Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni, per tutta la mia adolescenza ho sofferto di depressione p

20 risposte
Buongiorno,
sono una ragazza di 21 anni, per tutta la mia adolescenza ho sofferto di depressione per via della morte di mia madre avvenuta quando avevo 13 anni. Per questo motivo, ho completamente bloccato la mia vita e mi ritrovo ora a dover ricominciare da capo.
Ho il terrore di poter nuovamente ricadere nella depressione, e per la me del passato provo anche risentimento e rancore. Non riesco nemmeno a vedere foto relative a quegli anni che inizio a provare un senso tremendo di ansia misto a terrore.
Come posso fermare questo meccanismo e finalmente stare in pace con la me del passato??
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente, che cosa pensa quando ricorda la morte di sua Madre? Quale emozioni prova? Ciò che pensa è vero? La invito ad approfondire le sue dinamiche interne e provare ad essere sempre realistica ricordando quella che è la realtà che sta vivendo in questo momento. Ricordi che la nostra mente ... mente! Grazie.

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Dr. Mauro Adragna
Psichiatra, Psicoterapeuta
Palermo
Ciò che stai vivendo è una risposta molto comprensibile a un trauma così profondo vissuto in un'età cruciale della tua vita. Il terrore di ricadere e il risentimento verso te stessa sono segni che quella ferita non ha ancora trovato piena elaborazione, e il fatto che le foto di quegli anni ti scatenino ansia e terrore indica che ci sono memorie traumatiche ancora "congelate" che attendono di essere integrate nella tua storia.
Il meccanismo che descrivi - l'evitamento di tutto ciò che ti ricorda quel periodo - è protettivo nel breve termine ma controproducente: più eviti, più quei ricordi mantengono la loro carica emotiva intatta. Non si tratta di "fare pace" con il passato attraverso uno sforzo di volontà, ma di attraversare quel dolore in un contesto sicuro dove possa essere finalmente metabolizzato.
Dal punto di vista psichiatrico, se l'ansia e il terrore diventano invalidanti, può essere utile una valutazione per un eventuale supporto farmacologico temporaneo che faciliti il lavoro psicologico. Tuttavia, il cuore della questione richiede un percorso psicoterapeutico dove poter elaborare il lutto irrisolto, comprendere come quella perdita ha congelato il tuo sviluppo, e soprattutto riconciliarti con quella ragazzina di 13 anni che ha fatto quello che poteva per sopravvivere a un dolore immenso. Il risentimento che provi verso di lei è in realtà una forma di autodifesa: se la "colpevolizzi" per non aver reagito diversamente, ti illudi di poter controllare il futuro. Ma quella ragazzina merita compassione, non rancore.
Ti incoraggio fortemente a cercare un supporto psicoterapeutico specializzato nel lutto e nel trauma. Questo ti permetterà di riaprire gradualmente quei cassetti chiusi senza esserne sopraffatta, e di ricostruire la tua identità includendo, anziché escludendo, quella parte della tua storia.
Dott.ssa Beatrice Merolla
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno, la perdita che ha vissuto è stata enorme, soprattutto in un’età così fragile, ed è comprensibile che oggi alcune immagini o ricordi riattivino paura e ansia. Il rancore verso la “lei del passato” è spesso un segnale di quanto quella parte di sé sia ancora ferita. E' importante riabbracciarla, non giudicarla.
Per fermare questo meccanismo può essere molto utile un percorso psicologico basato sulla rielaborazione del trauma: aiuta a dare un posto sicuro ai ricordi, a ridurre le reazioni di paura e a guardare al passato con più gentilezza. Potrebbe, col tempo, riuscire a chiudere quella ferita.
Le auguro di riuscirci e di vivere la sua vita senza paura e con coraggio. Un abbraccio, BM
Dott.ssa Lioy Marta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Siamo sempre portati a pensare che la sofferenza mentale sia differente da quella fisica, la immaginiamo controllabile. Proverebbe lo stesso tipo di risentimento se avesse avuto una malattia fisica?
Dott.ssa Martina Cremanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile Utente, deve essere stato molto difficile tutto quello che ha dovuto affrontare fino ad oggi. Personalmente mi sentirei di consigliarle di intraprendere un percorso di psicoterapia, per comprendere meglio se la morte della mamma sia stato vissuto come un trauma e tutte le sue conseguenze. La perdita di un genitore in età infantile, quando non si hanno ancora gli strumenti per affrontare un dolore così grande, non è semplice. Quando guarda indietro, provi a togliere le lenti degli occhiali critiche verso sé stessa: quella ragazza, bloccata, non ha scelto il dolore, ma cercava di sopravvivere ad esso. Un abbraccio
Dott.ssa Maria Rosa Biondo
Psicologo, Psicoterapeuta
Vizzini
Buongiorno,
mi dispiace che tu ti senta così. Hai vissuto una perdita enorme in un'età in cui non si hanno ancora gli strumenti emotivi per affrontare un trauma così grande e il fatto che oggi, a 21 anni, tu senta ancora paura, ansia e perfino rabbia verso quel periodo non significa che tu sia bloccata, ma che il dolore non abbia mai trovato uno spazio sicuro per essere elaborato.
E' normale che, dopo anni difficili, l'idea di tornare indietro spaventi. La tua mente sta cercando di proteggerti, ma lo fa evitando tutto ciò che assomiglia al passato e questo ti tiene in allerta costante e ovviamente l'allerta fa aumentare l'ansia.
Un primo passo potrebbe essere riconoscere che la tua paura non è un segnale che stai precipitando di nuovo, ma un segnale che stai cercando di proteggerti da qualcosa che non è stato guarito.
Ricorda, inoltre, che non devi farcela da sola.
Il fatto che tu abbia avuto la forza di scrivere questo messaggio è un segnale importantissimo. Vuol dire che una parte di te vuole guarire, e quella parte merita tutte le attenzioni e il sostegno necessari.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno — grazie per aver condiviso una cosa così importante. Capisco quanto possa essere spaventoso riaprire certe ferite: la reazione che descrivi (ansia intensa, evitamento delle foto, rabbia verso la «te» del passato) è una risposta comune dopo una perdita così grande e un periodo prolungato di dolore non elaborato. Ecco alcuni passi concreti e pratici che puoi provare fin da subito, pensati per ridurre l’ansia e cominciare a ricostruire una relazione più gentile con il tuo passato.

