si tratta di eliminare il pensiero “le altre sono più belle”, perché questo tipo di pensiero non si controlla direttamente. Si tratta invece di cambiare la risposta che Lei dà a quel pensiero. In altre parole: il problema non è che il pensiero arrivi, ma che venga preso come una verità.
Un primo passaggio concreto è questo: quando si accorge del confronto, provi a chiedersi “sto guardando una realtà oggettiva o sto entrando in una valutazione su di me?”. Questo semplice spostamento crea già uno spazio mentale diverso.
Un secondo elemento riguarda l’autostima, ma non nel senso generico del “piacersi di più”. L’autostima stabile non nasce dal sentirsi sempre belli o superiori, ma dal non basare il proprio valore sul confronto continuo. Se il valore personale dipende dallo sguardo degli altri, allora ogni sguardo diventa una minaccia.
C’è anche un aspetto relazionale importante: quando si è stati in una relazione in cui c’era attenzione verso altre donne, il cervello tende a “restare in allerta” anche dopo. È come se continuasse a cercare segnali di possibile esclusione o confronto. Questo può essere lavorato, ma richiede un po’ di tempo e un lavoro mirato su sicurezza interna e confini.
Dal punto di vista pratico, può aiutarla iniziare a interrompere il ciclo così: riconoscere il pensiero senza seguirlo, riportare l’attenzione su ciò che sta facendo in quel momento, e soprattutto evitare di alimentare il confronto (ad esempio rimuginando o cercando conferme su come appare agli altri in quel contesto).
Quello che sta vivendo non è “paranoia”, ma un’abitudine mentale che si è strutturata nel tempo. E come tutte le abitudini, può essere modificata, ma non attraverso lo sforzo di convincersi, bensì attraverso un lavoro più graduale sul modo in cui interpreta sé stessa nelle situazioni sociali.
Se vuole, può scrivermi in privato. Possiamo lavorare insieme su questi schemi di confronto e insicurezza, così da aiutarla a costruire una percezione di sé più stabile, meno dipendente dallo sguardo degli altri e più centrata su ciò che Lei è davvero.
Il punto non è semplicemente “gli altri guardano altre ragazze”, ma ciò che questo attiva dentro di Lei: il confronto immediato, automatico, e la sensazione di essere “meno”. È importante chiarire subito una cosa: il fatto che qualcuno guardi altre persone non è una misura del Suo valore o della Sua attrattività. È un comportamento umano abbastanza automatico e spesso poco significativo a livello relazionale. Il problema nasce quando questo comportamento viene letto come una valutazione su di sé.
Nel suo caso sembra esserci una sensibilità già attivata da esperienze precedenti, soprattutto legate al suo ex e a dinamiche di confronto o gelosia. Questo può aver reso il suo sistema più “reattivo”: appena nota uno sguardo o un like, la mente collega automaticamente il tutto a “non sono abbastanza”.
La cosa importante da comprendere è che non si tratta di eliminare il pensiero “le altre sono più belle”, perché questo tipo di pensiero non si controlla direttamente. Si tratta invece di cambiare la risposta che Lei dà a quel pensiero. In altre parole: il problema non è che il pensiero arrivi, ma che venga preso come una verità.
Un primo passaggio concreto è questo: quando si accorge del confronto, provi a chiedersi “sto guardando una realtà oggettiva o sto entrando in una valutazione su di me?”. Questo semplice spostamento crea già uno spazio mentale diverso.
Un secondo elemento riguarda l’autostima, ma non nel senso generico del “piacersi di più”. L’autostima stabile non nasce dal sentirsi sempre belli o superiori, ma dal non basare il proprio valore sul confronto continuo. Se il valore personale dipende dallo sguardo degli altri, allora ogni sguardo diventa una minaccia.
C’è anche un aspetto relazionale importante: quando si è stati in una relazione in cui c’era attenzione verso altre donne, il cervello tende a “restare in allerta” anche dopo. È come se continuasse a cercare segnali di possibile esclusione o confronto. Questo può essere lavorato, ma richiede un po’ di tempo e un lavoro mirato su sicurezza interna e confini.
