Salve dottore ...sto assumendo per stati di ansia la mattina
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risposte
Salve dottore ...sto assumendo per stati di ansia la mattina gocce di Cipralex e di Xanax...ma purtroppo non riesco ancora a respirare bene..cosa posso fare
Buongiorno.
Questa domanda va posta ad un medico, lo psicologo non è un medico.
Meglio se medico psichiatra.
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Buongiorno,
Capisco il disagio che sta provando; ci tengo tuttavia a precisare che né i tengo a precisare che né lo psicologo, né lo psicoterapeuta possono fornire indicazioni sull'uso dei farmaci.
Dal momento che sta assumendo Cipralex e Xanax e riferisce difficoltà respiratorie, è opportuno che si rivolga al suo medico di base o al medico che le ha prescritto la terapia, così da valutare insieme la situazione.
Parallelamente, un percorso psicologico può essere utile per lavorare sulle cause e sui meccanismi dell'ansia, affiancando eventualmente la terapia farmacologica secondo le indicazioni mediche.
Resto a disposizione; un saluto.
Dott.ssa Sharon Scorrano
Capisco il disagio che sta provando; ci tengo tuttavia a precisare che né i tengo a precisare che né lo psicologo, né lo psicoterapeuta possono fornire indicazioni sull'uso dei farmaci.
Dal momento che sta assumendo Cipralex e Xanax e riferisce difficoltà respiratorie, è opportuno che si rivolga al suo medico di base o al medico che le ha prescritto la terapia, così da valutare insieme la situazione.
Parallelamente, un percorso psicologico può essere utile per lavorare sulle cause e sui meccanismi dell'ansia, affiancando eventualmente la terapia farmacologica secondo le indicazioni mediche.
Resto a disposizione; un saluto.
Dott.ssa Sharon Scorrano
Carissim*, spesso gli effetti desiderati si avvertono dopo un po’, ma è necessario parlarne con il professionista che le ha prescritto i farmaci citati. Successivamente potrebbe valutare di intraprendere in aggiunta (!) anche un percorso terapeutico.
In bocca al lupo.
In bocca al lupo.
Buonasera, le consiglio di chiedere una consulenza con uno psichiatra per valutare in maniera opportuna la terapia farmacologica. In fondo sta già assumendo farmaci, perciò chiedere una consulenza ad uno specialista potrebbe migliorare il trattamento in corso.
Gentile utente, prenda in considerazione di iniziare un percorso psicologico per poter apprendere delle tecniche opportune per tale problema, inoltre chieda al suo medico curante di poter effettuare una visita più accurata ed esporre i sintomi da lei percepiti.
Caro utente le gocce possono essere un aiuto momentaneo ma per risolvere definitivamente la situazione le consiglio di iniziare un percorso di terapia, ci sono molte tecniche che aiutano in questi stati di ansia tra cui meditazione, training autogeno e bioenergetica. Un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Quando il respiro resta corto nonostante la terapia, è importante confrontarti con il medico che ti ha prescritto i farmaci, perché conosce la tua situazione e può valutare se fare aggiustamenti. I farmaci, soprattutto come il Cipralex, hanno bisogno di tempo per agire in modo completo.
Allo stesso tempo, questa sensazione di “non riuscire a respirare” è molto frequente negli stati d’ansia e può mantenersi anche per il modo in cui il corpo reagisce alla paura.
Affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicoterapeutico può aiutarti a lavorare proprio su questo, riducendo quel circolo che alimenta il sintomo e permettendoti di ritrovare più controllo e tranquillità nel respiro. Se senti che da solo è difficile gestirlo, potrebbe essere un buon momento per iniziare anche questo tipo di supporto.
Allo stesso tempo, questa sensazione di “non riuscire a respirare” è molto frequente negli stati d’ansia e può mantenersi anche per il modo in cui il corpo reagisce alla paura.
Affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicoterapeutico può aiutarti a lavorare proprio su questo, riducendo quel circolo che alimenta il sintomo e permettendoti di ritrovare più controllo e tranquillità nel respiro. Se senti che da solo è difficile gestirlo, potrebbe essere un buon momento per iniziare anche questo tipo di supporto.
