Gentili dottori, voglio risolvere una mia curiosità. Spesso sentiamo dire che un abbuffata (per ev
Gentili dottori, voglio risolvere una mia curiosità. Spesso sentiamo dire che un abbuffata (per eventi sociali) non compromette lo stato di salute di una persona, ma anzi che questa posso fare anche bene. Volevo chiedere cio: 1) Sappiamo che per prendere peso il surplus calorico deve essere prolungato nel tempo, allora le calorie di quell'abbuffata che fine fanno, come le immagazzina in nostro corpo? 2) Il discorso di una giornata libera che faccia bene, diciamo, può essere valida solo per chi fa sport o anche per chi segue solamente una dieta bilanciata? Grazie mille per le risposte
18 risposte
Buongiorno , cerco di risponderle sinteticamente : 1) Le calorie di un’abbuffata non si trasformano automaticamente in grasso. Il corpo le gestisce così: prima riempie le riserve di energia (glicogeno nei muscoli e nel fegato), poi una parte viene bruciata (digestione + leggero aumento del metabolismo) e solo l’eventuale eccesso può essere immagazzinato come grasso. Una singola abbuffata però non fa ingrassare realmente, soprattutto se resta un episodio occasionale. L’aumento di peso che si vede il giorno dopo è quasi sempre: acqua, gonfiore o cibo non ancora digerito. Il vero aumento di grasso avviene solo se queste abbuffate diventano frequenti e ripetute nel tempo. 2) In generale il pasto libero è benefico particolarmente per un motivo psicologico e comportamentale. Concedersi un pasto o una giornata più libera aiuta a mantenere la dieta nel lungo periodo,riduce la sensazione di restrizione e può prevenire o controllare il rischio di abbuffate. Bisogna però avere l'accortezza di limitarla ad una 1 volta a settimana (ad un pasto in particolare - non una giornata intera) altrimenti , soprattutto se l'obbiettivo è la perdita di peso, se si esagera o diventa troppo frequente, perde il suo beneficio. Spero di essermi spiegata Cordiali Saluti M.R
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Buongiorno, un’abbuffata occasionale non determina automaticamente aumento di grasso corporeo. Le calorie in eccesso vengono inizialmente: utilizzate come energia, immagazzinate come glicogeno (muscoli e fegato), solo se l’eccesso è ripetuto nel tempo, convertite in grasso. Il “giorno libero” può avere senso perché migliora la sostenibilità del piano alimentare. Non è riservato solo a chi fa sport: può essere utile anche a chi segue un’alimentazione equilibrata, purché resti occasionale e gestito. Distinti saluti, Dr Luca Agostini
Buongiorno, dobbiamo distinguere l'abbuffata dal normale 'pasto libero'. Nel caso dell'abbuffata si mangia in maniera eccessiva e in tempi brevi, ben oltre la sazietà. Se questo succede spesso è bene indagare il proprio rapporto con il cibo. Diversamente durante un normale 'pasto libero' magari si mangia un po' più del solito e/o si mangiano cibi più calorici, ma senza grandi eccessi. In questo caso le Kcal vengono 'ammortizzate' senza creare problemi.
Buongiorno, e complimenti per le domande molto interessanti. Le calorie, dopo un’abbuffata servono all’organismo per ripristinare le scorte di glicogeno (muscolo e fegato), per aumentare temporaneamente il dispendio energetico (termogenesi) e solo l’eventuale eccesso reale viene convertito e immagazzinato come grasso Per questo motivo, un singolo episodio isolato incide poco sul peso corporeo, che dipende dal bilancio energetico medio nel tempo. La “Giornata libera”: per chi è utile? Non è indispensabile né “terapeutica” in senso stretto. Può avere un ruolo psicologico e di aderenza (riduce rigidità e rischio di abbandono). Concludendo, un’abbuffata occasionale ha impatto minimo se inserita in un contesto equilibrato; la “giornata libera” può aiutare la sostenibilità della dieta, più che avere effetti metabolici significativi. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti Dott. Gianluca de Franchis Dottore in Dietologia e Dietetica Applicata a Palermo e Bagheria
Buonasera. Per rispondere a queste domande bisogna capire che il nostro corpo cerca sempre di mantenere un certo equilibrio. Un'abbuffata presa singolarmente in una settimana di dieta equilibrata non rompe l'equilibrio, ma lo smuove solo leggermente. Se l'abbuffata diventa la normalità allora il corpo mette in atto una serie di meccanismi che portano all'accumulo delle calorie in eccesso sottoforma di glicogeno muscolare, epatico e adipociti (cellule che contengono i grassi). Quando si segue una dieta bilanciata, la giornata o il pasto libero hanno una funzione più psicologica. Servono per dare un premio. Chi fa sport è sicuramente avvantaggiato nel gioire di queste libertà perché gran parte delle energie assimilate dal pasto andranno ad essere o utilizzate per lo svolgimento dell'attività fisica oppure per compensare e reintegrare le energie spese. In linea di massima: più si fa attività fisica e più si può essere "flessibili" nell'alimentazione. Più si è sedentari e con più facilità il corpo depositerà le calorie nel tessuto adiposo.
