Salve dottori sono un ragazzo di 29 anni vivo serenamente la mia vita in equilibrio con me stesso ,
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Salve dottori sono un ragazzo di 29 anni vivo serenamente la mia vita in equilibrio con me stesso , ho sempre seguito canali di psicologia dove ho preso spunti per riflettere su me stesso e magari se spunti che ritengo validi gli ho anche applicati nella mia vita quotidiana ,da un po di tempo ho iniziata a seguire anche un counseling filosofico e devo dire che alcuni dei suoi spunti gli ho trovati utili anche se non faccio meditazione perché non ritengo necessaria in questo momento, ma un dubbio mi è parso alla mente cosa serve fare tutto ciò ad esempio distruggere l ego l identificazione meditare se come dice questa persona la maggior parte delle persone sono degli addormentati e vivono dormendo? Lui per esempio è anche contro alla psicologia perché la psicologia secondo lui è quella che va al anima al centro del nostro vero io il raggiungimento del nirvana o l illuminazione che poi sono la stessa cosa , mi chiedevo io come mi devo comportare con le persone che sono vicino a me perché io mi ci trovo bene e per me sono brave persone anche se non seguono misticismo e filosofia orientale e nemmeno spiritualità secondo questa persona sarebbero degli addormentati o come li chiama lui morti viventi , scusate ma mi servirebbe un vostro consiglio perché io mi sento bene con me stesso ma dopo le sue parole sembra che nulla più abbia senso come faccio a trovare risvegliati e persone elevati , quindi dovrei abbondare i miei amici di sempre ? Perché non sono brave persone e persone elevate come il counseling
Buongiorno, capisco perché questa situazione le stia creando confusione. Quando ci si avvicina a contenuti che parlano di crescita personale, spiritualità o filosofia può succedere di incontrare punti di vista molto forti, che arrivano a mettere in discussione tutto ciò che già funziona nella nostra vita. È naturale che, sentendo affermazioni così drastiche, lei abbia cominciato a chiedersi se ciò che viveva come equilibrato e soddisfacente lo sia davvero, oppure se le stia sfuggendo qualcosa di importante. Quello che emerge dalle sue parole è che lei, fino a poco tempo fa, viveva in modo sereno, con una buona percezione di sé e delle sue relazioni. Questo è un aspetto prezioso e non va dimenticato. L’incontro con un linguaggio che divide le persone in risvegliati e addormentati ha fatto nascere dubbi che prima non esistevano, quasi come se ciò che lei sente dentro di sé non bastasse più. È una reazione molto comune quando qualcuno espone idee assolute, soprattutto se pronunciate con grande sicurezza. Può essere utile soffermarsi sul fatto che ciò che dice questa persona riflette una sua visione del mondo, che può avere valore per lui ma non necessariamente definisce la realtà o ciò che è giusto per tutti. Quando parlano di ego, illuminazione, risveglio, spesso lo fanno in un linguaggio che appartiene più a un percorso spirituale che alla vita quotidiana delle persone. Non è detto che lei debba accoglierlo nella sua esperienza personale, soprattutto se la porta a svalutare la serenità che aveva costruito. Lei chiede come comportarsi con le persone che le sono vicine. Dalle sue parole si capisce che lei con loro sta bene, che le considera brave persone e che rappresentano una parte importante della sua vita. Non esiste alcuna ragione solida per pensare che il valore di una relazione si misuri sulla base di adesioni a filosofie o percorsi spirituali. Le relazioni che fanno crescere non dipendono dall’essere risvegliati, ma dalla capacità di ascoltare, rispettarsi, volersi bene e condividere pezzi di vita autentici. Se lei si sente bene e in equilibrio con loro, questo è già un indicatore molto più concreto di qualsiasi etichetta di risvegliato o addormentato. È comprensibile che, dopo aver ascoltato parole così rigide, lei abbia avuto la sensazione che tutto perdesse senso. Quando un messaggio è totalizzante, tende a mettere in discussione tutto il resto, compresi i legami più importanti. Ma il fatto che lei si sia posto queste domande dimostra che è una persona riflessiva, che non accetta qualcosa solo perché qualcuno lo afferma con convinzione. Questa è una grande risorsa. Non c’è bisogno di trovare persone elevate o risvegliate per sentirsi realizzati. Molto spesso le persone che ci fanno crescere davvero sono quelle con cui ci sentiamo visti, compresi e accolti, indipendentemente da ciò che credono o dal percorso che seguono. Le sue amicizie di sempre non sono da abbandonare. Sono parte della sua storia e, da ciò che racconta, sono relazioni sane e importanti. Se un messaggio spirituale spinge a rompere legami che funzionano, forse vale la pena interrogarsi su quanto quel messaggio sia davvero utile. La cosa più importante è che lei continui a dare valore al suo equilibrio, alla sua esperienza diretta e a ciò che sente essere buono per sé. Le idee che la aiutano possono essere accolte, quelle che la confondono o che svalutano ciò che già funziona possono essere semplicemente lasciate andare. La crescita personale non è fatta per allontanarla da chi ama o da ciò che la fa stare bene, ma per aiutarla a vivere con più consapevolezza e serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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Gentile utente,
capisco bene il disorientamento che può nascere quando si entra in contatto con idee molto nette o “assolute”, soprattutto se mescolano filosofia, spiritualità e giudizi sul valore delle persone.
Vorrei rassicurarla su un punto importante: non esiste alcun criterio oggettivo per definire chi è “risvegliato” o “addormentato”, e soprattutto non esistono filosofie o pratiche che possano stabilire il valore o la bontà di una persona. Se lei con i suoi amici si trova bene, si sente rispettato, accolto e in sintonia, questo è ciò che conta.
È anche normale che alcune figure carismatiche possano esprimersi in modo molto categorico, ma ciò non significa che debba prendere quelle parole come verità assolute o applicarle alla sua vita, ma anzi la invito a starne attento. La psicologia e la filosofia non competono: sono due strumenti diversi, che possono coesistere e arricchirsi a vicenda. Nessuna delle due “determina l’anima” o stabilisce chi vale di più.
Il fatto che lei stia riflettendo criticamente su ciò che ascolta è un segnale di solidità, non il contrario. Non c’è nessuna ragione per abbandonare le persone a cui vuole bene solo perché qualcuno le etichetterebbe in modo negativo, o le ha detto di farlo. La invito a diffidare da chi si erige a conoscitore unico di cosa è giusto per la sua vita o meno, solo lei sa cosa è giusto o meno per se stesso. La invito inoltre a stare attento a chi diffida delle scienze in generale e spara verità assolute. Se vuole fare un percorso per conoscere se stesso si affidi ai professionisti della salute mentale che studiano questa scienza per anni, e sono gli unici in grado di aiutarla davvero. Un caro saluto
capisco bene il disorientamento che può nascere quando si entra in contatto con idee molto nette o “assolute”, soprattutto se mescolano filosofia, spiritualità e giudizi sul valore delle persone.
Vorrei rassicurarla su un punto importante: non esiste alcun criterio oggettivo per definire chi è “risvegliato” o “addormentato”, e soprattutto non esistono filosofie o pratiche che possano stabilire il valore o la bontà di una persona. Se lei con i suoi amici si trova bene, si sente rispettato, accolto e in sintonia, questo è ciò che conta.
È anche normale che alcune figure carismatiche possano esprimersi in modo molto categorico, ma ciò non significa che debba prendere quelle parole come verità assolute o applicarle alla sua vita, ma anzi la invito a starne attento. La psicologia e la filosofia non competono: sono due strumenti diversi, che possono coesistere e arricchirsi a vicenda. Nessuna delle due “determina l’anima” o stabilisce chi vale di più.
