Le scrivo per farle un riassunto lucido e cronologico della dinamica relazionale che sto vivendo con
Le scrivo per farle un riassunto lucido e cronologico della dinamica relazionale che sto vivendo con il mio partner, che mi ha portata a sperimentare un profondo stato di ansia. La nostra frequentazione inizia bene, con forte interesse, intesa, desiderio di vedersi, complicità e attenzione. Tuttavia, prima di stare con me, lui manteneva un legame virtuale ambiguo con un’amica del gruppo. Entrambi si erano riservati un nomignolo ("Salamino" e "Salamina"), che hanno mantenuto anche dopo l'inizio della nostra storia. Quando ho chiesto spiegazioni, sono stata liquidata con frasi come: "Lei è solo una conoscente, il nomignolo non è importante, è solo uno scherzo". Nonostante avessi mostrato il mio malessere, loro hanno continuato a chiamarsi così tramite messaggi, sebbene fossero entrambi impegnati. Circa quattro mesi dopo, questa amica – nel frattempo ritornata single – si è seduta davanti a noi in mini dress, flirtando apertamente con un altro amico. Il mio partner si è irrigidito fisicamente e mi ha abbracciata in modo gelido; non mi guardava e teneva lo sguardo fisso sulle gambe di lei. Quando in seguito ho espresso il mio dolore per quella scena, unito al fastidio per il nomignolo, mi ha accusata di essere gelosa, eccessiva e instabile, tanto da portarmi a dubitare di me stessa e a credere che avesse ragione lui. È rimasto estremamente distaccato con me per tutto il periodo successivo, durante il quale abbiamo discusso moltissimo a causa di queste ambiguità; si è mostrato più sereno e sollevato solo quando lei si è finalmente rifidanzata. Subito dopo quel lungo periodo di freddezza, durante una vacanza, ha iniziato a chiamarmi "Amorina" di persona, ma questo slancio affettuoso è durato solo il tempo del viaggio. Trascorre un altro anno di alti e bassi. Lo scorso settembre, su sua richiesta, andiamo a convivere prendendo una casa in affitto. Da aprile di quest'anno, lui ha iniziato a fare delle trasferte lavorative all'estero per sua esplicita volontà. Con la convivenza, la sfera sessuale è precipitata, diventando meccanica e unilaterale. Lui si stende a occhi chiusi, immobile, e aspetta che io lo baci e lo faccia eccitare. Se non ottiene sesso orale sbuffa per farmi, non fa nulla per creare atmosfera e va a masturbarsi in bagno. Il giorno successivo, sistematicamente, mi colpevolizza accusandomi di non voler soddisfare i suoi bisogni. In passato, inoltre, durante un litigio mi ha minacciata di lasciarmi accusandomi di "violenza verbale", quando in realtà stavo solo chiedendo con insistenza che rispondesse a una mia domanda. Ieri gli ho inviato un messaggio chiedendo baci, sesso condiviso e reciprocità. Lui, che ora si trova all'estero, ha risposto ignorando completamente il mio dolore, accusandomi di non accettarlo e di volerlo lasciare. Ha concluso dicendo: "Io credo di fare quello che posso, non credo di poter cambiare". Dopo il mio ultimo messaggio, ha smesso di rispondermi e ora è sparito nel silenzio. Come posso fare per creare confini invalicabili? Ad oggi credo che questo modo altalenante di "amare"non sia sano.
32 risposte
Gent.ma utente, il suo resoconto è molto dettagliato e denota una situazione emotivamente molto impegnativa. Un occhio distaccato legge un progressivo ma costante allontanamento affettivo da parte del suo partner. Sembra che il periodo dell'inizio della convivenza abbia segnato in modo negativo la relazione: molti comportamenti sono diventati scontati, compresa l'intimità, e sono emersi conflittualità e distanza, invece di complicità e reciproco supporto. Anche i suoi viaggi all'estero, in questa linea narrativa, compaiono come una fuga da un contesto indesiderato. Dietro tutto questo, c'è la sua sofferenza e l'insoddisfazione di dover vivere un rapporto in cui l'unica a profondere impegno e motivazione sembra essere lei. Su questo c'è molto da riflettere, e la invito a farlo. Una relazione deve avere delle certezze e delle basi sicure per poter diventare progettualità ed esperienza condivisa: una di queste basi è proprio il saper impegnarsi con la medesima intenzione nel far andare bene il rapporto, ognuno con il suo carattere e il suo temperamento, ma con una volontà esplicitata nelle azioni e nelle attenzioni. L'altra base fondamentale è la fiducia. Fiducia significa soprattutto essere trasparenti e sinceri in ogni circostanza, senza temere il giudizio e senza necessità di interpretare i pensieri o le opinioni dell'altra persona. Ogni membro della coppia dovrebbe sapere in ogni momento, e in ogni luogo, che il partner si comporta con rispetto, amore e protezione, e tutto questo senza bisogno di verificarlo. Lei è sicura che, in questo momento, ci sia questo tipo di fiducia tra di voi? E poi c'è la complicità, l'interessarsi l'uno all'altra, la voglia di conoscersi in tutti gli aspetti, anche quelli particolari e inusuali, incuriosirsi dei sogni e delle ambizioni del partner, essere presenti nei momenti di difficoltà e di urgenza, con ascolto consapevole e comunicazione assertiva. Questo non è un quadro idiallico, è qualcosa per cui si può lottare concretamente giorno per giorno. All'interno di questo tipo di relazioni, le persone cambiano eccome! Si mettono in discussione, modificano abitudini, ampliano i punti di vista. Non erigono muri di indifferenza, non si chiudono dietro il vittimismo, non esercitano negazione emotiva o amore condizionato. Spero di averla aiutata a prendere una maggiore consapevolezza di quanto sta accadendo. Valuti la possibilità di uno spazio di ascolto dedicato, al fine di comprendere e gestire meglio tutte le dinamiche emotive e i pensieri intrusivi che stanno emergendo. Se lo desidera, sono a sua disposizione. Anche online. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
