Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi. Di recente, p
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Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.
Gentile utente, il fatto che lei riesca a riconoscere il problema e a chiedere aiuto è già un passaggio importante. Non lo userei però per rassicurarsi dicendo semplicemente “non sono una persona cattiva”. Probabilmente non lo è, ma il punto non è la cattiveria: è l’effetto che quei momenti hanno sulla relazione.
Da ciò che racconta, sembra che in alcuni momenti una parte emotiva prenda il comando molto rapidamente: gelosia, rabbia, rancore, paura, bisogno di scaricare. Poi tutto passa e lei torna lucida. Il problema è che, mentre per lei la tempesta finisce quando torna calma, per il suo compagno resta la paura della prossima. La sua immagine del “campo minato” è molto chiara.
In questi casi le scuse sono importanti, ma non bastano se diventano l’unico modo per riparare dopo l’esplosione. Il lavoro più utile è imparare a riconoscere cosa accade prima: quali pensieri compaiono, quali segnali sente nel corpo, quale frase le viene in mente, quale bisogno si accende. La vera cura non è diventare sempre calma, ma imparare a non consegnare la relazione alla prima ondata emotiva.
Per quanto riguarda il percorso, può essere utile iniziare da uno spazio individuale con uno psicologo o uno psicoterapeuta che lavori su regolazione emotiva, gelosia, rabbia e dinamiche relazionali. Il percorso individuale serve a capire il suo funzionamento e a costruire strumenti concreti prima dell’esplosione.
La terapia di coppia può essere utile in un secondo momento, o anche parallelamente, se il problema è già diventato un modo stabile di funzionare tra voi: lei si attiva, lui cammina sulle uova, lei percepisce distanza o paura, e il circuito riparte. In quel caso non si lavora per stabilire “chi ha ragione”, ma per cambiare la danza tra voi due.
Nel concreto, può cominciare da una cosa semplice: quando sente che sta salendo la tempesta, non cerchi subito di vincerla discutendo. Si fermi, lo dica chiaramente e rimandi il confronto a quando sarà tornata lucida. Non è fuga: è responsabilità. A volte proteggere una relazione significa non parlare proprio nel momento in cui si vorrebbe esplodere.
Porti questa consapevolezza a un professionista: non come colpa, ma come punto di partenza. Il fatto che lei se ne stia accorgendo ora può diventare l’inizio di un cambiamento reale, prima che la relazione si abitui alla paura.
Un caro saluto.
Da ciò che racconta, sembra che in alcuni momenti una parte emotiva prenda il comando molto rapidamente: gelosia, rabbia, rancore, paura, bisogno di scaricare. Poi tutto passa e lei torna lucida. Il problema è che, mentre per lei la tempesta finisce quando torna calma, per il suo compagno resta la paura della prossima. La sua immagine del “campo minato” è molto chiara.
In questi casi le scuse sono importanti, ma non bastano se diventano l’unico modo per riparare dopo l’esplosione. Il lavoro più utile è imparare a riconoscere cosa accade prima: quali pensieri compaiono, quali segnali sente nel corpo, quale frase le viene in mente, quale bisogno si accende. La vera cura non è diventare sempre calma, ma imparare a non consegnare la relazione alla prima ondata emotiva.
Per quanto riguarda il percorso, può essere utile iniziare da uno spazio individuale con uno psicologo o uno psicoterapeuta che lavori su regolazione emotiva, gelosia, rabbia e dinamiche relazionali. Il percorso individuale serve a capire il suo funzionamento e a costruire strumenti concreti prima dell’esplosione.
La terapia di coppia può essere utile in un secondo momento, o anche parallelamente, se il problema è già diventato un modo stabile di funzionare tra voi: lei si attiva, lui cammina sulle uova, lei percepisce distanza o paura, e il circuito riparte. In quel caso non si lavora per stabilire “chi ha ragione”, ma per cambiare la danza tra voi due.
Nel concreto, può cominciare da una cosa semplice: quando sente che sta salendo la tempesta, non cerchi subito di vincerla discutendo. Si fermi, lo dica chiaramente e rimandi il confronto a quando sarà tornata lucida. Non è fuga: è responsabilità. A volte proteggere una relazione significa non parlare proprio nel momento in cui si vorrebbe esplodere.
Porti questa consapevolezza a un professionista: non come colpa, ma come punto di partenza. Il fatto che lei se ne stia accorgendo ora può diventare l’inizio di un cambiamento reale, prima che la relazione si abitui alla paura.
Un caro saluto.
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Buongiorno, ne parlerei con uno psicologo. Il fatto che ogni tanto esplode può voler dire che per la maggior parte del tempo trattiene emozioni che è bene invece riconoscere e gestire piano piano senza arrivare allo scoppio. Le consiglierei un percorso individuale per lei.
Gentilissima,
A volte queste “tempeste emotive” non parlano di cattiveria, ma di parti di noi che prendono spazio all’improvviso e faticano a regolarsi. Forse la domanda non è tanto “che problema ho?”, ma “cosa stanno cercando di raccontarmi queste reazioni?”. Mi colpisce molto una cosa: lei non si è fermata alla litigata, ma ha iniziato a chiedersi che cosa succede dentro di sé in quei momenti così intensi. E questo è già un passaggio importante! Un percorso individuale potrebbe essere un primo spazio interessante da cui partire… magari per scoprire che dietro quelle esplosioni c’è molto più di quanto sembra.
Mi contatti pure se interessata,
Dottor Giorgio De Giorgi
A volte queste “tempeste emotive” non parlano di cattiveria, ma di parti di noi che prendono spazio all’improvviso e faticano a regolarsi. Forse la domanda non è tanto “che problema ho?”, ma “cosa stanno cercando di raccontarmi queste reazioni?”. Mi colpisce molto una cosa: lei non si è fermata alla litigata, ma ha iniziato a chiedersi che cosa succede dentro di sé in quei momenti così intensi. E questo è già un passaggio importante! Un percorso individuale potrebbe essere un primo spazio interessante da cui partire… magari per scoprire che dietro quelle esplosioni c’è molto più di quanto sembra.
Mi contatti pure se interessata,
Dottor Giorgio De Giorgi
Gentile utente,
comprendo che si senta molto scossa e che voglia tutelare anche la sua relazione con il suo compagno.
Da ciò che descrive, prima ancora di un lavoro di coppia, potrebbe esserle utile dedicarsi uno spazio individuale con un* psicolog*/psicoterapeuta per esplorare queste "tempeste emotive", che immagino creino sofferenza a lei e, di riflesso, alla relazione. Questo non esclude affatto che, più avanti e se lo vorrete, si possa valutare insieme un percorso di coppia, qualora ne emergessero i presupposti.
Resto a sua disposizione, anche per modalità online, se decidesse di iniziare questo cammino.
Un caro saluto,
Dott.ssa Marta Romano
comprendo che si senta molto scossa e che voglia tutelare anche la sua relazione con il suo compagno.
Da ciò che descrive, prima ancora di un lavoro di coppia, potrebbe esserle utile dedicarsi uno spazio individuale con un* psicolog*/psicoterapeuta per esplorare queste "tempeste emotive", che immagino creino sofferenza a lei e, di riflesso, alla relazione. Questo non esclude affatto che, più avanti e se lo vorrete, si possa valutare insieme un percorso di coppia, qualora ne emergessero i presupposti.
Resto a sua disposizione, anche per modalità online, se decidesse di iniziare questo cammino.
Un caro saluto,
Dott.ssa Marta Romano
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso questo suo momento difficile sul piano relazionale, ma anche sul piano della valutazione personale che sta facendo di sé stessa.
Come ha potuto osservare, anche un solo comportamento impulsivo può generare conseguenze negative sul mondo che la circonda, innescando poi una catena di pensieri intrusivi e di sensi di colpa. Quando si cede alla tempesta emotiva e si viene travolti, ogni scelta di valore passa in secondo piano e volano parole grosse o gesti inconsulti.