Il fatto che lei stia riflettendo criticamente su ciò che ascolta è un segnale di solidità, non il contrario. Non c’è nessuna ragione per abbandonare le persone a cui vuole bene solo perché qualcuno le etichetterebbe in modo negativo, o le ha detto di farlo. La invito a diffidare da chi si erige a conoscitore unico di cosa è giusto per la sua vita o meno, solo lei sa cosa è giusto o meno per se stesso. La invito inoltre a stare attento a chi diffida delle scienze in generale e spara verità assolute. Se vuole fare un percorso per conoscere se stesso si affidi ai professionisti della salute mentale che studiano questa scienza per anni, e sono gli unici in grado di aiutarla davvero. Un caro saluto
Buongiorno,
capisco bene la sua confusione: quando ci si avvicina a percorsi legati alla filosofia, alla spiritualità o alla crescita personale, può capitare di incontrare messaggi molto forti e assolutistici che mettono in discussione ciò che già funziona nella nostra vita.
Vorrei offrirle alcuni punti di riflessione:
1. Crescita personale non significa annullare ciò che già va bene
Se lei vive serenamente, è in equilibrio con se stesso e sente che le sue relazioni sono sane e significative, questo è un dato molto importante. La crescita personale non dovrebbe mai farle perdere il contatto con ciò che la fa stare bene, né farle percepire come “sbagliato” il suo modo di vivere.
2. “Ego”, “risveglio”, “illuminazione” sono concetti filosofici, non verità assolute
Molte correnti spirituali usano un linguaggio simbolico (ego, addormentati, risvegliati…). Non sono categorie cliniche né criteri di valore delle persone. Non esiste un modo giusto o sbagliato di vivere la spiritualità: esistono percorsi diversi, e ciascuno funziona per alcune persone e non per altre.
3. Nessuna teoria valida scredita gli altri o invita a isolarsi
Quando un percorso – filosofico, spirituale o psicologico – porta a pensare che gli altri siano “inferiori”, “addormentati” o “morti viventi”, è importante fermarsi. Le relazioni sane non si basano su superiorità o giudizio. Se lei si trova bene con le persone che ha accanto, non c’è alcun motivo per abbandonarle.
Le “persone elevate” non sono quelle che seguono una filosofia specifica: sono quelle con cui può essere autentico, rispettato e sereno.
4. È normale sentirsi confusi quando qualcuno presenta la propria visione come “unica verità”
Il fatto che queste affermazioni la abbiano destabilizzata è comprensibile. Forse più che una verità, ciò che ha ascoltato può essere un punto di vista molto personale e non necessariamente adatto a lei.
5. Il suo benessere è il miglior indicatore
Se lei sta bene con se stesso, se le sue relazioni sono positive e se la psicologia l’ha aiutata, non c’è alcun motivo per mettere tutto in discussione solo perché qualcuno sostiene idee molto radicali.
Se sente ancora confusione o se queste parole hanno generato in lei ansia, senso di colpa o smarrimento, può essere molto utile parlarne con uno psicoterapeuta, per rimettere ordine e ritrovare un punto di riferimento più centrato sulla sua esperienza.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
capisco bene la sua confusione: quando ci si avvicina a percorsi legati alla filosofia, alla spiritualità o alla crescita personale, può capitare di incontrare messaggi molto forti e assolutistici che mettono in discussione ciò che già funziona nella nostra vita.
Vorrei offrirle alcuni punti di riflessione:
1. Crescita personale non significa annullare ciò che già va bene
Se lei vive serenamente, è in equilibrio con se stesso e sente che le sue relazioni sono sane e significative, questo è un dato molto importante. La crescita personale non dovrebbe mai farle perdere il contatto con ciò che la fa stare bene, né farle percepire come “sbagliato” il suo modo di vivere.
2. “Ego”, “risveglio”, “illuminazione” sono concetti filosofici, non verità assolute
Molte correnti spirituali usano un linguaggio simbolico (ego, addormentati, risvegliati…). Non sono categorie cliniche né criteri di valore delle persone. Non esiste un modo giusto o sbagliato di vivere la spiritualità: esistono percorsi diversi, e ciascuno funziona per alcune persone e non per altre.
3. Nessuna teoria valida scredita gli altri o invita a isolarsi
Quando un percorso – filosofico, spirituale o psicologico – porta a pensare che gli altri siano “inferiori”, “addormentati” o “morti viventi”, è importante fermarsi. Le relazioni sane non si basano su superiorità o giudizio. Se lei si trova bene con le persone che ha accanto, non c’è alcun motivo per abbandonarle.
Le “persone elevate” non sono quelle che seguono una filosofia specifica: sono quelle con cui può essere autentico, rispettato e sereno.
4. È normale sentirsi confusi quando qualcuno presenta la propria visione come “unica verità”
Il fatto che queste affermazioni la abbiano destabilizzata è comprensibile. Forse più che una verità, ciò che ha ascoltato può essere un punto di vista molto personale e non necessariamente adatto a lei.
5. Il suo benessere è il miglior indicatore
Se lei sta bene con se stesso, se le sue relazioni sono positive e se la psicologia l’ha aiutata, non c’è alcun motivo per mettere tutto in discussione solo perché qualcuno sostiene idee molto radicali.
Se sente ancora confusione o se queste parole hanno generato in lei ansia, senso di colpa o smarrimento, può essere molto utile parlarne con uno psicoterapeuta, per rimettere ordine e ritrovare un punto di riferimento più centrato sulla sua esperienza.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, Da ciò che racconti emerge un ragazzo che vive con equilibrio, curiosità e sincerità. Hai seguito percorsi psicologici, hai preso spunti che ti hanno fatto bene e ora hai incontrato anche un counselor filosofico che ti propone idee forti: distruggere l’ego, parlare di persone addormentate, considerare la psicologia come un ostacolo al vero sé. Il punto è che tu, prima di queste parole, stavi bene, e il benessere non mente mai: arriva dal corpo, dal respiro, da una sensazione di presenza. Quando invece ascolti concetti che ti fanno dubitare della tua vita o della qualità delle tue relazioni, vale la pena fermarsi e chiedersi se queste idee stanno davvero nutrendo la tua crescita oppure stanno introducendo una tensione che non ti appartiene. Nell’approccio umanistico e bioenergetico non c’è nulla da distruggere, tantomeno l’ego: l’ego serve, è parte della nostra struttura, ci permette di muoverci nel mondo. Non è un nemico, ma una funzione: si può ammorbidire, rendere più flessibile, mai cancellare. Non occorre diventare illuminati o speciali; occorre sentirsi vivi, radicati, autentici. Per questo ti dico con chiarezza che le persone che ami e con cui stai bene non sono affatto “addormentate”: sono parte del tuo mondo affettivo, della tua storia, del tuo senso di appartenenza. Quando qualcuno divide la realtà in risvegliati e dormienti, crea una gerarchia che non serve a crescere ma a separare. Il fatto che tu ti senta bene con i tuoi amici è un indicatore fortissimo: significa che il contatto con loro è buono, che il tuo corpo si rilassa, che puoi essere te stesso. E questa è una qualità rara e preziosa. Non devi abbandonare nessuno. Non devi cercare persone “elevate”. Devi ascoltare come ti senti con chi ti sta accanto. La domanda che può essere utile ora è un’altra: perché le parole di questa persona hanno avuto un effetto così forte? Cosa hanno toccato dentro di te? Non è una domanda per giudicarti, ma un modo per avvicinarti con cura a quella parte più sensibile che forse cerca una guida, o un riconoscimento, o una direzione. Quando capisci questo, ritrovi il tuo centro, il tuo ritmo, il tuo modo unico di crescere. Se vuoi, possiamo approfondire insieme cosa si muove dentro di te, cosa senti nel corpo quando ascolti queste idee e come tornare a un contatto più chiaro con la tua verità, quella che senti davvero. Se ti va, possiamo prenderci un colloquio conoscitivo, anche solo per esplorare con calma ciò che ora vibra dentro di te e capire come accompagnare questa fase senza perdere il tuo equilibrio. Sono qui. Quando vuoi continuiamo. A presto
Buongiorno a lei.