Gentile utente, più che dire che un’abbuffata “fa bene”, direi che un singolo pasto o una singola giornata più abbondante, dentro un’alimentazione complessivamente equilibrata, di solito non compromette né la salute né il percorso. Il nostro corpo non trasforma automaticamente tutto l’eccesso in grasso: una parte viene usata subito, una parte viene “messa da parte” temporaneamente, e spesso nei giorni successivi quello che si nota è soprattutto più gonfiore, ritenzione e contenuto intestinale, non un vero aumento di massa grassa. Per prendere peso in modo reale serve in genere un surplus ripetuto nel tempo, non il singolo evento sociale. Anche il concetto di “giornata libera” va visto con flessibilità: non è qualcosa che “serve” per forza, né solo a chi fa sport. Può essere utile per alcune persone perché aiuta a vivere l’alimentazione in modo meno rigido, ma non è una regola obbligatoria. Un’alimentazione sana non significa mangiare “perfettamente” tutti i giorni, ma trovare un equilibrio sostenibile che lasci spazio anche a momenti conviviali o a cibi graditi, senza ansia o sensi di colpa. Per qualcuno funziona avere un giorno più libero, per altri è meglio distribuire più flessibilità durante la settimana: conta soprattutto l’equilibrio generale nel tempo. Cordiali saluti, Dott. Gabriel Russo – Dietista
Gentile paziente, le rispondo in modo sintetico ai due punti. 1. Giornata libera vs abbuffata È importante distinguere tra: Giornata libera controllata: si mangia in modo più flessibile, seguendo comunque fame e sazietà, senza perdita del controllo. Abbuffata: assunzione eccessiva e disordinata di cibo, con scarso controllo quantitativo e qualitativo. Le calorie in surplus non vengono “eliminate”: il corpo le utilizza in parte come energia, in parte per ripristinare le riserve (glicogeno) e, solo se l’eccesso è significativo, una quota può essere immagazzinata come grasso. In ogni caso, un singolo episodio isolato ha un impatto limitato se inserito in un’alimentazione complessivamente equilibrata. 2. Utilità della giornata libera Una giornata più flessibile può essere utile soprattutto perché: migliora la sostenibilità della dieta nel tempo riduce la percezione di restrizione aiuta ad aumentare l’aderenza al percorso alimentare Nella pratica, spesso non porta ad eccessi importanti, ma diventa una giornata semplicemente meno rigida, grazie anche al miglior controllo alimentare acquisito con la dieta. In sintesi: ciò che conta davvero non è il singolo giorno, ma l’andamento complessivo dell’alimentazione nel tempo.