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Buonasera, dal suo racconto emerge una sofferenza che dura da tempo, accompagnata da dubbi su se stessa, senso di colpa e tentativi ripetuti di ottenere ascolto e rassicurazione. Potrebbe essere utile chiedersi non solo se questo modo di amare sia sano, ma anche se questa relazione le stia permettendo di sentirsi vista, rispettata e accolta nei suoi bisogni fondamentali. La sua richiesta principale è di imparare a costruire confini invalicabili, questo non avviene da un giorno ad un altro, sicuramente il fatto che lei stia riportando queste dinamiche e senta la necessità appunto di confini è un primo passo fondamentale. Quando si creano confini sani? Sicuramente quando iniziamo ad ascoltare il nostro bisogno, riportandolo all'altro e riconoscendo (come già sta facendo) che il fatto che lei si senta invalidata dal suo partener non nega l'esistenza di quel bisogno ed è opportuno che lei lo abbracci e lo accolga, perché se gli altri invalidano le nostre emozioni, i nostri disagi e i nostri pensieri, almeno noi dobbiamo trovare uno spazio dove ritrovarci e ascoltarci. Le lascio una riflessione, lei parla di di confini INVALICABILI, questa cosa è evidentemente una richiesta fatta da una parte di lei che sente la necessità di tutelarsi, ed è comprensibile, tuttavia quello che è arrivato a me è una sorta di "trincea", mi spiego meglio, in qualsiasi relazione (non solo con il partner) è necessario stabilire confini netti e sani, ma pensa che sia funzionale e appagante che in una relazione ci sia questa richiesta di confini INVALICABILI, quasi come a proteggersi in una guerra? E le chiedo un'ultima cosa, per come lei racconta questa esperienza che prezzo le chiede questo legame? Non voglio banalizzare questa sua dinamica, ci sono aspetti nei legami che senza dubbio richiedono maggiore attenzione e riflessione, infatti non esiti a contattare un professionista e a iniziare un percorso che possa mettere in luce alcuni schemi che la fanno soffrire e trovare strategie per raggiungere un equilibrio (che implichi o meno il suo partner). Resto a disposizione.
Buonasera, da quanto descrive, più che concentrarsi sul singolo episodio, sembra importante osservare il funzionamento complessivo della relazione. Lei racconta una sequenza ripetuta di situazioni in cui, di fronte all'espressione di un suo disagio o di un suo bisogno relazionale, si è sentita invalidata, colpevolizzata o portata a dubitare della legittimità delle proprie percezioni. Quando questo accade in modo sistematico, il rischio è che la persona inizi a non fidarsi più del proprio vissuto emotivo e a interrogarsi continuamente su quanto sia "giusto" o "sbagliato" ciò che prova. I confini sani non consistono nel convincere l'altro a cambiare, ma nel definire con chiarezza ciò che per lei è accettabile e ciò che non lo è all'interno di una relazione affettiva. Può quindi chiedersi: quali comportamenti considero imprescindibili per sentirmi rispettata, ascoltata e desiderata? Cosa sono disposta a tollerare e cosa no? Un confine diventa realmente efficace quando, se viene ripetutamente violato, è accompagnato dalla disponibilità a trarne delle conseguenze concrete per proteggere il proprio benessere. Dalle sue parole emerge una sofferenza significativa, alimentata da ambiguità, distanza emotiva, scarsa reciprocità e difficoltà di dialogo. Potrebbe essere utile spostare progressivamente l'attenzione dal tentativo di ottenere conferme o cambiamenti dall'altro alla valutazione di quanto questa relazione, così com'è oggi, sia compatibile con i suoi bisogni affettivi e relazionali fondamentali. Dott.ssa Chiara Avelli
Gentile utente, La dolorosa lucidità della sua ricostruzione mostra come lei abbia già colto la natura disfunzionale di questo legame. Non siamo di fronte a semplici incomprensioni di coppia, ma a una dinamica asimmetrica che ha progressivamente eroso la sua sicurezza, portandola a dubitare delle sue stesse percezioni. Il ribaltamento della colpa (l'accusa di essere eccessiva o instabile), l'intimità fisica vissuta come pretesa unilaterale e, infine, l'utilizzo del silenzio come risposta alle sue richieste di reciprocità sono indicatori di un disinvestimento affettivo. In questo contesto, la dichiarazione del suo partner "non credo di poter cambiare" esprime un'indisponibilità a mettersi in discussione. Riconoscere questo dato di realtà è il presupposto fondamentale per la costruzione dei suoi confini personali, le permette di smettere di investire nel cambiamento dell'altro e di focalizzarsi sulla propria tutela. I confini invalicabili che lei intende stabilire non servono a modificare il comportamento altrui, ma a ridefinire ciò che lei è disposta a tollerare per salvaguardare la propria integrità. La profonda ansia che sperimenta non è un indice di fragilità caratteriale, ma un segnale d'allarme psicofisico che indica come l'ambiente relazionale attuale non sia più tollerabile. Il mio invito è quello di accogliere questo malessere e di valutare l'inizio di un percorso psicologico. Questo spazio le permetterà di elaborare il vissuto di svalutazione, disinnescare i sensi di colpa indotti e ritrovare la solidità interna necessaria a proteggere se stessa. Con l'auspicio che possa accogliere questo momento come l'inizio di una nuova tutela verso se stessa. Cordiali saluti. Dott.ssa Romano Melinda
Buonasera, ha già una terapia personale? Credo possa essere una valida possibilità di auto. Le auguro una buona scelta!
Buongiorno, dal suo racconto emerge una situazione relazionale che nel tempo sembra aver generato un importante stato di sofferenza emotiva, ansia e senso di confusione. Quando all'interno di una relazione i propri bisogni affettivi, di ascolto e di reciprocità faticano a trovare spazio, è comprensibile sperimentare dubbi, insicurezza e un progressivo logoramento del benessere personale. Più che cercare di comprendere se l'altro possa o meno cambiare, può essere utile interrogarsi su ciò che per lei è indispensabile in una relazione e su quali comportamenti non si sente più disposta ad accettare. I confini personali non servono a modificare il partner, ma a proteggere il proprio equilibrio emotivo e a definire ciò che è compatibile con i propri bisogni e valori. Le relazioni caratterizzate da alternanza tra vicinanza e distanza, disponibilità e chiusura, possono generare un forte senso di instabilità e mantenere elevati livelli di ansia. In questi casi diventa importante recuperare ascolto di sé, chiarezza sui propri bisogni e capacità di riconoscere ciò che contribuisce al proprio benessere. Qualora sentisse che questa situazione sta incidendo in modo significativo sulla sua serenità, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui comprendere meglio le dinamiche relazionali in atto, rafforzare i propri confini personali e prendere decisioni maggiormente coerenti con i propri bisogni emotivi. Un caro saluto.