Capisco il suo smarrimento. Di solito la verità è semplice e porta chiarezza. Quando un’idea o un percorso diventano troppo complessi e generano confusione, è probabile che non appartengano alla nostra verità interiore.
Le nostre amicizie, la famiglia, le persone che ci circondano sono parte della nostra vita sono tutte diverse, perché noi siamo tutti diversi. Ci vogliamo bene e ci scegliamo nonostante (e anche grazie) alle differenze di ciascuno di noi, ai modi diversi in cui vediamo il mondo, ai diversi e svariati difetti che abbiamo, e così via. E' buono che sia così in tutte le nostre relazioni: nelle amicizie, conla famiglia, nel fidanzamento, nel matrimonio ecc.: nessuno è identico a noi, e non è necessario esserlo per avere rapporti profondi e autentici.
Quello che il counselor filosofico propone è la SUA verità, la sua interpretazione della realtà. E' legittimo e libero nell'esprimerla, come altrettanto è libero lei di condividerla, non condividerla o condividerla solo in parte. Non è necessario considerare non buone (e di conseguenza allontanare) le persone che non seguono i nostri stessi percorsi spirituali o non condividono filosofie orientali.
Da ciò che racconta e da quello che traspare dal suo messaggio, lei è una persona molto coscienziosa e con una buona consapevolezza di sé. Se con i suoi amici lei sta bene e li considera persone di valore, questo conta. Non è buono allontanarsi da relazioni autentiche e che ci fanno stare bene, tantomeno minare il nostro equilibrio, per aderire a idee che non risuonano con ciò che siamo davvero.
Spero di esserle stata di aiuto a chiarire un dubbio più che legittimo, e che è anche una prova della sua consapevolezza. Solo chi si mette in discussione nel modo in cui fa lei, riesce davvero a crescere. Da quello che scrive traspare molta voglia di migliorarsi costantemente. Questo è quello che conta.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Gloria Palombelli
Capisco il suo smarrimento. Di solito la verità è semplice e porta chiarezza. Quando un’idea o un percorso diventano troppo complessi e generano confusione, è probabile che non appartengano alla nostra verità interiore.
Le nostre amicizie, la famiglia, le persone che ci circondano sono parte della nostra vita sono tutte diverse, perché noi siamo tutti diversi. Ci vogliamo bene e ci scegliamo nonostante (e anche grazie) alle differenze di ciascuno di noi, ai modi diversi in cui vediamo il mondo, ai diversi e svariati difetti che abbiamo, e così via. E' buono che sia così in tutte le nostre relazioni: nelle amicizie, conla famiglia, nel fidanzamento, nel matrimonio ecc.: nessuno è identico a noi, e non è necessario esserlo per avere rapporti profondi e autentici.
Quello che il counselor filosofico propone è la SUA verità, la sua interpretazione della realtà. E' legittimo e libero nell'esprimerla, come altrettanto è libero lei di condividerla, non condividerla o condividerla solo in parte. Non è necessario considerare non buone (e di conseguenza allontanare) le persone che non seguono i nostri stessi percorsi spirituali o non condividono filosofie orientali.
Da ciò che racconta e da quello che traspare dal suo messaggio, lei è una persona molto coscienziosa e con una buona consapevolezza di sé. Se con i suoi amici lei sta bene e li considera persone di valore, questo conta. Non è buono allontanarsi da relazioni autentiche e che ci fanno stare bene, tantomeno minare il nostro equilibrio, per aderire a idee che non risuonano con ciò che siamo davvero.
Spero di esserle stata di aiuto a chiarire un dubbio più che legittimo, e che è anche una prova della sua consapevolezza. Solo chi si mette in discussione nel modo in cui fa lei, riesce davvero a crescere. Da quello che scrive traspare molta voglia di migliorarsi costantemente. Questo è quello che conta.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Gloria Palombelli
Gentilissimo, buongiorno,mi preme avvisarla che le parole di questo counselor non sono quelle di un collega psicologo. L'obiettivo di percorso di psicoterapia è quello di aiutarla nell'osservazione non giudicante di sé stessi e degli altri. Per acquisire più capacità e agio nel compiere scelte nella sua vita. Questo ad esempio le può permettere di trarre elementi utili e costruttivi dalle persone che ha attorno. Noi esseri umani cresciamo solo tramite le relazioni. D'altronde, nella mia soggettività, mi risulterebbe davvero difficile riuscire a trarre il meglio dalle persone, se queste le valutassi come addormentate o morti viventi. Le tematiche inerenti alle intuizioni, al mutamento dell'io e affini, vengono trattati in numerosi ambiti della mindfulness. Rimango a sua disposizione, nel caso avesse altre curiosità.
Buongiorno. Se come dice lei sta bene con sè stesso e le piace fare alcune attività di autoconsapevolezza continui a praticarle in serenità. E se come dice si trova bene con le persone attorno a lei, anche se conducono esperienze diverse, non permetta a nessuno di scegliere al posto suo.
Chiunque può essere una guida finché indica possibili vie da percorrere, ma va prestata attenzione quando non si è più liberi.
Chiunque può essere una guida finché indica possibili vie da percorrere, ma va prestata attenzione quando non si è più liberi.
Buonasera,
per rispondere al suo quesito, il mio consiglio è di seguire ciò che realmente sente—ciò che le suggeriscono il cuore e l’istinto.
Si è trovato in un contesto molto diverso da quello psicologico, ma non mi sento affatto di dirle che abbia sbagliato a fidarsi: ognuno di noi compie delle scelte in base al momento che sta vivendo, e ora lei si trova semplicemente davanti a un bivio.
La domanda è: vuole proseguire lungo il nuovo percorso intrapreso e lasciare indietro quello precedente, oppure no?
Quando ci si trova in situazioni come questa, però, può essere utile considerare una terza possibilità: la strada della scelta personale.
Significa ascoltare davvero se stesso, i suoi bisogni e le sue emozioni, e decidere quale direzione la fa stare meglio, senza sentirsi obbligato a seguire nessun percorso se non lo sente come suo.
L’importante è che la decisione sia autentica e che rispecchi ciò che lei è e ciò di cui ha davvero bisogno in questo momento della sua vita.
per rispondere al suo quesito, il mio consiglio è di seguire ciò che realmente sente—ciò che le suggeriscono il cuore e l’istinto.
Si è trovato in un contesto molto diverso da quello psicologico, ma non mi sento affatto di dirle che abbia sbagliato a fidarsi: ognuno di noi compie delle scelte in base al momento che sta vivendo, e ora lei si trova semplicemente davanti a un bivio.
La domanda è: vuole proseguire lungo il nuovo percorso intrapreso e lasciare indietro quello precedente, oppure no?
Quando ci si trova in situazioni come questa, però, può essere utile considerare una terza possibilità: la strada della scelta personale.
Significa ascoltare davvero se stesso, i suoi bisogni e le sue emozioni, e decidere quale direzione la fa stare meglio, senza sentirsi obbligato a seguire nessun percorso se non lo sente come suo.
L’importante è che la decisione sia autentica e che rispecchi ciò che lei è e ciò di cui ha davvero bisogno in questo momento della sua vita.
Gentile Paziente, la sua riflessione è molto interessante e pare mettere in luce molti elementi importanti per la sua visione della vita. Ho l'impressione che lei stia attraversando un periodo di "ricerca del senso della vita".
Innanzitutto alcuni degli elementi menzionati sono chiaramente concetti provenienti da specifiche filosofie che come tali, e col massimo rispetto, sono comunque un discorso a parte rispetto a quello scientifico che noi invece sosteniamo e sul quale ci basiamo per il nostro operato.