Buongiorno, comprendo il suo malessere. La terapia farmacologica per fronteggiare l'ansia e la sintomatologia che l'accompagna necessita anche di un supporto psicoterapeutico. Per tale ragione la mia indicazione é di provare a rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta con cui lavorare si questi suoi disturbi.
Auguri
Auguri
Caro Amico o cara Amica,
gli psicofarmaci sono strumenti molto utili per alleviare la sofferenza! E' importante che lei si stia prendendo cura di sé, anche attraverso i farmaci, che possono aiutarla a superare questo momento. Tuttavia, da soli non sono sufficienti: occorre comprendere più a fondo i motivi di quest'ansia, e maturare una nuova prospettiva su di sé e sulla vita. Per farlo può essere utile una psicoterapia, che con l'aiuto dei farmaci sarà ancora più efficace.
Abbia fiducia: si può uscire dalla difficoltà e dall'ansia!
con i migliori auguri,
dr. Ventura
gli psicofarmaci sono strumenti molto utili per alleviare la sofferenza! E' importante che lei si stia prendendo cura di sé, anche attraverso i farmaci, che possono aiutarla a superare questo momento. Tuttavia, da soli non sono sufficienti: occorre comprendere più a fondo i motivi di quest'ansia, e maturare una nuova prospettiva su di sé e sulla vita. Per farlo può essere utile una psicoterapia, che con l'aiuto dei farmaci sarà ancora più efficace.
Abbia fiducia: si può uscire dalla difficoltà e dall'ansia!
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buongiorno gentile Utente, per gli stati d'ansia potrebbe essere utile, se già non l'ha fatto, prendere in considerazione un percorso psicoterapeutico da affiancare alla terapia farmacologica. Per quanto concerne quest'ultima, le consiglio di rivolgersi al Suo specialista di riferimento per il coretto dosaggio degli psicofarmaci.
Le auguro buona fortuna!
Cordiali saluti,
Dott.ssa Flavia Maietti
Le auguro buona fortuna!
Cordiali saluti,
Dott.ssa Flavia Maietti
Gentilissimo,
Ha iniziato un percorso di psicoterapia?
Mi contatti pure se vorrebbe approfondire,
Un caro saluto e buone feste,
Dr. Giorgio De Giorgi
Ha iniziato un percorso di psicoterapia?
Mi contatti pure se vorrebbe approfondire,
Un caro saluto e buone feste,
Dr. Giorgio De Giorgi
Salve,
lei parla di una "fame d'aria" che persiste nonostante il tentativo chimico di placarla. Dal punto di vista della psicoanalisi, questo respiro corto ci dice qualcosa di prezioso: il corpo sta prendendo la parola.
Il Cipralex e lo Xanax agiscono sul "biologico", cercando di abbassare il volume dell'angoscia, ma l'angoscia non è un errore, ma è un segnale.
L'angoscia è "l'unico segno che non inganna" perché si presenta quando qualcosa preme per essere riconosciuto, ma non trova ancora le parole giuste per dirsi.
Ascolti l'affanno: Invece di combattere la dispnea come un nemico, provi a chiedersi: "Cosa sta cercando di soffocare questo respiro?". Spesso respiriamo male quando ci sentiamo schiacciati dalle aspettative dell'Altro o quando manchiamo di uno spazio soggettivo "vitale".
Io sono a sua disposizione per approfondire la questione
lei parla di una "fame d'aria" che persiste nonostante il tentativo chimico di placarla. Dal punto di vista della psicoanalisi, questo respiro corto ci dice qualcosa di prezioso: il corpo sta prendendo la parola.
Il Cipralex e lo Xanax agiscono sul "biologico", cercando di abbassare il volume dell'angoscia, ma l'angoscia non è un errore, ma è un segnale.
L'angoscia è "l'unico segno che non inganna" perché si presenta quando qualcosa preme per essere riconosciuto, ma non trova ancora le parole giuste per dirsi.