Gentilissima, mi dispiace molto per quello che sta vivendo attualmente. Alla luce di tutto ciò, la riflessione che ha portato in calce è preziosissima: l’amore è il linguaggio che conosciamo sin dalla nostra vita intrauterina. Lei che amore ha conosciuto? La invito ad esplorare in un percorso con un professionista. La saluto caldamente.
Buongiorno mi spiace di tutta questa situazione che Lei ha descritto in modo così vivido e dettagliato. Mi colpisce la durezza del Suo fidanzato e soprattutto il cinismo con cui ha trattato Lei in tutto questo mesi, mettendo al primo posto i propri bisogni specialmente nel sesso e minimizzando il Suo malessere. Perché ha continuato questa storia, mi chiedo e penso che sarebbe il caso di capire meglio le dinamiche del Suo attaccamento all'interno di questo rapporto, mi permetto i dire "tossico" per Lei. Credo che Lei potrebbe chiarire meglio a se stessa le emozioni che prova ed i bisogni che sono alla base dell'avere inseguito tale persona per tutto questo tempo, se intraprendesse una psicoterapia di tipo dinamico, che La aiuterebbe a ricostruire la Sua storia personale ed anche il perchè si sia lasciata maltrattare in questo modo, icevendo solo indifferenza e accuse dal suo compagno. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Da quanto descrive, emergono segnali importanti di una relazione in cui i suoi bisogni affettivi e di reciprocità sembrano non essere stati accolti con continuità, e in cui lei si è progressivamente ritrovata a dubitare di sé, dei propri vissuti e dei propri confini. Questo può essere molto doloroso e disorientante. Spesso la sofferenza relazionale si intensifica quando ci si sente non riconosciuti, colpevolizzati o lasciati soli proprio nei momenti in cui si avrebbe bisogno di sicurezza e sintonizzazione. Non è “troppo” chiedere rispetto, chiarezza, reciprocità e una sessualità condivisa e consensuale. Il punto non è cercare di rendere invalicabili i confini convincendo l’altro, ma riconoscere con lucidità che cosa lei può e non può tollerare, e soprattutto osservare i fatti più che le promesse: un confine è valido quando tutela il suo benessere, anche se l’altro non lo approva. Se oggi si sente confusa, svalutata o ferita, può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio il legame, rafforzare il senso di realtà interna e chiarire quali condizioni per lei siano davvero imprescindibili in una relazione. Un caro saluto, Dott.ssa Claudia Esposito
Buonasera, da ciò che racconta emerge una relazione nella quale da tempo sta vivendo molta sofferenza, confusione e un forte senso di insicurezza. Al di là dei singoli episodi, mi colpisce il fatto che i suoi bisogni emotivi – come il desiderio di sentirsi ascoltata, rassicurata, desiderata e compresa – sembrano rimanere frequentemente insoddisfatti. Quando in una relazione ci si ritrova a dubitare costantemente delle proprie percezioni, a sentirsi colpevolizzati nell'esprimere il proprio malessere o a vivere nell'incertezza rispetto alla disponibilità dell'altro, è comprensibile sperimentare ansia e un progressivo esaurimento emotivo. I confini non si costruiscono imponendo all'altro di cambiare, ma riconoscendo con chiarezza ciò che per noi è accettabile e ciò che non lo è, e agendo di conseguenza. Per questo motivo potrebbe esserle utile uno spazio psicologico in cui esplorare i suoi bisogni, le sue aspettative e comprendere meglio quale posto desidera occupare all'interno di questa relazione. Un caro saluto.
1. E' molto importante che lei ascolti il suo intuito. 2. E' molto importante che lei si scordi che lui cambi, non ne ha la minima intenzione: se c'è qualcuno che deve cambiare, è lei stessa, cambiare nel ricercare una vita che la soddisfi realmente, una relazione di coppia che implichi realmente reciprocità. 3. I sintomi sessuali sono tra i primi indicatori di crisi di coppia. Ma questo lei lo ha già intuito senza dubbio, anche per questo la invito ad ascoltare il suo intuito.