Posso consigliarle di non perdere il contatto con la realtà fattuale che sente dentro di sé (il suo stare bene) e con la realtà che la circonda (i suoi amici di sempre, le sue relazioni). Per quanto l'essere umano abbia sempre bisogno di una chiave di lettura per interpretare la realtà, tenga presente che lei ha la sua bussola interna, quella fatta di valori che ha acquisito dalla sua famiglia e di valori che ha strutturato lei stesso attraverso la sua esperienza personale, ma è fatta anche di istinto, di capacità di giudizio ecc. (le funzioni del sistema nervoso); ecco, questi elementi, in questo periodo di domande, la aiutano a capire cosa abbia veramente senso fare e cosa no. E' importante capire che ognuno ha il suo modo di stare al mondo, che ognuno ha il suo sistema di valori e che ognuno ha la sua verità.
Le auguro una buona e profonda riflessione e di fare le scelte più sagge e positive per la sua vita e per la sua crescita personale.
Cordialmente, Dr.ssa Romina Mura.
Innanzitutto alcuni degli elementi menzionati sono chiaramente concetti provenienti da specifiche filosofie che come tali, e col massimo rispetto, sono comunque un discorso a parte rispetto a quello scientifico che noi invece sosteniamo e sul quale ci basiamo per il nostro operato.
Posso consigliarle di non perdere il contatto con la realtà fattuale che sente dentro di sé (il suo stare bene) e con la realtà che la circonda (i suoi amici di sempre, le sue relazioni). Per quanto l'essere umano abbia sempre bisogno di una chiave di lettura per interpretare la realtà, tenga presente che lei ha la sua bussola interna, quella fatta di valori che ha acquisito dalla sua famiglia e di valori che ha strutturato lei stesso attraverso la sua esperienza personale, ma è fatta anche di istinto, di capacità di giudizio ecc. (le funzioni del sistema nervoso); ecco, questi elementi, in questo periodo di domande, la aiutano a capire cosa abbia veramente senso fare e cosa no. E' importante capire che ognuno ha il suo modo di stare al mondo, che ognuno ha il suo sistema di valori e che ognuno ha la sua verità.
Le auguro una buona e profonda riflessione e di fare le scelte più sagge e positive per la sua vita e per la sua crescita personale.
Cordialmente, Dr.ssa Romina Mura.
salve, la meditazione è sempre consigliata anzi è indispensabile per noi per differenziarsi dai nostri pensieri e accettarci
Assolutamente non abbandonare i tuoi amici, abbandona semmai il counseling, smitizzalo, sicuramente non è , come tu dici, una persona elevata. Riprendi la tua normale vita e sappi che, ogni essere umano ha delle capacità sconosciute al sé, che possono emergere quando meno te lo aspetti; ogni essere umano è elevato. Segui la tua via se ti faceva star bene.
Gentilissimo,
La vera spiritualità non è semplice, ma un complesso processo di esplorazione di sé per trovare felicità e armonia nel mondo e con gli altri. Mi sembra che questa persona che si propone come guida spirituale non sia molto adatta allo scopo. Intanto perché il fatto che la maggior parte delle persone siano "addormentate", non significa affatto escluderle dalla nostra vita. Perché mai? La sfida, la prova è quella di vivere le relazioni dal punto di vista di qualcuno che sa di essere addormentato e cerca la sua spiritualità. Nessuno è un risvegliato, altrimenti si illuminerebbe e ascenderebbe alla trascendenza. Quindi premesso che siamo tutti un po' addormentati, alcuni lo sanno e altri meno, ma seguire un percorso metafisico deve anzi darti la possibilità di avvicinarti agli altri senza subire gli attacchi della vita e degli altri stessi, non alienarti pensando di essere migliore.
Anche perché siamo tutti bravi con le parole, ma il vero risvegliato o qualcosa di simile porta nella materia ciò che trova nella trascendenza, vivendo e applicando quei principi che predica - e questo è difficilissimo.
Cordialmente,
Dott. Maccarri
La vera spiritualità non è semplice, ma un complesso processo di esplorazione di sé per trovare felicità e armonia nel mondo e con gli altri. Mi sembra che questa persona che si propone come guida spirituale non sia molto adatta allo scopo. Intanto perché il fatto che la maggior parte delle persone siano "addormentate", non significa affatto escluderle dalla nostra vita. Perché mai? La sfida, la prova è quella di vivere le relazioni dal punto di vista di qualcuno che sa di essere addormentato e cerca la sua spiritualità. Nessuno è un risvegliato, altrimenti si illuminerebbe e ascenderebbe alla trascendenza. Quindi premesso che siamo tutti un po' addormentati, alcuni lo sanno e altri meno, ma seguire un percorso metafisico deve anzi darti la possibilità di avvicinarti agli altri senza subire gli attacchi della vita e degli altri stessi, non alienarti pensando di essere migliore.
Anche perché siamo tutti bravi con le parole, ma il vero risvegliato o qualcosa di simile porta nella materia ciò che trova nella trascendenza, vivendo e applicando quei principi che predica - e questo è difficilissimo.
Cordialmente,
Dott. Maccarri
Buongiorno, grazie per aver condiviso i suoi dubbi, che sono assolutamente legittimi e dimostrano una profonda onestà intellettuale. Il conflitto che sta vivendo è molto comune quando si esplorano sentieri di crescita personale o spirituale, il rischio però è di confondere un cammino di consapevolezza con un dogma.
Lei riferisce di condurre una vita già in equilibrio e di sentirsi bene con sé stesso. Questo è il dato più importante. La psicologia non si pone l'obiettivo di distruggere l'ego, né di imporle una via mistica per raggiungere la salvezza. Il benessere autentico è un processo interno. Il linguaggio usato dal suo counselor, se usato in modo letterale o giudicante, può causare ansia o sensi di colpa. Nelle discipline orientali i termini "dormienti" o "addormentati" si riferiscono a chi vive in uno stato di inconsapevolezza, non a chi non medita. Una persona è "sveglia" quando vive i propri valori e le proprie relazioni con pienezza e presenza, e questo è possibile anche senza adottare pratiche specifiche. La felicità e la realizzazione non sono monopolio di nessuna filosofia o pratica spirituale.
La sua domanda su come comportarsi con le persone a lei vicine è cruciale. L'amore e la connessione con gli altri non dipendono dalla condivisione di una filosofia spirituale. Anzi, se una pratica la porta a giudicare negativamente chi le sta intorno, allontanandolo da loro o da lei stesso, è probabile che quella specifica pratica non stia servendo al suo vero obiettivo di crescita.
Le consiglio di riflettere su quale fosse il suo bisogno iniziale e se il percorso attuale lo sta soddisfacendo. E' sempre un suo diritto interrompere un percorso o chiedere di focalizzarsi su obiettivi più pratici e meno dottrinali. L'autorità sulla sua vita spetta solo a lei.
Lei riferisce di condurre una vita già in equilibrio e di sentirsi bene con sé stesso. Questo è il dato più importante. La psicologia non si pone l'obiettivo di distruggere l'ego, né di imporle una via mistica per raggiungere la salvezza. Il benessere autentico è un processo interno. Il linguaggio usato dal suo counselor, se usato in modo letterale o giudicante, può causare ansia o sensi di colpa. Nelle discipline orientali i termini "dormienti" o "addormentati" si riferiscono a chi vive in uno stato di inconsapevolezza, non a chi non medita. Una persona è "sveglia" quando vive i propri valori e le proprie relazioni con pienezza e presenza, e questo è possibile anche senza adottare pratiche specifiche. La felicità e la realizzazione non sono monopolio di nessuna filosofia o pratica spirituale.