Una cattiva gestione delle emozioni e dell'umore influenza significativamente tutti gli ambiti della vita, dalle relazioni personali, al rendimento lavorativo, togliendo spazio e tempo alla possibilità di godersi le cose belle della vita. Gli sbalzi d'umore, infatti, così come le reazioni esagerate, ci mettono sulle spine e ci impediscono di far emergere momenti di emozione positiva e di coinvolgimento in attività interessanti o divertenti.
Nella sua situazione, avere preso consapevolezza di poter migliorare sotto l'aspetto della regolazione emotiva e dell'autocontrollo, è un grosso passo in avanti. Spesso, infatti, questi schemi di comportamento sono automatici e le persone non si rendono conto delle conseguenze delle loro parole o dei loro gesti, proprio come è accaduto a lei prima che il suo compagno glielo facesse notare.
L'intervento di uno psicologo potrebbe aiutarla molto a indirizzare la sua mente verso un diverso modo di vivere le emozioni e rispondere a esse con valore e vantaggio, senza reagire impulsivamente.
Il percorso che le consiglio è individuale e si basa sull'approccio della psicologia positiva e delle pratiche di Mindfulness. Queste discipline consentono alle persone di lavorare su due binari contemporaneamente: da un lato, una migliore capacità di osservare il comportamento della mente e intervenire strategicamente per non essere in balia degli eventi e delle circostanze; dall'altro lato si potenziano le capacità individuali di ricercare benessere nella vita quotidiana, ricercando attivamente fonti di soddisfazione, come le emozioni positive, le attività più coinvolgenti e la realizzazione degli obiettivi.
La psicologia positiva lavora anche sullo sviluppo di strumenti come l'autocompassione e l'accettazione che rinforzano l'autostima e aiutano a tollerare lo stress o le situazioni ansiogene.
Un percorso di gestione emotiva e crescita personale potrebbe davvero esserle d'aiuto, anche nel ritrovare equilibrio nella vita relazionale e sentimentale.
Sono a sua disposizione per dubbi o informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
grazie per aver condiviso questo suo momento difficile sul piano relazionale, ma anche sul piano della valutazione personale che sta facendo di sé stessa.
Come ha potuto osservare, anche un solo comportamento impulsivo può generare conseguenze negative sul mondo che la circonda, innescando poi una catena di pensieri intrusivi e di sensi di colpa. Quando si cede alla tempesta emotiva e si viene travolti, ogni scelta di valore passa in secondo piano e volano parole grosse o gesti inconsulti.
Una cattiva gestione delle emozioni e dell'umore influenza significativamente tutti gli ambiti della vita, dalle relazioni personali, al rendimento lavorativo, togliendo spazio e tempo alla possibilità di godersi le cose belle della vita. Gli sbalzi d'umore, infatti, così come le reazioni esagerate, ci mettono sulle spine e ci impediscono di far emergere momenti di emozione positiva e di coinvolgimento in attività interessanti o divertenti.
Nella sua situazione, avere preso consapevolezza di poter migliorare sotto l'aspetto della regolazione emotiva e dell'autocontrollo, è un grosso passo in avanti. Spesso, infatti, questi schemi di comportamento sono automatici e le persone non si rendono conto delle conseguenze delle loro parole o dei loro gesti, proprio come è accaduto a lei prima che il suo compagno glielo facesse notare.
L'intervento di uno psicologo potrebbe aiutarla molto a indirizzare la sua mente verso un diverso modo di vivere le emozioni e rispondere a esse con valore e vantaggio, senza reagire impulsivamente.
Il percorso che le consiglio è individuale e si basa sull'approccio della psicologia positiva e delle pratiche di Mindfulness. Queste discipline consentono alle persone di lavorare su due binari contemporaneamente: da un lato, una migliore capacità di osservare il comportamento della mente e intervenire strategicamente per non essere in balia degli eventi e delle circostanze; dall'altro lato si potenziano le capacità individuali di ricercare benessere nella vita quotidiana, ricercando attivamente fonti di soddisfazione, come le emozioni positive, le attività più coinvolgenti e la realizzazione degli obiettivi.
La psicologia positiva lavora anche sullo sviluppo di strumenti come l'autocompassione e l'accettazione che rinforzano l'autostima e aiutano a tollerare lo stress o le situazioni ansiogene.
Un percorso di gestione emotiva e crescita personale potrebbe davvero esserle d'aiuto, anche nel ritrovare equilibrio nella vita relazionale e sentimentale.
Sono a sua disposizione per dubbi o informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Piacere, sono la psicologa Marika e mi permetto di risponderle cercando di essere chiara e di aiuto.
Quello che descrive è molto più comune di quanto pensi, e il fatto che oggi riesca a guardarsi con lucidità e a voler capire cosa accade dentro di sé è già un passaggio molto importante. Dal suo racconto non emerge “cattiveria”, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti di forte attivazione interna. Quando queste emozioni arrivano — rabbia, gelosia, rancore — sembrano prendere temporaneamente il controllo, facendole perdere quella capacità di valutare con equilibrio che invece sente di avere nella quotidianità.
Il suo compagno le ha restituito un vissuto doloroso, ma prezioso: sentirsi “su un campo minato” significa probabilmente vivere nell’incertezza di quando arriverà un’altra esplosione emotiva. Questo non vuol dire che la relazione sia compromessa, ma che la sofferenza accumulata merita attenzione e ascolto serio.
La figura professionale più indicata, in prima battuta, è uno psicologo o psicoterapeuta che lavori sui temi della gestione emotiva, delle relazioni affettive e delle dinamiche di attaccamento. Un percorso individuale sarebbe molto utile per capire meglio:
-cosa scatena questi crolli improvvisi dell’umore;
- se ci sono ferite emotive, paure di abbandono o insicurezze profonde che si attivano;
- come imparare a riconoscere i segnali prima che l’emozione esploda;
- come costruire strumenti concreti per gestire rabbia e gelosia senza distruggere il dialogo.
Il fatto che lei “torni normale” poco dopo non cancella l’impatto che quei momenti hanno sull’altro: questo è un aspetto importante da comprendere, non per colpevolizzarsi, ma per assumersi responsabilmente la cura della relazione.
La terapia di coppia potrebbe essere un secondo passaggio molto utile, soprattutto se il suo compagno si sente ormai ferito, spaventato o emotivamente stanco. La coppia, infatti, non ha bisogno solo di evitare i conflitti, ma di imparare a viverli in modo sicuro. Tuttavia, spesso è più efficace iniziare da un percorso individuale, così da comprendere meglio se stessa e arrivare poi eventualmente alla coppia con maggiore consapevolezza.
Le suggerisco di non aspettare che si ripetano altri episodi importanti prima di chiedere aiuto. Il fatto che lei oggi dica “non voglio essere così” è già un segnale di grande motivazione al cambiamento, e questo è uno degli elementi che più favoriscono un buon percorso terapeutico.
Si conceda la possibilità di approfondire ciò che prova senza giudicarsi solo attraverso i momenti peggiori. Le persone non sono le loro esplosioni emotive, ma diventano responsabili di ciò che scelgono di farne. E lei, oggi, sta scegliendo di affrontarle.
In quanto psicologa di coppia, rimango a disposizione per maggiori chiarimenti
Dott.ssa Marika
Quello che descrive è molto più comune di quanto pensi, e il fatto che oggi riesca a guardarsi con lucidità e a voler capire cosa accade dentro di sé è già un passaggio molto importante. Dal suo racconto non emerge “cattiveria”, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti di forte attivazione interna. Quando queste emozioni arrivano — rabbia, gelosia, rancore — sembrano prendere temporaneamente il controllo, facendole perdere quella capacità di valutare con equilibrio che invece sente di avere nella quotidianità.
Il suo compagno le ha restituito un vissuto doloroso, ma prezioso: sentirsi “su un campo minato” significa probabilmente vivere nell’incertezza di quando arriverà un’altra esplosione emotiva. Questo non vuol dire che la relazione sia compromessa, ma che la sofferenza accumulata merita attenzione e ascolto serio.