Buongiorno, dal suo racconto emerge una grande sofferenza, ma anche un aspetto importante: ha cercato di osservare ciò che è accaduto nel tempo, mettendo insieme gli episodi e cercando di comprenderne il significato complessivo. Questo è un passaggio molto diverso dal limitarsi a reagire emotivamente ai singoli eventi. Quando una persona inizia a ricostruire una storia relazionale in modo cronologico e coerente, spesso sta cercando di rispondere a una domanda fondamentale: "Sto male per una mia eccessiva sensibilità oppure c'è qualcosa in questa relazione che realmente mi ferisce?". Da ciò che descrive, il punto centrale non sembra essere il singolo nomignolo, la singola discussione o il singolo episodio. Piuttosto, sembra esserci una ripetizione costante di situazioni nelle quali lei esprime un disagio e si ritrova a sentirsi invalidata, colpevolizzata o portata a dubitare della legittimità delle proprie emozioni. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, le emozioni non nascono nel vuoto. Quando una persona sperimenta ansia in una relazione, è importante comprendere quali eventi, interpretazioni ed esperienze stiano alimentando quello stato emotivo. Leggendo il suo racconto, colpisce il fatto che lei non descriva un'ansia immotivata o improvvisa, ma un progressivo accumulo di episodi che l'hanno portata a sentirsi sempre meno sicura del proprio posto all'interno della relazione. Un elemento che sembra aver avuto un peso importante è il fatto che, ogni volta che cercava di comunicare il proprio malessere, il focus si spostasse rapidamente da ciò che lei provava al presunto problema del suo modo di reagire. Quando questo accade ripetutamente, molte persone iniziano a mettere in discussione la propria percezione della realtà, chiedendosi se stiano esagerando, se siano troppo gelose, troppo sensibili o troppo esigenti. Col tempo si può arrivare a non fidarsi più delle proprie emozioni e dei propri bisogni. Anche la situazione che descrive nella sfera affettiva e sessuale sembra inserirsi nello stesso schema. Lei racconta di aver espresso il desiderio di maggiore reciprocità, vicinanza, partecipazione emotiva e condivisione. Non sembra aver chiesto qualcosa di straordinario o irragionevole. Eppure, nella sua percezione, la risposta ricevuta non è stata un tentativo di comprendere il suo dolore, ma una difesa centrata sul fatto che lei non lo accetterebbe per quello che è. Sono due conversazioni molto diverse. Una riguarda i bisogni relazionali, l'altra riguarda la legittimità di esprimerli. Per questo motivo credo che la domanda più importante non sia se lui abbia torto o ragione, né se la relazione sia destinata a finire oppure no. La domanda fondamentale è un'altra: cosa succede a lei all'interno di questa relazione? Come si sente? Cosa accade alla sua serenità, alla sua autostima, alla fiducia nelle sue percezioni e nella possibilità di esprimere i propri bisogni senza sentirsi colpevole? Quando parla di "confini invalicabili", ho l'impressione che stia cercando qualcosa che va oltre la semplice capacità di dire no. Un confine sano non consiste nel convincere l'altro a cambiare. Consiste nel riconoscere con chiarezza ciò che è accettabile e ciò che non lo è per il proprio benessere psicologico. Significa poter dire a sé stessi: "Questo comportamento mi fa stare male, questo bisogno per me è importante, questa modalità relazionale non riesco più a sostenerla". Il confine nasce prima dentro di sé e solo successivamente viene comunicato all'altro. Talvolta si cerca di costruire confini quando in realtà si è ancora impegnati a cercare conferme, spiegazioni o rassicurazioni dall'altra persona. È una situazione molto umana, ma spesso rende più difficile mantenere una posizione ferma. Per questo motivo può essere utile dedicare del tempo a comprendere non solo ciò che il suo partner fa o non fa, ma anche quali siano i suoi bisogni affettivi fondamentali, quali aspetti di questa relazione la fanno soffrire maggiormente e perché alcuni comportamenti sembrano avere un impatto così profondo sul suo equilibrio emotivo. Dal suo racconto emerge una donna che sta cercando di comprendere se stessa all'interno di una relazione che percepisce come altalenante e poco rassicurante. Credo che un percorso psicologico possa essere particolarmente utile proprio in questa fase, non per decidere al posto suo cosa fare della relazione, ma per aiutarla a recuperare fiducia nelle proprie emozioni, nei propri bisogni e nelle proprie valutazioni. Spesso il primo passo verso confini più solidi non consiste nel cambiare l'altro, ma nel comprendere più profondamente sé stessi e i propri schemi relazionali. Mi sembra che la domanda che sta emergendo dentro di lei non sia soltanto come creare confini invalicabili, ma anche quanto spazio sia rimasto, all'interno di questa relazione, per sentirsi vista, ascoltata e accolta nei suoi bisogni emotivi. È una domanda importante e merita di essere esplorata con attenzione, senza fretta e senza minimizzare la sofferenza che sta vivendo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, da ciò che racconta sembra emergere un elemento centrale: nel corso della relazione ha più volte espresso disagio, bisogno di rassicurazione, richieste di vicinanza emotiva e di maggiore reciprocità, ma l'esperienza che descrive è quella di essersi sentita poco ascoltata, poco compresa e, in alcuni momenti, persino invalidata. Quando una persona arriva a dubitare delle proprie percezioni, a sentirsi costantemente colpevole per ciò che prova o a trattenere i propri bisogni per timore delle reazioni dell'altro, forse la domanda non è più chi abbia ragione e chi abbia torto. Diventa piuttosto importante chiedersi se quella relazione rappresenti davvero uno spazio emotivamente sicuro. I confini non si costruiscono cercando di ottenere un cambiamento dall'altro. Un confine riguarda ciò che una persona è disposta ad accettare e ciò che non è più disposta ad accettare per tutelare il proprio benessere. In quest'ottica potrebbe essere utile osservare cosa accade quando esprime un bisogno importante: trova ascolto, disponibilità al confronto e assunzione di responsabilità reciproca, oppure finisce regolarmente per sentirsi lei il problema? Anche la frase del partner "io credo di fare quello che posso, non credo di poter cambiare" merita attenzione. Al di là del fatto che sia condivisibile o meno, sembra fornire un'informazione importante sul limite che lui percepisce rispetto alla propria disponibilità a mettersi in discussione o a investire diversamente nella relazione. A questo punto il focus potrebbe non essere più come convincerlo a cambiare, ma chiedersi se ciò che lui oggi è disposto e capace di offrire sia compatibile con ciò di cui lei ha bisogno per sentirsi amata, rispettata e serena all'interno di una relazione. Considerato il livello di ansia, sofferenza e confusione che descrive, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per aiutarla a fare chiarezza su ciò che appartiene alle dinamiche relazionali e su ciò che invece attiva ferite, paure o vulnerabilità personali, così da poter definire confini più solidi e prendere decisioni maggiormente orientate al proprio benessere. Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
La ringrazio per la sua condivisione. Da quanto racconta, il punto non sembra essere la gelosia o il singolo episodio, ma una serie di situazioni ripetute nel tempo: il suo disagio è stato spesso minimizzato, le sue richieste di chiarimento sono state interpretate come eccessive e, quando ha espresso il bisogno di maggiore reciprocità affettiva, si è sentita poco ascoltata e talvolta colpevolizzata. Si percepisce il dolore, la confusione e il senso di solitudine che sta vivendo all'interno di questa relazione. Le suggerirei di provare a soffermarsi su una domanda: al di là delle intenzioni del suo partner, questa relazione oggi la fa sentire vista, rispettata, desiderata e accolta nei suoi bisogni emotivi? I confini, spesso, non si costruiscono cercando di modificare il comportamento dell'altro, ma chiarendo a se stessi ciò che si è disposti ad accettare e ciò che non lo è più. Forse la domanda centrale non è se lui possa cambiare, ma cosa desidera fare lei di fronte alla sua affermazione: «Non credo di poter cambiare». Rimango a disposizione. Un caro saluto
Buongiorno, quello che descrive mostra una dinamica che comprensibilmente le sta generando molta ansia e confusione. Da un lato ci sono momenti di vicinanza e coinvolgimento, dall’altro fasi di distanza emotiva, silenzi e difficoltà a riconoscere i suoi vissuti quando li esprime. In questo tipo di alternanza è facile, col tempo, iniziare a dubitare anche della propria percezione e a sentirsi “sbagliati” nelle proprie reazioni. Un punto importante riguarda i confini: non si tratta tanto di far cambiare l’altro, quanto di capire cosa per lei è sostenibile in una relazione e cosa invece, se si ripete nel tempo, diventa fonte di sofferenza. Più che chiedersi solo come ottenere un cambiamento dall’altro, può essere utile chiedersi: “Come sto io dentro questa relazione nella sua continuità?” Se una relazione genera spesso confusione, svalutazione dei propri bisogni e ansia persistente, è legittimo interrogarsi sul suo impatto complessivo sul proprio benessere. Può essere utile prendersi un tempo per osservare con più chiarezza questi aspetti prima di prendere decisioni impulsive, anche eventualmente con un supporto psicologico continuativo. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buon pomeriggio, grazie per condividere quello che sta vivendo in questo momento. Mi sembra che sia giunto il momento in cui lei si chiede chi sia lei all'interno della coppia. Già questo è il primo segnale di un confine che sta chiedendo a se stessa. Questo non vuol dire togliere qualcosa all'altro ma permettersi di volersi bene...continui la strada intrapresa...