Dal punto di vista pratico, può aiutarla iniziare a interrompere il ciclo così: riconoscere il pensiero senza seguirlo, riportare l’attenzione su ciò che sta facendo in quel momento, e soprattutto evitare di alimentare il confronto (ad esempio rimuginando o cercando conferme su come appare agli altri in quel contesto).
Quello che sta vivendo non è “paranoia”, ma un’abitudine mentale che si è strutturata nel tempo. E come tutte le abitudini, può essere modificata, ma non attraverso lo sforzo di convincersi, bensì attraverso un lavoro più graduale sul modo in cui interpreta sé stessa nelle situazioni sociali.
Se vuole, può scrivermi in privato. Possiamo lavorare insieme su questi schemi di confronto e insicurezza, così da aiutarla a costruire una percezione di sé più stabile, meno dipendente dallo sguardo degli altri e più centrata su ciò che Lei è davvero.
La situazione descritta andrebbe indagata e approfondita. Un percorso di educazione emotiva e di coaching strategico aiuterebbe sicuramente. Mi contatti. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)
Buongiorno Cara,
sarebbe fantastico poterti dare una risposta esaustiva a questa domanda che possa aiutarti a sciogliere ogni tuo dubbio e "riuscire". Purtroppo, però, ciò che posso dirti è che il paragone con le "altre" che vedi come migliori di te in seguito ad esperienze relazionali che ti hanno fatto, ipotizzo, pensare che se lo sguardo venisse direzionato altrove era perché ciò che c'era all'infuori di te fosse migliore. Sicuramente il nucleo centrale della tua domanda risiede proprio nel bisogno di ricostituire un autostima ben salda e questo è possibile attraverso un percorso. In ogni caso, però, domandati cosa rappresenta per te la bellezza e ciò che senti di volere da te stessa. Quando parli di donne "vestite bene" e "ben messe", cosa pensi abbiano più di te? A mio avviso nulla, sono certa che anche tu abbia il tuo modo di essere ben vestita e ben messa, potrebbe essere semplicemente "diverso" da ciò che vedi al di fuori di te? Iniziando a guardarti con i giusti occhi e senza il bisogno di controllare se attiri lo sguardo dell'altro, concentrandoti solamente sul tuo essere una persona unica e ritrovando la tua bellezza sono certa che potrai iniziare a muovere i primi passi verso il tuo benessere.
Ti abbraccio,
Greta
sarebbe fantastico poterti dare una risposta esaustiva a questa domanda che possa aiutarti a sciogliere ogni tuo dubbio e "riuscire". Purtroppo, però, ciò che posso dirti è che il paragone con le "altre" che vedi come migliori di te in seguito ad esperienze relazionali che ti hanno fatto, ipotizzo, pensare che se lo sguardo venisse direzionato altrove era perché ciò che c'era all'infuori di te fosse migliore. Sicuramente il nucleo centrale della tua domanda risiede proprio nel bisogno di ricostituire un autostima ben salda e questo è possibile attraverso un percorso. In ogni caso, però, domandati cosa rappresenta per te la bellezza e ciò che senti di volere da te stessa. Quando parli di donne "vestite bene" e "ben messe", cosa pensi abbiano più di te? A mio avviso nulla, sono certa che anche tu abbia il tuo modo di essere ben vestita e ben messa, potrebbe essere semplicemente "diverso" da ciò che vedi al di fuori di te? Iniziando a guardarti con i giusti occhi e senza il bisogno di controllare se attiri lo sguardo dell'altro, concentrandoti solamente sul tuo essere una persona unica e ritrovando la tua bellezza sono certa che potrai iniziare a muovere i primi passi verso il tuo benessere.