La figura professionale più indicata, in prima battuta, è uno psicologo o psicoterapeuta che lavori sui temi della gestione emotiva, delle relazioni affettive e delle dinamiche di attaccamento. Un percorso individuale sarebbe molto utile per capire meglio:
-cosa scatena questi crolli improvvisi dell’umore;
- se ci sono ferite emotive, paure di abbandono o insicurezze profonde che si attivano;
- come imparare a riconoscere i segnali prima che l’emozione esploda;
- come costruire strumenti concreti per gestire rabbia e gelosia senza distruggere il dialogo.
Il fatto che lei “torni normale” poco dopo non cancella l’impatto che quei momenti hanno sull’altro: questo è un aspetto importante da comprendere, non per colpevolizzarsi, ma per assumersi responsabilmente la cura della relazione.
La terapia di coppia potrebbe essere un secondo passaggio molto utile, soprattutto se il suo compagno si sente ormai ferito, spaventato o emotivamente stanco. La coppia, infatti, non ha bisogno solo di evitare i conflitti, ma di imparare a viverli in modo sicuro. Tuttavia, spesso è più efficace iniziare da un percorso individuale, così da comprendere meglio se stessa e arrivare poi eventualmente alla coppia con maggiore consapevolezza.
Le suggerisco di non aspettare che si ripetano altri episodi importanti prima di chiedere aiuto. Il fatto che lei oggi dica “non voglio essere così” è già un segnale di grande motivazione al cambiamento, e questo è uno degli elementi che più favoriscono un buon percorso terapeutico.
Si conceda la possibilità di approfondire ciò che prova senza giudicarsi solo attraverso i momenti peggiori. Le persone non sono le loro esplosioni emotive, ma diventano responsabili di ciò che scelgono di farne. E lei, oggi, sta scegliendo di affrontarle.
In quanto psicologa di coppia, rimango a disposizione per maggiori chiarimenti
Dott.ssa Marika
Buongiorno,
le emozioni di cui lei parla, sono una componente imprescindibile della vita di noi esseri umani. Tuttavia, se queste emozioni appaiono in modo molto intenso ed abbiamo l'impressione di non riuscire a controllarle, possono portarci a delle difficoltà nelle nostre relazioni, ad esempio. Un percorso psicoterapeutico individuale ad approccio cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla a capire come mai queste emozioni sono vissute in maniera così forte e proporle delle strategie per imparare a gestirle. Se, invece, sente delle difficoltà nella sua relazione di coppia ed entrambi siete motivati ad iniziare un percorso per imparare a gestirle con l'aiuto di un professionista, allora un percorso di terapia di coppia potrebbe essere indicato. Un'altra opzione potrebbe essere condurre entrambi i percorsi parallelamente, se sente il bisogno di lavorare sia su di sé che sulla coppia.
Ci sono quindi diverse strade, è quindi importante che lei capisca qual è il suo bisogno principale e quale obiettivo raggiungere con l'aiuto di un professionista.
Rimango disponibile ad essere contattata,
Dott.ssa Ilaria De Mola.
le emozioni di cui lei parla, sono una componente imprescindibile della vita di noi esseri umani. Tuttavia, se queste emozioni appaiono in modo molto intenso ed abbiamo l'impressione di non riuscire a controllarle, possono portarci a delle difficoltà nelle nostre relazioni, ad esempio. Un percorso psicoterapeutico individuale ad approccio cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla a capire come mai queste emozioni sono vissute in maniera così forte e proporle delle strategie per imparare a gestirle. Se, invece, sente delle difficoltà nella sua relazione di coppia ed entrambi siete motivati ad iniziare un percorso per imparare a gestirle con l'aiuto di un professionista, allora un percorso di terapia di coppia potrebbe essere indicato. Un'altra opzione potrebbe essere condurre entrambi i percorsi parallelamente, se sente il bisogno di lavorare sia su di sé che sulla coppia.
Ci sono quindi diverse strade, è quindi importante che lei capisca qual è il suo bisogno principale e quale obiettivo raggiungere con l'aiuto di un professionista.
Rimango disponibile ad essere contattata,
Dott.ssa Ilaria De Mola.
Buongiorno,
il fatto che lei si stia interrogando sui propri comportamenti e sia in grado di riconoscere possibili sbagli, fa di lei una persona con delle risorse preziose.
Sembra da quello che descrive che lei abbia delle difficoltà a gestire queste "tempeste" emotive, come se si attivassero in contesti in cui si sente più vulnerabile e pertanto più difesa. Anche se poi tutto torni rapidamente “come prima” non rende meno reale l’impatto emotivo sul partner.
Lei sta cercando aiuto ma questo non implica che sia "cattiva" ma che possano esistere dentro di lei delle parti che meritano di essere approfondite per concederle serenità.
Prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso individuale che possa aiutarla a comprendere meglio cosa accade dentro di lei in quei momenti e da dove originano certe reazioni; poi, se ne sentirete il bisogno, valuterete un possibile percorso di coppia.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
il fatto che lei si stia interrogando sui propri comportamenti e sia in grado di riconoscere possibili sbagli, fa di lei una persona con delle risorse preziose.
Sembra da quello che descrive che lei abbia delle difficoltà a gestire queste "tempeste" emotive, come se si attivassero in contesti in cui si sente più vulnerabile e pertanto più difesa. Anche se poi tutto torni rapidamente “come prima” non rende meno reale l’impatto emotivo sul partner.
Lei sta cercando aiuto ma questo non implica che sia "cattiva" ma che possano esistere dentro di lei delle parti che meritano di essere approfondite per concederle serenità.
Prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso individuale che possa aiutarla a comprendere meglio cosa accade dentro di lei in quei momenti e da dove originano certe reazioni; poi, se ne sentirete il bisogno, valuterete un possibile percorso di coppia.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Quello che descrive è già un passaggio molto importante: non sta negando la difficoltà, ma la sta osservando con lucidità e con responsabilità verso la relazione. Questo è un punto di partenza prezioso, perché permette di lavorare in modo concreto e non difensivo.
Le oscillazioni emotive rapide che racconta — rabbia intensa, gelosia, pensieri che si accendono e poi si spengono in breve tempo — non indicano “cattiveria” o mancanza di empatia, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti specifici. In queste situazioni, l’emozione prende il sopravvento sulla parte più riflessiva, e solo dopo subentra la consapevolezza.
Questo non significa che la relazione sia compromessa, ma che è necessario imparare a riconoscere quei passaggi “iniziali” in cui l’emozione sta per esplodere, prima che diventi comportamento.
Per quanto riguarda la domanda sulla figura professionale, il riferimento più adatto è un professionista che lavori sull’area delle relazioni e della regolazione emotiva. Non è tanto il “titolo” a fare la differenza, quanto l’approccio: possono essere utili percorsi cognitivo-comportamentali, terapia focalizzata sulle emozioni, o anche approcci più integrati che lavorano su consapevolezza emotiva e schemi relazionali.
Rispetto al tipo di percorso, in genere è utile iniziare con un lavoro individuale. Questo perché il primo obiettivo è comprendere cosa accade dentro di lei in quei momenti: quali sono i pensieri automatici, quali emozioni li attivano, e soprattutto cosa rappresentano nella sua storia personale (ad esempio paura di perdita, insicurezza, bisogno di controllo, ecc.). Senza questa base, la terapia di coppia rischia di diventare solo il luogo del conflitto, senza strumenti per trasformarlo.
Successivamente, quando si ha già una maggiore consapevolezza e capacità di gestione, la terapia di coppia può diventare molto utile per lavorare sulla comunicazione, sulla sicurezza reciproca e su nuove modalità di interazione con il partner.
Un punto importante che vorrei sottolineare è questo: il fatto che questi momenti passino rapidamente non li rende “meno importanti”, ma indica che sono stati impulsi emotivi intensi ma transitori. Proprio per questo si può lavorare bene su di essi, imparando a riconoscerli prima che esplodano.
Se sente il bisogno di essere accompagnata in questo percorso, posso anche aiutarla a orientarsi meglio e a comprendere quale tipo di lavoro psicologico possa essere più adatto alla sua situazione, in modo da iniziare un percorso mirato e non generico.