Buon pomeriggio, la ringrazio per aver condiviso la sua storia con tanta precisione e cura, raccontando il filo logico di un malessere che sembra la stia logorando da molto tempo ormai. Da parte mia non sarebbe né corretto né proficuo dare giudizi o analizzare i comportamenti del suo partner, poiché posso accogliere unicamente il suo punto di vista. C’è però un dato di fatto fondamentale che non ha bisogno di alcuna verifica: il modo in cui lei si sente in questa relazione. A prescindere da chi abbia ragione durante i vostri litigi, e senza stare a stabilire se lei sia "esagerata" o meno, la realtà è una sola: questa situazione e questo modo di comunicare la fanno stare male. L'ansia e il senso di vuoto che descrive sono segnali reali per lei. Il suo dolore ha valore in sé, e lei ha tutto il diritto di ascoltarlo senza dover dimostrare a nessuno che è giustificato. A volte passiamo mesi o anni a cercare di decifrare i comportamenti degli altri, a chiederci cosa pensino o se siamo noi a sbagliare. Facendo così, però, rischiamo di dimenticarci della nostra stessa serenità. Per iniziare a mettere dei paletti e proteggersi non serve aspettare che l'altro cambi o ammetta un errore; basta che lei sia in grado di riconoscere quando questo andamento altalenante ha superato quello che è disposta a tollerare. La conclusione a cui è arrivata è un passo importante per prendersi cura di sé. Proprio perché questa situazione le pesa così tanto, il mio consiglio più sincero è di regalarsi uno spazio di supporto psicologico. Un percorso tutto suo che non servirà a capire lui, ma aiuterà lei a rimettere al centro i suoi bisogni e confini, a dare valore a ciò che prova e a ritrovare la forza per scegliere ciò che la fa stare davvero bene. Le auguro di cuore di ritrovare la sua serenità. Un caro saluto!
Cara, mi ha incuriosito le parole da lei utilizzate nella domanda. Mi spiego meglio: questi confini vengono da lei stessa definiti "invalicabili", ciò significa che non si possono superare. Le domande con quali mezzi intenderebbe valicarli e quale sia per lei il pro di valicarli. Dalla sua descrizione non è comunque possibile da parte mia dirle se è corretto o no porre fine alla relazione poiché sono in gioco tutta una serie di fattori di cui posseggo poche informazioni. Posso, però, ricordarle che l'amore è reciprocità, incontro e confronto. Le auguro il meglio, per qualsiasi cosa resto a sua disposizione. Dottoressa Virga Aurora
Buongiorno, dalle sue parole sembra emergere una sofferenza legata alla sensazione di non sentirsi compresa, accolta e riconosciuta nei suoi bisogni emotivi e relazionali. Quando parliamo di confini all'interno di una relazione, non intendiamo necessariamente imporre un cambiamento all'altro, ma prima di tutto comprendere quali siano i propri bisogni, ciò che si è disposti ad accettare e ciò che, invece, rischia di diventare fonte di sofferenza nel tempo. Da ciò che racconta sembra che in diversi momenti abbia provato ad esprimere il suo disagio e il suo bisogno di confronto; tuttavia, attraverso un messaggio è difficile comprendere le dinamiche di coppia nella loro complessità e il modo in cui entrambi contribuite a mantenerle. Potrebbe essere utile chiedersi non solo "come faccio a far rispettare un confine?", ma anche "cosa accade dentro di me quando quel confine viene superato e quali scelte posso mettere in atto per tutelare il mio benessere?". Potrebbe essere utile concedersi uno spazio di sostegno psicologico in cui approfondire queste dinamiche relazionali, comprendere meglio i propri bisogni e riflettere sulle modalità con cui prendersi cura di sé all'interno della relazione o nelle scelte che riguardano il suo futuro. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Dati Elena
Riassumere una relazione amorosa di anni e importante per noi non è facile in poche righe di un format. Ma queste prime considerazioni con le quali ha concluso la presentazione della sua problematica lasciano spazio all'intenzione di voler analizzare a fondo le dinamiche che lei ha vissuto. Porsi domande orientate al proprio comportamento e smettere di ricercare risposte nel comportamento altrui è un ottimo inizio
salve, come prima cosa ci vuole una comunicazione molto assertiva con lui e diretta poi se sta male dovrebbe fare un percorso psicologico grazie
Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con il suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentilissima, La ringrazio per aver condiviso la sua storia in modo così lucido, dettagliato e coraggioso. Leggendo la cronologia degli eventi che ha descritto, emerge con grande chiarezza il carico di sofferenza, confusione e ansia che questa dinamica relazionale le sta provocando. Il fatto che lei stessa definisca questo modo di amare "non sano" dimostra che, nonostante i tentativi del partner di farla dubitare delle sue percezioni (una dinamica che spesso porta a sentirsi "sbagliate" o esagerate), lei ha conservato una parte alleata di se stessa che riconosce dove finisce il compromesso e dove inizia il compromesso di sé. I comportamenti di distacco, la colpevolizzazione, l'ambiguità e la svalutazione dei suoi bisogni affettivi e sessuali sono segnali importanti che meritano di essere ascoltati e approfonditi. La sua domanda finale è fondamentale: "Come posso fare per creare confini invalicabili?" Questo è esattamente il fulcro del lavoro terapeutico. Creare confini non significa solo dire dei "no" all'altro, ma prima di tutto riscoprire il proprio valore, radicarsi nelle proprie certezze e imparare a proteggere il proprio benessere emotivo, specialmente quando l'altro usa il silenzio come punizione. Se sente il desiderio di esplorare questa situazione in uno spazio sicuro, protetto e privo di giudizio, le propongo di fissare un primo colloquio conoscitivo. Insieme potremo dare un nome a queste dinamiche e iniziare a lavorare concretamente sulle sue risorse per aiutarla a ritrovare la serenità e la stabilità che merita. Un caro saluto, Dott.ssa Miriam Strummiello