Ascolti l'affanno: Invece di combattere la dispnea come un nemico, provi a chiedersi: "Cosa sta cercando di soffocare questo respiro?". Spesso respiriamo male quando ci sentiamo schiacciati dalle aspettative dell'Altro o quando manchiamo di uno spazio soggettivo "vitale".
Io sono a sua disposizione per approfondire la questione
Buonasera, per l'ansia è opportuno iniziare un percorso di psicoterapia. I farmaci aiutano ad attenuare i sintomi ma non agiscono sulle cause.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Comprendo perfettamente quanto possa essere frustrante e destabilizzante sentire che, nonostante la terapia farmacologica, quel senso di "fame d'aria" non accenni a passare. Quella sensazione di respiro corto o incompleto è uno dei sintomi fisici più comuni dell'ansia: il corpo è in uno stato di allerta costante e i muscoli coinvolti nella respirazione si tendono, rendendo il respiro superficiale e faticoso.
Ecco alcune riflessioni in chiave psicologica su quanto sta vivendo:
I farmaci che sta assumendo sono molto efficaci nel regolare la chimica cerebrale e abbassare la "soglia" dell'attivazione ansiosa. Tuttavia, il farmaco agisce sul sintomo biologico, ma non può modificare i pensieri automatici o le cause profonde che alimentano l'ansia. Per questo motivo, di solito si ritiene fondamentale abbinare la terapia farmacologica a quella psicologica.
In psicologia, il respiro è visto come il ponte tra corpo e mente. Se lei si concentra costantemente sul "non respirare bene", la sua attenzione selettiva aumenta la percezione del disagio, creando un circolo vizioso: la percezione del respiro corto genera una forte preoccupazione, questa tensione aumenta l'attivazione fisiologica e i muscoli del torace si contraggono ancora di più, rendendo il passaggio dell'aria effettivamente più faticoso.
Oltre a continuare il percorso con il suo medico per il monitoraggio della cura, intraprendere un percorso psicologico le permetterebbe di imparare tecniche di gestione somatica, come la respirazione diaframmatica, che aiuta a "disinnescare" la risposta fisiologica di allarme. Potrebbe inoltre esplorare il significato dell'ansia, chiedendosi cosa sta cercando di dirle il suo corpo, e lavorare sui pensieri legati alla sensazione di soffocamento per imparare a gestire queste manifestazioni con maggiore consapevolezza e calma.
Il farmaco le sta offrendo una "base sicura" su cui poggiare, ma è attraverso il lavoro psicologico che si acquisiscono gli strumenti per tornare a respirare pienamente, non solo fisicamente, ma anche nella propria vita quotidiana. Resto a sua disposizione . Auguri di buona Pasqua
Comprendo perfettamente quanto possa essere frustrante e destabilizzante sentire che, nonostante la terapia farmacologica, quel senso di "fame d'aria" non accenni a passare. Quella sensazione di respiro corto o incompleto è uno dei sintomi fisici più comuni dell'ansia: il corpo è in uno stato di allerta costante e i muscoli coinvolti nella respirazione si tendono, rendendo il respiro superficiale e faticoso.
Ecco alcune riflessioni in chiave psicologica su quanto sta vivendo:
I farmaci che sta assumendo sono molto efficaci nel regolare la chimica cerebrale e abbassare la "soglia" dell'attivazione ansiosa. Tuttavia, il farmaco agisce sul sintomo biologico, ma non può modificare i pensieri automatici o le cause profonde che alimentano l'ansia. Per questo motivo, di solito si ritiene fondamentale abbinare la terapia farmacologica a quella psicologica.
In psicologia, il respiro è visto come il ponte tra corpo e mente. Se lei si concentra costantemente sul "non respirare bene", la sua attenzione selettiva aumenta la percezione del disagio, creando un circolo vizioso: la percezione del respiro corto genera una forte preoccupazione, questa tensione aumenta l'attivazione fisiologica e i muscoli del torace si contraggono ancora di più, rendendo il passaggio dell'aria effettivamente più faticoso.