La sua domanda su come comportarsi con le persone a lei vicine è cruciale. L'amore e la connessione con gli altri non dipendono dalla condivisione di una filosofia spirituale. Anzi, se una pratica la porta a giudicare negativamente chi le sta intorno, allontanandolo da loro o da lei stesso, è probabile che quella specifica pratica non stia servendo al suo vero obiettivo di crescita.
Le consiglio di riflettere su quale fosse il suo bisogno iniziale e se il percorso attuale lo sta soddisfacendo. E' sempre un suo diritto interrompere un percorso o chiedere di focalizzarsi su obiettivi più pratici e meno dottrinali. L'autorità sulla sua vita spetta solo a lei.
Gentilissimo,
Grazie per aver condiviso questo suo vissuto. Comprendo la difficoltà del momento che sta vivendo: la confusione di non sapere quale via perseguire quando si incontrano messaggi così forti.
Ovviamente, io sono una psicologa, e quanto le scriverò è frutto di studi sulla materia e, anche, del mio giudizio critico personale.
Spesso, può essere difficile affidarsi completamente a una "guida" quando questa parla a tante persone e, soprattutto, quando non abbiamo modo di comunicare con lei. Non perché quello che dice sia per forza falso, ma perché è di carattere generale.
Ognuno di noi è unico e ha necessità che fanno parte SOLO della sua persona. Quindi, se seguire questi canali è qualcosa di positivo per lei, continui a farlo, ma vorrei stimolare in lei uno sguardo critico: si ricordi che i messaggi sono di carattere generale, quindi colga di questi solo gli aspetti che pensa possano essere utili per la sua vita, non tutto ciò che viene detto.
Infine, la invito ad ascoltare sé stesso, ciò che sente, perché non c'è guida migliore di questa.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa Clinica
Grazie per aver condiviso questo suo vissuto. Comprendo la difficoltà del momento che sta vivendo: la confusione di non sapere quale via perseguire quando si incontrano messaggi così forti.
Ovviamente, io sono una psicologa, e quanto le scriverò è frutto di studi sulla materia e, anche, del mio giudizio critico personale.
Spesso, può essere difficile affidarsi completamente a una "guida" quando questa parla a tante persone e, soprattutto, quando non abbiamo modo di comunicare con lei. Non perché quello che dice sia per forza falso, ma perché è di carattere generale.
Ognuno di noi è unico e ha necessità che fanno parte SOLO della sua persona. Quindi, se seguire questi canali è qualcosa di positivo per lei, continui a farlo, ma vorrei stimolare in lei uno sguardo critico: si ricordi che i messaggi sono di carattere generale, quindi colga di questi solo gli aspetti che pensa possano essere utili per la sua vita, non tutto ciò che viene detto.
Infine, la invito ad ascoltare sé stesso, ciò che sente, perché non c'è guida migliore di questa.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa Clinica
Gentile utente,
il dubbio che porta è molto comprensibile. Quando ci si avvicina a contenuti di tipo filosofico o spirituale, può capitare di incontrare approcci che usano un linguaggio molto assoluto — “risvegliati”, “addormentati”, “ego da distruggere”, “persone elevate”. È importante ricordare che queste visioni non descrivono la realtà oggettiva, ma un sistema di pensiero specifico, che può essere utile per alcuni e fuorviante per altri.
La psicologia, al contrario, non si propone di giudicare le persone come “inferiori” o “superiori”, ma di aiutare ciascuno a trovare equilibrio, benessere e relazioni sane. Lei riferisce di vivere serenamente, di avere amici con cui sta bene e una vita che sente in equilibrio: questo è un indicatore molto più concreto del fatto che sta seguendo una strada coerente con i suoi bisogni.
Non è necessario aderire a concetti spirituali radicali né all’idea che chi non li segue sia “un dormiente”. Si tratta di un linguaggio che può diventare rigido e portare a confronti inutili. Le relazioni vanno valutate per come ci fanno sentire, non per quanto sono “elevate” secondo un criterio esterno.
Il punto centrale è riprendere fiducia nel suo sentire: se con le persone vicino a Lei sta bene, non c’è alcun motivo per allontanarle. È sano e possibile integrare spunti filosofici senza rinunciare ai legami affettivi e alla propria identità.
Dott.ssa Sara Petroni
il dubbio che porta è molto comprensibile. Quando ci si avvicina a contenuti di tipo filosofico o spirituale, può capitare di incontrare approcci che usano un linguaggio molto assoluto — “risvegliati”, “addormentati”, “ego da distruggere”, “persone elevate”. È importante ricordare che queste visioni non descrivono la realtà oggettiva, ma un sistema di pensiero specifico, che può essere utile per alcuni e fuorviante per altri.
La psicologia, al contrario, non si propone di giudicare le persone come “inferiori” o “superiori”, ma di aiutare ciascuno a trovare equilibrio, benessere e relazioni sane. Lei riferisce di vivere serenamente, di avere amici con cui sta bene e una vita che sente in equilibrio: questo è un indicatore molto più concreto del fatto che sta seguendo una strada coerente con i suoi bisogni.
Non è necessario aderire a concetti spirituali radicali né all’idea che chi non li segue sia “un dormiente”. Si tratta di un linguaggio che può diventare rigido e portare a confronti inutili. Le relazioni vanno valutate per come ci fanno sentire, non per quanto sono “elevate” secondo un criterio esterno.
Il punto centrale è riprendere fiducia nel suo sentire: se con le persone vicino a Lei sta bene, non c’è alcun motivo per allontanarle. È sano e possibile integrare spunti filosofici senza rinunciare ai legami affettivi e alla propria identità.
Dott.ssa Sara Petroni
Gentile utente,
La ringrazio per aver condiviso la Sua esperienza. Partiamo da un punto fermo, che è la cosa più preziosa che ha scritto: Lei ha 29 anni, vive serenamente e si sente in equilibrio con se stesso. Questo è un risultato straordinario, un traguardo che la psicologia stessa si pone come obiettivo, e che non dovrebbe mai essere svalutato da teorie esterne, per quanto affascinanti possano sembrare.
Il dubbio che Le è sorto è molto intelligente e tocca un tema delicato. Spesso, alcuni approcci filosofici o spirituali, se estremizzati, rischiano di creare quella che in psicologia chiamiamo una "trappola dell'ego spirituale". È paradossale: si parla di distruggere l'ego, ma poi si finisce per sentirsi superiori agli altri, etichettando chi ci circonda come "addormentato" o "morto vivente".
Questo modo di pensare rischia di diventare pericoloso perché crea scissione e solitudine. Se un percorso di "illuminazione" porta a disprezzare le persone care, a svalutare amicizie genuine e a sentirsi estranei al mondo reale, allora forse bisogna chiedersi se quel percorso stia davvero portando benessere o se stia solo alimentando un senso di distacco elitario.
Lei descrive i Suoi amici come "brave persone" con cui "si trova bene". Si fidi di questo Suo sentire. La qualità di una relazione non si misura su quanto l'altro abbia letto di mistica orientale o se faccia meditazione, ma sulla capacità di esserci, sull'affetto reciproco e sul rispetto. Ci sono persone "semplici" capaci di una profondità emotiva e umana immensa, così come ci sono persone "illuminate" (o sedicenti tali) incapaci di empatia.
Il mio consiglio è di mantenere il Suo spirito critico: prenda da questo counselor gli spunti che sente utili per la Sua crescita, ma lasci andare le etichette giudicanti verso il prossimo. Non c'è alcun bisogno di abbandonare i Suoi amici o la Sua serenità per inseguire un ideale di perfezione che rischia di isolarLa. La vera saggezza, spesso, sta proprio nel saper apprezzare la bellezza della vita e delle persone esattamente per come sono, qui e ora.