Buon pomeriggio, Una singola abbuffata o un pasto molto abbondante, in una persona sana, di solito non compromette da sola lo stato di salute né determina automaticamente un aumento stabile di grasso corporeo, mentre il problema nasce quando l’eccesso calorico diventa ripetuto e abituale nel tempo. Per rispondere al primo punto, le calorie di un’abbuffata non “spariscono”, ma vengono gestite in più modi: una parte viene usata subito per coprire i fabbisogni energetici, una parte aumenta temporaneamente l’ossidazione dei carboidrati e la spesa energetica post-prandiale, una parte ripristina le scorte di glicogeno epatico e muscolare e, quando l’eccesso è significativo, una quota può essere convertita e accumulata come trigliceridi nel tessuto adiposo. Proprio per questo, dopo un evento sociale si può vedere la bilancia salire già il giorno dopo, ma spesso quel rialzo riflette soprattutto contenuto intestinale, acqua trattenuta insieme al glicogeno e sale introdotto, non solo grasso corporeo. In pratica, un surplus occasionale può produrre anche un piccolo accumulo energetico, ma da solo di norma non cambia in modo rilevante la composizione corporea se il resto della settimana resta equilibrato. Sul secondo punto, l’idea che una “giornata libera” faccia bene non va intesa come beneficio metabolico automatico. Le evidenze disponibili suggeriscono che il vantaggio più consistente sia soprattutto psicologico e di aderenza: allentare temporaneamente la rigidità può ridurre il senso di privazione e rendere più sostenibile un’alimentazione controllata nel lungo periodo. Questo non vale soltanto per chi fa sport, ma può essere utile anche per chi segue semplicemente una dieta bilanciata, a condizione che il pasto libero resti inserito in una struttura serena e non diventi una perdita di controllo o una compensazione emotiva. Quindi il concetto corretto non è che “l’abbuffata fa bene”, ma che un pasto conviviale più abbondante, se occasionale e vissuto senza eccessi, può essere ben tollerato dal corpo e anche utile sul piano della sostenibilità del percorso alimentare. Se però questi episodi diventano frequenti, molto intensi o carichi di senso di colpa, allora è più utile rivedere l’organizzazione della dieta piuttosto che legittimare l’abbuffata. Una consulenza nutrizionale, in questi casi, può aiutare a costruire un’alimentazione equilibrata che lasci spazio anche alla socialità senza compromettere gli obiettivi. Un cordiale saluto, Dott. Riccardo Pambira Biologo nutrizionista Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
Buongiorno , la considerazione che conta è la frequenza di abbuffate o ancora peggio la costanza nell'almenatrsi male tutti i gironi . Anche senza abbuffarsi ma semplicemente introdurre cibo sia di pessima qualità e in quantità non corrette , La dieta equilibrata e ragionata per ogni soggetto in base alla sua corporatura e tanti altri aspetti che si valutano in visita , portano a poter capire quanto e cosa mangiare per quel fisico . Poi la giornata libera è un dovere a mio parere . Nel senso che la libertà di godersi ciò ch ci piace e anche sforare nelle grammature sia sacro santo . Il problema di abbuffata intesa veramente come introduzione di enorme quantità di cibo insieme , naturalmente ci espone sicuro a stare male poco dopo e rovinrci la giornata . Certo è chee se io 6 giorni a settimana mangio correttamente , un giorno non determina il fallimneto della mia dieta o il mio peso . Ma si possono verificare malesseri tali per cui incidono negativamnete sulla digestione e un carico di zuccheri che arrivano in proporzioni e velocità smisurate che non fanno bene affatto . Ci vuole buon senso . Mangiare di piu il fine settimana non è un problema , ma insomma non incorrete ad abbuffarvi per non stare male e rovinarvi anche la giornata libera . Un cordiale saluto Dott.ssa Patrizia Desogus
Buongiorno, credo sia utile innanzitutto chiarire cosa si intenda per “abbuffata”. In occasione di eventi sociali, personalmente eviterei questo termine, perché spesso si tratta semplicemente di mangiare più del consueto in un contesto conviviale, cosa che può rientrare in una normale flessibilità alimentare, soprattutto se l’alimentazione abituale è equilibrata. Per rispondere alla sua prima domanda: un singolo episodio di maggiore introito calorico non determina automaticamente aumento di peso stabile. L’eventuale surplus può essere in parte utilizzato nell’immediato come energia, in parte contribuire temporaneamente a maggiori riserve di glicogeno (con relativa ritenzione di acqua), e solo una quota eventualmente essere immagazzinata. È il surplus protratto e ripetuto nel tempo a incidere realmente sull’aumento di massa grassa. Per questo un pasto più abbondante in un’occasione sociale non compromette lo stato di salute e, anzi, può avere anche un valore positivo dal punto di vista della socialità, della serenità e del rapporto con il cibo, contribuendo a spezzare rigidità e monotonia. Diverso è il caso in cui si percepisca di eccedere ben oltre un normale pasto conviviale, con perdita di controllo sulle quantità ingerite: se questo comportamento è ricorrente, può essere utile approfondirlo, perché potrebbe riflettere aspetti legati alle abitudini alimentari, allo stato nutrizionale o, in alcuni casi, meritare una valutazione più specifica. Rispetto alla “giornata libera”, il concetto non è riservato a chi pratica sport. Una certa flessibilità può avere senso anche in chi segue semplicemente un’alimentazione bilanciata. Per chi fa sport, invece, eventuali surplus con finalità specifiche (performance, recupero, incremento di massa) rientrano in una programmazione nutrizionale strutturata e sono un discorso diverso rispetto all’occasionalità degli eventi sociali. Spero di essere stata utile Buona giornata
Salve, come ha detto lei per prendere peso il surplus calorico deve essere prolungato nel tempo. Non è sufficiente uno "sgarro" fatto 1 pasto su 14 (contando pranzi e cene della settimana) per rovinare i progressi della settimana. Il pasto libero ha come scopo quello di poter stare a tavola tutti assieme, in convivialità...aiuta l'aspetto psicologico più che fisco.