Le oscillazioni emotive rapide che racconta — rabbia intensa, gelosia, pensieri che si accendono e poi si spengono in breve tempo — non indicano “cattiveria” o mancanza di empatia, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti specifici. In queste situazioni, l’emozione prende il sopravvento sulla parte più riflessiva, e solo dopo subentra la consapevolezza.
Questo non significa che la relazione sia compromessa, ma che è necessario imparare a riconoscere quei passaggi “iniziali” in cui l’emozione sta per esplodere, prima che diventi comportamento.
Per quanto riguarda la domanda sulla figura professionale, il riferimento più adatto è un professionista che lavori sull’area delle relazioni e della regolazione emotiva. Non è tanto il “titolo” a fare la differenza, quanto l’approccio: possono essere utili percorsi cognitivo-comportamentali, terapia focalizzata sulle emozioni, o anche approcci più integrati che lavorano su consapevolezza emotiva e schemi relazionali.
Rispetto al tipo di percorso, in genere è utile iniziare con un lavoro individuale. Questo perché il primo obiettivo è comprendere cosa accade dentro di lei in quei momenti: quali sono i pensieri automatici, quali emozioni li attivano, e soprattutto cosa rappresentano nella sua storia personale (ad esempio paura di perdita, insicurezza, bisogno di controllo, ecc.). Senza questa base, la terapia di coppia rischia di diventare solo il luogo del conflitto, senza strumenti per trasformarlo.
Successivamente, quando si ha già una maggiore consapevolezza e capacità di gestione, la terapia di coppia può diventare molto utile per lavorare sulla comunicazione, sulla sicurezza reciproca e su nuove modalità di interazione con il partner.
Un punto importante che vorrei sottolineare è questo: il fatto che questi momenti passino rapidamente non li rende “meno importanti”, ma indica che sono stati impulsi emotivi intensi ma transitori. Proprio per questo si può lavorare bene su di essi, imparando a riconoscerli prima che esplodano.
Se sente il bisogno di essere accompagnata in questo percorso, posso anche aiutarla a orientarsi meglio e a comprendere quale tipo di lavoro psicologico possa essere più adatto alla sua situazione, in modo da iniziare un percorso mirato e non generico.
Gentile utente,
la ringrazio per la condivisione. Devo dire che la sua lucidità nel raccontare e la sua voglia di mettersi in discussione per lavorare su di sé mi hanno particolarmente colpita. Riconoscere che i propri comportamenti e il modo in cui si esprime a parole o tramite i gesti le proprie emozioni non è del tutto funzionale è un primo passo verso un percorso di consapevolezza e conoscenza di sé. Queste tempeste emotive, che descrive, in cui l'umore crolla e lasciano spazio a rabbia e gelosia, possono essere destabilizzanti, immagino sia per lei sia, in questo caso il suo compagno che si ritrova a camminare su quel campo minato di cui parla. Capisco quanto questo possa essere intenso per entrambi. Secondo il mio parere potrebbe essere utile un lavoro di regolazione emotiva: conoscerle, dargli un nome e un significato, comprendere cosa faccia scaturire una data emozione e approfondire i vissuti connessi, per trovare un nuovo equilibrio, emotivo e relazionale. Per quanto riguarda la figura professionale, non c'è una figura apposita, ma è fondamentale un professionista con cui lei si senta a proprio agio per permetterle di dare significato a quei momenti, esplorando cosa si attiva in lei e fornendole gli strumenti di regolazione emotiva. Io, per esempio, sono una specializzanda in terapia sistemico-relazionale. Per quanto riguarda il percorso, non c'è anche qui una risposta corretta, mi sento di chiederle se lei preferirebbe uno spazio suo, in cui prendersi cura di sé o se preferirebbe condividere tale percorso con il proprio compagno. In entrambe le situazioni, la rassicuro sul fatto che si creerà lo spazio per creare cambiamento. Se deciderà di prendersi uno spazio tutto per lei e comprendere le radici di questa reattività emotiva, non significherà escludere il suo compagno, perché lavorando su di sé col tempo noterà cambiamenti anche nella vita di coppia. Inoltre, le vorrei chiedere: queste tempeste emotive, accadono anche quando si relaziona con altre persone nella sua vita o solo con il suo compagno?
Le auguro di trovare uno spazio di ascolto che le permetta di comprendersi e scoprirsi. Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni e informazioni.
Un augurio di riscoperta e accettazione emotiva,
Dott.ssa Simona Fresu
la ringrazio per la condivisione. Devo dire che la sua lucidità nel raccontare e la sua voglia di mettersi in discussione per lavorare su di sé mi hanno particolarmente colpita. Riconoscere che i propri comportamenti e il modo in cui si esprime a parole o tramite i gesti le proprie emozioni non è del tutto funzionale è un primo passo verso un percorso di consapevolezza e conoscenza di sé. Queste tempeste emotive, che descrive, in cui l'umore crolla e lasciano spazio a rabbia e gelosia, possono essere destabilizzanti, immagino sia per lei sia, in questo caso il suo compagno che si ritrova a camminare su quel campo minato di cui parla. Capisco quanto questo possa essere intenso per entrambi. Secondo il mio parere potrebbe essere utile un lavoro di regolazione emotiva: conoscerle, dargli un nome e un significato, comprendere cosa faccia scaturire una data emozione e approfondire i vissuti connessi, per trovare un nuovo equilibrio, emotivo e relazionale. Per quanto riguarda la figura professionale, non c'è una figura apposita, ma è fondamentale un professionista con cui lei si senta a proprio agio per permetterle di dare significato a quei momenti, esplorando cosa si attiva in lei e fornendole gli strumenti di regolazione emotiva. Io, per esempio, sono una specializzanda in terapia sistemico-relazionale. Per quanto riguarda il percorso, non c'è anche qui una risposta corretta, mi sento di chiederle se lei preferirebbe uno spazio suo, in cui prendersi cura di sé o se preferirebbe condividere tale percorso con il proprio compagno. In entrambe le situazioni, la rassicuro sul fatto che si creerà lo spazio per creare cambiamento. Se deciderà di prendersi uno spazio tutto per lei e comprendere le radici di questa reattività emotiva, non significherà escludere il suo compagno, perché lavorando su di sé col tempo noterà cambiamenti anche nella vita di coppia. Inoltre, le vorrei chiedere: queste tempeste emotive, accadono anche quando si relaziona con altre persone nella sua vita o solo con il suo compagno?
Le auguro di trovare uno spazio di ascolto che le permetta di comprendersi e scoprirsi. Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni e informazioni.
Un augurio di riscoperta e accettazione emotiva,
Dott.ssa Simona Fresu
certo che esiste, è lo psicoterapeuta, credo però che la cosa migliore sia affrontare il percorso da sola, fare un lavoro sui legami di infanzia e sulle prime relazioni sociali, ma sarà l'eventuale collega a decidere come muoversi, intanto potrebbe provare a usare i fatti nell'esprimere le sue scuse al suo fidanzato, inoltre può anche esplicitamebte dire chè non avendo intenzionedi perderlo e ferirlo ha deciso di intraprendere un percorso terapeutico che l'aiuti a sciogliere questi nodi relativi alla rabbia, alla gelosia e altro che lai ha perfettamente descritto.
Buonasera. E' importante capire l'andamento di queste oscillazioni dell'umore che la portano a disregolarsi in certi momenti e che impattano sulla sua relazione affettiva. Ci possono essere dei cosiddetti "trigger" nella vita quotidiana che si correlano alla propria storia personale e storia di attaccamento e che possono funzionare da attivatori "esplosivi" dando luogo a un discontrollo delle reazioni emotive e dei comportamenti senza una chiara comprensione. Lei può effettuare una valutazione clinica psicologica di tipo individuale per comprendere il percorso psicoterapico piu' indicato e valutare se sia opportuna anche una visita psichiatrica per l'assunzione di una terapia farmacologica.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alessandra Marra
Buongiorno, se vuoi ne possiamo parlare in call così magari spiega meglio e abbiamo più tempo gratutamente. Mi mandi pure così ci accordiamo
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso la sua storia con così tanta onestà e lucidità: riconoscere l'impatto delle proprie reazioni sull'altro e desiderare un cambiamento è un primo passo fondamentale e non scontato.