Ti abbraccio,
Greta
Buonasera! Valuterie un percorso Cbt per capire da dove emerge questo tuo disagio associato al paragone e al fatto di piacere. si potrebbe valutare un lavoro sia in termini di autostima ch ein termini di lavoro cognitivo sulle credenze che hai di te stessa e a livello comportamentale. Se sei interessata potremmo sentirci per valutare un percorso da fare insieme alla mia equipe
Buongiorno,
i pensieri di cui lei parla immagino siano intrusivi e ricorrenti a tal punto da non permetterle una rappresentazione serena di sè e da poter minare eventuali sue relazioni affettive. Un percorso che metta in luce la sua autostima e la sua consapevolezza, non soltanto corporea, potrebbe aiutarla a liberarsi o per lo meno a gestire e riconoscere il vortice delle ruminazioni. Purtroppo il mondo di oggi dominato dai social e dalle apparenze non aiuta. Può provare anche a chiedersi quanto l'apparenza estetica, la bellezza canonica, è per lei un valore importante nella sua vita tale da ricoprire un ruolo così centrale. Spostare il focus su quello che le piace fare, i suoi obiettivi, desideri, vocazioni può essere di aiuto.
i pensieri di cui lei parla immagino siano intrusivi e ricorrenti a tal punto da non permetterle una rappresentazione serena di sè e da poter minare eventuali sue relazioni affettive. Un percorso che metta in luce la sua autostima e la sua consapevolezza, non soltanto corporea, potrebbe aiutarla a liberarsi o per lo meno a gestire e riconoscere il vortice delle ruminazioni. Purtroppo il mondo di oggi dominato dai social e dalle apparenze non aiuta. Può provare anche a chiedersi quanto l'apparenza estetica, la bellezza canonica, è per lei un valore importante nella sua vita tale da ricoprire un ruolo così centrale. Spostare il focus su quello che le piace fare, i suoi obiettivi, desideri, vocazioni può essere di aiuto.
Cara paziente buonasera. Purtroppo (o per fortuna) non esistono metodi universali per lavorare sulla propria autostima o sui propri pensieri. Sarebbe sicuramente interessante capire come mai non si vede molto bene in alcuni momenti, da dove arriva questa necessità di paragonarsi alle altre, qual è il suo rapporto con la sua immagine corporea. Se quelli che descrive sono argomenti che le provocano disagio o sofferenza o comunque suoi quali vuole lavorare, le consiglio di contattare uno psicologo e di diffidare da strategie "universali" di benessere. Un caro saluto
Salve, da quanto descrive, mi sentirei di suggerirle di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale (o comunque ad approccio psico-corporeo integrato) che possa aiutarla a comprendere le cause di quanto riporta e individuare nuovi modi di gestione di sé che la aiutino ad ottenere l'equilibrio e la maggior serenità che giustamente desidera.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Il timore di non essere abbastanza e la sensazione di confronto costante con altre donne, che racconta in apertura, è un pensiero molto comune, soprattutto quando si porta dietro un'esperienza passata in cui questo confronto è stato reale e doloroso, come sembra essere accaduto con il suo ex.
Quando si vive a lungo accanto a qualcuno che, anche solo con piccoli gesti, fa sentire che potrebbe esserci sempre qualcosa o qualcuna di meglio, è facile che quella sensazione resti attiva anche dopo, e si attivi automaticamente in situazioni nuove, anche con persone diverse, come può capitare ora con il collega.
Il pensiero "ci sono altre più belle" spesso non è il vero problema: è più probabile che sia la punta di un'insicurezza più profonda, che si porta dietro da quella relazione. Lavorare per spostare l'attenzione da fuori (il confronto con le altre) a dentro (come lei si vede e si valuta) è un percorso che richiede tempo e strumenti specifici, ed è esattamente il tipo di lavoro che si può fare con un supporto psicologico, per ritrovare gradualmente più fiducia in se stessa.
Quando si vive a lungo accanto a qualcuno che, anche solo con piccoli gesti, fa sentire che potrebbe esserci sempre qualcosa o qualcuna di meglio, è facile che quella sensazione resti attiva anche dopo, e si attivi automaticamente in situazioni nuove, anche con persone diverse, come può capitare ora con il collega.
Il pensiero "ci sono altre più belle" spesso non è il vero problema: è più probabile che sia la punta di un'insicurezza più profonda, che si porta dietro da quella relazione. Lavorare per spostare l'attenzione da fuori (il confronto con le altre) a dentro (come lei si vede e si valuta) è un percorso che richiede tempo e strumenti specifici, ed è esattamente il tipo di lavoro che si può fare con un supporto psicologico, per ritrovare gradualmente più fiducia in se stessa.