Buongiorno, Per rispondere alle sue domande è utile partire da un concetto chiave: il nostro organismo tende a mantenere un equilibrio energetico nel tempo. Questo significa che un singolo episodio di abbuffata, se inserito in un contesto alimentare generalmente equilibrato, difficilmente porta a un reale aumento di massa grassa. Dopo un pasto molto abbondante, l’energia introdotta viene innanzitutto utilizzata per i fabbisogni immediati e, in parte, immagazzinata sotto forma di glicogeno a livello muscolare ed epatico. Solo quando queste riserve sono già sature, l’eccesso viene convertito in tessuto adiposo. Le variazioni di peso che si osservano nel breve periodo sono spesso legate più a liquidi e glicogeno che a un reale aumento di grasso corporeo. Un aspetto spesso sottovalutato è che la risposta dell’organismo dipende anche dallo stato di salute dell’intestino. Un microbiota in equilibrio contribuisce a una migliore gestione metabolica dei nutrienti, mentre situazioni di disbiosi possono influenzare digestione, assorbimento e risposta infiammatoria, rendendo meno efficiente la gestione degli eccessi. Per quanto riguarda il cosiddetto “pasto libero”, il suo ruolo è soprattutto legato alla sostenibilità del percorso: può aiutare a mantenere un’alimentazione equilibrata nel lungo periodo, riducendo rigidità e senso di privazione. Chi pratica attività fisica ha generalmente una maggiore capacità di gestire queste variazioni, utilizzando parte dell’energia introdotta per il movimento e il recupero. Al contrario, in uno stile di vita sedentario, è più probabile che un surplus calorico venga accumulato. In sintesi, non è il singolo episodio a fare la differenza, ma la frequenza e il contesto generale. Una certa flessibilità è possibile, ma va sempre adattata allo stile di vita, al livello di attività fisica e allo stato di salute complessivo, incluso quello intestinale. Buona giornata Dott.ssa Giorgia Ranzato Biologa nutrizionista
Buonasera, cosa intende per abbuffata? per quanto mi riguarda (perchè oguno ovviamente ha un modo di pensare e di impostare il proprio lavoro) "il pasto libero" ci deve essere sempre in un regime alimentare, sia per chi pratica sport sia per le persone che non lo praticano o che sono abbastanza sedentarie; questo perchè? perchè abbiamo bisogno di condividere momenti di spensieratezza e di "distacco" dalla dieta. Ovviamente dipende anche dagli obiettivi che un paziente si pone. Non sarà sicuramente 1 pasto a rovinare un regime alimentare (ovviamende dipende anche dal tipo di sgarro che uno fa). Spero di aver risposto alla sua domanda :)
Una singola abbuffata non cambia il peso reale. Il “giorno libero” può essere utile a tutti, purché inserito in un percorso equilibrato.
Buongiorno! Rispondo andando per punti con una premessa iniziale: il termine "abbuffata" ha una valenza patologia molto importante che interessa casi di pazienti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare che meritano uno spazio dedicato, diciamo che per veneti sociali in cui si tende a mangiare più del normale, possiamo parlare semplicemente di pasti molto calorici! 1) Il pasto molto calorico che si consuma partecipando ad un evento rappresenta sì un surplus calorico, ma nel regime di uno stile di vita sano sia in termini di alimentazione che di attività fisica, non costituisce motivo di preoccupazione. Le calorie in eccesso, specialmente gli zuccheri e i grassi, vengono messe da parte come riserva energetica e possiamo notare nei giorni successivi un po' di gonfiore addominale e/o ritenzione idrica (soprattutto perchè le molecole di glucosio richiamano acqua e il peso che vediamo variare sulla bilancia è dato da questo fenomeno). Verranno smaltite in un momento in cui l'attività fisica (in condizioni di alimentazione senza surplus) si fa più intensa, basterà in sostanza fare una passeggiata in più! Discorso complesso e diverso se il surplus viene prolungato e mantenuto nel tempo come giustamente diceva già Lei. 2) Un pasto calorico, come ad esempio una pizza condita, può essere consumato sia da chi pratica sport che da chi non lo fa, tenendo a mente che chi pratica sport avrà meno difficoltà a smaltire le calorie in eccesso e tendenzialmente soffre meno di problemi intestinali e di digestione (proprio perchè l'attività fisica stessa aiuta il benessere generale dell'organismo). Come per tutte le cose ci vuole misura e la privazione come l'eccesso influiscono enormemente sullo stato psicologico di ognuno di noi, in ogni campo della nostra vita, l'alimentazione non fa eccezione!