Per rispondere alla sua domande, in questo momento penso che la scelta migliore sia partire con un percorso individuale. Questo le permetterà di avere uno spazio protetto e privo di giudizio per esplorare l'origine di queste "tempeste emotive" e imparare a gestirle prima che si trasformino in un'esplosione.
Iniziare da sola non significa escludere la coppia a prescindere: in un secondo momento, d'accordo con il professionista che la seguirà, potrebbe essere molto utile coinvolgere il suo compagno per aiutarvi a ricostruire un canale di comunicazione sereno.
Un caro saluto
Per rispondere alla sua domande, in questo momento penso che la scelta migliore sia partire con un percorso individuale. Questo le permetterà di avere uno spazio protetto e privo di giudizio per esplorare l'origine di queste "tempeste emotive" e imparare a gestirle prima che si trasformino in un'esplosione.
Iniziare da sola non significa escludere la coppia a prescindere: in un secondo momento, d'accordo con il professionista che la seguirà, potrebbe essere molto utile coinvolgere il suo compagno per aiutarvi a ricostruire un canale di comunicazione sereno.
Un caro saluto
Salve leggendo le sue parole, le posso dire che sarebbe utile approfondire in un percorso individuale le origini del suo malessere e se è possibile dare un nome a ciò che le avviene ciclicamente rispetto al suo umore e alle conseguenze che provoca fuori e dentro di lei. Inoltre se fosse possibile anche un percorso di coppia, si potrebbe far luce su altri aspetti per riequilibrare la vita di coppia e gestire insieme i momenti più difficili. Spero di esserle stata d'aiuto.
Buonasera, quello che descrive è una presa di consapevolezza molto importante e, già di per sé, rappresenta un passaggio fondamentale: non tanto perché “ci sia qualcosa che non va”, ma perché sta iniziando a osservare con lucidità un pattern emotivo che fino a poco tempo prima probabilmente appariva più automatico e meno riconoscibile nei suoi effetti. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, ciò che emerge nella sua descrizione è la presenza di stati emotivi intensi e rapidi, che sembrano attivarsi in risposta a determinate situazioni relazionali, in particolare quelle che toccano temi come la sicurezza affettiva, la fiducia e il riconoscimento dell’altro. In questi momenti, la percezione interna cambia molto velocemente: i pensieri diventano più assoluti, le emozioni più forti e l’impulso a reagire prende il sopravvento. Poi, quando l’attivazione cala, lei stessa nota un ritorno a uno stato di calma, accompagnato però dalla consapevolezza di ciò che è accaduto nel frattempo. Questa alternanza così rapida tra attivazione intensa e ritorno alla calma può risultare molto destabilizzante per la relazione, perché dall’esterno viene vissuta come imprevedibilità emotiva, mentre dall’interno viene percepita come qualcosa di transitorio ma travolgente. È proprio questa discrepanza che spesso genera sofferenza da entrambe le parti: da un lato chi la vive si sente “non riconosciuto” nella propria parte più stabile, dall’altro chi la subisce può sentirsi esposto a continui cambiamenti di clima emotivo. È importante sottolineare un aspetto centrale: non si tratta di etichette o di “essere fatti in un certo modo”, ma di schemi emotivi e cognitivi che si attivano in determinate condizioni e che possono essere compresi e regolati meglio con un lavoro mirato. Il fatto che lei riconosca il problema, che si assuma la responsabilità del danno relazionale e che desideri cambiare è un elemento molto significativo e positivo. Rispetto alla sua domanda, esistono diversi livelli di intervento possibili. Un percorso individuale è spesso il primo passo più utile, perché consente di comprendere cosa si attiva dentro di lei in quei momenti, quali pensieri automatici emergono, quali vulnerabilità si accendono e soprattutto come iniziare a costruire strategie di regolazione più stabili prima che l’emozione raggiunga il picco. Questo lavoro permette di acquisire maggiore controllo non nel senso di “reprimere”, ma di riconoscere prima e modulare meglio. La terapia di coppia, invece, può diventare molto utile in una fase successiva o parallela, quando entrambi i partner desiderano lavorare sulle dinamiche relazionali, sulla comunicazione e sull’impatto reciproco di questi momenti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, è proprio un lavoro individuale iniziale a fornire gli strumenti necessari perché anche la relazione possa poi beneficiarne in modo più concreto. Il punto centrale non è eliminare le emozioni, ma imparare a riconoscerne l’arrivo, comprenderne i segnali precoci e costruire modalità di risposta che non mettano a rischio ciò che per lei è importante. Questo tipo di lavoro, se portato avanti con continuità, tende a ridurre significativamente quella sensazione di “tempesta improvvisa” che lei descrive. È un percorso che richiede tempo, ma la consapevolezza che sta già mostrando è una base molto solida da cui partire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla proprio a comprendere queste “tempeste emotive” che arrivano rapidamente, la travolgono e poi sembrano sparire lasciando però conseguenze nella relazione. Il fatto che lei riesca a riconoscere il problema e a preoccuparsi del dolore del suo compagno è un elemento importante: non si tratta di definirsi “cattiva”, ma di capire cosa si attiva in quei momenti di rabbia, gelosia e crollo dell’umore. Può iniziare con un percorso individuale con uno psicologo o psicoterapeuta, per lavorare su regolazione emotiva, paura, gelosia, rancore e modalità di gestione del conflitto. In un secondo momento, o parallelamente se entrambi lo desiderate, può essere utile anche uno spazio di coppia, non per cercare un colpevole, ma per ricostruire sicurezza, comunicazione e fiducia. Un sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a riconoscere prima i segnali della “miccia”, fermarsi prima dell’esplosione e costruire modi più sani di esprimere ciò che prova.
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Quello che descrive non la rende una “persona cattiva” o priva di sensibilità. Anzi, dal suo racconto emerge una buona capacità di mettersi in discussione e di riconoscere il dolore che certe reazioni possono provocare nella relazione. Questo è già un punto molto importante, perché spesso il primo passo è proprio prendere consapevolezza del problema senza negarlo o minimizzarlo.
Ciò che racconta sembra avere a che fare con una difficoltà nella regolazione emotiva: momenti in cui emozioni molto intense – come rabbia, gelosia, paura di perdere l’altro o senso di minaccia – prendono il sopravvento in modo rapido e quasi “totalizzante”. In quei momenti si può reagire impulsivamente, dire o fare cose che non rappresentano davvero ciò che si pensa a mente lucida. Quando poi l’ondata emotiva passa, torna il senso di equilibrio e spesso anche il dispiacere per quanto accaduto.
Questo tipo di dinamica può avere origini diverse: esperienze passate, insicurezze profonde, paura dell’abbandono, difficoltà nella gestione della rabbia, stress accumulato, modalità relazionali apprese nel tempo. Non significa necessariamente avere un disturbo specifico, ma sicuramente è qualcosa che merita ascolto e approfondimento, soprattutto perché sta incidendo sul suo benessere e sulla serenità della coppia.
La figura professionale più indicata è sicuramente uno psicologo psicoterapeuta. Un percorso individuale può aiutarla a:
comprendere cosa scatena questi “crolli” emotivi;
riconoscere i segnali prima che esplodano;
imparare strategie per gestire rabbia, gelosia e impulsività;
lavorare sull’autostima, sulla sicurezza emotiva e sulle dinamiche affettive.
Da quello che racconta, inizierei prima con un percorso individuale. È importante che lei abbia uno spazio personale in cui capire meglio se stessa e le sue reazioni. Successivamente, se nella relazione sono rimaste ferite, incomprensioni o modalità comunicative difficili, potrebbe essere utile affiancare anche una terapia di coppia. Le due cose non si escludono.
Il fatto che lei voglia affrontare la situazione e chiedere aiuto è un segnale molto positivo: significa che non vuole restare intrappolata in queste dinamiche e che tiene profondamente alla relazione.