Buongiorno, dal suo racconto emerge una sofferenza che sembra andare oltre i singoli episodi. Ciò che descrive è il sentirsi ripetutamente non ascoltata, invalidata nei suoi vissuti e lasciata sola con i suoi dubbi, fino a mettere in discussione le sue stesse percezioni. Chiedere chiarezza, reciprocità, rispetto e vicinanza emotiva non significa essere eccessive: sono bisogni legittimi in una relazione. La sua domanda sui confini è molto importante. Spesso il primo passo non è cambiare l'altro, ma comprendere meglio cosa siamo disposti ad accettare e cosa no, per tutelare il nostro benessere. Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la situazione in un colloquio e capire come ritrovare maggiore serenità e fiducia nelle sue scelte. Un caro saluto, Dott. Emanuele De Giorgi
Quello che porta è una dinamica che, per come è strutturata e per come si è evoluta nel tempo, ha tutte le caratteristiche di una relazione che progressivamente destabilizza, perché alterna vicinanza e distanza, apertura e chiusura, creando in lei confusione, dubbio e un crescente stato d’ansia. La sua lettura è lucida e non è affatto esagerata: ciò che descrive non riguarda semplici incomprensioni, ma un funzionamento in cui i suoi bisogni emotivi e relazionali vengono ripetutamente ignorati o ribaltati, fino a farla sentire come se fosse lei quella “troppo” o quella sbagliata. Quando una persona, di fronte a un suo bisogno espresso in modo chiaro, risponde con distacco, colpevolizzazione o ritiro, e arriva a dire esplicitamente che non crede di poter cambiare, sta di fatto definendo un limite molto netto rispetto a ciò che è disposto a mettere nella relazione. In questo senso, il punto centrale non diventa più come spiegarsi meglio o come farsi capire, ma cosa fare lei davanti a questa realtà, perché il rischio, altrimenti, è di rimanere intrappolata in un tentativo continuo di ottenere qualcosa che dall’altra parte non viene realmente offerto. Il tema dei confini, quindi, non riguarda tanto il convincere l’altro a comportarsi diversamente, ma il proteggere se stessa da ciò che la fa stare male. Significa smettere di adattarsi a una mancanza di reciprocità, non rincorrere quando c’è distanza o silenzio, e soprattutto non rimettere continuamente in discussione la legittimità dei propri bisogni. Un confine è efficace quando è agito, non solo pensato, ed è ciò che le permette di non perdere progressivamente il suo equilibrio interno. Lei sta già mostrando una grande consapevolezza, ma è una situazione che merita di essere approfondita con attenzione, perché il coinvolgimento emotivo e la convivenza rendono tutto più complesso e più delicato. Mi occupo quotidianamente di dinamiche di questo tipo e le dico con chiarezza che non è qualcosa da gestire da sola, perché c’è bisogno di fare ordine, comprendere fino in fondo cosa sta accadendo e capire quali margini reali ci siano, se ci sono, per un cambiamento. Se sente che questa situazione la sta consumando e vuole affrontarla in modo più strutturato e concreto, può scrivermi in privato, così da poter entrare meglio nel merito e aiutarla a costruire una posizione più stabile e tutelante per sé.
Buongiorno, da quello che descrive emerge una sofferenza profonda e soprattutto una dinamica relazionale che nel tempo sembra averla portata a mettere in discussione i suoi vissuti, fino a dubitare di ciò che sente e di ciò che per lei è accettabile in una relazione. Le restituisco ciò che ho capito e cosa mi arriva a livello emotivo. Dentro questa storia si intravedono momenti di vicinanza alternati a fasi di distanza, ambiguità e svalutazione dei suoi bisogni. È comprensibile che, in un contesto di questo tipo, diventi difficile mantenere chiarezza su ciò che è giusto per lei e su quali siano i suoi confini. Più che chiedersi solo come “far funzionare” questa relazione, credo possa essere utile spostare gradualmente il focus su un’altra domanda: che tipo di amore è per lei sostenibile? E che cosa è disposto ad accettare e cosa invece no? Non si tratta di diventare rigidi o di opporsi all’altro, ma di uscire da una posizione in cui si resta principalmente in reazione a ciò che l’altro fa o non fa, per tornare a una posizione in cui si riconoscono i propri bisogni, i propri limiti e il proprio modo di amare. Stare in relazione significa anche questo: non solo comprendere l’altro, ma imparare a non perdere sé stessi dentro la relazione. Il rischio di porre confini chiari è certamente quello di perdere la relazione o di attraversare un conflitto. Ma esiste anche un altro rischio, spesso meno visibile: rimanere in relazioni che nel tempo erodono il proprio benessere e la propria autostima. Per sostenere un passaggio di questo tipo, che coinvolge ansia, paura, senso di colpa e attaccamento, un percorso psicologico può essere uno spazio utile non tanto per “decidere cosa fare al posto suo”, ma per rafforzare la capacità di riconoscere i propri confini e tollerare le emozioni che emergono quando si inizia a farlo. Lavorare sull’amore e sulle relazioni non significa solo scegliere la persona giusta, ma anche imparare a stare nella relazione in un modo che sia rispettoso di sé e dell’altro. Da anni mi occupo di aiutare le persone in tal senso. Verifichi la mia disponibilità e prenoti un incontro, credo di poterle essere molto utile.