Se volesse confrontarsi ancora su come integrare questi spunti senza perdere il Suo equilibrio, resto a Sua disposizione anche online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
La ringrazio per aver condiviso la Sua esperienza. Partiamo da un punto fermo, che è la cosa più preziosa che ha scritto: Lei ha 29 anni, vive serenamente e si sente in equilibrio con se stesso. Questo è un risultato straordinario, un traguardo che la psicologia stessa si pone come obiettivo, e che non dovrebbe mai essere svalutato da teorie esterne, per quanto affascinanti possano sembrare.
Il dubbio che Le è sorto è molto intelligente e tocca un tema delicato. Spesso, alcuni approcci filosofici o spirituali, se estremizzati, rischiano di creare quella che in psicologia chiamiamo una "trappola dell'ego spirituale". È paradossale: si parla di distruggere l'ego, ma poi si finisce per sentirsi superiori agli altri, etichettando chi ci circonda come "addormentato" o "morto vivente".
Questo modo di pensare rischia di diventare pericoloso perché crea scissione e solitudine. Se un percorso di "illuminazione" porta a disprezzare le persone care, a svalutare amicizie genuine e a sentirsi estranei al mondo reale, allora forse bisogna chiedersi se quel percorso stia davvero portando benessere o se stia solo alimentando un senso di distacco elitario.
Lei descrive i Suoi amici come "brave persone" con cui "si trova bene". Si fidi di questo Suo sentire. La qualità di una relazione non si misura su quanto l'altro abbia letto di mistica orientale o se faccia meditazione, ma sulla capacità di esserci, sull'affetto reciproco e sul rispetto. Ci sono persone "semplici" capaci di una profondità emotiva e umana immensa, così come ci sono persone "illuminate" (o sedicenti tali) incapaci di empatia.
Il mio consiglio è di mantenere il Suo spirito critico: prenda da questo counselor gli spunti che sente utili per la Sua crescita, ma lasci andare le etichette giudicanti verso il prossimo. Non c'è alcun bisogno di abbandonare i Suoi amici o la Sua serenità per inseguire un ideale di perfezione che rischia di isolarLa. La vera saggezza, spesso, sta proprio nel saper apprezzare la bellezza della vita e delle persone esattamente per come sono, qui e ora.
Se volesse confrontarsi ancora su come integrare questi spunti senza perdere il Suo equilibrio, resto a Sua disposizione anche online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
Capisco il tuo dubbio, ed è importante che tu lo stia ponendo: è un segnale di lucidità, non di confusione. Nessun percorso serio — psicologico, filosofico o spirituale — ti chiederà mai di considerare “addormentati”, inferiori o da abbandonare le persone che ti vogliono bene. Quando qualcuno presenta una spiritualità come l’unica strada valida, screditando tutto il resto e dividendo il mondo in “risvegliati” e “morti viventi”, siamo più vicini al dogmatismo che alla crescita personale.
Tu stai già mostrando autonomia: prendi ciò che senti utile e lasci ciò che non ti serve. Questo è sano. Se stai bene con i tuoi amici, se ti senti sereno e in equilibrio, non c’è alcun motivo di allontanarti da loro. Le persone “elevate” non sono quelle che seguono una certa dottrina, ma quelle con cui puoi essere te stesso, crescere e sentirti rispettato.
Continua a coltivare il tuo benessere, scegliendo strumenti che ti arricchiscono — non quelli che ti fanno sentire giudicato o inadeguato. Non devi “risvegliarti” secondo gli standard di qualcuno: devi solo continuare a vivere una vita che senti autentica per te.
Tu stai già mostrando autonomia: prendi ciò che senti utile e lasci ciò che non ti serve. Questo è sano. Se stai bene con i tuoi amici, se ti senti sereno e in equilibrio, non c’è alcun motivo di allontanarti da loro. Le persone “elevate” non sono quelle che seguono una certa dottrina, ma quelle con cui puoi essere te stesso, crescere e sentirti rispettato.
Continua a coltivare il tuo benessere, scegliendo strumenti che ti arricchiscono — non quelli che ti fanno sentire giudicato o inadeguato. Non devi “risvegliarti” secondo gli standard di qualcuno: devi solo continuare a vivere una vita che senti autentica per te.
Buonasera, Quello che la mette in difficoltà non è la filosofia in sé, ma il modo in cui questa persona definisce chi è “sveglio” e chi è “addormentato”. Quando qualcuno propone una verità assoluta su come si deve essere, rischia di sostituirsi all’Altro che giudica e divide il mondo in “evoluti” e “non evoluti”.
In realtà, ciò che conta è come lei si trova nella sua vita, non lo sguardo di chi pretende di sapere cosa sia l’illuminazione. Se con i suoi amici sta bene, questo dice già qualcosa della sua esperienza, del suo desiderio, e non va messo da parte per aderire a un ideale altrui.
Il punto del lavoro su di sé non è “diventare più elevati”, ma capire quale voce sta parlando in noi quando ci sentiamo in colpa o inadeguati.
La vera crescita non passa dal giudicare gli altri, ma dal riconoscere ciò che per lei ha valore.
In realtà, ciò che conta è come lei si trova nella sua vita, non lo sguardo di chi pretende di sapere cosa sia l’illuminazione. Se con i suoi amici sta bene, questo dice già qualcosa della sua esperienza, del suo desiderio, e non va messo da parte per aderire a un ideale altrui.
Il punto del lavoro su di sé non è “diventare più elevati”, ma capire quale voce sta parlando in noi quando ci sentiamo in colpa o inadeguati.
La vera crescita non passa dal giudicare gli altri, ma dal riconoscere ciò che per lei ha valore.
Buongiorno, è positivo che tu stia esplorando strumenti diversi per conoscerti meglio, ma può succedere che alcune idee, soprattutto se molto rigide o “assolute”, generino confusione invece che chiarezza.
Concetti come “ego da distruggere”, “risvegliati” e “persone addormentate” appartengono a tradizioni filosofiche o spirituali specifiche. Non sono verità universali né criteri per valutare il valore delle persone. Le relazioni che ti fanno stare bene, gli amici con cui ti senti sereno, non diventano “meno validi” perché non seguono certe pratiche o visioni.
In psicologia, ciò che conta non è dividere le persone in “evolute” e “non evolute”, ma capire come tu stai, come funzionano le tue relazioni e quali idee ti aiutano davvero nella vita quotidiana. Se un percorso o un messaggio ti fa sentire confuso, in colpa o distante da chi ti vuole bene, vale la pena fermarsi e rimettere ordine.
Se vuoi, possiamo esplorare insieme:
• come integrare ciò che hai imparato senza perdere i tuoi punti di riferimento;
• come distinguere spunti utili da visioni troppo estreme;
• come ritrovare una direzione che abbia senso per te, non per qualcun altro.
Ti invito a fissare un incontro se senti il bisogno di fare chiarezza e tornare a una sensazione di equilibrio.
Concetti come “ego da distruggere”, “risvegliati” e “persone addormentate” appartengono a tradizioni filosofiche o spirituali specifiche. Non sono verità universali né criteri per valutare il valore delle persone. Le relazioni che ti fanno stare bene, gli amici con cui ti senti sereno, non diventano “meno validi” perché non seguono certe pratiche o visioni.
In psicologia, ciò che conta non è dividere le persone in “evolute” e “non evolute”, ma capire come tu stai, come funzionano le tue relazioni e quali idee ti aiutano davvero nella vita quotidiana. Se un percorso o un messaggio ti fa sentire confuso, in colpa o distante da chi ti vuole bene, vale la pena fermarsi e rimettere ordine.
Se vuoi, possiamo esplorare insieme:
• come integrare ciò che hai imparato senza perdere i tuoi punti di riferimento;
• come distinguere spunti utili da visioni troppo estreme;
• come ritrovare una direzione che abbia senso per te, non per qualcun altro.
Ti invito a fissare un incontro se senti il bisogno di fare chiarezza e tornare a una sensazione di equilibrio.