Normalizza e dai un nome a ciò che senti

Dire a te stessa “questa è ansia da ricordo/evitamento” può aiutare a distanziarti un poco dall’emozione e a ridurne l’intensità.

Tecniche rapide per gestire l’ansia sul momento

Grounding 5–4–3–2–1: nomina 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che senti, 2 che annusi, 1 che puoi gustare.

Respirazione a scatola (box breathing): inspira 4, trattieni 4, espira 4, trattieni 4 (più volte).

Ancoraggio fisico: tieni in mano un oggetto piccolo e stabile (una pietra liscia, una collana) quando l’ansia sale.

Esporsi gradualmente ai ricordi (esposizione morbida)

Non saltare subito alle foto più dolorose. Inizia con qualcosa di neutro o breve (una foto meno carica, 10–20 secondi), poi aumenta lentamente il tempo e l’intensità quando ti senti pronta.

Dopo ogni esposizione fai subito una tecnica di grounding e annota come è andata: spesso l’ansia cala più velocemente di quanto temiamo.

Lavorare sul risentimento verso la “te” del passato

Scrivi una lettera alla te di allora (non da spedire): raccontale cosa è successo, cosa avresti voluto per lei, riconosci il dolore che ha sopportato. Questo aiuta a trasformare il rancore in comprensione e cura.

Esercizi di self-compassion: parole semplici come “mi dispiace che tu abbia sofferto” possono far scendere la difesa emotiva.