Le consiglio quindi di approfondire con uno specialista, così da comprendere meglio l’origine di queste tempeste emotive e trovare strumenti concreti per gestirle in modo più sano e sereno.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ciò che racconta sembra avere a che fare con una difficoltà nella regolazione emotiva: momenti in cui emozioni molto intense – come rabbia, gelosia, paura di perdere l’altro o senso di minaccia – prendono il sopravvento in modo rapido e quasi “totalizzante”. In quei momenti si può reagire impulsivamente, dire o fare cose che non rappresentano davvero ciò che si pensa a mente lucida. Quando poi l’ondata emotiva passa, torna il senso di equilibrio e spesso anche il dispiacere per quanto accaduto.
Questo tipo di dinamica può avere origini diverse: esperienze passate, insicurezze profonde, paura dell’abbandono, difficoltà nella gestione della rabbia, stress accumulato, modalità relazionali apprese nel tempo. Non significa necessariamente avere un disturbo specifico, ma sicuramente è qualcosa che merita ascolto e approfondimento, soprattutto perché sta incidendo sul suo benessere e sulla serenità della coppia.
La figura professionale più indicata è sicuramente uno psicologo psicoterapeuta. Un percorso individuale può aiutarla a:
comprendere cosa scatena questi “crolli” emotivi;
riconoscere i segnali prima che esplodano;
imparare strategie per gestire rabbia, gelosia e impulsività;
lavorare sull’autostima, sulla sicurezza emotiva e sulle dinamiche affettive.
Da quello che racconta, inizierei prima con un percorso individuale. È importante che lei abbia uno spazio personale in cui capire meglio se stessa e le sue reazioni. Successivamente, se nella relazione sono rimaste ferite, incomprensioni o modalità comunicative difficili, potrebbe essere utile affiancare anche una terapia di coppia. Le due cose non si escludono.
Il fatto che lei voglia affrontare la situazione e chiedere aiuto è un segnale molto positivo: significa che non vuole restare intrappolata in queste dinamiche e che tiene profondamente alla relazione.
Le consiglio quindi di approfondire con uno specialista, così da comprendere meglio l’origine di queste tempeste emotive e trovare strumenti concreti per gestirle in modo più sano e sereno.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
quello che descrive è molto più comprensibile di quanto possa sembrare a lei in questo momento. Non sta emergendo una “persona cattiva”, ma una difficoltà nella gestione di stati emotivi molto intensi che, quando si attivano, prendono temporaneamente il sopravvento.
Il fatto che lei dica che questi momenti arrivano all’improvviso, con un crollo dell’umore e l’emergere di rabbia, gelosia e rancore, per poi svanire rapidamente, è un elemento molto importante. Indica che non si tratta di un modo di essere stabile, ma di vere e proprie “attivazioni emotive” intense e transitorie. In quei momenti non perde i suoi valori o la sua sensibilità, ma fatica ad avere accesso a quella parte di sé.
È altrettanto significativo che, una volta passata la fase, lei riesca a riconoscere l’errore e a dispiacersene. Questo è un segnale di consapevolezza e di funzionamento sano, non il contrario.
Dal punto di vista del suo compagno, ciò che lui descrive è coerente: vivere accanto a qualcuno che alterna momenti di tranquillità a improvvise esplosioni emotive può creare una sensazione di instabilità e di allerta continua. Il suo vissuto, quindi, è comprensibile, così come lo è il suo desiderio di cambiare questa dinamica.
Rispetto alla sua domanda, la figura professionale più indicata è uno psicologo o uno psicoterapeuta. In particolare, percorsi che lavorano sulla regolazione emotiva possono essere molto efficaci in situazioni come la sua. L’obiettivo non è “eliminare” le emozioni, ma imparare a riconoscerle prima che raggiungano il picco e a gestirle in modo diverso.
Per quanto riguarda il tipo di percorso, nella maggior parte dei casi è utile iniziare con un lavoro individuale. Questo perché ciò che descrive nasce da un funzionamento interno suo, che ha bisogno di essere compreso e regolato alla radice. Un percorso individuale le permetterà di capire cosa succede esattamente in quei momenti, quali sono i trigger, e come intervenire.
La terapia di coppia può essere un’integrazione utile, ma di solito in un secondo momento. Può servire per aiutare entrambi a comunicare meglio e a gestire insieme queste dinamiche, ma prima è importante che lei acquisisca strumenti personali.
Nel concreto, il fatto che lei abbia già riconosciuto il problema e voglia affrontarlo è un passaggio fondamentale. Non tutte le persone arrivano a questo livello di consapevolezza. Inoltre, queste difficoltà sono assolutamente lavorabili: con il giusto percorso, si può ridurre molto l’intensità e la frequenza di queste “tempeste emotive”.
Non è una condizione immutabile, né qualcosa che la definisce come persona. È un modo di reagire che si è strutturato nel tempo e che può essere modificato.
Se vuole, possiamo anche entrare più nello specifico di cosa accade nei minuti immediatamente precedenti a questi episodi, perché spesso è proprio lì che si trovano i primi segnali su cui imparare a intervenire.
quello che descrive è molto più comprensibile di quanto possa sembrare a lei in questo momento. Non sta emergendo una “persona cattiva”, ma una difficoltà nella gestione di stati emotivi molto intensi che, quando si attivano, prendono temporaneamente il sopravvento.
Il fatto che lei dica che questi momenti arrivano all’improvviso, con un crollo dell’umore e l’emergere di rabbia, gelosia e rancore, per poi svanire rapidamente, è un elemento molto importante. Indica che non si tratta di un modo di essere stabile, ma di vere e proprie “attivazioni emotive” intense e transitorie. In quei momenti non perde i suoi valori o la sua sensibilità, ma fatica ad avere accesso a quella parte di sé.
È altrettanto significativo che, una volta passata la fase, lei riesca a riconoscere l’errore e a dispiacersene. Questo è un segnale di consapevolezza e di funzionamento sano, non il contrario.
Dal punto di vista del suo compagno, ciò che lui descrive è coerente: vivere accanto a qualcuno che alterna momenti di tranquillità a improvvise esplosioni emotive può creare una sensazione di instabilità e di allerta continua. Il suo vissuto, quindi, è comprensibile, così come lo è il suo desiderio di cambiare questa dinamica.
Rispetto alla sua domanda, la figura professionale più indicata è uno psicologo o uno psicoterapeuta. In particolare, percorsi che lavorano sulla regolazione emotiva possono essere molto efficaci in situazioni come la sua. L’obiettivo non è “eliminare” le emozioni, ma imparare a riconoscerle prima che raggiungano il picco e a gestirle in modo diverso.
Per quanto riguarda il tipo di percorso, nella maggior parte dei casi è utile iniziare con un lavoro individuale. Questo perché ciò che descrive nasce da un funzionamento interno suo, che ha bisogno di essere compreso e regolato alla radice. Un percorso individuale le permetterà di capire cosa succede esattamente in quei momenti, quali sono i trigger, e come intervenire.
La terapia di coppia può essere un’integrazione utile, ma di solito in un secondo momento. Può servire per aiutare entrambi a comunicare meglio e a gestire insieme queste dinamiche, ma prima è importante che lei acquisisca strumenti personali.
Nel concreto, il fatto che lei abbia già riconosciuto il problema e voglia affrontarlo è un passaggio fondamentale. Non tutte le persone arrivano a questo livello di consapevolezza. Inoltre, queste difficoltà sono assolutamente lavorabili: con il giusto percorso, si può ridurre molto l’intensità e la frequenza di queste “tempeste emotive”.
Non è una condizione immutabile, né qualcosa che la definisce come persona. È un modo di reagire che si è strutturato nel tempo e che può essere modificato.
Se vuole, possiamo anche entrare più nello specifico di cosa accade nei minuti immediatamente precedenti a questi episodi, perché spesso è proprio lì che si trovano i primi segnali su cui imparare a intervenire.
Gentile utente, intanto il fatto che lei si stia ponendo queste domande e voglia comprendere meglio ciò che accade è già un passo molto importante. Dal suo racconto emerge molta consapevolezza: riconosce i momenti in cui perde il controllo emotivo, vede l’impatto che questo ha sulla relazione e desidera interrompere un meccanismo che fa soffrire entrambi. Non è affatto scontato.
