Gentili Dottori, vi chiedo un parere su come gestire la chiusura definitiva di un rapporto con una c
Gentili Dottori, vi chiedo un parere su come gestire la chiusura definitiva di un rapporto con una conoscenza riapparsa dopo quasi 9 anni. Questa persona si è ripresentata con insistenza dopo anni di silenzio e dopo essere rimasta sola. Di persona ha un atteggiamento ambiguo: parla sottovoce anche in contesti caotici costringendomi sempre a chiedere di ripetere, mi espone volutamente a contesti rumorosi e caotici che mi causano forte ansia e sovraccarico sensoriale, deridendo il mio disagio, dice delle cose poi poco dopo si rimangia tutto dicendo che ho capito male io, poi crea un clima enigmatico dove sono continuamente costretta a chiedergli se sta bene e, stiracchiandosi, risponde che è semplicemente stanco. Quando non rispondo ai messaggi attua un ingaggio continuo (messaggi a catena, chiamate) e mi fa sentire in colpa se non rispondo (“Sei sparita??”), ignorando il mio bisogno di privacy e di starmene per conto mio, senza dover interagire per forza. L'interazione mi causa una pesante somatizzazione (stanchezza, tensioni muscolari, irritabilità) che mi costringe a giorni di isolamento totale per rigenerarmi. Nonostante la consapevolezza dello schema, provo senso di colpa all'idea di chiudere del tutto (no-contact/blocco), frenata dalla paura di passare per maleducata e dal sentirmi in dovere di dare spiegazioni. Vorrei chiedervi: 1. Come superare il senso di colpa e il condizionamento dell'educazione con chi viola i nostri confini? 2. Qual è il modo più sano per attuare il no-contact quando l'interazione genera somatizzazione? 3. Come interrompere lo schema che porta a sentirsi responsabili degli altri fino a compromettere la salute? 4. Come comunicare con educazione e fermezza che non si desidera più alcun contatto (telefonico o di persona)? Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione.
1 risposta
Gentile Signora, da quanto descrive, sembra che questa relazione stia avendo un impatto significativo sul suo benessere, al punto da provocarle una marcata attivazione emotiva e una sintomatologia fisica. In questo senso, il suo bisogno di prendere le distanze merita di essere ascoltato e non necessariamente giustificato dal comportamento dell’altra persona. È importante distinguere tra essere educati ed essere disponibili: l’educazione non implica il dovere di mantenere una relazione che non si desidera o che ci fa stare male. Allo stesso modo, porre un limite non significa essere maleducati, egoisti o responsabili della sofferenza dell’altro. Il senso di colpa che prova potrebbe essere legato proprio alla difficoltà di tollerare l'idea di deludere l'altra persona o di apparire “cattiva”. Può essere utile ricordarsi che sentirsi in colpa non significa necessariamente aver fatto qualcosa di sbagliato. A volte il senso di colpa compare semplicemente quando iniziamo a comportarci in modo diverso da quanto siamo stati abituati a fare. Se ha deciso di interrompere il rapporto, non è indispensabile fornire spiegazioni dettagliate né convincere l’altra persona della legittimità della sua scelta. Una comunicazione breve, chiara e non negoziabile può essere sufficiente, ad esempio: “Ho deciso di non proseguire questa relazione e di non avere ulteriori contatti, né telefonici né di persona. Ti chiedo di rispettare questa mia decisione. Ti auguro ogni bene.” Dopo aver comunicato il limite, è importante evitare di entrare in discussioni, giustificazioni o trattative. Se dovessero proseguire messaggi o telefonate non desiderate, può essere legittimo non rispondere e, se necessario, utilizzare gli strumenti disponibili per bloccare i contatti. Il “no contact” non deve necessariamente essere preceduto da un lungo confronto: può essere una modalità di tutela personale quando il contatto risulta destabilizzante. Un altro aspetto importante è lavorare sullo schema per cui si finisce per sentirsi responsabili dello stato emotivo e delle reazioni degli altri. Può essere utile chiedersi: “Di cosa sono realmente responsabile e di cosa non lo sono?”. Lei è responsabile delle proprie scelte, dei propri comportamenti e dei propri confini; non è invece responsabile di garantire che l’altra persona accetti serenamente tali confini. Infine, la somatizzazione che descrive merita attenzione. Se il contatto con questa persona comporta regolarmente un livello di stress tale da richiedere giorni di isolamento per recuperare, potrebbe essere utile affrontare questi aspetti anche con il proprio terapeuta o con un professionista della salute mentale, così da comprendere meglio i meccanismi che la portano a oltrepassare i propri limiti e a sentirsi responsabile dell’altro. Non è necessario stabilire se l’altra persona sia “manipolatoria”, né attribuirle una particolare diagnosi, per riconoscere un dato fondamentale: lei può interrompere una relazione semplicemente perché non desidera più portarla avanti e perché il rapporto non le fa stare bene. Cordiali saluti, Silvia Dott.ssa Bellini
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