Buongiorno,
leggendo il suo messaggio mi chiedo se il problema non sia tanto il fatto che gli altri guardino altre ragazze, quanto ciò che accade dentro di lei in quel momento. Sembra quasi che ogni volta che nota uno sguardo o un’attenzione rivolta a un’altra donna, questo diventi automaticamente una prova del fatto che lei valga meno o sia meno desiderabile.
Mi ha colpito una frase: “sono una ragazza carina, però ci sono momenti in cui non penso così”. Forse il punto è proprio questo. L’immagine che ha di sé sembra cambiare molto in base a ciò che accade attorno a lei e a come interpreta i comportamenti degli altri.
Più che chiedersi come smettere di confrontarsi, potrebbe essere utile domandarsi perché il valore che attribuisce a sé stessa sembri dipendere così tanto dal confronto con le altre persone. Spesso non è la presenza di ragazze considerate più belle a creare sofferenza, ma il significato che attribuiamo a quella differenza.
leggendo il suo messaggio mi chiedo se il problema non sia tanto il fatto che gli altri guardino altre ragazze, quanto ciò che accade dentro di lei in quel momento. Sembra quasi che ogni volta che nota uno sguardo o un’attenzione rivolta a un’altra donna, questo diventi automaticamente una prova del fatto che lei valga meno o sia meno desiderabile.
Mi ha colpito una frase: “sono una ragazza carina, però ci sono momenti in cui non penso così”. Forse il punto è proprio questo. L’immagine che ha di sé sembra cambiare molto in base a ciò che accade attorno a lei e a come interpreta i comportamenti degli altri.
Più che chiedersi come smettere di confrontarsi, potrebbe essere utile domandarsi perché il valore che attribuisce a sé stessa sembri dipendere così tanto dal confronto con le altre persone. Spesso non è la presenza di ragazze considerate più belle a creare sofferenza, ma il significato che attribuiamo a quella differenza.
Quello che descrivi, e quindi il confronto continuo, il sentirti "meno" quando percepisci che gli altri guardano altrove, è un segnale che in questo momento il tuo sguardo su te stessa è molto condizionato da come immagini che gli altri ti vedano.
Non esiste un modo per "spegnere" questi pensieri, ma si può imparare a non seguirli: notarli, riconoscerli come automatici, per poi tornare a te, a come ti senti, a cosa stai vivendo, indipendentemente da cosa guardano gli altri.
Se questi pensieri sono frequenti e ti condizionano nelle relazioni e al lavoro, ti consiglio comunque di valutare un percorso psicologico, così da lavorare sull'autostima e sui pensieri negativi che ti affliggono.
Non esiste un modo per "spegnere" questi pensieri, ma si può imparare a non seguirli: notarli, riconoscerli come automatici, per poi tornare a te, a come ti senti, a cosa stai vivendo, indipendentemente da cosa guardano gli altri.
Se questi pensieri sono frequenti e ti condizionano nelle relazioni e al lavoro, ti consiglio comunque di valutare un percorso psicologico, così da lavorare sull'autostima e sui pensieri negativi che ti affliggono.