Il nostro corpo è una macchina complessa e non trasforma istantaneamente un eccesso temporaneo di cibo in grasso, ma utilizza gran parte di quelle calorie per la digestione stessa e per le riserve energetiche. Se la mattina dopo la bilancia dovesse segnare un peso maggiore, non si tratta di grasso accumulato ma solo di temporaneo accumulo di acqua, che scompare in un paio di giorni tornando alla normale routine. Questo tipo di eccezione fa bene a tutti! Concedersi un pasto libero permette di gestire meglio l'aderenza alla dieta a lungo termine, evitando restrizioni eccessive che a lungo andare risultano insostenibili. I momenti di convivialità vanno vissuti sempre senza sensi di colpa perchè ciò che conta davvero è quello che si fa costantemente giorno dopo giorno, non la singola eccezione!
Buongiorno e grazie per questi spunti di riflessione. Attenzione a parlare di 'abbuffate' in ambito nutrizionale, perchè intendiamo con questo termine un comportamento compulsivo caratterizzato da perdita di controllo, una consumo di cibo a volumi elevati e in poco tempo, con poco piacere, fatto in solitudine e con un senso di vergogna, malessere fisico e mentale e colpa ad episodio concluso. Se con questo termine invece lei voleva intendere un'occasionale e piacevole serata fuori dove pur sentendoci pieni con primo e secondo abbiamo anche ordinato il dolce a fine pasto, arrivando a sentirci fin troppo pieni, stiamo usando impropriamente il termine abbuffata e anzi stiamo caricando un momento positivo di un valore negativo. Detto questo, va nutrita anche la nostra fame sociale e di benessere, e in questo rientrano anche le cene fuori anche se portano a mangiare più del solito. A meno che non si siano assunte almeno >7000 kcal in una seduta, le calorie di un pasto più calorico del solito vanno dove serve al corpo per mantenerci in vita: far funzionare gli organi, scambi cellulari, riempire le scorte di glicogeno nel muscolo, rinnovo cellulare, metabolismo, mantenimento della temperatura corporea, ecc. Il nostro metabolismo è sempre attivo, e ci sono miliardi di reazioni biochimiche che avvengono costantemente con scambi energetici nel nostro corpo, e non siamo ancora riusciti a comprenderne completamente la complessità. Quello che però sappiamo è che il corpo non ragiona "a pasto", ma nemmeno "a giornata", tutt'al più possiamo dire che ha importanza l'alimentazione nella settimana se vogliamo usare una semplificazione utile. La giornata in cui si esce a mangiare fuori, quindi, fa bene a tutti, atleti e non, a patto che questo non costituisca motivo di ruminazione eccessiva riguardo alle calorie in più assunte, perché in quel caso il peso psicologico impedirà di godersi l'esperienza!
Buongiorno. Personalmente non amo il concetto di “pasto libero” inteso come abbuffata, una dieta ben strutturata dovrebbe essere sostenibile e non portare a vivere tutta la settimana aspettando il “giorno libero”. Preferisco lasciare spazio a piccoli momenti di flessibilità o alimenti più gratificanti, inseriti nel piano alimentare senza sensi di colpa e senza eccessi. Momenti che possono essere dettati da un'occasione sociale o dalla semplice voglia di quello specifico alimento. In questo modo si mantiene l’equilibrio complessivo della dieta e si evita l’alternanza tra restrizione e abbuffata. Le calorie di un’abbuffata non spariscono, ma vengono utilizzate, immagazzinate come glicogeno e se c’è un surplus energetico significativo, anche come grasso. Un singolo pasto abbondante, però non vuol dire automaticamente accumulare grasso, poichè l’aumento temporaneo sulla bilancia dipende spesso soprattutto da acqua, glicogeno, sodio e maggiore contenuto intestinale. Infine bisogna dire che la “giornata libera” non è necessaria né per dimagrire né per mantenersi in salute. Può essere utile invece un pasto che definirei come momento di flessibilità, anche per chi non fa sport, purché non diventi un’abbuffata.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