Buongiorno,
capisco bene la sua confusione: quando incontriamo idee molto forti o pronunciate con grande sicurezza, è normale che qualcosa dentro di noi vacilli. Ma ciò non significa che Lei stia sbagliando il suo percorso. Dalle sue parole emerge una vita equilibrata, relazioni sane e un interesse autentico per la crescita personale: sono già segnali di una buona centratura interiore.
Lei sente che i suoi amici sono persone buone e che con loro sta bene. Questa è una verità importante, e vale più di qualunque teoria spirituale. Non ha motivo di abbandonare chi le vuole bene.
La cosa più preziosa ora è ritornare alla sua esperienza diretta, distinguere ciò che la nutre da ciò che la confonde. Il suo percorso è suo, non di un’altra persona.
capisco bene la sua confusione: quando incontriamo idee molto forti o pronunciate con grande sicurezza, è normale che qualcosa dentro di noi vacilli. Ma ciò non significa che Lei stia sbagliando il suo percorso. Dalle sue parole emerge una vita equilibrata, relazioni sane e un interesse autentico per la crescita personale: sono già segnali di una buona centratura interiore.
Lei sente che i suoi amici sono persone buone e che con loro sta bene. Questa è una verità importante, e vale più di qualunque teoria spirituale. Non ha motivo di abbandonare chi le vuole bene.
La cosa più preziosa ora è ritornare alla sua esperienza diretta, distinguere ciò che la nutre da ciò che la confonde. Il suo percorso è suo, non di un’altra persona.
Caro utente,
le dico senza dubbio che il suo equilibrio attuale e le sue relazioni sane valgono molto più delle idee giudicanti del counselor che segue. Dividere le persone in “risvegliati” e “addormentati” non è né psicologico né filosofico: è un linguaggio dogmatico che può confondere e minare ciò che nella sua vita già funziona. Inoltre la psicologia è una scienza.
Non deve abbandonare i suoi amici: se la fanno stare bene, sono un valore. Psicologia e spiritualità non sono in conflitto, e non esistono persone “superiori” da cercare. Prenda da ogni percorso ciò che la arricchisce e si allontani da ciò che la fa dubitare di te stesso o delle sue relazioni. Rimango a sua disposizione
le dico senza dubbio che il suo equilibrio attuale e le sue relazioni sane valgono molto più delle idee giudicanti del counselor che segue. Dividere le persone in “risvegliati” e “addormentati” non è né psicologico né filosofico: è un linguaggio dogmatico che può confondere e minare ciò che nella sua vita già funziona. Inoltre la psicologia è una scienza.
Non deve abbandonare i suoi amici: se la fanno stare bene, sono un valore. Psicologia e spiritualità non sono in conflitto, e non esistono persone “superiori” da cercare. Prenda da ogni percorso ciò che la arricchisce e si allontani da ciò che la fa dubitare di te stesso o delle sue relazioni. Rimango a sua disposizione
Ciao, e grazie per aver condiviso così apertamente i tuoi dubbi e le tue riflessioni.
Da quello che scrivi si percepisce una persona che ha lavorato su di sé, che ha cercato di capirsi, che ha preso spunti da canali di psicologia e li ha anche applicati nella vita quotidiana. Dici che vivi in equilibrio con te stesso, che ti senti serenamente in compagnia di chi ti sta vicino, e che alcuni suggerimenti del counseling filosofico che segui ti sono stati utili. Ed è proprio da questo equilibrio, in realtà, che nasce il tuo dubbio: come conciliare ciò che ti fa stare bene con un messaggio molto rigido e drastico su cosa sarebbe “giusto” spiritualmente.
Quando ascolti qualcuno che definisce la maggior parte delle persone “addormentate” o “morti viventi”, che parla di distruggere l’ego e di risveglio, di illuminazione, e che allo stesso tempo sminuisce la psicologia perché non porta al nirvana, è facile sentirsi confusi. Ti ritrovi a chiederti se la tua serenità, le tue relazioni, la tua vita quotidiana abbiano ancora senso, come se tutto dovesse essere misurato con quel metro assoluto.
Però, se ci fermiamo un attimo, c’è una cosa importante che tu stesso dici: con le persone che ti sono vicine ti trovi bene e per te sono brave persone, anche se non seguono misticismo o spiritualità. Questo è un dato molto concreto. Sono relazioni in cui ti senti a tuo agio, rispettato, affezionato. È significativo chiedersi come mai qualcuno, dall’esterno, dovrebbe avere il potere di dirti che queste persone sono in realtà “non sufficientemente elevate” e che tu dovresti circondarti solo di risvegliati.
La psicologia non ha come obiettivo portarti all’illuminazione, ma aiutarti a vivere una vita più consapevole, più libera, più in contatto con le emozioni, con i bisogni, con i legami. Questo non è in contrasto con eventuali percorsi spirituali, a meno che qualcuno non ponga la questione in termini di “o questo o quello”. La crescita personale, quando è sana, non ti fa disprezzare gli altri, non crea una divisione netta tra “risvegliati” e “addormentati” in modo giudicante, non ti spinge a mettere in dubbio il valore affettivo delle persone che ami solo perché non seguono un certo tipo di percorso.
La domanda che puoi farti, forse, non è “come trovo persone elevate?” o “devo abbandonare i miei amici?”, ma piuttosto: quello che ascolto da questa persona mi aiuta davvero a vivere meglio? Mi fa sentire più libero, più autentico, più gentile verso me stesso e gli altri? Oppure mi crea senso di colpa, confusione, svalutazione di chi sono e di chi mi sta vicino?
Puoi tenere con te gli spunti che senti realmente utili, che arricchiscono la tua vita, e lasciare andare ciò che ti fa vivere peggio. Non hai l’obbligo di aderire in blocco a una visione del mondo, soprattutto quando ti porta a dubitare del valore delle relazioni che ti fanno stare bene.
Se questa situazione ti ha fatto vacillare tanto, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarti a rimettere al centro la tua esperienza, i tuoi valori, la tua capacità di pensare con la tua testa, senza dover scegliere un “campo” e rinnegare il resto. Grazie per aver portato questa domanda, che è molto più profonda di quanto sembri a prima vista.
Da quello che scrivi si percepisce una persona che ha lavorato su di sé, che ha cercato di capirsi, che ha preso spunti da canali di psicologia e li ha anche applicati nella vita quotidiana. Dici che vivi in equilibrio con te stesso, che ti senti serenamente in compagnia di chi ti sta vicino, e che alcuni suggerimenti del counseling filosofico che segui ti sono stati utili. Ed è proprio da questo equilibrio, in realtà, che nasce il tuo dubbio: come conciliare ciò che ti fa stare bene con un messaggio molto rigido e drastico su cosa sarebbe “giusto” spiritualmente.
Quando ascolti qualcuno che definisce la maggior parte delle persone “addormentate” o “morti viventi”, che parla di distruggere l’ego e di risveglio, di illuminazione, e che allo stesso tempo sminuisce la psicologia perché non porta al nirvana, è facile sentirsi confusi. Ti ritrovi a chiederti se la tua serenità, le tue relazioni, la tua vita quotidiana abbiano ancora senso, come se tutto dovesse essere misurato con quel metro assoluto.
Però, se ci fermiamo un attimo, c’è una cosa importante che tu stesso dici: con le persone che ti sono vicine ti trovi bene e per te sono brave persone, anche se non seguono misticismo o spiritualità. Questo è un dato molto concreto. Sono relazioni in cui ti senti a tuo agio, rispettato, affezionato. È significativo chiedersi come mai qualcuno, dall’esterno, dovrebbe avere il potere di dirti che queste persone sono in realtà “non sufficientemente elevate” e che tu dovresti circondarti solo di risvegliati.