Salve, da ciò che racconta emerge una sofferenza che sembra andare oltre il semplice confronto con altre ragazze. La sensazione che descrive non riguarda soltanto il fatto che qualcuno possa guardare una donna che ritiene attraente, ma soprattutto il significato che questo evento assume dentro di lei. È come se ogni volta che nota uno sguardo rivolto a un'altra persona si attivasse automaticamente un paragone che finisce per mettere in discussione il suo valore. Quello che descrive è molto più comune di quanto si possa pensare. Quando una persona ha vissuto esperienze nelle quali si è sentita confrontata, giudicata o non abbastanza apprezzata, può sviluppare una particolare sensibilità verso tutto ciò che sembra confermare queste paure. Nel suo racconto compare infatti anche la relazione con il suo ex fidanzato, durante la quale riferisce di essersi sentita spesso in allerta rispetto all'interesse che lui poteva mostrare verso altre donne. È possibile che quelle esperienze abbiano lasciato una traccia e che oggi la sua attenzione venga catturata molto rapidamente da situazioni che ricordano, anche lontanamente, quelle sensazioni. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, spesso il problema non è tanto lo sguardo dell'altro, quanto il dialogo interno che si attiva immediatamente dopo. Lei vede una ragazza che viene guardata e, quasi senza accorgersene, la sua mente sembra trasformare quell'evento in una valutazione di sé. Lo sguardo dell'altro diventa una prova del fatto che l'altra sia migliore, più desiderabile o più interessante. Il punto è che questo passaggio avviene così rapidamente da apparire quasi una conclusione oggettiva, quando in realtà si tratta di un'interpretazione. Un aspetto importante è che lei stessa, nel suo messaggio, riconosce qualcosa di significativo. Dice di essere una ragazza carina, ma aggiunge che ci sono momenti in cui non riesce a vederlo. Questo suggerisce che il problema probabilmente non risiede nelle sue caratteristiche fisiche, ma nel modo in cui varia la percezione che ha di sé. Quando l'autostima è fragile, tende a dipendere molto dal contesto e dai confronti. Nei momenti in cui si sente più sicura riesce a riconoscere il proprio valore. Nei momenti di maggiore vulnerabilità basta uno sguardo, un confronto o una situazione ambigua per far vacillare quella sicurezza. Forse potrebbe essere utile provare a osservare una cosa. Il fatto che una persona venga notata non significa automaticamente che le altre perdano valore. Eppure la mente, quando è guidata dalla paura del confronto, tende a ragionare proprio in questo modo. Come se la bellezza, l'interesse o l'apprezzamento fossero risorse limitate da distribuire e come se il riconoscimento di qualcun altro comportasse inevitabilmente una sua svalutazione. In realtà le relazioni umane funzionano raramente in termini così rigidi. Le persone possono trovare attraenti molte caratteristiche diverse e apprezzare individui differenti per motivi differenti. Ridurre il proprio valore al confronto estetico con altre donne rischia di diventare una battaglia impossibile da vincere, perché ci sarà sempre qualcuno che possiede una caratteristica che noi non abbiamo. L'impressione è che la vera sfida non sia convincersi di essere più bella delle altre, ma imparare gradualmente a non utilizzare le altre come parametro costante per definire il proprio valore. L'autostima più stabile nasce quando si costruisce un'immagine di sé che non dipende continuamente dalle conferme esterne e dai paragoni. Per questo motivo potrebbe essere molto utile approfondire questi aspetti all'interno di un percorso psicologico. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché sembra esserci un modo di leggere se stessa e le relazioni che le genera sofferenza e che probabilmente ha radici più profonde delle singole situazioni che oggi la fanno stare male. Comprendere da dove nasce questa paura del confronto e come si è sviluppata nel tempo potrebbe aiutarla a costruire una fiducia più solida e meno vulnerabile agli sguardi degli altri. Già il fatto che lei si stia interrogando su questi meccanismi e desideri comprenderli rappresenta un passo importante verso una maggiore consapevolezza di sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta apertura i suoi vissuti. Sentirsi costantemente in una posizione di confronto, anche sul posto di lavoro, immagino sia un carico pesante da sostenere. Nel suo racconto mi sembra di percepire un incastro tra passato e presente, in cui le insicurezze sperimentate in una relazione precedente tornano a farsi sentire. Le insicurezze ereditate dalla relazione precedente con l'ex fidanzato (i like, gli sguardi alle altre) si sono "trasferite" sull'ambiente attuale, attivando un meccanismo di paragone automatico e doloroso con le altre donne, amplificato da una percezione del proprio corpo ("ragazza in carne") che fatica ad accettare. Il comportamento del collega, che sembra provare dell’interesse per lei ma che allo stesso tempo sembra guardare anche le altre, attiva in lei lo stesso schema di minaccia già sperimentato nella relazione precedente. Restituendole una visione alternativa la inviterei a notare come il focus del suo valore tenda ad essere spostato verso l’esterno, rispetto allo sguardo degli uomini e al confronto con le altre donne. È frequente che, quando abbiamo vissuto una relazione con la paura costante di non essere abbastanza e di doversi continuamente confrontare, quella ferita si trasformi in un meccanismo che ci porta a diventare più sensibili rispetto a certe dinamiche. Oggi la porta, infatti, ad attivare dei campanelli di allarme quando lo sguardo di un collega va verso un'altra donna, facendole scattare lo stesso identico schema del passato, riattivando la paura di non essere abbastanza e di essere "sostituibile". Il comportamento di questo collega, infatti si infierisce nell’idea che, se un uomo guarda un'altra, allora lei vale meno o è meno attraente. Anche la descrizione che porta di sé mi fa intuire che il suo valore sia attualmente del tutto spostato all'esterno. Un percorso psicologico potrebbe essere utile per aiutarla a riconoscere questi meccanismi, elaborare il passato e separarlo dal presente, ma soprattutto per riprendere in mano il suo valore, che non dipende dagli sguardi dall’esterno ma dall’idea che lei ha di sè. Un percorso psicologico potrebbe essere uno spazio prezioso per aiutarla a guarire quelle vecchie insicurezze, a fare pace con la sua immagine corporea e a ridefinire il suo valore partendo da sé stessa, senza dover ricorrere alle conferme degli sguardi altrui. Se sente il bisogno di approfondire questi vissuti e di riscoprire il proprio valore, le lascio la mia disponibilità per dei colloqui insieme.