Oltre a continuare il percorso con il suo medico per il monitoraggio della cura, intraprendere un percorso psicologico le permetterebbe di imparare tecniche di gestione somatica, come la respirazione diaframmatica, che aiuta a "disinnescare" la risposta fisiologica di allarme. Potrebbe inoltre esplorare il significato dell'ansia, chiedendosi cosa sta cercando di dirle il suo corpo, e lavorare sui pensieri legati alla sensazione di soffocamento per imparare a gestire queste manifestazioni con maggiore consapevolezza e calma.
Il farmaco le sta offrendo una "base sicura" su cui poggiare, ma è attraverso il lavoro psicologico che si acquisiscono gli strumenti per tornare a respirare pienamente, non solo fisicamente, ma anche nella propria vita quotidiana. Resto a sua disposizione . Auguri di buona Pasqua
Buongiorno, capisco quanto possa essere faticoso vivere con questa sensazione di respiro “bloccato” o incompleto, soprattutto quando si sta già cercando di affrontare l’ansia e ci si aspetterebbe un sollievo più rapido. È una situazione che può generare ulteriore preoccupazione, perché il respiro è qualcosa di molto immediato e quando cambia dà facilmente la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è utile sapere che l’ansia ha un impatto diretto sul modo in cui respiriamo. Spesso, senza accorgercene, iniziamo a respirare in modo più superficiale, più rapido o irregolare, e questo può dare proprio quella sensazione di “non riuscire a prendere aria a sufficienza”. A quel punto la mente interpreta questa sensazione come un segnale di pericolo, aumentando ulteriormente l’attenzione sul respiro e creando un circolo che tende ad autoalimentarsi. Non è quindi tanto una mancanza reale di ossigeno, quanto una modalità di respirazione influenzata dallo stato ansioso e mantenuta dall’attenzione costante su di essa. Un aspetto importante è osservare cosa accade nei momenti in cui questa difficoltà si presenta. Spesso si nota che più si prova a controllare il respiro o a “forzarlo”, più diventa innaturale. Al contrario, quando l’attenzione si sposta altrove, magari in attività che coinvolgono la mente o il corpo, il respiro tende gradualmente a normalizzarsi. Questo può dare già un’indicazione del fatto che il problema non è nel funzionamento fisico del respiro, ma nel modo in cui viene vissuto e gestito in quel momento. In un percorso cognitivo-comportamentale si lavora proprio su questi meccanismi, aiutando a riconoscere il legame tra pensieri, sensazioni fisiche ed emozioni, e a modificare gradualmente il rapporto con queste sensazioni corporee. Si possono apprendere modalità più naturali di respirazione e soprattutto strategie per ridurre il controllo e l’iperattenzione sul respiro, che spesso sono i fattori che mantengono il disagio. Inoltre si esplorano le eventuali preoccupazioni sottostanti che possono alimentare lo stato ansioso generale. Il fatto che lei abbia già iniziato ad affrontare la situazione è un passo importante. A volte però può essere utile affiancare al supporto già in corso un lavoro più mirato sugli aspetti psicologici e comportamentali dell’ansia, proprio per comprendere meglio come funziona questo meccanismo nel suo caso specifico e intervenire in modo più diretto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente di mio dottore,
affianchi al trattamento farmacologico un percorso psicoterapico, vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine. Dai disturbi d' ansia è possibile guarire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
affianchi al trattamento farmacologico un percorso psicoterapico, vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine. Dai disturbi d' ansia è possibile guarire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, affianchi alla terapia farmacologica, la psicoterapia per il trattamento dell'ansia. Cordiali saluti.
Salve, è supportat* attualmente anche da una psicoterapia idonea? Il trattamento farmacologico è importante ma talora l'efficacia maggiore la si riscontra in contemporanea con un intervento di tipo cognitico comportamentale finalizzato a comprendere le cause della sintomatologia ansiosa e volto alla risoluzione.