Quello che descrive non significa essere “una persona cattiva” o priva di empatia. Spesso alcune emozioni molto intense — come rabbia, gelosia o paura di perdere l’altro — possono attivarsi in modo rapido e travolgente, portando a reazioni impulsive che poi, a mente lucida, non ci rappresentano davvero. Il fatto che dopo questi episodi lei torni rapidamente al suo equilibrio non rende meno reale il disagio, ma suggerisce che ci siano difficoltà nella regolazione emotiva più che una volontà di ferire.
La figura professionale più indicata è certamente uno psicologo che lavori proprio sulla gestione delle emozioni, delle relazioni e delle dinamiche affettive. Un percorso individuale potrebbe aiutarla a comprendere meglio:
cosa scatena queste “tempeste emotive”;
quali bisogni o paure profonde si attivano;
come riconoscere i segnali prima che l’esplosione avvenga;
come imparare modalità più sane di esprimere disagio e rabbia.
In questa fase partire da un percorso individuale mi sembra la scelta più utile, perché il focus principale è comprendere ciò che accade dentro di lei. Successivamente, se entrambi lo desidererete, qualche colloquio di coppia potrebbe essere utile per ricostruire comunicazione, fiducia e sicurezza reciproca.
Le suggerisco di non leggere questi episodi come “sono fatta male”, ma come un segnale che alcune emozioni stanno chiedendo di essere comprese e gestite diversamente. Con un lavoro terapeutico adeguato, queste dinamiche possono essere affrontate e migliorate in modo significativo.
Le auguro di trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltata e aiutata senza giudizio.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Quello che descrive non significa essere “una persona cattiva” o priva di empatia. Spesso alcune emozioni molto intense — come rabbia, gelosia o paura di perdere l’altro — possono attivarsi in modo rapido e travolgente, portando a reazioni impulsive che poi, a mente lucida, non ci rappresentano davvero. Il fatto che dopo questi episodi lei torni rapidamente al suo equilibrio non rende meno reale il disagio, ma suggerisce che ci siano difficoltà nella regolazione emotiva più che una volontà di ferire.
La figura professionale più indicata è certamente uno psicologo che lavori proprio sulla gestione delle emozioni, delle relazioni e delle dinamiche affettive. Un percorso individuale potrebbe aiutarla a comprendere meglio:
cosa scatena queste “tempeste emotive”;
quali bisogni o paure profonde si attivano;
come riconoscere i segnali prima che l’esplosione avvenga;
come imparare modalità più sane di esprimere disagio e rabbia.
In questa fase partire da un percorso individuale mi sembra la scelta più utile, perché il focus principale è comprendere ciò che accade dentro di lei. Successivamente, se entrambi lo desidererete, qualche colloquio di coppia potrebbe essere utile per ricostruire comunicazione, fiducia e sicurezza reciproca.
Le suggerisco di non leggere questi episodi come “sono fatta male”, ma come un segnale che alcune emozioni stanno chiedendo di essere comprese e gestite diversamente. Con un lavoro terapeutico adeguato, queste dinamiche possono essere affrontate e migliorate in modo significativo.
Le auguro di trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltata e aiutata senza giudizio.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Salve, il fatto che lei riesca a mettersi in discussione e a riconoscere il disagio che questi momenti creano nella relazione è già un passo molto importante. Da ciò che descrive, sembra che ci siano difficoltà nella regolazione emotiva, ovvero emozioni molto intense che arrivano rapidamente, prendono il sopravvento e poi si spengono altrettanto in fretta, lasciandole anche senso di colpa e confusione.
Per affrontare questo tipo di dinamiche, la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta, con cui poter comprendere cosa attivi queste “tempeste emotive”, quali bisogni o paure ci siano sotto rabbia e gelosia, e imparare strategie più efficaci per gestirle.
Le suggerirei di iniziare con un percorso individuale, perché è importante prima capire meglio se stessa e il funzionamento di queste reazioni. In un secondo momento, se necessario, può essere utile anche coinvolgere il compagno in alcuni incontri di coppia, soprattutto per migliorare la comunicazione e uscire dalla dinamica del “campo minato” che lui descrive.
Il fatto che lei voglia affrontare la situazione con consapevolezza è un segnale molto positivo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Per affrontare questo tipo di dinamiche, la figura più indicata è uno psicologo psicoterapeuta, con cui poter comprendere cosa attivi queste “tempeste emotive”, quali bisogni o paure ci siano sotto rabbia e gelosia, e imparare strategie più efficaci per gestirle.
Le suggerirei di iniziare con un percorso individuale, perché è importante prima capire meglio se stessa e il funzionamento di queste reazioni. In un secondo momento, se necessario, può essere utile anche coinvolgere il compagno in alcuni incontri di coppia, soprattutto per migliorare la comunicazione e uscire dalla dinamica del “campo minato” che lui descrive.
Il fatto che lei voglia affrontare la situazione con consapevolezza è un segnale molto positivo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Rocchetti
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una forte consapevolezza del disagio che questi momenti emotivi stanno creando sia a lei sia all’interno della relazione, e il fatto che desideri comprenderli e affrontarli rappresenta già un passaggio importante. Da ciò che racconta, sembra che alcuni stati emotivi arrivino in modo molto intenso e improvviso, portandola a reagire in modi che poi fatica a riconoscere come vicini al suo modo abituale di essere. Il fatto che dopo questi momenti lei riesca a vedere con lucidità ciò che è accaduto e il dolore che può aver provocato al partner sembra generarle ulteriore sofferenza e senso di colpa. Quando queste oscillazioni diventano difficili da gestire e iniziano a influenzare il clima della coppia, può essere utile avere uno spazio in cui esplorare meglio cosa le attiva, come si sviluppano e quali emozioni o bisogni vi siano sotto queste reazioni. In questo senso, un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a lavorare sulla comprensione e sulla regolazione di questi vissuti emotivi. Successivamente, se entrambi lo riterrete utile, anche uno spazio di coppia potrebbe rappresentare un’occasione per migliorare il dialogo e il modo in cui affrontate insieme questi momenti all’interno della relazione. Le due cose non si escludono necessariamente, ma spesso può essere utile partire da uno spazio personale in cui comprendere meglio ciò che sta accadendo dentro di lei.
Resto a disposizione se desidera un confronto o un approfondimento. Cordiali saluti, Dott. Matteo De Nicolò
Resto a disposizione se desidera un confronto o un approfondimento. Cordiali saluti, Dott. Matteo De Nicolò
Gentilissima,
Quello che racconti, sbalzi d'umore improvvisi, è qualcosa che merita attenzione, non perché tu sia una persona "sbagliata", ma perché evidentemente soffri prima di tutto tu in quei momenti e di conseguenza il tuo compagno.
Sulla figura professionale, ti consiglio di iniziare con un percorso individuale con uno psicoterapeuta. Non perché la coppia non conti, ma perché quello che descrivi sembra partire da dentro di te e vale la pena capirlo prima in uno spazio tutto tuo, senza la preoccupazione della relazione. Un professionista potrà anche aiutarti a capire se quello che vivi e da lì orientarti meglio.
La terapia di coppia potrà venire dopo, o in parallelo, quando entrambi vi sentirete pronti ed è uno strumento prezioso per la relazione.
Hai già fatto il passo di riconoscere che qualcosa non va e voler cambiare. Il resto si costruisce da lì.
Buona fortuna
Resto a disposizione.
Dott.ssa Pazzola Annalisa
Quello che racconti, sbalzi d'umore improvvisi, è qualcosa che merita attenzione, non perché tu sia una persona "sbagliata", ma perché evidentemente soffri prima di tutto tu in quei momenti e di conseguenza il tuo compagno.
Sulla figura professionale, ti consiglio di iniziare con un percorso individuale con uno psicoterapeuta. Non perché la coppia non conti, ma perché quello che descrivi sembra partire da dentro di te e vale la pena capirlo prima in uno spazio tutto tuo, senza la preoccupazione della relazione. Un professionista potrà anche aiutarti a capire se quello che vivi e da lì orientarti meglio.