Le auguro di cuore di riuscire col tempo a rivolgersi sguardi più gentili.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso con così tanta apertura i suoi vissuti. Sentirsi costantemente in una posizione di confronto, anche sul posto di lavoro, immagino sia un carico pesante da sostenere. Nel suo racconto mi sembra di percepire un incastro tra passato e presente, in cui le insicurezze sperimentate in una relazione precedente tornano a farsi sentire. Le insicurezze ereditate dalla relazione precedente con l'ex fidanzato (i like, gli sguardi alle altre) si sono "trasferite" sull'ambiente attuale, attivando un meccanismo di paragone automatico e doloroso con le altre donne, amplificato da una percezione del proprio corpo ("ragazza in carne") che fatica ad accettare. Il comportamento del collega, che sembra provare dell’interesse per lei ma che allo stesso tempo sembra guardare anche le altre, attiva in lei lo stesso schema di minaccia già sperimentato nella relazione precedente. Restituendole una visione alternativa la inviterei a notare come il focus del suo valore tenda ad essere spostato verso l’esterno, rispetto allo sguardo degli uomini e al confronto con le altre donne. È frequente che, quando abbiamo vissuto una relazione con la paura costante di non essere abbastanza e di doversi continuamente confrontare, quella ferita si trasformi in un meccanismo che ci porta a diventare più sensibili rispetto a certe dinamiche. Oggi la porta, infatti, ad attivare dei campanelli di allarme quando lo sguardo di un collega va verso un'altra donna, facendole scattare lo stesso identico schema del passato, riattivando la paura di non essere abbastanza e di essere "sostituibile". Il comportamento di questo collega, infatti si infierisce nell’idea che, se un uomo guarda un'altra, allora lei vale meno o è meno attraente. Anche la descrizione che porta di sé mi fa intuire che il suo valore sia attualmente del tutto spostato all'esterno. Un percorso psicologico potrebbe essere utile per aiutarla a riconoscere questi meccanismi, elaborare il passato e separarlo dal presente, ma soprattutto per riprendere in mano il suo valore, che non dipende dagli sguardi dall’esterno ma dall’idea che lei ha di sè. Un percorso psicologico potrebbe essere uno spazio prezioso per aiutarla a guarire quelle vecchie insicurezze, a fare pace con la sua immagine corporea e a ridefinire il suo valore partendo da sé stessa, senza dover ricorrere alle conferme degli sguardi altrui. Se sente il bisogno di approfondire questi vissuti e di riscoprire il proprio valore, le lascio la mia disponibilità per dei colloqui insieme.
Le auguro di cuore di riuscire col tempo a rivolgersi sguardi più gentili.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Quello che descrivi sembra essere legato più al confronto con gli altri e alla percezione di te stessa che a ciò che fanno realmente le persone intorno a te. Quando l’autostima è fragile o è stata ferita da esperienze passate, come una relazione in cui ti sei sentita insicura o non abbastanza valorizzata, è più facile interpretare gli sguardi degli altri come una conferma delle proprie paure.