Oltre alla farmacoterapia per il disturbo d'ansia è indicata la psicoterapia
Salve, la terapia farmacologica è indubbiamente utile nella gestione della sintomatologia ma, per ottenere una miglior efficacia e giovamento duraturo, dovrebbe cominciare anche un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere le cause e gestire i funzionamenti che generano, mantengono e/o non riescono a "sciogliere" gli stati ansiosi che descrive.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Grazie per aver scritto — la difficoltà respiratoria in un contesto ansioso è molto comune ma può essere molto disturbante.
Prima cosa importante: se la difficoltà a respirare è intensa, improvvisa o accompagnata da dolore al petto, formicolii alle mani o sensazione di svenimento, è necessario escludere cause fisiche tramite il medico o il pronto soccorso. La sicurezza viene prima.
Se invece si tratta della sensazione tipica dell'ansia — respiro corto, sensazione di non riuscire a fare un respiro pieno, costrizione al petto — è un sintomo molto frequente negli stati ansiosi e ha una spiegazione precisa: l'ansia attiva il sistema nervoso simpatico, che altera il pattern respiratorio creando iperventilazione o respiro superficiale. Paradossalmente, più si cerca di respirare "a forza", più il sintomo peggiora.
Una tecnica CBT concreta da provare subito:
La respirazione diaframmatica rallentata — inspirare lentamente dal naso per 4 secondi, trattenere 2 secondi, espirare dalla bocca per 6 secondi. L'espirazione più lunga dell'inspirazione attiva il sistema parasimpatico e interrompe il circolo vizioso ansia-respiro.
Riguardo ai farmaci: Cipralex e Xanax vanno valutati e modulati dal medico o psichiatra che li ha prescritti — se il sintomo persiste nonostante la terapia in corso, è importante segnalarlo a chi la segue per una revisione. Non modifichi i dosaggi autonomamente.
Ha un professionista di riferimento a cui può riportare questo?
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Prima cosa importante: se la difficoltà a respirare è intensa, improvvisa o accompagnata da dolore al petto, formicolii alle mani o sensazione di svenimento, è necessario escludere cause fisiche tramite il medico o il pronto soccorso. La sicurezza viene prima.
Se invece si tratta della sensazione tipica dell'ansia — respiro corto, sensazione di non riuscire a fare un respiro pieno, costrizione al petto — è un sintomo molto frequente negli stati ansiosi e ha una spiegazione precisa: l'ansia attiva il sistema nervoso simpatico, che altera il pattern respiratorio creando iperventilazione o respiro superficiale. Paradossalmente, più si cerca di respirare "a forza", più il sintomo peggiora.
Una tecnica CBT concreta da provare subito:
La respirazione diaframmatica rallentata — inspirare lentamente dal naso per 4 secondi, trattenere 2 secondi, espirare dalla bocca per 6 secondi. L'espirazione più lunga dell'inspirazione attiva il sistema parasimpatico e interrompe il circolo vizioso ansia-respiro.
Riguardo ai farmaci: Cipralex e Xanax vanno valutati e modulati dal medico o psichiatra che li ha prescritti — se il sintomo persiste nonostante la terapia in corso, è importante segnalarlo a chi la segue per una revisione. Non modifichi i dosaggi autonomamente.
Ha un professionista di riferimento a cui può riportare questo?
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Ogni cura farmacologica antidepressiva dovrebbe essere accompagnata da terapia psicologica. Il disturbo mentale, infatti, rarissimamente è organico. Certo, esistono i traumi cranici, le malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson), le infezioni (encefaliti), gli ictus, i tumori cerebrali, i disturbi metabolici (ipoglicemia, insufficienza renale/epatica) e i disturbi endocrini (ipotiroidismo), per dare qualche esempio, ma anche in questi casi il trattamento psicologico può essere di grande giovamento. Mi contatti pure per un primo colloquio.
Comprendo bene quanto possa essere frustrante e spaventoso sentire che, nonostante la terapia farmacologica, quella sensazione di “fame d'aria” non accenni a passare.