Rielaborare i ricordi, non cancellarli

L’obiettivo non è dimenticare, ma integrare i ricordi in una storia della tua vita che ti dia più controllo. Tecniche come la ristrutturazione cognitiva (es. identificare pensieri automatici catastrofici e sostituirli con alternative più realistiche) sono molto utili.

Considera percorsi terapeutici specifici

Terapia cognitivo-comportamentale per l’ansia e il lutto complicato.

EMDR o terapie focalizzate sul trauma: spesso molto efficaci quando i ricordi scatenano reazioni somatiche intense.

Un possibile consulto psichiatrico se l’ansia/depressione è grave o se pensi a un supporto farmacologico temporaneo.

Cura quotidiana e rete di supporto

Dormire regolarmente, movimento leggero, pasti regolari, contatti sociali.

Parlare con qualcuno di fiducia o unirsi a un gruppo di supporto per lutto può ridurre l’isolamento.

Segnali d’allarme — cerca aiuto urgente se…

hai pensieri di farti del male, perdita di interesse totale nella vita quotidiana, o incapacità di prenderti cura di te: in questi casi è importante contattare subito un servizio di emergenza o un professionista.

Concludo: quello che stai vivendo merita attenzione e un percorso mirato. Un terapeuta può guidarti passo dopo passo con tecniche (EMDR, CBT, esposizione graduale, lavori di compatimento emotivo) adatte al tuo caso e aiutarti a stare meglio senza dover affrontare tutto da sola. Ti consiglio di approfondire con uno specialista che possa valutare la tua storia e costruire un piano personalizzato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Gloria Polizzi
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Accettandoti!
Buongiorno cara, accettarsi è una forma d'Amore verso se stessi !
La depressione che hai avuto è un passaggio del tutto normale dopo un lutto. E'un periodo che ci consente di riposarci ( bloccando la propria vita ) per trovare la forza di rinascere più forti di prima !
Accettati.... tutto quello che è successo in passato non è colpa tua !!!!
Amati.... perchè la mamma ci ama da morire ma anche tu sai e puoi Amarti ! Inizia a darti Amore dalle piccole cose che ti piacciono, incomincia a vedere quanto sei bella, quanto vali, quanto amore puoi dare agli altri e vedrai che piano piano il tuo cuore si aprirà di nuovo alla vita !
Se ora stai scrivendo qui è perchè già sei pronta a rinascere con la nuova "TE" !
Dott.ssa Gloria Polizzi