È importante ricordare che il fatto che una persona noti qualcuno non significa necessariamente che stia facendo un paragone o che tu valga meno. Il lavoro più utile è imparare a spostare l’attenzione dall’esterno all’interno, riconoscendo le tue qualità, il tuo valore e ciò che ti rende unica.
Quando emergono questi pensieri, prova a chiederti: “Sto osservando la realtà o sto guardando la situazione attraverso le mie insicurezze?”. Se questo disagio è frequente e influenza le tue relazioni o il tuo benessere, un percorso psicologico può aiutarti a rafforzare l’autostima e a vivere i rapporti con maggiore serenità.
È importante ricordare che il fatto che una persona noti qualcuno non significa necessariamente che stia facendo un paragone o che tu valga meno. Il lavoro più utile è imparare a spostare l’attenzione dall’esterno all’interno, riconoscendo le tue qualità, il tuo valore e ciò che ti rende unica.
Quando emergono questi pensieri, prova a chiederti: “Sto osservando la realtà o sto guardando la situazione attraverso le mie insicurezze?”. Se questo disagio è frequente e influenza le tue relazioni o il tuo benessere, un percorso psicologico può aiutarti a rafforzare l’autostima e a vivere i rapporti con maggiore serenità.
Buongiorno, il suggerimento è di intraprendere un percorso personale che possa aiutarla a comprendere da dove sorgono questi pensieri!
Un caro saluto
Un caro saluto
Salve! Da ciò che racconta, sembra che il confronto con altre donne si attivi soprattutto nelle situazioni in cui percepisce la possibilità di essere giudicata, scelta o messa a confronto. potrebbe essere utile imparare a riconoscere quando entra nel meccanismo del confronto e chiedersi: "Sto osservando un fatto o sto facendo un'interpretazione su di me?". Spesso la sofferenza nasce non tanto da ciò che accade, ma dal significato che attribuiamo a ciò che accade.
Se questi pensieri sono frequenti e incidono sul suo benessere, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sull'autostima, sull'immagine di sé e sulla tendenza a misurare il proprio valore attraverso il confronto con gli altri.
Se questi pensieri sono frequenti e incidono sul suo benessere, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sull'autostima, sull'immagine di sé e sulla tendenza a misurare il proprio valore attraverso il confronto con gli altri.
Quello che descrive sembra essere legato più al confronto con le altre persone che a ciò che fanno realmente gli altri. Quando l'autostima è fragile o abbiamo vissuto esperienze che hanno alimentato insicurezza, è facile interpretare gli sguardi altrui come una conferma di non essere abbastanza.
Un primo passo concreto può essere imparare a riconoscere questi pensieri senza considerarli automaticamente veri. Vedere una persona attraente non significa necessariamente preferirla a lei, né diminuisce il suo valore. Provi a riportare l'attenzione sulle sue qualità, fisiche e personali, evitando di misurarsi continuamente con le altre persone.
L'autostima non nasce dal sentirsi migliori degli altri, ma dal riconoscere il proprio valore indipendentemente dai confronti. Se queste insicurezze le causano molta sofferenza, potrebbe essere utile approfondirle in un percorso psicologico.
Un primo passo concreto può essere imparare a riconoscere questi pensieri senza considerarli automaticamente veri. Vedere una persona attraente non significa necessariamente preferirla a lei, né diminuisce il suo valore. Provi a riportare l'attenzione sulle sue qualità, fisiche e personali, evitando di misurarsi continuamente con le altre persone.
L'autostima non nasce dal sentirsi migliori degli altri, ma dal riconoscere il proprio valore indipendentemente dai confronti. Se queste insicurezze le causano molta sofferenza, potrebbe essere utile approfondirle in un percorso psicologico.
Buonasera, Indipendentemente dal comportamento del suo ex fidanzato mi sembra che lei, come dice sia in difficoltà con la sua autostima che la porta a fare paragoni, a confrontarsi con dei modelli e a sentirsi inferiore. Una possibilità è andare a fondo di questa bassa autostima, cercare di abbassare questo giudizio su di lei. Si può fare intraprendendo una psicoterapia. se ritiene sono a disposizione anche online. Saluti Dario Martelli
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