È importante chiarire un aspetto fondamentale: farmaci come quelli che sta assumendo sono strumenti preziosi per abbassare la quota di ansia e permetterle di gestire la giornata, ma agiscono principalmente sul sintomo fisico, come un interruttore che abbassa l'intensità della luce. Tuttavia, il farmaco non può andare alla radice del motivo per cui quella luce si è accesa.
Ecco perché la sola terapia farmacologica spesso non è sufficiente. In psicologia, non consideriamo l’ansia solo come un “guasto” da riparare, ma come un segnale. Quel respiro che manca è spesso il modo che il suo corpo ha trovato per dirle che c’è qualcosa “dentro” che preme per uscire, un bisogno intrinseco di far emergere vissuti, emozioni o conflitti che al momento non trovano spazio nella sua vita consapevole.
Il Cipralex e lo Xanax possono aiutarla a sentirsi meno agitato, ma non possono “ascoltare” cosa l'ansia sta cercando di dirle. Se non diamo voce a ciò che portiamo dentro, il corpo continuerà a urlare attraverso i sintomi fisici. Affiancare un percorso psicologico alla cura medica serve proprio a questo: a trasformare quel respiro affannoso in parole. Solo comprendendo il significato profondo della sua ansia potrà gradualmente sentire che il petto torna a espandersi liberamente.
Il mio consiglio è di parlare con il suo medico di questa persistenza del sintomo, ma soprattutto di valutare l'inizio di un percorso psicologico. È lì che potrà finalmente dare spazio a ciò che preme dentro di lei, permettendo al suo respiro di ritrovare il suo ritmo naturale.
È importante chiarire un aspetto fondamentale: farmaci come quelli che sta assumendo sono strumenti preziosi per abbassare la quota di ansia e permetterle di gestire la giornata, ma agiscono principalmente sul sintomo fisico, come un interruttore che abbassa l'intensità della luce. Tuttavia, il farmaco non può andare alla radice del motivo per cui quella luce si è accesa.
Ecco perché la sola terapia farmacologica spesso non è sufficiente. In psicologia, non consideriamo l’ansia solo come un “guasto” da riparare, ma come un segnale. Quel respiro che manca è spesso il modo che il suo corpo ha trovato per dirle che c’è qualcosa “dentro” che preme per uscire, un bisogno intrinseco di far emergere vissuti, emozioni o conflitti che al momento non trovano spazio nella sua vita consapevole.
Il Cipralex e lo Xanax possono aiutarla a sentirsi meno agitato, ma non possono “ascoltare” cosa l'ansia sta cercando di dirle. Se non diamo voce a ciò che portiamo dentro, il corpo continuerà a urlare attraverso i sintomi fisici. Affiancare un percorso psicologico alla cura medica serve proprio a questo: a trasformare quel respiro affannoso in parole. Solo comprendendo il significato profondo della sua ansia potrà gradualmente sentire che il petto torna a espandersi liberamente.
Il mio consiglio è di parlare con il suo medico di questa persistenza del sintomo, ma soprattutto di valutare l'inizio di un percorso psicologico. È lì che potrà finalmente dare spazio a ciò che preme dentro di lei, permettendo al suo respiro di ritrovare il suo ritmo naturale.
Gentile paziente, credo che una terapia psico corporea che lavora proprio sulla respirazione potrebbe esserle d'aiuto. Se ha bisogno mi contatti in privato.
Gentile utente, rispetto ai sintomi che descrive e alla terapia farmacologica che sta assumendo, è opportuno che lei consulti il medico curante o lo specialista che la segue, così da poter valutare insieme l’andamento della terapia e dei sintomi. Qualora lo ritenesse opportuno, l’avvio di un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui interrogare ciò che accompagna questi stati d’ansia e il modo in cui si manifestano nella sua esperienza.
Resto disponibile, qualora lo desideri, per un incontro in cui la sua domanda possa trovare uno spazio adeguato per essere approfondita, al di là delle risposte generali possibili in questa sede.
Cordialmente.
MDL
Resto disponibile, qualora lo desideri, per un incontro in cui la sua domanda possa trovare uno spazio adeguato per essere approfondita, al di là delle risposte generali possibili in questa sede.
Cordialmente.
MDL
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