La terapia di coppia potrà venire dopo, o in parallelo, quando entrambi vi sentirete pronti ed è uno strumento prezioso per la relazione.
Hai già fatto il passo di riconoscere che qualcosa non va e voler cambiare. Il resto si costruisce da lì.
Buona fortuna
Resto a disposizione.
Dott.ssa Pazzola Annalisa
Salve, per lavorare su quello che ha descritto la figura a cui fare riferimento è decisamente uno psicologo. Sembra più una questione di elaborazione e gestione delle emozioni e dei comportamenti, quindi un percorso di supporto psicologico e psicoeducazione fanno al caso suo. Le consiglierei di iniziare con un percorso individuale, proprio per lavorare sull'autonomia emotiva e poi decidere se coinvolgere anche il suo compagno e intraprendere un supporto alla coppia.
Grazie a lei per la domanda. Resto a disposizione se volesse contattarmi.
Buona giornata
Grazie a lei per la domanda. Resto a disposizione se volesse contattarmi.
Buona giornata
In passato le erano già capitati episodi simili? Ha già avuto relazioni precedenti ?
A volte la rabbia può diventare uno strumento pericoloso con cui cercare di esprimere dei bisogni che forse sono stati silenziati per troppo tempo .
Al netto della situazione potrebbe essere consigliabile una terapia individuale così da avere intanto un primo spazio dove poter elaborare i suoi vissuti. Poi successivamente se dovessero emergere dinamiche di coppia da voler approfondire si potrebbe valutare anche un percorso congiunto ma quella deve essere una decisione presa insieme al suo compagno.
Saluti, Dott Pagano Alex.
A volte la rabbia può diventare uno strumento pericoloso con cui cercare di esprimere dei bisogni che forse sono stati silenziati per troppo tempo .
Al netto della situazione potrebbe essere consigliabile una terapia individuale così da avere intanto un primo spazio dove poter elaborare i suoi vissuti. Poi successivamente se dovessero emergere dinamiche di coppia da voler approfondire si potrebbe valutare anche un percorso congiunto ma quella deve essere una decisione presa insieme al suo compagno.
Saluti, Dott Pagano Alex.
Salve,Quello che descrivi non fa pensare a una “persona cattiva”, ma a una difficoltà nella regolazione emotiva: momenti in cui un’emozione molto intensa prende il sopravvento, restringe il campo mentale e ti porta a reagire in modo impulsivo, salvo poi lasciare spazio al senso di lucidità, colpa o dispiacere quando l’ondata passa.
Il fatto importante è che tu stia riuscendo a osservare il problema senza negarlo, e soprattutto che tu voglia capirlo invece di giustificarlo. Questo è un punto di partenza molto prezioso in terapia.
Da quello che racconti, ci sono alcuni elementi che meritano attenzione clinica:
la rapidità con cui l’umore cambia;
l’intensità emotiva improvvisa;
la gelosia e la rabbia che sembrano “scattare” in automatico;
il fatto che dopo tu riconosca che ciò che sentivi non era proporzionato;
la sensazione del partner di dover camminare “sulle uova”.
Queste dinamiche possono avere origini molto diverse: insicurezza affettiva, paura dell’abbandono, ferite relazionali precedenti, modalità apprese nelle relazioni familiari, difficoltà a tollerare alcune emozioni, accumulo di stress, oppure modalità temperamentali molto intense. Non è utile etichettarsi da soli con diagnosi prese online; è invece utile comprendere cosa succede dentro di te in quei momenti e perché.
Per rispondere alla tua domanda: la figura professionale può aiutarti molto.
In particolare, potrebbe esserti molto utile un percorso focalizzato sulla gestione emotiva e sulle dinamiche relazionali.Io ti consiglierei di iniziare prima con un percorso individuale.
Perché?
Perché in questa fase è importante capire:
cosa attiva quei crolli emotivi;
quali pensieri o paure li precedono;
cosa succede nel tuo corpo e nella tua mente nei minuti immediatamente prima dell’esplosione;
quali bisogni emotivi stai cercando di comunicare attraverso rabbia o gelosia.
La terapia individuale ti darebbe uno spazio protetto dove lavorare su te stessa senza sentirti osservata o “sotto processo”.E un ultimo punto, molto importante: il fatto che tu stia prendendo sul serio la sofferenza del tuo compagno è un segnale di responsabilità affettiva. Non cancella il dolore che lui ha vissuto, ma è una base reale da cui costruire un cambiamento. Molte persone non arrivano nemmeno a questo livello di consapevolezza.
Chiedere aiuto adesso è una scelta matura, non un fallimento.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Il fatto importante è che tu stia riuscendo a osservare il problema senza negarlo, e soprattutto che tu voglia capirlo invece di giustificarlo. Questo è un punto di partenza molto prezioso in terapia.
Da quello che racconti, ci sono alcuni elementi che meritano attenzione clinica:
la rapidità con cui l’umore cambia;
l’intensità emotiva improvvisa;
la gelosia e la rabbia che sembrano “scattare” in automatico;
il fatto che dopo tu riconosca che ciò che sentivi non era proporzionato;
la sensazione del partner di dover camminare “sulle uova”.
Queste dinamiche possono avere origini molto diverse: insicurezza affettiva, paura dell’abbandono, ferite relazionali precedenti, modalità apprese nelle relazioni familiari, difficoltà a tollerare alcune emozioni, accumulo di stress, oppure modalità temperamentali molto intense. Non è utile etichettarsi da soli con diagnosi prese online; è invece utile comprendere cosa succede dentro di te in quei momenti e perché.
Per rispondere alla tua domanda: la figura professionale può aiutarti molto.
In particolare, potrebbe esserti molto utile un percorso focalizzato sulla gestione emotiva e sulle dinamiche relazionali.Io ti consiglierei di iniziare prima con un percorso individuale.
Perché?
Perché in questa fase è importante capire:
cosa attiva quei crolli emotivi;
quali pensieri o paure li precedono;
cosa succede nel tuo corpo e nella tua mente nei minuti immediatamente prima dell’esplosione;
quali bisogni emotivi stai cercando di comunicare attraverso rabbia o gelosia.
La terapia individuale ti darebbe uno spazio protetto dove lavorare su te stessa senza sentirti osservata o “sotto processo”.E un ultimo punto, molto importante: il fatto che tu stia prendendo sul serio la sofferenza del tuo compagno è un segnale di responsabilità affettiva. Non cancella il dolore che lui ha vissuto, ma è una base reale da cui costruire un cambiamento. Molte persone non arrivano nemmeno a questo livello di consapevolezza.
Chiedere aiuto adesso è una scelta matura, non un fallimento.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Buonasera, la ringrazio per sua condivisione. Da quello che scrive, mi sembra di capire che in questi momenti le succede di provare emozioni molto intense e difficili da regolare. Viste le ripercussioni nella sua vita di coppia, potrebbe esserle utile iniziare un percorso con un professionista (psicologo/psicoterapeuta) per indagare le origini di questi stati emotivi e provare a trovare delle strategie per esprimerle in modo più funzionale. Credo che, almeno all'inizio, possa essere più adeguato un percorso individuale così da potersi focalizzare sull'esplorazione dei suoi vissuti. Se volesse approfondire o avere chiarimenti non esiti a contattarmi!
Buonasera, le dico in primis che senza avere una conoscenza adeguata della problematica che lei riporta, non si può indicare un percorso piuttosto che un altro.
Da ciò che ho letto, le consiglio inizialmente di iniziare un percorso individuale, così da poter affrontare questi cambi di umore drastici, le esplosioni di gelosia e altro ed in seguito valutare di poter condurre dei colloqui di coppia.
Che ne pensa? mi faccia sapere.
Un saluto.
Da ciò che ho letto, le consiglio inizialmente di iniziare un percorso individuale, così da poter affrontare questi cambi di umore drastici, le esplosioni di gelosia e altro ed in seguito valutare di poter condurre dei colloqui di coppia.
Che ne pensa? mi faccia sapere.
Un saluto.
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- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
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