La psicologia non ha come obiettivo portarti all’illuminazione, ma aiutarti a vivere una vita più consapevole, più libera, più in contatto con le emozioni, con i bisogni, con i legami. Questo non è in contrasto con eventuali percorsi spirituali, a meno che qualcuno non ponga la questione in termini di “o questo o quello”. La crescita personale, quando è sana, non ti fa disprezzare gli altri, non crea una divisione netta tra “risvegliati” e “addormentati” in modo giudicante, non ti spinge a mettere in dubbio il valore affettivo delle persone che ami solo perché non seguono un certo tipo di percorso.
La domanda che puoi farti, forse, non è “come trovo persone elevate?” o “devo abbandonare i miei amici?”, ma piuttosto: quello che ascolto da questa persona mi aiuta davvero a vivere meglio? Mi fa sentire più libero, più autentico, più gentile verso me stesso e gli altri? Oppure mi crea senso di colpa, confusione, svalutazione di chi sono e di chi mi sta vicino?
Puoi tenere con te gli spunti che senti realmente utili, che arricchiscono la tua vita, e lasciare andare ciò che ti fa vivere peggio. Non hai l’obbligo di aderire in blocco a una visione del mondo, soprattutto quando ti porta a dubitare del valore delle relazioni che ti fanno stare bene.
Se questa situazione ti ha fatto vacillare tanto, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarti a rimettere al centro la tua esperienza, i tuoi valori, la tua capacità di pensare con la tua testa, senza dover scegliere un “campo” e rinnegare il resto. Grazie per aver portato questa domanda, che è molto più profonda di quanto sembri a prima vista.
Buon pomeriggio, capisco il suo dubbio: non è necessario allontanarsi da chi le fa del bene solo perché non condivide certe visioni. La crescita personale non dipende dal giudicare gli altri ‘addormentati’, ma dal coltivare relazioni autentiche e sane. Se si sente in equilibrio, continui a valorizzare i suoi amici e integri soltanto gli spunti che ritiene utili senza perdere ciò che già la arricchisce. Cordiali saluti
Se ti sei mai chiesto perché alcune parti di te ti sembrano estranee o addirittura sgradevoli, sappi che non sei solo. È una domanda che porta con sé molta sofferenza, ma anche un’opportunità di comprensione profonda. Spesso, diventiamo simili a ciò che più temiamo o detestiamo non per scelta, ma perché il nostro sviluppo è stato influenzato da esperienze che non potevamo controllare. Da bambini, la mente impara a sopravvivere: assorbe modelli di comportamento, modalità emotive e modi di reagire dalle figure che ci circondano. Se queste figure erano critiche, assenti, maltrattanti o confuse, alcuni tratti possono essersi radicati come strategie di adattamento, anche se ci fanno sentire a disagio oggi. In altre parole, diventiamo talvolta ciò che odiamo perché ci siamo adattati a sopravvivere, e questi adattamenti possono trasformarsi, nel tempo, in schemi di pensiero o comportamenti che ci sembrano estranei. Non si tratta di un fallimento o di un difetto intrinseco: è la conseguenza di esperienze e ferite che hanno modellato la nostra psiche.
La buona notizia è che non siamo condannati a restare intrappolati in queste parti di noi. La consapevolezza di queste dinamiche è già un primo passo potente: permette di osservare, capire e, con il giusto sostegno — come la psicoterapia — iniziare a costruire uno spazio interno più sicuro, in cui parti di sé dolorose o temute possano essere integrate, trasformate e, lentamente, abbandonate come elementi di sopravvivenza del passato.
Se riconosci in te questo processo, non ignorarlo né giudicarti. Cercare aiuto non è segno di debolezza, ma un passo coraggioso verso la comprensione e la cura di sé. La psicoterapia può diventare uno spazio per esplorare chi sei davvero, oltre le ferite e i comportamenti appresi, e cominciare a costruire la persona che desideri diventare.
La buona notizia è che non siamo condannati a restare intrappolati in queste parti di noi. La consapevolezza di queste dinamiche è già un primo passo potente: permette di osservare, capire e, con il giusto sostegno — come la psicoterapia — iniziare a costruire uno spazio interno più sicuro, in cui parti di sé dolorose o temute possano essere integrate, trasformate e, lentamente, abbandonate come elementi di sopravvivenza del passato.
Se riconosci in te questo processo, non ignorarlo né giudicarti. Cercare aiuto non è segno di debolezza, ma un passo coraggioso verso la comprensione e la cura di sé. La psicoterapia può diventare uno spazio per esplorare chi sei davvero, oltre le ferite e i comportamenti appresi, e cominciare a costruire la persona che desideri diventare.
Salve, da ciò che racconta emerge una cosa importante: lei descrive una vita che sente equilibrata, relazioni con cui sta bene e un interesse genuino per la crescita personale e la riflessione su di sé. Questo è già un elemento molto positivo, perché indica una buona capacità di osservazione interna e di ricerca di significato. Allo stesso tempo però sembra che alcuni messaggi provenienti da questo canale di counseling filosofico abbiano iniziato a introdurre in lei un dubbio profondo, quasi a mettere in discussione il valore delle relazioni e dell’equilibrio che prima sentiva come autentico. Quando entriamo in contatto con visioni molto radicali della realtà – ad esempio l’idea che la maggior parte delle persone sia “addormentata”, “non risvegliata” o addirittura “morta dentro” – può succedere che queste narrazioni generino una frattura interna: da una parte la nostra esperienza diretta, che ci dice che stiamo bene con alcune persone e che quelle relazioni hanno valore, dall’altra una teoria esterna che sembra dirci che tutto questo non è autentico o non è abbastanza “elevato”. In una prospettiva cognitivo-comportamentale può essere utile fermarsi proprio su questo punto e porsi una domanda: perché le parole di una persona che conosce solo online stanno assumendo un peso così forte da mettere in dubbio relazioni e percezioni che fanno parte della sua esperienza concreta? Questa è una domanda interessante, perché non riguarda tanto il contenuto di ciò che dice questo counselor, ma il modo in cui lei attribuisce valore e autorità a certe fonti. A volte, quando una figura si presenta come depositaria di una “verità più profonda” o di una forma di “risveglio” che gli altri non avrebbero, può generare un forte impatto psicologico e portare a mettere in discussione ciò che prima sembrava naturale. Tuttavia è importante ricordare che nessuna visione filosofica o spirituale ha il monopolio della verità sull’esperienza umana, e soprattutto che la qualità delle relazioni non si misura dal fatto che le persone condividano o meno un certo percorso mistico o spirituale. Se lei sente che i suoi amici sono persone con cui sta bene, con cui condivide valori, rispetto e affetto, questo ha un valore reale nella sua vita. Il rischio di alcune narrazioni molto polarizzate è proprio quello di creare una divisione tra “risvegliati” e “addormentati”, tra chi sarebbe evoluto e chi no. Psicologicamente questo tipo di schema può portare a isolarsi o a svalutare legami che invece sono sani e significativi. La crescita personale, invece, non richiede necessariamente di allontanarsi dalle persone care o di considerarle meno “elevate”. Spesso il vero lavoro su di sé consiste nel mantenere senso critico, scegliere ciò che per noi è utile e lasciare ciò che non risuona con la nostra esperienza. Se fino a poco tempo fa lei si sentiva bene con se stesso e con la sua rete sociale, forse può essere utile tornare a dare fiducia anche a quella percezione interna. Continuare a interessarsi alla psicologia, alla filosofia o alla spiritualità può essere arricchente, ma senza perdere il contatto con la propria esperienza diretta e senza delegare ad altri il giudizio sul valore delle persone che fanno parte della sua vita. In questo senso, più che cercare “persone risvegliate”, potrebbe essere più utile continuare a coltivare relazioni autentiche e mantenere uno sguardo curioso ma critico su tutte le idee che incontra lungo il suo percorso.
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