Gentile utente, dal suo racconto emerge una relazione che, al di là dei singoli episodi, sembra caratterizzata da una difficoltà persistente nel sentirsi ascoltata, compresa e rispettata nei suoi bisogni emotivi. È importante precisare che, attraverso un consulto online, non è possibile stabilire con certezza le intenzioni del suo partner né attribuire etichette al suo comportamento. Ogni relazione è complessa e conosciamo soltanto il suo punto di vista. Tuttavia, possiamo riflettere su come lei stia vivendo questa esperienza. Lei descrive un elemento ricorrente: ogni volta che esprime un disagio, la conversazione sembra spostarsi dal contenuto del suo dolore alla presunta "esagerazione" delle sue reazioni. Questo, nel tempo, può portare una persona a dubitare delle proprie percezioni e a chiedersi continuamente se abbia il diritto di sentirsi ferita. Indipendentemente dalle ragioni del suo partner, è evidente che questo meccanismo la sta facendo soffrire. Anche ciò che racconta della sessualità merita attenzione. Una vita intima soddisfacente si fonda sul desiderio, sulla reciprocità e sul rispetto dei tempi e dei bisogni di entrambi. Se uno dei partner vive il rapporto come un dovere o si sente sistematicamente colpevolizzato quando non risponde alle aspettative dell'altro, è comprensibile che la sessualità perda la sua dimensione di condivisione e diventi fonte di tensione. Lei chiede come creare dei "confini invalicabili". Un confine, in una relazione, non consiste nel convincere l'altro a cambiare, ma nel chiarire a sé stessi quali comportamenti si è disposti ad accettare e quali no, e quali conseguenze si è pronti a mettere in atto se quei limiti vengono ripetutamente oltrepassati. Perché un confine sia efficace, deve essere prima di tutto chiaro per chi lo pone. Ad esempio, potrebbe chiedersi: "di cosa ho bisogno per sentirmi rispettata in questa relazione?" Cosa non sono più disposta a tollerare? Se questi bisogni continuano a non trovare spazio, quale scelta sarebbe coerente con il rispetto che desidero avere per me stessa?" Mi colpisce anche una frase riportata del suo compagno: "Io credo di fare quello che posso, non credo di poter cambiare." Al di là del significato che lui attribuisce a queste parole, è un'affermazione che merita di essere presa sul serio. Se una persona comunica di non voler o non poter modificare alcune modalità relazionali, la domanda diventa se lei possa stare bene in una relazione che rimane così com'è, piuttosto che attendere un cambiamento che potrebbe non arrivare. Infine, lei conclude dicendo di credere che questo modo altalenante di amare non sia sano. Più che cercare di stabilire se la relazione sia "giusta" o "sbagliata", le suggerirei di dare valore a ciò che sta provando. Se da tempo sperimenta ansia, senso di insicurezza, dubbi continui su se stessa e la sensazione di non essere vista nei suoi bisogni, questi sono segnali importanti che meritano di essere ascoltati. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a decidere cosa fare della relazione, quanto a rafforzare la fiducia nelle proprie percezioni, a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e a costruire quei confini di cui parla. I confini più solidi, infatti, non nascono dal controllo dell'altro, ma dalla consapevolezza del proprio valore e dalla capacità di scegliere relazioni in cui ci si senta rispettati, ascoltati e liberi di esprimersi senza paura di essere svalutati. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Buon pomeriggio carissima, la ringrazio per la chiarezza e il coraggio con cui ha ricostruito questa storia: si vede che ha già riflettuto molto e che questo racconto le è costato fatica ed emozione. Quello che descrive mostra un pattern che si ripete: momenti di forte investimento seguiti da freddezza, ambiguità mai davvero chiarite, e - quando lei esprime un disagio legittimo - una risposta che sposta la responsabilità su di lei ("sei gelosa", "sei instabile", "violenza verbale"). Questo meccanismo ha un nome in psicologia, l'invalidazione: il suo vissuto emotivo, invece di essere accolto, viene sistematicamente rietichettato come un problema suo. Nel tempo, questo può portare esattamente a quello che lei descrive: dubitare di sé stessa e chiedersi se il problema sia lei. Sul tema dei confini: costruirli non significa imporre regole all'altro, ma decidere in anticipo, con lucidità (non nel mezzo di un litigio), quali comportamenti lei non è disposta ad accettare - e quali conseguenze concrete seguiranno se si ripetono. È un lavoro che richiede di allenarsi a restare ferma anche di fronte alle accuse ("sei tu il problema"), riconoscendo quel meccanismo nel momento in cui accade, invece di lasciarsi risucchiare nel dubbio. Detto questo, una dinamica come questa - fatta di squalifiche ripetute, silenzi punitivi e un'intimità che la fa sentire sola - merita uno spazio dedicato per essere disfatta con calma, capendo anche cosa lei desidera davvero per sé, al di là di questa relazione. Se vuole, può prendere un appuntamento e ne parliamo con più tempo a disposizione, in uno spazio protetto. Può trovare il mio profilo su Mio Dottore sono la dott.ssa Ilaria Redivo grazie Un caro saluto
Gentile utente, dal suo racconto emerge una relazione in cui, nel tempo, si sono accumulati episodi che hanno inciso sulla fiducia, sul dialogo e sulla vicinanza emotiva. Più che il singolo evento, sembra pesare il ripetersi di situazioni in cui lei esprime un bisogno, mentre il suo partner tende a minimizzarlo, spostare l'attenzione su di lei o chiudere il confronto. Creare confini significa anzitutto chiarire con se stessa quali comportamenti non è più disposta ad accettare e quali conseguenze avranno se dovessero ripetersi. Un confine è efficace quando è espresso con chiarezza e accompagnato da scelte coerenti, non quando si basa sulla speranza che l'altro cambi contro la propria volontà. La frase "non credo di poter cambiare" può rappresentare un elemento importante su cui riflettere: se lui ritiene di offrire già il massimo possibile e lei continua a sentirsi trascurata, la domanda diventa se questa relazione, così com'è oggi, possa rispondere ai bisogni di entrambi. Prendersi cura dei propri confini non significa chiudere la porta al dialogo, ma riconoscere che una relazione soddisfacente richiede disponibilità reciproca ad ascoltarsi, a mettersi in discussione e a costruire insieme modalità di stare nella relazione che facciano sentire entrambi rispettati. Un caro saluto.