Gentile utente. La perdita di sua madre in un’età così delicata è un evento profondamente traumatico, e il fatto che per molti anni abbia vissuto un dolore così intenso non parla di una sua debolezza, ma della portata della ferita che ha dovuto affrontare troppo presto. È comprensibile che oggi, guardando indietro, provi timore, ansia e persino risentimento verso quella parte di sé che ha sofferto così a lungo. Il rifiuto delle immagini del passato, la paura di rivivere la depressione, la rabbia verso la “sé più giovane” sono spesso una forma di protezione: è come se una sua parte stesse ancora cercando di tenerla al sicuro da un dolore non del tutto elaborato. Non è qualcosa che si può “spegnere” volontariamente, ma qualcosa che possiamo imparare ad comprendere, ad accogliere e gradualmente trasformare. In una situazione come la sua, intraprendere un percorso psicologico può offrirle uno spazio sicuro e guidato nel quale comprendere queste reazioni, dare voce alle emozioni sospese e imparare ad avvicinarsi alla sua storia senza esserne sopraffatta. La terapia può aiutarla a costruire un ponte tra la sé del passato (che non ha colpe e che ha fatto del suo meglio con gli strumenti che aveva) e la sé di oggi, che desidera finalmente trovare pace. Affrontare questo percorso non significa riaprire ferite inutilmente, ma dare a quelle ferite la possibilità di guarire nel modo giusto. E il fatto che oggi senta il bisogno di cambiare questo meccanismo, di capirlo e trasformarlo, rappresenta già un segnale importante della sua motivazione e della sua forza.
Se ha bisogno sono qui.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elisa Bruscaglia
Dott.ssa Daniela Teresi
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Roma
Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Non sottovalutare ciò che provi: merita ascolto e cura. “Le ferite sono il luogo da cui entra la luce.” (Rumi) Se lo desideri, possiamo parlarne meglio in uno spazio dedicato.
Dott.ssa Maria Concetta Scarfò
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Quella che descrive è una reazione comprensibile dopo una perdita vissuta così presto nella vita.
A 13 anni la mente, spesso, non ha ancora gli strumenti per elaborare un evento come questo, e può “congelare” una parte di sé per riuscire ad andare avanti.
È possibile che oggi quella parte rimasta ferma nel tempo stia riemergendo, e questo può portare ansia, paura e anche quel rancore verso la sé del passato.
Quel rancore che sente, probabilmente, parla di un dolore che allora non ha potuto essere espresso.
Le foto e i ricordi riattivano emozioni intense proprio perché toccano un periodo rimasto sospeso.
Quello che può aiutare è avvicinarsi a quella parte di sé con gradualità riconoscendole il dolore provato e dandole spazio senza giudicarla.
Un percorso psicoterapeutico può offrire un luogo sicuro per farlo, trasformando il passato da qualcosa che fa paura a qualcosa che può essere integrato nella sua storia. Non si tratta di tornare indietro, ma di costruire una relazione più gentile con sé stessa e con la propria storia.
Dott. Giovanni Gallo
Psicoterapeuta, Psicologo
Caserta
Pensa che la "te" del passato (avevi 13 anni) è un'altra persona rispetto alla "te" di oggi, a 21 anni: avete altri desideri, altre esigenze, altra vita. Il passato, per quanto sia stato attraversato da un evento triste, non esiste più, ora ci sei tu col tuo presente. Anche la perdita di una persona carissima si vive in modi diversi se avviene a 13 anni o se avviene a 21. Inevitabilmente la mancanza che vivi oggi è diversa da quella che hai vissuto a 13 anni. Pensaci. Pensa, per esempio ai deisideri di una ragazzina di 13 anni e a quelli di una ragazza adulta di 21 anni. Rispondimi, se vuoi.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
È comprensibile che la perdita di sua madre a 13 anni abbia segnato profondamente la sua adolescenza. Oggi quel rifiuto del passato e la paura di ricadere nella depressione sono modi con cui la mente tenta di proteggerla da un dolore ancora molto vivo.

Il meccanismo si mantiene perché il passato è associato a emozioni troppo intense: evitarlo le dà sollievo immediato, ma a lungo andare alimenta ansia e rancore verso la “sé” di allora.

Per iniziare a interromperlo può essere utile:

avvicinarsi al passato a piccoli passi, non per forza attraverso foto ma tramite ricordi gestibili;

lavorare sull’idea che la sé di allora ha fatto ciò che poteva in un momento traumatico;

costruire un senso di sicurezza nel presente, così da non temere il ritorno della depressione.

È un processo delicato, e non deve affrontarlo da sola: se desidera, possiamo approfondire questi aspetti in un colloquio conoscitivo, anche online.