Buongiorno, da ciò che racconta emerge una relazione in cui lei sta cercando da tempo chiarezza, reciprocità e riconoscimento, ma spesso riceve minimizzazione, accuse o silenzio. Questo può generare molta ansia, perché non si soffre solo per ciò che accade, ma anche perché ogni volta che prova a dire “questa cosa mi fa male”, il problema sembra tornare su di lei: sarebbe gelosa, eccessiva, instabile, non accettante. Il punto non è stabilire da qui se il suo partner la ami oppure no, né fare diagnosi sulla relazione. Però alcuni aspetti meritano attenzione: il legame ambiguo con l’altra persona, la freddezza successiva, la sessualità vissuta come poco reciproca, la colpevolizzazione quando lei non soddisfa certe richieste, e ora il silenzio dopo un messaggio in cui chiedeva più baci, presenza e intimità condivisa. Un confine invalicabile non nasce dal convincere l’altro a capire. Nasce dal definire con precisione che cosa lei non è più disposta ad accettare e quale conseguenza concreta metterà in atto se quel limite viene superato. Per esempio: “non accetto che il mio dolore venga deriso o ribaltato su di me”; “non accetto pressioni o colpevolizzazioni sul sesso”; “se una conversazione diventa accusatoria o viene chiusa con il silenzio, mi fermo e riprendo solo quando c’è disponibilità a parlare con rispetto”. Una piccola indicazione concreta: scriva tre confini, non dieci. Per ognuno indichi un comportamento osservabile e una conseguenza praticabile. Non “deve amarmi meglio”, ma “se mi accusa invece di rispondere, interrompo la discussione”; non “deve desiderarmi”, ma “non partecipo a una sessualità in cui mi sento usata, colpevolizzata o sola”. Le domande da chiarire sarebbero: * quando lei pone un limite, lui prova a comprenderlo o lo trasforma in un’accusa contro di lei? * la sessualità è ancora uno spazio libero e condiviso o è diventata un terreno di pressione? * nella convivenza lei si sente più sicura o più in ansia? * il silenzio viene usato spesso dopo i conflitti? * se nulla cambiasse, lei riuscirebbe a restare in questa relazione senza perdere serenità e rispetto per sé stessa? Forse la domanda più importante non è solo “come creo confini?”, ma “sono disposta a rispettarli io per prima, anche se l’altro non li approva?”. Se sente di non riuscire più a distinguere tra amore, paura, colpa e speranza, un confronto psicologico individuale potrebbe aiutarla a ritrovare una posizione più ferma. Un caro saluto.
Da ciò che racconta emerge una forte sofferenza legata non solo ai singoli episodi, ma soprattutto alla sensazione di non sentirsi vista, ascoltata e tutelata all’interno della relazione. Al di là delle intenzioni del suo partner, è importante osservare l’effetto che questi comportamenti hanno su di lei: sentirsi costantemente in dubbio, colpevolizzata o costretta a chiedere più volte bisogni fondamentali può diventare molto logorante. I confini non sono muri per punire l’altro, ma linee che definiscono ciò che lei accetta e ciò che non accetta per stare bene. È come una porta di casa: non serve per allontanare tutti, ma per decidere chi può entrare e in quali condizioni. Può iniziare chiedendosi quali comportamenti per lei siano imprescindibili in una relazione (rispetto, dialogo, reciprocità, sicurezza emotiva) e comunicarli in modo chiaro, osservando poi se dall’altra parte c’è disponibilità concreta al cambiamento. Una relazione sana non richiede di convincere continuamente l’altro del proprio dolore: entrambi dovrebbero avere interesse a prendersene cura. Potrebbe essere utile anche uno spazio personale di riflessione o terapia per comprendere meglio i suoi bisogni e rafforzare la fiducia nelle proprie percezioni.
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta precisione ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un'importante sofferenza che sembra non derivare da un singolo episodio, ma da una dinamica relazionale che, nel tempo, l'ha portata a sentirsi progressivamente meno ascoltata, meno riconosciuta e sempre più sola all'interno della coppia. Mi colpisce il fatto che, in diversi momenti, quando lei ha espresso il proprio disagio o il bisogno di comprendere ciò che stava accadendo, abbia ricevuto risposte che hanno spostato l'attenzione sul suo modo di vivere le emozioni, portandola persino a dubitare della legittimità dei propri vissuti. In una relazione, poter esprimere un disagio senza sentirsi sminuiti o giudicati rappresenta un elemento fondamentale per costruire fiducia e sicurezza. Anche ciò che descrive rispetto alla vostra intimità sembra raccontare un senso di scarsa reciprocità. La sessualità, infatti, non riguarda solo il soddisfacimento di un bisogno, ma è uno spazio di incontro, ascolto e condivisione. Se uno dei partner sente che i propri bisogni emotivi e corporei vengono sistematicamente trascurati, è comprensibile che possa sviluppare un profondo senso di frustrazione e solitudine. Lei chiede come costruire confini "invalicabili". Un confine sano non nasce dal tentativo di controllare il comportamento dell'altro, ma dalla consapevolezza di ciò che è disposto ad accettare e di ciò che, invece, compromette il suo benessere. Stabilire un confine significa poter comunicare con chiarezza i propri bisogni e i propri limiti, osservando poi se l'altro è disponibile ad ascoltarli, comprenderli e assumersi una parte di responsabilità nella relazione. Mi sembra che oggi la domanda più importante non sia tanto se il suo partner cambierà, quanto se questa relazione, così come viene vissuta attualmente, le permette di sentirsi rispettata, accolta e libera di essere se stessa. Fermarsi a riflettere su questo, eventualmente anche all'interno di uno spazio psicologico, potrebbe aiutarla a comprendere quali siano i suoi bisogni più profondi e quali scelte siano maggiormente in linea con il suo benessere. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
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