dott.ssa Greta Pisano, psicologa e psicoterapeuta
Cara ragazza, hai subìto un lutto importantissimo in una fase delicatissima della tua crescita e questo ti ha lasciato forti strascichi. Non ci dici se hai già fatto un percorso psicologico per superare la cosa, ma solo che sei uscita dalla fase depressiva. Bisognerebbe capire se hai veramente elaborato il tuo lutto, se hai acettato il tuo dolore e che la vita sia fatta anche di cose brutte che possono accadere, altrimenti probabilmente hai l'idea irrealistica che puoi andare avanti senza che ci siano più brutte giornate e se capitano, vanno scansate. Non devi scappare dal dolore, ma accoglierlo e lasciare che la tua ferita, anche se visibile, si rimargini. Spero che tu abbia fatto tutto questo. E se non lo hai fatto, dovresti pensare di iniziare un percorso con un professionista. In bocca al lupo.
Dott.ssa Donatella Di Grazia
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, da quello che scrive è sicuramente una situazione molto delicata e dolorosa, per questo le consiglio di provare a considerare la possibilità di contattare uno/una psicoterapeuta per cercare di elaborare il lutto e quindi anche di affrontare questi suoi vissuti e timori. Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Annis
Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno, l'esperienza del lutto è estremamente dolorosa e richiede un elaborazione per poter riprendere in mano la propria vita e le relazioni. A volte capita di non riuscire a farlo da soli e per questo le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia. Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo. Un caro saluto
Silvia
Carissima, la morte della mamma è una perdita importante e un lutto che non è semplice da elaborare. Lei ha perso sua madre quando era molto giovane e crescere senza questa presenza non è stato assolutamente semplice per lei. Lei ha subito un vero e proprio trauma e da sola non può superarlo. Le consiglio di affidarsi ad un professionista: la sua sola forza di volontà, di sicuro una grossa risorsa, non può bastare.
Cordialmente
Dott.ssa Martina Prelati
Psicologo, Psicoterapeuta
Rieti
Buongiorno, e grazie per aver condiviso una parte così delicata e significativa della sua storia. È ammirevole la lucidità con cui descrive il punto in cui si trova: 21 anni, un momento di ripartenza, ma anche il peso di un passato doloroso che chiede di essere integrato. Il primo passo è comprendere la relazione con la sua storia. La sua depressione non è stata un errore, ma la testimonianza della profondità del suo legame con sua madre. La sua adolescenza bloccata è stata forse il prezzo pagato per rimanere connessa al dolore e alla perdita?
Lei dice di dover ricominciare da capo. Questo "nuovo inizio" è l'occasione per definire chi è lei oggi. Chi è lei oggi nelle sue nuove relazioni, nei suoi obiettivi, nella sua vita?
La sua sofferenza può essere davvero un punto di partenza per lavorare su di lei oggi.
Resto a disposizione, mi può contattare, se ne sente il bisogno, quando vuole.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara ragazza,
sicuramente l'esperienza della morte di tua mamma in un'età così giovane ti ha profondamente segnato. La depressione che hai vissuto era forse l'unico modo per quella ragazzina di reagire a una situazione così dolorosa. Accogli con affetto la te di allora, pensando che oggi hai risorse maggiori rispetto ad allora anche solo per la possibilità di chiedere aiuto ad un terapeuta con cui lavorare sul trauma. Occorre riannodare i fili del passato al tuo presente cogliendo la saggezza e la sensibilità che hai acquisito da questa esperienza. Non si riparte mai da zero ma si può utilizzare il passato per costruire una te più consapevole e forte. Buona vita!
Dott.ssa Livia Sterza
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera e grazie mille per aver condiviso qualcosa di così delicato. La perdita di sua mamma è un evento profondamente traumatico e il modo in cui il corpo e la mente reagiscono oggi — l’ansia, il terrore, il risentimento verso la “te del passato” — parla del grande dolore che ha dovuto attraversare da sola per molti anni.
È comprensibile che quei ricordi facciano paura: spesso, quando non abbiamo potuto elaborare fino in fondo un lutto, il nostro sistema cerca di proteggerci evitando tutto ciò che potrebbe riattivare la sofferenza. Non significa che si stia ricadendo nella depressione, ma che c’è una parte di lei che sta ancora chiedendo ascolto e cura.
Per fermare questo meccanismo e ritrovare pace con la sua storia, può essere molto prezioso intraprendere un percorso psicoterapeutico: uno spazio sicuro in cui affrontare in modo graduale ciò che oggi fa così male e costruire un rapporto più gentile con il suo passato. La terapia può rappresentare un luogo in cui questo dolore possa finalmente trovare voce e trasformarsi.
Un saluto,
Dottoressa Livia Sterza

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